{"id":306,"date":"2022-02-14T21:11:11","date_gmt":"2022-02-14T20:11:11","guid":{"rendered":"https_3A//arcangelosanmichele.altervista.org/@p=306"},"modified":"2022-02-23T17:25:50","modified_gmt":"2022-02-23T16:25:50","slug":"liberta-religiosa-la-chiara-posizione-di-mons-de-castro-mayer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arcangelosanmichele.altervista.org\/liberta-religiosa-la-chiara-posizione-di-mons-de-castro-mayer\/","title":{"rendered":"Libert\u00e0 religiosa: la chiara posizione di Mons. De Castro Mayer"},"content":{"rendered":"<p>fonte <a href=\"https:../disputationes-theologicae.blogspot.com/2011/06/liberta-religiosa-la-chiara-posizione.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">disputationes-theologicae.blogspot.com\u00a0<\/a>06\/11\/2011<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em><u>\u201cIl 15 ottobre scorso, ho avuto l&#8217;onore di scrivere a Vostra Santit\u00e0 affermando il mio filiale rispetto a tali ordini.<\/u><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em><u>Tra questi c&#8217;era quello per cui, <strong>nell&#8217;eventualit\u00e0 che &#8220;in coscienza io non fossi d&#8217;accordo con gli atti dell&#8217;attuale Magistero Ordinario della Chiesa&#8221;, &#8220;manifestassi liberamente alla Santa Sede&#8221; il mio parere<\/strong>. \u00c8 quel che faccio, <strong>con tutta la riverenza dovuta all\u2019Augusto Vicario di Ges\u00f9 Cristo<\/strong>, consegnando a Vostra Santit\u00e0 i tre studi allegati.\u201d<\/u><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il nodo teologico della \u201clibert\u00e0 religiosa\u201d, cos\u00ec come descritta nel documento conciliare <em>Dignitatis Humanae<\/em> &#8211; al n. 2 in particolare &#8211; ha suscitato innumerevoli studi e proposte interpretative nella linea oggi ribattezzata \u201cdella continuit\u00e0 ermeneutica\u201d. Finora i tentativi, bench\u00e9 di estrema erudizione teologica, si sono rivelati poco convincenti.\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il Vescovo della diocesi di Campos, Mons. De Castro Mayer &#8211; oggi ingiustamente dimenticato &#8211; si rivolse rispettosamente al Papa Paolo VI, in qualit\u00e0 di membro della Chiesa docente; i Vescovi infatti, prima d\u2019ammaestrare il proprio gregge, ricevono un insegnamento dal Sommo Pontefice ed \u00e8 prassi che ad Esso facciano appello per sapere quale sia l\u2019interpretazione autentica di un testo loro proposto. Nello studio e nella supplica del Vescovo brasiliano, la schiettezza teologica si unisce al filiale &#8211; ed altrettanto teologico &#8211; rispetto verso il Successore di Pietro. Da figlio devoto della Chiesa, ma senza nascondere la verit\u00e0, il presule conduce uno studio teologico di una disarmante semplicit\u00e0, ripercorrendo il pensiero costante della Chiesa; non riuscendo a trovare una soluzione alla questione e vedendo la pericolosit\u00e0 della situazione si rivolge a Chi da Cristo ha ricevuto le chiavi, perch\u00e9 &#8211; per parafrasare il padre greco Teodoro Studita &#8211; la Sua parola, il Suo \u201ccalamo divino\u201d, i suoi scritti, hanno il potere di dissipare i branchi di lupi che infestano la casa di Dio: \u201c<em>Lupi graves irruerunt in aulam Domini (\u2026) habes potestatem a Deo\u2026 Terreto, supplicamus, haereticas feras calamo divini verbi tui<\/em>\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">\u00a0<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">Il testo \u00e8 del 1974, ma merita d\u2019essere riproposto per le caratteristiche accennate e per la penna che lo scrisse, riflettendo apertamente all\u2019esigenza di un\u2019interpretazione autentica del testo controverso, senza escludere che il Sommo Pontefice possa procedere ad una revisione del testo, il quale non gode dell\u2019infallibilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>S.C.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Seguono lo studio e la supplica di Mons. De Castro Mayer.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><em>25 gennaio 1974<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Beatissimo Padre,<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>prostrato rispettosamente ai piedi di Vostra Santit\u00e0, chiedo venia di sottomettere alla Vostra considerazione gli studi allegati alla presente lettera.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>L&#8217;invio di questi studi \u00e8 in ubbidienza all&#8217;ordine di Vostra Santit\u00e0, trasmesso con lettera dell\u2019Eminentissimo Cardinale Sebastiano Baggio all\u2019Eminentissimo Cardinale Vincente Scherer, della quale quest&#8217;ultimo mi ha messo al corrente a viva voce durante un nostro incontro a Rio de Janeiro il 24 settembre u.s.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Il 15 ottobre scorso, ho avuto l&#8217;onore di scrivere a Vostra Santit\u00e0 affermando il mio filiale rispetto a tali ordini.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Tra questi c&#8217;era quello per cui, nell&#8217;eventualit\u00e0 che &#8220;in coscienza io non fossi d&#8217;accordo con gli atti dell&#8217;attuale Magistero Ordinario della Chiesa&#8221;, &#8220;manifestassi liberamente alla Santa Sede&#8221; il mio parere. \u00c8 quel che faccio, con tutta la riverenza dovuta all\u2019Augusto Vicario di Ges\u00f9 Cristo, consegnando a Vostra Santit\u00e0 i tre studi allegati.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Con ci\u00f2 \u2013 si degni Vostra Santit\u00e0 notare \u2013 non faccio altro che un atto di ubbidienza alla Vostra veneranda determinazione. Gli apprezzamenti ivi espressi li ho concepiti durante anni di riflessione e di preghiera. Non \u00e8 nelle mie intenzioni renderli pubblici, poich\u00e9 sono certo che il mio riserbo sar\u00e0 gradito a Vostra Santit\u00e0.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Santo Padre, l&#8217;ubbidienza mi obbliga ora comunicare a Vostra Santit\u00e0 pensieri che forse vi cagioneranno afflizione. Lo faccio per\u00f2 con l&#8217;animo in pace, poich\u00e9 sono nella via della sincerit\u00e0 e dell\u2019ubbidienza in cui conto di rimanere con la grazia di Dio.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Per\u00f2, se \u00e8 tranquilla la mia coscienza allo stesso tempo \u00e8 triste il mio cuore.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Infatti tutta la mia vita di Sacerdote e di Vescovo \u00e8 stata segnata dall&#8217;impegno di essere, entro il mio limitato campo di azione, per la mia devozione senza restrizioni e la mia ubbidienza senza riserve motivo di grazia per i vari Papi sotto la cui autorit\u00e0 ho successivamente servito.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Invece, nella congiuntura presente, la devozione e l&#8217;ubbidienza mi portano a rattristare Vostra Santit\u00e0.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>A questo punto mi viene alla mente un episodio della Storia di Francia del secolo scorso. Lo racconta Chateaubriand nelle <\/em>Memoires d&#8217;Outre Tombe<em>. Una volta il re Luigi XVIII sollecitava la sua opinione circa una misura che il monarca aveva appena reso pubblica. La sincerit\u00e0 impediva allo scrivente di elogiare tale misura. Il timore per\u00f2 di rattristare il Re lo induceva tacere. Si \u00e8 sottratto dunque all\u2019esprimere il proprio pensiero. Accortosi di ci\u00f2, Luigi XVIII gli ha formalmente ordinato di parlare con tutta franchezza. Egli, rispondendo al nobile appello e prima di aprirsi al Re, gli ha fatto questa richiesta: &#8220;Sire, <\/em>pardonnez ma fidelit\u00e9<em>&#8220;. \u00c8 quel che chiedo a Vostra Santit\u00e0: perdonatemi la fedelt\u00e0 con cui eseguo i Vostri ordini.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Imploro da Vostra Santit\u00e0 compassione per l&#8217;ubbidienza di questo Vescovo ormai settuagenario e che vive in questo momento l&#8217;episodio pi\u00f9 drammatico della propria esistenza. E chiedo a Vostra Santit\u00e0 almeno una particella di quella comprensione e benevolenza che tante volte avete manifestato non soltanto verso quelli che Vi stanno vicini, ma anche con persone estranee, e perfino nemiche del Gregge unico dell&#8217;unico Pastore.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Negli anni ha preso corpo nel mio spirito la convinzione che atti ufficiali di Vostra Santit\u00e0 non hanno quella consonanza, che con tutta l&#8217;anima desideravo vedere, con gli atti di Pontefici che Vi hanno preceduto.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Non si tratta chiaramente di atti garantiti dal carisma dell&#8217;infallibilit\u00e0. Cos\u00ec, quella mia convinzione non scuote in niente la mia fede senza riserve nelle definizioni del Concilio Vaticano I.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Timoroso di abusare del tempo prezioso del Vicario di Cristo, mi esimo da pi\u00f9 ampie considerazioni e mi limito a sottomettere all&#8217;attenzione di Vostra Santit\u00e0 tre studi:<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>1 &#8211; riguardo la <\/em>Octogesima Adveniens<em>;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>2 &#8211; riguardo la <\/em>Libert\u00e0 religiosa<em>;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>3 &#8211; sul nuovo &#8220;<\/em>Ordo Missae<em>&#8221; (di quest&#8217;ultimo \u00e8 autore l&#8217;avvocato Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, al cui pensiero mi associo).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Sar\u00e0 superfluo aggiungere che in questo momento, come in altri della mia vita, porter\u00f2 a compimento, in tutta la misura ordinata dalle leggi della Chiesa, il sacro dovere dell&#8217;ubbidienza. E in questo spirito, con il cuore di figlio ardente e devotissimo del Papa e della Santa Chiesa, accoglier\u00f2 qualsiasi parola di Vostra Santit\u00e0 riguardo a questo materiale.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>In modo speciale supplico Vostra Santit\u00e0 di volermi comunicare:<\/em><\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>a) se trova qualche errore nella dottrina esposta nei tre studi allegati;<\/em><\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>b) se vede nella posizione assunta negli studi menzionati circa i documenti del Magistero Supremo qualcosa che discordi con la riverenza che ad essi \u00e8 dovuta come Vescovo.<\/em><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Supplicando che Vostra Santit\u00e0 voglia concedere a me e alla mia Diocesi il prezioso beneficio della Benedizione Apostolica, sono di Vostra Santit\u00e0 figlio umile e ubbidiente.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Antonio De Castro Mayer<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Vescovo di Campos\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il 22 marzo 1974 il Nunzio Apostolico, Mons. Carmine Rocco, trasmise a S.E. Mons. Antonio de Castro Mayer la seguente risposta e null\u2019altro:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">\u00ab<em>Le lettere del 25 gennaio u.s. dirette all\u2019Eminentissimo Card. Baggio e a Sua Santit\u00e0 Paolo VI, insieme con gli studi fatti da Vostra Eccellenza, sono pervenute a destinazione<\/em>\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>La libert\u00e0 religiosa<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">In materia di libert\u00e0 religiosa nell&#8217;ordine civile, tre punti capitali, tra gli altri, sono assolutamente chiari nella tradizione cattolica:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\">nessuno pu\u00f2 essere costretto con la forza ad abbracciare la Fede;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\">l&#8217;errore non ha diritti;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\">il culto pubblico delle religioni false pu\u00f2 eventualmente essere tollerato dai poteri civili, in vista di un bene pi\u00f9 grande da ottenersi o di un male maggiore da evitarsi, per\u00f2 per se stesso deve essere represso anche con la forza se necessario.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">\u00c8 quello che si deduce, per esempio, dai seguenti documenti:<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\">Pio IX, Enciclica &#8220;<em>Quanta Cura<\/em>&#8220;: &#8220;E contro la dottrina delle Scritture, della Chiesa e dei SS. Padri [<em>i seguaci del naturalismo<\/em>] non dubitano di asserire: &#8220;La migliore condizione della societ\u00e0 essere quella, in cui non si riconosce nello Stato il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della cattolica religione, se non in quanto ci\u00f2 richiede la pubblica quiete&#8221;. Dalla quale idea di governo dello Stato, in tutto falsa, non temono di dedurre quell&#8217;altra opinione sommamente dannosa alla Chiesa cattolica e alla salute delle anime, chiamata deliramento dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di recente memoria, cio\u00e8 &#8220;La libert\u00e0 di coscienza e dei culti essere diritto proprio di ciascun uomo, che si deve con legge proclamare e sostenere in ogni societ\u00e0 bene costituita, e essere diritto d\u2019ogni cittadino una totale libert\u00e0, che non pu\u00f2 essere limitata da alcuna autorit\u00e0 vuoi civile, vuoi ecclesiastica, di manifestare e dichiarare i propri pensieri, quali che siano sia di viva voce, sia per iscritto, sia in altro modo palesemente ed in pubblico&#8221;.&#8221;<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\">&#8220;<em>Syllabus<\/em>&#8221; di Pio IX: proposizioni condannate 77 e 78: &#8221; Ai tempi nostri non giova pi\u00f9 tenere la religione cattolica per unica religione dello Stato, escluso qualunque sia altro culto&#8221;. &#8220;Quindi lodevolmente in alcuni paesi cattolici fu stabilito per legge esser lecito a quelli che vi recano il pubblico esercizio del proprio qualsiasi culto&#8221;.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\">Leone XIII, Enciclica &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8220;: &#8220;Nell&#8217;ordine sociale dunque la civile libert\u00e0, degna di questo nome, non consiste gi\u00e0 in far quel che talenta a ciascuno, ci\u00f2 che anzi partorirebbe confusione e disordine, che riuscirebbe in ultimo ad oppressione comune; ma in questo unicamente, che con la tutela e l&#8217;aiuto delle leggi civili si possa pi\u00f9 agevolmente vivere secondo le norme della legge eterna [&#8230;]. &#8220;Considerata rispetto alla societ\u00e0, la libert\u00e0 dei culti importa non esser tenuto lo Stato a professarne o a favorirne alcuno: anzi dover essere indifferente a riguardo di tutti e averli in conto di giuridicamente uguali, anche se si tratti di nazioni cattoliche [&#8230;].&#8221;Iddio \u00e8 quegli che cre\u00f2 l&#8217;uomo socievole, e lo pose nel consorzio de\u2019 suoi simili, affinch\u00e9 i beni, onde ha bisogno la natura di lui, e ch\u2019ei, solitario, non avrebbe potuto conseguire, li trovasse nell&#8217;associazione. Laonde la societ\u00e0 civile, proprio perch\u00e9 societ\u00e0, deve conoscere e onorarne il potere e dominio sovrano. Ragione adunque e giustizia del pari condannano lo Stato ateo o, ch\u2019\u00e8 lo stesso, indifferente verso i vari culti, e ad ognuno di loro largo de\u2019 diritti medesimi.\u00a0&#8220;Posto pertanto che una religione debba professarsi dallo Stato, quella va professata che \u00e8 unicamente vera, e che per le note di verit\u00e0, che evidentemente la suggellano, non \u00e8 difficile a riconoscersi, massime in paesi cattolici [&#8230;].&#8221;Potest\u00e0 morale \u00e8 il diritto, e, come si disse e converr\u00e0 spesso ridire, \u00e8 assurdo che la natura ne dia indistintamente e indifferentemente alla verit\u00e0 e alla menzogna, al bene e al male. Le cose vere ed oneste hanno diritto, salve le regole della prudenza, di essere liberamente propagate, e divenire il pi\u00f9 che possibile comune retaggio; ma gli errori, peste della mente, i vizi, contagio dei cuori e dei costumi, \u00e8 giusto che dalla pubblica autorit\u00e0 siano diligentemente repressi per impedire che non si dilatino a danno comune. L&#8217;abuso della forza dell&#8217;ingegno, che torna ad oppressione morale degl\u2019ignoranti, va legalmente represso con non minore fermezza, che l&#8217;abuso della forza materiale a danno dei deboli. Tanto pi\u00f9 che guardarsi dai sofismi dell&#8217;errore, specialmente se accarezzanti le passioni, la massima parte dei cittadini o del tutto non possono o non possono senza estrema difficolt\u00e0 [&#8230;].&#8221;Per queste cagioni, senza attribuire diritti fuorch\u00e9 al vero e all&#8217;onesto, ella non vieta che per evitare un male pi\u00f9 grande o conseguire e conservare un pi\u00f9 gran bene, il pubblico potere tolleri qualche cosa non conforme a verit\u00e0 e giustizia&#8221;.<\/span><\/li>\n<li><span style=\"font-size: 14pt;\">Pio XII, allocuzione &#8220;<em>Ci riesce<\/em>&#8220;: &#8220;Un&#8217;altra questione essenzialmente diversa \u00e8 se in una Comunit\u00e0 di Stati possa, almeno in determinate circostanze, essere stabilita la norma che il libero esercizio di una credenza e di una prassi religiosa o morale, le quali hanno valore in uno degli Stati-membri, non sia impedito nell&#8217;intero territorio della Comunit\u00e0 per mezzo di leggi o provvedimenti coercitivi, statali. In altri termini, si chiede se il &#8220;non impedire&#8221;, ossia il tollerare, sia in quelle circostanze permesso, e perci\u00f2 la positiva repressione non sia sempre un dovere.&#8221;Noi abbiamo or ora addotta l&#8217;autorit\u00e0 di Dio. Pu\u00f2 Dio, sebbene sarebbe a lui possibile e facile di reprimere l&#8217;errore e la deviazione morale, in alcuni casi scegliere il &#8220;non impedire&#8221;, senza venire in contraddizione con la Sua infinita perfezione? Pu\u00f2 darsi che in determinate circostanze Egli non dia agli uomini nessun mandato, non imponga nessun dovere, non dia perfino nessun diritto d\u2019impedire e di reprimere ci\u00f2 che \u00e8 erroneo e falso?&#8221;Uno sguardo alla realt\u00e0 d\u00e0 una risposta affermativa. Essa mostra che l&#8217;errore e il peccato si trovano nel mondo in ampia misura. Iddio li riprova; eppure li lascia esistere. Quindi l&#8217;affermazione: Il traviamento religioso e morale deve essere sempre impedito, quanto \u00e8 possibile, perch\u00e9 la sua tolleranza \u00e8 in se stessa immorale \u2013 non pu\u00f2 valere nella sua incondizionata assolutezza. D&#8217;altra parte, Dio non ha dato nemmeno all&#8217;autorit\u00e0 umana un siffatto precetto assoluto e universale, n\u00e9 nel campo della fede n\u00e9 in quello della morale. Non conoscono un tale precetto n\u00e9 la comune convinzione degli uomini, n\u00e9 la coscienza cristiana, n\u00e9 le fonti della rivelazione, n\u00e9 la prassi della Chiesa. Per omettere qui altri testi della Sacra Scrittura che si riferiscono a questo argomento, Cristo nella parabola della zizzania diede il seguente ammonimento: Lasciate che nel campo del mondo la zizzania cresca insieme al buon seme a causa del frumento. Il dovere di reprimere le deviazioni morali e religiose non pu\u00f2 quindi essere una ultima norma di azioni. Esso deve essere subordinato a pi\u00f9 alte e generali norme, le quali in alcune circostanze permettono, ed anzi fanno forse apparire come il partito migliore il non impedire l&#8217;errore, per promuovere un bene maggiore.&#8221;Con questo sono chiariti i due pr\u00ecncipi, dai quali bisogna ricavare nei casi concreti la risposta alla gravissima questione circa l&#8217;atteggiamento del giurista, dell&#8217;uomo politico e dello Stato sovrano cattolico riguardo ad una formula di tolleranza religiosa e morale del contenuto sopra indicato, da prendersi in considerazione per la Comunit\u00e0 degli Stati. Primo: ci\u00f2 che non risponde alla verit\u00e0 e alla norma morale, non ha oggettivamente alcun diritto n\u00e9 all&#8217;esistenza n\u00e9 alla propaganda, n\u00e9 all&#8217;azione. Secondo: il non impedirlo per mezzo di leggi statali e di disposizioni coercitive pu\u00f2 nondimeno essere giustificato nell&#8217;interesse di un bene superiore e pi\u00f9 vasto.&#8221;Quanto alla seconda proposizione, vale a dire alla tolleranza, in circostanze determinate, alla sopportazione anche in casi in cui si potrebbe procedere alla repressione, la Chiesa \u2013 gi\u00e0 per riguardo a coloro, che in buona coscienza (sebbene erronea, ma invincibile) sono di diversa opinione \u2013 si \u00e8 vista indotto ad agire ed ha agito secondo quella tolleranza, dopo che sotto Costantino il Grande e gli altri Imperatori cristiani divenne Chiesa di Stato, sempre per pi\u00f9 alti e prevalenti motivi; cos\u00ec fa oggi e anche nel futuro si trover\u00e0 di fronte alla stessa necessit\u00e0. In tali singoli casi l&#8217;atteggiamento della Chiesa \u00e8 determinato dalla tutela e dalla considerazione del bonum comune, del bene comune della Chiesa e dello Stato nei singoli Stati, da una parte, e dall&#8217;altra, del bonum comune della Chiesa universale, del regno di Dio sopra tutto il mondo&#8221;.<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Non si concilia con i documenti sopra citati la dottrina della &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8221; riguardo questa materia. Infatti nel n. 2 si legge: &#8220;Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto della libert\u00e0 religiosa. Il contenuto di una tale libert\u00e0 \u00e8 che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potest\u00e0 umana, cos\u00ec che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza n\u00e9 sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformit\u00e0 ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il testo \u00e8 chiaro e a rigore dispensa da commenti. C&#8217;\u00e8, secondo la Dichiarazione, un vero <em>diritto<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a><\/em> alla libert\u00e0 religiosa nel senso indicato. L&#8217;immunit\u00e0 dalla coercizione \u00e8 presentata come un diritto di tutti in relazione a tutti: individui, gruppi e Stato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Si noti, perci\u00f2, che la Dichiarazione non considera situazioni concrete anche se molto frequenti che consiglierebbero la <em>permissione<\/em>, la <em>tolleranza<\/em> del culto falso. Al contrario, il testo prescinde dai fatti concreti e stabilisce <em>come principio<\/em> che ogni uomo ha il diritto di agire secondo la propria coscienza, in privato come in pubblico, in materia religiosa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">I limiti alla libert\u00e0 religiosa stabiliti dalla Dichiarazione (&#8220;<em>entro i dovuti limiti<\/em>&#8220;) non sono sufficienti, alla luce dell&#8217;insegnamento tradizionale dei Papi, per liberarla dai difetti segnalati<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Pi\u00f9 avanti il testo conciliare continua: &#8220;<em>Questo diritto della persona umana alla libert\u00e0 religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell&#8217;ordinamento giuridico della societ\u00e0<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il testo \u00e8 chiaro. Il motivo per cui la Dichiarazione desidera che la libert\u00e0 religiosa, nei termini indicati, si converta in diritto civile, consiste nel fatto che, gi\u00e0 prima di qualsiasi disposizione legale, l&#8217;uomo avrebbe questo diritto. Si tratterebbe perci\u00f2 di un vero diritto naturale<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Ebbene, questo principio si oppone all&#8217;insegnamento dei Papi precedenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Quel che causa perplessit\u00e0 \u00e8 il fatto che la &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8221; non soltanto difende la libert\u00e0 religiosa in termini che discordano con la tradizione, ma afferma &#8220;ex professo&#8221; \u2013 peraltro senza addurre le prove \u2013 che la sua posizione non si scontra con gli insegnamenti tradizionali: &#8220;<em>E poich\u00e9 la libert\u00e0 religiosa, che gli esseri umani esigono nell&#8217;adempiere il dovere di onorare Iddio, riguarda l&#8217;immunit\u00e0 dalla coercizione nella societ\u00e0 civile, essa lascia intatta la dottrina tradizionale cattolica sul dovere morale dei singoli e delle societ\u00e0 verso la vera religione e l&#8217;unica Chiesa di Cristo<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ora, la tradizionale dottrina cattolica circa il dovere morale degli uomini <em>e delle societ\u00e0<\/em> in rapporto alla Chiesa Cattolica, ha sempre insegnato che la vera religione deve essere favorita e sostenuta dallo Stato, mentre il culto pubblico e il proselitismo delle false religioni devono essere impediti, se necessario con la forza (malgrado possano, evidentemente, essere tollerati in considerazione di determinate circostanze concrete). E questo la tradizionale dottrina cattolica ha sempre insegnato essere un <em>dovere morale<\/em>, nel senso esatto del termine. E qualcosa che le societ\u00e0, come creature di Dio, <em>devono<\/em> in modo assoluto alla religione vera.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Nel numero 2 della &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8220;, si legge: &#8220;<em>A motivo della loro dignit\u00e0<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[5]<\/strong><\/a> tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cio\u00e8 di ragione e di libera volont\u00e0, e perci\u00f2 investiti di personale responsabilit\u00e0, sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verit\u00e0, in primo luogo quella concernente la religione. E sono pure tenuti ad aderire alla verit\u00e0 una volta conosciuta e ad ordinare tutta la loro vita secondo le sue esigenze. Ad un tale obbligo, per\u00f2, gli esseri umani non sono in grado di soddisfare, in modo rispondente alla loro natura, se non godono della libert\u00e0 psicologica e nello stesso tempo dell&#8217;immunit\u00e0 dalla coercizione esterna. Non si fonda quindi il diritto alla libert\u00e0 religiosa su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura. Per cui il diritto ad una tale immunit\u00e0 perdura anche in coloro che non soddisfano all&#8217;obbligo di cercare la verit\u00e0 e di aderire ad essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato l&#8217;ordine pubblico informato a giustizia, non pu\u00f2 essere impedito<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">\u00c8 evidente, perci\u00f2, che la Dichiarazione non rivendica la libert\u00e0 religiosa soltanto per gli adepti di altre religioni, ma per tutti gli uomini. Pertanto, anche per quelli che non abbracciano nessuna religione e per quelli che negano l&#8217;esistenza di Dio. Anche questi, secondo la &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8220;, possono professare pubblicamente i loro errori e fare propaganda delle loro irreligiosit\u00e0. Non vediamo come la Dichiarazione possa non trovare in opposizione con la tradizione cattolica questo strano &#8220;diritto&#8221; al proselitismo ateistico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">A sostegno del suo concetto di libert\u00e0 religiosa, la Dichiarazione conciliare adduce alcuni testi pontifici. Essi sono: l&#8217;Enciclica &#8220;<em>Pacem in Terris<\/em>&#8221; di Giovanni XXIII, AAS 1963, pp. 260-261; il Radiomessaggio Natalizio del 1942 di Pio XII, AAS 1943, p. 19, l&#8217;Enciclica &#8220;<em>Mit brennender Sorge<\/em>&#8221; di Pio XI, AAS 1937, p.160, l&#8217;enciclica &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8221; di Leone XIII, Acta Leonis XIII,8 ,1888, pp. 237-238.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Esaminiamo brevemente questi quattro testi pontifici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Quello dell&#8217;enciclica &#8220;<em>Libertas<\/em>\u201d di Leone XIII dice cos\u00ec:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">&#8220;<em>Non meno celebrata delle altre \u00e8 la libert\u00e0 cos\u00ec detta di coscienza, la quale se prendasi in questo senso che ognuno sia libero di onorare Dio o di non onorarlo, dagli argomenti recati di sopra \u00e8 confutata abbastanza. Ma pu\u00f2 avere ancora questo significato, che l&#8217;uomo abbia nel civile consorzio diritto di compiere tutti i suoi doveri verso Dio senza impedimento alcuno. Questa libert\u00e0 vera e degna dei figli di Dio, che mantiene alta la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, \u00e8 pi\u00f9 forte di qualunque violenza ed ingiuria, e la Chiesa la reclam\u00f2 e l\u2019ebbe carissima ognora<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Pu\u00f2 un tale testo costituire una genuina difesa della libert\u00e0 religiosa nel senso di immunit\u00e0 da coercizione esterna per il seguace di qualsiasi religione? L&#8217;espressione &#8220;<em>nulla re impediente<\/em>&#8221; d\u00e0 a questo testo il significato di una libert\u00e0 religiosa nel senso sopra indicato?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il senso reale del testo non avalla una simile interpretazione. Infatti, parlando della libert\u00e0 per seguire la volont\u00e0 di Dio ed eseguire i Suoi ordini, il testo colloca faccia a faccia l&#8217;uomo da una parte, la volont\u00e0 di Dio e i Suoi ordini dall&#8217;altra. E chiede per l\u2019uomo la facolt\u00e0 di eseguire questa volont\u00e0 e questi ordini senza impedimenti. Si capisce subito che il testo parla della volont\u00e0 di Dio e dei suoi ordini come si presentano ufficialmente ed obiettivamente. D&#8217;altronde, l&#8217;interpretazione favorevole al testo della &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8221; sarebbe talmente opposta a tutto il contesto dell&#8217;Enciclica che \u00e8 difficile comprendere come possa valersi di esso il testo conciliare. Leone XIII, che aveva appena difeso la &#8220;repressione&#8221; contro quelli che oralmente o per scritto diffondono l&#8217;errore (op. cit. p. 196), non potrebbe poi contraddire se stesso!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il senso della libert\u00e0 ivi difeso da Leone XIII \u00e8 chiaro. Come dice lo stesso testo, si tratta del diritto di &#8220;<em> seguire la volont\u00e0 di Dio e di compiere i Suoi precetti<\/em>&#8221; d&#8217;accordo con &#8220;<em> la coscienza del dovere<\/em>&#8220;. Questa libert\u00e0, secondo la stessa Enciclica, ha &#8220;per oggetto un bene <em>conforme alla ragione<\/em>&#8221; (n. 6, cfr. nn. 69); non si oppone al principio per cui la Chiesa concede diritti soltanto &#8220;<em>a quello che \u00e8 vero e onesto<\/em>&#8221; (n. 41); ed \u00e8 qualificata come &#8220;<em>legittima e onesta<\/em>&#8221; (n. 16), per opposizione alla libert\u00e0 di cui parlano i liberali radicali o moderati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Inoltre il contesto prossimo del passo della &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8221; che stiamo analizzando, d\u00e0 ancora pi\u00f9 risalto al suo vero significato che non \u00e8 quello che la &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8221; gli vuol attribuire.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Infatti, la Commissione del Segretariato per l&#8217;Unione dei Cristiani, citando il testo test\u00e9 analizzato (cfr. opuscolo &#8220;<em>Schema Declarationis de Libertate Religiosa<\/em>&#8220;,1965, p. 19), ha trascritto solo il passo che sopra abbiamo riportato. Se questa citazione si fosse estesa ancora per qualche rigo, si sarebbe visto subito che il passo non si riferisce alla libert\u00e0 religiosa nel senso di immunit\u00e0 da coercizione esterna contro la diffusione di religioni false. Poich\u00e9, di seguito, la &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8221; dice:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">&#8220;<em>Siffatta libert\u00e0 rivendicarono con intrepida costanza gli Apostoli, la sancirono con scritti gli Apologisti, la consacrarono gran numero di Martiri col proprio sangue<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ora, la libert\u00e0 religiosa nel senso di immunit\u00e0 da coercizione esterna per le religioni false, la stessa &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8221; non la difende come insegnata espressamente dagli Apostoli, ma dichiara soltanto che &#8220;<em> ha radici nella rivelazione divina<\/em>&#8220;. Come potrebbe perci\u00f2 dire Leone XIII che gli Apostoli costantemente rivendicavano <em>per s\u00e9<\/em> questa libert\u00e0?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">E, soprattutto, come potrebbe Leone XIII dire che &#8220;<em>una moltitudine innumerevole di Martiri<\/em>&#8221; ha consacrato questa libert\u00e0 col proprio sangue? Non abbiamo notizia di nessun martire che sia morto per difendere il &#8220;diritto&#8221; dei nicolaiti, degli gnostici, degli ariani, dei protestanti o degli atei a diffondere i loro errori. E, soprattutto, sarebbe singolare parlare di una &#8220;<em>moltitudine di martiri<\/em>&#8221; che abbiano versato il loro sangue con tale intenzione. Torna perci\u00f2 evidente che il tratto citato della &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8221; non riguarda la libert\u00e0 religiosa nel senso di immunit\u00e0 da coercizione esterna per i divulgatori dell&#8217;errore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Immediatamente all&#8217;inizio del paragrafo seguente, Leone XIII dichiara:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">&#8220;<em>Nulla di comune ha <\/em>[questa libert\u00e0 cristiana]<em> con lo spirito di sedizione e di rea indipendenza, n\u00e9 deroga punto al debito ossequio verso il pubblico potere, il quale intanto ha diritto di comandare e obbligare in coscienza, in quanto non discorda dal potere di Dio, e nell&#8217;ordine stabilito da Dio si mantiene. Ma quando si comandano cose apertamente contrarie alla divina volont\u00e0, allora si esce da quest\u2019ordine e si va contro al volere divino e quindi non obbedire \u00e8 giusto e bello<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ora, l\u2019 &#8220;<em>ubbidienza dovuta al pubblico potere<\/em>&#8221; e il diritto dei cittadini di disubbidire alle leggi umane ingiuste non dimostrano la libert\u00e0 religiosa, nel senso di immunit\u00e0 da coercizione esterna nella pratica delle false religioni. Ci\u00f2 riguarda la vera libert\u00e0, che \u00e8 la facolt\u00e0 di fare il bene, di seguire la volont\u00e0 di Dio, di praticare la religione cattolica, senza essere in questo impedito da nessuno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Pi\u00f9 avanti, il testo della &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8221; \u00e8 ancora pi\u00f9 chiaro:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">&#8220;<em>Ai <\/em>liberali <em>al contrario, che fanno padrone assoluto e onnipotente lo Stato, e che inculcano di vivere senza curarsi minimamente di Dio, questa libert\u00e0, congiunta a onest\u00e0 e religione, \u00e8 affatto ignota; tantoch\u00e9 ci\u00f2 che altri faccia per mantenerla \u00e8, a giudizio loro, delitto e attentato contro l&#8217;ordine pubblico<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ora, sarebbe totalmente assurdo dire che i liberali sono contrari alla libert\u00e0 religiosa nel senso di immunit\u00e0 da coercizione esterna per la diffusione delle religioni false. Si rende chiaro, perci\u00f2, che Leone XIII propone ivi quella libert\u00e0 &#8220;legittima ed onesta&#8221; da lui stesso definita e difesa precedentemente nella stessa Enciclica (cfr. p. 186), nel cui nome possiamo e per principio dobbiamo opporci alle leggi ingiuste.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Queste considerazioni sul testo della &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8220;, citato dalla &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8220;, rendono facile la comprensione anche del vero senso degli altri passi che la Dichiarazione conciliare cita nello stesso luogo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Quando la &#8220;<em>Mit Brennender Sorge<\/em>&#8221; rivendica, contro il nazismo, il diritto del fedele a conoscere e praticare la religione<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, il testo di fatto non afferma che l&#8217;errore gode dell&#8217;immunit\u00e0 nell&#8217;ordine civile. D&#8217;altronde, sarebbe inconcepibile che, in quattro brevi righe, Pio XI pretendesse difendere una nuova nozione cattolica di libert\u00e0, in opposizione con i Papi precedenti. \u00c8 evidente che, nello stesso modo in cui Leone XIII ha proclamato, in nome di questa libert\u00e0, il diritto di resistere alle leggi ingiuste e oppressive dei governi liberali, cos\u00ec anche Pio XI ha proclamato, in nome di questa stessa libert\u00e0, il diritto di resistere al nazismo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">E quando Pio XII, durante la seconda Guerra Mondiale, con una semplice frase ha rivendicato, tra i diritti fondamentali delle persone, &#8220;<em> il diritto al culto di Dio privato e pubblico, compresa l&#8217;azione caritativa religiosa<\/em>&#8220;<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, il testo del suo Radiomessaggio non affermava \u2013 come abbiamo gi\u00e0 osservato a proposito della &#8220;<em>Mit Brennender Sorge<\/em>&#8221; \u2013 il diritto al culto falso reso a Dio in una religione non vera. Al contrario, il suo senso naturale \u00e8 che all&#8217;uomo sia riconosciuto il diritto di rendere a Dio il vero culto, una volta che questo soltanto \u00e8 il culto a Lui dovuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Inoltre, \u00e8 evidente che Pio XII non intendeva modificare la dottrina cattolica riguardo a questa materia, ma difendeva soltanto la libert\u00e0 &#8220;legittima e onesta&#8221; tanto chiaramente spiegata da Leone XIII. Tanto pi\u00f9 che Pio XII, nell&#8217;allocuzione &#8220;<em>Ci riesce<\/em>&#8220;, dove ha trattato &#8220;<em>ex professo<\/em>&#8221; della questione, nega qualsiasi diritto a ci\u00f2 che non corrisponde alla verit\u00e0 e alla norma morale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Lo stesso dicasi del brano di Giovanni XIII citato dalla &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8220;. Esso dice:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">&#8220;<em>In hominis iuribus hoc quoque numerandum est, ut et Deum, ad rectam conscientiae suae normam, venerari possit, et religionem privatim publice profiteri<\/em>&#8220;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Poich\u00e9 il testo dice: &#8220;secondo i <em>retti dettami<\/em> della propria coscienza&#8221;, e non &#8220;secondo i dettami della propria <em>coscienza retta<\/em>&#8221; (come hanno voluto certuni), si rende chiaro che Giovanni XXIII parla qui nello stesso senso di Leone XIII nella &#8220;<em>Libertas<\/em>&#8220;. Questa interpretazione si impone ancora pi\u00f9 chiaramente se consideriamo che, per chiarire il senso del passo indicato, Giovanni XXIII trascrive, nello stesso testo principale della &#8220;<em>Pacem in Terris<\/em>&#8220;, una pagina di Lattanzio e una di Leone XIII. Quella di Lattanzio si riferisce al &#8220;rendere <em>giusti e dovuti <\/em>onori a Dio&#8221;<a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, mentre quella di Leone XIII \u00e8 esattamente la stessa che abbiamo sopra commentato (\u201c<em>Haec quidem vera, haec digna filiis Dei libertas\u2026<\/em>\u201d).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Al termine di questo studio, giudichiamo opportuno risolvere un&#8217;obiezione che potrebbe essere formulata come segue:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">La Dichiarazione &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8221; \u00e8 stata approvata dalla maggioranza dell&#8217;Episcopato. Non sarebbe perci\u00f2 garantita dal carisma dell\u2019infallibilit\u00e0 o almeno, come documento del Magistero Ordinario, non obbligherebbe tutti fedeli?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Rispondiamo con le seguenti osservazioni:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">1) Come \u00e8 stato ufficialmente dichiarato, il Concilio Vaticano II non ha avuto intenzione di fare nuove definizioni solenni. Perci\u00f2 anche la Dichiarazione &#8220;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8221; non \u00e8 garantita dal carisma dell&#8217;infallibilit\u00e0, inerente alle definizioni solenni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">2) Ci\u00f2 nonostante, una risoluzione presa dalla maggioranza dell&#8217;Episcopato riunito in Concilio e approvata dal Sommo Pontefice obbliga tutti i fedeli, anche se non viene con la garanzia dell&#8217;infallibilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">3) Quest&#8217;obbligo per\u00f2 cessa, come succede con la&#8221;<em>Dignitatis Humanae<\/em>&#8220;, quando si verificano nello stesso caso le due seguenti condizioni: a) \u00e8 manifesto che l&#8217;Episcopato universale non ha avuto l&#8217;intenzione di vincolare in maniera definitiva le coscienze, e inoltre, b) \u00e8 anche chiaro che tale documento dell&#8217;Episcopato universale \u00e8 in contrasto con una dottrina gi\u00e0 data come certa dal Magistero Ordinario di una lunga serie di Papi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>A cura di Claudia Marchini<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><em>[1]<\/em><\/a><em>\u00a0Nello stesso senso si veda ancora: Pio VI, Carta &#8220;Quod Aliquantun\u201d, in La Paix Int\u00e9rieure des Nations, pp.4-5; Enc. \u201cAdeo Nota\u201d, ibidem, p. 7; Pio VII, Carta Apost. \u201cPost tam diuturnas\u201d, ibidem, pp. 18-19; Gregorio XVI, Enc. \u201cMirari Vos\u201d, Denz.-Sch. 2731 ss; Pio IX, Enc. \u201cSingulari Nos\u201d, in La Paix Int. Des Nat., p. 29, Le\u00e2o XIII, Enc \u201cHumanum Genus\u201d, in Doctrina Pontificial, vol. II, B.A.C., p. 168; Enc. \u201cImmortale Dei\u201d, ibidem, pp. 193-194, 204-205, 207-208; Sao Pio X, Carta \u201cVehementer Nos\u201d, ibidem, pp. 384-385, Pio XI, Enc. \u201cQuas primas\u201d, ibidem, p. 504; Carta \u201cCi si \u00e8 domandato\u201d, ibidem, vol. V, p. 125, Enc. \u201cNon Abbiamo Bisogno\u201d, ibidem, vol. II, p. 594; Pio XII, Carta ao Episcopado Basiliero, AAS, 1950, p. 841. <\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Come si vede, i Papi hanno insegnato tassativamente che la propaganda delle religioni false dev\u2019essere &#8220;impedita&#8221;, &#8220;repressa&#8221; (&#8220;Ci riesce&#8221;), se necessario pertanto con coercizione esterna. Essendo cos\u00ec, non \u00e8 soltanto l&#8217;errore astrattamente considerato che manca di diritti (&#8220;Libertas&#8221;, p. 196; &#8220;Ci riesce&#8221;), ma anche le persone concrete che diffondono l\u2019errore in materia religiosa (&#8220;Syllabus&#8221; di Pio IX, proposizione 78, Enc. &#8220;Libertas&#8221;, p. 196).<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\"><em>D&#8217;altra parte, i Papi non hanno condannato soltanto la libert\u00e0 religiosa assoluta e illimitata, che offende la moralit\u00e0 e l&#8217;ordine pubblico (Enc. &#8220;Libertas&#8221;). Ma hanno dichiarato espressamente che la diffusione dell&#8217;errore, in quanto tale, deve essere impedita, anche nei casi in cui non pregiudichi il cosiddetto ordine pubblico (Enc. \u201cQuanta cura\u201d, &#8220;Libertas&#8221;, e &#8220;Ci riesce&#8221;).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><em>[2]<\/em><\/a><em>\u00a0Nell&#8217;occasione dei dibattiti conciliari sulla libert\u00e0 religiosa, alcuni autori tradizionalisti, desiderosi di dare una spiegazione ortodossa allo schema, cercarono di difendere la tesi che, in un senso o nell&#8217;altro, gli adepti delle false religioni godono di un vero diritto a praticare pubblicamente e diffondere la loro religione. Registriamo qui due di questi tentativi.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Il P. Marcelino Zalba S.J. difese la tesi che la coscienza invincibile erronea genera veri diritti, anche se secondari, cio\u00e8 che cedono davanti al diritto superiore del cattolico, il quale possiede la verit\u00e0 oggettiva ed intera (Cf. &#8220;Gregorianum&#8221;, 1964, pp. 94-102; &#8220;Periodica&#8221;, 1964, pp. 31-67). Questa tesi non ci sembra in armonia n\u00e9 con i principi del diritto naturale, n\u00e9 con gli insegnamenti dei Papi precedenti. L&#8217;errore, in quanto tale, non pu\u00f2 generare veri diritti di nessun genere, ma soltanto diritti putativi.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Mons. Temino ha proposto la teoria, secondo la quale chi non conosce il cattolicesimo o non \u00e8 persuaso della sua verit\u00e0, ha il diritto di professare la sua religione, nella misura in cui questa contiene il diritto naturale o ad esso non si oppone. Ma tale diritto cede davanti alla religione cattolica (La conciencia y la Liberdad Religiosa, Burgos, 1965, p.72). Un&#8217;analisi approfondita di questa posizione eccederebbe i limiti che ci siamo proposti in questo studio. Basti qui osservare che la teoria di Mons. Temino non giustificherebbe in nessun modo quello che \u00e8 il punto centrale della &#8220;Dignitatis Humanae&#8221;: l\u2019affermazione di un vero diritto all&#8217;immunit\u00e0 da coercizione con la religione cattolica.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>\u00a0 <\/em><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><em>[3]<\/em><\/a><em>\u00a0Quali sono i \u201climiti dovuti\u201d entro i quali c&#8217;\u00e8 il &#8220;diritto&#8221; di immunit\u00e0 da coercizione esterna in materia religiosa?<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>L&#8217;argomento \u00e8 trattato &#8220;ex professo&#8221; nel n. 7 della &#8220;Dignitatis Humanae&#8221;: l\u2019esercizio della libert\u00e0 religiosa non deve pregiudicare la composizione pacifica dei diritti di tutti cittadini, n\u00e9 l&#8217;onesta pace pubblica basata sulla vera giustizia e nemmeno la moralit\u00e0 pubblica.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Sulla scorta dei documenti di una serie di Papi, \u00e8 evidente che le religioni false non hanno il diritto n\u00e9 all&#8217;esistenza n\u00e9 alla propaganda. Non si pu\u00f2 perci\u00f2 parlare di un vero diritto all&#8217;immunit\u00e0 da coercizione nell&#8217;ordine civile. Stando cos\u00ec le cose, il problema dei limiti di un tale diritto \u00e8 ozioso: dove non c&#8217;\u00e8 il diritto, non si pone neppure la questione dei suoi limiti.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Ci sia pertanto lecito osservare che la &#8220;Dignitatis Humanae&#8221; propone per la libert\u00e0 in materia religiosa gli stessi limiti che la &#8220;Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo&#8221; dell&#8217;ONU stabilisce per l&#8217;esercizio della libert\u00e0 di coscienza e di religione, e che riscontrano, pi\u00f9 o meno, nelle Costituzioni liberali delle nazioni moderne, ispirate ai principi della Rivoluzione Francese.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Inoltre, merita qui una nota speciale l\u2019impostazione pluralistica della &#8220;Dignitatis Humanae&#8221;, che per sua natura non si rivolge soltanto ai cattolici, ma orienter\u00e0 anche i non cattolici (governanti o privati) in materia di libert\u00e0 religiosa. Cos\u00ec, quando essa parla di &#8220;composizione pacifica di diritti&#8221;, a quali diritti si riferisce? Pretende la &#8220;Dignitatis Humanae&#8221; presupporrebbe ammessi da tutti, come norma della convivenza sociale, i postulati del diritto naturale? La Dichiarazione conciliare guadagnerebbe molto se lo dicesse chiaramente. In effetti, data l&#8217;ampiezza con cui la &#8220;Dignitatis Humanae&#8221; definisce la libert\u00e0 civile in materia religiosa, perch\u00e9 mai essa escluderebbe, per esempio, il concetto che hanno i marxisti della religione? Al contrario, perch\u00e9 escluderebbe il concetto di &#8220;onesta pace pubblica&#8221;, &#8220;vera giustizia&#8221; predicati per esempio dai governi liberali o dai governi totalitari? La mancata definizione nella &#8220;Dignitatis Humanae&#8221; dei limiti del &#8220;diritto&#8221; di immunit\u00e0 da coercizione esterna in materia religiosa (Diritto questo che d&#8217;altronde non esiste) \u00e8 un elemento che in pratica viene a favorire certi movimenti eterodossi nella loro lotta contro la Santa Chiesa.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><em>[4]<\/em><\/a><em>\u00a0Nell&#8217;aula conciliare, parlando in nome della Commissione del Segretariato per l&#8217;Unit\u00e0 dei Cristiani, Mons. de Smedt dichiar\u00f2: &#8221; Libertas seu immunitas a coercitione, de qua agitur in Declaratione, non [&#8230;] agil de relationibus inter fideles et auctoritates in Ecclesia&#8221; (Schema Declarationis de Libertate Religiosa,1965, p. 25). Ben sappiamo la grande importanza che hanno queste parole per l&#8217;interpretazione del documento conciliare. Ci\u00f2 nonostante, non possiamo esimerci dal lamentare qui la grande confusione che certe espressioni della &#8220;Dignitatis Humanae&#8221; introducono nella dottrina concernente il potere coercitivo della Chiesa sui suoi sudditi.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Perch\u00e9 mai il pensiero di Mons. de Smedt non \u00e8 stato incluso nel testo conciliare? Questa omissione, gi\u00e0 di per s\u00e9, in un testo che vuole trattare &#8220;ex professo&#8221; dell&#8217;immunit\u00e0 da coercizione esterna in materia religiosa e che fa l&#8217;analisi particolareggiata delle conseguenze di tale immunit\u00e0, porta naturalmente il lettore a pensare che anche la Chiesa non pu\u00f2 esercitare coercizione esterna sui suoi sudditi.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Inoltre, la Dichiarazione difende la &#8220;libert\u00e0 sociale e civile&#8221; in materia religiosa (sottotitolo, et passim). Ora, la parola &#8220;sociale&#8221;, nel suo senso comune ed anche tecnico, comprende anche la Chiesa.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Il testo conciliare proclama in termini talmente tassativi ed universali il cosiddetto &#8220;diritto&#8221;, all&#8217;immunit\u00e0 da coercizione esterna in materia religiosa, che nella sua sana logica non si vede come conciliarlo con il diritto della Chiesa ad esercitare coercizione sui suoi sudditi (imporre pene, ecc.). Poich\u00e9 come potrebbe la Chiesa contraddire un diritto che \u00e8 presentato con tutte le caratteristiche di un diritto naturale?<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Nel numero 1 della &#8220;Dignitatis Humanae&#8221;, leggiamo: &#8220;Il Sacro Concilio professa pure che questi doveri attingono e vincolano la coscienza degli uomini, e che la verit\u00e0 non si impone che in virt\u00f9 della stessa verit\u00e0, la quale si diffonde nelle menti soavemente e insieme con vigore&#8221;.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Nel contesto, il senso \u00e8 chiaro: questi doveri toccano e vincolano soltanto la coscienza. Come pu\u00f2 allora la Chiesa, logicamente, imporre pene? E, se prendiamo le parole nel loro senso naturale, come conciliare, per esempio, le pene medicinali imposte dalla Chiesa con il principio secondo il quale &#8221; la verit\u00e0 non s&#8217;impone se non in forza della stessa verit\u00e0&#8221;?<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Siccome questa questione va oltre gli obiettivi che ci siamo prefissi nel presente studio, vogliamo qui soltanto accennarla brevemente, mettendo in risalto il pericolo che ci sarebbe nell\u2019indebolire la dottrina sul potere coercitivo della Chiesa. A questo proposito, Leone XIII ha scritto nell&#8217;Enciclica &#8220;Libertas&#8221;: <\/em><em><strong>&#8220;Altri ammettono di fatto la Chiesa, e non potrebbero non ammetterla: non riconoscono per\u00f2 la natura e i diritti di societ\u00e0 perfetta con vero potere di far leggi, giudicare, punire, ma solamente la facolt\u00e0 di esortare, persuadere, governare, chi spontaneamente e volontariamente le si assoggetta. Con tali idee snaturano l&#8217;essenziale concetto di questa divina societ\u00e0, ne restringono ed assottigliano l&#8217;autorit\u00e0, il magistero, l&#8217;influenza&#8230;&#8221;<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>\u00a0 <\/em><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><em>[5]<\/em><\/a><em>\u00a0Senza dubbio, diversi Papi hanno messo in relazione la libert\u00e0 religiosa legittima e onesta con la dignit\u00e0 umana (cfr. Leone XIII, Enc. &#8220;Libertas&#8221;, op. cit., p.202; Lettera Apostolica &#8220;Pr\u00e6clara Gratulationis&#8221;, in La Paix Int\u00e9rieure des Nations, Solesmes, pp. 215-216; San Pio X, Lett. Ap. &#8220;Notre Charge Apostolique&#8221;, ibidem, pp. 254-263; Pio XI, Enc. &#8221; Quas Primas&#8221;, ibidem, p. 318; Pio XII, radiomessaggio del Natale 1944, ibidem, p. 452; radiomessaggio del Natale 1949, ibidem, p. 549; allocuzione al &#8220;Katholikentag&#8221; di Vienna, in &#8220;Catolicismo&#8221; n. 24, dicembre 1952).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>\u00a0 <\/em><em>Tuttavia, questi Papi mai hanno dedotto dalla dignit\u00e0 umana qualsiasi diritto al male o all&#8217;errore; al contrario, hanno sempre insegnato che la dignit\u00e0 umana non \u00e8 negata n\u00e9 violentata quando, nei dovuti casi si reprime il male. Ancora: hanno insegnato che tale repressione del male contribuisce soltanto al perfezionamento degli individui e della societ\u00e0 e, perci\u00f2, \u00e8 perfino richiesto dalla dignit\u00e0 umana intesa nel suo senso autentico.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Nel dedurre dalla dignit\u00e0 umana un vero diritto a professare pubblicamente l&#8217;errore in materia religiosa, la Dichiarazione del Vaticano II si colloca in posizione diversa da quella dei Papi precedenti. E, dottrinalmente, si mette in una posizione insostenibile per la sana logica, poich\u00e9 sarebbe concepibile che la dignit\u00e0 umana fondi un diritto al male solo nel caso che essa in qualche modo sia fuori o al di sopra dell&#8217;ordine morale.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><em>[6]<\/em><\/a><em> \u00c8 il seguente testo dell&#8217;Enciclica: \u00abDer gl\u00e4ubige Mensch hat ein unverlierbares Recht, seinen Glauben zu bekennen und in den ihm gem\u00e4ssen Formen zu bet\u00e4tigen. Gesetze, die das Bekenntnis und die Bet\u00e4tigung dieses Glaubens unterdr\u00fccken oder erschweren, stehen im Widerspruch mit einem Naturgesetz\u00bb (AAS, 1937, p. 160).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>Nella versione ufficiale italiana, questo stesso testo dice: &#8220;Il credente ha un diritto inalienabile di professare la sua fede e di praticarla in quella forma che ad essa conviene. Quelle leggi, che sopprimono o rendono difficile la professione e la pratica di questa fede, sono in contrasto col diritto naturale&#8221; (AAS, 1937, p. 182).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>\u00a0 <\/em><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><em>[7]<\/em><\/a><em>\u00a0Sono queste le parole del Radiomessaggio di Pio XII che figurano nella documentazione presentata al Concilio: vedere l&#8217;opuscolo Schema Declarationis de Libertate Religiosa,1965, p. 19.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><em>\u00a0 <\/em><a href=\"https_3A//www.blogger.com/post-create.g@blogID=7564018916769698644#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><em>[8]<\/em><\/a><em>\u00a0\u00abHac conducione gignimur, ut generanti nos Deo iusta et debita obsequia praebeamus, hunc solum noverimus, hunc sequarum. Hoc vinculo pietatis obstricti Deo et relegati sumus, unde ipsa religio nomen accepit\u00bb (AAS, 1963, pp. 260-261).<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>fonte disputationes-theologicae.blogspot.com\u00a006\/11\/2011 &nbsp; \u201cIl 15 ottobre scorso, ho avuto l&#8217;onore di scrivere a Vostra Santit\u00e0 affermando il mio filiale rispetto [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":307,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[62],"avopt_banners_inside_post":true,"avopt_banners_on_page":true,"av_copy_from":"","av_sharing_message":"","av_sharing_allowed":true,"av_sharing_on":{"fb":[],"tw":[]},"av_allow_affiliate_banner":false,"av_allow_affiliate_multi_banner":false,"av_post_rating":true,"av_have_post_rating_value":false,"spellchecker_performed_today":false,"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Libert\u00e0 religiosa: la chiara posizione di Mons. 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