{"id":29627,"date":"2007-12-04T10:51:00","date_gmt":"2007-12-04T10:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/04\/nel-mito-polacco-di-zywia-e-swetawa-leterno-richiamo-dellumana-compassione\/"},"modified":"2007-12-04T10:51:00","modified_gmt":"2007-12-04T10:51:00","slug":"nel-mito-polacco-di-zywia-e-swetawa-leterno-richiamo-dellumana-compassione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/04\/nel-mito-polacco-di-zywia-e-swetawa-leterno-richiamo-dellumana-compassione\/","title":{"rendered":"Nel mito polacco di Zywia e Swetawa: l&#8217;eterno richiamo dell&#8217;umana compassione"},"content":{"rendered":"<p>La mitologia polacca, cos\u00ec come, in genere, le mitologie dei popoli Slavi e quelle degli antichi Lituani, non ha avuto &#8211; come quella finlandese &#8211; il suo Elia L\u00f6nnrot e il suo <em>Kalevala<\/em>; non ha avuto, cio\u00e8, la fortuna di trovare uno studioso moderno che si preoccupasse di riportare gli ultimi racconti orali della sua tradizione letteraria e che li fondesse in un <em>epos<\/em> nazionale, paragonabile alla <em>Saga dei Nibelunghi<\/em> per il popolo germanico o all&#8217;<em>Edda<\/em> per gli Scandinavi. Ci\u00f2 \u00e8 dipeso da tutta una serie di fattori, a cominciare dall&#8217;insediamento tardivo dei Polacchi nella valle della Vistola e anche, in parte, alle distruzioni perpetrate dai Cavalieri Teutonici nel corso del Medioevo.<\/p>\n<p><em>&quot;I polacchi entrano nella storia d&#8217;Europa nel X sec. d. C. con la loro conversione al cristianesimo. Scarse sono le notizie che ci restano del loro passato pagano, s\u00ec che arduo \u00e8 rispondere al problema se sia esistita, prima della conversione, una letteratura: certo dovettero esservi tradizioni oralmente tramandate, come in ogni altro paese, ma nessun documento di quell&#8217;epoca lontana ci \u00e8 pervenuto e quanto ci \u00e8 rimasto nei canti e nelle tradizioni popolari si \u00e8 talmente trasformato col passare di generazione in generazione che \u00e8 difficile scernervi le vestigia di un&#8217;epoca primitiva.<\/em><\/p>\n<p><em>Gl&#8217;inizi della storia polacca si perdono d&#8217;altronde in quella degli Slavi: \u00e8 noto che gli Savi, membri della grande famiglia Indoeuropea, occuparono qualche secolo prima di Cristo le pianure dell&#8217;Europa Orientale e di qui si diffusero gradualmente verso occidente e verso mezzogiorno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tra il VII e il IX sec., cessate le loro migrazioni, i polacchi dovettero differenziarsi tra di essi:; nel X secolo essi erano gi\u00e0 un gruppo etnico compatto e forte, caratterizzato da una unit\u00e0 che si conserv\u00f2 nella lingua, attraverso i secoli, sino ad oggi.&quot;<\/em> (1)<\/p>\n<p>Intanto &#8211; po&#8217; come faranno i <em>conquistadores<\/em> con la religione e la letteratura dei Maya &#8211; i Cavalieri Teutonici si spinsero sempre pi\u00f9 a est dell&#8217;Oder e della Vistola inferiore, distruggendo i templi, bruciando gli oggetti di culto e sterminando i sacerdoti pagani tanto dei Polacchi, quanto dei loro vicini nord-orientali di stirpe baltica. Questi ultimi, infatti, furono uno degli ultimi popoli d&#8217;Europa a convertirsi al cristianesimo. Ci\u00f2 avvenne solo fra il XIII e il XIV secolo, ossia quando, in Italia &#8211; tanto per fare un confronto &#8211; scriveva la <em>Divina Commedia<\/em>, che al tempo stesso l&#8217;<em>epos<\/em> nazionale del nostro popolo e la <em>summa<\/em> dell&#8217;intera cultura cristiana del tardo Medioevo.<\/p>\n<p>Proprio per togliere ai cavalieri tedeschi il pretesto di compiere incursioni nel loro regno, e sfruttando abilmente i contrasti fra papato e Impero, i sovrani polacchi nel X secolo decisero di convertire in massa il proprio popolo al cristianesimo; dopo di che l&#8217;avidit\u00e0 di terre e di bottino dell&#8217;Ordine teutonico dovette dirigersi solo contro i Lituani e il Baltico settentrionale.<\/p>\n<p><em>&quot;Col pretesto di cristianizzare gli Slavi (in realt\u00e0 con un chiaro intento di conquista) , i feudatari germanici eseguivano frequenti incursioni nel territorio polacco.<\/em><\/p>\n<p><em>Per evitare questo costante pericolo d anche perch\u00e9 l&#8217;idea cristiana cominciava ad essere accettata dalla popolazione (grazie soprattutto all&#8217;opera missionaria della Chiesa di Roma), si giunse ad una conversione in massa, avvenuta per iniziativa personale dello stesso Mieszko I:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La cerimonia del battesimo collettivo di Mieszko I, della sua corte e dei suoi sudditi avvenne il Sabato Santo del 966 sul Monte di Lech, a Gniezno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I battesimi di massa si eseguivano generalmente sulle rive dei laghi. Mieszko ricevette il battesimo dalle mani di preti cechi che accompagnavano Dubrawka, principessa boema e sua consorte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con la distruzione dei vecchi idoli di legno, la Polonia entr\u00f2 nel mondo della civilt\u00e0 latina in condizioni di particolare indipendenza anche dal lato religioso, poich\u00e9 la Chiesa polaca non venne sottoposta a quella tedesca.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La cristianizzazione rafforz\u00f2 quindi la Polonia in campo internazionale e l&#8217;introdusse nell&#8217;ambito della cultura dell&#8217;Europa occidentale.&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>Ad ogni modo, tra i miti polacchi che si sono salvati dalla distruzione e dall&#8217;oblio uno dei pi\u00f9 affascinanti, oltre che dei pi\u00f9 antichi, \u00e8 quello relativo alle divinit\u00e0 Zywia e Swetawa, che ricorda &#8211; per alcuni aspetti &#8211; quello di Cerere e Proserpina della letteratura latina, cos\u00ec cpme \u00e8 narrato dal poeta Claudiano nel suo poemetto <em>De Raptu Prosperpinae<\/em> del V secolo d. C., una delle ultime perle della morente classicit\u00e0.<\/p>\n<p>Non possediamo, ovviamente, il testo originale di quello che dovette tramandarsi, per molte generazioni, mediante la sola letteratura orale; quella che presentiamo \u00e8 una versione moderna, liberamente adattata e che, tuttavia, conserva il sapore incantato di quei tempi lontanissimi, in cui gli antichi Polacchi, forse, stavano ancora vagando attraverso le fittissime foreste e i numerosi laghi di quel vasto bassopiano, tra l&#8217;Oder e le immense paludi del Pripjat, che solo col tempo si sarebbe trasformato nella loro sede definitiva.<\/p>\n<p><em>&quot;Si sa che vi furono tempi in cui grandi zone della terra erano ricoperte da foreste e paludi e gli uomini, per sopravvivere, dovevano lottare contro insidie d&#8217;ogni genere. La stessa cosa accadeva anche l\u00e0 dove un giorno ci sarebbe stata la Polonia. Un mito delle genti di Polonia narra infatti di quell&#8217;epoca remotissima, e delle bianche ninfee, che in cima ai loro flessibili steli che l&#8217;acqua faceva dondolare, fissavano con sguardo di rimprovero il cielo, dove gli d\u00e8i indifferenti se ne stavano beati. Un giorno esse riuscirono a suscitare l&#8217;interesse di Swetawa, la figlia di Zywia, dea della vita. La fanciulla, ammirando le bianche corolle che si muovevano dolcemente sulle acque di un lago, disse alla madre: \u00abVoglio quei fiori\u00bb. Zywia le fece notare che non avevano n\u00e9 colore n\u00e9 profumo, e che sarebbe stato pericoloso coglierli perch\u00e9 affondavano i loro steli nel regno della Morte, sulla quale essa non aveva alcun potere. Ma la giovane dea insistette: \u00abVoglio quei fiori, voglio scendere sulla terra e toccarli con le mie mani\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon ci pensare nemmeno, figlia mia &#8211; tent\u00f2 di dissuaderla la madre. La terra \u00e8 un luogo dominato dal dolore. Non vedi quegli esseri miserabili che si chiamano uomini? Sono esposti a mille pericoli e stanno immersi nelle tenebre per la met\u00e0 del tempo&#8230; Che ci faresti laggi\u00f9, tu che sei figlia della luce?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mentre la dea Zywia cos\u00ec parlava, Swetawa osservava la terra con pi\u00f9 attenzione; pi\u00f9 la guardava, pi\u00f9 sentiva il suo cuore stringersi per la pena: quegli uomini avevano fame e sete; erano minacciati da animali feroci, da fiumi che straripavano e da paludi che li inghiottivano; erano tormentati dal freddo e bruciati dal Sole; si ammalavano e morivano. D&#8217;un tratto una lacrima cadde dagli occhi di Swetawa. Fu la prima lacrima di piet\u00e0 che cadde sulla terra e gli uomini provarono una sensazione di dolcezza mai provata prima.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abTu che fai rinverdire la terra a primavera &#8211; chiese la fanciulla alla madre &#8211; perch\u00e9 non asciughi il pianto degli uomini? Aiutali, fa che anch&#8217;essi abbiano la loro parte di felicit\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Zywia, che si limitava a governare le stagioni e a buttare a caso sulla terra i semi della vita, non comprese. Si lasci\u00f2 anzi travolgere dall&#8217;irta ed esplose: \u00abHai permesso alla piet\u00e0 di turbare il tuo cuore! Hai perso l&#8217;indifferenza verso gli<\/em> uomini<em>, che \u00e8 la nostra forza e la nostra gloria! Hai tradito gli d\u00e8i! Va, raggiungi i mortali sulla erra e dividi la loro sorte\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Swetawa, cacciata dal cielo, scese sulla riva del lago: ecco i fiori che l&#8217;avevano incantata. Felice, si chin\u00f2 per coglierne uno, ma le ninfee, sollevate dal movimento delle onde, si allontanarono; poi tornarono e di nuovo fuggirono, come in un giuoco misterioso. Swetawa rideva, rideva&#8230; Riusc\u00ec infine ad afferrare una bianca corolla, ma perse l&#8217;equilibrio e cadde nel lago.<\/em><\/p>\n<p><em>Placata l&#8217;ira, la dea Zywia scrut\u00f2 la terra per vedere sua figlia, ma non scorgendo di lei alcuna traccia prov\u00f2 una fitta di angoscia. S&#8217;accorse allora di avere un cuore capace di soffrire e se ne vergogn\u00f2, ma ci\u00f2 non valse ad impedire che il suo dolore aumentasse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Abbandonata la dimora celeste, Zywia percorse la terra chiamando sconsolatamente la figlia, che essa stessa aveva esiliato, e chiedendo di lei a chiunque incontrasse. Ma non la trov\u00f2. Nel frattempo, poich\u00e9 nessuno in sua vece governava le stagioni, gli inverni incrudelivano, mentre il sole dell&#8217;estate, troppo ardente, bruciava la vegetazione. L&#8217;umanit\u00e0, gi\u00e0 tanto provata, era alla disperazione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Zywia decise di cercare Swetawa sotto terra. Per rimuovere la grossa pietra che chiudeva l&#8217;ingresso della grotta che conduceva nel regno della Morte, dovette chiamare in aiuto la folgore, poi penetr\u00f2 nella gola buia e profonda. Cammin\u00f2 e cammin\u00f2, fino a quando sai trov\u00f2 davanti una parete di cristallo al di l\u00e0 della quale, finalmente, vide sua figlia. Stava seduta immobile su un trono d&#8217;oro, in una stanza col soffitto e le pareti di pietre preziose che scintillavano nella penombra; al centro della stanza, in una vasca di marmo, una ninfea in fiore galleggiava sull&#8217;acqua d&#8217;argento.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abSwetawa!\u00bb. Al richiamo della madre, la fanciulla si alz\u00f2, ma il suo volto non espresse n\u00e9 gioia n\u00e9 dolore n\u00e9 sorpresa. \u00abFiglia mia, mi hai dunque dimenticata? &#8211; chiese Zywia con angoscia. &#8211;<\/em> <em>Perch\u00e9 ti trovi qui?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con calma Swetawa le si avvicin\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abLa dea della Morte mi ha rapita mentre china sul lago coglievo le ninfee. Sono diventata la sua compagna. Mi ha fatto ritrovare l&#8217;indifferenza verso gli uomini, che \u00e8 la virt\u00f9 degli d\u00e8i\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abCome puoi tu, figlia della luce, vivere in quest&#8217;ombra profonda? Ritorna con me nel regno celeste dove hai conosciuto la gioia\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00abIo sto bene cos\u00ec. Ho imparato a dimenticare l&#8217;ira degli d\u00e8i e a ignorare il pianto degli uomini. Non senti la pace che mi circonda?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dopo aver pronunciato queste parole, Swetawa ritorn\u00f2 lentamente a sedersi sul trono dorato e riprese la sua immobilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Zywia, la dea della vita, cap\u00ec che sua figlia apparteneva ormai al mondo sotterraneo. Come inebetita risal\u00ec in superficie, e per sfuggire il ricordo ossessionante di Swetawa si diede a rimettere ordine nelle stagioni e cerc\u00f2 di capire meglio l&#8217;umanit\u00e0. Si accost\u00f2 agli uomini e insegn\u00f2 loro a dissodare la terra e a coltivarla, a costruire gli attrezzi da lavoro, a innestare gli alberi da frutto, a tessere la lana e la canapa. Gli uomini allora si sentirono amati e conobbero la gioia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando la dea Zywia ritorn\u00f2 nel suo regno celeste, gli uomini scolpirono la sua immagine nella pietra e nel legno, raffigurandola con una corona di spighe in testa e con una mela nella mano. Da allora, ogni volta che l&#8217;uomo getta il seme nella terra, nasce nel suo cuore la speranza e con essa la gioia, frutto della prima lacrima di piet\u00e0 che cadde sul mondo.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Come si \u00e8 detto, questo mito ricorda in parte quello del rapimento di Proserpina, compreso l&#8217;episodio della disperazione della madre, dea delle messi, che rischia di causare danni gravissimi alla Terra e ai suoi abitanti. Tuttavia sono presenti anche altri elementi, per cui la sua struttura appare molto pi\u00f9 complessa e ricca di una pluralit\u00e0 di significati.<\/p>\n<p>Il tema centrale \u00e8 quello della compassione: l&#8217;ultima realt\u00e0 che rimane quando tutti gli altri ideali sono miseramente caduti e si sono dimostrati ingannevoli e strumentali, dice Foscolo per bocca di Jacopo Ortis nella famosa <em>Lettera da Ventimiglia.<\/em> Gli d\u00e8i, in origine, non nutrono alcun interesse per il genere umano; conducono una vita beata che ricorda quella degli d\u00e8i secondo Epicuro, negli <em>intermundia<\/em>, serena e non toccata da alcuna preoccupazione. Ma Swetawa si commuove per la sorte degli uomini primitivi che &#8211; a differenza di altre mitologie &#8211; sono qui presentati <em>ab initio<\/em> come esseri miseri e totalmente indigenti. Non vi \u00e8 pertanto un&#8217;antropologia della &quot;caduta&quot;, come &#8211; ad esempio &#8211; nel cristianesimo (ma anche nella Tradizione iniziatica), perch\u00e9 l&#8217;uomo non \u00e8 visto come un essere originariamente felice e addirittura destinato all&#8217;immortalit\u00e0.Al tempo stesso, Swetawa \u00e8 attratta dalla bellezza del mondo terrestre, simboleggiata dalle bianche ninfee che dondolano dolcemente sulla superficie azzurra di laghi e stagni (il racconto, quindi, potrebbe aver avuto origine nella regione della Masuria, ricchissima di laghi circondati da foreste d&#8217;abeti e da dune sabbiose).<\/p>\n<p>La commozione per il triste destino degli umani e l&#8217;invincibile attrazione verso la bellezza della vegetazione terrestre spingono la dea a protendersi con tutto il suo desiderio verso il mondo che giace al di sotto della felice dimora dei celesti: al punto che sua madre, indignata, la scaccia. Swetawa non se ne preoccupa, \u00e8 completamente assorbita dalla gioia di poter cogliere le desiderate ninfee: ma scivola in acqua cercando di coglierle e annega. O, pi\u00f9 esattamente &#8211; visto che una divinit\u00e0 non pu\u00f2 morire &#8211; viene rapita nelle regioni infere e trasportata nella grotta della dea della Morte, che laggi\u00f9 regna sovrana e incontrastata.<\/p>\n<p>Il pentimento, l&#8217;ansia e l&#8217;amore materno sconvolgono ora l&#8217;animo di Zywia, che ha perso tutta la sua olimpica indifferenza; ella inizia la sua affannosa ricerca che la porta fin nel cuore del mondo sotterraneo, ove ritrova Swetawa, ma solo per rendersi conto che ormai l&#8217;ha perduta per sempre. La fanciulla, infatti, non desidera ritornare, ammesso che lo potrebbe; \u00e8 divenuta la compagna della dea della Morte e vive una vita di pace perfetta, non turbata dalle umane emozioni: ha ritrovato quella impassibilit\u00e0 e quella indifferenza che, secondo sua madre, erano appunto le qualit\u00e0 pi\u00f9 invidiabili della condizione celeste. Nella sua algida bellezza, resa ancor pi\u00f9 inumana dalla lastra di cristallo che la separa dal resto del mondo e sottolineata dalla bianca ninfea che galleggia al centro della fontana di marmo, seduta su un trono dorato, la fanciulla divina che, per prima, aveva versato una lacrima di compassione sul destino degli uomini, si \u00e8 ora chiusa in una assoluta lontananza, si \u00e8 avvolta in un impenetrabile mantello di gelido distacco. Adesso non teme e non desidera pi\u00f9 nulla; non prova nostalgia per sua madre n\u00e9 per il mondo dei celesti: \u00e8 appagata, impermeabile alle emozioni. Del resto, la dea della Morte (e qui, forse, tra essa e Swetawa, da lei rapita e divenuta sua &quot;compagna&quot;, \u00e8 adombrato un rapporto saffico, visto come metafora di quella sterilit\u00e0 che nasce dalla bellezza paga di s\u00e9 stessa) non la lascerebbe certo andar via: meno ancora di quanto Plutone, nella mitologia classica, sia disposto a lasciar partire Proserpina &#8211; cosa che poi avviene, ma solo per sei mesi all&#8217;anno, grazie a un compromesso con Zeus.<\/p>\n<p>Tornata in superficie, Zywia per la prima volta guarda gli uomini da vicino e ne ha compassione. Tormentata anche dal rimorso per aver scacciato la figlia, provocandone la perdita irrimediabile, decide di insegnar loro l&#8217;agricoltura e altre arti utili, affinch\u00e9 la loro vita sia meno dura e anche per essi sia possibile un po&#8217; di gioia. Ha scoperto la compassione: come sua figlia, e grazie al dramma di sua figlia. Ma Swetawa si \u00e8 pentita di quella debolezza e ha voluto ritrovare l&#8217;impassibilit\u00e0; la madre, ammonita dalla sua vicenda, ha imparato a proprie spese, dolorosamente, a non reputare una debolezza, ma una ricchezza, il farsi carico della sofferenza e dell&#8217;indigenza altrui. Con Zywia gli d\u00e8i si spogliano della loro aura di beato distacco dalle vicende umane e divengono <em>compassionevoli.<\/em> Come Buddha, che scopr\u00ec la compassione allorch\u00e9 scopr\u00ec l&#8217;esistenza del dolore umano vedendo un vecchio, un malato, un cadavere, e lasci\u00f2 la reggia in cui viveva, la notte stessa; come Cristo, che prov\u00f2 compassione per gli sposi di Cana, per la folla affamata e stanca che lo aveva seguito in luoghi deserti, per gl&#8217;infermi che chiedevano a lui il dono della guarigione, per l&#8217;amico Lazzaro che era morto durante la sua assenza.<\/p>\n<p>Se al mondo non vi fosse posto per la compassione, esso (usiamo ancora l&#8217;espressione adoperata da Foscolo nell&#8217;<em>Ortis<\/em>) non sarebbe che una foresta di belve.<\/p>\n<p>\u00c8 un errore, a nostro avviso, distinguere le religioni di salvezza come se formassero un gruppo a s\u00e9: il mithraismo, il mandeismo, il cristianesimo e lo gnosticismo nel mondo antico; i culti revivalistici e fondamentalisti della modernit\u00e0, ivi compresi quelli sincretistici cristiano-animisti (come la <em>ghost dance<\/em> predicata da Wovoka fra i Paiute del Nevada a fine Ottocento). (4) Le religioni sono <em>tutte<\/em> religioni di salvezza, anche quelle in cui nemmeno si parla di Dio, come \u00e8 il caso del buddhismo: perch\u00e9 tutte, indipendentemente dal fatto che vi sia, oppure no, la figura di un Messia divino (o &#8211; come nell&#8217;induismo- di un <em>avatar<\/em>, di una incarnazione della divinit\u00e0), nascono da un fondamentale atto di <em>compassione<\/em> verso la condizione umana.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa la ragione per cui la scienza non potr\u00e0 mai sostituire la religione, per quanto ci abbia provato. La scienza si basa sul <em>Logos<\/em> strumentale e ad esso \u00e8 estraneo il sentimento della compassione, cos\u00ec come qualunque altro sentimento &#8211; tranne una tenace volont\u00e0 di dominio sulla natura, sulle cose, sugli uomini.<\/p>\n<p>Ma gli uomini, da parte loro, hanno bisogno di compassione, nel senso pi\u00f9 alto del termine, perch\u00e9 si sentono insufficienti, inadeguati e sofferenti. Perch\u00e9 hanno un estremo bisogno di perdonare e di essere perdonati, che solo la compassione \u00e8 in grado di soddisfare.<\/p>\n<p><em>Compassionare<\/em>, infatti, anche etimologicamente non significa tanto commiserare, quanto <em>soffrire insieme all&#8217;altro<\/em>, condividere la sua condizione di angoscia, povert\u00e0 e dolore; la sua limitatezza insuperabile di essere umano che vorrebbe trascendere i propri limiti, e che in tale sforzo trova la testimonianza della sua fragilit\u00e0 e, al tempo stesso, il presentimento della sua grandezza.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  Marina Bersano Begey, <em>Storia della letteratura polacca,<\/em> Milano, Casa Editrice Accademia, 1953, p. 9.<\/p>\n<p>2)  Zielinski, Andrzej (a cura di), <em>Polonia,<\/em> Milano, Edizioni Aristea, 1969, p. 40.<\/p>\n<p>3)  Mina Benvegna, <em>Miti e leggende,<\/em> Milano, Editrice La Sorgente, 1979, pp. 51-52.<\/p>\n<p>4)  Cfr. Francesco Lamendola, <em>I Paiute del Nevada alla vigilia della predicazione di Wovoka, il Messia Indiano,<\/em> sul sito di Arianna Editrice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mitologia polacca, cos\u00ec come, in genere, le mitologie dei popoli Slavi e quelle degli antichi Lituani, non ha avuto &#8211; come quella finlandese &#8211; il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[109,110,225,238],"class_list":["post-29627","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-chiesa-cattolica","tag-civilta","tag-polonia","tag-sacramenti"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29627","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29627"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29627\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29627"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29627"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29627"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}