{"id":3777,"date":"2023-11-08T22:37:43","date_gmt":"2023-11-08T21:37:43","guid":{"rendered":"https_3A//arcangelosanmichele.altervista.org/@p=3777"},"modified":"2023-11-08T22:38:25","modified_gmt":"2023-11-08T21:38:25","slug":"eucaristia-e-opere-di-misericordia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arcangelosanmichele.altervista.org\/eucaristia-e-opere-di-misericordia-2\/","title":{"rendered":"LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE"},"content":{"rendered":"<p>Fonte: Congresso Eucaristico di Siena, 3 giugno 1994<\/p>\n<p><span style=\"color: #000080;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">Autore card. Giacomo Biffi<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Vorrei confidare qualche mio sparso pensiero sull&#8217;elenco delle cos\u00ec dette &#8220;<strong>opere di misericordia spirituale<\/strong>&#8220;, che mi pare oggi il pi\u00f9 sbiadito nella coscienza comune. Come giacciono nei vecchi catechismi, scritti quando ancora si chiamavano ingenuamente le cose con il loro nome, ci appaiono un po&#8217; ruvide e spigolose. Forse perch\u00e9 la nostra anima, per cos\u00ec dire, si \u00e8 fatta pi\u00f9 delicata e irritabile.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">Rileggiamole (ci permettiamo di invertire l&#8217;ordine tradizionale delle prime due opere, sulla scorta del Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2447, per facilitare la logica del discorso):<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">1. Istruire gli ignoranti<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">2. Consigliare i dubbiosi<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">3. Ammonire i peccatori<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">4. Consolare gli afflitti<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">5. Perdonare le offese<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">6. Sopportare pazientemente le persone moleste<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">7. Pregare Dio per i vivi e per i morti<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">TUTTI DESTINATARI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">A differenza delle opere di misericordia corporale, dove (di solito, se non sempre) chi d\u00e0 da mangiare non \u00e8 affamato e chi patisce la fame non \u00e8 in condizioni di dar da mangiare, qui il benefattore e il beneficiario non sono adeguatamente distinti. Anzi \u00e8 buona regola non distinguerli affatto: di queste &#8220;opere&#8221; siamo tutti destinatari. E&#8217; bene quindi che ciascuno di noi si consideri al tempo stesso &#8220;istruttore&#8221; e &#8220;ignorante&#8221;, saggio consigliere e dubbioso, paladino della giustizia e peccatore, capace di consolare e desideroso di consolazione, chiamato a perdonare le offese e offensore, deciso ad aver pazienza e sempre sul punto di farla perdere agli altri, intercessore a favore di tutti presso Dio e bisognoso della preghiera fraterna di tutti. Solo mantenendoci in quest&#8217;ottica possiamo sperare di intraprendere un esame fruttuoso delle &#8220;opere&#8221; che ci vengono raccomandate.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">I NOSTRI COMPITI PROPRI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il discorso sulle &#8220;opere di misericordia spirituale&#8221; assume poi una rilevanza e un&#8217;attualit\u00e0 eccezionale, se \u00e8 volto a chiarire quale sia l&#8217;indole propria della solidariet\u00e0 che la Chiesa come tale deve esercitare nei confronti dell&#8217;umanit\u00e0. Nessun dubbio che l&#8217;amore cristiano, suscitato e sorretto dall&#8217;Eucaristia, debba esprimersi anche nell&#8217;offrire ai pi\u00f9 sfortunati, per quel che \u00e8 possibile, un apporto valido perch\u00e9 risolvano positivamente i loro problemi esistenziali primari e possono godere di uno stato conforme alla loro dignit\u00e0 di persone. Guai se la Chiesa lo dimenticasse. Ma guai se riducesse a questo la sua azione nel mondo. Guai a noi se a poco a poco finissimo col pensare alla Sposa di Cristo come a una sorta di ente assistenziale o come a un surrogato e a un coadiuvante della Croce Rossa Internazionale. Il pericolo di questo inconscio travisamento non \u00e8 oggi irreale, favorito com&#8217;\u00e8 dagli interessi delle potenze mondane e anche dalla nostra preoccupazione di essere un poco accettati dalla cultura dominante. Certamente la comunit\u00e0 cristiana va continuamente spronata alla generosit\u00e0 anche in questi settori: \u00e8 la parola stessa di Ges\u00f9 ad ammonirci in tal senso (cfr. Mt 25,31-46). Ma di fronte alla sempre soverchiante miseria umana, non deve nutrire complessi di colpa non pertinenti. Va detto con molta chiarezza che direttamente e per s\u00e9 non tocca a noi risolvere alla radice i problemi sociali: sarebbe integralismo pensarlo, sarebbe addirittura il tentativo illegittimo di affiancarsi alla societ\u00e0 civile, pretendendone gli stessi compiti statutari e le stesse responsabilit\u00e0. Alla comunit\u00e0 cristiana tocca &#8211; ed \u00e8 dovere amplissimo ed esigentissimo &#8211; l&#8217;impegno di tradurre ogni giorno la sua fede, secondo quanto in concreto le \u00e8 dato, in un&#8217;azione di carit\u00e0 che raggiunge i fratelli in ogni loro situazione e in ogni loro effettiva necessit\u00e0. Sotto questo profilo, l&#8217;indugiare un poco sulle cos\u00ec dette &#8220;opere di misericordia spirituale&#8221; sar\u00e0 forse di qualche utilit\u00e0 a mantenere nel giusto equilibrio la nostra visione della presenza operativa dei cristiani e anzi ricordare ci\u00f2 che \u00e8 in maniera pi\u00f9 immediata, inerente alla missione della Chiesa nel mondo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">1) ISTRUIRE GLI IGNORANTI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ignorante non vuol dire senza cultura e senza erudizione. Ignorante \u00e8 chi non conosce proprio le cose che pi\u00f9 dovrebbe conoscere, e pu\u00f2 essere anche un professore universitario o un famoso scrittore. Si evoca qui la strana condizione dell&#8217;uomo, e specialmente dell&#8217;uomo di oggi, che sa tutto tranne le cose che contano, che conduce a termine le indagini pi\u00f9 complicate ed \u00e8 muto davanti alle domande fondamentali e pi\u00f9 semplici, che \u00e8 in grado di andare a raccogliere i sassi della luna e non pu\u00f2 dirsi che cosa \u00e8 venuto a fare sulla terra. Ignorare quale sia il significato del nostro stesso vivere; ignorare quale sia il destino che alla fine ci aspetta; ignorare se la nostra venuta all&#8217;esistenza abbia come premessa e come ragione un disegno d&#8217;amore oppure una casualit\u00e0 cieca: questa \u00e8 la notte assurda che implora oggettivamente di essere rischiarata. Il primo e pi\u00f9 grande atto di carit\u00e0 che possa essere compiuto verso l&#8217;uomo \u00e8 quello di dirgli le cose come stanno. Che vuol dire anche svelargli la sua autentica identit\u00e0. Questa \u00e8 la prima misericordia che la Chiesa esercita &#8211; deve esercitare &#8211; nei confronti della famiglia umana: l&#8217;annuncio instancabile della verit\u00e0. La salvezza dei nostri fratelli direttamente e per s\u00e8 non sar\u00e0 tanto il frutto della nostra affabile capacit\u00e0 di ascolto e di dialogo (cosa importante per\u00f2 e da non trascurare), ma della verit\u00e0 divina proclamata senza scolorimenti e senza mutilazioni. Ges\u00f9 ha connesso il dono della sua carne e del suo sangue con l&#8217;accoglienza della sua parola, anche di quella pi\u00f9 difficile da accettare. Il discorso eucaristico di Cafarnao provoca, pi\u00f9 di ogni altro nel Vangelo, il rifiuto di molti: &#8220;Questo linguaggio \u00e8 duro; chi pu\u00f2 intenderlo?&#8221; (Gv 6,60). Ma il Signore non ritiene che in questo campo si possano dare sconti agevolanti: &#8220;Forse anche voi volete andarvene? Gli rispose Simon Pietro: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio&#8221; (Gv 6, 67-69).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">2) CONSIGLIARE I DUBBIOSI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Le esitazioni, le perplessit\u00e0, le titubanze sono dell&#8217;uomo normale; il quale, quanto pi\u00f9 \u00e8 perspicace nelle valutazioni e nell&#8217;analisi, tanto pi\u00f9 si sperimenta insicuro nelle decisioni. Gli irriflessivi e gli ottusi invece sanno di solito subito che cosa fare. D&#8217;altra parte vivere significa agire, e agire significa superare le incertezze. Sicch\u00e9 talvolta un parere sensato dato a un amico, che lo aiuti a risolversi per il meglio, rappresenta spesso un regalo davvero prezioso. I pareri per\u00f2 \u00e8 meglio darli quando vengono richiesti, se no, servono solo a guastare delle amicizie. E anche quando si \u00e8 interpellati, \u00e8 opportuno (se lo si pu\u00f2 fare senza andare contro coscienza) offrire i consigli che il richiedente si aspetta di ricevere, diversamente egli si convincer\u00e0 di non essere stato capito o avr\u00e0 qualche dubbio sulla saggezza del consigliere. Ma quando si tratta delle questioni fondamentali dell&#8217;esistenza, il superamento del dubbio \u00e8 un&#8217;esigenza intrinseca alla funzione salvifica della verit\u00e0. E&#8217; grande carit\u00e0 ricordare questo principio alla cultura contemporanea. Noi viviamo in una societ\u00e0 che sembra privilegiare il dubbio: secondo qualcuno esso sarebbe il segno di una mente libera e aperta a tutti i valori, mentre le certezze (e in particolare le certezze di fede) esprimerebbero angustia, dogmatismo, intolleranza, chiusura al dialogo. Se per\u00f2 si fa un po&#8217; di attenzione, non \u00e8 difficile rendersi conto che quanti colpevolizzano l&#8217;indubitabilit\u00e0 dei credenti, hanno sempre essi stessi delle convinzioni che ritengono indiscutibili. Sicch\u00e9 ci si avvede che non si tratta tanto di critica ragionata delle certezze come tali, quanto di insofferenza verso le certezze altrui. Le certezze cristiane poi hanno migliori probabilit\u00e0 di essere dei valori oggettivi e non delle pure ostinazioni, se chi le ospita nel suo animo le percepisce e si sforza di possederle non tanto come idee sue proprie, ma come piena e personale comunione con la luce indefettibile che alla Chiesa \u00e8 stata donata dallo Spirito di verit\u00e0 e resta patrimonio inalienabile della Sposa di Cristo lungo tutti i secoli della sua storia. Abbiamo una sola vita da vivere: \u00e8 indispensabile, per non rischiare di sciuparla, rinvenire dei punti fermi in mezzo alla variet\u00e0 e alla volubilit\u00e0 delle opinioni. Abbiamo una sola vita da vivere: non possiamo aggrapparla a dei punti interrogativi. Il saper offrire all&#8217;uomo disorientato la base di certezze indubitabili \u00e8 la seconda misericordia della Chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">3) AMMONIRE I PECCATORI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il peccato agli occhi della fede, \u00e8 la peggior disgrazia che possa capitarci. Dare una mano al fratello perch\u00e9 se ne liberi, significa volergli bene davvero. &#8220;Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore &#8211; scrive l&#8217;apostolo Giacomo &#8211; salver\u00e0 la sua anima dalla morte e coprir\u00e0 una moltitudine di peccati&#8221; (Gc 5,20). E la Lettera ai Galati: &#8220;Quando uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso per non cadere anche tu in tentazione&#8221; (Gal 6,1). La correzione fraterna \u00e8 per\u00f2 iniziativa delicata e non priva di rischi. Non bisogna mai perdere di vista la pungente parola del Signore: &#8220;Come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell&#8217;occhio tuo c&#8217;\u00e8 la trave?&#8221; (Mt 7,4). Cos\u00ec pregava a questo proposito sant&#8217;Ambrogio: &#8220;Ogni volta che si tratta del peccato di uno che \u00e8 caduto, concedimi di provarne compassione e di non rimproverarlo altezzosamente, ma di gemere e piangere, cos\u00ec che mentre piango su un altro, io pianga su me stesso&#8221;. E sar\u00e0 bene in ogni caso restar persuasi che &#8220;la miglior correzione fraterna \u00e8 l&#8217;esempio di una condotta irreprensibile&#8221;. Nella valenza pi\u00f9 universale e pi\u00f9 sostanziosa, questa terza proposta di bene ci insegna che appartiene alla missione propria della Chiesa adoperarsi perch\u00e9 non si perda nella coscienza comune il senso di ci\u00f2 che \u00e8 giusto e di ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato. Secondo la suggestiva pagina che apre la sacra Scrittura, l&#8217;azione creatrice di Dio comincia con una distinzione tra la luce e le tenebre (cfr. Gen 1,4), cos\u00ec come l&#8217;inizio della catastrofe dell&#8217;uomo \u00e8 dato dal miraggio di diventare come Dio padroni del bene e del male (cfr. Gen 3,5). Perch\u00e9 tutto non ricada nel caos primitivo e perch\u00e9 il suggerimento satanico non prosegua il suo avvelenamento dei cuori, bisogna senza scoraggiarsi chiarire agli uomini che solo la legge di Dio \u00e8 la misura della moralit\u00e0 dei nostri atti e che distinguere il bene dal male \u00e8 la premessa indispensabile per una vita che sia davvero umana. E questa \u00e8 la terza misericordia della Chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">4) CONSOLARE GLI AFFLITTI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Chi si propone di consolare gli afflitti non rester\u00e0 mai disoccupato in questo mondo. &#8220;La malinconia ha rovinato molti, da essa non si ricava nulla di buono&#8221; (Sir 30,23), ci dice il Libro di Dio. E tuttavia non abbiamo troppe ragioni di stare allegri, o almeno non abbiamo ragioni che non siano presto travolte dalle vicissitudini dell&#8217;esistenza. Gi\u00e0 Omero diceva che l&#8217;uomo \u00e8 il pi\u00f9 infelice degli esseri che respirano sulla terra; ed \u00e8 un&#8217;amarezza che percorre tutta la letteratura del paganesimo, contrariamente a quanto talvolta si cerca di far credere. La questione della gioia \u00e8 una questione seria. E si pone in questi termini: noi siamo fatti per la felicit\u00e0, e tuttavia essa ci appare troppo spesso una condizione inarrivabile. Il modo moderno di vivere &#8211; pieno di agi e insaziabile nell&#8217;escogitare forme inedite di gratificazione e di piacere &#8211; sembra addirittura aver accresciuto, contro ogni intenzione, i motivi di tristezza e di desolazione. I dati in espansione dei suicidi ne sono una prova evidente: &#8220;La tristezza del mondo produce la morte&#8221; (2 Cor 7,10), osservava gi\u00e0 san Paolo. Al modello sociale che oggi si afferma noi non rimproveriamo affatto di mirare a raggiungere il godimento e il benessere: rimproveriamo piuttosto di non riuscirci. Perch\u00e9 se non si gode con significato e con serena speranza, non si gode affatto. Il cristianesimo \u00e8 realista: sa che l&#8217;uomo \u00e8 collocato in una valle di lacrime, e che, lasciato alle sole sue forze, non \u00e8 in grado di evaderne se non negli spazi pi\u00f9 angusti dei divertimenti effimeri e delle illusioni. Ma il cristianesimo non pu\u00f2 e non deve dimenticare di essere essenzialmente un &#8220;evangelo&#8221;, cio\u00e8 un annuncio di gioia. E&#8217; la gioia di una salvezza avverata, gi\u00e0 in atto, che aspetta soltanto che l&#8217;uomo le si apra. E&#8217; una salvezza gi\u00e0 adesso alla nostra portata: l&#8217;Eucaristia \u00e8 qui a dirci che l&#8217;evento salvifico e la persona del Salvatore sono qui e oggi tra noi. Ed \u00e8 la quarta misericordia, preannunciata da Ges\u00f9 la sera prima di essere crocifisso: &#8220;La vostra afflizione si cambier\u00e0 in gioia&#8221; (Gv 16,20).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">5) PERDONARE LE OFFESE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Tra le inaudite indicazioni evangeliche questa \u00e8 forse la pi\u00f9 sorprendente &#8220;Se tuo fratello pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte al giorno ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai&#8221; (Lc 17,4). E&#8217; gi\u00e0 un&#8217;impresa difficile; ma almeno qui si tratta di un offensore che si scusa. In realt\u00e0, l&#8217;insegnamento complessivo di Cristo \u00e8 pi\u00f9 ampio e incondizionato: &#8220;Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno perdonate, perch\u00e9 anche il Padre vostro che \u00e8 nei cieli perdoni a voi i vostri peccati&#8221; (Mc 11,25). A questa scuola gli apostoli insegnano: &#8220;Non rendete a nessuno male per male (Rm 12,17); anzi, &#8220;benedite coloro che vi perseguitano&#8221; (Rm 12,14). E&#8217; un linguaggio che abbiamo in orecchio e non ci impressiona pi\u00f9. Ma la sua attuazione pratica \u00e8 lontanissima dalle consuetudini umane, nelle quali dominano i risentimenti e i rancori coltivati. Una delle cause pi\u00f9 forti del malessere sociale \u00e8 data proprio dall&#8217;imperversare dell&#8217;odio e delle vendette, che innescano una catena interminabile di rappresaglie e quindi di sofferenze. Di qui l&#8217;importanza della quinta misericordia che la Chiesa reca al mondo: l&#8217;incitamento a far prevalere in tutti la &#8220;cultura del perdono&#8221;. Ogni volta che viene celebrata l&#8217;Eucaristia si immette nella nostra storia di uomini un&#8217;energia di bene atta a fronteggiare nei cuori gli assalti sempre ricorrenti dello spirito di animosit\u00e0 e di rivalsa, perch\u00e9 ogni volta si riattualizza nel mistero il trionfo della redenzione e della clemenza divina sulla ripullulante malvagit\u00e0 umana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">6) SOPPORTARE PAZIENTEMENTE LE PERSONE MOLESTE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ci dobbiamo mettere tutti nel numero delle &#8220;persone moleste&#8221;, chi pi\u00f9 chi meno naturalmente. Il suggerimento va dunque a vantaggio di tutti. E tutti dobbiamo imparare la virt\u00f9 della sopportazione. Solo un&#8217;ingenuit\u00e0 illuministica &#8211; destinata ben presto alla delusione &#8211; potrebbe farci pensare che gli uomini siano nativamente simpatici e che su questo principio possa fondarsi e reggersi la nostra filantropia. Come al solito, il cristianesimo \u00e8 pi\u00f9 attento alla verit\u00e0 delle cose. Non perch\u00e9 siamo buoni e amabili, dobbiamo voler bene agli altri, ma perch\u00e9 \u00e8 buono Dio che per amore ci ha creati tutti, noi e loro. Sarebbe interessante, anche se un po&#8217; rischioso, fare un elenco almeno per categoria delle &#8220;persone moleste&#8221;. Diciamo solo che vi si ritrova spesso anche la gente pi\u00f9 stimabile e meglio intenzionata. Per esempio, coloro che hanno uno zelo eccessivo e non si rendono conto che se il male non va fatto mai, il bene non va fatto sempre tutto e da tutti. Per esempio, gli amici giornalisti che devono pur guadagnarsi il pane, ma qualche volta se lo guadagnano cercando di farti dire non ci\u00f2 che a te preme di dire, bens\u00ec ci\u00f2 che a loro pare pi\u00f9 adatto a costituire una notizia interessante. Per esempio, i cardinali che, magari credendo di far bene, tengono discorsi troppo lunghi e noiosi. Ci\u00f2 che importa di pi\u00f9 \u00e8 che ci convinciamo di essere tutti, per il verso o per l&#8217;altro fastidiosi e irritanti per il nostro prossimo. D&#8217;altronde, finch\u00e9 non entreremo nel Regno dei cieli nessuno di noi \u00e8 dispensato dalla necessit\u00e0 di aver pazienza. E appunto l&#8217;abitudine alla pazienza \u00e8 la sesta misericordia che la comunit\u00e0 cristiana pu\u00f2 offrire ad un&#8217;umanit\u00e0 che si fa ogni giorno pi\u00f9 intollerante e pi\u00f9 esosa. Secondo una celebre definizione di Newman, il gentiluomo \u00e8 colui che non d\u00e0 mai pena agli altri. E&#8217; un ideale perfettamente evangelico che dobbiamo proporre a tutti e prima ancora dobbiamo tentare di avverare nelle nostre parole e nei nostri comportamenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">7) PREGARE DIO PER I VIVI E PER I MORTI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Dare agli altri il soccorso della nostra preghiera \u00e8 un significativo atto di amore, e ci aiuta a oltrepassare quell&#8217;egoismo spirituale che, anche nel rapporto religioso, ci impedisce di evadere dalle angustie dei nostri personali interessi. Ciascuno di noi deve temere di stare solo al cospetto di Dio: sentirsi avvalorati dalla voce implorante per noi dei nostri fratelli ci rincuora. Cos\u00ec come la nostra orazione \u00e8 impreziosita se si fa davvero &#8220;cattolica&#8221;, consapevole che i figli di Dio sono una sola famiglia affettuosamente compaginata; una famiglia che nemmeno la morte riesce veramente a dividere. La forma pi\u00f9 alta di questa preghiera universale \u00e8 la celebrazione eucaristica, perch\u00e9 il sacrificio della messa &#8211; ci ricorda l&#8217;insegnamento sempre attuale del Concilio di Trento &#8211; &#8220;viene offerto non solo per i peccati, le pene, le soddisfazioni e le altre necessit\u00e0 dei fedeli viventi, ma anche per coloro che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati&#8221;. L&#8217;intercessione per tutta l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 l&#8217;ultima misericordia che, secondo questo elenco, la Chiesa fa piovere su tutte le genti. E anzi qui sta, propriamente parlando, la funzione del sacerdozio battesimale: il popolo di Dio radunato da ogni regione, da ogni stirpe, da ogni cultura, eleva unitamente a Cristo suo capo e suo principio di vita una supplica ininterrotta, e offre la Vittima unica e pienamente efficace, resa presente sull&#8217;altare, a favore dell&#8217;intera creazione, implorando cos\u00ec su tutti gli uomini la grazia salvifica del padre di tutti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">CONCLUSIONE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Mi rimane da esprimere ancora un pensiero, che valga come conclusione di quanto si \u00e8 detto. Colui che \u00e8 il vero e perenne protagonista delle opere di misericordia \u00e8 il Signore Ges\u00f9. Egli si fa presente nelle nostre chiese sotto i segni eucaristici per dirci che: non c&#8217;\u00e8 atto veramente cristiano ed ecclesiale di attenzione agli altri che non tragga da lui il suo slancio, la sua potenza, la sua giustificazione; per dirci che non possiamo mai separare neppure mentalmente le nostre iniziative di solidariet\u00e0 da quell&#8217;innamoramento personale di lui, che tutte le ispira e le qualifica; per dirci che il grande pericolo del cristianesimo dei nostri giorni \u00e8 quello di venire a poco a poco ridotto, magari per la generosa preoccupazione di accordarsi con tutti, a un insieme di impegni umanitari e all&#8217;esaltazione di valori che siano &#8220;smerciabili&#8221; anche sui mercati mondani. Egli resta veramente, realmente, corporalmente in mezzo a noi e ci aspetta, come il grande e vero dispensatore di ogni misericordia; la misericordia della verit\u00e0 contro le insidie delle ideologie bugiarde; la misericordia della certezza contro la cultura del dubbio; la misericordia di indicarci dove stia il bene e dove stia il male contro le molte confusioni in cui siamo immersi; la misericordia della gioia che vince ogni tristezza; la misericordia del perdono per tutti i nostri sbagli piccoli o grandi; la misericordia di aver pazienza con noi, nonostante le nostre piccinerie e le nostre inconcludenze; la sua misericordia di pontefice fedele (cfr. Eb 2,12) che intercede per tutti. All&#8217;altare e nel tabernacolo &#8220;non abbiamo un sacerdote che non sappia compatire le nostre infermit\u00e0 essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati nel momento opportuno&#8221; (Eb 4,15-16). Cos\u00ec sia in tutta la nostra vita.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: Congresso Eucaristico di Siena, 3 giugno 1994 Autore card. 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