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La Resistenza nella zona del Lago Maggiore


È possibile farsi un’idea della Resistenza nella zona del Verbano attraverso cinque episodi fondamentali:

1) Olocausto del Lago Maggiore (settembre-ottobre 1943)
Con Olocausto del Lago Maggiore viene indicata la strage nazista di ebrei dell’autunno 1943: fu la prima avvenuta in Italia e la seconda per numero di vittime (almeno 57 accertate) dopo quella delle fosse Ardeatine; nove le località coinvolte, tutte della allora provincia di Novara (oggi suddivisa nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola).

Riferimenti
:

 – Even 1943. Olocausto sul Lago Maggiore, Italia 2010, 115′. Produzione Casa della Resistenza. Trailer: https://www.casadellaresistenza.it/node/207

2) Battaglia del San Martino (novembre 1943)
Il San Martino, montagna sita tra la Valcuvia e il Lago Maggiore (sopra i comuni di Arcumeggia, Duno, Cassano Valcuvia e Mesenzana), fu teatro di una delle prime battaglie della Resistenza italiana.
Sul Martino si erano arroccati, in previsione dell’imminente occupazione tedesca, i militari del presidio di Porto Valtravaglia dopo l’armistizio dell’8 settembre.
Il Gruppo Militare Cinque Giornate Monte di San Martino di Vallalta-Varese raggiunse in poco tempo la consistenza di 150 unità.
I tedeschi, con la collaborazione dei carabinieri e della milizia fascista, prima rastrellarono gli uomini tra i 15 e i 65 anni nei paesi posti alle pendici della montagna e sottoposero i sospetti a durissimi interrogatori, sevizie e torture, poi, il 18 novembre, scatenarono sulla montagna un durissimo bombardamento, mentre attaccavano via terra.
Tutti i partigiani catturati vennero fucilati (38 morti), spesso dopo interrogatori e torture.
Quel che restava del gruppo partigiano fuggì durante la notte in Svizzera. Il colonnello Croce rientrò in seguito in Italia per proseguire la lotta contro le forze di occupazione tedesche: intercettato e ferito nelle vicinanze di Sondrio (le gravi ferite resero necessario amputargli un braccio), morì poi per le torture subite durante gli interrogatori effettuati dalle SS tedesche.

Riferimenti
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Frammenti di memoria – Contrappunto cassanese: video realizzato dalla Biblioteca di Cassano Valcuvia e da Oliviero Barea nel 2008. Raccoglie le testimonianze dei cittadini cassanesi e le fotografie di quei drammatici giorni (8 minuti)
La battaglia del S. Martino: novembre 1943: documentario di F. Boldrini, Fabio Corradi, Rodolfo Ossuzio (42 minuti)

3) Rastrellamento Val Grande (maggio-giugno 1944)
Il rastrellamento della Val Grande è stata una delle pagine più sanguinose della Guerra partigiana.
Fu un’azione di rappresaglia in seguito ad un’azione partigiana a Fondotoce. Vide impegnati tra i 15.000 e i 17.000 uomini (SS-Polizei, Wehrmacht, soldati fascisti) e un centinaio tra carri armati e autoblindo e aveva lo scopo di annientare le formazioni partigiane in Val Grande e Valle Intrasca.
Tra morti negli scontri, vittime di fucilazioni sommarie, feriti gettati nei burroni e alcuni alpigiani, alla fine si conteranno quasi 300 morti (per i nazi-fascisti i morti saranno circa 200). Inoltre 208 baite e 3 rifugi alpini vennero distrutti.
Eccidio di Fontotoce: dopo essere stati torturati e fatti sfilare in corteo da Intra, il pomeriggio del 20 giugno 1944, quarantatré partigiani, arrestati nei giorni precedenti durante le operazioni di rastrellamento in Val Grande, vengono fucilati a Fondotoce, nel luogo dove ora sorge il Sacrario “Parco della Memoria e della Pace” e la Casa della Resistenza. Uno dei partigiani, Carlo Suzzi, riesce fortunosamente a sopravvivere e, aiutato dalla gente del posto, si mette in salvo, tornando poi nella formazione Valdossola con il nome di battaglia “Quarantatré”.

Riferimenti
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Rastrellamento della Val Grande
Nino Chiovini, I giorni della semina, 1966
Val Grande ’44, Storia del Rastrellamento (10 episodi di circa 20’ ciascuno)

4) Repubblica dell’Ossola (settembre-ottobre 1944)
La Repubblica dell’Ossola è stata una repubblica partigiana sorta nel Nord Italia il 10 settembre 1944 e riconquistata dai fascisti il 23 ottobre 1944.
A differenza di altre Repubbliche partigiane, la Repubblica dell’Ossola fu in grado, in poco più di un mese di vita, di affrontare non solo le contingenze imposte dallo stato di guerra, ma anche di darsi un’organizzazione articolata.

Riferimenti
:

Repubblica dell'Ossola
L’Italia della Resistenza. La Repubblica dell’Ossola (Raiscuola, 9 minuti, frammento di quello successivo):
La Repubblica dell’Ossola e l’eccidio di Fondotoce (Mille papaveri rossi, 42 minuti) I

5) Martiri della Gera (ottobre 1944)
Nella primavera del 1944, dopo i tragici eventi del S. Martino, un gruppo di partigiani, sotto la guida del capitano Giacinto Lazzarini, sale alla Gera di Voldomino (Luino), nella cascina della famiglia Garibaldi.
Alla Gera i partigiani tornano solo la sera per dormire. Durante la giornata raggiungono delle postazioni prestabilite per intraprendere azioni di disturbo o di sabotaggio.
Ma queste azioni attirano l’attenzione e, il 7 ottobre 1944, dodici partigiani della Formazione Lazzarini vengono catturati e barbaramente uccisi.

Riferimenti
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I martiri della Gera. Una storia da non dimenticare. A cura di Emilio Rossi. ANPI Luino
I martiri della Gera

La figura di Guido Petter

Guido Petter, psicologo, scrittore e accademico, aveva partecipato alla Resistenza in un primo momento operando a Luino, con un gruppo clandestino conosciuto alla Centrale del Latte, dove aveva trovato lavoro (il suo nome di battaglia era “Nemo 3”).
Poi, nell’inverno del 1944, dopo la fine della Repubblica dell’Ossola, appena diciassettenne, si era aggregato alle forze partigiane combattenti in Valdossola, col nome di “Renzo”, nella X Brigata garibaldina “Rocco”, Divisione “Mario Flaim” (Mario Flaim era caduto durante il rastrellamento della Val Grande).
Di questa sua esperienza aveva scritto in uno dei suoi libri più famosi, uscito nel 1995 col titolo Ci chiamavano banditi.

Riferimenti:
Petter