27 Gennaio • Sant'Angela Merici • Vergine
BIOGRAFIA • Angela Merici (Desenzano del Garda, 1470 - Brescia, 1540) fondò a Brescia nel 1535 la Compagnia di sant'Orsola, istituzione di vita consacrata nel mondo, dotandola di Regola propria. I Ricordi e il Testamento manifestano profondo spirito evangelico e intensa vita spirituale. La diffusione della Compagnia e la nascita dei diversi Istituti di suore Orsoline hanno divulgato la venerazione della santa nel mondo. Fu canonizzata da Pio VII nel 1807.
MARTIROLOGIO • Sant'Angela Merici, vergine, che dapprima prese l'abito del Terz'Ordine di San Francesco e radunò delle giovani da formare alle opere di carità; quindi, istituì sotto il nome di sant'Orsola un Ordine femminile, cui affidò il compito di cercare la perfezione di vita nel mondo e di educare le adolescenti nelle vie del Signore; infine, a Brescia rese l'anima a Dio.
DAGLI SCRITTI...
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Dal «Testamento spirituale» di sant'Angela Merici, vergine
Trattiamo con soavità come Dio
Mie carissime madri e sorelle in Gesù Cristo, sforzatevi, coll'aiuto della grazia, di acquistare e conservare in voi tale intenzione e sentimento buono, da essere mosse alla cura e al governo della Compagnia solo per amore di Dio e per lo zelo della salute delle anime. Se tutte le vostre opere saranno così radicate in questa duplice carità, non potranno portare se non buoni e salutari frutti. Perciò dice il Salvator nostro: «Un albero buono non può produrre frutti cattivi» (Mt 7, 18) come volesse dire che il cuore, quando é informato alla carità, non può produrre se non buone e sante opere. Onde ancora diceva sant'Agostino: Ama e fà quel che vuoi, come se dicesse chiaramente: La carità non può peccare.
Vi supplico ancora di voler ricordare e tenere scolpite nella mente e nel cuore tutte le vostre figliuole ad una ad una; e non solo i loro nomi, ma ancora la condizione e indole e stato ed ogni cosa loro. Il che non vi sarà cosa difficile, se le abbraccerete con viva carità. Anche le madri secondo la carne, se avessero mille figliuoli, tutti se li terrebbero nell'animo totalmente fissi ad uno ad uno, perché così opera il vero amore. Anzi pare che, quanti più ne hanno, tanto più cresca l'amore e la cura particolare per ciascuno. Maggiormente le madri secondo lo spirito possono e devono far questo, perché l'amore secondo lo spirito é, senza confronto, molto più potente dell'amore secondo la carne. Dunque, mie carissime madri, se amerete queste nostre figliuole con viva e sviscerata carità, sarà impossibile che non le abbiate tutte particolarmente impresse nella memoria e nel cuore.
Impegnatevi a tirarle su con amore e con mano soave e dolce, e non imperiosamente né con asprezza; ma in tutto vogliate esser piacevoli. Ascoltate Gesù Cristo che raccomanda: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11, 29); e di Dio si legge che «governa con bontà eccellente ogni cosa» (Sap 8, 1). E ancora Gesù Cristo dice: il mio giogo é dolce e il mio carico leggero» (Mt 11, 30). Ecco perché dovete sforzarvi di usare ogni piacevolezza possibile. Soprattutto guardatevi dal voler ottenere alcuna cosa per forza: poiché Dio ha dato ad ognuno il libero arbitrio e non vuole costringere nessuno, ma solamente propone, invita e consiglia. Non dico però che alle volte non si debba usare qualche riprensione ed asprezza a tempo e luogo secondo l'importanza, la condizione e il bisogno delle persone, ma solamente dobbiamo essere mosse a questo dalla carità e dallo zelo delle anime.
Colletta • O Signore, l’intercessione della santa vergine Angela [Merici] ci affidi sempre al tuo amore di Padre, perché, seguendo i suoi esempi di carità e prudenza, custodiamo i tuoi insegnamenti e li testimoniamo nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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Poi: Dal Comune delle vergini: per una vergine, pp. 741-743, o dal Comune dei santi:
per gli educatori, p. 756.
Beatificazione: - 30 aprile 1768 - Papa Clemente XIII
Canonizzazione: - 24 maggio 1807 - Papa Pio VII
Ricorrenza: - 27 gennaio
Vergine, che dapprima prese l’abito del Terz’Ordine di San Francesco e radunò delle giovani da formare alle opere di carità; quindi, istituì sotto il nome di sant’Orsola un Ordine femminile, cui affidò il compito di cercare la perfezione di vita nel mondo e di educare le adolescenti nelle vie del Signore; infine, a Brescia rese l’anima a Dio
Lettera apostolica
“Guardatevi dal voler ottenere alcuna cosa per forza, perché Dio ha dato ad ognuno il libero arbitrio e non vuole costringere nessuno, ma solamente propone e consiglia”
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Non più nei chiostri, ma nel mondo: è questo l’asse cartesiano della spiritualità di Sant’Angela Merici che, con la testimonianza della sua vita, riesce a dare nuova forma alla dignità della donna. Nata a Desenzano sul Garda, in provincia di Brescia, il 21 marzo 1474, Angela respira sin da piccola un forte senso religioso: la sera, infatti, la famiglia si raduna attorno al padre, Giovanni, per ascoltarlo leggere le vite dei Santi. Ed è proprio grazie a queste letture che la piccola Angela inizia a nutrire una devozione particolare nei confronti di Sant’Orsola, la nobile giovane di Britannia martirizzata nel IV secolo insieme alle suo compagne, che avrà un grande ruolo nella maturazione della sua spiritualità.
A 15 anni, Angela perde prematuramente la sorella ed i genitori; si trasferisce quindi a Salò, accolta in casa dallo zio materno. In quegli anni, sorge in lei il desiderio di condurre una vita più austera e penitenziale, tanto da scegliere di diventare Terziaria francescana. Cinque anni dopo, alla morte dello zio, la giovane ritorna a Desenzano dove si dedica alle opere di misericordia spirituali e corporali, accompagnando sempre il lavoro manuale con la preghiera e il raccoglimento.
Ed è proprio mentre è in preghiera che la futura Santa ha la visione di una processione di angeli e vergini che suonano e intonano canti. Tra loro, Angela vede anche la sorella defunta che le preannuncia: “Fonderai una compagnia di vergini”. Nei secoli successivi, l’iconografia agiografica raffigurerà tale visione come una “scala celeste” che unisce cielo e terra.
Intanto, nel 1516, i superiori francescani inviano Angela a Brescia, per assistere una vedova, Caterina Patendola. In città, la giovane rafforza la sua idea di un laicato sempre più impegnato in ambito caritativo, ma arricchito dal contributo della sensibilità femminile. Dopo aver ricevuto una seconda visione, Angela decide di recarsi in pellegrinaggio in diversi luoghi sacri: Mantova e il Sacro Monte di Varallo sono tra le prime mete, seguite, nel 1524, dalla Terra Santa. Ma è proprio durante il viaggio verso le origini del cristianesimo che avviene un prodigio singolare: improvvisamente, Angela perde la vista; la riacquisterà solo al rientro dalla Terra Santa, pregando davanti al Crocifisso. Lungi dallo scoraggiarsi, la Merici accoglie la momentanea malattia come un segno della Provvidenza, così da poter guardare ai Luoghi Santi non con gli occhi del corpo, bensì con quelli dello spirito. “Non riuscite a capire – dirà poi – che questa cecità mi è stata mandata per il bene della mia anima?”.
Tornata in Italia, nel 1525, in occasione del Giubileo, Angela si reca in pellegrinaggio a Roma, dove consolida il suo carisma tanto che Papa Clemente VII le propone di restare nella “Città eterna”. Ma la giovane decide di rientrare a Brescia, poiché vuole dare finalmente vita alla “visione celeste”. Il 25 novembre 1535, dunque, insieme a dodici collaboratrici, fonda la “Compagnia delle dimesse di Sant’Orsola”, (“dimesse” perché prive del tradizionale abito monacale), con una Regola di vita originale: essere fuori dal chiostro per dedicarsi all’istruzione ed educazione delle giovani donne, in obbedienza al vescovo e alla Chiesa.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione di grazia: nella “Compagnia”, infatti, ogni donna consacrata potrà santificare la propria esistenza non al chiuso di un convento, ma operando nel mondo, come nella Chiesa originaria. In un’epoca in cui le donne che non possono essere né spose, né monache sono destinate all’emarginazione, Angela offre loro una condizione sociale nuova, quella di “vergini consacrate nel mondo”, in grado di santificare se stesse per santificare la famiglia e la società.
Nel 1539 le condizioni di salute di Angela si aggravano e il 27 gennaio 1540 muore, all’età di 66anni. Le sue spoglie vengono deposte nella Chiesa di Sant’Afra di Brescia, dove si venerano ancora oggi, in quello che è stato ridenominato Santuario di Sant’Angela. Intanto, la sua fama di santità cresce e nel 1544 Papa Paolo III eleva la Compagnia ad Istituto di diritto pontificio, permettendole così di operare anche al di fuori dei confini diocesani. Beatificata nel 1768 da Papa Clemente XIII, Angela Merici è stata canonizzata il 24 maggio 1807 da Papa Pio VII. Una statua in sua memoria, scolpita nel 1866 dallo scultore Pietro Galli, è oggi custodita nella Basilica Vaticana.