{"id":29637,"date":"2006-02-25T05:28:00","date_gmt":"2006-02-25T05:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/02\/25\/la-gelosia-di-teodora-dietro-la-fine-di-amalasunta\/"},"modified":"2006-02-25T05:28:00","modified_gmt":"2006-02-25T05:28:00","slug":"la-gelosia-di-teodora-dietro-la-fine-di-amalasunta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/02\/25\/la-gelosia-di-teodora-dietro-la-fine-di-amalasunta\/","title":{"rendered":"La gelosia di Teodora dietro la fine di Amalasunta"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo pubblicato sul numero 42, anno XIII (aprile 1988) della rivista &quot;Tuscia&quot;, mensile edito a cura dell&#8217;Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo, pp. 12-13.<\/em><\/p>\n<p>Il Lago di Bolsena, l&#8217;antico Lacus Volsinius dei Romani,\u00e8 quanto resta del cratere allagto di un vulcano. Vi sorgono due piccole isole in un paesaggio incantevole d&#8217;acque e di boschi, la Bisentina e la Martana.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 su quest&#8217;ultima che si consum\u00f2, nel lontano 535 d. C., uno dei pi\u00f9 oscuri delitti politici della storia d&#8217;Italia, quello che ebbe per vittima illustre la figlia del grande Teodorico, Amalasunta, regina dei Goti. Delitto dal quale sarebbero derivate sciagure senza fine per la nostra Penisola: da esso, infatti, prese pretesto l&#8217;imperatore bizantino Giustiniano per muovere guerra agli Ostrogoti, guerra che durer\u00e0 diciott&#8217;anni (535-553) in un crescendo di devastazioni, massacri, carestie e pestilenze; vi furono persino dei casi di cannibalismo.<\/p>\n<p>Alla fine i Bizantini vinsero, ma fu una vittoria di Pirro; e l&#8217;Italia, giunta al punto pi\u00f9 grave della sua crisi economica e demografica (si parla di un crollo della popolazione al livello minimo di 5 o 6 milioni d&#8217;abitanti in tutto!), era ormai matura per cadere preda di un popolo ben pi\u00f9 duro e &quot;barbarico&quot; dei Goti: i Longobardi, condotti dal re Alboino, nella primavera del 568, attraverso i valichi delle Alpi Giulie.<\/p>\n<p>Del delitto di Amalasunta la rivista <em>Tuscia<\/em> ha gi\u00e0 avuto modo di occuparsi, con un articolo di A. Tarquini apparso sul numero 12 del 1977. Ora vogliamo tornare sull&#8217;argomento, per cercar di lumeggiare gli aspetti oscuri della vicenda: poich\u00e9 gli storici sanno che la morte di Amalasunta continua ad essere ancor oggi, a quindici secoli di distanza, un &quot;giallo&quot; non risolto.<\/p>\n<p>Chi era, dunque, Amalasunta? Una donna di carattere vitile e di notevole bellezza, profondamente imbevuta di cultura latina, innamorata dell&#8217;Italia, desiderosa di cancellare il brutto ricordo degli ultimi anni di regno di suo padre Teodorico, quando uomini illustri come Boezio e Simmaco erano stati mandati a morte sotto l&#8217;improbabile accusa di cospirazione anti-gota.<\/p>\n<p>Questa donna eccezionale, che parlava il greco e il latino con la stessa scioltezza del suoi idioma natale, aveva governato con saggezza durante la minorit\u00e0 di suo figlio Atalarico, dal 526 al 534, appoggiandosi sul Senato e specialmente sul fedele ministro Cassiodoro. Ma poi il ragazzo era morto di tubercolosi, anchea causa degli strapazzi a cui l&#8217;avevano sottoposto i maggiorenti Goti, dopo averlo srtrappato alla madre.<\/p>\n<p>Allora era cominciato il dramma.<\/p>\n<p>Amalasunta, in teoria, non aveva alcun diritto di regnare, perch\u00e9 la successione dei sovrani ostrogoti avveniva esclusivamente per linea maschile. Ella non era mai stata regina, ma soltanto reggente per il figlio minorenne; e, ora che questi era morto (suo marito l&#8217;aveva lasciata vedova ancora durante il regno paterno), avrebbe dovuto andasene. Ma dove?<\/p>\n<p>Troppi nemici si era fatti nel partito goto nazionalisrta, a causa della sua politica filo-romana. C&#8217;erano stati dei morti, e i parenti avevano giurato di vendicarli. Doveva dunque restare, per potersi difendere; e scelse di associarsi al trono il cugino Teodato, l&#8217;ultimo erede maschio della casa di Teodorico. Non vi fu matrimonio, come qualche storico afferma, perch\u00e9 Teodato aveva gi\u00e0 moglie, Gudelina, ed essa vien chiamata &quot;regina&quot; negli atti ufficiali della raccolta di Cassiodoro.<\/p>\n<p>Teodato era un uomo inetto ed imbelle, ma avido e senza scrupoli. Si era gi\u00e0 scontrato, in passato, con Amalasunta, che lo aveva costretto a restituire le terre da lui abusivamente occupate in Etruria. Ora, aveva l&#8217;occasione per vendicarsi e per compiacere, ad un tempo, il partito goto nazionalista e, forse, la corte di Costantinopoli, ansiosa di un pretesto per la guerra.<\/p>\n<p>Ci fu tutto un misterioso lavorio diplomatico, fra Amalasuntae Giustiniano e fra Giustiniano e Teodato. Lo storico bizantino Procopio di Cesarea fornisce due versioni contrastanti, una&quot;pubblica&quot;, nella <em>Storia della guerra gotica<\/em>, l&#8217;altra &quot;segreta&quot;, nella <em>Storia inedita<\/em> (che egli os\u00f2 pubblicare solo dopo la morte di Giustiniano). Come andarono, in realt\u00e0, le cose?<\/p>\n<p>Di certo noi sappiamo che, pochi mesi dopo l&#8217;associazione al trono di Teodato, questi fece arrestare Amalasunta e la releg\u00f2 nell&#8217;isola Martana, ove sorgeva un munito castello. Una prigione dorata per Amalasunta, che ingenuamente (e fu, forse, il suo unico errore) aveva creduto di poter continuare a regnare, servendosi di un uomo di paglia; una prigione in mezzo al lago, da cui era impossibile fuggire o fare appello agli amici.<\/p>\n<p>La relegazione, del resto, non fu lunga: nel maggio o nel giugno del 535 alcuni sicari la sorpresero nel bagno e ve la strangolarono (Jordanes, <em>Getica<\/em>, LIX). Tutto si svolse cos\u00ec in fretta che la sventurata, forse, non ebbe neanche il tempo di intuire il pericolo. Ma fu un delitto maldestro e frettoloso, non si ebbe nemmeno l&#8217;astuzia di simulare una morte accidentale. E fu la guerra.<\/p>\n<p>Teodato ag\u00ec di propria iniziativa, o fu manovrato da Giustiniano? O, addirittura, da Teodora, la moglie dell&#8217;imperatore, che &#8211; dice Procopio &#8211; gelosa della &quot;rivale&quot;, voleva scongiurare una sua venuta a Costantinopoli, secondo gli accordi segreti intercorsi fra la bella regina gota e Giustiniano, prima che ella venisse impriginata nell&#8217;isola Martana? Nel carteggio diplomatico della cancelleria ostrogota, pubblicato in seguito da Cassiodoro, vi \u00e8 una frase che suona come un preciso indizio a carico della corte bizantina.<\/p>\n<p><em>&quot;Quanto poi a quella persona, circa la quale ci \u00e8 giunta sussurrata qualche mezza parola, sappiate che \u00e8 stato disposto secondo i vostri desideri&quot;<\/em>(Cass., _3Cem>Variae<\/em>, X, 20): cos\u00ec rispondono Teodato e Gudelina a una lettera di Teodora. Che &quot;quella persona&quot; fosse Amalasunta, e che le &quot;parole sussurrate&quot; fossero una istigazione all&#8217;omicidio, \u00e8 &#8211; se non certo &#8211; probabile. Ma una conclusione assolutamente sicura non \u00e8 possibile nemmeno oggi; e, verosimilmente, il &quot;caso&quot; rimarr\u00e0 aperto.<\/p>\n<p>Questa, dunque, fu la fine di Amalasunta, all&#8217;et\u00e0 di circa trentasette anni (era nata verso il 498), e con essa ebbe inizio la fine del regno ostrogoto.<\/p>\n<p>Che fosse bella, oltre che intelligente e colta, lo testimoniano non solo le parole di Procopio, ma anche il ritratto che di lei si conserva, a Roma, nel Palazzo dei Conservatori. Aveva occhi grandi, il viso pieno, il naso all&#8217;ins\u00f9; col diadema in capo, il suo portamento appariva fiero e deciso (confronta anche il dittico nel Museo del Bargello di Firenze). Fra le sue molte virt\u00f9, un solo difetto, ma che le fu fatale: un amore forse smodato per il potere. Ella volle esercitare sino in fondo l&#8217;esercizio del potere regale, per completare la fusione tra Romani e Goti: ma l&#8217;impresa era superiore alle forze di un singolo, e la sua sconfitta fu pure la sconfitta di un ambizioso e magnanimo progetto politico.<\/p>\n<p>Francesco Lamendola<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato sul numero 42, anno XIII (aprile 1988) della rivista &quot;Tuscia&quot;, mensile edito a cura dell&#8217;Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo, pp. 12-13. 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