0602-marcellino - LITURGIA della PAROLA

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LETTURA e COMMENTO


02 giugnoSanti Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista, martiri sulla via Labicana

Due alberi di alloro, un bosco che cambia nome, un nucleo di catacombe oggi tra i più famosi al mondo. Tracce di una natura ormai scomparsa, che resistono nella tradizione scritta, e pietre che resistono ai secoli e danno solidità a quella tradizione. Le radici di due martiri cristiani del quarto secolo, il prete Marcellino e l’esorcista Pietro, affiorano qui, da antichi martirologi e reticoli sotterranei scavati nel tufo.
La grande mattanza
È il 304 e a Roma imperversa la grande persecuzione anticristiana voluta da Diocleziano. È l’ultima, grande mattanza ordinata dall’autorità romana prima della clemenza di Costantino. Il secondo dei quattro editti con i quali Diocleziano pianifica l’annientamento dei cristiani impone in particolare l’arresto di vescovi, sacerdoti, diaconi. Molti vengono giustiziati, perché i tribunali hanno facoltà di emettere la sentenza capitale. È in questo frangente che il sacerdote Marcellino finisce in carcere. Come tanti, il prete rifiuta di abiurare la fede, e tante prigioni diventano piccole comunità di credenti.
Il martirio nascosto
In carcere Marcellino conosce Pietro, un esorcista. Insieme annunciano Cristo e molti si convertono, chiedono il Battesimo. I racconti agiografici, dai dettagli più o meno leggendari, riferiscono di miracoli, come la guarigione della figlia del loro carceriere. Per il giudice evidentemente è troppo, i due devono essere tolti di mezzo. Qui la storia si fa più certa grazie a Papa Damaso I, che la racconta qualche decennio dopo. Marcellino e Pietro vengono torturati, portati in un bosco conosciuto come Selva Nera, costretti all’ultima, crudele umiliazione – scavare da sé la propria fossa – infine decapitati. Per la legge giustizia è fatta e la scelta della boscaglia è una scaltrezza aggiuntiva: oscurare per sempre il luogo dell’esecuzione. Calcolo sbagliato.
“Pietas” di una matrona
Perché una matrona romana, Lucilla, arriva a conoscere tempo dopo il luogo del martirio. La donna rintraccia e fa spostare le salme di Marcellino e Pietro dalla Selva Nera – che da lì in poi verrà ribattezzata nell’attuale Selva Candida – nel cimitero detto “ad duas lauros”, oggi sulla Via Casilina, forse perché contrassegnato dalla presenza di due allori. Papa Damaso compone un carme che fa apporre sulla nuova tomba e quando i Goti lo distruggono Papa Vigilio lo fa ricollocare e inserisce i nomi dei due martiri anche nel Canone della Messa. Avverranno poi traslazioni più o meno lecite di reliquie, ma le chiese romane e le catacombe tutt’oggi aperte e vive perpetuano la memoria di due uomini troppo grandi per essere cancellati da due anonimi tumuli nascosti nel fitto di una boscaglia



02 Giugno • SANTI MARCELLINO E PIETRO, Martiri • mf
Dal Comune dei martiri: 2 Cor 6, 4-10 • Salmo 123 (124) • Gv 17, 11b-19

Colletta
O Dio,
con la gloriosa testimonianza dei santi martiri
Marcellino e Pietro ci avvolgi di amore e ci proteggi:
concedi a noi di imitarne l’esempio
e di essere sostenuti dalla loro preghiera.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Sulle offerte
Nella memoria della morte preziosa
dei tuoi giusti ti offriamo, o Padre,
il sacrificio del tuo Figlio,
principio e modello di ogni martirio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Dopo la comunione
Celebrando in questo santo convito
la gloriosa vittoria dei santi martiri Marcellino e Pietro,
ti preghiamo, o Signore: a noi, che qui ci nutriamo del pane di vita,
dona di essere vittoriosi nella prova,
per gustare dell’albero della vita in paradiso.
Per Cristo nostro Signore.

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