0126_Timoteo - LITURGIA della PAROLA

Selezione SITI WEB di SPIRITUALITÀ
Vai ai contenuti

LETTURA e COMMENTO


26 Gennaio • SANTI TIMOTEO E TITO, VESCOVI • M
Anno P/D • AGIOGRAFIA

Antifona
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Grande è il Signore e degno di ogni lode. (Sal 95,3-4)

Colletta
O Dio, che hai reso partecipi del carisma degli apostoli
i santi Timoteo e Tito,
per la loro comune intercessione concedi a noi
di vivere con giustizia e pietà in questo mondo
per giungere alla patria del cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura
Mi ricordo della tua schietta fede.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo • 2Tm 1,1-8
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Parola di Dio.
Oppure:
A Tito, mio vero figlio nella medesima fede.
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Tt 1,1-5
Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un'autentica religiosità, nella speranza della vita eterna - promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore -, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore. Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbìteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.
Parola di Dio.

Salmo Responsoriale • Dal Sal 95 (96)
R. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me:
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio. (Cf. Lc 4,18)
Alleluia.

Vangelo
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.
Dal Vangelo secondo Luca • Lc 10,1-9
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».
Parola del Signore.

Sulle offerte
Accogli, o Signore, i doni del tuo popolo
nella festa dei santi Timoteo e Tito,
e rendici a te graditi per la sincerità del cuore.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo:
io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo», dice il Signore. (Cf. Mc 16,15; Mt 28,20)

Dopo la comunione
I sacramenti che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro,
alimentino in noi quella fede
che la predicazione apostolica ha trasmesso
e l’amorosa dedizione dei santi Timoteo e Tito ha custodito.
Per Cristo nostro Signore.


26 Gennaio San Timoteo e Tito Vescovi

BIOGRAFIA
Timoteo e Tito, discepoli e collaboratori dell'apostolo Paolo, furono a capo, l'uno della chiesa di Efeso, l'altro di quella di Creta. Timoteo, nato a Listri, dove Paolo lo incontrò durante il primo viaggio e fu tra i primi a convertirsi al vangelo, si applicò fin dall'infanzia allo studio delle Sacre Scritture e all'esercizio di ogni virtù. E' l'immagine del discepolo esemplare. Da questo momento la sua vita corse sul binario paolino. Tra il 63 e il 66, quando ricevette la prima lettera inviatagli da Paolo, fu presente al martirio di Paolo, poi tornò definitivamente alla sede di Efeso, dove, secondo una tardiva tradizione, morì martire nel 97.
Il secondo Tito fedele collaboratore di Paolo, Tito, nato ad Antiochia da genitori pagani, fu convertito e battezzato da Paolo, che ammirato per la virtù nel neo-battezzato, lo scelse per suo compagno e coadiutore nel ministero dell'evangelizzazione dei Gentili. A Creta, ricevette la lettera di Paolo e questi lo mandò ad evangelizzare a Dalmazia, dove tuttora il suo culto è molto diffuso. Morì probabilmente a Creta, in età molto avanzata.
MARTIROLOGIO
Memoria dei santi Timoteo e Tito, vescovi, che, discepdli di san Paolo Apostolo e suoi collaboratori nel ministero, furono l'uno a capo della Chiesa di Efeso, l'altro in quella di Creta; ad essi sono indirizzate le Lettere dalle sapienti raccomandazioni per l'istruzione dei pastori e dei fedeli.

DAGLI SCRITTI...
Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
Paolo se ne stava nel carcere come se stesse in cielo e riceveva percosse e ferite più volentieri di coloro che ricevono il palio nelle gare: amava i dolori non meno dei premi, perché stimava gli stessi dolori come fossero ricompense; perciò li chiamava anche una grazia divina. Ma stà bene attento in qual senso lo diceva: Certo era un premio essere sciolto dal corpo ed essere con Cristo (cfr. Fil 1, 23), mentre restava nel corpo era una lotta continua; tuttavia per amore di Cristo rimandava il premio per poter combattere: cosa che giudicava ancor più necessaria. L'essere separato da Cristo costituiva per lui lotta e dolore, anzi assai più che lotta e dolore. Essere con Cristo era l'unico premio al di sopra di ogni cosa. Paolo per amore di Cristo preferì la prima cosa alla seconda.
Certamente qui qualcuno potrebbe obiettare che Paolo riteneva tutte queste realtà soavi per amore di Cristo. Certo, anch'io ammetto questo, perché quelle cose che per noi sono fonti di tristezza, per lui erano invece fonte di grandissimo piacere. Ma perché io ricordo i pericoli e i travagli? Poiché egli si trovava in grandissima afflizione e per questo diceva: «Chi é debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo che io non ne frema?» (2 Cor 11, 29). Ora, vi prego, non ammiriamo soltanto, ma anche imitiamo questo esempio così magnifico di virtù. Solo così infatti potremo essere partecipi dei suoi trionfi. Se qualcuno si meraviglia perché abbiamo parlato così, cioè che chiunque avrà i meriti di Paolo avrà anche i medesimi premi, può ascoltare lo stesso Apostolo che dice: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione» (2 Tm 4, 7-8). Puoi vedere chiaramente come chiama tutti alla partecipazione della medesima gloria.
Ora, poiché viene presentata a tutti la medesima corona di gloria, cerchiamo tutti di diventare degni di quei beni che sono stati promessi. Non dobbiamo inoltre considerare in lui solamente la grandezza e la sublimità delle virtù e la tempra forte e decisa del suo animo, per la quale ha meritato di arrivare ad una gloria così grande, ma anche la comunanza di natura, per cui egli é come noi in tutto. Così anche le cose assai difficili ci sembreranno facili e leggere e, affaticandoti in questo tempo così breve, porteremo quella corona incorruttibile ed immortale, per grazia e misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e la potenza ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Nota dal messale
Timoteo, di padre pagano e di madre giudeo-cristiana (cf. At 16, 1), è discepolo e collaboratore di Paolo, il quale dice di lui: «Non ho nessuno che condivida come lui i miei sentimenti» (Fil 2, 20). Anche Tito, di origine greca e pagana, è «compagno e collaboratore» dell’apostolo (2 Cor 8, 23), soprattutto a Corinto. Tre lettere paoline (dette «pastorali») sono rivolte ai due discepoli, attivi - secondo la tradizione - l’uno a Efeso, l’altro a Creta.


BENEDETTO XVI • UDIENZA GENERALE •
Aula Paolo VI - mercoledì, 13 dicembre 2006 • [...] Timoteo e Tito
Cari fratelli e sorelle,
dopo aver parlato a lungo del grande apostolo Paolo, prendiamo oggi  in considerazione i suoi due collaboratori più stretti: Timoteo e Tito.  Ad essi sono indirizzate tre Lettere tradizionalmente attribuite a Paolo, delle quali due destinate a Timoteo e una a Tito.
Timoteo è un nome greco e significa «che onora Dio». Mentre  Luca negli Atti lo menziona sei volte, Paolo nelle sue lettere fa  riferimento a lui ben diciassette volte (in più lo si trova una volta  nella Lettera agli Ebrei). Se ne deduce che agli occhi di Paolo egli  godeva di grande considerazione, anche se Luca non ritiene di  raccontarci tutto ciò che lo riguarda. L'Apostolo infatti lo incaricò di  missioni importanti e vide in lui quasi un alter ego, come risulta dal grande elogio che ne traccia nella Lettera ai Filippesi: «Io non ho nessuno d'animo tanto uguale (isópsychon) come lui, che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre » (2,20).
Timoteo era nato a Listra (circa 200 km a nord-ovest di Tarso) da madre giudea e padre pagano (cfr At  16,1). Il fatto che la madre avesse contratto un matrimonio misto e non  avesse fatto circoncidere il figlio lascia pensare che Timoteo sia  cresciuto in una famiglia non strettamente osservante, anche se è detto  che conosceva le Scritture fin dall’infanzia (cfr 2 Tm 3,15). Ci è stato trasmesso il nome della madre, Eunice, ed anche quello della nonna, Loide (cfr 2 Tm  1,5). Quando Paolo passò per Listra all'inizio del secondo viaggio  missionario, scelse Timoteo come compagno, poiché «egli era assai  stimato dai fratelli di Listra e di Iconio» (At 16,2), ma lo fece circoncidere «per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni» (At  16,3). Insieme con Paolo e Sila, Timoteo attraversò l'Asia Minore fino a  Troade, da dove passò in Macedonia. Siamo inoltre informati che a  Filippi, dove Paolo e Sila furono coinvolti nell'accusa di disturbatori  dell’ordine pubblico e vennero imprigionati per essersi opposti allo  sfruttamento di una giovane ragazza come indovina da parte di alcuni  individui senza scrupoli (cfr At 16,16-40), Timoteo fu  risparmiato. Quando poi Paolo fu costretto a proseguire fino ad Atene,  Timoteo lo raggiunse in quella città e da lì venne inviato alla giovane  Chiesa di Tessalonica per avere notizie e per confermarla nella fede  (cfr 1 Ts 3,1-2). Si ricongiunse poi con l'Apostolo a Corinto,  portandogli buone notizie sui Tessalonicesi e collaborando con lui  nell’evangelizzazione di quella città (cfr 2 Cor 1,19).

Ritroviamo Timoteo a Efeso durante il terzo viaggio missionario di  Paolo. Da lì probabilmente l’Apostolo scrisse a Filemone e ai Filippesi,  e in entrambe le lettere Timoteo risulta co-mittente (cfr Fm 1; Fil 1,1). Da Efeso Paolo lo inviò in Macedonia insieme a un certo Erasto (cfr At  19,22) e poi anche a Corinto con l'incarico di recarvi una lettera,  nella quale raccomandava ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr 1 Cor 4,17; 16,10-11). Lo ritroviamo ancora come co-mittente della Seconda Lettera ai Corinzi, e quando da Corinto Paolo scrive la Lettera ai Romani vi unisce, insieme a quelli degli altri, i saluti di Timoteo (cfr Rm  16,21). Da Corinto il discepolo ripartì per raggiungere Troade sulla  sponda asiatica del Mar Egeo e là attendere l'Apostolo diretto verso  Gerusalemme a conclusione del terzo viaggio missionario (cfr At 20,4). Da quel momento sulla biografia di Timoteo le fonti antiche non ci riservano che un accenno nella Lettera agli Ebrei,  dove si legge: «Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo  in libertà; se arriva presto, vi vedrò insieme con lui» (13,23). In  conclusione, possiamo dire che la figura di Timoteo campeggia come  quella di un pastore di grande rilievo. Secondo la posteriore Storia ecclesiastica di  Eusebio, Timoteo fu il primo Vescovo di Efeso (cfr 3,4). Alcune sue  reliquie si trovano dal 1239 in Italia nella Cattedrale di Termoli nel  Molise, provenienti da Costantinopoli.

Quanto poi alla figura di Tito, il cui nome è di origine latina, sappiamo che di nascita era greco, cioè pagano (cfr Gal  2,3). Paolo lo condusse con sé a Gerusalemme per il cosiddetto Concilio  apostolico, nel quale fu solennemente accettata la predicazione ai  pagani del Vangelo libero dai condizionamenti della legge mosaica. Nella  Lettera a lui indirizzata, l'Apostolo lo elogia definendolo «mio vero  figlio nella fede comune» (Tt 1,4). Dopo la partenza di Timoteo  da Corinto, Paolo vi inviò Tito con il compito di ricondurre quella  indocile comunità all’obbedienza. Tito riportò la pace tra la Chiesa di  Corinto e l’Apostolo, che ad essa scrisse in questi termini: «Dio che  consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di Tito, e non solo  con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli  infatti ci ha annunziato il vostro desiderio, il vostro dolore, il  vostro affetto per me... A questa nostra consolazione si è aggiunta una  gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è  stato rinfrancato da tutti voi» (2 Cor 7,6-7.13). A Corinto Tito fu poi ancora rimandato da Paolo - che lo qualifica come «mio compagno e collaboratore» (2 Cor 8,23) - per organizzarvi la conclusione delle collette a favore dei cristiani di Gerusalemme (cfr 2 Cor 8,6). Ulteriori notizie provenienti dalle Lettere Pastorali lo qualificano come Vescovo di Creta (cfr Tt 1,5), da dove su invito di Paolo raggiunse l'Apostolo a Nicopoli in Epiro (cfr Tt 3,12). In seguito andò anche in Dalmazia (cfr 2 Tm 4,10). Siamo sprovvisti di altre informazioni sugli spostamenti successivi di Tito e sulla sua morte.

Concludendo, se consideriamo unitariamente le due figure di Timoteo e  di Tito, ci rendiamo conto di alcuni dati molto significativi. Il più  importante è che Paolo si avvalse di collaboratori nello svolgimento  delle sue missioni. Egli resta certamente l'Apostolo per antonomasia,  fondatore e pastore di molte Chiese. Appare tuttavia chiaro che egli non  faceva tutto da solo, ma si appoggiava a persone fidate che  condividevano le sue fatiche e le sue responsabilità. Un’altra  osservazione riguarda la disponibilità di questi collaboratori. Le fonti  concernenti Timoteo e Tito mettono bene in luce la loro prontezza  nell’assumere incombenze varie, consistenti spesso nel rappresentare  Paolo anche in occasioni non facili. In una parola, essi ci insegnano a  servire il Vangelo con generosità, sapendo che ciò comporta anche un  servizio alla Chiesa stessa. Raccogliamo infine la raccomandazione che  l'apostolo Paolo fa a Tito nella lettera a lui indirizzata: «Voglio che  tu insista su queste cose, perché coloro che credono in Dio si sforzino  di essere i primi nelle opere buone. Ciò è bello e utile per gli uomini»  (Tt 3,8). Mediante il nostro impegno concreto dobbiamo e  possiamo scoprire la verità di queste parole, e proprio in questo tempo  di Avvento essere anche noi ricchi di opere buone e così aprire le porte  del mondo a Cristo, il nostro Salvatore.

Torna ai contenuti