0208_Emiliani - LITURGIA della PAROLA

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LETTURA e COMMENTO


08 Febbraio (Dispari)SANTA GIUSEPPINA BAKHITA, VERGINE - mf
Colore Liturgico bianco ► AGIOGRAFIA

Antifona
Questa è la vergine saggia,
una delle vergini prudenti
che andò incontro a Cristo
con la lampada accesa. (Cf. Mt 25,1-13)
Oppure:
Come sei bella, o vergine di Cristo,
degna di ricevere la corona del Signore,
la corona della verginità eterna.
Colletta
O Dio, che hai elevato santa Giuseppina [Bakhita]
dalla misera condizione di schiava
alla dignità di figlia tua e sposa di Cristo,
concedi che, sul suo esempio,
seguiamo con amore fedele il Signore Gesù crocifisso
e, dediti alle opere di misericordia,
perseveriamo nella carità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore vi renda perfetti in ogni bene.
Dalla lettera agli Ebrei • Eb 13,15-17.20-21
Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.
Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.
Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un'alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.

Salmo Responsoriale • Sal 22 (23)
R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia. R.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)
Alleluia.

Vangelo
Erano come pecore che non hanno pastore.
Dal Vangelo secondo Marco • Mc 6,30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Parola del Signore.

Sulle offerte
O Dio, mirabile nei tuoi santi,
accogli questi doni che ti presentiamo nel ricordo di santa Giuseppina [Bakhita]
e come ti fu gradita la sua testimonianza verginale,
ti sia ben accetta l’offerta del nostro sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Ecco lo sposo che viene: andate incontro a Cristo Signore. (Cf. Mt 25,6)
Oppure:
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita. (Sal 26,4)
Dopo la comunione
Rinvigoriti dalla partecipazione ai santi doni,
ti preghiamo, Signore Dio nostro:
fa’ che sull’esempio di santa Giuseppina [Bakhita]
portiamo nel nostro corpo
la passione di Cristo Gesù,
per aderire a te, unico e sommo bene.
Per Cristo nostro Signore.


08 Febbraio • San Girolamo Emiliani
lo stesso giorno • Santa Giuseppina Bakhita, vergine - Mf

BIOGRAFIA di San Girolamo Emiliani
Nato  a Venezia da nobile famiglia (1486), dopo aver esercitato la carriera  militare in un momento in cui la sua città si opponeva alle truppe di  Massimiliano I, fino a essere imprigionato nella difesa di una fortezza,  Girolamo Miani (anche Emiliani) fu liberato per intercessione della  Vergine. Pensò agli orfani, e fondò il primo orfanotrofio retto con  concezioni moderne, dove i ragazzi, oltre che essere accolti o  mantenuti, venivano messi in condizione di apprendere un mestiere e di  affrontare la vita.
Morì nella pesta del 1537, con gli occhi e le mani rivolti al cielo e invocando i nomi di Gesù e di Maria.
MARTIROLOGIO
San  Girolamo Emileani, che, dopo una giovinezza violenta e lussuriosa,  gettato in carcere dai nemici, si convertì a Dio; si dedicò, quindi,  appieno, insieme ai compagni radunati con lui, a tutti i miserabili,  specialmente agli orfani e agli infermi; fu questo l'inizio della  Congregazione dei Chierici Regolari, detti Somaschi; colpito in seguito  dalla peste mentre curava i malati, morì a Somasca vicino a Bergamo.

DAGLI SCRITTI...
Dalle «Lettere ai suoi confratelli» di san Girolamo Emiliani
Dobbiamo confidare soltanto nel Signore
Carissimi fratelli in Cristo e figli dell'Ordine dei Servi dei poveri.
 Il vostro povero padre vi saluta e vi esorta a perseverare nell'amore  di Cristo e nella fedele osservanza della legge cristiana, come vi ho  mostrato con le parole e con le opere quando ero in mezzo a voi, in modo  che il Signore sia glorificato in voi per mezzo mio.
Il nostro fine  è Dio, fonte di tutti i beni, e dobbiamo confidare soltanto in lui e  non in altri, come diciamo nella nostra preghiera. E il nostro  misericordioso Signore, volendo accrescere la vostra fede (senza la  quale, come dice l'evangelista, Cristo non poté operare molti miracoli)  ed esaudire la vostra preghiera, ha stabilito di servirsi di voi poveri,  maltrattati, afflitti, stremati di forze, disprezzati da tutti e  privati della stessa mia presenza corporale, ma non dello spirito del  vostro povero e amatissimo e dolce padre.Perché vi abbia trattato  così, egli solo lo sa; tuttavia possiamo individuare tre cause.  Anzitutto il Signore nostro benedetto vi avverte che vuole accogliervi  tra i suoi figli diletti, purché perseveriate nelle sue vie: così  infatti si è comportato con i suoi amici e li ha resi santi.
La  seconda causa è questa, che desidera vivamente che voi sempre più  confidiate in lui e non in altri, perché, come ho detto, Dio non compie  le sue opere in coloro che rifiutano di porre soltanto in lui tutta la  loro fede e speranza, ma ha sempre infuso la pienezza della carità in  coloro che erano dotati di grande fede e speranza, e in essi ha compiuto  grandi cose. Perciò se sarete ricchi di fede e di speranza, egli  stesso, che esalta gli umili, farà in voi grandi cose. Dunque, portando  via da voi me e qualunque altro a voi gradito, vi imporrà di scegliere  fra queste due cose: o allontanarvi dalla fede e ritornare alle cose del  mondo, o rimanere saldi nella fede e così essere approvati da lui.
 Ed ecco la terza causa: Dio vi vuole provare come l'oro nel crogiolo.  Infatti le scorie dell'oro sono distrutte dal fuoco, ma l'oro buono  rimane aumenta di valore. Allo stesso modo Dio si comporta con il servo  buono che spera e rimane fermo in lui nelle tribolazioni. Dio lo solleva  e di quelle cose che per suo amore ha abbandonato, gli darà il centuplo  in questo mondo e la vita eterna nel futuro.
In questo modo egli si  è comportato con tutti i santi. Così fece con il popolo d'Israele dopo  quanto aveva sofferto in Egitto: non solo infatti lo trasse fuori di là  con tanti prodigi e lo nutrì con la manna nel deserto, ma gli concesse  anche la terra promessa.
Se pertanto anche voi sarete costanti nella  fede contro le tentazioni, il Signore vi concederà pace e riposo a  tempo debito in questo mondo, e per sempre nell'altro.
Nota dal messale
Girolamo  Miani, o Emiliani (Venezia, 1486 - Somasca, Lecco, 8 febbraio 1537),  castellano della Serenissima, fatto prigioniero e prodigiosamente  liberato, si pose al servizio dei poveri e degli infermi; ebbe cura  degli orfani e delle prostitute. Dopo aver operato in diverse città,  fondò a Somasca la «Compagnia dei servi dei poveri», detti poi Chierici  Regolari di Somasca.

Dal Comune dei santi: per gli educatori, p. 756.
Colletta
O  Dio, Padre di misericordia, che hai dato agli orfani san Girolamo  [Emiliani] come sostegno e padre, concedi a noi per sua intercessione di  custodire fedelmente lo spirito di adozione, per il quale ci chiamiamo e  siamo realmente tuoi figli. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo  Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito  Santo, per tutti i secoli dei secoli.


Girolamo Emiliani, o più propriamente Miani nacque a Venezia nel 1486.
Quarto figlio della famiglia nobile decaduta degli Emiliani, come  tutti i giovani veneziani del 1500 Girolamo sognava la carriera  militare, anche perché era la più remunerativa. Le notizie sulla sua  vita prima dell’arruolamento, avvenuto nel 1509, sono molto scarse; si  sa, però, che quando aveva circa dieci anni suo padre si uccise.
Nel 1511, durante l’assedio alla Fortezza di Castelnuovo di Quero,  lungo il Piave, cade prigioniero del nemico e l’esperienza della  detenzione, seppur durata appena 30 giorni, lo cambia profondamente.  Nella fame, nel dolore, nella paura per la propria vita, Girolamo  ritrova le parole per pregare e indirizza le sue richieste  specificamente alla Madonna, alla quale promette di convertirsi in  cambio della libertà. Una volta scarcerato, trova rifugio a Treviso, ma  non dimentica il voto fatto alla Vergine e, affidandosi a un sacerdote e  cominciando a leggere la Bibbia, inizia a cambiare il suo cuore.
La prima occasione che Girolamo ha di mettere alla prova il nuovo se  stesso è durante l’epidemia di peste che colpisce Venezia nel 1528. Con  un gruppo di volontari gira per la città per portare conforto agli  ammalati, ai quali mette a disposizione tutti i suoi beni. Contagiato  lui stesso dal morbo, ne uscirà con una prodigiosa guarigione. Inizia  così il suo cammino di carità che sarà sempre rivolto ai più bisognosi a  partire dai poveri, dalle prostitute, ma soprattutto dagli orfani.
Quando suo fratello Luca muore lasciando orfani i suoi tre nipoti,  Girolamo se ne fa carico ed è lì che ha l’intuizione della vita:  costituire un’associazione che si occupi espressamente dei giovani  rimasti senza famiglia incaricandosi della loro istruzione.
Così nel 1533 a Bergamo nasce la Compagnia dei servi dei poveri,  impegnati nella difesa degli orfani di guerra, i più deboli e indifesi  tra gli ultimi: per loro Girolamo crea una scuola d’arti e mestieri cui  affianca l’insegnamento del catechismo seguendo un metodo per allora  innovativo, che aveva come programma fondamentale preghiera e lavoro, i  principi cardine che nobilitano l’uomo.
La Compagnia originale diventerà poi Congregazione, fino a che nel  1568 Pio V la eleverà a Ordine, i cui religiosi saranno chiamati  Chierici Regolari di Somasca, dal luogo che l’arcivescovo di Milano  aveva affidato a Girolamo e da cui tutto era partito. Nel carisma dei  Somaschi la devozione a Maria, venerata come “Mater orphanorum”.  Girolamo, però a questo punto era già morto di peste nel 1537.
Canonizzato nel 1767, dal 1928 è Santo Patrono della gioventù abbandonata.



Giuseppina Bakhita • (1869-1947)
Beatificazione:
- 17 maggio 1992
- Papa  Giovanni Paolo II
Canonizzazione:
- 01 ottobre 2000
- Papa  Giovanni Paolo II
- Piazza San Pietro

L'Osservatore Romano

Vergine, che, nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte
nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità (Canossiane) e passò il resto della sua vita
            «in Cristo» nella città di Schio
nel territorio di Vicenza prodigandosi per tutti

Una vita di santità • Omelia di beatificazione
"Siate buoni, amate il Signore, pregate per quelli che non lo conoscono. Sapeste che grande grazia è conoscere Dio!"

Nacque intorno al 1869 in un piccolo villaggio del Sudan occidentale (regione del Darfur). All'età di sette anni, fu rapita da mercanti arabi di schiavi.
Bakhita, che significa «fortunata», non è il nome ricevuto dai genitori alla sua nascita, ma quello datole dai suoi rapitori. Venduta e rivenduta più volte sui mercati di El Obeid e di Khartoum conobbe le umiliazioni, le sofferenze fisiche e morali della schiavitù.
Nella capitale del Sudan, Bakhita venne comperata da un Console italiano, il signor Callisto Legnani. Per la prima volta dal giorno del suo rapimento si accorse, con piacevole sorpresa, che nessuno, nel darle comandi, usava più lo staffile; anzi la si trattava con maniere affabili e cordiali. Nella casa del Console, Bakhita conobbe la serenità, l'affetto e momenti di gioia, anche se sempre velati dalla nostalgia di una famiglia propria, perduta forse, per sempre. Situazioni politiche costrinsero il Console a partire per l'Italia. Bakhita chiese ed ottenne di partire con lui e con un suo amico, un certo signor Augusto Michieli.
Giunti a Genova, il Signor Legnani, su insistente richiesta della moglie del Michieli, accettò che Bakhita rimanesse con loro. Ella seguì la nuova «famiglia» nell'abitazione di Zianigo (frazione di Mirano Veneto) e, quando nacque la figlia Mimmina, Bakhita ne divenne la bambinaia e l'amica.

L'acquisto e la gestione di un grande hotel a Suakin, sul Mar Rosso, costrinsero la signora Michieli a trasferirsi in quella località per aiutare il marito. Nel frattempo, dietro avviso del loro amministratore, Illuminato Checchini, Mimmina e Bakhita vennero affidate alle Suore Canossiane dell'Istituto dei Catecumeni di Venezia. Ed è qui che Bakhita chiese ed ottenne di conoscere quel Dio che fin da bambina «sentiva in cuore senza sapere chi fosse».
«Vedendo il sole, la luna e le stelle, dicevo tra me: Chi è mai il Padrone di queste belle cose? E provavo una voglia grande di vederlo, di conoscerlo e di prestargli omaggio».
Dopo alcuni mesi di catecumenato Bakhita ricevette i Sacramenti dell'Iniziazione cristiana e quindi il nome nuovo di Giuseppina. Era il 9 gennaio 1890. Quel giorno non sapeva come esprimere la sua gioia. I suoi occhi grandi ed espressivi sfavillavano, rivelando un'intensa commozione. In seguito la si vide spesso baciare il fonte battesimale e dire: «Qui sono diventata figlia di Dio!».

Ogni giorno nuovo la rendeva sempre più consapevole di come quel Dio, che ora conosceva ed amava, l'aveva condotta a sé per vie misteriose, tenendola per mano.
Quando la signora Michieli ritornò dall'Africa per riprendersi la figlia e Bakhita, quest'ultima, con decisione e coraggio insoliti, manifestò la sua volontà di rimanere con le Madri Canossiane e servire quel Dio che le aveva dato tante prove del suo amore.
La giovane africana, ormai maggiorenne, godeva della libertà di azione che la legge italiana le assicurava.
Bakhita rimase nel catecumenato ove si chiarì in lei la chiamata a farsi religiosa, a donare tutta se stessa al Signore nell'Istituto di S. Maddalena di Canossa.

L'8 dicembre 1896 Giuseppina Bakhita si consacrava per sempre al suo Dio che lei chiamava, con espressione dolce, «el me Paron».
Per oltre cinquant'anni questa umile Figlia della Carità, vera testimone dell'amore di Dio, visse prestandosi in diverse occupazioni nella casa di Schio: fu infatti cuciniera, guardarobiera, ricamatrice, portinaia. Quando si dedicò a quest'ultimo servizio, le sue mani si posavano dolci e carezzevoli sulle teste dei bambini che ogni giorno frequentavano le scuole dell'Istituto. La sua voce amabile, che aveva l'inflessione delle nenie e dei canti della sua terra, giungeva gradita ai piccoli, confortevole ai poveri e ai sofferenti, incoraggiante a quanti bussavano alla porta dell'Istituto.
La sua umiltà, la sua semplicità ed il suo costante sorriso conquistarono il cuore di tutti i cittadini scledensi. Le consorelle la stimavano per la sua dolcezza inalterabile, la sua squisita bontà e il suo profondo desiderio di far conoscere il Signore.

Venne la vecchiaia, venne la malattia lunga e dolorosa, ma M. Bakhita continuò ad offrire testimonianza di fede, di bontà e di speranza cristiana. A chi la visitava e le chiedeva come stesse, rispondeva sorridendo: «Come vol el Paron». Nell'agonia rivisse i terribili giorni della sua schiavitù e più volte supplicò l'infermiera che l'assisteva: «Mi allarghi le catene...pesano!». Fu Maria Santissima a liberarla da ogni pena. Le sue ultime parole furono: «La Madonna! La Madonna!», mentre il suo ultimo sorriso testimoniava l'incontro con la Madre del Signore.
M. Bakhita si spense l'8 febbraio 1947 nella casa di Schio, circondata dalla comunità in pianto e in preghiera. Una folla si riversò ben presto nella casa dell'Istituto per vedere un'ultima volta la sua «Santa Madre Moretta» e chiederne la protezione dal cielo. La fama di santità si è ormai diffusa in tutti i continenti.

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