Somma_44 - SPIRITUALITÀ

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1944 INDICE MESI ▼ CLICCA ▼

GENNAIO 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE

1 gennaio. La scrittrice ha la gioia di contemplare il Volto di Gesù, che per oggi non le concede altro. Ella è felice e si sprofonda nello zaffiro di quegli occhi.

2 gennaio. Le è stato concesso di ammirare la somiglianza fisica e spirituale tra Gesù e il discepolo prediletto Giovanni. Gesù, dopo averle raccomandato la carità nel sopportare chi la disturba o la interrompe, commenta le somiglianze suddette e traccia un profilo spirituale di Giovanni mettendolo a confronto con quello di Giuda Iscariota. La scrittrice, che vedeva il collegio apostolico, fa una descrizione degli apostoli e infine accenna ad un sogno.

3 gennaio. Gesù è il buon Samaritano che ha pietà e cura le ferite.

4 gennaio. La Ss. Trinità di Dio, con la sua triplice prerogativa, rivela i misteri agli umili e li tiene celati ai sapienti e ai simulatori di santità. Visione di tre croci e loro significato.

5 gennaio. Commento ad una visione del beato transito di Maria Ss. e confronto con la morte estatica delle vittime.

6 gennaio. Dove è Dio là è vera potenza. L’anticarità è segno dell’assenza di Dio. Gesù ama i peccatori e vuole salvarli. Oro sono le preghiere dei santi, incenso è l’olocausto delle vittime, mirra è il disamore degli uomini.

7 gennaio. Gesù è la Parola che non muta. Confutata la teoria della reincarnazione.

8 gennaio. Il mondo nega la potenza e la presenza del demonio,
che invece è instancabile nell’agire e rende schiavi. Solo Dio può dare ciò che, con una vita retta, si chiede lecitamente. Il satanismo come religione viene contrapposto alla testimonianza che dànno i discepoli immedesimati a Gesù.

9 gennaio. Idolatria di chi adora l’errore e dà culto a Satana, respingendo le verità di Dio e facendosi giudice della Chiesa. Le anime si conquistano con la stessa arma con cui si perdono. Necessità della sofferenza per la scrittrice che si è offerta e necessità di vittime per i troppi dannati in quest’ora satanica.

10 gennaio. Lo Spirito Santo dichiara Chi è Egli nella Trinità e come opera, e ci insegna a conoscerlo e ad amarlo. Maria Ss. si rivela come Madre, che l’Amore ha fatta madre del bell’amore, e ci invita ad andare a Lei perché ci porti al Cristo. La Ss. Trinità in una visione con Maria Ss., san Giuseppe, l’Angelo custode, san Giovanni, la Chiesa trionfante, confessori, vergini e martiri, gli apostoli Pietro e Paolo, le sante Agnese, Cecilia e Teresa di Lisieux.  

11 gennaio. Giovanni dice che il proprio Vangelo ripete fedelmente la Parola e associa alla propria missione quella della scrittrice. Maria Ss. dice che anelava alla verginità e spiega come rimase turbata per la scelta di uno sposo e per l’annuncio angelico. La teoria della reincarnazione,  rigettata da Giovanni nel dettato che precede, viene ora confutata con irruenza da Paolo.

 12 gennaio. Amare Dio è anche amare i fratelli tutti, compresi i separati per scismi e per dottrine. Molto è perdonato a chi ama e si crede nel vero pur essendo in altra religione, ma molto sarà chiesto a chi rimase sordo alla voce degli evangelizzatori. La comunione dei santi non ha limiti e la sofferenza delle anime vittime fa risuscitare i morti nello spirito.

13 gennaio. I veri seguaci di Gesù amano, come Lui, fino a dare la vita. Elenco di santi che affrontarono il martirio per amore, attingendo la forza da Gesù. Visione del martirio di Agnese.

14 gennaio. Non bisogna giudicare l’impuro che rettamente cerca Dio. Lo Spirito Santo prepara la venuta di Gesù nel cuore che ha ricevuto un seme di Verità e a quel cuore ancora pagano dà un primo battesimo con il fuoco dell’amore. Un errore nell’epigrafe per Antonia Dal Bo.  

15 gennaio. Gli uomini di oggi non vogliono credere all’esistenza dell’Inferno, fino ad ammettere la salvezza di Giuda Iscariota. Come il Paradiso è fuoco di amore perfetto e come il Purgatorio è fuoco di amore purificatore, così l’Inferno è fuoco di amore offeso e gelo di odio nell’oscurità eterna. Un conforto di Giovanni apostolo alla piccola sorella che “deve restare finché Egli vuole” (Gv 21,22).

16 gennaio. Primogenito di tutte le creature è Gesù, per il quale il Padre ha creato le innumerevoli “vite”. Primo nella vita, fu anche il primo a risuscitare dalla morte, da Lui vinta e resa una benedizione per ogni uomo che muore in Lui.

17-18 gennaio. La fede è una sola ed è realtà di vita. Un figlio di Satana ora bandisce una nuova fede con una nuova croce (velata allusione ad Hitler, al nazionalsocialismo e alla svastica). Una è la Croce e uno è il Sacrificio che genera grazie e benedizioni; gli altri sacrifici sono delitti e bestemmie che dànno maledizioni. Condanna delle umane filosofie e delle dottrine che avvelenano. Invito a vivere l’Evangelo e a non separarsi dal Cristo, il cui amore supera tutto l’odio che è sulla terra.

19 gennaio. Un conforto per la scrittrice, che è stata offesa fino al punto di non poter scrivere, e una riprovazione per chi impreca pretendendo tutto da Dio e nulla da sé. Invito ad avere pietà e a pregare per la conversione di un cuore.

20 gennaio. Gesù è il premio dato a chi persevera sino alla fine, nonostante gli scherni e le pene. Le preghiere degli oppressi per la salvezza dei loro oppressori. Visione della deposizione di Agnese, che fa seguito al martirio “visto” il giorno 13. La descrizione è ripetuta con aggiunta di particolari. La vergine Agnese, che si fa vedere con il corpo glorificato, invita la scrittrice a non guardare la sua spoglia ma a considerare la sua beatitudine.

22 gennaio. È annunciato il tema biblico della lezione dell’indomani.

23 gennaio. Michele arcangelo sarà il segno celeste nell’ultimo tempo, che vedrà il ricongiungimento di Israele al Cristo nell’unico popolo vivente in Lui. La risurrezione dei corpi per il Giudizio supremo sarà preceduta dall’ultima tremenda azione del figlio di Satana, che non riuscirà a confondere i sapienti ma colmerà di male il cuore degli empi, provocando l’abominio della desolazione per la Chiesa non più libera di celebrare il Sacrificio perpetuo. Un piccolo tempo sarà riservato ai fedeli per l’ascolto della Parola.

25 gennaio. Le quattro bestie descritte dal profeta Daniele anticipano i segni dei ministri diabolici dell’Apocalisse di Giovanni. Sono i quattro errori che precederanno la fine, i quattro orrori che partoriranno l’Orrore: l’ateismo farà dell’uomo-semidio l’uomo-animale, l’anticarità lo renderà orso, la potenza vampiro, la rivoluzione mostro che distrugge l’ordine sociale, sulle cui rovine nascerà l’Anticristo, il quale tormenterà i santi e torturerà la Chiesa fino al Giudizio. Gesù è felice di istruire la scrittrice che lo segue attenta e fiduciosa, e le raccomanda di essere fedele nel riferire per essere strumento di salvezza agli uomini.  

27 gennaio. I fedeli sono come li formano i sacerdoti con il loro esempio, ma dalle chiese non si sprigiona una luce tale da penetrare nei cuori. Gli uomini dovrebbero trovare nei sacerdoti il conforto nei loro dolori e la guida nei loro smarrimenti. I sacerdoti dovrebbero aspirare a sé le anime e sacrificarsi per esse, dovrebbero essere pastori che vivono in mezzo al gregge, e invece seguono i quattro idoli adombrati in Ezechiele: la gelosia, la potenza dell’oro e dell’uomo, il senso, l’adorazione dell’oriente che sono le sètte. Guai ai sacerdoti che anticipano gli orrori dell’Anticristo.  

29 gennaio. Visione della morte dell’universo e della risurrezione finale. La scrittrice spiega cosa le dice la “seconda voce”, che è una intuizione interna. Gesù commenta la visione precedente, precisando che dal momento della fine a quello del Giudizio vi sarà un tempo necessario per la purificazione dei viventi dell’ultima ora. Nota della scrittrice sulla nudità dei corpi che risorgono.

30 gennaio. Come muta l’aspetto della scrittrice quando “vede”.

31 gennaio. Il segno del Tau, croce capitozzata, è per i sudditi, mentre la croce intera, che porta in alto l’insegna del Re, è per il primogenito Figlio di Dio. Il segno che rende simili a Gesù è però inciso nell’anima e solo l’occhio di Dio lo vede. Coloro che peccarono contro la carità si presenteranno al Giudizio finale segnati dai carboni accesi (Ezechiele) della carità, che da amore diviene per essi punizione. Ai lati di Gesù Giudice saranno i quattro Evangelisti, che consumarono se stessi per portare la legge della carità nei cuori. Saremo giudicati ma anche ci giudicheremo da noi, perché ci vedremo come siamo stati.

FEBBRAIO 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE

3 febbraio. Gesù previene l’obiezione di certi dottori difficili e spiega in che senso bisogna interpretare una dichiarazione della scrittrice (del 30 gennaio) sul suo stato fisico quando ella “vede”.

4 febbraio. Risposta ad una obiezione di P. Migliorini sulle descrizioni che sono nell’Opera e turbamento della scrittrice. Una visione dell’apparizione della Vergine a Lourdes: insegna a fare il segno della croce e a recitare il rosario.

6 febbraio. Beati coloro che accolgono l’Acqua viva che è Gesù; ma sono evidenti i frutti delle azioni (guerriglie che poi diventano grandi assalti e massacri crudeli) che la respingono insieme con la Chiesa. Le acque nel linguaggio fiorito di Ezechiele. Bisogna ascoltare la voce di Gesù, che ha versato un balsamo nell’odierna amarezza della scrittrice.

8 febbraio. La tirannia non è forza ma è debolezza. La potenza umana può essere necessaria ma viene punita e cade se eccede, come insegna l’episodio dell’idolatria di Nabucodonosor. In esso rifulge l’eroicità dei tre giovinetti che avevano praticato la castità fin dalla gola, che spesso è fomite degli altri peccati, e avevano ottenuto il prodigio pregando nella sofferenza anziché discutendo con il tiranno. Dio non è idolo d’oro, ma è Spirito in Cielo e Carne sulla croce in Terra ed ora vivente nel Sacramento; ed è Padre che provvede e che noi non ringraziamo. Le grazie fatte alla scrittrice, che perciò è chiamata “piccolo Giovanni”.

11-12 febbraio. Una visione della Passione, dall’agonia nel Getsemani alla salita al Calvario, vista nelle prime ore del giorno, si ripete più distintamente e viene descritta. Il ricordo delle sofferenze di Gesù schianta il cuore della scrittrice.

13 febbraio. Con la visione del giorno prima, Gesù ha portato la scrittrice all’amore di compartecipazione, che è la perfezione dell’amore di fusione: glielo illustra con immagini del Cantico dei cantici. La natura del conforto angelico avuto nel Getsemani. Necessità del dolore per la scrittrice, che con esso si purifica per la missione da compiere. Si fa male a chiederle di precisare certi particolari inutili. Gesù la conforta con una Comunione mistica.

14 febbraio. La visione di un dolce incontro di Gesù con la Madre e il loro confidente colloquio nell’imminenza della Passione. Maria Ss. ha immesso la scrittrice nel suo cuore per farla capace di comprendere la voce del Figlio e le luci dello Spirito Santo.

17 febbraio. Descrizione di una visione dell’Ultima Cena.

18 febbraio. Continuazione della visione dell’11-12 febbraio, dalla salita al Calvario fino alla crocifissione e alla deposizione dalla croce.

19 febbraio. Un’altra visione sulla Passione: la chiusura del Sepolcro e il ritorno alla casa del Cenacolo, dove l’angoscia terribile di Maria Ss. viene addolcita dal lino della Veronica che porta impresso il volto ancora vivo di Gesù.   febbraio. Mentre ascolta la Messa per radio, la scrittrice contempla Gesù morente in croce con ai piedi Maria Ss. e Giovanni. La visione dura tutto il giorno e neppure un bombardamento la interrompe.

20 febbraio. Come le ho detto, oggi non ho avuto altra contemplazione che quella della Croce col mio Gesù che guarda in basso, ai piedi del suo patibolo; guarda a Maria e a Giovanni che, stando quasi voltati di schiena rispetto a me, guardano in alto, a Gesù.

21 febbraio. Ancora la visione di Gesù crocifisso con la Madre e Giovanni. Ma una voce nuova di donna trasferisce la visione nella stanza in cui le donne preparano gli unguenti per poter andare ad imbalsamare il corpo di Gesù. Maria di Magdala convince la Madre a restare e si avvia con le altre: non si può dimenticare la sua voce appassionata. Breve nota della scrittrice che ha visto la Risurrezione e breve dettato di Gesù sulla necessità di continuare a contemplare il dolore. Per far contento P. Migliorini, la scrittrice descrive la Risurrezione.

22 febbraio. Istruzioni per la compilazione di un fascicolo, che deve far contento P. Migliorini, e benedizioni per coloro che accoglieranno il dono.

26 febbraio. Gesù non interviene a punire la cattiveria dei grandi perché dovrebbe punire anche i piccoli che con le loro colpe giornaliere, in apparenza trascurabili, contribuiscono a formare i grandi mali. Invito al popolo perché torni al Signore.

27 febbraio. Il grido di Gesù non fu ascoltato dal Padre nell’ora dell’espiazione, consumata nella solitudine e nell’abbandono. Egli e il suo Precursore, arrestato due volte da Erode, la cui colpa basata sul compromesso generò le altre colpe, sono stati gli eroi della fedeltà e della verità. Noi non siamo soli a pregare il Padre se stiamo uniti a Gesù, che vuole salvarci anche con l’aiuto delle anime vittime.

28 febbraio. Presentazione dei “Vangeli della Fede”.

29 febbraio. Visione di primi martiri cristiani assembrati nel carcere Tullianum e assistiti dall’apostolo Paolo, che celebra l’Eucarestia sul corpo morente del piccolo Castulo. Gesù sprona i cristiani di ora a non temere le prove fidando nell’aiuto di Lui, che sostenne quei martiri il cui sangue fece breccia nel paganesimo, e ad attingere forza nell’Eucarestia.

MARZO 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE

1 marzo. Per accontentare il desiderio espresso da una persona meritevole, Gesù concede una visione che la scrittrice deve osservare e descrivere nonostante un fortissimo dolore che le parte dalla nuca e la fa svenire. Prima dello svenimento ha visto una bellissima e giovane mora, con aspetto quasi glorificato, al centro di un anfiteatro. La scena si ripresenta, quando lei rinviene, in un carcere, dove la stessa giovane sta allattando il proprio figlioletto e riceve la visita del vecchio padre, che inutilmente la scongiura di salvarsi rinunciando alla sua Fede. Entrano altri personaggi e l’azione torna nell’anfiteatro, dove avviene l’eroico e crudele martirio di Perpetua, della sua compagna Felicita e di altri quattro cristiani. A commento, Gesù rileva l’amore soprannaturale delle due donne e la pudicizia che vogliono conservare nel martirio.

2 marzo. I martiri hanno posseduto la Sapienza, capovolgendo le teorie del mondo, che non li comprendeva e rinsaldava, nel perseguitarli, la loro unione con Dio. Ma il mondo è stato salvato da loro. Anche noi, divenuti come bruti, dovremmo sforzarci di amare la Sapienza.

3 marzo. Gesù dice che la scrittrice vede i luoghi santi come erano e come non li vede chi va in Palestina, e che non può più gustare i libri che parlano di Gesù perché ora è Lui stesso che si fa conoscere. Le chiede una sofferenza oggi che è venerdì.

4 marzo. Durante la notte, tra dolori da impazzire, la scrittrice ha avuto la percezione di stare per avere due distinte visioni. Dopo le parole di conferma di Gesù, ella vede e per ubbidienza scrive prima l’episodio di Lui che cammina sulle acque (riportato nell’opera maggiore) e poi quello del martirio di santa Fenicola, che si articola in due parti. Nella prima parte Fenicola con la compagna Petronilla assiste ad una celebrazione eucaristica, al termine della quale Petronilla muore. Nella seconda parte Fenicola, dopo aver respinto il promesso sposo Flacco, subisce il martirio alla colonna e viene gettata nel Tevere. A commento, Gesù parla dei rapporti di Petronilla con l’apostolo Pietro e della sua vicenda che ha punti di contatto con la sorte della scrittrice, la quale ha qualcosa in comune anche con la martire Fenicola, allieva di Petronilla e poco conosciuta.

5 marzo. I cristiani di oggi ritengono incredibili le storie dei martiri, che invece non sono personaggi da fiaba, ma uomini e donne tornati alla somiglianza con Dio per la Grazia che facevano rivivere in loro e che tutelavano. Invito alla scrittrice a non temere nel compiere la sua missione e a restare bambina.

6 marzo. Anche Giovanni rassicura la scrittrice, che vive nella Luce come lui, perché ha la sua stessa missione di ripetere le parole che Gesù dice nella sua bontà. E la Luce si mostra in una visione paradisiaca che parola umana non può descrivere.

7-8 marzo. Sofferenza e gioia sono tutt’uno nella scrittrice, che deve dominarsi per non gridare ciò che sente. Gesù “Ecce Homo” la guarda e le chiede qualcosa che lei non capisce. Il dolore che viene dall’amore di compassione è il più desiderato e amato dei tesori.
... Dio non ragiona come l’uomo, ma in maniera infinitamente più eletta. La Sapienza si effonde sugli umili rifiutati dal mondo, come erano i veggenti delle apparizioni avvenute in varie parti. Nulla è impossibile a Dio, come mostrano i suoi atti prodigiosi riferiti nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Dobbiamo curvare la fronte e accogliere il dono per trarne frutto.

14-15 marzo. La scrittrice non ha voluto scrivere e tiene il broncio per una grazia non ottenuta. Gesù le spiega per quale motivo di amore le ha fatto conoscere la Passione della Madre e attende che lei torni al suo lavoro. Dopo una notte di agonia lei riprende a servire Gesù, che amorevolmente la riconduce alla ragione e, ad uso di coloro che non accettano le parole di strazio della Madre nella Passione, conferma che Maria Ss. ha dovuto soffrire e illustra il perché di tanto dolore.

16 marzo. Gesù, Figlio di Dio fatto Uomo, come Uomo raggiunse la perfezione con la virtù dell’obbedienza e per essa, la cui perdita era stata la perdita dell’uomo, divenne il Redentore dell’uomo. Essa non è fatta solo di grandi ore, come fu quella di Gesù, ma è fatta anche di minuscole cose di ogni ora. Per poter superare le prove dobbiamo abbandonarci a Lui. Le sue lezioni e visioni sono in rapporto con eventi che viviamo. La religione non è formalismo ma è seguire Dio e la sua Legge, è annullare l’animalità per tornare alla somiglianza con Dio. Il pane della Parola precede il pane dell’Eucarestia: guai a coloro che, dopo averlo gustato, scelgono il Male. Coloro ai quali la Parola si concede, per sopperire alle carenze sacerdotali, siano degni del dono e rinasceranno in Cielo. In un altro dettato, Gesù spiega la ragione d’essere dei conventi di clausura e invita a pregare per una serie di motivi. Infine la scrittrice esprime la propria commossa riconoscenza per essere stata ascritta al Terz’Ordine dell’Addolorata.

18 marzo. Non bisogna credere che più grande dell’altare sia l’offerta. Le azioni che offriamo sono gradite a Dio, ma quello che riceviamo da Lui è sempre una grazia, non è mai una ricompensa dovuta. Se dunque chiediamo qualcosa a Dio, dobbiamo accettare anche la sua volontà di non dare, senza stargli a ricordare la nostra offerta, che Egli non dimentica e la usa anche se così non appare.

19 marzo. Chi è prossimo alla morte sappia che la perfezione si inizia domando la carne e si compie emendando il pensiero, che è l’anima della parola. Gesù, per farci sempre più simili a Lui, vuole darci, oltre la Parola, il Pensiero celato in Essa. L’Amore che copre la moltitudine dei peccati è la più grande delle indulgenze, e ad essa segue quella di una morte rassegnata. La morte del giusto, in qualsiasi forma essa avvenga, è sempre gloria resa a Dio.

20 marzo. La scrittrice appartiene ancora di più a Maria Ss. ora che è entrata nel suo Terz’Ordine. Amare Maria è amare più facilmente Gesù, è stare con Lei ai piedi della Croce.

22 marzo. Le famiglie che si lasciano dominare dalla sensualità e dall’interesse sono origine di sciagure per loro e per la società. La dignità dei genitori viene subito dopo quella di Dio, perché Dio quasi obbedisce ogni volta che dà un’anima ad una carne concepita da loro. Gli sposi che per oneste ragioni non vogliono prole siano casti. Misere quelle famiglie che si formano senza avere il concetto della sacralità del matrimonio. Oggi non si vuol comprendere che il rispetto della Legge di Dio sarebbe benedizione per i genitori e per i figli.

23 marzo. Descrizione della resurrezione di Lazzaro in tre scene: Marta e Maria mandano a chiamare Gesù; Gesù decide di tornare in Giudea da Lazzaro che è morto; l’arrivo di Gesù a Betania e la resurrezione di Lazzaro.

25 marzo. Dio non concede il segno chiesto da chi rinnega e che non comprenderebbe alcuna sua manifestazione. Il nuovo diluvio sarà quello delle crudeltà scatenate dalle forze sataniche. Dio ha mandato la Luce, il suo Verbo, che per molti ha brillato invano, rimanendo come Maestro per quei pochi che lo amano e che avranno la Vita. Gesù come Uomo, celando i tesori della sua Sapienza, rispettò le fasi della vita umana e si cibò di burro e miele (umiltà e nascondimento) prima di diventare il Maestro pronto al Sacrificio, che gli procurò aceto e fiele. La stessa cosa Egli riceve oggi dagli uomini protervi, sui quali il Padre scaglia la sua ira, avendo misericordia solo per i figli rimasti fedeli. Malgrado la severità del dettato, la scrittrice è beata per aver riudito la voce del Padre e si addormenta sentendo la presenza di Maria Ss.

28 marzo. Il Vangelo è sempre lo stesso e non dobbiamo adattarlo ai nostri tempi e alla nostra mentalità. Seguire il Vangelo è eroismo ed è rigenerazione. Come fa l’artista quando crea un’opera, così noi dobbiamo curare i dettagli della nostra vita spirituale per farne un capolavoro. I comandi evangelici dànno la salvezza, i consigli evangelici dànno la perfezione. Il male di oggi è la mancanza di amore. Le colpe dei piccoli formano le colpe dei grandi. Un seme di amore in ogni cuore muterebbe la Terra. Dobbiamo leggere il Vangelo anche nelle sue minuzie e viverlo cominciando dall’amore.

29 marzo. Il tema della Croce, come potenza contro il Demonio, introduce una visione che si articola in tre scene. Nella prima, il giovane Cipriano tenta invano di convincere Giustina a sposarlo, facendo promesse ma anche minacciando. Nella seconda, Giustina è in preghiera nella sua camera e vince forti tentazioni aggrappandosi alla croce, mentre Cipriano, nella sua dimora, celebra un oscuro rito divinatorio. Nella terza scena i due si ritrovano, adulti, nella prigione di Antiochia in attesa del supplizio, essendo Cipriano divenuto cristiano e vescovo. A commento, Gesù riafferma la potenza della Croce e ci invita a brandirla contro le forze del male, ricordando che anche la scrittrice ha sperimentato quel potere. La visione è da includersi nei Vangeli della Fede. La Croce e il Nome di Maria sono la forza nell’ora della morte.

30 marzo. In una spelonca rocciosa Maria di Magdala sta consumando l’ultima ora della sua lunga penitenza e riceve il conforto visibile di Gesù, che rievoca l’unzione di Betania dando nel contempo alla scrittrice la facoltà di vedere la scena; e infine la Maddalena muore in un’estasi eucaristica. A commento, Gesù fa notare che Egli compensa a dismisura le anime che gli sono state generose e amanti sfidando l’incomprensione e il disprezzo del mondo; tuttavia soltanto Lui ha bevuto sino in fondo il calice del dolore e dell’espiazione.

APRILE 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE

7 aprile. La scrittrice riferisce di essere rimasta abbattuta da un intenso sfinimento e di aver visto solo Gesù morire sulla croce. Poi, per consolarsi, descrive nei particolari più minuti il volto di Gesù come lo ha visto la sera prima, quando le si è ripetuta la scena dell’addio alla Madre prima della Cena, e ne confronta alcuni tratti con quelli del volto di Lei. Ha desiderato Padre Migliorini in quest’ora di desolazione.

9 aprile. Gesù rimanda ai dettati sulle profezie che riguardano il tempo presente, per il quale sarebbe perfino inutile dare un segno di potenza divina. Egli trattiene ancora l’ira del Padre e chiede alla scrittrice l’obolo della sofferenza per salvare anime. Lo Spirito Santo, in questo giorno di Pasqua che è il trionfo della Carità, come il Natale ne è la più alta manifestazione, invita la scrittrice a confidare nella vittoria dell’Amore.

9-19 aprile. Note quotidiane della scrittrice sulla “sua” passione, che la tortura nell’anima e nel fisico in una desolazione tanto completa da non poter essere vinta neppure da qualche presenza celeste e dalla rilettura dei dettati. Dio l’ha abbandonata.

20-Maria Ss. le assicura la propria vicinanza in quest’ora di pianto.
21-Scomparso anche quel filo di unione.
22-Sempre desolazione.
23-Desolazione più aspra. Maria Ss. pietosa ma assente.
24-È la ribellione. La scrittrice lascia la propria casa per lo sfollamento imposto dalla guerra. Spezzata dal dolore e annullata come “portavoce”, spreme ancora una inutile preghiera.
25-Non c’è più Cielo per la scrittrice, distaccata anche da Padre Migliorini.
26-Vede un semplice crocifisso di legno. Ama sempre Gesù e deve persuadersi che Egli non l’ama più.
27-Alle sofferenze si uniscono le insofferenze per tutti e per tutto. L’isolamento della scrittrice sfollata da casa. Prega e rinnova le proprie offerte malgrado la tortura dell’assenza di Dio.
28-Sempre nelle stesse condizioni.
29-Neppure la venuta del sacerdote serve a sollevarla.
30-La Comunione la lascia arida. Sembra apparirle la Vergine, ma tornano il buio e il silenzio che la tengono da venti giorni. Interrogativi strazianti e preghiere inutili.

MAGGIO 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE

1 maggio. Nella sua desolazione la scrittrice ha il breve conforto della visione di san Francesco d’Assisi, che la sprona a trovare pace in tanto dolore in virtù di quella dolorosa beatitudine che è la stigmatizzazione dello spirito.

2/3 maggio. Le teorie sono un ostacolo a capire. Padre Migliorini non può capire che salvarsi per un puro atto di fede non è il caso della scrittrice, la quale crede per convinzione d’amore e muore nel sentire respinto dal Cielo l’amore che per lei è vita. 3 maggio. Marta è andata a Lucca per la Festa di S. Croce. La scrittrice ora non può dare a Dio altro che l’offerta farisaica del denaro, non trova conforto in nulla, teme che pregare le procuri un castigo maggiore.

4 maggio. La scrittrice ode la voce di Maria Ss., che in forza della sua maternità spirituale la difende dalla rigorosa incomprensione del fratello maggiore (Padre Migliorini?) e la invita a dormire fiduciosa sul seno di Lei per non vedere il rigore di Dio e la ferocia degli uomini.

5 maggio. Stando in grembo a Maria, la scrittrice non sente più lo strazio dell’agonia fisica, che è una bazzecola rispetto all’agonia spirituale degli ultimi venticinque giorni. L’una e l’altra ci sono ancora, ma tutto è sopportabile in pace.

6/7/8/9 maggio. Quasi morente dopo la Comunione, sente i lamenti disperati di Gesù nel Getsemani, ma non li scrive.
7 maggio. Si decide a scrivere quelle parole di strazio, ma Gesù le dice di farlo solo per sé.
8 maggio. Rilegge il pianto di Gesù e si stringe a Maria.
9 maggio. Il sogno indecifrabile di uno sbarco e il sentirsi come un fuscello nelle mani di Satana la portano a rifugiarsi “verso” il Cielo, non “nel” Cielo che è chiuso per lei.

10 maggio. Ha recitato il Rosario e altre preghiere mariane, ma è di nuovo l’inferno. Prega, crede e ama, ma l’abbandono di Dio è assoluto e la mancanza di un qualsiasi conforto la fa impazzire. Riceve la lettera di una fraterna amica e soffre di non averla vicina. Sente di perdersi e chiede pietà.

11 maggio. Gesù prende con la sua mano ferita la mano della scrittrice per spiegarle che gli innesti si fanno in due modi. Il primo, radicale, fa di una pianta selvatica un albero buono e fruttifero: è l’innesto della Grazia, attraverso i Sacramenti, sull’uomo macchiato dalla colpa d’origine. Se l’uomo ne fa tesoro con la sua buona volontà, riceve un secondo innesto, quello della fusione con Gesù, che è un innesto tanto più sublime ed efficace quanto più vasto è il contatto tra Ferita e ferita. Questo secondo innesto è totale sulla scrittrice, che ora Gesù vuole istruire, facendola scendere per poco dalla croce, su un punto che sta a cuore ad una persona cara. Con ricchezza di immagini, prese dal mondo della natura, Egli illustra l’espressione della lettera di Pietro sul diavolo paragonato ad un leone ruggente che cerca chi divorare. Assicura la scrittrice che nel buio della prova il Sole-Dio, per quanto si tenga nascosto, è attivo sul suo spirito perché non geli. Infine la fa tornare con pace sulla sua croce.

12 maggio. Come a Lazzaro, Gesù ordina alla scrittrice, non morta ma addormentata, di venir fuori. Ella vive perché è confitta in Lui, ma deve uscire dal suo attuale annientamento per respirare. Riprendendo l’argomento del giorno prima, Gesù completa la spiegazione sull’azione e sulla tattica di Satana e la conclude invitando a fare come fece Lui quando fu tentato. E ancora fa tornare la scrittrice al suo posto di dolore, con pace.

13 maggio. Gesù fa notare alla scrittrice che è stata saltata una parola in un dettato sulla Passione e vuole che lei vi ponga rimedio. Prevenendo le acide osservazioni dei farisei di oggi, Egli spiega come e perché viene mitigato un decreto troppo severo di Dio, con riferimento alla sua ora del Getsemani e alla presente atroce prova della scrittrice. Ai mormoratori e bestemmiatori si opponga solo il silenzio. Subito la scrittrice viene ripresa da un’ondata di disperazione, in cui Satana cerca di persuaderla che tutto è falso e che lei è pazza. Maria Ss. vuole farle comprendere le sue sette Allegrezze, che non sono amore egoistico ma sono amore perfetto, e gliele illustra. L’Amore è la parola-chiave della Teologia di Maria, la quale esorta la scrittrice ad amare e a dare lode al Signore in qualsiasi stato ella si trovi, e a perseverare. La scrittrice annota ancora la portata del tormento che ogni volta la riprende senza darle tregua.

15 maggio. La scrittrice è andata in fin di vita per una crisi cardiaca, ma è contenta per le parole della Mamma celeste. Ha deciso di far penitenza per i “disperati” e ripete le giaculatorie che le ha suggerito Padre Migliorini. Vuole tuttavia precisare che l’abbandono di Dio, come lei l’ha patito, non è nella mancanza delle manifestazioni straordinarie, mai desiderate, ma è nel sentirsi separata da Dio; e prova a spiegare che cosa significa pregare il Nulla o sentire che Dio c’è solo per maledire. Oggi sente il Paradiso intorno a sé, perciò è quieta e soprannaturalmente lieta.

16 maggio. Alla scrittrice che ha detto il Rosario meditandolo nei misteri dolorosi Gesù spiega, in risposta ad una obiezione che tutti fanno, perché Egli non ha incenerito i suoi accusatori e carnefici. Se lo avesse fatto, non avrebbe concesso a molti la possibilità di salvarsi; così come non avrebbe fatto un bene alla scrittrice se le avesse levato la vita quando lei glielo chiedeva nella disperazione. Sarebbe invece un bene se lei morisse ora che ha vinto Satana grazie alla volontà di tenere legata a Gesù la parte più santa del suo spirito. Nell’ora della sua Passione, dunque, Gesù ha salvato con la Pietà prima di salvare con il Sangue, perché Egli ha amato come solo Lui poteva amare.

17 maggio. La felicità della scrittrice che rivede Gesù dopo quaranta giorni di tortura.

18 maggio. La scrittrice ha la vista intellettuale del Sangue divino, che un numero sterminato di angeli adoranti stendono sulla Terra sotto forma di un immenso drappo di porpora. Gesù vuol parlare del Sangue anche se oggi si commemora la sua Ascensione, perché è il suo Sangue a far rivivere la scrittrice dopo i quaranta giorni di separazione da Lui. In effetti il Sangue divino non cessa di effondersi sulla Terra ad opera degli angeli, che giubilando lo adorano per i giusti, sperando lo adorano per i non cristiani, piangendo lo adorano per i peccatori che non sono più figli di Dio. La Messa ripete tre fatti della vita di Gesù: l’Incarnazione nella Consacrazione (per le mani di un vergine, come dovrebbe essere ogni sacerdote), la Crocifissione nella Elevazione, l’Ascensione della consumazione delle Specie. È sempre l’Amore che opera. La scrittrice mediti la Messa, contempli il Sangue di Cristo e lodi il Signore consolandosi dopo tanto dolore.

20 maggio. Come aveva fatto per le sette Allegrezze, Maria Ss. illustra ora i suoi sette Dolori, mostrando che ciascuno di essi non fu soltanto un male per Lei, ma rifletteva anche il dolore per le nostre ferite spirituali che Ella, come Madre di tutti i credenti, portava in sé. Ecco perché le sette spade sono sempre e ancora nel suo cuore.

21 maggio. Il mondo perseguita i “portavoce” e odia e accusa i prediletti di Gesù come ha fatto con Gesù stesso. Ma essi sono amati, ringraziati, benedetti e compensati dal Trino Iddio. Gesù ha bisogno della pena della scrittrice.

22 maggio. Facendo osservare una frase che nella Genesi si ripete sei volte, Gesù vuole mostrare che da Dio vengono solo cose buone. Alla scrittrice, perché stia in pace, vengono date le regole per distinguere quando un dolore viene da Dio, quando è permesso da Lui e quando, invece, viene dal Male.

23 maggio. Dio mette alla prova, ma non impone un sacrificio superiore a ciò che è giusto. La buona volontà che tiene pronti all’obbedienza è più penosa del sacrificio che si consuma. Perciò è bontà del Signore nascondere il futuro, che a Gesù come Uomo fu sempre noto, poiché era la Grande Vittima, ma che alle altre vittime viene illuminato quando è il momento. Dio premia il suo fedele come fece con Abramo.

24 maggio. Una Legge e un Patto scritti su una Carne con un Sangue sono conservati sempre vivi in un Tabernacolo, che dà testimonianza dell’onnipresenza di Dio in ogni angolo della Terra. Eppure i fedeli diventano idolatri come al tempo di Mosè. Ognuno purifichi se stesso per fare in modo che la Terra, contaminato altare, sia risantificata nel dolore e nell’amore.

25 maggio. Per suggerimento dello Spirito Santo, la scrittrice fa le sue giornaliere penitenze prima di accingersi a descrivere l’ineffabile visione avuta la sera prima; e il solo ricordo beatifico della visione le annulla la sensibilità corporale, facendole capire perché i martiri sorridevano nel subire i supplizi orrendi. Quindi descrive la visione del Paradiso, con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, il quale fa di Maria Ss. la Sede dell’Amore; e poi gli angeli e i beati; e infine la creazione delle anime per i corpi concepiti e il giudizio delle anime che tornano al termine della vita terrena. Comprende che il Paradiso è Amore e che tutto è fatto per l’Amore, e benedice l’Amore. La scrittrice ha voluto poi confrontare questa visione con la precedente descritta il 10 gennaio e non vi ha trovato discordanze. A commento, Gesù dice che in Paradiso vi sono unicamente i “vivi” per spirito di Giustizia e di Carità.

26 maggio. Riprendendo un’espressione di Isaia, lo Spirito Santo celebra il tesoro del Pane e del Vino che levano ogni fame e ogni sete. Il Pane è la Carne nata nel seno verginale di Maria e il Vino è il Sangue la cui sorgente è nel suo Cuore immacolato. Tesoro donato dall’Amore, come Verbo incarnato non si è risparmiato nel redimere e come Cibo ci attende sempre per corroborarci.

27 maggio. Gesù invita la scrittrice a conversare con il Maestro suo in questa vigilia di Pentecoste, poiché la Sapienza non si comunica ai giganti della scienza o del potere, i quali possono meritare la predilezione del Signore solo con una vita retta.

28 maggio. Nel giorno di Pentecoste la scrittrice vede e descrive la Discesa dello Spirito Santo su Maria Ss. e sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo.

29 maggio. La scrittrice può bere l’amore direttamente dal petto squarciato di Gesù, che la conforta assicurandole che il suo soffrire vale più di ogni altra cosa. Quindi le dà il programma di sofferenza per ogni giorno della settimana. I primi tre giorni sono di penitenza per il Sacerdozio e per tutti i consacrati. I sacerdoti sono gli elementi vitali per la massa dei fedeli, e la vista del loro esercito pieno di ignavi e di disertori scatena in Gesù una severa invettiva. Il mercoledì è per i fratelli disperati, veri poveri, soli e malati. Il giovedì è per gli idolatri, inclusi coloro che ancora non conoscono Gesù e la sua Chiesa o che si sono staccati da essa, e coloro che hanno il culto della ragione o del sentimento. Il venerdì è per le anime purganti, perché siano presto introdotte nella beatitudine. Il sabato è il giorno della Mamma, alla quale siano offerte le sofferenze per i peccatori. Non resta alcun giorno per la scrittrice, alla quale pensano Gesù e la Mamma.

30 maggio. Partendo da una frase che la scrittrice ha letto nel libro di Giuditta, Gesù spiega che quando si persegue un retto fine diventano buone quelle cose che in genere possono indurre a peccare, come la bellezza fisica, un convito, il contatto con impuri e il rapporto con i peccatori. Bisogna amare il prossimo, anche se è malvagio, e chiedere aiuto a Dio, come fece Giuditta, per avere fermezza e forza contro ogni tipo di tiranno.

31 maggio. Alla scrittrice che aveva visto di colore diverso tra loro le anime che venivano create nel Paradiso, Gesù spiega che Dio Creatore, come ha regolato l’universo in un’armonia di leggi, così provvede ad un ordine nell’umanità dando alle anime facoltà e temperamenti diversi. L’uomo, invece, non ubbidisce all’ordine messo da Dio, così come non osserva i suoi comandamenti, e in tal modo crea il disordine.

GIUGNO 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE
2 giugno. La scrittrice ha sofferto da morire il mercoledì e il giovedì, giorni di penitenza per i disperati e per gli idolatri. Oggi, primo venerdì del mese, riceve la visita del parroco del luogo, ma sente la mancanza di Padre Migliorini. La sera prima ha avuto la visione, che ora descrive, di un monastero di clausura, nel quale si svolge la manifestazione del Sacro Cuore di Gesù a suor Margherita Maria. Poi riferisce come Gesù le ha fatto trovare, perché lo leggesse per suo conforto, un libro di S. Caterina da Siena. Quindi riporta le parole di Gesù sulla difficoltà di convertire certi cuori saturi come vasi colmi fino all’orlo. Infine rivede Gesù dal Cuore radioso circondato da molti santi: Gesù stesso presenta le tre sante messaggere del suo Cuore (Geltrude, Margherita Maria e Veronica), parla di Giovanni come il primo di tutti i santi che hanno compreso il suo Cuore e benedice quanti, come la scrittrice, hanno amato il Cuore e la Croce di Gesù.

3 giugno. Alla scrittrice, che ogni sabato fa l’ora della Desolata, Maria Ss. illustra tutto quanto Ella ha sofferto tornando alla casa del Cenacolo dopo la chiusura del Sepolcro; e al dettato si accompagna la visione. Segue la descrizione di una riunione degli apostoli con Maria Ss. e con molti discepoli nel Cenacolo, dove Pietro commemora la Cena del Signore e celebra una delle prime Messe, servendosi di un cofano che è insieme reliquario della Passione e primo tabernacolo, e che è custodito da Maria Ss.

7 giugno. La scrittrice spiega la differenza tra il vedere e l’udire per gli altri e il vedere e l’udire solo per sé; e descrive la presenza di Gesù che oggi è tutto suo. Gesù è per lei più di un padre e di uno sposo. È disposta a patire qualsiasi cosa pur di far conoscere la Madre sua.

11 giugno. Le vittime devono vivere con equilibrio sul piano spirituale. L’equilibrio non fa cadere l’anima quando assalti e urti la fanno ondeggiare. Il piano spirituale vive nell’atmosfera della Carità, che illumina l’anima e la fa operare nei modi configurati dai quattro animali della teofania di Ezechiele. La scrittrice non può uscire dal suo equilibrio se non vuole: non si turbi mai pensando di essere inadeguata e imperfetta. L’eroismo umano è un episodio nella vita, l’eroicità delle virtù dei santi è la vita stessa. L’eroe dello spirito non ha pensieri umani ma ha soltanto il pensiero dell’amore di Dio e dell’interesse di Dio. Se lo spirito vive nella pace e nella gioia, la carne deve invece soffrire per poter salvare. Il Cristo in Cielo soffre ancora di vedersi disamato e di dover lasciare soffrire coloro per i quali, però, è pronta la ricompensa.

12 giugno. Amare il dolore è già perfezione, ma le vittime arrivano a chiedere il dolore. Quando il dolore dura nella sua severità e prolifica, per poter perseverare nella missione di vittima bisogna uscire dal concetto del tempo ed entrare nell’attimo eterno di Dio, e su di esso misurare il dolore. L’esempio della martire Cecilia.

13 giugno. La vista di un Cuore fulgidissimo, che prende la forma di un’Ostia viva, resta alla scrittrice anche quando sopravviene un violento attacco cardiaco. Nell’offrire questa sua sofferenza al posto della quotidiana penitenza, lei si affissa su immagini sacre per poter morire in un atto d’amore. A commento della visione spirituale, Gesù definisce l’Eucarestia “cuore del Cuore di Gesù”, perché il suo Cuore fu la matrice in cui Essa si formò.

14 giugno. Nennolina, la bambina santa, ora che è in Paradiso possiede una sapienza degna del più dotto e più longevo dei mistici dottori. In Paradiso non vi è nulla di imperfetto. Gli spiriti non hanno età e sono incorporei fino alla risurrezione della carne. Alla scrittrice che si rammarica di dover interrompere le preghiere per mettersi a scrivere, Gesù risponde che Egli la rapisce dalle sue devozioni per tuffarla nell’orazione, come fa l’aquila quando ai suoi nati insegna a volare. Quindi Gesù le detta l’Ora Santa, che si compone di quattro meditazioni: la prima è un invito a lasciarsi lavare dal Sangue di Colui che si è fatto tutto amore per noi; la seconda è un invito a non tradire Colui che non ha mai sprezzato o abbandonato alcuno; la terza è un invito ad amarci tra noi come Egli ci ha amati fino a farsi Cibo per la nostra vita spirituale; la quarta è un invito a restare uniti a Lui e alla sua dottrina per chiedere e ottenere ciò che è buono.

15 giugno. Per i critici malevoli Gesù spiega alcune espressioni dell’Ora Santa dettata il giorno prima. Esse riguardano la natura dell’anima (con richiami alla risurrezione di Lazzaro e a quella del figlio della vedova di Sarepta) e la richiesta per noi della sua stessa gloria (con un rinvio alla sua estrema preghiera, che insegna le sette virtù). Gesù difende il suo “piccolo Giovanni” e dedica l’Ora Santa a tre persone vicine. La scrittrice si è sentita abbracciare da Lui.

16 giugno. In un momento di grande sofferenza morale per le privazioni e le insicurezze dello sfollamento, ma soprattutto per il risorgente atroce interrogativo se lei è un’illusa e se si salverà, la scrittrice, che tuttavia è riuscita a fare l’ora di adorazione notturna con Paola e Marta, è confortata dalla bontà del Signore, che le fa trovare sulla “Filotea” la descrizione della prima apparizione di Gesù a Margherita Maria Alacoque in tutto uguale alla visione che lei ne ha avuta il 1° giugno. Quei pensieri torturanti restano insieme con la sofferenza fisica, ma non la fanno impazzire perché sa di essere tra le braccia di Gesù.

20 giugno. Per farle dimenticare le cattiverie degli uomini, Gesù invita la scrittrice a contemplare le stelle, che con il loro linguaggio di luce parlano di Dio, il quale si svela a chi lo ama e a chi nell’amore consuma la propria umanità. Le stelle sono irraggiungibili, ma la Stella-Dio ama tanto la scrittrice da farsi raggiungere da lei, che la conosce perchè ha la capacità di amarla.

21 giugno. Ai suoi prediletti, sui quali si riposa e si consola, Gesù dedica una parabola sull’amore. Lo sposo è pieno di premure e attenzioni per la sposa nel periodo del fidanzamento, ma il loro amore sale di un grado quando la sposa diventa moglie, perché i due diventano uno solo. Ciò corrisponde ai due primi periodi degli sponsali mistici. L’unione degli sposi si perfeziona infine quando essi, divenuti padre e madre, si amano nella loro creatura, e la sposa diventa anche madre, sorella e confidente del consorte, del quale condivide in pieno non solo le gioie ma anche i dolori. Ecco perché la scrittrice, che è arrivata a questo stadio mistico e ha dato figli a Gesù con il suo operante amore, riceve da Lui sia il sorriso che il pianto, potendo accogliere e comprendere l’uno e l’altro. (E Gesù non ha mancato, per inciso, di richiamare gli sposi di oggi al dovere della fedeltà nel matrimonio, che è indissolubile). Al termine del dettato la scrittrice vuole spiegare che cosa lo ha provocato: lei non riusciva a capire perché Gesù, sempre tanto buono, non le aveva concesso la grazia, richiesta con forte insistenza, di farla morire anziché permettere che ella lasciasse la sua casa.

22 giugno. La scrittrice non si sente sicura nel luogo in cui l’hanno fatta sfollare per la guerra ed ha una vera paura di morire lontana da casa e dal Padre Migliorini, che ringrazia di tutto quello che ha fatto per lei e gli affida alcune sue volontà. Più tardi Gesù la conforta assicurandole che non è una colpa il suo soffrire. Anzi, proprio l’unione con Lui-Perfezione è la causa del dolore per le proprie imperfezioni. Sarebbe un male se ella si allontanasse da Gesù per il timore di averlo disgustato.

23 giugno. La somiglianza fisica di Teresa del Bambino Gesù con lo stesso Gesù Bambino - nel ritratto sulla copertina del libro “Storia di un’anima” - vuole riflettere quella somiglianza spirituale con l’infanzia di Gesù che fu la forma di santità di Teresa. I santi, infatti, sono di diversa personalità spirituale per poter essere modelli da seguire. Questo l’argomento del dettato che la scrittrice ha scritto mentre lo riceveva per riportarlo fedelmente, potendo invece rimandare la descrizione di una visione avuta la sera precedente, quando non ha potuto fare l’Ora Santa a causa di dolori feroci. Quindi descrive la visione (ma non è la prima) della morte di Gesù in croce.

24 giugno. Sentendo crescere il male fisico e il male morale, tanto da temere di non farcela, la scrittrice chiede a Gesù la “grande pietà” di riportarla nella sua casa. Più tardi Gesù le illustra tre tempi nel dolore della Madre sua dopo la morte del Figlio: dapprima è dolore di donna e madre, poi è dolore di credente, infine è dolore della Figlia di Dio. Gesù deve essere l’unica speranza per la scrittrice, la quale annota, dopo il dettato, che da due mesi si trova in un inferno, lontana dalla sua casa in cui respirava un’aria di Cielo, in specie al momento della Comunione, quando vedeva Gesù accanto a Padre Migliorini.

25 giugno. Facendo il paragone con un’operazione chirurgica, che può essere sopportata con o senza l’aiuto di anestetici, Gesù dice che il dolore delle anime è più meritevole quando è accettato senza che Dio intervenga ad attutirlo spiritualmente. Neppure gli angeli possono ciò che possono gli uomini: fare la volontà di Dio come l’ha fatta Gesù, cioè nel dolore. La scrittrice non si preoccupi se piange, perché anch’Egli ha gemuto nel fare la volontà di Dio.

26 giugno. La sofferenza ha fatto perdere coscienza alla scrittrice. Tornata in sé, ha il conforto della presenza visibile dell’angelo custode. La voce del suo Maestro le spiega che l’angelo di ogni creatura adora in essa, se è in grazia, Dio che l’abita; altrimenti non può fare altro che venerare piangendo l’opera profanata del suo Creatore. L’angelo della scrittrice serve ad infonderle speranza, l’unica delle tre virtù che in lei vacilla, poiché la sua fede è sicura e il suo amore è vivo. In una sua nota la scrittrice descrive l’aspetto e la posizione dell’angelo, che è in atteggiamento adorante mentre ella non fa altro che pregare.

27 giugno. Le anime che Gesù predilige ricevono il comando dato ad Abramo. Chi è chiamato alla “nuova terra” sente molto il dolore per le incomprensioni e le accuse dei parenti dai quali si è staccato. A lui si chiede l’ubbidienza di uscire e di andare verso la terra che gli sarà mostrata come premio celeste, senza alcun compenso di benessere terreno. Questo devono capire la scrittrice e tutti coloro che l’elezione consacra nel chiostro o nel mondo.

29 giugno. La scrittrice è rimproverata per una sua disubbidienza: lo ha fatto per un motivo di amore, e perciò è perdonata, ma non deve farlo più. Poi Gesù imposta la sua lezione sulla parabola delle mine. La vita che ciascuno di noi vive è irripetibile ed è come una moneta di eternità che serve a conquistare l’Eternità. A seconda di come l’avremo spesa, entreremo subito nel Regno di Dio, o vi entreremo dopo una purificazione, o ne rimarremo per sempre esclusi. L’Amore, che è la natura di Gesù, tempera la Giustizia dando al peccatore il tempo di emendarsi. Solo una piccolissima parte sa apprezzare la moneta della vita e sa farla fruttare al massimo.

LUGLIO 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE

1 luglio. Giovanni testifica che Gesù ha effuso per noi tutto il suo Sangue. Vero Dio e vero Uomo, Egli morì realmente rendendo l’anima al Padre e versando tutto il Sangue del suo vero Corpo, che si era formato e nutrito nel seno della Vergine sposata allo Spirito. Questa è la fede da opporre al mondo che nega. Questo è il Sangue che lava e salva. E la dolce voce di Giovanni rapisce verso il Cielo la scrittrice, che ricorda l’anniversario dell’offerta totale di sé.

2 luglio. Cercare Dio significa averlo già in sé, come quando Maria Ss. cercava il suo Gesù smarrito. Dio è sempre dove è grazia, perché la grazia è amore e quindi desiderio di Dio. Solo dove essa manca, Dio non giunge. La scrittrice non si affanni a cercare Gesù perché già lo possiede, e se le sembra che non ci sia è perché Egli la sta associando a Sé nel fare gli interessi del Padre. Ella è la sua sposa, coronata delle stesse sofferenze di Lui.

3 luglio. Non la sontuosa cattedrale costruita dalla mano dell’uomo, ma lo spirito creato dalla potenza divina è tempio dell’Altissimo. La Ss. Trinità opera prodigi in chi l’accoglie, umiliando coloro che si credettero grandi e avversarono le anime a Dio dilette.

4 luglio. La scrittrice non è in grado di ricevere alcun dettato a causa di crisi tremende. Il suo tormento, offerto per le anime disperate, è acuito da una lotta contro Satana che vorrebbe farle simulare le parole del Maestro per uno scopo umano.

5 luglio. Un grande regalo le farà Gesù, che l’ama come nessun’altro. Per l’anima eletta i piccoli conforti sono come fiori che dànno diletto ma non nutrono. Ben diversi sono i fiori dei sentieri di Gesù, nati dal pianto e dal sangue. La scrittrice è ormai la sua sposa, che in Lui soffre e gioisce, e in Lui trova l’amore che medica le ferite date dagli uomini ma non quelle date da Lui, che sono dono da non distruggere e spasimo che indìa. Più tardi Gesù le dice che deve guardare le creature con l’occhio di Lui per poter perdonare coloro che vogliono restare nelle tenebre e per cercare di estrarli dalle loro tenebre con il richiamo alla Luce. Sia generosa nel superare ogni ripugnanza per guardare, compatire, perdonare, amare; e dopo aver provato il ribrezzo per il Nemico che l’aveva tentata, riposi nella pace che emana da Gesù.

6 luglio. Una confortevole visione di Nennolina. Un “fiore” di Gesù alla scrittrice che aveva saputo respingere Satana nella tentazione di ricorrere ad una menzogna.

7 luglio. Gesù vuole che la scrittrice appartenga solo a Lui, che provvede a spezzare i suoi legami terreni dove lei non riesce a farlo con assoluta generosità. I vocati sono dei “segregati”, secondo un’espressione di Paolo. Divengono stranieri agli altri, ma rimangono uniti a tutti nell’amore perfetto.

8 luglio. A conforto del suo agonizzare di corpo e di anima, la scrittrice vede e descrive l’Assunzione della Vergine, il cui corpo viene portato in Cielo dagli angeli. A commento, Maria Ss. assicura alla scrittrice, rimasta priva del sacerdote e di altre persone care, che non sarà mai sola, così come Lei ebbe l’assistenza degli angeli nel momento del beato transito.

9 luglio. Ancora letificata dalla visione dell’Assunzione di Maria Ss., che le impedisce di meditare sui dolori di Lei, la scrittrice non è riuscita ieri a fare l’Ora della Desolata come ogni sabato.

11 luglio. Ieri è stata festa perché è venuto Padre Migliorini. Comunione ben fatta con la presenza visibile di Gesù. Sempre vivi i tormenti fisici e morali della scrittrice esiliata, che però è in pace. Ma il Signore si affretti a riportarla a casa.

12 luglio. La scrittrice annota la grande dolcezza di una visita sensibile della Mamma, che scambia tenerezze con lei senza dir parola. Ella aveva pensato all’inizio che fosse S. Teresa del Bambino Gesù, perché la stava pregando. Più tardi, Maria Ss. le dice di essere venuta nella veste di Regina del Carmelo e le assicura l’amore delle sante carmelitane, come è appunto Teresa.

13 luglio. Gesù dice che non soltanto la morte del peccatore è orribile, ma lo è anche la sua vita, malgrado certe apparenze. Coloro che per grazia speciale vedono la perfezione del male nell’intimo del peccatore impenitente e ostinato ne hanno orrore e ripugnanza; ma ad imitazione di Gesù bisogna superare tutto con quell’amore vero ed eroico che mira solo a salvare. A sera, S. Teresa del Bambino Gesù viene a ricordare alla scrittrice gli aspetti dell’agonia salvifica di Gesù, cui loro due si sentono associate. Dio è contento della scrittrice, che è “piccola” per la sua semplicità ed è “adulta” per l’eroismo di voler essere “vittima”: il duplice amore che la mette con Gesù nella culla e sulla croce. La scrittrice spiega come le si è manifestata S. Teresa del Bambino Gesù e quale conforto ha avuto dalla sua presenza sensibile.

14 luglio. Tutti gli uomini hanno l’immagine di Dio ma non tutti hanno anche la somiglianza con Lui. Prima di spiegare questo assunto, Gesù deplora l’ignoranza tra i credenti, che è conseguente e non conseguente: l’ignoranza conseguente non è una colpa, come lo è invece l’ignoranza non conseguente. Il soffio dello spirito dà all’uomo l’immagine di Dio. Quando lo spirito non ha più vita, a causa di una colpa mortale, l’uomo conserva l’immagine di Dio ma perde la somiglianza con Lui. Ecco perché Gesù ha detto che dobbiamo essere perfetti come il Padre. Dopo aver riportato il dettato di Gesù, la scrittrice riprende a descrivere l’aspetto di S. Teresa del Bambino Gesù come le si è manifestata la sera precedente, ricorda le apparizioni di altri santi, riconosce come propri maestri soprattutto la santa carmelitana e S. Francesco, e termina ricordando la propria offerta all’Amore. Al Signore chiede non la gloria delle visioni ma la grazia di amarlo sempre più.

16 luglio. La bontà di Dio è tanto perfetta da compatire gli uomini anche quando vanno contro ragione. Ma noi non dobbiamo abusarne. Gesù ci invita ad essere figli, fratelli e amici buoni con Lui che ci è Padre, Fratello e Amico.

19 luglio. Le beatitudini sono diverse, poiché in ogni beato può prevalere una data virtù su tutte le altre, ma il premio è sempre lo stesso: godere Dio. In particolare bisogna intendere rettamente la beatitudine dei poveri di spirito, che sono coloro che sanno liberarsi dalla schiavitù delle dovizie e delizie terrene e delle facoltà personali per farne strumento di bene per gli altri e di conquista spirituale propria. L’esempio di Zaccheo.

20 luglio. Se Dio dà pace, chi è colui che può condannare? Ma così non dicono quei dottori che sanno tutto alla lettera e non comprendono lo spirito della lettera, che badano alle forme ma non vedono il cuore, come quando giudicarono insufficiente il pentimento di Zaccheo. Perciò condannano i prediletti di Dio che, sapendo solo amare, meritano di vedere e riferire ciò che loro non sanno contemplare e non possono trasmettere. Bisogna invece benedirli questi apostoli minori che Gesù sceglie tra le nullità, pretendendo da essi amore, fedeltà e umiltà. Nessuno può condannarli.

21 luglio. La scrittrice sente avvicinarsi la burrasca delle tentazioni, che facendo affiorare le nostalgie potrebbero innestarla nella vita comune, mentre la sua vera vita è altrove. Ripassa nella mente le visioni avute e chiede aiuto ai celesti intercessori. Riceve una lettera di Suor Saviane, che la conforta come se quella suora illuminata sapesse tutto di lei. Poi apre la Bibbia e legge un salmo, che Gesù applica al suo stato. La invita a non aver paura ed a sperare sempre in Lui. Le promette una consolazione soprannaturale che la stupirà. Le ricorda che deve amare chi la odia e che il distacco dagli uomini la unisce di più a Lui. Sia fedele fino al martirio, perché la fedeltà assoluta è un comandamento speciale dato alle “voci”. Avrà vita in  terra, vivendo ciò che il Maestro insegna, e vita in Cielo. Nel cuore di Gesù sono i dilettissimi che testimoniano di Lui nel mondo insatanassato.

22 luglio. Una lunga visione. Nelle catacombe, con i loro meandri e vari ordini di loculi, affluiscono molti cristiani di ogni età e condizione sociale, che si radunano in un ambiente centrale, spazioso e decorato, dove il Pontefice celebra la Messa con l’assistenza di preti e diaconi. All’omelia il Pontefice commenta la parabola delle vergini applicandola a tutte le anime che il Sangue di Cristo e la Grazia riverginizzano e infine parla di una vergine che ha fatto una sua scelta. Al termine, tutti salutano la vergine, che è Cecilia, ed escono, mentre lei viene accompagnata alla casa dello sposo Valeriano, dove si celebra lo sposalizio secondo il rito pagano. Quando gli sposi si ritrovano soli nella camera nuziale, Cecilia rivela a Valeriano di essere cristiana e vincendo le sue resistenze riesce ad accendere in lui, con la lettura di brani del Vangelo, un amore di natura sovrumana e il desiderio di farsi cristiano. A commento, Gesù fa notare la forza della fede in Cecilia ed esalta la vocazione e la missione dei vergini, dando una lezione sulla natura e sul valore della purezza, che riguarda anche il coniugio ma che il mondo non comprende e disprezza.

23 luglio. La visione avuta il giorno precedente prosegue ora con il battesimo di Valeriano e di suo fratello Tiburzio per mano del Pontefice Urbano, ma soprattutto ad opera di Cecilia. Poi i casti sposi tornano nella loro casa patrizia, che non ha più gli ornamenti pagani e dove sono raccolti molti poveri. La visione, che cessa sul canto armonioso di Cecilia, è seguita da un’altra visione in due scene: nella prima è Cecilia in preghiera che apprende l’avvenuto martirio di Valeriano; nella seconda è Cecilia che muore dopo aver subìto il martirio. A commento, Gesù riafferma il prodigio della fede e della purezza. Il matrimonio deve essere scuola di elevazione, in cui il coniuge migliore deve adoperarsi perché l’altro diventi buono. Cecilia non si è accontentata di essere di Gesù, ma ha voluto portare a Gesù anche lo sposo. Non le prediche, ma le virtù santificano.

25 luglio. Ieri non vi è stato dettato, ma non sono mancati i favori celesti, tra i quali un profumo che viene ben descritto. Il dettato di oggi riguarda l’altare dei profumi come è prescritto nel libro dell’Esodo. Sotto la metafora dell’altare biblico Gesù spiega alla scrittrice come lei deve essere e come deve comportarsi nella sua missione di immolata per il bene del genere umano. luglio. La purezza di cuore è cosa tanto delicata da richiedere una sorveglianza costante e attenta. Gesù spiega in che modo possono macchiarsi di impurità l’amore a Dio e al prossimo, la misericordia, la preghiera, la mortificazione, il desiderio di possedere i doni di Dio e la santità.

26 luglio. «L’amore, la misericordia, la preghiera, la mortificazione, il desiderio di possedere i doni di Dio e di possedere la santità, sentimenti innegabilmente degni di lode, possono macchiarsi di impurità che li guasta e li fa non accetti a Dio.

28 luglio. Dio esaudisce le preghiere di chi è ubbidiente nel fare la sua volontà. Gesù stesso ha voluto redimere attraverso l’ubbidienza totale alla volontà del Padre.

29 luglio. I cristiani che volontariamente e con amore generoso offrono la propria vita al dolore continuano l’opera del Verbo, e se subiscono il rigore divino in terra avranno gioia eterna in Cielo.

30 luglio. Rispondendo ad un’interna osservazione della scrittrice, Gesù dà alcune spiegazioni sull’aspetto del proprio volto: sulla via del Calvario, da morto sulla pietra dell’unzione, impresso nella Sindone.

31 luglio. “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Gesù spiega che si tratta non solo dei morti nello spirito, ma anche delle anime apatiche e deboli che non riescono a lanciarsi verso il Bene; e ai suoi discepoli fedeli indica la via del totale distacco da tutto ciò che non sia Lui. La scrittrice sia una “viva” e si occupi solo di Gesù-Vita.

AGOSTO 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE

2 agosto. La scrittrice non sa spiegare quel fenomeno, simile ad una “scossa”, che lei avverte quando sta per ricevere una grazia. Lo ha avuto stamane. Rimasta in un languore fisico, ma con le facoltà spirituali ben deste, è sprofondata in una visione di angeli che facevano corona al candido splendore della Madre di Dio. A commento, Gesù celebra la Madre sua gloriosa in Cielo, Arca chiusa e Porta di Dio, mezzo per ottenere ogni dono e per conseguire ogni conoscenza: bisogna andare a Gesù passando per Maria. A quelli che invece si allontanano da Lui applica un passo di Ezechiele: i “leviti” che vanno dietro agli idoli sono sostituiti dagli eletti “figli di Sadoc”, mentre essi restano con il ruolo di semplici custodi.

3 agosto. Il Signore non è nel vento forte ma nell’aura leggera. Ciò significa che lo troviamo non nelle cose grandiose, ma nelle piccole cose della vita terrena che facciamo servire per la vita eterna, amando il dolore quando viene dalla volontà di Dio (e in questo caso dà pace) e sopportandolo con pazienza e carità quando viene dall’uomo. Proprio la pace è l’aura leggera che attesta la presenza di Dio. Dobbiamo allora metterci a servirlo lottando contro il Nemico comune e contro il nemico che è in ciascuno di noi. La vita è guerra, la vittoria è il Cielo. Dopo il dettato di Gesù, la scrittrice annota la gioia di aver avuto la presenza tutta materna di Maria Ss. accanto al suo letto. Ad imitazione di S. Teresina, ella si abbandona come un bimbo sul seno di Maria, certa di trovarvi Gesù.

4 agosto. Da quando la Misericordia si è unita alla Giustizia, Dio ci parla con inesausta pazienza per ricondurci al bene. Se Gesù ha detto all’uomo di perdonare innumerevoli volte, Egli stesso lo fa perfettamente. La debolezza dell’uomo è soccorsa da quella grande forza soprannaturale che è la Comunione dei santi, che è comunione degli spiriti “vivi” della Terra e del Cielo a beneficio dei “poveri” di Grazia che sono sulla Terra. Le indulgenze vengono applicate attingendo al tesoro della somma dei meriti dei giusti, uniti ai meriti del Cristo e moltiplicati da questi, in modo da essere inesauribili. Anche se le indulgenze fossero applicate erroneamente, le anime non resterebbero mai ingannate nella loro fede. Ogni

6 agosto. Amare e servire Dio è molto di più che amare e servire un uomo. La scrittrice è arrivata a capirlo grazie al metodo educativo che Gesù ha usato con lei, basato su una saggia severità che rende forti. Nel vuoto che Gesù le aveva fatto intorno, era rimasta la croce come suo unico sostegno, ed ella vi è salita per gradi fino a raggiungerne la cima, dove ha conosciuto il vero bene e il vero amore. Si può amare soprannaturalmente pur essendo poveri e pur essendo dal mondo ignorati e isolati, secondo l’esempio di perfezione della Madre di Gesù. I doni vengono da Dio, ma l’amore è merito nostro.

7 agosto. Una visione avuta in due tempi. Nella prima parte, ambientata nel Tempio di Gerusalemme, è in scena un personaggio descritto minutamente nei tratti semitici e nell’abito di notabile giudeo. Si tratta di Gamaliele, il quale viene affrontato da Saulo, un giovanotto anch’egli ben descritto, con il quale è in disaccordo nel giudicare i seguaci del Cristo. La seconda parte si svolge nell’aula del Sinedrio, dove viene condannato Stefano, che subisce le angherie degli aguzzini, mentre Gamaliele abbandona l’aula facendo imbestialire Saulo. Quindi viene descritta la lapidazione di Stefano, che è stato trascinato fuori le mura. La conseguente decisione di Saulo di iniziare a perseguitare i cristiani chiarisce che si colloca qui la prima parte della visione.

8 agosto. La vita terrena di Gesù fu una continua epifania, non solo per le grandi e note manifestazioni, ma anche per le virtù umane manifestate in trent’anni di vita nascosta. Egli “cresceva e si irrobustiva” anche nella parte superiore, perché, per un mistero di amore e di giustizia che solo pochi possono comprendere, aveva posto in limiti umani la pienezza della Sapienza e della Grazia. Le grandi manifestazioni, poi, furono la Nascita, la Presentazione al Tempio, l’Adorazione dei Magi, la Disputa fra i dottori, il Battesimo al Giordano, la Trasfigurazione, la Risurrezione e l’Ascensione al Cielo. Ad ogni manifestazione corrispose la santificazione di coloro tra i presenti che avevano buona volontà. In questo suo dettato Gesù illustra la santificazione soprattutto dei pastori della Natività e quella di due personaggi che pervennero ad essa per strade opposte: Gamaliele e Saulo. Anche alla scrittrice Gesù si è manifestato in vari modi e continuerà a manifestarsi fino a farla sua sposa, ornata come Ester e amata più di tanti altri che si credono favoriti. A sera, Gesù aggiunge una nota sulla memoria congiunta che la Chiesa fa di Gamaliele e di Stefano.

9 agosto. Da Gesù la scrittrice riceve doni su doni, dei quali prende diletto senza comprenderne il valore culturale, che altri possono apprezzare con più scienza e meno amore. Lei resti sempre bambina e sia generosa nel dare i suoi tesori. Dopo aver chiarito per quale motivo Gesù le ha detto questo, la scrittrice ricorda la recente visita di Padre Migliorini che le ha dato pace, anche se è impossibile cancellare il ricordo dell’inferno vissuto nel periodo dell’abbandono divino e che si ravviva nel correggere il fascicolo dattiloscritto della cronaca di quei giorni. In compenso, trova conforto nel rileggere certe altre pagine che riportano visioni e dettati.

10 agosto. È vero che neppure in Paradiso si può dimenticare quell’ora d’inferno vissuta sulla Terra, come la scrittrice ha osservato il giorno prima. Tuttavia qualsiasi ricordo di mali terreni non disturba la luce e la pace che si godono in Paradiso, dove quel ricordo diventa motivo di carità operante. Perciò la scrittrice non dica di voler dimenticare la Terra quando sarà in Cielo, ma fin da ora pensi da “figlia di Dio”. La lezione, tanto dolce, è venuta dal Padre santissimo, e la scrittrice farà del tutto per adeguarvisi. Più tardi è Gesù che parla. Portando l’esempio del padrone della barca, che nei momenti di burrasca resta al posto di guida che non affida a nessuno, Egli le ricorda di essere sempre intervenuto a salvarla quando lei si è trovata nei maggiori pericoli. Lo ha fatto anche nel periodo tremendo dell’abbandono divino, ma lei non era in grado di avvertirlo. In Cielo sarà noto il motivo di grande amore di certe burrasche permesse da Dio. Lei però non esca mai dal cerchio delle braccia di Gesù. Malgrado una forte crisi cardiaca, avuta due ore dopo questo dettato, la scrittrice vuole scrivere la rassicurante risposta di Gesù ad un suo pensiero: nei giorni in cui non poteva dirgli neanche una parola, lei pregava ugualmente perché non ha mai cessato di amare.

11 agosto. La scrittrice interrompe una breve nota sulla situazione che si sta vivendo (guerra e sfollamento) perché Gesù vuole che lei “veda”. Dopo un’ora, in una sosta del “vedere”, pensa alle virtù da praticare e riceve dalla Mamma una lezione sulla perfezione del distacco: essa consiste nel liberarsi del proprio modo di pensare, soprattutto dei risentimenti, che sono frutto per metà di una sensibilità eccessiva e per metà dell’egoismo. Infine può scrivere ciò che ha visto. È la ripetizione di tutta la Passione di Gesù dal Getsemani alla morte sul Calvario, che lei non descrive di nuovo, ma ne fissa solo alcuni aspetti che ora ha potuto notare meglio. Fa poi osservare che le visioni sono estranee alla sua volontà e spiega il motivo che ha provocato il dettato di Maria Ss., concludendo di aver capito che deve sempre di più rinunciare a

14 agosto. In una nota riservata al Padre Migliorini la scrittrice ripensa alla propria facoltà di vedere nell’intimo delle persone e si esamina quasi per un senso di colpa. Il fenomeno le si presenta particolarmente doloroso nei confronti del cugino, del quale vede l’animo insatanassato e che, a differenza della figlia Paola, non mostra per gli scritti l’attrazione di prima.

15 agosto. La scrittrice è stata confortata dalla contemplazione dell’Assunzione della Vergine già descritta l’8 luglio. Questa volta si sofferma a descrivere la casetta, notando che si trova in un uliveto. Si bea della visione angelica e prega. Ripensa poi alle visioni dei giorni passati e alle parole di Gesù, rigustandone la freschezza. Nel tesoro degli scritti può scegliere le gemme che si adattano ad ogni bisogno o stato d’animo.

16 agosto. Nel timore di poter subire un inganno di Satana, la scrittrice ha voluto confrontare due visioni della Passione, scritte a distanza di tempo, e le ha trovate uguali, rassicurandosi.

19 agosto. Alle tristezze della scrittrice, che sente riaffiorare il gusto atroce dell’abbandono divino, Gesù risponde con un salmo davidico, che le fa riscoprire l’ebbrezza gioiosa del dolore perché è lo stesso dolore del Cristo. Poi le detta una preghiera che è un atto di riconoscenza per il dono del dolore, da offrire per il bene di tanti ad imitazione del Redentore e della Madre sua Corredentrice.

20 agosto. Prevenendo le obiezioni dei dottori difficili, Gesù mostra con ampie citazioni che gli episodi sconosciuti, che Egli svela, della sua vita pubblica sono sottintesi nei Vangeli. La sua bontà ha donato l’Opera per farci destare dal letargo spirituale. Ad un’altra obiezione risponderà domani.

21 agosto. Perché, dunque, proprio a lei il dono di questi scritti? Per dirla con Paolo, è perché le membra più deboli e più ignobili sono le più necessarie e le più onorate. La scrittrice si ritiene sinceramente una nullità, ma ha la capacità di un amore totale. I prediletti sono sempre i bambini, proposti a modello. Per santificare il mondo Gesù suscita gli infanti spirituali, che il mondo disprezza. Se non amata, sia almeno rispettata la “piccola voce” per la sua missione di

23 agosto. Un intenso e inspiegabile odore di garofani. Potrebbe averlo avvertito anche Paola.

25 agosto. È venerdì e da ieri la scrittrice sta esercitando la pazienza per i mali fisici, il caldo, la mancanza di tranquillità, le preoccupazioni del momento. Per effetto della febbre le è sembrato di sentire le campane suonare a morto. Eppure ha avuto la dolcezza delle visioni sull’infanzia di Maria. Ma è tranquilla sapendo che Gesù deve trattarla così e che non la abbandona.

27 agosto. Tentata a servirsi degli scritti per averne lode e guadagno, la scrittrice respinge con forza il Tentatore. Gli scritti sono sacri e lei vuole restare assolutamente nascosta e sconosciuta.

29 agosto. Una lettera di Padre Migliorini e una di Padre Pennoni, ricevute insieme, non rassicurano sulla situazione che si sta vivendo. La scrittrice ricorda una lontana visione della Madonna, che si riferiva ai sacerdoti martiri e ai sacerdoti colpevoli, e ricorda le severe parole di Gesù ai sacerdoti. Risente nella notte le campane a morto e teme di morire qui, lontana da casa, senza l’assistenza del Padre spirituale.

SETTEMBRE 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE
3 settembre. Trascorsa una notte d’inferno tra cannonate e temporali, ma con la presenza soave di Maria Ss., la scrittrice viene ripresa dalle visioni della vita nascosta di Lei.

10 settembre. Finite di scrivere le visioni sulla vita nascosta di Maria Ss., la scrittrice è rimasta a contemplarla per più giorni, fino al venerdì, giorno di sofferenze. Gesù le ricorda che le anime come lei sono portatori del Cristo e parafulmini che stornano le sventure, ma deve anche rimproverarla per aver ceduto alle voci del sangue. È perdonata perché lo ha fatto per un motivo di carità, ma si ricordi che la carità è universale e che devono sempre prevalere gli interessi di Dio.

12 settembre. Il mondo va verso la sua pace, che non è la pace di Gesù, il quale rimanda alle predizioni sulla natura della guerra in corso e sui mali che ne derivano. Gli italiani, che non hanno fatto tesoro di una grazia, sono come Israele, che riconosceva le punizioni di Dio ma non si convertiva e arrivò ad uccidere il Verbo di Dio. La Carità, sprezzata, si riversa sulle anime vittime, che ne fanno lo scopo della propria vita per dare la Vita. La scrittrice, che vive per questa sua

13 settembre. Il conforto angelico del Getsemani fece fiorire un sorriso sul volto agonizzante di Gesù, perché fu dovuto alla consapevolezza del bene che la sua morte avrebbe dato contro il male che essa non avrebbe vinto. La scrittrice spiega che questo chiarimento dato da Gesù è stato causato dalla sua perplessità dinanzi ad un’immagine di Lui sorridente nell’Orto degli ulivi.

14 settembre. Un tempo detta “Maria della Croce”, perché amava con tutte le sue forze di allora, la scrittrice diventa “suor Maria della Croce”, perché ha compreso che si può amare sempre di più. L’amore per Dio non ha limiti. Il primo grado dell’amore è il timore di Dio, seguito dal secondo grado che è il desiderio di conoscerlo. Quando si arriva all’amore, non si sale più per gradi ma si vola. Il volo di colui che sale nell’amore si compie quando muore al mondo e cade sul cuore di Dio. La scrittrice, divenuta sposa di Gesù, sa che il suo amore può aumentare ancora.

15 settembre. Al suo risveglio, all’alba, la scrittrice sente un soffio di voce che si proclama Carità di Dio, Canale d’amore fra il Padre e il Figlio e fra Dio e gli uomini, Forza prima ed eterna, Perfezione delle perfezioni, che i “vivi” comprenderanno completamente alla fine dei tempi.

16 settembre. Descritta nel suo ambiente naturale e nelle figure di un Serafino, che svela il Crocifisso, e di un santo frate, è la visione di Francesco che riceve le Stimmate. La scrittrice, devota di San Francesco, non ha mai visitato alcun luogo francescano.

18 settembre. Rammaricata di non aver potuto usufruire, quest’anno, delle assoluzioni e indulgenze legate ad alcune Festività, la scrittrice viene rassicurata da Gesù, che le dà la sua carità come indulgenza totale, meritata da lei che ha amore e fede. Quando non può seguire la via comune, in mancanza di sacerdoti, ella ha Gesù, Sacerdote eterno e Sacerdote dei sacerdoti, che monda con il Sangue e con l’Amore.

19 settembre. Lucifero è intelligentissimo oltre che astuto. Instancabile nell’operare il male, non perde tempo. Si limita a sorvegliare la creatura che cresce, ma aumenta la propria attenzione quando essa arriva a saper volere e pensare. Spirito delle tenebre, è in continua lotta con l’angelo che è spirito di luce, ma la vittoria dell’uno o dell’altro dipende soprattutto dalla libera volontà dell’uomo. I deboli nello spirito, essendo prede sicure, sono curati poco da Satana, che invece si accanisce con infiniti mezzi e subdoli metodi contro gli “imprendibili” che appartengono a Dio. La scrittrice ne ha avuti di assalti, che però feriscono solo l’esterno senza ledere lo spirito. Tutti i santi sono martiri della persecuzione di Satana.

21 settembre. È venuto Padre Migliorini. Gesù la lascia a lui.

22 settembre. Il suo tesoro la scrittrice lo ha nel proprio cuore. Il cuore è per l’uomo la sede dei sentimenti e della passione predominante. La scrittrice ha Gesù nel cuore. Nessun’onore dato a Gesù è più santo di quello che viene da chi ha fatto di Lui il suo unico tesoro. Lo dice Gesù alla scrittrice per temperare la sofferenza del venerdì e farla sempre più sperare.

24 settembre. Non bisogna avere avarizia spirituale nel divulgare gli scritti, che tuttavia vanno dati con prudenza, con misura e con dignità. Gli strumenti di Dio sono segni di contraddizione, e chi li tutela deve evitare, usando pazienza e prudenza, che la contraddizione assuma forme violente. Gesù ribadisce che il “portavoce” deve compiere la sua missione nel nascondimento e ricorda di aver dato delle regole quando sono state chieste. Ora sono stati commessi degli errori e si è sbagliato anche nel cercare di porvi rimedio, attaccando i nemici e negando gli scritti anche ai meritevoli. Quei sacerdoti che si barcamenano fra Dio e la Terra andrebbero invece trattati come Gesù trattava Giuda di Keriot, almeno per far salva la carità. Non bisogna avere fretta, perché le cose di Dio maturano lentamente. La fretta ha sciupato l’opera santa di Maria d’Agreda, scaduta nei rifacimenti. Per la scrittrice si chiedono prove che Gesù non concede, perché non piegherebbero gli increduli che le chiedono. I più vicini, che attingono a piene mani agli scritti, non dimentichino gli interessi di Dio. Dopo questo dettato Gesù fa copiare dalla scrittrice brani di dettati che istruivano in merito a lei e agli scritti.

25 settembre. Non sapendo come regolarsi per il dettato di ieri, la scrittrice cerca una luce nella Bibbia e la trova nella preghiera di Giuditta, che rinsalda il suo desiderio che sia santa la casa di Dio, cioè la Chiesa militante. Ma Gesù viene a dirle che anche la casa dove lei accoglie Dio, cioè il suo cuore, deve conservare la santità; perciò non temi di parlare e agire fino al sacrificio. Più tardi Gesù le fa leggere la fine della profezia di Giona e con severità richiama lei e Padre Migliorini al dovere di aver pietà della moderna Ninive e di non privarla degli scritti. Non potendo incarnarsi di nuovo, Egli continua a salvare con la Parola, e i servi cui l’affida devono custodirla e distribuirla senza irritazioni e senza attaccamenti umani.

27 settembre. La scrittrice si dà pena perché la madre ebbe paura di Gesù. Egli la rassicura: ebbe paura perché non riconobbe in Lui l’Amore e la Misericordia, ma l’amore di Lui e della figlia l’hanno riscattata. Gesù aprirà le porte non solo alla scrittrice ma anche alla madre e al padre. Alla consolazione ricevuta dal dettato si aggiunge la gioia che le ha procurato Marta portandole un fiore dalla casa di Viareggio, che le fa ricordare gesti analoghi.

28 settembre. Il bene spirituale che le visioni evangeliche stanno facendo a Paola sono la prova che la scrittrice è mezzo per portare a Gesù, il quale ha pietà per i “piccoli” come non ne ha per i “dotti” e i “curiosi”. Il breve dettato, venuto all’improvviso, le dà la forza di continuare a scrivere le visioni.

30 settembre. La scrittrice sta facendo l’Ora della Desolata quando ode i gemiti di Maria e vede il Salvatore immoto e livido. Gesù le dice che le farà conoscere l’angoscia spirituale della Madre.

OTTOBRE 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE
8 ottobre. Dio è vicino a ciascuno di noi: basta cercarlo. È nello spirito dei giusti, splende dinanzi ai fedeli timorosi, ammonisce dall’alto i ribelli. Benigno verso chi lo ignora ma ne segue ugualmente la legge morale, è invece severo verso chi lo conosce ma lo tradisce seguendo gli idoli e portando anche altri alla rovina.

11 ottobre. Anche quando tace e non si mostra, Gesù è nella stanza con la scrittrice, che soffre per i presenti i quali, ignari, parlano senza ritegno. La gioia della scrittrice è passiva quando viene solo dalla presenza di Gesù, è attiva quando anche indica che deve mettersi a servirlo. Spiega come avvengono le visioni e i dettati e come li scrive. Ora Gesù le dice di aprire la Bibbia e le fa copiare un passo di Geremia. Il dettato che segue è sulle virtù della pazienza, che porta pace, e dell’ubbidienza, che porta amicizia con Dio; ma soprattutto illustra la figura dell’impaziente, che è inquieto, diviene irrispettoso a Dio, offende la carità, lede la salute fisica, è superbo fino a ritenersi senza colpe. Non pecca soltanto chi uccide e ruba fisicamente, perché vi sono tante forme di furti e di uccisioni. Gesù termina ammonendo a non voler fare da sé per un perdere l’amicizia con Dio; e in una postilla dedica il severo monito alla scrittrice e ad altri perché se ne facciano medicina.

13 ottobre. La scrittrice, che si sta perdendo d’animo, ritrova nella Lettera agli Ebrei la forza di proseguire fidando nel Signore.

15 ottobre. Gesù dispone che le visioni e i dettati appartengano all’Ordine dei Servi di Maria, che se ne servirà per propria luce e per l’apostolato, con il dovere di tutelare la scrittrice e di curarsi del dono. A tarda sera appare la Madonna che, vestita con l’abito dei Servi di Maria, è mestissima e non parla, limitandosi infine ad accogliere sotto il manto la scrittrice, che resta ad interrogarsi sul significato della visione. Torna Marta da Viareggio e porta notizie sui bombardamenti.

16 ottobre. Nella Bibbia la scrittrice trova una preghiera contro la superbia della mente e la fa propria, preferendo morire anziché perdere il Signore, che più tardi risponde ad un suo timore dicendole che dovrà ubbidire a Dio se gli uomini le imporrano il silenzio.

18 ottobre. È appena andata via una persona che ha sciorinato la sua cultura. La scrittrice, che sta confrontando la povera scienza umana con le lezioni del Maestro che nutrono lo spirito, è portata a vedere Gesù sfolgorante e maestoso nell’etere più puro. Poi la visione si apre su uno sconfinato orizzonte celeste, in cui si muovono astri e astri in un continuo e luminoso rinnovarsi di vite stellari. Ma un angelo, che ad un ordine di Gesù viene ad adorarlo, splende più di tutti gli astri messi insieme. La lezione consiste nel confronto tra la luce dell’angelo e le luci degli astri.

19 ottobre. A commento della visione astrale del giorno precedente, Gesù dice che i dotti, che si credono possessori di oceani di luce, non ne hanno che una particella mista a molte scorie. La luce degli astri, la cui vita non ha soste e ubbidisce al volere divino, è polvere rispetto al fulgore dell’angelo. Gli uomini che si nutrono di scienza, e che non crederebbero anche se vedessero, non si curano di queste pagine di verità e santità, che sono date non per l’uomo “animale” ma per l’uomo “figlio di Dio”. La scrittrice aneli al Cielo, dove il possesso di Dio sarà liberato dalle costrizioni della condizione umana.

20 ottobre. La scrittrice non sa spiegarsi perché Gesù ha atteso tanto per dare una luce sul caso di Giuseppe Belfanti. Gesù le risponde di avere aspettato che lei avesse in sé la carità necessaria e spiega, anche con l’aiuto di una parabola e di altri paragoni, quanto è importante la carità nel curare un’anima malata. Gesù termina benedicendo l’Opera nascente, per la quale usa la scrittrice che si è offerta totalmente, ed esorta a tornare al Vangelo.

21 ottobre. Breve nota della scrittrice, che ha ricevuto una guida sul modo di distribuire lavoro e dettati.

22 ottobre. Preghiera dettata da Gesù per l’Ottavario della sua Regalità.

23 ottobre. Gesù detta un’avvertenza da mettere su ogni lavoro da dare ai buoni. Per le opere più complete, e sempre

24 ottobre. Gesù detta una preghiera per i Defunti. Oggi inizia la novena che precede la loro Commemorazione.

NOVEMBRE 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE
1 novembre. In una visione del Paradiso, con il suo popolo di Santi, la scrittrice vede sua madre come se fosse in procinto di entrarvi e che si volge a guardarla come se volesse parlarle. Inutilmente vi cerca il papà.

3 novembre. “La pace sia con te”: è il saluto che la scrittrice dovrà usare con tutti.

9 novembre. S. Caterina da Siena si mostra alla scrittrice e le parla: la loro forza è il Sangue dello svenato Agnello, e come agnella la scrittrice ha condotto il suo Tuldo (Giuseppe Belfanti) ai divini pascoli.

10 novembre. Nel fare la cronaca della giornata, la scrittrice accenna ad una sofferenza procurata da persone crudeli e riferisce sulla partenza dei tre parenti Belfanti, cui ha donato medaglie a lei care, mentre si riaccende la speranza per la conversione di Giuseppe. Alle ore 15, rimasta sola, dà sfogo ai propri sentimenti di nostalgia, di timori per il futuro e soprattutto di affetto cristiano per quei parenti che non vedrà più.

11 novembre. Solo oggi può riferire sul conforto sensibile avuto due notti prima da Maria Ss. e da Gesù, il quale l’ha tenuta attirata a Sé fino a farle sentire il battito del Cuore e a mostrarle la ferita del Costato. La notte seguente, mentre faceva l’Ora della Desolata, ha visto, nelle persone che sono intorno a Gesù morto, le rappresentanze di tutto il genere umano.

12 novembre. Nuovo conforto della presenza sensibile di Gesù, che ha con lei un confidente colloquio. Alla fine le fa sentire due colpi di flagello, che la lasciana beata e torturata.

14 novembre. Gesù non dà ancora visioni e dettati alla scrittrice che sta troppo male, ma continua a confortarla colmando ogni vuoto. Le parla degli scritti, a chi darli e come darli, e dei sacerdoti indegni che dànno dolore. Lei osa chiedergli alcune cose che la riguardano personalmente, alle quali Gesù risponde con benevolenza.

16 novembre. Continua il confidente colloquio con Gesù, che le fa aprire la Bibbia su passi di Isaia che servono a dare risposte e promesse.

17 novembre. Alla scrittrice che si interroga in merito a Giuseppe Belfanti, Gesù dice di non illudersi sulla fermezza della sua conversione, che somiglia ai conati di bene frequenti in Giuda di Keriot; e accennando ai Giuda che sono anche nei conventi, fa raccomandare a Padre Migliorini di sorvegliare con occhio spirituale i giovani frati a lui sottoposti.

23 novembre. La scrittrice è turbata perché avverte che qualcuno agisce male nei suoi confronti. Gesù, che non la lascia, la consola anche con il silenzio, che è una forma di pietà per il “portavoce”.

25 novembre. Per l’intera giornata di ieri la scrittrice ha avuto visite che le hanno impedito di scrivere e l’hanno sfinita. Dietro una sua richiesta, Gesù le promette di farle vedere la cerimonia della sua maggiore età, ma vuole che le persone vicine agiscano con rispetto verso di lei e verso il dono degli scritti. Egli vorrebbe che fosse capito come la scrittrice, che è “un nulla”, è stata formata per diventare suo “strumento”, e illustra il concetto con una parabola sui calici, il più prezioso dei quali è senza ornamenti di valore ma ha accolto il Sangue divino. La scrittrice avverte che Gesù è scontento del comportamento di una persona vicina. Intanto è ansiosa di vedere la nuova scena della sua vita di fanciullo.

28 novembre. Gesù le ha detto una cosa che potrà riferire solo a voce. Sabato non ha potuto fare l’Ora della Desolata per un sopore che si è protratto fino a domenica.

29 novembre. Riferisce su alcuni sogni di cattivo presagio, che fanno prevedere il ritardo del ritorno a casa. La notizia della morte in guerra del dott. Lapi le dà modo di ricordarlo come uomo e come medico. Rimprovera a Padre Migliorini di aver trascurato di raccogliere prove sul conto di lei per i senza fede.

DICEMBRE 1944 ▼ CLICCA su GIORNO o MESE
2 dicembre. Una visita di Padre Pennoni provoca un dettato di Gesù sulle anime arruffate, che con pazienza e carità bisogna aiutare a districarsi. La scrittrice lo tuffi nel mondo di Gesù perché ne emerga come sacerdote nuovo.

6 dicembre. Con dolori tremendi e sconfortata perché ancora lontana da casa, la scrittrice chiede pietà al suo Gesù, che le risponde invitandola a mettere tutto nella culla di Betlem, da cui traboccheranno grazie e benedizioni per il mondo se le anime vittime l’avranno riempita dei loro sacrifici.

7 dicembre. Una lettera di Padre Migliorini la fa soffrire, ma viene a consolarla Maria Ss., che le ricorda come anche Lei fu incompresa e rimproverata da parenti e sacerdoti.

8 dicembre. Ha scritto una lettera a Padre Migliorini che le è costata fatica.

10 dicembre. Dopo avere accennato ancora alla lettera inviata a Padre Migliorini, la scrittrice riferisce due istruzioni ricevute da Gesù, tenendone per sé altre che sono segrete. La prima si limita a rilevare che certi uomini giudicano imperfette le azioni di Dio, che invece è Perfezione in tutto. La seconda istruzione, che risponde ad una domanda insistente di Padre Pennoni, è sul modo di consolare una persona che è preda di un dolore duplice: quello umano per la morte tragica di quattro congiunti e quello spirituale, più alto, del dubbio sulla loro salvezza eterna.

13 dicembre. Celestiale visione di una teoria di angeli che dal cielo scendono, nella notte, verso una cittadina quieta e addormentata, producendo un canto di un’armonia indescrivibile. È il canto angelico della notte della Natività, come dice Gesù alla scrittrice, che di suo aggiunge di sentirsi beata e di avere anche sognato, in un brevissimo sonno, qualcosa di gioioso che la fa sperare.

15 dicembre. Se è facile fare i dottori, è difficile fare da scolari, ubbidendo non supinamente ma con intelligenza e chiedendo allo Spirito Santo di essere illuminati. Ciò che ha fatto meritare tanta luce alla scrittrice è stato proprio il suo grande amore allo Spirito Santo, che l’ha riamata di speciale amore fin dalla Cresima. Gesù riprova perciò la pretesa di tanti dottori che vogliono sostituirsi a Dio ed esorta la scrittrice a camminare davanti a Lui e nella sua via.

16 dicembre. La beatitudine di un bacio divino.

18 dicembre. Gesù rimprovera quei dottori che si sono meritata la sospensione degli episodi evangelici (relativi alla sua vita pubblica) e che non comprendono come la privazione della Parola levi alla scrittrice lo scopo di vivere. Ma le anime che si donano a Lui si fanno docili al punto da sopportare tutto pur di condurre a Gesù. Così, dopo quaranta giorni, riprende l’elargizione del dono, di cui bisognerebbe essere grati. Subentra la dolce e immateriale voce dello Spirito Santo, che rassicura la scrittrice sulla propria incessante presenza: nei dettati, nelle visioni, nei consigli e nei conforti; e la esorta a tuffarsi sempre nell’Amore.

26 dicembre. La scrittrice riceve da Gesù una risposta per Padre Pennoni sui “dottori difficili”: tali furono Gamaliele, Nicodemo e Saulo, che però, essendo senza malizia, mutarono quando furono presi dalla Grazia. Padre Pennoni confidi in Gesù e gli offra il suo attuale dolore.

27 dicembre. Tornata alla sua casa di Viareggio, la scrittrice ritrova la gioia eucaristica di vedere Gesù accanto a Padre Migliorini mentre questi la comunica. Gesù le spiega il significato della sua presenza come Maestro, che adora la propria Natura nell’Eucarestia - il miracolo più grande e più santo - e rispetta la funzione del sacerdote. La scrittrice, sollecitata a tornare al lavoro dell’opera sul Vangelo, è la perlina nata nel mare del dolore. È grande il valore delle lacrime, con le quali siamo stati redenti oltre che con il Sangue.

28 dicembre. Gesù detta la preghiera per riconsacrare la casa e raccomanda che nulla in essa ferisca mai la santità.

30 dicembre. Sono ormai sette giorni che la scrittrice è tornata a Viareggio, ma soltanto oggi può fare la cronaca degli ultimi giorni di attesa, dei preparativi per la partenza e dell’arrivo a casa, che è stata salutata con lacrime di gioia nel ricordo di tutto quanto è avvenuto in essa. Benedizioni alla bontà del Signore e alla carità di persone vicine.

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