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26 Aprile 2018Sappiamo che la storia del pensiero procede per ideazione, costruzione e smantellamento di paradigmi culturali successivi: dove vada, però, se proceda in linea retta, o se con linea sinusoide, o addirittura riavvolgendosi su se stessa, i pareri sono sempre stati discordi. Quel che è certo, essa è caratterizzata dai cambi di paradigma: a un certo punto, una minoranza di intellettuali si ribella al paradigma dominante, ne elabora uno nuovo, lo rende popolare e infine, con il sostegno della opinione pubblica e delle principali istituzioni culturali e scientifiche, lo smantella e lo seppellisce, erigendone uno nuovo, che viene via via rielaborato e definito dalle generazioni successive. Il nuovo paradigma reggerà poco o tanto, ma verrà il tempo in cui la dinamica che lo ha creato incomincerà a distruggerlo: e così avanti, in un ciclo ininterrotto. Ininterrotto, si fa per dire: vi sono anche delle fasi storiche nelle quali il vecchio paradigma langue, moribondo o praticamente morto, anche per un tempo considerevolmente lungo, prima che venga uno nuovo a sostituirlo: così è stato, ad esempio, per il paradigma culturale del paganesimo romano, che ci mise almeno quattro secoli a spirare, prima di essere rimpiazzato dal nuovo paradigma cristiano. Quello che caratterizza i cambi di paradigma è che le persone fisiche degli esponenti del vecchio e del nuovo sono diverse, e non si mescolano: salvo eccezioni, quando muore il vecchio paradigma scompaiono con esso anche gli esponenti della vecchia cultura, della vecchia spiritualità e della vecchia concezione del reale, e vengono sostituiti da nuovi intellettuali, da una nuova classe di scienziati e da una nuova casta sacerdotale. Il cambio di paradigma può richiedere qualche anno, qualche decennio o perfino qualche secolo, ma il risultato è sempre lo stesso: la vecchia cultura, la vecchia scienza, la vecchia arte e la vecchia filosofia scompaiono per mancanza di intellettuali che ne tengano viva la struttura; a maggior ragione ciò avviene per le religioni, con la dissoluzione totale della vecchia religione e, sovente, con la distruzione fisica o con la radicale trasformazione dei suoi edifici sacri, dei suoi testi e libri di culto, e specialmente della sua casta sacerdotale.
Noi stiamo vivendo in una tipica fase storica di trapasso, cioè di cambio di paradigma; ma il processo, nel nostro caso, è particolarmente complesso e, per certi aspetti, ambiguo, tanto che, probabilmente, presenta un unicum rispetto a quelli che l’hanno preceduto. Se ciò sia dovuto alla particolare complessità della cultura moderna, è difficile dire; potrebbe dipendere anche dal fatto che l’uomo moderno rapprese ta una vera e propria mutazione antropologica rispetto agli uomini del passato. Quel che vogliamo dire è che il cambio di paradigma dalla cultura dell’antico Egitto a quella dell’Egitto ellenistico, per esempio, è stato senza dubbio un cambio di paradigma vero e proprio, ma non ha comportato un cambiamento radicale del tipo umano esistente prima e dopo di esso; e lo stesso è accaduto per gli altri cambi di paradigma a noi noti, per esempio dall’antichità classica al cristianesimo, e poi dal cristianesimo alla modernità. Fanno eccezione solo i cambi di paradigma violenti, come nel caso della cultura azteca, o di quella incaica, o di quella maya, nelle quali – specialmente le prime due — il cambio di paradigma è stato determinato da una invasione politico-militare da parte dei rapprese tanti di una civiltà completamente diversa ed estranea, gli europei del XVI secolo, in possesso di una tecnologia immensamente superiore, il che ha reso particolarmente rapida e traumatica la scomparsa del vecchio paradigma, con la sua cultura, la sua lingua, la sua scienza, la sua arte e la sua religione. Ebbene, oggi si sta verificando un fenomeno altrettanto rapido e traumatico, ma non per lo scontro con una civiltà tecnologicamente più evoluta, bensì per una sorta di nemesi che spinge i rappresentanti del vecchio paradigma ad avventarsi contro di esso, senza averne a disposizione uno nuovo, oppure, cosa ancor più sconcertante, con la strana pretesa di voler rivitalizzare il vecchio paradigma, di fatto sottoponendolo a una inverosimile operazione di ristrutturazione, pressoché totale, facendo finta che si tratti solo di aggiustamenti esteriori e di miglioramenti del livello comunicativo: il tutto ad opera dello stesse persone fisiche del vecchio paradigma, divenute ardenti sostenitrici di un "rinnovamento" che equivale, di atto, a una rivoluzione, anche se la cosa non viene ammessa, né riconosciuta. Ma scendiamo più nel concreto e vediamo più da vicino come stanno andando le cose.
Il vecchio paradigma che sta agonizzando non è, come si potrebbe credere, quello della modernità, anche perché, se così fosse, bisognerebbe dire che esso ha incominciato ad agonizzare almeno un paio di secoli fa, vale a dire non più di due o tre secoli dopo essere sorto ed essersi affermato: e sarebbe un caso assai raro di un paradigma che nasce già malato e che trascina un’esistenza moribonda per la maggior parte del tempo che gli è dato di vivere. Stucchevole e inconcludente è anche la discussione sulla fine del moderno e l’avvento del postmoderno, al quale dovrebbe seguire, a rigore, un post- postmoderno, e poi ancora, senza dubbio, un post, post, postmoderno: le distinzioni fra l’uno e l’altro si vanno facendo sempre più labili ed evanescenti, sicché l’unica cosa certa e chiara, per chi guarda le cose nell’insieme, è che nella modernità ci siamo dentro ancora in pieno, anche se sul suo stato di salute è lecito avere più di qualche dubbio, mentre la post-modernità è solo una delle tante facce della modernità stessa, facce per lo più ingannevolmente autocritiche. Frattanto il precedente paradigma, che si suole chiamare medievale, ma che sarebbe più giusto chiamare, semplicemente, il paradigma cristiano, non è scomparso del tutto, e questa è già una grossa novità e una significativa differenza con tutti i precedenti cambi di paradigma. Non ci riferiamo, ovviamente, solo al fatto della religione cristiana, ma a tutta la visione della vita cristiana, all’idea cristiana del reale: arte, scienza, filosofia, morale, politica, tutto insieme. Tale visione non è affatto scomparsa con il sorgere del nuovo paradigma, al tempo dell’umanesimo e del rinascimento, ma ha potuto sopravvivere, anche se con difficoltà crescente, e giungere fino al presente, sia pure al prezzo di un indebolimento sempre più accentuato della sua presa sulle masse e, più ancora, sugli intellettuali, i quali sono sempre i principali artefici dei cambi di paradigma. Né la rivoluzione scientifica, né l’illuminismo, né la rivoluzione industriale, sono riusciti a distruggerlo, tale era la sua forza e tale la sua capacità di resistere ai cambiamenti, aggrappandosi letteralmente al terreno e disputando metro per metro l’avanzare della modernità. Ancora in pieno XX secolo poeti come T. S. Eliot o come Paul Claudel, scrittori come Giovanni Papini, filosofi come Romano Guardini o Gabriel Marcel, scienziati come Enrico Medi o Antonino Zichichi, attestano la tenacia e la vitalità quasi incredibile del vecchio paradigma, ancora capace di esercitare una forza di attrazione in tutti gli ambiti della cultura e della vita civile, in un contesto ormai largamente dominato dal "nuovo" paradigma della modernità (in effetti affermatosi già da quattro secoli), il cui tratto saliente è la secolarizzazione. È ovvio che il credente non attribuisce un simile esito, indubbiamente sorprendente, al caso o a delle circostanze estrinseche, ma al fatto che la religione cristiana è stata fondata dal Figlio di Dio, venuto sulla terra per annunciare all’uomo la Verità, e che gli ha promesso che resterà con i seguaci della sua Chiesa, per proteggerli e guidarli in mezzo a qualsiasi avversità, per tutti i secoli dei secoli, sino alla fine del mondo. Sul piano puramente storico, resta l’anomalia di una religione che, dopo duemila anni, e pur avendo subito attacchi di ogni genere, anche dal suo interno, non ha ancora esaurito la sua carica propulsiva; e la cui visione del mondo è riuscita a sopravvivere, sia pure con non poche contaminazioni e compromessi, con la cultura del paradigma sorto esplicitamente per sostituirla e azzerarla: quello della modernità, la cui essenza risiede nella volontà di desacralizzare il mondo e glorificare l’uomo, facendone il surrogato di Dio.
Pertanto il paradigma della modernità è un paradigma misto, caso unico nella storia, almeno per quel che ne sappiamo. I sacerdoti degli dei aztechi scomparvero all’arrivo dei preti cattolici, così come la visione del mondo di quella civiltà scomparve sotto l’urto dei conquistadores; ma i sacerdoti cattolici sono rimasti, nonostante tutto, in un mondo sempre più desacralizzato e secolarizzato (i pastori protestanti hanno retto assai meno, e, del resto, sono venuti molto prima e molto di più a patti con il "mondo"), e la visione cristiana del reale non è affatto scomparsa, anche se, indubbiamente, è stata relegata in un angolo, e di fatto emarginata. Ora, tuttavia, e specialmente dopo il Concilio Vaticano II, il, pericolo più grande per la sopravvivenza del paradigma cristiano è quello che viene dal suo interno, e non tanto quello che il mondo esterno porta contro di esso, sia sul versante del laicismo feroce, sul filo dei "valori" radicali, basati sulla cultura dei diritti civili e sostenuti ormai dalle sentenze dei tribunali, sia su quello delle altre religioni e specialmente del giudaismo e dell’islamismo, i quali entrambi, con modalità diverse, non hanno mai cessato, e tanto meno hanno cessato ai nostri giorni, di stringere d’assedio la cristianità e di cercare il punto debole della sua difesa, per sferrare l’assalto decisivo: e ciò a dispetto delle anime belle post-conciliari, le quali sul cosiddetto dialogo inter-religioso e sul cosiddetto ecumenismo hanno puntato tutte le loro carte, in vista della costruzione di un mondo pluralista e relativista, nel quale la verità cristiana, con la lettera minuscola, sarà una fra le tante, e nel quale la salvezza eterna non dipenderà affatto dall’accoglienza della Parola di Cristo, come già si sente dire dal neoclero nei confronti del giudaismo; il che dovrebbe bastare e avanzare, se i cattolici avessero occhi per vedere e orecchi per udire, per comprendere che ci troviamo in presenza di una grossa eresia e di una apostasia generalizzata, che spaccia per cristiane delle idee e delle prassi che di cristiano non hanno nulla, anzi che sono la negazione del cristianesimo.
Arrivati a questo punto del nostro ragionamento, dobbiamo fare due importanti osservazioni collaterali. Primo, un paradigma che cessa di espandersi è destinato a soccombere: non esistono paradigmi che possano sopravvivere indefinitamente restando sulla difensiva, cioè limitandosi a custodire la propria tradizione; la storia non sa che farsene di questi relitti, così come la natura non risparmia quegli organismi o quelle comunità biologiche le quali non sono capaci di adattarsi e riprodursi. Secondo: così come il paradigma cristiano si è rivelato unico nella storia per le sue capacità di sopravvivenza e di espansione, precisamente perché, nella prospettiva dei suoi seguaci, è sostenuto da Dio stesso, che si è incarnato ed è entrato direttamente nella vicenda della storia umana, altrettanto unico si è rivelato il paradigma che ha cercato, e sta cercando tuttora, di scalzarlo, quello della modernità: si tratta, infatti, del primo e unico paradigma totalmente laico, antropocentrico e tendenzialmente irreligioso e materialista. Detto in modo ancor più conciso: è il primo e il solo paradigma della storia che ha rifiutato apertamente Dio. Ebbene, noi non crediamo che si sia trattato di una tendenza "naturale", nel senso di spontanea: non crediamo, cioè, che l’idea di forgiare una cultura radicalmente atea e immanentista sia sorta in maniera graduale e spontanea negli intellettuali che hanno fondato e coltivato la modernità; crediamo, invece, che vi sia stato un piano ben preciso, studiato da forze ben precise, da circoli esoterici, intellettuali, pseudo mistici, con una propria organizzazione finanziaria che li ha dotati di mezzi economici potentissimi, grazie ai quali hanno dato la scalata, paziente e metodica, alle principali istituzioni politiche e culturali: i regni e le repubbliche, le università e le accademie, fino a imporre un piano globale per estirpare il cristianesimo e sostituirlo gradualmente con il culto luciferino dell’uomo. Al vertice di questo progetto crediamo, infatti, che vi sia stato, e vi sia tuttora, il grande nemico dell’uomo, l’angelo decaduto, che si serve dell’orgoglio, dell’avidità, della lussuria degli esseri umani, per spingerli là dove essi neppure si rendono conto di andare. In parole ancora più semplici: se il cristianesimo è stata la civiltà di Dio, la modernità è l’anticiviltà del diavolo: pertanto, servire la modernità equivale a servire il diavolo, né più, né meno; e ciò è vero indipendentemente dal grado di consapevolezza che ne hanno i suoi entusiastici corifei e i suoi zelanti servitori. Sappiamo bene quali sono le reazioni che un simile discorso immancabilmente suscita: il minimo che possa capitare è di esser tacciati di fondamentalismo, nonché di delirio da complotto universale. E tuttavia, ci rivolgiamo alle persone di onesto sentire, purché abbiano una certa conoscenza della storia moderna: possibile che non abbiano mai colto, o intuito, quel sottile filo rosso che lega eventi e fenomeni apparentemente lontani nello spazio e nel tempo, ma i quali concorrono palesemente verso un medesimo fine? Possibile che, dietro le quinte della grande storia — fatta di rivoluzioni, colpi di stato, guerre, crisi economiche, accordi internazionali — non abbiano mai percepito qualche cosa di estraneo, di sinistro, diciamo pure d’innaturale: qualcosa al tempo stesso troppo perfetto e troppo diabolico per essere opera interamente umana o per essere il prodotto di circostanze fortuite? Noi sì, lo abbiamo percepito: e studiando, approfondendo, non fermandoci alla superficie delle cose, ma scavando nei retroscena e, per così dire, negli scantinati, ci siamo resi conto che quanto si vede della civiltà moderna è solo l’apparenza; la sostanza è ben diversa. La prima conseguenza di tutto questo è che la Chiesa è stata infiltrata dal nemico: ed è da un clero di traditori che viene sferrato ora l’attacco…
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