{"id":29635,"date":"2007-06-08T09:57:00","date_gmt":"2007-06-08T09:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/08\/luomo-e-la-bonta\/"},"modified":"2007-06-08T09:57:00","modified_gmt":"2007-06-08T09:57:00","slug":"luomo-e-la-bonta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/08\/luomo-e-la-bonta\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo e la bont\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 quella caratteristica indefinibile che ci fa dire, talvolta, in presenza di una certa persona: &#8211; Questo s\u00ec che \u00e8 un uomo buono! -, con la consapevolezza che si tratta, comunque, di un incontro raro e privilegiato? Non diciamo, infatti: &quot;un buon uomo&quot;, ma &quot;un uomo buono&quot;:, che \u00e8 cosa assai diversa. L&#8217;espressione &quot;un buon uomo&quot; \u00e8 quasi sinonimo di quella &quot;un buon diavolo&quot;: e subito ci viene in mente una persona bonaria, cedevole, fin troppo disponibile verso tutti, e della quale tutti si approfittano spesso e volentieri. Ammiriamo questo genere di buoni uomini, ma non vorremmo essere al loro posto: si fanno imbrogliare troppo facilmente: o. quanto meno, si mostrano eccessivamente arrendevoli verso il prossimo, anche verso coloro che non lo meriterebbero; anche verso quanti meriterebbero una risposta ferma, una lezione di vivere civile. Vi \u00e8 una punta di commiserazione nell&#8217;espressione &quot;buon uomo&quot;, una punta di condiscendenza: lo guardiamo con simpatia ma anche, tutto sommato, un po&#8217; dall&#8217;alto in basso. Invece un uomo buono, quando abbiamo l&#8217;onore e la fortuna d&#8217;incontrarlo sul sentiero della vita, lo riconosciamo da un certo non so che che da lui si irradia come una forza interiore, una forza tranquilla e generosa che fluisce apparentemente senza sforzo dalle profondit\u00e0 del suo essere e rischiara con la sua luce la nube opaca che solitamente ci avvolge. L&#8217;uomo buono non ha nulla di molle, di troppo cedevole, di sempliciotto; a nessuno viene in mente di sfruttarlo o di approfittarsene: incute rispetto senza peraltro intimidirci, anzi accogliendoci con naturalezza nell&#8217;intimit\u00e0 della sua vita spirituale. Sentiamo, in qualche modo, chela sua bont\u00e0 \u00e8 fatta di forza e non di debolezza, che, all&#8217;occorrenza, sa anche dire no, ma senza ferire nessuno e mai per egoismo personale; avvertiamo che le sue azioni scaturiscono da una sorgente chiara e fresca di vita interiore, che gli permette di essere sempre fedele a s\u00e9 stesso, fin nelle circostanze pi\u00f9 delicate e difficili. Vorremmo, eccome, possedere almeno una parte della sua fiducia, del suo ottimismo, della sua serenit\u00e0, della sua apertura; ci rendiamo conto che egli sta bene con se stesso &#8211; ma senza orgoglio &#8211; per aver vissuto in prima persona il grande segreto che \u00e8 pi\u00f9 dolce dare che ricevere, e che solo chi \u00e8 disposto a rinunciare a tutto il suo egoismo pu\u00f2 veramente ritrovare se stesso. Meravigliati, conquistati, davanti a lui ci domandiamo da dove gli vengano quelle risorse di equilibrio, di benevolenza, di magnanimit\u00e0 che lo rendono cos\u00ec diverso dagli altri, che ce lo fanno riconoscere come unico in mezzo a una folla. E intuiamo che la loro origine risiede in una totale disponibilit\u00e0 ad accogliere la <em>chiamata,<\/em> a mettersi a disposizione della sua voce interiore.<\/p>\n<p>Diceva Raimon Panikkar, nel corso di una conversazione, che il segreto della serenit\u00e0 \u00e8 la capacit\u00e0 di <em>lasciarsi andare,<\/em> di non fare resistenza, di non aggrapparsi convulsamente alle cose. Ma lasciarsi andare a che cosa e verso che cosa? Lasciarsi andare al Tutto, alla legge cosmica che regola e armonizza i rapporti fra tutti gli enti; arrendersi alla forza dell&#8217;Amore. Verso che cosa?, non sta a noi domandarlo. Il grande fiume dell&#8217;Amore scorre con la forza della necessit\u00e0: a noi \u00e8 chiesto solamente di lasciarci portare dalla sua corrente: senza resistere, senza attaccarci insensatamente al nostro piccolo ego; senza lottare per cercar di affermare una piccola felicit\u00e0 egoistica, conquistata a spese di altri io e conservata con sofferenza ed invidia di coloro che abbiamo spinto nell&#8217;angolo a forza di gomiti.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo buono non \u00e8 semplicemente un uomo che ha raggiunto l&#8217;equilibrio interiore. Esistono svariate tecniche per il raggiungimenti dell&#8217;equilibrio psico-fisico, alcune, di origine orientale 8come lo Yoga) sono di origini antichissime. Il buddhismo ci insegna a liberarci dalle tre emozioni distruttive, dai tre grandi veleni della mente: la rabbia, il desiderio e l&#8217;illusione. Anche la teoria dei tre <em>guna,<\/em> nell&#8217;induismo ortodosso, ci insegna a spezzare le catene del falso ego e a distaccarci tanto dall&#8217;ignoranza (<em>tamas<\/em>) che dalle passioni (<em>rajas<\/em>) per raggiungere l&#8217;equanimit\u00e0 e la pace perfetta. Persino la virt\u00f9 (<em>sattva<\/em>) rischia di intrappolare la coscienza nel recinto dell&#8217;azione condizionata e dei pensieri condizionati. \u00c8 scritto nella <em>Bhagavad-Gita<\/em> ((14, 9): <em>&quot;O discendente di Bharata<\/em> [cos\u00ec parla il dio Krishna al nobile Arjuna], <em>la virt\u00f9 condiziona l&#8217;uomo alla felicit\u00e0, la passione lo condiziona ai frutti dell&#8217;azione, e l&#8217;ignoranza, coprendo la conoscenza, lo vincola alla pazzia.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Se quanto si dice nella <em>Bhagavad-Gita<\/em> \u00e8 vero, allora dobbiamo riconoscere che la stragrande maggioranza degli esseri umani sono vittime dell&#8217;accecamento dovuto all&#8217;ignoranza, cio\u00e8 sono dei pazzi ovvero dei dormienti che credono di essere svegli, e da dormienti o da pazzi vivono tutta la loro vita: si trovano un lavoro, si sposano, mettono al mondo dei figli (in genere trasmettendo loro la stessa follia), litigano, brigano, si arrabattano, e infine muoiono. E poi v&#8217;\u00e8 un numero consistente di persone dominate dalle passioni, che si aggirano nel i loro labirinti vorticosi come fiere dentro la gabbia; persone accecate dalle passioni, che non vedono la realt\u00e0 come essa \u00e8, ma come appare &#8211; totalmente deformata &#8211; al loro sguardo stravolto. Da ultimo, ve ne sono poche che praticano attivamente la virt\u00f9: ma anche la virt\u00f9 \u00e8 una forma di condizionamento: il condizionamento alla felicit\u00e0. Le persone virtuose non necessariamente sono persone buone. Si pu\u00f2 essere virtuosi senza possedere quel calore umano, quella naturale benevolenza, quella generosit\u00e0 e quella disponibilit\u00e0 che ci mettono a nostro agio, che ci inducono ad aprirci con fiducia verso coloro che li hanno. Le persone virtuose sono appagate dalla propria virt\u00f9 e in esse trovano la felicit\u00e0: ma anche in loro vi \u00e8 una forma di attaccamento, l&#8217;attaccamento versoi frutti della loro virt\u00f9.<\/p>\n<p>Infine vi \u00e8 una categoria veramente rara di persone, le persone buone e totalmente prive di attaccamento. La loro bont\u00e0 nasce appunto dal fatto che non possiedono &#8211; o per vocazione innata, o per una faticosa conquista &#8211; alcuna forma di avidit\u00e0 verso l&#8217;esistenza. Sono persone <em>leggere<\/em>, non nel senso aereo e un po&#8217; libertino di cui parla Milan Kundera ne <em>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere,<\/em> ma nel senso che si lasciano portare dalla forza armoniosa dell&#8217;ordine cosmico, che \u00e8 Amore. Come il saggio taoista, non sono turbate dal sacro zelo di correggere le cose storte, non si ritengono strumenti dell&#8217;altrui salvezza e non ritengono di essere indispensabili. Sagge, aspettano che il flusso della vita dia loro modo di intervenire, con estrema delicatezza, quando se ne presenta loro l&#8217;occasione: ma senza rinconcorrerle in maniera esasperata.<\/p>\n<p><em>&quot;Appena un tal essere, &#8211;<\/em> scrive Peter Lippert ne <em>L&#8217;uomo e la bont\u00e0<\/em>, Milano, Ed. Vita e Pensiero, 1953, pp. 18-19) &#8211; <em>nel desiderio di espandere la sua bont\u00e0, esce da se stesso ed appena la sua bont\u00e0 comincia a fluire in una data direzione, appena cio\u00e8 il lago comincia il suo lento moto verso la valle, e la bont\u00e0 si dirige in un dato senso, o di azione, o di preghiera, o di soccorso, la bont\u00e0 acquista il nome di amore, cio\u00e8 di carit\u00e0 (in tedesco i due termini coincidono), perch\u00e9 l&#8217;amore non \u00e8 se non bont\u00e0 definita, efficace ed operante. A sua volta questa boit\u00e0 diventa amore, possiede diversi radi di interno dinamismo, assume diversi toni; la sua intensit\u00e0 pu\u00f2 essere non solo maggiore o minore, ma anche varia di sfumature e di risonanze. Di volta in volta che si protende ad aiutare i deboli e bisognosi, o che si inchina davanti ai ricchi ed ai potenti, per onorarli o seguirli, il suo aspetto muta; \u00e8 altro dinnanzi alle remote ed inaccessibili forze naturali, altro ancora, pi\u00f9 bello, pi\u00f9 puro che mai, di fronte a chi, nella vita, \u00e8 pi\u00f9 vicino e caro all&#8217;anima nostra, verso il &#8216;tu&#8217; dell&#8217;amico, el maestro, del figlio, dello sposo o della sposa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Allora la bont\u00e0 sa esprimere solo il &#8216;tu&#8217; amato: corre senz&#8217;altro ad esso senza pi\u00f9 alcuna traccia dell&#8217;io, in tutta la sua pienezza lo raggiunge, lo investe e quando \u00e8 penetrato completamente nell&#8217;altro essere, esulta di giubilo: &#8211; Guarda, ora tutto \u00e8 &#8216;tu&#8217;! Tutto porta solo il tuo nome! (Adalberto Garber).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E allora canta con Rainer Maria Rilke: \u00abCome devo tenere la mia anima perch\u00e9 non tocchi la tua?&#8230; Tutto quello che ci sfiora, te e me, ci unisce come fa l&#8217;arco d&#8217;un violino quando toccando due corde ne trae una nota sola\u00bb. O inneggia per bocca di Ruth: \u00abIl tuo popolo \u00e8 il mio popolo, il tuo Dio, il mio Dio\u00bb. O prega con San Paolo: \u00abNon pi\u00f9 io vivo, ma Cristo vive in me\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Da ci\u00f2 noi possiamo dedurre &#8211; ed \u00e8 uno dei concetti pi\u00f9 importanti che esistano &#8211; che vero amore \u00e8 quello solo che dalla bont\u00e0 deriva la sua prima origine ed i suoi motivi pi\u00f9 profondi, in quanto l&#8217;amore non \u00e8 che bont\u00e0 applicata all&#8217;azione.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Quante volte ci siamo sentiti dire che questo o quel rivoluzionario, questo o quell&#8217;uomo di Stato amavano il popolo e per il popolo si sono interamente sacrificati! Per quel loro amore esigente, geloso ed egoistico hanno chiesto un pesantissimo risarcimento al supposto oggetto del loro amore, sotto forma di incalcolabili sofferenze, violenze e ingiustizie perpetrate in nome di una qualche idea buona e santa. No: nessuna idea \u00e8 buona se non nasce dall&#8217;amore: l&#8217;albero &#8211; diceva Qualcuno &#8211; si riconosce dai frutti. N\u00e9 l&#8217;albero buono potr\u00e0 dare frutti cattivi, n\u00e9 l&#8217;albero cattivo frutti buoni. Le idee non sono portatrici di una verit\u00e0 oggettiva: la loro verit\u00e0 \u00e8 la verit\u00e0 di coloro che le professano e che tentano di realizzarle nella realt\u00e0 concreta. Un&#8217;idea grande e buona, predicata e realizzata da una persona virtuosa ma spietata e priva di amore, \u00e8 una contraddizione in termini. Le idee camminano sulle gambe delle persone: non sono le idee a redimere il mondo, ma le persone che producono determinate idee e che coerentemente le perseguono.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 chiedere se la persona buona \u00e8 buona per sempre; e fino a che punto la sua bont\u00e0 possa irradiare un mondo cos\u00ec poco preparato a riceverla. Alla prima domanda risponderemo che l&#8217;uomo buono \u00e8 un uomo realizzato, un uomo che ha raggiunto &#8211; o per virt\u00f9 naturale, e dopo un lungo e difficile cammino &#8211; la rivelazione della Verit\u00e0: e che dopo una tale esperienza non si pu\u00f2 tornare indietro. Certo, vi possono essere delle cadute parziali, legate alla condizione naturale degli esseri umani immersi nel mondo; ma ci\u00f2 non significa che la bont\u00e0 possa mutarsi nel suo contrario. Ne consegue, comunque, che le persone buone sono veramente una merce rarissima: anche se, forse, sono pi\u00f9 numerose di quanto si creda (perch\u00e9 non amano la ribalta e sono naturalmente riservate e modeste), si tratta pur sempre di individui assolutamente eccezionali. Forse, non si tratta neanche pi\u00f9 di esseri umani, ma di creature che hanno realizzato &#8211; per altre vie &#8211; l&#8217;aspirazione dell&#8217;<em>uber mensch<\/em> di Friedrich Nietzsche: creature che hanno saputo realizzare qualche cosa che \u00e8 al di l\u00e0 dell&#8217;uomo, tanto al di l\u00e0 di esso quanto la scimmia ne \u00e8 al di qua. Il santo, ossia il tipo perfetto dell&#8217;uomo buono, \u00e8 solo parzialmente una creatura terrestre. Egli si muove gi\u00e0 in una dimensione parzialmente liberata dai condizionamenti terrestri, perfino in senso fisico; bilocazione, levitazione, chiaroveggenza dimostrano che il suo corpo si \u00e8 in certa misura liberati dagli stessi vincoli della carne; e il suo spirito di libra molto in alto, dove la tempesta delle umane passioni e ambizioni giunge appena come un&#8217;eco lontana.<\/p>\n<p>Per rispondere alla seconda domanda bisogna considerare che, se \u00e8 vero che il mondo \u00e8 pi\u00f9 facilmente disposto ad accogliere il male che il bene, ci\u00f2 non significa tuttavia che il male possieda una forza intrinseca superiore a quella del bene. Certo, abbiamo visto gruppi di persone e persino popoli interi correre verso il precipizio, per seguire qualche Pifferaio malvagio che li aveva letteralmente stregati; ma questo dimostra solo la debolezza della natura umana, la sua suggestionabilit\u00e0, la sua tendenza gregaria. La bont\u00e0 possiede una forza intrinseca molto superiore a quella della malvagit\u00e0, sia perch\u00e9 proviene da una sorgente sublime &#8211; l&#8217;Amore &#8211; che la malvagit\u00e0 pu\u00f2 tentare, al massimo, di contraffare, sia perch\u00e9 rifiutandosi di rispondere al male con il male \u00e8 in grado di disarmarla e di umiliarne i disegni. Bisogna anche riflettere che, se la maggior parte degli esseri umani sono accecati dall&#8217;ignoranza o sconvolti dalle passioni, non sono per\u00f2 fondamentalmente cattivi; e che se il Male esercita una sorta di fascino sinistro (quale studente non ha amato pi\u00f9 l&#8217;<em>Inferno<\/em> di Dante Alighieri che non il suo <em>Paradiso<\/em>?), i suoi successi sono parziali ed effimeri &#8211; s&#8217;intende, su scala cosmica. Non bisogna sottovalutare la forza del Bene, solo perch\u00e9 gli effetti del male sono pi\u00f9 spettacolari. Si dice che la storia umana \u00e8 fatta assai pi\u00f9 dai malvagi che dai buoni; ma forse si dice una cosa inesatta. I malvagi possiedono, talvolta, un perverso potere di seduzione; ma i buoni sono in grado di esercitare un influsso benefico che dura molto pi\u00f9 a lungo. L&#8217;opera nefasta di certi sinistri personaggi storici \u00e8 stata devastante, ma quasi mai \u00e8 durata pi\u00f9 di qualche anno; l&#8217;esempio dei santi e delle grandi anime ha investito il mondo per secoli e millenni. Buddha, Cristo, San Francesco, Gandhi hanno seminato in profondit\u00e0 e la loro opera \u00e8 ancor viva e fruttifera; i tiranni crudeli, anche quando si mascheravano dietro nobili parole e alti ideali, sono stati maledetti e sepolti per sempre.<\/p>\n<p>Il grande problema della modernit\u00e0 \u00e8 che, per la prima volta nella storia, i mezzi tecnici dello &#8216;sviluppo&#8217; hanno finito per divenire fini a se stessi e che tutti i valori morali sono stati stravolti e sottomessi all&#8217;ideologia utilitaristica. L&#8217;efficacia di un&#8217;azione (Machiavelli <em>docet<\/em>) diviene pi\u00f9 importante della sua verit\u00e0, della sua giustizia, della sua eticit\u00e0; e, in questo stravolgimento di valori, <em>per la prima volta nella storia il Bene viene messo in discussione quale fine supremo dell&#8217;agire umano<\/em>, quando non viene addirittura respinto, ridicolizzato e denigrato in mille modi. Ci\u00f2 avviene in conseguenza dell&#8217;affermarsi dell&#8217;idea che il Bene, come realt\u00e0 ontologica, non esiste; che il mondo \u00e8 frutto del caso, che a caso gli esseri nascono e muoiono; e che nulla ha un senso, nulla merita la nostra attenzione se non il piacere personale (edonismo) e la manipolazione dell&#8217;altro a nostro esclusivo vantaggio (utilitarismo). Questo nichilismo imperante fa s\u00ec che il Male acquisti una posizione di vantaggio che, in passato, non aveva mai posseduto in tale misura. Mai, nel passato, si era assistito a una simile dissoluzione dell&#8217;orizzonte di senso della coscienza; mai la persona umana era stata trascinata cos\u00ec in basso, nel fango di una visione cruenta e disperata della vita. La formula del filosofo inglese Thomas Hobbes, <em>homo homini lupus<\/em> (l&#8217;uomo \u00e8 come un lupo per ogni suo simile) sintetizza bene questo pervertimento dell&#8217;orizzonte di senso portato dall&#8217;avvento della modernit\u00e0, con la cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo. In lugo dell&#8217;ordine, il caos; in luogo dell&#8217;armonia, la lotta di tutti contro tutti; in luogo della ricerca del Vero, del Buono e del Bello, l&#8217;esaltazione della potenza e dell&#8217;ambizione sfrenata. E il mondo \u00e8 diventato una nave di folli, dove si applaudono i tristi apologeti del caos e della potenza e si deridono e si scacciano i profeti della giustizia e dell&#8217;amore. Intendiamoci, questo era gi\u00e0 avvenuto in ogni epoca storica; mai, per\u00f2, era stato eretto a paradigma ufficiale, a verit\u00e0 &#8216;scientifica&#8217;.<\/p>\n<p>In tale contesto, la presenza dell&#8217;uomo buono \u00e8 ancor pi\u00f9 preziosa e necessaria. A lui guardiamo come l&#8217;equipaggio spaventato a morte dalla tempesta guarda all&#8217;esperto ed intrepido capitano della nave; in lui riponiamo ogni speranza di salvezza. Non gi\u00e0 perch\u00e9 cerchiamo un nuovo vitello d&#8217;oro da adorare, ma perch\u00e9 la maggior parte di noi non \u00e8 in grado di intraprendere il cammino verso l&#8217;Amore in maniera diretta, bens\u00ec mediante l&#8217;esempio trascinante di qualche essere umano, di qualche nostri compagno di strada che si sia avvicinato alla meta percorrendo la stessa via assolata e polverosa, soffrendo la nostra stessa sete e la nostra medesima stanchezza. La maggior parte di noi ha bisogno di vedere con i propri occhi che l&#8217;Amore pu\u00f2 illuminare le nostre vite attraverso l&#8217;esempio concreto di qualcuno che sa riuscito a realizzare una tale, alchemica trasformazione del metallo vile in oro.<\/p>\n<p>Una conclusione consolante di quanto abbiamo fin qui detto \u00e8 che la bont\u00e0 si pu\u00f2 conquistate passo passo, o almeno \u00e8 possibile avvicinarsi, con una pratica quotidiana che parta dalle piccole cose e vi si applichi con costanza e con lealt\u00e0. Alcuni rari fortunati ricevono, fin dalla nascita, una vocazione alla bont\u00e0 (nel senso della psicologia di James Hillmann, secondo il quale noi siamo chiamati alla vita da una forza che ci spinge verso quel particolare destino), di solito favorita dall&#8217;ambiente familiare o da qualche altra circostanza ereditaria o ambientale. Gli altri, invece, vi pervengono con pazienza e con tenacia, cercando la forza di rialzarsi dopo caduta in qualcosa che sta al di sopra di loro, in una fonte misteriosa e inesauribile di bene che non dipende dalla loro semplice volont\u00e0. In altre parole, <em>si abbandonano<\/em> a qualcosa che \u00e8 al di l\u00e0 dell&#8217;umano. Si noti che la stessa cosa pu\u00f2 avvenire all&#8217;estremo opposto della scala morale, da parte di coloro che si affidano deliberatamente alle forze del male per averne forza, potenza e successo. ma vi \u00e8 una differenza tra le due forme di abbandono: nel primo caso l&#8217;essere umano cerca il suo naturale completamento in quell&#8217;Amore dal quale egli deriva e del quale \u00e8, per cos\u00ec dire, una espressione frammentaria; nel secondo caso egli distorce scientemente i fini del progetto cosmico di cui fa parte, per servire quelle forze che tentano di ostacolarlo i ogni modo. Ci si pu\u00f2 abbandonare nelle braccia amorevoli del genitore oppure in quelle crudeli di un sadico pervertito: dipende dal percorso spirituale che si \u00e8 fatto, dalla chiarezza della nostra visione interiore. Il masochista preferir\u00e0 il secondo tipo di abbandono: egli si vuole troppo poco bene per poter sperare in un&#8217;altra forma di relazione col &#8216;tu&#8217; e spinger\u00e0 la sua degradazione a implorare di essere battuto sempre pi\u00f9 forte, ringraziando poi il suo spietato carnefice. La persona consapevole della propria dignit\u00e0, del proprio posto nel mondo, della sua preziosit\u00e0 in quanto essere spirituale unico e irripetibile, non vorr\u00e0 abbandonarsi se non nel grembo dell&#8217;Amore.<\/p>\n<p>Ora, per essere persone consapevoli della propria dignit\u00e0 e della propria natura spirituale bisogna disintossicarsi ai veleni di una societ\u00e0 impazzita che ha capovolto ogni sana prospettiva morale e reimparare a guardare in alto. Parafrasando (e rovesciando) il celebre motto di Nietzsche, possiamo dire che per troppo tempo ci siamo abituati a guardare in basso, nel fango; ora \u00e8 tempo che alziamo gli occhi. L&#8217;uomo diviene quello che pensa di essere: se pensa di essere un demonio, diverr\u00e0 un demonio; se pensa di essere un lupo, diverr\u00e0 un lupo; se un maiale, un maiale. Occorre che l&#8217;uomo riconquisti la forza di voler divenire qualche cosa di pi\u00f9 alto del suo piccolo ego, del suo ego infantile e viziato che dice sempre: <em>me, me, me.<\/em> Occorre che ricominci a dire <em>tu.<\/em> A quel punto si accorger\u00e0 di avere a disposizione un palazzo bellissimo e pieno di sole, e si stancher\u00e0 di rimanersene acquattato nella buia cantina. Si accorger\u00e0 di avere a disposizione un paio di ali per volare, e gli verr\u00e0 il desiderio di spiccare il volo. Si staccher\u00e0 dalla terra, non maledicendola ma anzi con profonda gratitudine per tutto quel che da essa ha ricevuto; ma poi si lancer\u00e0 in volo. Come il nidiaceo che, divenuto capace di lanciarsi nell&#8217;aria, si stacca dal suo comodo rifugio fra i rami dell&#8217;albero per affrontare la grande avventura nell&#8217;azzurro infinito del cielo: perch\u00e9 quella \u00e8 la sua natura.<\/p>\n<p>Anche la natura dell&#8217;uomo \u00e8 di prepararsi alla grande avventura. Deve solo ricordarsi che la pozzanghera in cui sguazza non \u00e8 il suo ultimo destino, ma che liberi orizzonti lo attendono e lo chiamano, <em>fin da prima che egli venisse al mondo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 quella caratteristica indefinibile che ci fa dire, talvolta, in presenza di una certa persona: &#8211; Questo s\u00ec che \u00e8 un uomo buono! -, con<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-29635","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29635","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29635"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29635\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}