Palme_C - LITURGIA della PAROLA

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DOMENICA delle PALME: PASSIONE del SIGNORE

PASSIONE secondo LUCA • Legge ARMANDO FABBRI


COMMENTO di Padre ENZO REDOLFI

PASSIONE secondo LUCA «CANTATA»


ENTRATA TRIONFALE in GERUSALEMME

La passione del Signore. • C Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca • 22, 14 – 23, 56

C Quando venne l’ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro:
╬ «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».
C E, ricevuto un calice, rese grazie e disse:
╬ «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».
C Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
╬ «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me».
C E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo:
╬ «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi». «Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!»
C Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo. E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli isse:
╬ «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla
mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele. Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga
meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».
C E Pietro gli disse:
S «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte».
C Gli rispose:
╬ «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».
C Poi disse loro:
╬ «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?».
C Risposero:
S «Nulla».
C Ed egli soggiunse:
╬ «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».
C Ed essi dissero:
S «Signore, ecco qui due spade».
C Ma egli disse:
╬ «Basta!».
C Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i
discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro:
╬ «Pregate, per non entrare in tentazione».
C Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in
ginocchio e pregava dicendo:
╬ «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà».
C Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro:
╬ «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
C Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui
che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si
avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse:
╬ «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?».
C Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero:
S «Signore, dobbiamo colpire con la spada?».
C E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo:
╬ «Lasciate! Basta così!».
C E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani:
╬ «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».
C Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse:
S «Anche questi era con lui».
C Ma egli negò dicendo:
S «O donna, non lo conosco!».
C Poco dopo un altro lo vide e disse:
S «Anche tu sei uno di loro!».
C Ma Pietro rispose:
S «O uomo, non lo sono!».
C Passata circa un’ora, un altro insisteva:
S «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo».
C Ma Pietro disse:
S «O uomo, non so quello che dici».
C E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente. E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano:
S «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?».
C E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo. Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero:
S «Se tu sei il Cristo, dillo a noi».
C Rispose loro:
╬ «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio».
C Allora tutti dissero:
S «Tu dunque sei il Figlio di Dio?».
C Ed egli rispose loro:
╬ «Voi stessi dite che io lo sono».
C E quelli dissero:
S «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
C Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo:
S «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re».
C Pilato allora lo interrogò:
S «Sei tu il re dei Giudei?».
C Ed egli rispose:
╬ «Tu lo dici».
C Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla:
S «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna».
C Ma essi insistevano dicendo:
S «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui».
C Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e
Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
C Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro:
S «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà».
C Ma essi si misero a gridare tutti insieme:
S «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!».
C Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano:
S «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».
C Ed egli, per la terza volta, disse loro:
S «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà».
C Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano
lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse:
╬ «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si
tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
C Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva:
╬ «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
C Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo:
S «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio,
l’eletto».
C Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano:
S «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».
C Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava:
S «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!».
C L’altro invece lo rimproverava dicendo:
S «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
C E disse:
S «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
C Gli rispose:
╬ «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
C Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse:
╬ «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».
C Detto questo, spirò.
Qui si genuflette e si fa una breve pausa
C Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo:
S «Veramente quest’uomo era giusto».
C Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.
C Parola del Signore.

COMMENTO di Padre ENZO REDOLFI

Sulla croce Gesù ha completato la sua missione di Redentore, morendo per noi. Ma sulla croce ha completato anche la sua missione di Maestro, dandoci come eredità i suoi estremi ammaestramenti: le sue ultime sette parole.
Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno. Gesù ci insegna ad avere misericordia verso chi, accecato dal suo peccato, non sa quello che fa perché non comprende Dio, se stesso e il prossimo. Molti sono cattivi perché non hanno la luce nell’anima che li ammaestra. Questi hanno bisogno del nostro perdono per essere perdonati e per vedere la luce.
Oggi sarai con me in paradiso. Gesù ci insegna che non c’è limite alla bontà di Dio. Anche se dovremo purgare molte mancanze compiute sulla terra, se abbiamo fede in Gesù Redentore e gli chiediamo pietà, saremo accolti nell’oggi del suo regno che non ha tempo. Tutto è “oggi” in rapporto all’eternità.
Figlio, ecco tua madre. Gesù ci insegna a prendere Maria con noi per non sentirci soli, specie nel momento della prova. Avere Maria come Madre è consolazione nell’ora della morte e sicurezza per entrare nella vita. La devozione a Maria è porta sicura per il cielo. I suoi grandissimi meriti sono garanzia di grazia e di misericordia.
Ho sete. Gesù ci insegna a chiedere aiuto a Dio quando siamo affranti, e a non lamentarci se ciò che ci vien dato è aspro come l’aceto. Dobbiamo sempre accogliere con fede la volontà del Padre, anche se a volte è faticosa e incomprensibile. Dobbiamo sempre chiedere la cosa più importante per la nostra vita: l’Amore.
Dio mio, perché mi hai abbandonato? Gesù ci insegna Chi dobbiamo invocare nell’ora in cui il dolore ci abbatte e sembra che tutti, anche Dio, ci abbiano abbandonato. Gesù fu, per necessità di redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma lo ha ugualmente invocato. Così dobbiamo fare anche noi come segno di fede nel Fedele.
• Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito. Gesù ci insegna il grande valore dello spirito. Una sola cosa è preziosa nella vita e oltre la vita: l’anima. Essa deve avere quaggiù tutte le nostre cure, perché tutto quanto abbiamo sulla terra è cosa che muore con la carne e nulla ci segue nella tomba, ma l’anima resta e ci precede. Essa non conosce che una morte, il peccato impenitente, e da quella non risorge.
Tutto è compiuto. Gesù ci insegna la gioia che viene dal fare la volontà di Dio e dal compiere il bene. La nostra esistenza ha uno scopo fondamentale: conoscere e amare Dio, per goderlo in eterno. Tutto è compiuto quando sappiamo compiere il tempo, usandolo per la salvezza della nostra anima e la gloria di Dio.

Passione del Signore (6/6 parte)
Questo brano, unito ai cinque precedenti per ogni domenica di Quaresima, può essere utile sia per la meditazione personale, sia per la celebrazione comunitaria della Via Crucis.
I testi sono presi dalle visioni sulla Passione della Beata Caterina Emmerick (Suora Agostiniana 1774-1824) e di Maria Valtorta (grande mistica contemporanea 1897-1961), arricchiti da passi biblici ispirati. Questi confermano e rafforzano la narrazione evangelica ufficiale, favorendo tramite lo Spirito la conoscenza della verità tutta intera (Vangelo di Giovanni 16,13).
Dopo che la terra si è calmata e il cielo sta tornando nella sua quiete usuale, Maria alza il capo che teneva sul petto di Giovanni e guarda Gesù. Lo chiama, perché mal lo vede nella poca luce e coi poveri occhi pieni di lacrime. Tre volte lo chiama: “Gesù!... Figlio mio!... Gesù!...”. Poi ascolta... Ha la bocca aperta... pare voglia ascoltare anche con quella, come ha dilatati gli occhi per vedere... per vedere... Non può credere che sia morto. Infine, ad un lampo che fa come una corona sopra la vetta del Golgota, vede Gesù, immobile, tutto pendente in avanti, col capo talmente piegato a destra e all’ingiù da toccare con la guancia la spalla e col mento le coste. E comprende. Giovanni, che anche lui ha guardato e ascoltato, ed ha capito che tutto è finito, abbraccia Maria e cerca allontanarla dicendo: ”Non soffre più...”.
Quelle parole sono una frecciata per il cuore della Madre! Maria si curva ad arco verso il suolo, si porta le mani agli occhi e grida: “Non ho più Figlio!”. E poi vacilla e cadrebbe se Giovanni non se la raccogliesse tutta sulle spalle. È svenuta. Il discepolo si siede a terra per sostenerla meglio sul suo petto, accarezzandola sulla testa e chiamandola per nome: “Maria!... Santa!...”. Vengono anche le altre donne a soccorrerla, presso Giovanni. La Maddalena si siede dove è Giovanni e si adagia Maria sulle ginocchia, fra le sue braccia, baciandola sul volto esangue e riverso sulla sua spalla. Marta e Susanna, con la spugna e un lino intrisi nell’aceto, le bagnano le tempie e le narici, mentre la cognata Maria di Alfeo le bacia le mani e la chiama: “Figlia diletta... dimmi che mi vedi... Sono la tua Maria!... povera, santa Figlia mia!... Non mi guardare così!... Coraggio, sono io!”. Maria rinviene sconvolta, con un primo singhiozzo, e poi molte lacrime le cadono dalle guance con gemiti di colomba torturata. Un pianto desolato a cui fanno eco tutte le altre donne, ossia Marta e Maria, la madre di Giovanni, Maria di Cleofa, Susanna...
Il centurione capisce che questo è il momento più adatto per compiere il crurifragio. Si accosta a Giovanni e gli dice piano qualche parola. Poi si fa dare da un soldato una lancia. Guarda le donne tutte intente a Maria che riprende lentamente le forze. Esse hanno tutte le spalle alla croce, perciò non possono vedere. Longino si pone in fronte al Crocifisso, studia bene il colpo e poi lo vibra. La lancia penetra profondamente da sotto in su, da destra a sinistra. Dalla ferita geme un fiotto di siero e sangue che scola lentamente dalle carni ormai fredde. Dice a Giovanni: “È fatto, amico... E senza spezzare osso (Vangelo di Giovanni 19,33-34). Era veramente un Giusto. Non ho mai visto un uomo morire così! Ringrazio gli dèi di esserci stato!...”. Parla con deferenza e serietà. Giuseppe e Nicodemo riprendono: “Sì. Era il Figlio di Dio! Lo diciamo anche a te che sei romano, perché anche per voi Egli è morto. È il Redentore. In nessun altro c’è salvezza (Atti degli Apostoli 4,12). Chi crede in Lui ha la vita eterna” (Vangelo di Giovanni 20,31).
Giuseppe e Nicodemo parlano ancora col centurione, poi vanno in fretta da Pilato a chiedere il Corpo. Nel scendere dal Colgota incontrano Gamaliele, il grande rabbi d’Israele. Un Gamaliele spettinato, senza copricapo, senza mantello, con la veste sporca di terriccio e strappata dai rovi. Un Gamaliele che corre, salendo e ansando, con le mani nei capelli. Dice: “Cose tremende! Ero nel Tempio...! Il segno! Il terremoto! Il velo lacerato! Il Santo dei santi profanato...!” (Vangelo di Matteo 27,51).
Il velo del tempio si è squarciato, perché Gesù Cristo ha tolto il muro di separazione che era fra Dio e l’uomo, facendo dei due una cosa sola (Lettera di Paolo agli Efesini 2,14-16). Egli è ben degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché è stato immolato e ha riscattato con il suo Sangue uomini di ogni lingua, popolo e nazione. A Lui, Agnello immolato, onore, gloria e benedizione (Libro dell’Apocalisse 5,9-13). Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte ... Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti! Chi non temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo. Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati (Libro dell’Apocalisse 12,10; 15,3-4). Tu sei il Signore, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! (Libro dell’Apocalisse 1,8; 3,14; 22,13).
Giuseppe e Nicodemo entrano nella città che è ancora in preda al terrore. Gente che vaga, battendosi il petto. Gente che sale e gente che scende. Molti corrono, ma non sanno perché corrono e dove vanno. Gente sconvolta e girovaga, senza meta. Alcuni dicono: “Dio ci ha maledetti. Pietà! Abbiamo ucciso il Cristo, abbiamo rinnegato Dio e i nostri Padri. Abbiamo tolto di mezzo il Messia! Israele non sarà più il popolo eletto!”. Chi geme: “I sepolcri! I sepolcri! Mi è apparsa mia madre e mi ha maledetto!” (Vangelo di Matteo 27,52-53). Si battono il petto, agitati, sconvolti... Hanno paura.
Gamaliele intanto raggiunge le croci, tutto sudato e ansimante. Dice, rivolto verso Gesù: “Il segno! Il segno!... Queste pietre fremeranno, dicesti a me e Hillel quando venisti al Tempio fanciullo. Perché non ti ho creduto quando insegnavi nei sacri Cortili? Dimmi che mi perdoni! Un gemito, anche un gemito solo, per dirmi che mi senti e mi perdoni”. Lo crede ancora vivo... Un soldato si avvicina e gli dice: “È inutile, giudeo! Dovevi pensarci prima... È morto. E io, pagano, te lo dico: Costui, che voi avete crocifisso, era veramente il Figlio di Dio! Non ho mai visto cose simili” (Vangelo di Marco 2,12).
“Morto? Morto sei? Oh!...”. Gamaliele alza il volto terrorizzato, cerca di vedere bene nella luce crepuscolare. Capisce che Gesù è senza vita, perché il suo corpo pende inerte in avanti senza moto. Poi vede il gruppo pietoso delle donne che confortano Maria, Giovanni ritto alla sinistra della croce che piange, Longino a destra, solenne, nella sua rispettosa postura. Gamaliele si pone in ginocchio, tende le braccia e piange disperatamente: “Eri Tu! Eri Tu il Cristo, il Figlio di Dio! Non possiamo più avere perdono! Abbiamo chiesto il tuo Sangue su noi. Ed Esso grida al cielo, e il cielo ci maledice... Oh! Ma Tu eri la Misericordia!... Il tuo Sangue su noi, per pietà! Aspergici con Esso! Perché solo il tuo Sangue può impetrarci il perdono. Tu, Luce del mondo, pietà di me!... Nelle tenebre che non ti hanno compreso fa’ scendere un tuo raggio...! Sono Gamaliele, il grande rabbi, il vecchio giudeo fedele a ciò che credeva giustizia ed invece era errore. Perché non ti ho riconosciuto quando venisti al Tempio, dodicenne, molti anni fa? Eppure meravigliasti tutti con la tua sapienza. Perché ti ho disprezzato e non mi hai detto che davvero eri nato a Betlemme, pur essendo della Galilea? (Vangelo di Giovanni 1,46; 7,41-42.52). Perché così umile e nascondermi la luce? Sulle tue labbra vi era la Sapienza e io non l’ho udita, vi era la Grazia e io non l’ho colta, vi era la Divinità e io non l’ho vista (Salmo 44,3). Avevo occhi e non vedevo, avevo orecchi e non sentivo (Salmo 134,16-17; Libro di Geremia 5,21). Opera Tu il miracolo di far sorgere un fiore che abbia il tuo Nome, in questo povero cuore di vecchio israelita. In questo mio povero pensiero, prigioniero delle formule, penetra Tu, Liberatore. Isaia lo dice: Pagò per i peccatori e prese su di Sé i peccati di molti (Libro di Isaia 53). Me sciagurato!”.
Gamaliele piange. Si alza. Guarda la croce che si fa sempre più nitida nella luce che rischiara, e poi se ne va curvo, invecchiato, annichilito, sconvolto.
Sul Calvario torna il silenzio, appena rotto dal pianto di Maria. I due ladroni, esausti dalla paura, sono ancora vivi, ma non parlano. Tremano di terrore. Anche quello di sinistra non bestemmia e non impreca più.
Tornano di corsa Nicodemo e Giuseppe, dicendo di avere il permesso di Pilato per seppellire Gesù e di fare in fretta, con l’ordine di compiere il crurifragio sugli altri due condannati. Longino chiama i quattro boia, anche loro ancora terrorizzati dall’accaduto, e ordina che i due ladroni siano finiti a colpi di mazza, prima sulle gambe e poi sul petto (Vangelo di Giovanni 19,32). Una morte crudele. Cosa che avviene in pochi secondi.
Giuseppe e Nicodemo, intanto, pensano a togliere Gesù dalla croce. Mentre Giovanni tiene le scale, schiodano con leve e tenaglie prima il braccio sinistro, che cade lungo il corpo pendente semistaccato. Dicono a Giovanni di salire lui pure e di lasciare le scale alle donne. Egli si passa il braccio del Signore intorno al collo e lo tiene così, tutto abbandonato sulla spalla: sembra un Bambino addormentato sul cuore della mamma. Prima di passare al braccio destro schiodano i piedi. Il discepolo fatica non poco a sostenere il corpo del suo Maestro.
Ma schiodare il braccio destro, col chiodo nel polso, è l’operazione più difficile. Nonostante ogni sforzo di Giovanni, il Corpo pende tutto in avanti e il chiodo sprofonda nella carne. Finalmente è afferrato dalla tenaglia ed estratto piano piano. Giovanni tiene sempre Gesù per le ascelle, con la testa rovesciata sulla sua spalla. Nicodemo e Giuseppe lo afferrano uno alle cosce, l’altro ai ginocchi e, cautamente, scendono dalle scale.
Maria si pone ai piedi della croce, pronta a ricevere il suo Figlio nel grembo. Gli uomini vorrebbero adagiare il Corpo nel lenzuolo che hanno steso sui loro mantelli. Ma Maria lo vuole. Si è aperta il manto e sta con le ginocchia aperte per fare cuna al suo Dio. Glielo posano in grembo e sembra uno stanco e grande Bambino che dorme tutto raccolto sul caldo seno materno, con la testa sulla spalla della Mamma.
Maria lo chiama con voce di strazio. Poi lo carezza, lo bacia e piange sulle ferite. Gli accarezza le guance, specie là dove è il livido di una bastonata (Vangelo di Luca 22,63-64). Bacia gli occhi infossati, la bocca rimasta lievemente socchiusa e storta a destra. Vorrebbe ravviargli i capelli, come ha fatto con la barba ingrommata di sangue, ma nel farlo incontra le spine. Si punge per levare la corona e non vuole farlo che Lei, con l’unica mano che ha libera. E, quando può levare questa torturante corona, si curva a medicare con i suoi baci tutti gli sgraffi delle spine. Con la mano tremante divide i capelli scomposti, li ravvia e piange, e parla piano, piano, e asciuga con le dita le lacrime che cadono sulle povere carni gelide e sanguinose del Cristo. Mentre lo carezza, con la sua piccola mano incontra lo squarcio del costato. Maria si curva per vedere, nella semiluce che si è formata, e vede. Vede il petto aperto e il cuore di suo Figlio. Urla e sembra che una spada l’abbia trafitta. Si rovescia su Gesù morto e pare morta Lei pure.
La soccorrono, la confortano, specie le donne. Maria piange disperata. Grida: “Dove ti metterò, che sia sicuro e degno di Te?”. Giuseppe d’Arimatea la rassicura, dicendo: “Confortati, o Donna! Il mio sepolcro è nuovo e degno di un Grande. Lo dono a te e a Lui. Lì lo deporremo. E questo mio amico, Nicodemo, ha offerto il telo ed ha già portato gli aromi nel sepolcro. Ma... ti preghiamo, poiché la sera si avvicina, lasciaci fare, o Donna santa! È Parasceve, la vigilia della Pasqua, e non si può più aspettare. Il tramonto è vicino...”. Anche Giovanni e le altre donne supplicano Maria, e Lei si lascia levare dal grembo la sua Creatura e si alza, affannosa, bianca come un cadavere, vacillante, mentre gli altri avvolgono il corpo del Signore nella Sindone.
Sollevano la Salma avvolta nel lenzuolo e si avviano giù per la via. Maria è sorretta dalla cognata Maria di Cleofa e dalla Maddalena, seguita da Marta, Maria di Zebedeo e Susanna che hanno raccolto i chiodi, le tenaglie, la corona, la spugna e la canna. Scendono tristemente verso il sepolcro, senza proferire parola. Un mesto e silenzio corteo..

Segue l'Omelia del 2025 Commentando la Passione del  Signore, riguardo al suicidio di Giuda dopo che vide condannato il Maestro,  alcuni giungono perfino a pensare che egli sia un benemerito, perché senza di  lui non ci sarebbe stata redenzione e che egli ci voleva per la Salvezza e  perciò è giustificato davanti a Dio.

In  realtà Giuda era un demonio e, come tale, si dannò volontariamente e andò per  sempre nel luogo delle tenebre. Disse di lui il Maestro: Il Figlio dell'uomo se ne  va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene  tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato! (Mt 26,24); Non ho  forse scelto io voi, i dodici? Eppure uno di voi è un diavolo! (Gv 6,70); Nessuno di  loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione (Gv 17,12);  Tu, Signore, che conosci il cuore  di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in  questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da  lui scelto (At 1,24-25).
Dopo  che Gesù fu condannato a morte, sembra che Giuda si sia ravveduto come è  testimoniato da questo passo evangelico: Giuda, il traditore,  vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete  d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: "Ho peccato, perché ho  tradito sangue innocente" (Mt 27,3-4). Ma fu vero pentimento?  No, più che pentimento fu vendetta, disprezzo e ira. Come riferisce il Vangelo, Egli era  un demonio e non volle pentirsi, prolungando il suo peccato col suicidio. Al  primo peccato di tradimento, unì la bestemmia e l'ira, resistendo alle voci  della grazia che ancora gli parlavano attraverso i ricordi, i terrori, il sangue  del Maestro sparso nelle vie, lo sguardo del Redentore e l'afflizione della  Madre. Giuda non volle cedere e riconoscere il suo errore. Come volle tradire,  così volle maledire e si volle uccidere. È infatti la volontà quella che conta, sia nel  bene che nel male. E non è vero che chi si suicida è un demente. Lo è perché  compie un'azione terrificante, non perché non voglia fare ciò che  vuole.
Quando uno cade senza la piena  volontà di cadere, Gesù perdona. Guardiamo Pietro. Negò di conoscere il Maestro,  è vero. Ma perché? Perché fu preso alla sprovvista e non era preparato a quel  dramma. Non aveva riflettuto e pregato abbastanza pensando alla Passione che il  Maestro gli aveva sempre profetizzato. Vile Pietro? In quel momento sì, per  paura di perdere la vita. Ma non vile nel cuore. Infatti, contro la Coorte e le  guardie del tempio aveva osato ferire Malco per difendere Gesù e rischiare  d'essere ucciso per questo (Gv 18,10).  Divenuto apostolo, seppe poi perseverare nella fede e testimoniarla al  mondo con grande eroismo, sino ad essere lui pure ucciso per essa. Con tutta la  sua buona volontà e le sue umane imperfezioni, volle esser perfetto come il Maestro  gli aveva insegnato (Mt 5,48; 19,21; Lc  22,32; Gv 17,23).
Giuda, invece, non volle essere santo e si uccise per  vendetta, per odio a se stesso e al Maestro, gettando contro Dio la vita che  Egli gli aveva dato, come gettò le monete in faccia ai sacerdoti. A che gli  servì buttare quelle monete, quando tale spogliamento fu solo frutto  dell'ira, non corroborato da una retta volontà di pentimento? Inutile  gesto.
Il Signore avrebbe perdonato  Giuda se si fosse gettato ai piedi della Madre dicendo: "Pietà!". Ed Ella, la  Pietosa, lo avrebbe raccolto come un ferito e, sulle sue ferite sataniche che lo  avevano portato al Delitto, avrebbe sparso il suo pianto che salva e lo avrebbe  condotto ai piedi della Croce, perché il sangue del Redentore cadesse per primo  su lui, il più grande dei peccatori.
Ma Giuda non volle abbassarsi a Maria, nonostante  Ella fosse di una bontà infinita. Consideriamo perciò il potere della  volontà, di cui noi siamo arbitri assoluti. Per tal potere possiamo avere il  cielo o l'inferno, la gloria o la dannazione, il premio o il castigo. Perciò  meditiamo cosa vuol dire persistere nella colpa e non voler convertirsi per  essere perdonati.
Il Crocifisso, Colui che sta con  le braccia confitte ma aperte, per dirci che ci ama e che preferisce negarsi di  poterci abbracciare, unico dolore del suo esser confitto; il Crocifisso, oggetto  di divina speranza per coloro che si pentono e che vogliono lasciare la colpa, diviene  per gli impenitenti oggetto di un tale orrore che li fa bestemmiare, impazzire e  usare violenza verso se stessi. Per la loro persistenza nella colpa diventano  uccisori sia del loro spirito che del loro corpo. E l'aspetto del Mite, che si  lascia immolare nella speranza di salvarli, assume per loro l'apparenza di uno  spettro di orrore e di rabbia, l'aspetto di Uno che non si vuol vedere per non  essere giudicati.
Per Giuda di Keriot, detto per  questo "Iscariota" cioè della cittadina a sud di Ebron, fu così. Il suo non fu  un pentimento, ma una vendetta. Non fu umiltà, ma superbia. Non fu amore, ma  odio. Gettò in faccia ai sacerdoti le trenta monete d'argento (Mt 27,3-5) e gettò in faccia a Dio il  talento della sua vita, andando a  impiccarsi.
Non temiamo la Misericordia!  Nemmeno quando Essa ci giudica e ci rimprovera, poiché è solo attraverso il  timore che si giunge all'amore, solo attraverso il pentimento che si giunge al  perdono. Ripetiamo con fiducia le parole del santo, anche se peccatore, Davide:  Pietà di me, o Dio, secondo la tua  misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato (Sl 50,3).

                 
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