0512-nereo - LITURGIA della PAROLA

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LETTURA e COMMENTO


12 Maggio • SANTI NEREO e ACHILLEO, MARTIRI - MEMORIA FACOLTATIVA
Colore Liturgico rosso ► AGIOGRAFIA

Antifona
Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno
preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Alleluia. (Mt 25,34)
Oppure:
Questi, che sono vestiti di bianco,
sono quelli che vengono dalla grande tribolazione
e hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello. Alleluia. (Cf. Ap 7,13-14)
Colletta
Dio onnipotente,
concedi a noi, che veneriamo i santi martiri Nereo e Achilleo,
di avere sempre come amici e intercessori presso di te
questi gloriosi testimoni della fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura
Dio ha concesso anche ai pagani che si convertano perché abbiano la vita.
Dagli Atti degli Apostoli
At 11,1-18
In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: "Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!". Io dissi: "Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca". Nuovamente la voce dal cielo riprese: "Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano". Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell'istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l'angelo presentarsi in casa sua e dirgli: "Manda qualcuno a Giaffa e fa' venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia". Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: "Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo". Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
All'udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dai Sal 41 (42) e 42 (43)
R. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Come la cerva anela ai corsi d'acqua,
così l'anima mia anela a te, o Dio.
L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio? R.
Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. R.
Verrò all'altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. (Gv 10,14)
Alleluia.

Vangelo
Io sono la porta delle pecore.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,1-10
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».
Parola del Signore.

Sulle offerte
Nella memoria della morte preziosa
dei tuoi giusti ti offriamo, o Padre,
il sacrificio del tuo Figlio,
principio e modello di ogni martirio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Antifona alla comunione
Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita,
che sta nel paradiso del mio Dio. Alleluia. (Ap 2,7)
Oppure:
Gioite, giusti, nel Signore; ai retti si addice la lode. Alleluia. (Cf. Sal 32,1)
Dopo la comunione
Celebrando in questo santo convito
la gloriosa vittoria dei santi martiri Nereo e Achilleo,
ti preghiamo, o Signore: a noi, che qui ci nutriamo del pane di vita,
dona di essere vittoriosi nella prova,
per gustare dell’albero della vita in paradiso.
Per Cristo nostro Signore.


Santi Nereo e Achilleo, martiri sulla via Ardeatina12 maggio

A far passare alla storia il martirio di questi due soldati romani è Papa San Damaso che nel IV secolo scrive un’epigrafe in loro onore svelandone l’identità e così tramandandone ai posteri la triste vicenda.
La conversione, grande opera della gloria di Cristo
Sono pretoriani, Nereo e Achilleo, cioè quelle guardie militari romane che hanno lo speciale compito di proteggere da vicino l’imperatore, nel caso specifico probabilmente Diocleziano, lo stesso per mano del quale moriranno pochi anni dopo. Sì, perché a un certo punto, stanchi di eseguire ordini di morte e di obbedire solo per paura delle conseguenze, vengono illuminati dalla gloria di Dio e aprono finalmente gli occhi. È allora che disertano, gettano via gli scudi, le armature e i loro giavellotti sporchi di sangue.
La traslazione delle reliquie, tra leggende e realtà
Non si sa molto della morte di questi due martiri, tranne che avvenne per decapitazione intorno al 304, appunto sotto l’impero di Diocleziano. Onorati da subito in una basilica paleocristiana presso le Terme di Caracalla, le loro spoglie vengono in realtà seppellite nel cimitero di Domitilla lungo la via Ardeatina, tanto che si diffuse la leggenda che il loro martirio fosse legato a quello della Santa, nipote di Domiziano. La loro memoria liturgica cade proprio nel giorno della traslazione delle loro reliquie.

Dal vocabolario • Enciclopedia Treccani
NEREO e ACHILLEO, santi  
,  La storia di questi martiri romani è narrata da Damaso I in otto  esametri, che un tempo ornavano il loro sepolcro. N. e A. erano militari  e a servizio di un tiranno infesto ai cristiani. Ma un giorno si  convertono, abbandonano le armi, confessano la fede di Cristo, e  riportano la palma del martirio. Quando siano stati martirizzati, non si  sa; ma non pare lecito risalire al di là delle grandi persecuzioni del  sec. III.
La Passio sanctorum Nerei et Achillei,  composta nella prima metà del sec. V e più tardi tradotta anche in  greco, assegna questi martiri all'impero di Domiziano. Ma l'autore di  codesta bizzarra leggenda, il quale, contro la testimonianza esplicita  del papa Damaso, fa dei due soldati due eunuchi di Flavia Domitilla  battezzati da S. Pietro, non merita nessuna fede. Sicurissimo è il luogo  in cui essi ricevettero sepoltura sulla Via Ardeatina, nel cimitero di  Domitilla, là dove se ne celebrava la festa il 12 maggio, come c'insegna  il Martirologio Geronimiano. Riposavano i sacri corpi sotto l'altare di  una basilica eretta colà, secondo ogni apparenza, dal papa Siricio  (384-398), immediato successore di Damaso, restaurata nel sec. VI da  Giovanni I (523-526).
Tra  le rovine di questa basilica, ritrovata da G. B. de Rossi nel 1873,  tornarono in luce due frammenti del carme damasiano sopra ricordato, e  una delle quattro colonnine che sostennero il ciborio dell'altare. Su  tale colonnina una rozza mano del secolo IV-V scolpì il martire Achilleo  (ACILLEUS), ferito dal carnefice dinnanzi a una croce laureata. La  basilica e la tomba furono molto frequentate nel Medioevo. Quando il  papa Paolo I (757-767) trasferì al Vaticano le reliquie di S.  Petronilla, sepolta presso N. e A., pare lasciasse questi ultimi nel  loro luogo primitivo.
Non  si sa donde provenissero le reliquie che nel 1213 furono deposte - come  dei due martiri - in S. Adriano al Foro, e che nel 1597 il cardinale  Baronio fece trasportare, con pompa trionfale, all'antichissimo titolo de fasciola o sanctorum Nerei et Achillei, in Via Nova, presso le terme di Caracalla.
Bibl.: Acta Sanctorum, Maggio, III, p. 4 segg.; Tillemont, Mémoires pour servir à l'histoire ecclésiastique, II, Venezia 1732, p. 127 seg.; H. Achelis, Acta Ss. Nerei et Achillei, in Texte und Untersuchungen, XI, ii, Lipsia 1893; P. Allard, Histoire des persécutions, I, 2ª ed., Parigi 1892, p. 170 segg.; A. Dufourcq, Étude sur le gesta martyrum romains, I, Parigi 1900, p. 305 segg.; A. Ehrard, Die altchristliche Litteratur und ihre Erforschung, Friburgo in B. 1900, p. 565 segg.; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2ª ed., Bruxelles 1933, p. 287 seg. - Sull'epigramma damasiano, G. B. de Rossi, Bulletino di archeologia cristiana, 1874, p. 20 segg.; K. Weyman, Vier Epigramme des hl. Papstes Damasus I, Monaco 1905, p. 22 segg; P. Franchi de' Cavalieri, I santi N. ed A. nell'epigramma damasiano, Roma 1909 (Note agiografiche, fasc. 3, in Studi e Testi della Bibl. Vat., XXII, p. 43 segg.). - Sulla basilica della Via Ardeatina, G. B. de Rossi, Bull. di arch. crist., 1874, p. 5 segg.; 1875, p. 49 segg.; 1879, p. 91 segg.; O. Marucchi, Roma sotterranea cristiana, n. s., I, Roma 1914, fasc. 2°, p. 107 segg.; H. Leclercq, in Dictionnaire des antiquités chrétiennes, s. v. Domitille (cimitière de), col. 1409 segg. - Sul titolo de fasciola, M. Armellini, Le chiese di Roma, 2ª ed., Roma 1891, p. 591; J. P.Kirsch, Die röm. Titelkirchen im Altertum, Paderborn 1918, p. 90 segg.; F. Lanzoni, I titoli presbiterali di Roma antica, in Rivista di archeol. crist., 2, 1925, p. 254 seg.; Chr. Huelsen, Le chiese di Roma nel Medioevo, Firenze 1927, p. 388 seg.

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