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            Quei trent’anni misteriosi: la vita nascosta di Gesù a Nazaret, di Andrea Lonardo - Diario
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            <h1>Quei trent’anni misteriosi: la vita nascosta di Gesù a Nazaret, di Andrea Lonardo</h1>
            
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                    - Scritto da 
                    Redazione de Gliscritti: 27 /10 /2009 - 22:25 pm | 
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                <p><em><strong></strong></em><em>Riprendiamo sul nostro sito l'articolo scritto da Andrea Lonardo il 23/10/2009 per la rubrica In cammino verso Ges&ugrave; del sito <a href="../../../www.romasette.it/modules/news" title="Romasette di Avvenire">Romasette di Avvenire</a> <br />Per approfondimenti su Qumran, vedi su questo stesso sito <a href="../../approf/2005/conferenze/prato/qumran.htm" title="Qumran, mito e realt&agrave;. Conferenza del prof. Gian Luigi Prato">Qumran, mito e realt&agrave;. Conferenza del prof. Gian Luigi Prato</a>. <br />Sul &ldquo;mistero&rdquo; dei trent&rsquo;anni di Ges&ugrave; a Nazaret vedi la meditazione di Umberto Neri all&rsquo;interno degli <a href="../../approf/irremovibili/indice.htm" title="Esercizi spirituali predicati insieme a d. Giuseppe Dossetti in Terra Santa nel 1990">Esercizi spirituali predicati insieme a d. Giuseppe Dossetti in Terra Santa nel 1990</a>.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Il Centro culturale Gli scritti (27/10/2009)</em></p>
<p>Il vangelo di Marco ricorda che Ges&ugrave; esercit&ograve; il mestiere di <em>tekt&ograve;n</em>. Il termine greco designa <strong>non tanto il lavoro di falegname, ma piuttosto quello di carpentiere</strong>, manovale addetto alle costruzioni. La moderna espressione &ldquo;architetto&rdquo; deriva proprio da quell&rsquo;antico vocabolo: <em>archi-tekt&ograve;n </em>che, scomposto alla lettera, vale il &ldquo;grande carpentiere&rdquo;, il &ldquo;capo dei carpentieri&rdquo;, cio&egrave; colui che non solo realizza materialmente un edificio, ma presiede a tale edificazione.<br /><br />I paralleli sinottici si limitano a dire che Ges&ugrave; era <em>figlio di un tekt&ograve;n </em>e solo Marco, attentissimo a tanti particolari umani della vita del Cristo &ndash; <strong>&egrave; l&rsquo;unico, ad esempio, a ricordare il cuscino sul quale Ges&ugrave; dormiva prima di sedare la tempesta</strong> -, ricorda che quel mestiere fu esercitato anche dal maestro.<br /><br />Come Luca, solo fra gli evangelisti, si preoccupa di conservare memoria della crescita graduale del bambino e dell&rsquo;adolescente Ges&ugrave;, cos&igrave; solo Marco 6,3 ci restituisce, in quel rapido accenno, la concretezza del lavoro che occup&ograve; Ges&ugrave; negli anni della sua vita nascosta. &Egrave; il mistero insondabile dell&rsquo;incarnazione. Dio manifesta il suo amore per la realt&agrave; uscita dalle sue mani al momento della creazione anche perch&eacute; sceglie di continuare ad utilizzarla per il bene, nel lavoro del Figlio, a conferma che essa serve ad un disegno di salvezza.<br /><br />Il lavoro nascosto di Ges&ugrave; &egrave; cos&igrave; straordinario e semplice complemento alle enormi affermazioni con le quali ha cambiato il corso della storia del mondo, come il &ldquo;date a Cesare quel che &egrave; di Cesare e a Dio quel che &egrave; di Dio&rdquo;. <strong>Proprio il lavoro di Ges&ugrave; conferisce estrema dignit&agrave; all&rsquo;uomo che realizza quotidianamente la propria opera</strong>, nelle diverse professioni alle quali la vita lo chiama.<br /><br />E come dell&rsquo;occupazione quotidiana di ogni lavoratore umano non si conserva traccia negli annali della grande storia, cos&igrave; &egrave; avvenuto di quella di Ges&ugrave;. Non sapremo mai, come qualcuno ha voluto recentemente suggerire, <strong>se egli si sia recato qualche volta a lavorare all&rsquo;edificazione delle case dell&rsquo;antica Sepphoris, vicino Nazareth</strong>, che in quegli anni conosceva un considerevole sviluppo edilizio, o piuttosto se sia pi&ugrave; semplicemente rimasto nella piccola cittadina della propria famiglia, senza allontanarsi da essa prima dell&rsquo;inizio della vita pubblica.<br /><br /><strong>&Egrave; da escludere, invece, una sua partecipazione alla vita della coeva comunit&agrave; di Qumran</strong>. Antitetica al messaggio evangelico, infatti, si presenta la proposta che la comunit&agrave; degli esseni, in riva al Mar Morto, proponeva ai suoi adepti.<br /><br />Leggiamo nel cosiddetto <em>Documento di Damasco</em>, uno dei testi che ci riportano all&rsquo;interpretazione delle Scritture che veniva fornita a Qumran:<br /><br />&laquo;<em>Nessuno aiuti a partorire un animale, il giorno del sabato. E se cade in un pozzo o in una fossa non lo si tiri su, di sabato. Nessuno profani il sabato per ricchezza o guadagno, di sabato&hellip; E ogni uomo vivo che cade in un luogo di acqua o in un luogo, nessuno lo tiri su con una scala, una corda o un utensile. Nessuno offra nulla sull&rsquo;altare di sabato, tranne il sacrificio del sabato, perch&eacute; cos&igrave; &egrave; scritto: soltanto le vostre offerte del sabato</em>&raquo;.<br /><br />La setta degli esseni si opponeva al giudaismo del Tempio ed a quello farisaico perch&eacute; riteneva che entrambi si fossero allontanati da un&rsquo;osservanza rigorosa dei precetti legali: il gruppo di Qumran affermava, invece, che essi fossero da custodire <strong>secondo una interpretazione rigorosissima, pi&ugrave; rigida di quella farisaica</strong>.<br /><br />Giuseppe Flavio &egrave; fonte ulteriore che conferma questa obbedienza estrema alla Torah propugnata dagli esseni. &Egrave; famoso un suo passaggio che ricorda come essi, a partire dall&rsquo;affermazione della Scrittura che dichiarava impuro l&rsquo;uomo che aveva appena compiuto le proprie &ldquo;attivit&agrave; espletorie&rdquo;, giungessero a richiedere una immediata purificazione: <br /><br />&laquo;<em>Con pi&ugrave; rigore di tutti gli altri giudei si astengono dal lavoro nel settimo giorno; non solo infatti si preparano da mangiare il giorno prima, per non accendere il fuoco quel giorno, ma non ardiscono neppure di muovere un arnese n&eacute; di andare di corpo. Invece, negli altri giorni, scavano una buca della profondit&agrave; di un piede con la zappetta - a questa infatti assomiglia la piccola scure che viene consegnata da loro ai neofiti -, e avvolgendosi nel mantello, per non offendere i raggi di Dio, vi si siedono sopra. Poi gettano nella buca la terra scavata, e ci&ograve; fanno scegliendo i luoghi pi&ugrave; solitari. E sebbene l&rsquo;espulsione degli escrementi sia un fatto naturale, la regola impone di lavarsi subito dopo come per purificarsi da una contaminazione</em>&raquo;.<br /><br /><strong>A Qumran si proponeva, inoltre, l&rsquo;attesa di un Messia che avrebbe dato avvio ad una guerra contro i non credenti</strong>, come attesta il <em>Rotolo della guerra</em>. I figli della luce sarebbero scesi in campo, al suo seguito, ed avrebbero finalmente sconfitto i figli delle tenebre. Questa visione si contrappone radicalmente a quella che sar&agrave; proposta dal crocifisso. <br /><br />Ne &egrave; prova proprio il famoso frammento 4Q285 &ndash; il primo numero della sigla indica, come d&rsquo;abitudine in materia, il numero della grotta nella quale il frammento &egrave; stato ritrovato ed il numero che segue la Q di Qumran la numerazione del frammento in questione - nel quale a torto uno studioso aveva proposto di leggere, alla quarta riga, la forma verbale &ldquo;essi hanno messo a morte&rdquo;, sostenendo che vi si dovesse intravedere una prefigurazione qumranica della fine ingloriosa del messia.<br /><br />In realt&agrave;, una corretta vocalizzazione del testo, ha portato a concludere che quel frammento ha ben altro tenore: <strong>4Q285 suggerisce che sar&agrave; piuttosto il messia a &ldquo;<em>mettere a morte l&rsquo;empio</em>&rdquo;</strong>. Gli altri frammenti del manoscritto segnalano, infatti, che il testo &egrave; un commento ad Is 11, dove si dice, al v. 4, che il Messia uccider&agrave; l&rsquo;empio. L&rsquo;&ldquo;atteso messia&rdquo; di Qumran sar&agrave;, quindi, un &ldquo;maestro di giustizia&rdquo; guerriero che sterminer&agrave; non solo i pagani, ma gli stessi ebrei inadempienti alla Legge.<br /><br />Mentre la comunit&agrave; di Qumran attendeva lo scatenarsi della guerra finale che avrebbe visto il trionfo dei figli della luce, <strong>Ges&ugrave; si preparava, nel nascondimento e nel lavoro, alla propria missione pubblica</strong>.<br /><br />Nella storia della santit&agrave; cristiana &egrave; stato Charles de Foucauld a riproporre nella propria vita ed a ripresentare agli uomini la bellezza di questa vita nascosta del Cristo. <br /><br />Scriveva, nei suoi commenti alla vita di Ges&ugrave;: <br /><br />&laquo;<em>Egli ci ha dato l'esempio: <strong>vita nascosta (Nazareth), vita solitaria (i quaranta giorni di deserto), vita pubblica (i tre anni di predicazione). Queste tre vite sono ugualmente perfette</strong>, poich&eacute; Ges&ugrave;, sempre ugualmente perfetto in ogni periodo della sua vita, sempre Dio, le ha condotte tutte e tre. Esse sono ugualmente perfette in se stesse, ma per noi non &egrave; ugualmente perfetto l'abbracciare l'una o l'altra; &egrave; indispensabile abbracciare quella in cui Dio ci vuole</em>&raquo;.</p>
                

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