440420 - SPIRITUALITÀ

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LEGGE > SILVIA CANEPARO


LEGGE > DANIELA CIAVONI


20 aprile
Dopo tanto silenzio dice la Benedetta:
«Tu mi hai contemplata dalla nascita alla morte. Sei stata mia come figlia di Maria Bambina, mia come figlia della Regina dei Cieli, mia come figlia dell’Addolorata. Ho voluto fossi mia in tre congregazioni diverse perché tu mi amassi sempre. Figlia mia! Sono presso al tuo pianto. Abbandònati a me».
Udita mentre baciavo l’effigie di Maria Ss. Bambina. Subito dopo viene la lettera di Suor Isa

21 aprile
Scomparso anche quel filo di unione. Eppure prego. Perché allora tanto abbandono?

22 aprile
Nulla. Sempre più aspra desolazione.

23 aprile
Nulla. La mia desolazione si inasprisce. Prego unicamente Maria perché non posso di più, perché la sento pietosa anche se assente e non libera di intervenire in mio favore.

24 aprile
Mi riprende la ribellione. Dovrei dire: la Ribellione, perché è Satana che mi sbatacchia con ira per svellermi da Dio e portarmi alla pazzia spirituale prima, fisica poi.
Lascio la mia casa alle 15,30…  e il mio spirito ferito a morte resta là. Maria-portavoce non c’è più. Lo strumento di Dio è stato spezzato dalla inesorabilità di Dio. Nessuno può capire ciò. Nessuno. E dicono tutti parole di prammatica, sostengono tutti tesi senza senso che sono “controtesi”, perché i fatti con la loro realtà brutale le annullano e ne fanno brillare più che mai l’irrealità.
Pure nella mia ora tremenda, fra sofferenze totali che solo Dio [sa] – se pure Dio si occupa ancora del verme che ha schiacciato, del povero verme che si credeva destinato a divenire farfalla per l’amore che lo nutriva [portandolo] all’Amore e che invece fu rigettato con ribrezzo dall’Amore – io spremo ancora una preghiera per la pace, per Paola, e per piegare Dio ad avermi misericordia. Nulla.

25 aprile
Notte tremenda. Giornata tremenda. Alle 12 altro distacco da P.M. che riacutizza tutto. Chiamo Maria. Ma sembra anche Lei inesistente. Non c’è più Cielo per me.

26 aprile
Vedo un crocifisso. Ma non Gesù in croce. Un crocifisso di legno sulla sua croce di legno. Un emblema. Non Lui come lo vedevo prima. Mi sembra uno di quei Crocifissi messi lungo le strade, come quelli che salutai ieri l’altro, morendo in auto. Perché, se anche Egli non mi ama, io lo amo, ed è questo suo disamore il mio tormento più grande, più sorprendente per me che mai, mai, mai avrei pensato di dovermi persuadere che Gesù non mi ama più.

27 aprile
Le sofferenze fisiche, morali, spirituali si accumulano, e così le insofferenze. Tutto mi fa soffrire. Anche la vista di un fiore, prima tanto amati, ora mi è indifferente, anzi mi è cagione di pianto. Non voglio nulla poiché non ho Dio. Rileggo  Suor M. Gabriella e più che mai me ne sento uguale nel dolore. Il clima, l’aria, la luce, l’acqua, tutto mi è nocivo. I piccoli avvenimenti, conseguenza del crudele sfollamento, acutizzano il mio soffrire. Piango tutto il giorno fino ad essere esausta. Sento gli altri ridere e scherzare. Li vedo stare lontani senza pietà. Gli altri: i familiari, voglio dire. Perché estranei non ne desidero. Si avvera quanto prevedevo. Confinata quassù, sono una dimenticata. Tanto volentieri dimenticata ora che non sono più quella che ospita e consola, ma sono colei che deve badare a sé ed essere consolata. E Dio non viene. Prego come dice il Padre. Ma Dio non viene. Mi fa impazzire di dolore. Eppure, sebbene in queste condizioni, rinnovo l’offerta di me per i soliti scopi: Pace, Regno di Gesù, ecc. ecc., mettendo per unica riserva questa: “farmi tornare a casa mia”. Anche Suor Gabriella aveva messo una riserva, ed era creatura angelica. Posso metterla io pure. Non si deve pretendere l’impossibile da un’anima di uomo. E chi predica il dono totale senza riserve sono proprio quelli che per se stessi non sanno offrire neppure uno sgraffio.

28 aprile
Sono nelle stesse condizioni.

29 aprile
Viene il sacerdote di qui , non cercato da me, che so inutile la cosa. Ma da Paola che si illude che ciò mi sollevi. Per rispetto alla sua dignità lo accolgo con onore. Ma mi lascia nelle condizioni di prima.

30 aprile
Giornata desolante di dolore. La Comunione mi lascia arida come una pietra e più che mai senza conforto. Il Cielo è chiuso. Piango sulla mia miseria per tutto il giorno. Dio mi ha abbandonata e gli uomini aumentano l’affanno rivelandosi, in questa circostanza, mordenti, indifferenti, incomprensivi. Ma soprattutto mordenti.
Ieri sera m’era parso che si avvicinasse il Cielo perché vidi, con la vista della mente, la Vergine apparirmi, viva, in alto di un albero che mi sembrò un olmo. Ma fu un attimo. Poi il buio di prima e il silenzio che mi perseguita da 20 giorni. Ma sono io quella che udì tante parole e vide tante cose? Ma ero pazza allora? Ma sono indemoniata ora che non merito più nulla? Non pretendo grazie speciali. Le ho sempre respinte per paura. Ma almeno il conforto dell’unione con Dio di cui fruivo sino al 23-4-1943 .
Eppure prego. Senza sentirvi più gioia, ma prego. Quando vedo nello specchio questo campanile  o ne odo il toccheggiare, adoro la Croce o dico il Regina Coeli. Ma, come un ferito alla gola, l’acqua della preghiera non scende a dissetarmi il cuore. Fugge, nonostante io, morente, mi stringa a questa fonte.

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