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La gnosi di massa deve assassinare Dio per poter rifare il mondo, migliorandolo

Che cos’è la gnosi di massa, si chiedeva il filosofo tedesco naturalizzato americano Eric Voegelin (nato a Colonia nel 1901 e morto a Palo Alto, in California, nel 1985), che aveva creato questo termine efficacissimo? È un movimento – ce ne sono stati parecchi, negli ultimi due secoli — che si propone di realizzare, attraverso la vera conoscenza del reale, di cui esso possiede la chiave, il riscatto dell’umanità dalla sua condizione infelice. I movimenti gnostici, infatti, partono da un pessimismo radicale: il mondo è brutto, il mondo è male. Però, niente paura: a determinate condizioni, lo si può correggere, migliorare, rifare: lo si può redimere dalla sua bruttezza e dalla sua malvagità. E l’uomo può farlo da solo, senza bisogno di alcun dio che lo soccorra dall’esterno. L’uomo può e deve diventare il Dio di se stesso.

Come esempi di movimenti gnostici di massa, Voegelin cita il progressismo, il positivismo, il marxismo, la psicanalisi, il comunismo, il fascismo e il nazionalsocialismo. Alcuni sono movimenti politici, altri puramente culturali; ma hanno una tratto fondamentale in comune: il pessimismo verso la realtà così com’è, e la presunzione di potervi porre rimedio, rimettendo le cose a posto, ciascuno con la propria ricetta infallibile: il progressismo con il Progresso; il Positivismo con la Scienza; il marxismo con la Lotta di classe e la rivoluzione; la psicanalisi con se stessa, eccetera. Che uno gnosticismo di massa sia un ossimoro, una contraddizione in termini, poco importa ai seguaci di codesti movimenti: poco si curano della logica, dal momento che ritengono di avere la verità in tasca. La verità e i mezzi per realizzare il progetto migliorativo del mondo. Ciascuno dei seguaci di codesti movimenti gnostici è un pessimista che, per sfuggire alla disperazione, si afferra al primo Verbo di salvezza che gli promette la redenzione dal male: e così passa all’estremo opposto, a un ottimismo euforico ed etero-diretto. Ipse dixit: lo dice la Scienza; lo dice Marx; lo dice Freud: ciascuno con la sua dottrina infallibile, con la sua ricetta miracolosa. L’importante è credere, fortissimamente credere. A dispetto di tutto, anche dell’evidenza.

Tale gnosticismo è, per sua stessa natura, anticristiano: perché, per potersi affermare, deve prima estromettere ed eliminare il vecchio Dio. Il vecchio Dio dell’Europa e dell’occidente è il Dio del Vangelo; dunque, bisogna prima assassinare Cristo: solo così sarà sgombra la via per l’auto-redenzione dell’uomo. È forse un caso che una delle prime azioni della Rivoluzione francese sia stata la persecuzione del clero cattolico e la condanna a morte di migliaia di preti e suore? È forse un caso che la storia del Novecento si apra con il massacro dei Cristeros in Messico, prosegua con la strage degli ortodossi in Unione Sovietica e di migliaia di cattolici in Spagna, e si chiuda con foschi bagliori di fiamma, dall’Africa all’Asia, in cui intere comunità cristiane vengono sistematicamente terrorizzate, massacrate, arse vive nelle loro chiese, decapitate, deportate, stuprate, costrette alla fuga da parte di una offensiva dell’islamismo fondamentalista e terrorista, che è senza precedenti nella storia?

Scriveva dunque Eric Voegelin nel suo ormai classico: "Il mito del mondo nuovo. Saggio sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo" (formato da due saggi distinti: "Ersatz Religion", Viennna, 1960, e "Wissenschaft, Politik und Gnosis", Munchen, 1959; traduzione dal tedesco di Arrigo Munari, Milano, Rizzoli, 1970, pp. 121-124):

«Il fine dello gnosticismo parusistico è di distruggere l’ordine dell’essere, che è avvertito come difettoso e ingiusto, e, grazie alla forza creatrice dell’uomo, di sostituirlo con un ordine perfetto e giusto. Ora, comunque si possa intendere l’ordine dell’essere – come un mondo dominato da potenze cosmico-divine  nelle civiltà del Medio e dell’Estremo Oriente, o come la creazione da parte di un Dio trascendente nel simbolismo giudaico-cristiano, o come un ordine essenziale dell’essere nella contemplazione filosofica – esso resta sempre come qualcosa di dato, che non è sotto il controllo dell’uomo. Quindi, affinché il tentativo di creare un mondo nuovo non appaia come del tutto insensato, dev’essere cancellata questa caratteristica di dato che è propria dell’ordine dell’essere: l’ordine dell’essere deve invece venire interpretato come qualcosa che è essenzialmente soggetto al controllo dell’uomo. E questo controllo dell’essere richiede inoltre che sia cancellata l’origine trascende te dell’essere: richiede la decapitazione dell’essere, l’assassinio di Dio.

Si commette l’assassinio di Dio quando si interpreta speculativamente l’essere divino come opera dell’uomo. Vediamo che cosa ci dice a questo proposito lo Zarathustra di Nietzsche: "Ahimé, miei fratelli, quel Dio che ho creato era opera umana è follia, come tutti gli dei". L’uomo dovrebbe smettere di creare dèi, perché ciò pone limiti assurdi alla sua volontà e alla sua azione, e dovrebbe accorgersi che gli dèi che ha già creato sono stati creati effettivamente da lui. "La volontà di verità significhi questo per voi: che tutto venga trasformato nell’umanamente concepibile, nell’umanamente visibile, nell’umanamente sensibile". Questa pretesa si estende anche al mondo, che in passato si riteneva fosse stato creato da Dio: "Quello che chiamavate ‘il mondo’  deve essere creato soltanto da voi: esso diventerà la vostra ragione, la vostra immagine, la vostra volontà, il vostro amore". "Dio è un’ipotesi", ma le ipotesi dell’uomo non devono porsi al di là della sua volontà creatrice. e devono essere mantenute nei limiti di "quel che è concepibile". Non può esistere alcun essere o immagine  dell’essere che possa far apparire finiti la volontà umana e il pensiero umano: "Non potete essere nati nell’incomprensibile né nell’irrazionale". Al fine di presentarsi come l’incondizionato signore dell’essere, l’uomo deve delimitare l’essere a tal punto che le limitazioni non siano più evidenti. E perché si deve compiere quest’atto magico?  La risposta è questa: "SE vi fossero gli dèi, come potrei io dunque sopportare di non essere un dio? DUNQUE, non vi sono dèi".

Non basta, dunque, sostituire al vecchio mondo di Dio un nuovo mondo dell’uomo: il mondo stesso di Dio dev’essere stato un mondo dell’uomo e Dio un’opera dell’uomo, che può quindi essere distrutta se impedisce all’uomo di dominare l’ordine dell’essere. L’assassinio di Dio dev’essere reso retroattivo speculativamente. Questa è la ragione per cui l’essere-di-per-sé (Durchsichselbstein) dell’uomo è il punto principale dea gnosi di Marx. Ed egli trae il suo sostegno speculativo dall’interpretazione della natura e della storia come un processo nel quale l’uomo crea se stesso nella pienezza della sua statura. L’assassinio di Dio è quindi un momento assolutamente essenziale della ricreazione gnostica dell’ordine dell’essere.»

È abbastanza curioso, ma anche significativo, il fatto che l’argomento anti-teologico di Nietzsche sia pressoché identico a quello di Bakunin: l’uomo è libero; tuttavia, se Dio esistesse, l’uomo non sarebbe più libero in senso assoluto; dunque, Dio non esiste. Il principe russo rivoluzionario e il filologo tedesco reazionario si danno la mano e chiudono il cerchio dell’irreligiosità gnostica: individualisti entrambi a loro modo, in nome del popolo e in nome della "fedeltà alla vita", hanno di mira lo steso nemico: Dio. Come direbbe Ivan Karamazov: se Dio non esiste, tutto diventa permesso: il che è quanto occorre a chi si accinga a rifondare il mondo. L’uno in nome della libertà contro lo Stato oppressore, l’altro in none del Superuomo contro la morale del gregge. Entrambi gnostici: entrambi convinti che il mondo, così com’è, non vada bene; che sia necessario rifarlo secondo le loro rispettive idee. Perfezionandolo, si capisce, e migliorandolo: quando mai una religione di salvezza ha dichiarato di voler cambiare il mondo al fine di peggiorarlo? Al contrario: Marx dice chiaro che vuol rimettere la filosofia idealista sui piedi, mentre prima camminava sulla testa; e che vuole adoperare la filosofia per cambiare il mondo, non semplicemente per comprenderlo. Perché limitarsi a comprendere il mondo, quando comprenderlo è già disporre dei mezzi per cambiarlo? Marx figlio del Logos strumentale e calcolante: Marx figlio di Francis Bacon e del suo memorabile "sapere è potere". Per entrambi la natura è il vero nemico: bisogna abbatterla, incatenarla, sfruttarla. Bacone, nella «Nuova Atlantide», immagina che gli scienziati fabbrichino, ad uso e consumo degli esseri umani, i più vari incroci di animali chimerici, mostruosi, atti al lavoro e alla utilità economica; Marx immagina una umanità che, liberata dalla borghesia sfruttatrice, rivolga la potenza delle macchine contro la natura e faccia in modo di piegarla ai suoi voleri, consentendo il massimo vantaggio con il minimo del lavoro e con la più lieve fatica.

Ed ecco la Parusia: il ritorno di Dio sulla terra, la rivelazione del divino nel mondo. Il divino, per i movimenti gnostici di massa, è l’uomo stesso: la Parusia, pertanto, consiste nell’auto-rivelazione dell’uomo a se stesso; ma solo se esso metterà in pratica il Verbo del Progresso, di Marx, di Freud, di Lenin, di Mussolini, di Hitler. Quando l’uomo capirà di essere dio, ogni cosa andrà a posto, sempre, s’intende, se si seguirà la ricetta giusta: applicandola in tutto il suo rigore. Ciò che vi si oppone è il Male, è il Diavolo: e va eliminato senza pietà; che si tratti di uomini, di classi sociali, di popoli, ovvero di idee, culture, di tradizioni, di religioni preesistenti.

C’è solo una cosa che Voegelin sembra non aver considerato: che i movimenti gnostici di massa non sono solo quelli che, in una certa misura, si dichiarano e si riconoscono come tali: e, in particolare, non sono solamente quelli che si riconoscono in un progetto francamente totalitario. Ve n’è anche uno che non si presenta come tale, anzi, che si presenta come l’opposto di una gnosi: ed è l’odierna democrazia totalitaria, intrecciata alla filosofia del libero mercato senza senso del limite: la filosofia del consumo fine a se stesso. La democrazia totalitaria non si riconosce, né si percepisce come tale, ma solo come democrazia: di essere totalitaria, pare che non lo sappia. Eppure lo è: al punto che non tollera il dialogo o la coesistenza con altri sistemi politici, da essa equiparati alla spazzatura della storia di trotzkiana memoria, destinati a sparire quanto prima. Magari con un piccolo aiuto, con una piccola spinta. E di essere intrecciata al capitalismo finanziario e di rapina, e alla filosofia del consumismo, lo sa, ma non vuol trarne le logiche conseguenze: che essa è il rovescio di quella; che formano una unità inscindibile. E ch questa unità di democrazia e di consumismo sono il volto attuale, il più aggiornato e abilmente camuffato, dello gnosticismo di massa.

Eppure, si rifletta. Nella democrazia post-moderna, ogni cittadino viene equiparato all’altro, in virtù di un dato puramente numerico: non contano i meriti personali, un uomo equivale a un voto, sempre e comunque. Tanto, si tratta di un voto che è libero solo in apparenza: in realtà, è il guscio vuoto di un sistema politico che, della democrazia, ha solo l’apparenza, e, a volte, neanche quella. I voti si possono orientare, manovrare, compare, mistificare: il potere è nelle mani di una minuscola, ma potentissima, oligarchia finanziaria., che possiede le macchine che contano i voti e i mezzi d’informazione che li determinano. E nel consumismo contemporaneo ogni consumatore è un piccolo egolatra che insegue senza posa il miraggio di spiccare sugli altri, di essere e unico ed eccezionale seguendo le mode: e intanto lo fa allo stesso modo di milioni di altri piccoli individualisti di massa. L’illusione è quasi perfetta, perché, in una folla che si muove in maniera sincronizzata – e a sincronizzarla ci pensano i poteri occulti, dotati di strumenti sofisticatissimi per esercitare una costante e implacabile pressione, conscia e inconscia, sulle masse spersonalizzate — nessuno percepisce la propria condizione pecorile, ciascuno conserva l’illusione della propria unicità. Se gli altri fanno come me, pensa l’individualista di massa, è per un puro caso, oppure perché mi stanno imitando: ma io sono quello originale, io sono quello speciale.

Come si esce da questo circolo chiuso che porta all’autodistruzione e non certo all’auto-redenzione? Per prima cosa, riconquistando la propria dignità di persone, anche con stili di vita coerenti; per seconda, riconoscendo e denunciando l’inganno orchestrato dai mezzi della democrazia totalitaria e del consumismo a nostro danno. Bisogna domandarsi come mai siamo giunti fino a questo punto, a questa suprema degradazione: il che richiede una certa dose di coraggio. È un auto-esame impietoso, quello che siamo chiamati a fare; nondimeno, è indispensabile. Bisogna affondare il bisturi nella piaga e incidere senza pietà. Il chirurgo troppo pietoso non salva il paziente; lo uccide…

Fonte dell'immagine in evidenza: Francescoch - iStock

Francesco Lamendola
Francesco Lamendola
Nato a Udine nel 1956, laureato in Materie Letterarie e in Filosofia all'Università di Padova, ha insegnato dapprima nella scuola elementare e poi, per più di trent'anni, nelle scuole medie superiori. Ha pubblicato una decina di libri, fra i quali L'unità dell'essere e Galba, Otone, Vitellio. La crisi romana del 68-69 d.C, e ha collaborato con numerose riviste cartacee e informatiche. In rete sono disponibili più di 6.000 suoi articoli, soprattutto di filosofia. Attualmente collabora con scritti e con video al sito Unione Apostolica Fides et Ratio, in continuità ideale e materiale con il magistero di mons. Antonio Livi. Fondatore e Filosofo di riferimento del Comitato Liberi in Veritate.
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