0502-atanasio - LITURGIA della PAROLA

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LETTURA e COMMENTO


02 Maggio • SANT'ATANASIO, VESCOVO e DOTTORE DELLA CHIESA - MEMORIA
Colore Liturgico bianco • Clicca x Biografia

Antifona
In mezzo alla Chiesa gli ha aperto la bocca,
il Signore lo ha colmato dello spirito di sapienza e d’intelligenza;
gli ha fatto indossare una veste di gloria. Alleluia. (Cf. Sir 15,5)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che hai suscitato nella Chiesa il vescovo sant’Atanasio,
insigne assertore della divinità del tuo Figlio,
fa’ che, per il suo insegnamento e la sua intercessione,
cresciamo sempre più nella tua conoscenza e nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Gli apostoli se ne andarono dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
Dagli Atti degli Apostoli
At 5,34-42
In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di far uscire [gli apostoli] per un momento e disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini. Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui si dispersero. Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».
Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù.
Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo.
Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 26 (27)
R. Una cosa ho chiesto al Signore: abitare nella sua casa.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. (Mt 4,4b)
Alleluia.

Vangelo
Gesù distribuì i pani a quelli che erano seduti, quanto ne volevano.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,1-15
In quel tempo, Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore.

Sulle offerte
Guarda, o Signore, i doni che ti presentiamo
nella memoria di sant’Atanasio,
e concedi anche a noi
di professare senza compromessi la verità della fede,
per ricevere la salvezza riservata ai testimoni del Vangelo.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Nessuno può porre un fondamento diverso
da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. Alleluia. (1Cor 3,11)
Dopo la comunione
Dio onnipotente,
la vera divinità del tuo Figlio unigenito,
che in comunione di fede con sant’Atanasio
fermamente professiamo,
per la grazia di questo sacramento
ci dia sempre forza e ci protegga.
Per Cristo nostro Signore.



02 maggio • Sant'Atanasio, vescovo di Alessandria d'Egitto e dottore della Chiesa

Fin da fanciullo Atanasio si convinse che un buon teologo doveva necessariamente essere anche un buon cristiano, un santo. E i contatti con Antonio abate, patriarca del monachesimo, gli erano di grande conforto, perché coglieva come quest’uomo povero e isolato sapeva molto di più e molto meglio di tanti studiosi della città: “Oltre allo studio e alla vera conoscenza delle Scritture c’è bisogno di una vita retta e di un’anima pura e della virtù secondo Cristo affinché, camminando nella virtù, l’intelletto possa raggiungere e comprendere ciò che desidera, per quanto la natura umana può comprendere del Dio Verbo. Infatti, senza un intelletto puro e una vita modellata sui santi, non si possono comprendere le parole dei santi… Così chi vuol comprendere il pensiero dei teologi deve purificare l’anima…”.
Il coraggio dei martiri, la debolezza dei lapsi
Nato ad Alessandria nel 295 circa da famiglia cristiana, ricevette una buona formazione culturale. La sua infanzia coincise con la persecuzione di Diocleziano (303-313) e Atanasio ebbe modo di ammirare il coraggio dei martiri da una parte, e dall’altra la mancanza di coraggio, dettata dalla debolezza umana, dei lapsi, i “ricaduti”, pronti a sacrificare agli dei di fronte al pericolo, e poi chiedere di essere riammessi nella comunione con la Chiesa, terminata la persecuzione.
La Trinità: Dio uno e trino
Atanasio visse periodi non facili. Da una parte, la Chiesa era appena uscita da un duro periodo di persecuzioni e doveva ancora trovare un corretto rapporto con l’autorità imperiale, dato che questa ancora influiva sulle nomine, sulle convocazioni di Concili e Sinodi e sulle formulazioni dottrinali; dall’altra, emergevano incomprensioni dottrinali che rischiavano di mettere a repentaglio l’intera esperienza cristiana, in particolare con l’arianesimo (da Ario, sacerdote della chiesa di Alessandria). Di fatto, nella cultura greca credere nell’unico Dio non era un problema: si trattava però di aiutare i nuovi cristiani a comprendere che Dio era Uno e Trino. Il diffondersi di una tale “dottrina” avrebbe significato far passare il messaggio che la salvezza si poteva raggiungere con le proprie forze e avrebbe quindi reso inutile l’incarnazione. Atanasio era consapevole dei due pericoli – di autorità e di dottrina – e s’impegnò per tutta la vita a dare il suo contributo dottrinale.
Il Concilio di Nicea
Nel 325, da diacono, partecipò al Concilio di Nicea quale assistente del vescovo Alessandro. In questa sede venne affrontata la questione di Ario, e i Vescovi presenti proclamarono solennemente che il Figlio è “della stessa sostanza del Padre”. Nel 328 il vescovo Alessandro morì e Atanasio ne divenne il successore. Come Vescovo decise di far visita nella Tebaide ai monaci di san Pacomio: Atanasio, infatti, era ben consapevole che il monachesimo poteva offrire un grande contributo nei confronti del popolo. A quella visita però Pacomio non si presentò perché temeva d’essere ordinato sacerdote e ritrovarsi coinvolto nell’impegno pastorale dell’amico Atanasio, che lo comprese cordialmente.
I meleziani e la difesa di Atanasio
Durante la visita alle varie comunità, i meleziani (discepoli del vescovo Melezio di Licopoli - +328) guidati da Giovanni Arkaf, lo accusarono presso l’imperatore di essersi fatto ordinare vescovo troppo giovane e aver imposto ingiusti tributi ai cristiani. Non fu difficile per Atanasio difendersi dalle accuse, ma queste erano solo il preludio di quanto ancora sarebbe accaduto. Verso la fine del 332 fu accusato di aver fatto uccidere il vescovo Arsenio di Ipsele, mentre questi era semplicemente nascosto in un monastero di monaci e comparve vivo e vegeto in tribunale. Fu un grande smacco per gli accusatori di Atanasio.
Anche gli ariani non smisero di creargli problemi. I meleziani gli sottoposero un documento con la formula di fede da sottoscrivere: poteva apparentemente sembrare ortodossa, ma mancava l’espressione “della stessa sostanza”. L’imperatore chiese ad Atanasio di riammettere Ario, ma dopo aver letto il documento, il vescovo si rifiutò. A questo punto, nel 335 i vescovi ariani e meleziani indissero il Concilio a Tiro che – di fronte alla maggioranza pilotata di ariani e meleziani – decretò l’esilio di Atanasio. Nel frattempo ad Alessandria era stato nominato Vescovo Giovanni Arkaf, ma la sua presenza durò poco perché presto venne espulso dai cristiani stessi. Da quel momento la cattedra d’Alessandria non fu occupata da altri vescovi eretici, in quanto i cristiani della città riconoscevano solo  Atanasio come loro vescovo.
La diatriba tra ariani e Atanasio
Alla morte di Costantino nel 337, Atanasio – con il consenso degli imperatori d’Occidente e d’Oriente – fece ritorno ad Alessandria. Ma ancora una volta gli ariani si opposero e invocarono un altro Concilio per discutere sulla posizione di Atanasio; a questo punto, lui si ritirò con i monaci. Papa Giulio I, saputo dov’era, lo convocò a Roma per il Concilio romano, durante il quale Atanasio fu riconosciuto innocente. Non potendo però rientrare ad Alessandria ebbe modo di insegnare con le sue catechesi – tra il 339 e il 346 – che il pericolo dell’arianesimo svuotava la fede cristiana. Nello stesso tempo, diffondeva l’esperienza del monachesimo a riprova che tutto è grazia, tutto è dono di Dio per chi in Lui crede e a Lui si affida.
Il rientro di Atanasio ad Alessandria
Solo nel 346, dopo il Concilio del 343 nell’attuale Sofia, il vescovo di Alessandria fu dichiarato deposto e Atanasio invitato a rientrare, cosa che avverrà solo tre anni dopo, in un tripudio di festeggiamenti. Gregorio Nazianzeno racconta che all’ingresso in Alessandria, innanzi al proprio pastore, la gente gettava a terra i mantelli e le palme. L’azione pastorale di Atanasio seppe conquistare cuori e intelligenze, come lui stesso scriverà nella Storia degli ariani raccontata ai monaci: “Quante donne in età da marito, già preparate e decise per le nozze, restarono vergini per Cristo! Quanti giovani, vedendo il loro esempio, abbracciarono la vita monastica! Quanti padri persuasero i propri figli e quanti figli convinsero i propri padri a non abbandonare la vita cristiana…”. San Basilio, che iniziava in quegli anni il suo ministero episcopale, riconobbe nell’ormai anziano Atanasio l’unico capace di dialogare con tutti, perché nessuno come lui “aveva la sollecitudine di tutte le Chiese”. Quando morì, il 2 maggio 373, Basilio lo ricordò come “anima grande e apostolica”.

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