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Distruggere la famiglia per distruggere la società mediante l’anarchia sessuale

L’obiettivo della Gnosi massonica è distruggere la società; per distruggere la società, bisogna distruggere il suo nucleo fondamentale, che è la famiglia; e non si può farlo solo per via legislativa, anche se questa strada è tuttora praticata e svolge un ruolo sussidiario nella strategia globale, ma bisogna puntare soprattutto su una auto-distruzione volontaria di essa. Come? Predicando e diffondendo una totale anarchia sessuale, presentata sotto le spoglie di una sedicente "liberazione", in modo che l’uomo e la donna, e specialmente i giovani, siano orientati verso il sesso fine a se stesso, verso il disordine della concupiscenza carnale, invece che verso l’unione matura e responsabile che si realizza nel modello familiare tradizionalmente, specialmente religioso e cristiano. Si tratta, quindi, di presentare il modello familiare come intrinsecamente repressivo, soffocante, malvagio, intollerabile, e di additare ai giovani, e specialmente alle ragazze, la meta del piacere e il rifiuto della genitorialità, della maternità, del ruolo femminile "tradizionale"; ciò che è stato fatto, in forma sempre più esplicita, a partire dal secondo dopoguerra, e specialmente negli anni intorno al ’68. Oggi, tutto ciò è diventato parte della "cultura" di base della maggior pare delle persone, poiché la famiglia stessa e le altre agenzie educative, la scuola, in parte la Chiesa stessa, hanno accettato simili principi, o li hanno avallati di fatto: sicché il femminismo, l’omosessualità, la bisessualità, la teoria del gender, sono diventati parte irrinunciabile del modo di pensare dell’uomo e della donna moderni, e chiunque la pensi altrimenti è divenuto, almeno apparentemente, minoranza, contro la quale si attuano o si invocano provvedimenti di legge.

Si prenda il caso del dotto Joseph Nicolosi, uno psicologo californiano (classe 1947) che è divenuto noto in tutto il mondo per la sua teoria riparativa dell’omosessualità. In sintesi, Nicolosi afferma quello che sostenevano, fino a qualche tempo fa, praticamente tutti gli psicologi, ma che adesso è divenuto politicamente scorretto e motivo di scandalo: che l’omosessualità è una deviazione dal normale sviluppo psicologico del bambino, causato da un padre assente, una madre possessiva e un certo gradi di "predisposizione"; e che è possibile, se lo si desidera, intraprendere dei percorsi per "riparare" alla propria condizione omosessuale, orientandosi nuovamente verso l’altro sesso. Nicolosi non si è limitato alle parole, è passato alla pratica e ha pubblicato degli studi dai quali risulta che una percentuale non indifferente di pazienti (circa un terzo), i quali hanno seguito le sue terapie riparative, sono riusciti a liberarsi dalle proprie tendenze omosessuali – o, più esattamente, dalle proprie carenze di "identità" sessuale – e a "riconciliarsi" con il sesso opposto. Ebbene, contro di lui si è mobilitato quasi tutto l’establishment medico e psicologico americano e mondiale; le maggiori istituzioni accademiche — come l’American Psychological Association e l’American Psychiatric Association – hanno puntato il dito contro di lui e la sua teoria, affermando che l’omosessualità non è una psicopatologia e, quindi, che é intrinsecamente sbagliato "curarla" come tale. E questo benché Nicolosi abbia specificato di non considerare necessariamente l’omosessualità come una malattia semmai come un "disordine affettivo", ma di ritenere che molte persone con tendenze omosessuali soffrano non solo e non tanto per la discriminazione di cui sarebbero oggetto da parte della cultura "omofobica" dominante, bensì per i modelli e gli stili di vita propagandati dalla cultura gay militante, modelli e stili che esse non condividono e che le mettono in uno stato d’imbarazzo, di ansia e di fortissimo disagio, causando loro tutta una serie di ulteriori problemi psicologici.

Considerando le cose sotto questo puto di vista, si arriva alla conclusione che fenomeni "culturali" come il femminismo e, ora, la diffusione della cosiddetta ideologia gender, non sono affatto spontanei, non sono maturati dal basso, cioè dalla coscienza e dalla consapevolezza di persone, o di minoranze, divenute finalmente consapevoli dei loro diritti e della discriminazione e/o sottomissione, cui la società le avrebbe lungamente costrette, ma che sono state pensate, volute, studiate e pianificate, nonché materialmente sostenute e finanziate, da centri di potere occulto, il cui obiettivo ultimo è, attraverso la distruzione della famiglia, la distruzione della società, allo scopo di ricostruirla partendo da zero, secondo il modello gnostico-massonico di una élite mondiale che a ciò sta lavorando, da molto tempo, dietro le quinte della storia.

Uno dei pensatori che con maggiore lucidità si sono resi conto, per tempo, che era in atto una dinamica come quella qui brevemente descritta, e che il riduzionismo religioso, il femminismo, il relativismo e lo stesso marxismo, nonché i movimenti e le teorie della cosiddetta "liberazione sessuale", per non parlare delle "cristologie antimetafisiche" dei vari Karl Rahner ed Hans Küng, avevano ed hanno, quale matrice comune, la gnosi, ossia un disegno di "salvezza" da perseguire mediante la scienza e la politica, è stato l’italiano Emanuele Samek Lodovici (nato a Messina il 28 dicembre 1942 e spentosi a Milano, dove era sempre vissuto, il 5 maggio 1981), un grande filosofo tuttora pochissimo conosciuto rispetto ai suoi meriti effettivi. Augusto del Noce lo salutò come un futuro maestro; tuttavia, a parte Vittorio Mathieu, non si può certo dire che il mondo accademico italiano si sia accorto di lui, e meno ancora la stampa e i salotti televisivi, tutti dominanti dalla onnipresente cultura di sinistra. Senza dubbio, alla congiura del silenzio hanno contribuito anche le sue radici cattoliche e la sua dichiarata volontà di restaurare la spiritualità minacciata, contro le forze sovversive della disgregazione morale, sociale e intellettuale. Discorso che, appunto negli anni intorno al ’68, quando gran parte dell’establishment culturale cercava di accodarsi o di acconciarsi, con più o meno successo, al carrozzone marxista e neomarxista, pervaso dalla sue velleità e farneticazioni rivoluzionarie (e si pensi anche a patetici episodi, come i sonori fischi degli studenti ad Alberto Moravia, il quale credeva di "incassare" la loro gratitudine, forse appunto per aver sparato a zero, per tutta la vita, contro l’istituto familiare), appariva non solo donchisciottesco, ma quasi suicida.

In uno dei suoi libri, scritti con chiarezza esemplare e senza inutili tecnicismi o gratuiti sfoggi dialettici (cosa che non si può certo dire di altri filosofi italiani che pure vanno per la maggiore, forse perché politicamente correttissimi nel loro apparente "andare controcorrente"), Metamorfosi della gnosi, egli, fra le altre cose, indicava in Wilhelm Reich il grande "santone" della rivoluzione sessuale contemporanea e mostrava come quest’ultima sia stata parte di un disegno gnostico mondiale mirante alla deliberata distruzione della famiglia.

Vogliamo riportare qui un passaggio centrale della sua analisi, da cui appare la sua straordinaria lucidità ed esattezza (da: F. Samek Lodovici, Metamorfosi della gnosi. Quadri della dissoluzione contemporanea, Milano, Edizioni Ares, 1979, pp. 149-1152):

Esiste, allora, a questo punto, un ultimo mezzo che penetra più degli altri sino in fondo nella struttura familiare e che ne può far scoppiare il nucleo intimo; ed è merito (se così si può dire) si Wilhelm Reich di averne colto la figura radicale e di averla collegata al processo rivoluzionario. Vogliamo parlare della "rivoluzione sessuale". Quello di cui Marx ed Engels avevano soltanto posto le premesse ideali (non esiste una morale assoluta) e quello che Engels non aveva osato affermare pienamente ma solo implicitamente (la passione non deve trovare inibizioni) si trova pienamente teorizzato da Reich e in lui agganciato alla lotta rivoluzionaria.

Reich, infatti, merita di essere ricordato almeno per due ragioni. La PRIMA perché è la dimostrazione vivente che la proclamazione del sesso come idea-guida liberatrice non è una tesi IN OPPOSIZIONE ma IN CONTINUITÀ con la liberazione politica promossa al marxismo classico. Si potrà sostenere sin che si vuole la struttura essenzialmente puritana della società socialista, ma non si può dimenticare […] che anche all’interno del marxismo classico esiste un momento di abbandono ad una sessualità non razionalizzata. O, per dirla in altri termini, la lotta alla repressione, che Reich ha visto come lotta suprema e inglobante (o hegelianamente "superante") tutte le lotte di tipo politico per il progresso delle classi proletarie, la lotta alla repressione sessuale, dicevamo, è in ultima analisi il momento alla lunga vincente, una volta che fosse possibile, ala rivoluzione, di prendere tutto il potere. Nelle società in cui la rivoluzione ha vinto, infatti, ciò che impedisce la goduria generalizzata è il PRINCIPIO DI REALTÀ, un mero principio di fatto, si badi bene, e questo non significa per nulla che il grande intermezzo fourieristico non rappresenti il porto finale a cui, per forza di cose, deve concludere una società liberata, dall’impasse di principi morali trascendenti.

La SECONDA ragione dell’interesse di reich sta invece nella sua profonda consapevolezza che la rivoluzione sessuale ha come ostacolo precipuo la forma tradizionale della famiglia. È la famiglia che inibisce la sessualità libera dei coniugi, è la famiglia che fabbrica le mentalità autoritarie e le strutture conservatrici, è la famiglia che prepara, attraverso la limitazione della sessualità genitale del bambino, una serie di adulti fondamentalmente repressi e incapaci di godere. La famiglia, infatti, al dire di Reich, "con la sua stessa forma e con una diretta influenza, non solo trasmette le ideologie e gli atteggiamenti conservatori all’assetto sociale esistente; ma basandosi sulla struttura sessuale alla quale deve la sua esistenza e con cui procrea [una struttura in cui c’è un padre-padrone da un lato e mogie e figli dall’altro] esercita anche una influenza immediata, in senso conservatore sulla struttura sessuale infantile" ("Reich, "La rivoluzione sessuale", Milano, 1972, p. 72). Ecco perché necessario abolirla. Si capisce allora come una rivoluzione sessuale, che parta dalla tesi reichiana che il vero obiettivo della vita è l’emancipazione sessuale, finisca per essere profondamente incidente sulla struttura di questa cellula germinale della società. Si prenda sul serio la tesi della lotta alla repressione e se ne dia corso attraverso un’adeguata campagna di stampa che diffonda modelli di "vita sessuale liberata", che diffonda costumi aberranti, o tolleri benevolmente la "Sexwelle" pornografica, e si vedrà subito la profondità delle conseguenze per l’istituto familiare. Ogni componente di esso inseguirà un sogno di libertà erotica che lo separerà totalmente dagli altri. Il marito dalla moglie, e viceversa, i figli dai genitori, e viceversa (non si capisce infatti in base a quali considerazioni vi dovrebbero essere rinunce o differimenti di fronte a qualsivoglia occasione di piacere). Rispetto al mio io tutti gli altri saranno mezzo e non più fine; il mondo intero diventerà il combustibile della mia passione. Alla maniera dei vecchi anarchici tipo Stirner, saremo tutti un unico che, come una candela, vivrà consumandosi freneticamente, preoccupato soltanto del massimo di godimento possibile qui ed ora. E con ciò la dissoluzione sociale familiare sarà portata al suo ultimo stadio.

Non si poteva essere più chiari, più lucidi, più conseguenti: nessuna rottura, ma anzi perfetta continuità, fra marxismo e rivoluzione sessuale; il preteso puritanesimo marxista è solo apparente; nei fatti, vi è una convergenza inesorabile fra la liberazione politica del proletariato, da conseguire mediante la rivoluzione comunista, e la liberazione sessuale degli uomini, e specialmente delle donne, da ottenere mediante la rivoluzione sessuale. Wilhelm Reich è il "filosofo" del femminismo e della "liberazione sessuale", il vero erede di Marx ed Engels, colui che ha portato alle logiche conseguenze le premesse relativiste e soggettiviste già presenti nei "maestri". Perché limitare la "liberazione" all’ambito socio-politico ed economico? L’uomo sarà sempre schiavo, e la donna sarà sempre sottomessa a questo schiavo, finché entrambi non conosceranno le delizie della piena e incondizionata libertà sessuale. Ma c’è un ultimo ostacolo da abbattere, per giungere alla meta: la famiglia. Così come la borghesia deve essere tolta di mezzo affinché il proletariato possa emanciparsi, allo stesso modo la famiglia deve essere spazzata via, affinché i singoli individui possano trovare, mediante la gioia del sesso illimitato e incondizionato, la piena realizzazione di sé, la "felicità" d’illuministica memoria. E qui c’è anche la rivincita postuma di Bakunin e Max Stirner, su Marx ed Engels, dopo l’espulsione degli anarchici dalla prima Internazionale: qui, infatti, affiora il lato anarchico insito, allo stato latente, nel marxismo, filosofia d’ordine, ma che, in quanto rivoluzionaria, non può non fare leva proprio sulle forze istintive, soggettive ed edoniste latenti nell’io. Un ultimo sforzo, dunque: seppellita la famiglia sotto cumuli d’escrementi, il gioco è fatto…

Fonte dell'immagine in evidenza: Photo by Tim Mossholder from Pexels

Francesco Lamendola
Francesco Lamendola
Nato a Udine nel 1956, laureato in Materie Letterarie e in Filosofia all'Università di Padova, ha insegnato dapprima nella scuola elementare e poi, per più di trent'anni, nelle scuole medie superiori. Ha pubblicato una decina di libri, fra i quali L'unità dell'essere e Galba, Otone, Vitellio. La crisi romana del 68-69 d.C, e ha collaborato con numerose riviste cartacee e informatiche. In rete sono disponibili più di 6.000 suoi articoli, soprattutto di filosofia. Attualmente collabora con scritti e con video al sito Unione Apostolica Fides et Ratio, in continuità ideale e materiale con il magistero di mons. Antonio Livi. Fondatore e Filosofo di riferimento del Comitato Liberi in Veritate.
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