{"id":29638,"date":"2006-03-03T07:37:00","date_gmt":"2006-03-03T07:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/03\/03\/la-flora-sub-antartica-di-mas-a-fuera\/"},"modified":"2006-03-03T07:37:00","modified_gmt":"2006-03-03T07:37:00","slug":"la-flora-sub-antartica-di-mas-a-fuera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/03\/03\/la-flora-sub-antartica-di-mas-a-fuera\/","title":{"rendered":"La flora sub-antartica di Mas a Fuera"},"content":{"rendered":"<p><em>Artcolo pubblicato su &quot;Il Polo&quot;, n. 1 del 1989, la rivista dell&#8217;Istituto Geografico Polare fondata da Silvio Zavatti.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una sorpresa in serbo per chi navighi dalla punta settentrionale della Nuova Zelanda in direzione est, verso l&#8217;America del Sud.. Dopo aver percorso qualcosa come un terzo del periplo terrestre senza mai avvistare ombra di terra, neppure uno scoglio, neppure un uccello marino, improvvisamente a 33\u00b045&#8242; lat. S. e a 80\u00b045&#8242; long. O., egli si vedr\u00e0 emergere incontro una muraglia di roccia basaltica la cui cima si nasconde fra le nubi.<\/p>\n<p>Quest&#8217;isola disabitata dal profilo fantastico, piccola (85 kmq.: pi\u00f9 o meno come la nostra Pantelleria), drizza la vetta perpendicolare a 1.650 metri d&#8217;altitudine, simile &#8212; secondo la suggestiva immagine di un eminente scrittore cileno &#8212; al forte e inaccessibile castello del signore feudale di quei mari incolleriti (B.Vicuna-Mackenna, 1974). E&#8217; Mas a Fuera (= pi\u00f9 al largo) e venne cos\u00ec chiamata nel 1563 dal suo scopritore, il navigatore spagnolo Juan Fernandez, con riferimento alla sua gemella situata 150 km. pi\u00f9 vicino alla costa americana, Mas a Tierra appunto (S. Zavatti, 1967).<\/p>\n<p>Cos\u00ec la descrive un membro della squadra navale tedesca che incroci\u00f2 nel 1914 in quelle acque:<\/p>\n<p><em>&quot;Sulla costa occidentale dell&#8217;isola una parete a picco rocciosa si eleva rapidamente a pi\u00f9 di 1.000 metri sul livello del mare. Ci\u00f2 d\u00e0 una grande impressione e appare talmente inospitale da indurre ben difficilmente le navi a soggiornarvi a lungo&#8230; Oggi ancora \u00e8 viva in me la prima impressione datami da quell&#8217;incombente colosso, che ci dominava<\/em> (H. Pochhammer, 1932).<\/p>\n<p>Che questo lembo di terra sub-tropicale, smarrito nell&#8217;immensit\u00e0 del Pacifico, ospitasse una flora completa di tipo sub-antartico o magellanico, il mondo lo ignorava ancora nel XX secolo. L&#8217;isola era rimasta sempre disabitata (e lo \u00e8 ancor oggi), tranne un breve periodo dal 1909 al 1913, quando fu adibita a colonia penale (C. Skottsberg, 1918). Nell&#8217;estate australe del 1891-92 vi aveva soggiornato, tra l&#8217;altro, la spedizione scientifica diretta dal prof. Federico Johow, un illustre botanico cileno di origine germanica.<\/p>\n<p>L&#8217;itinerario delle sue escursioni, sulla carta, mostra che egli esplor\u00f2 le quebradas&quot; (=burroni, canyons) Casas e Vacas, cos\u00ec profondamente incise da tagliar quasi in due l&#8217;isola (1), quindi si spinse a nord-ovest fino al Plano de la Mona e a sud ovest fino alla base del picco Los Inocentes, la vetta pi\u00f9 alta dell&#8217;isola. Non risal\u00ec tuttavia questo impervio massiccio montuoso e non penetr\u00f2 nei canaloni ombrosi bagnati dalle cascate. Aveva soltanto pochi giorni a disposizione e le zone alpine dell&#8217;isola sembravano accessibili solo a degli scalatori provetti, cosa che egli e i suoi collaboratori non erano. Cos\u00ec, ripartendo in gennaio con la piccola nave <em>Huemul<\/em>, egli credette in buona fede d&#8217;aver visto tutto quello che d&#8217;interessante Mas a Fuera poteva offrire in campo botanico (F. Johow, 1896). E cio\u00e8 non molto, a paragone dei tesori di storia naturale di Mas a Tierra: niente, comunque, d&#8217;insolito per la posizione sub-tropicale dell&#8217;isola: la mirtacea arborescente endemica <em>Myrceugenia Schultzei<\/em>; gli alberi del genere <em>Robinsonia<\/em> (famiglia delle Compositae o Asteracee), in parte endemici; la felce arborea <em>Dicksonia Berteroana<\/em>, i cui parenti pi\u00f9 prossimi vivono a distanze enormi nelle isole del Pacifico occidentale (Figi, Nuova Zelanda, Australia, Tasmania), oltre che sull&#8217;isola gemella.<\/p>\n<p>La fitta foresta termina superiormente a circa 660 metri sul livello del mare. E&#8217; un limite climatico e non imposto dalla mancanza di terra adatta nelle parti pi\u00f9 elevate dell&#8217;isola. Al di sopra di esso ha inizio il regno dei prati e delle felci, spesso avvolto dalla nebbia e, d&#8217;inverno, imbiancato dalla brina e, nelle parti pi\u00f9 elevate, anche dalla neve. Si avverte che la regione ha carattere alpino, per la vegetazione stentata simile a quella di una tundra e per i massi rocciosi arrotondati dall&#8217;erosione e disseminati tutto intorno.<\/p>\n<p>E&#8217; qui che il botanico svedese Carl Skottsberg fece, nell&#8217;agosto del 1908 (cio\u00e8 in pieno inverno australe), la scoperta della flora magellanica, poich\u00e9 egli fu il primo a posare il piede sulla sommit\u00e0 dell&#8217;isola (Lamendola, <em>Il Polo<\/em> n. 3. sett. 1988).<\/p>\n<p>Questa flora \u00e8 composta da un&#8217;associazione completa di vegetali inferiori e superiori e comprende il rovo subantartico <em>Rubus geoides<\/em>, la comune associazione di muschi subantartici <em>Lycopodium magellanicum<\/em>, l&#8217;aster nano di montagna del Sud <em>Lagenophora.<\/em><\/p>\n<p>E fu ancora lo Skottsberg a scoprire, sempre nel 1908 (ma ritorn\u00f2 nell&#8217;isola anche nel 1917), l&#8217;endemica <em>Gunnera-Mas-a-Fuerae<\/em>, tipica dei corsi d&#8217;acqua, una pianta erbacea dalle foglie ampie persino tre metri. Essa \u00e8 parente della <em>Gunnera peltata<\/em>che cresce a Mas a Tierra e appartiene ad un genere diffuso tanto in Australia, che nelle isole Hawaii (<em>Gunnera petaloides<\/em>) e in Sud America (<em>Gunnera chilensis<\/em>). Queste grandi ed eleganti dicotiledoni sono ben note agli studiosi di botanica per il fatto che sovente ospitano, nel rizoma e nel fusto, delle colonie di schizoficee simbionti (specialmente <em>Nostoc<\/em> e <em>Chroococcus<\/em>) (C. Cappelletti, 1969).<\/p>\n<p>La flora sub-antartica di Mas a Fuera costituisce un piccolo, affascinante mistero per il naturalista. Essa \u00e8 esclusiva di questa isola: nessun elemento magellanico \u00e8 presente a Mas a Tierra. La ragione di tale differenza \u00e8 evidentemente altimetrica, poich\u00e9 la massima elevazione di Mas a Tierra, il massiccio chiamato El Yunque (= L&#8217;Incudine) non raggiunge che i 915 metri sul livello del mare. Donde \u00e8 immigrata la flora sub-antartica di Mas a Fuera, dunque, visto che essa non si trova n\u00e9 sulla sua gemella, n\u00e9 sulla costa del Cile dirimpetto alle isole?<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di ricordare di sfuggita la questione in un precedente articolo (F. Lamendola, 1985). All&#8217;epoca delle grandi glaciazioni quaternarie anche la valle del Cile centrale dovette conoscere un sensibile raffeddamento del clima e un conseguente mutamento della vegetazione. La flora sub-antartica del Sud America, che oggi \u00e8 relegata nelle regioni magellaniche del Pacifico, si spinse a nord sfruttando le pendici della Cordigliera. (2) Di l\u00ec essa fu in grado di superare i circa 830 km. di mare fra Valpara\u00ecso e Mas a Fuera (forse utilizzando Mas a Tierra e Santa Clara, la terza isoletta del gruppo delle Juan Fern\u00e0ndez, quali &quot;ponti&quot; intermedi), con l&#8217;aiuto del vento e degli uccelli.<\/p>\n<p>Ma sulle due altre isole di questo piccolo arcipelago oceanico non sopravvisse, perch\u00e9 mancavano le condizioni ambientali: si acclimat\u00f2 bene, invece, sull&#8217;elevato altopiano di Mas a Fuera. Il ritorno di un clima caldo port\u00f2 poi allo scioglimento di vasti ghiacciai sul continente (il cui relitto pi\u00f9 imponente \u00e8 oggi il cosiddetto Hielo Continental, fra 48\u00b0 e 52\u00b0 di latitudine Sud all&#8217;incirca), e lasci\u00f2 la vetta di quella remota isola sub-tropicale quale avamposto smarrito della flora sub-antartica, il pi\u00f9 settentrionale del mondo.<\/p>\n<p>Per\u00f2 nelle condizioni di isolamento evolutivo, tipiche degli ecosistemi insulari (e specialmente oceanici) la vicenda fitogeografica di Mas a Fuera procedette al rallentatore in confronto a quella del vicino continente. Ecco come si spiega il fatto che, oggi, l&#8217;elemento floristico cileno presente nelle Juan Fernandez sia da porre chiaramente in relazione non gi\u00e0 con quello mediterraneo del Cile centrale, che cresce alla medesima latitudine, bens\u00ec con quello della regione di Valdivia (nel Cile centro-meridionale dal clima piovoso), registrando un ulteriore &quot;salto&quot; rispetto alle fasce di vegetazione del Sud America.<\/p>\n<p>Questa lentezza dell&#8217;evoluzione vegetale in un distretto cos\u00ec isolato come le Juan Fernandez non si colloca fra le ipotesi, ma \u00e8 una certezza scientifica, suffragata da positivi dati di fatto. Ad esempio, l&#8217;elemento floristico tropicale, che pure \u00e8 presente nelle isole (e particolarmente evidente nelle pteridofite) non \u00e8 apparentato tanto con la flora tropicale odierna della Polinesia o del Sud America, bens\u00ec con quella di lontane epoche geologiche. Come si ricorder\u00e0, abbiam detto che le felci arborescenti del genere <em>Dicksonia<\/em> si ricollegano a specie consimili del Pacifico occidentale, dell&#8217;Australia e perfino dell&#8217;Asia orientale (addirittura, il <em>Santalum fernandezianum<\/em>, scomparso da Mas a Tierra all&#8217;inizio del Novecento, era parente di specie diffuse anche in India). Per\u00f2, nel caso della felce arborea <em>Thyrsopteris elegans<\/em> sarebbe vano cercare relazioni con specie tropicali odierne: l&#8217;unico possibile raffronto pu\u00f2 essere fatto con specie pre-terziarie, vale a dire scomparse da oltre 70 milioni di anni in tutto il resto del mondo!<\/p>\n<p>Rimane il fatto che il &quot;climax&quot; attualmente stabilito nella regione alpina di Mas a Fuera, pur essendo evidentemente frutto di una vegetazione relittuale, costituisce un consorzio completo e rigoglioso, qualcosa di pi\u00f9, insomma, di un elemento precariamente immigrato dall&#8217;esterno e in qualche modo sopravvissuto. (Il climax, in biologia, \u00e8 lo stato di equilibrio di una comunit\u00e0 di organismi vegetali o animali, che rimane stabile finch\u00e9 non si alterino in modo significativo le condizioni ambientali). Questo fatto ha dato parecchio da pensare ai geobotanici.<\/p>\n<p>Skottsberg, personalmente, era convinto che in un passato geologico le isole Juan Fernandez dovettero far parte di una terra pi\u00f9 estesa, in seguito sprofondata; una variante della teoria dei &quot;ponti continentali&quot; di origine ottocentesca. Egli era rimasto colpito dalla diversit\u00e0 floristica esistente fra le isole e il vicino Cile; e, viceversa, dalle relazioni evidenti che si notavano fra esse e le altre lontanissime terre dell&#8217;Oceania.<\/p>\n<p>Anche Wegener prese atto di tale osservazione, e cerc\u00f2 di inserirla nel quadro generale della sua teoria sulla formazione delle isole del Pacifico quali &quot;relitti&quot; della deriva del continente asiatico verso Ovest (A. Wegener, 1976). E, pi\u00f9 recentemente, R. D. Good, nella sua fondamentale classificazione fitogeografica, ha assegnato alle Juan Fernandez una regione floristica propria (come per le Hawaii o per la Nuova Caledonia), indipendente da quella del Sud America (E. Padoa, 1968).<\/p>\n<p>Che altro dire? Tutte le principali teorie geobotaniche, a cominciare da quella migrazionista, sono messe alla prova dai problemi di storia naturale sollevati da queste piccole isole, e specialmente dalla presenza della flora sub-antartica di Mas a Fuera.<\/p>\n<p>Il campo \u00e8 tuttora aperto a nuovi, auspicabili contributi.<\/p>\n<p>Francesco Lamendola<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  Cfr. lo schizzo della costa orientale di Mas a Fuera riprodotto nella carta geografica (ne <em>Il Polo<\/em>, n. 1, 1989), e tratto dall&#8217;originale di F. Johow, ove \u00e8 tracciato l&#8217;itinerario seguito dal botanico cileno.<\/p>\n<p>2)  Cfr. La carta <em>Le glaciazioni quaternaria e attuale delle Ande<\/em> nella <em>Enciclopedia Italiana<\/em>, ed 1949, vol. III, p. 178.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>AA. VARI, <em>Enciclopedia Italiana delle scienze<\/em>, vol. 1, p. 272: <em>I Vegetali<\/em>, Novara, De Agostini ed., 1972.<\/p>\n<p>BONATTI, WALTER, <em>In terre lontane<\/em>, Milano, Baldini &amp; Castoldi, 2001, pp. 232-237.<\/p>\n<p>BRANCHI, CAMILLO, <em>L&#8217;isola di Robinson,<\/em> in <em>Le vie del mondo<\/em>, n. 5 maggio 1953, pp. 485-495.<\/p>\n<p>CAPPELLETTI, CARLO, <em>Trattato di Botanica<\/em>, Torino, U. T. E. 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