{"id":29624,"date":"2008-04-25T07:00:00","date_gmt":"2008-04-25T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/25\/la-dottrina-del-duplice-accesso-e-la-teoria-dei-quattro-atti-fra-i-sutra-e-lo-zen\/"},"modified":"2008-04-25T07:00:00","modified_gmt":"2008-04-25T07:00:00","slug":"la-dottrina-del-duplice-accesso-e-la-teoria-dei-quattro-atti-fra-i-sutra-e-lo-zen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/25\/la-dottrina-del-duplice-accesso-e-la-teoria-dei-quattro-atti-fra-i-sutra-e-lo-zen\/","title":{"rendered":"La dottrina del \u00abDuplice Accesso\u00bb e la teoria dei \u00abQuattro Atti\u00bb fra i S\u016btra e lo Zen"},"content":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, secondo la tradizione sarebbe stato Bodidharma a portare, per primo, la dottrina del Buddha al di l\u00e0 delle grandi montagne (l&#8217;Himalaya), verso oriente, fino in Cina; ragion per cui egli \u00e8 anche considerato, in un certo senso, l&#8217;iniziatore di quella particolare forma di buddhismo che \u00e8 stata poi denominata Ch&#8217;an in cinese e Zen in giapponese. Ci\u00f2 sarebbe avvenuto nell&#8217;anno 526 dopo Cristo.<\/p>\n<p>Caratteristiche fondamentali dello Zen, rispetto al buddhismo &quot;originario&quot;, sono una speciale trasmissione del sapere al di fuori delle scritture; un notevole grado d&#8217;indipendenza dalle parole e dalla lettera, in favore di una comunicazione gestuale, silenziosa e di tipo simbolico; il riferimento diretto all&#8217;anima dell&#8217;uomo; la necessit\u00e0 di giungere a una autentica visione della propria natura per il conseguimento dello stato di Buddha (&quot;Illuminato&quot;).<\/p>\n<p>Ci ripromettiamo di trattare in altra sede gli aspetti propriamente <em>storici<\/em> della penetrazione del buddhismo in Cina; penetrazione della quale lo Zen \u00e8 stato solo una delle forme che la dottrina del Buddha, squisitamente indiana nella sua psicologia, nella sua etica e nella sua generale prospettiva metafisica, ha assunto attraverso la ricezione da parte delle culture dell&#8217;Asia orientale, profondamente diverse da quella dell&#8217;India sia sotto il profilo speculativo, sia dal punto di vista pratico e materiale.<\/p>\n<p>In questa sede., invece, desideriamo soffermarci sui fondamenti teorici della originaria dottrina Zen e, in particolare, evidenziare la sua derivazione dal <em>Vajrasamadhi s\u016btra<\/em> sia per quanto riguarda la dottrina del \u00abDuplice Accesso\u00bb, sia per la teoria dei \u00abQuattro Atti\u00bb<em>.<\/em> L&#8217;una e l&#8217;altra, poi, traggono origine, evidentemente, dalla dottrina dell&#8217;<em>aprathistita -cittam<\/em>, ossia del \u00abnon attaccamento\u00bb, che gli studiosi occidentali sono soliti presentare in maniera eccessiva &#8211; come, del resto, tanti altri aspetti del buddhismo, primo fra tutti la nozione di <em>Nirvana<\/em> &#8211; dal punto di vista negativo, ossia come dottrina di ci\u00f2 che non si deve fare.<\/p>\n<p>Certo, nella fondamentale dottrina del \u00abnon attaccamento\u00bb esiste una <em>pars destruens<\/em>, in quanto essa insegna la dura necessit\u00e0 di recidere, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, i nodi (illusori) che tengono l&#8217;uomo legato a ci\u00f2 che \u00e8 impermanente; e tali nodi derivano sia dall&#8217;intelletto (false credenze) sia dalle passioni (e qui lo studioso occidentale pu\u00f2 istituire alcune analogie, pi\u00f9 o meno pertinenti, tanto con la filosofia di Schopenhauer, che con quella di Spinoza e, su su indietro nel tempo, fino a Plotino, Ammonio Sacca e lo stesso Platone).<\/p>\n<p>Esiste, per\u00f2, anche una <em>pars costruens<\/em>: come dottrina positiva, infatti, essa proclama la forza della libert\u00e0 e la gioia della liberazione e, pertanto, pu\u00f2 e deve essere vista soprattutto come qualche cosa di attivo e di vitale. Se volessimo azzardare un parallelismo con la filosofia del cristianesimo, dovremmo immaginarla come l&#8217;equivalente della dottrina del libero arbitrio, senza la quale non avrebbe alcun senso considerare l&#8217;anima umana come meritevole di premi o di castighi, di Inferno o Paradiso. E veramente, nel buddhismo &#8211; compreso lo Zen, che pure \u00e8 considerato, dalle altre scuole buddhiste, una dottrina eretica &#8211; l&#8217;inferno e il paradiso, se vogliamo usare questa terminologia propria delle religioni monoteiste &#8211; sono il risultato della raggiunta capacit\u00e0, o meno, di recidere i nodi dell&#8217;attaccamento alla realt\u00e0 illusoria del mondo e di realizzare cos\u00ec, peraltro senza interventi soprannaturali, la liberazione definitiva di se stessi.<\/p>\n<p>La dottrina del Duplice Accesso e la teoria dei Quattro Atti \u00e8 esposta con chiarezza nella fondamentale opera del professor Daisetz Teitaro Suzuki, considerato come il massimo studioso del buddhismo del XX secolo e uno dei pi\u00f9 autorevoli conoscitori dello Zen, <em>Saggi sul Buddhismo Zen<\/em> (titolo originale: <em>Essays in Zen Buddhism<\/em> <em>(First Series)<\/em>, London, Utchinson Group; traduzione italiana di Julius Evola, Roma, Edizioni Mediterranee, 3 voll., I, pp. 169-172), dalla quale riportiamo il brano seguente.<\/p>\n<p>Si tratta di uno scritto, <em>Meditazione sui quattro atti<\/em>, che viene attributo a T&#8217;an lin (Donrin), il quale, secondo lo studioso giapponese dr. Tokiwa, dell&#8217;Universit\u00e0 di Tokyo, era un erudito &#8211; pi\u00f9 che un filosofo e un vero maestro Zen &#8211; che prese parte alla traduzione di numerose opere buddhiste dal sanscrito, per farle conoscere ai suoi connazionali.<\/p>\n<p>In esso viene anche esposta la funzione del concetto di <em>pi-kuan<\/em>, che equivale a &quot;pacificazione dello spirito&quot; e che Bodidharma sostituisce col termine <em>cheh-kuan<\/em>: composta da <em>cheh,<\/em> che significa &quot;svegliarsi&quot; o &quot;essere illuminato&quot; e <em>kuan<\/em> che indica il &quot;percepire&quot; o il &quot;contemplare&quot;; mentre <em>pi<\/em> equivale a &quot;muro&quot; o &quot;precipizio&quot;. Ad ogni modo, il concetto \u00e8 chiaro: l&#8217;illuminazione equivale a un risveglio e, al tempo stesso, al superamento del muro delle illusioni (il velo di Maya), raggiungendo cos\u00ec la perfetta pace interiore.<\/p>\n<p><em>\u00abQuattro sono i modi di voler entrare nella via, ma, a voler riassumere, essi si ridicono a due. L&#8217;uno \u00e8<\/em> <em>&#8216;l&#8217;entrare per mezzo della ragione&#8217;, l&#8217;altro \u00e8 &#8216;l&#8217;entrare per mezzo della condotta&#8217;. Per &#8216;entrare per mezzo della ragione&#8217; intendiamo la penetrazione dello spirito del buddhismo con l&#8217;aiuto dell&#8217;insegnamento contenuto nelle scritture. Allora si giunge a confidare profondamente nella Vera Natura, una e identica in tutti gli esseri senzienti. La ragione per cui essa non si manifesta sta nell&#8217;involucro creato dagli oggetti<\/em> <em>esterni e dal falsi pensieri. Chi, abbandonando il falsi ed abbracciando il vero, in semplicit\u00e0 di pensiero si tiene in<\/em> pi-kuan<em>, riconoscer\u00e0 che non esiste n\u00e9 l&#8217;Io, n\u00e9 l&#8217;altro dall&#8217;Io, che della massa e degli esseri di valore unica \u00e8 l&#8217;essenza, e si terr\u00e0 saldo in questa certezza, non si allontaner\u00e0 mai da essa. Costui non avr\u00e0 pi\u00f9 bisogno della guida costituita dalle istruzioni dei testi, perch\u00e9 si trover\u00e0 in una silenziosa comunione con lo stesso principio; sereno e non agente, smetter\u00e0 ogni discriminazione concettuale. Questo \u00e8 chiamato l&#8217;entrare per mezzo della ragione.<\/em><\/p>\n<p><em>Per entrata per mezzo della condotta si intendono i Quattro Atti nei quali ogni altro atto \u00e8 compreso. Quali sono? 1) Giusta risposta all&#8217;odio; 2) Obbedire al<\/em> karma<em>; Non correre dietro a nulla; 4) Essere in accordo con la verit\u00e0 (o Legge =<\/em> dharma<em>).<\/em><\/p>\n<p>1)  <em>Che s&#8217;intende per &#8216;giusta risposta all&#8217;odio&#8217;? Coloro che si esercitano nella via quando hanno da combattere contro condizioni avverse debbono pensare cos\u00ec: Durante innumerevoli epoche ho vagato attraverso esistenze molteplici, dedicandomi,, in tutto questo tempo, ad aspetti senza importanza della vita a scapito di quelli essenziali, creando infinite occasioni di odio, di malanimo e di azione ingiusta. Anche se in questa vita non ho violato [la Legge], pure ora debbo raccogliere i frutti del passato, N\u00e9 uomini n\u00e9 dei possono predirmi ci\u00f2 che mi accadr\u00e0. Io accetter\u00f2 di buon animo e con pazienza tutti i mali che mi colpiranno, senza mai rattristarmi o protestare. In questo S\u016btra \u00e8 detto di non tormentarvi per i mali che possono accadervi. Perch\u00e9? Perch\u00e9, con l&#8217;intelligenza, si pu\u00f2 abbracciare [tutta la catena delle cause]. Quando sorge questo pensiero, e si \u00e8 in armonia col principio e si far\u00e0 dell&#8217;odio il migliore uso, lo si trasformer\u00e0 in qualcosa che ci fa andare avanti sulla Via. Questo \u00e8 chiamato &#8216;il modo di rispondere all&#8217;odio&#8217;.<\/em><\/p>\n<p>2)  <em>Per &#8216;obbedire al karma&#8217; s&#8217;intende questo: Non vi \u00e8 un Io (<\/em>\u0101tm\u0101<em>) in tutto ci\u00f2 che \u00e8 prodotto dal giuoco delle condizioni karmiche; anche le gioie e i dolori che proviamo intervengono come effetti del nostro precedente agire. Se vengo ricompensato con la fortuna, con gli onori, ecc. ci\u00f2 \u00e8 effetto di miei atti passati che, attraverso la legge causale, influiscono sulla mia vita presente. Quando la forza del karma sar\u00e0 esaurita, l&#8217;effetto di cui oggi godo svanir\u00e0; a che vale dunque rallegrarsene? Sia guadagno oppure perdita, accettiamo quel che il karma ci porta; lo spirito in s stesso non conosce n\u00e9 aumento n\u00e9 diminuzione. Il vento della gioia non lo commuove perch\u00e9 \u00e8in una silenziosa armonia con la Via. Questo \u00e8 chiamato l&#8217;obbedire al karma.<\/em><\/p>\n<p>3)  <em>Per &#8216;non correre dietro a nulla&#8217; s&#8217;intende questo: Presi in una eterna confusione, gli uomini del mondo sempre si attaccano all&#8217;una o all&#8217;altra cosa, il che viene chiamato &#8216;inseguire&#8217;. Ma il saggio intende la verit\u00e0 e non rassomiglia all&#8217;uomo volgare. La sua mente risiede serenamente nell&#8217;increato, mentre il suo corpo va qua e l\u00e0 secondo la legge causale. Tutte le cose sono vuote, nulla \u00e8 degno di essere perseguito. Dovunque vi \u00e8 ora il merito della luce, seguir\u00e0 il demerito dell&#8217;oscurit\u00e0. Il triplice mondo nel quale si soggiorna troppo a lungo rassomiglia ad una casa in fiamme; tutto ci\u00f2 che ha un corpo soffre, e chi potr\u00e0 mai conoscere riposo? Il saggio, per avere ben chiara nella mente questa verit\u00e0, non si attacca mai a nulla che diviene; il suo pensare \u00e8 calmo, egli non cerca mai nulla. Il S\u016btra dice: dovunque vi \u00e8 ricerca, vi \u00e8 anche sofferenza; cessato il cercare, una benedizione scender\u00e0 su voi. Cos\u00ec noi sappiamo che non correre dietro a nulla \u00e8 la via verso la verit\u00e0. Perci\u00f2 io vi insegno di &#8216;non correre dietro a nulla&#8217;.<\/em><\/p>\n<p>4)  <em>Per &#8216;essere in armonia col Dharma&#8217; s&#8217;intende [realizzare] che la mente nella sua essenza &#8211; che noi chiamiamo Dharma &#8211; \u00e8 pura; che essa \u00e8 identica al principio del vuoto in tutto quanto \u00e8 manifestato stando quindi al di sopra di ogni mania e di ogni attaccamento; che per essa non esiste n\u00e9 l&#8217;Io n\u00e9 l&#8217;altro dall&#8217;Io. Il S\u016btra dice: Nel Dharma non vi sono esseri senzienti perch\u00e9 esso \u00e8 libero dalle macchie dell&#8217;esistenza; nel Dharma non vi \u00e8 Io perch\u00e9 esso \u00e8 libero dalle macchie dell&#8217;individualit\u00e0. Se il saggio intende questa verit\u00e0 e si tiene ad essa, la sua condotta sar\u00e0 &#8216;in armonia col Dharma&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Dharma nella sua essenza non avendo desideri di possesso, il saggio \u00e8 sempre pronto a praticare la carit\u00e0 col suo corpo, con la sua vita, coi suoi veni; non nutre mai invidia, non sa che cosa voglia dire essere sgraziato. Intendendo perfettamente la triplice natura del vuoto, egli \u00e8 al di sopra di ogni parzialit\u00e0 e di ogni attaccamento. \u00c8 solo per la sua volont\u00e0 di lavare tutti gli esseri dalle loro macchie che egli viene fra di loro come uno di loro, pur non essendo attaccato alla forma. Questo \u00e8 l&#8217;aspetto interno della sua vita. Il saggio sa come recar bene agli altri e cos\u00ec pure come glorificare la via dell&#8217;illuminazione. E ci\u00f2 che vale per la virt\u00f9 della carit\u00e0 vale anche per le altre cinque virt\u00f9 [della Prajn\u0101p\u0101ramit\u0101]. Per liberarsi dai pensieri confusi il saggio pratica le sei virt\u00f9 di perfezione, per\u00f2 senza un proposito cosciente. Questo \u00e8 chiamato &#8216;essere in armonia col Dharma&#8217;.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, esistono notevoli analogie fra la dottrina Zen del Duplice Accesso e il nucleo della concezione taoista del <em>Wu Wei<\/em> o \u00abnon agire\u00bb, o meglio ancora, dell&#8217;\u00abagire non agendo\u00bb; cos\u00ec come fra il concetto buddhista di entrare nella Via, particolarmente mediante la condotta, e quello taoista di mettersi in armonia col Tao.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, il lettore occidentale deve stare attento a non cadere in un equivoco di fondo a causa di una ingannevole somiglianza della terminologia zen con quella relativa al proprio ambito culturale. Nella dottrina zen, non si pu\u00f2 parlare di una vera contrapposizione tra &quot;ragione&quot; e &quot;condotta&quot; e, pertanto, di una contrapposizione tra le due vie, ma piuttosto di due differenti accezioni o sfumature di un medesimo concetto, quello del perseguimento della Via che conduce verso l&#8217;illuminazione.<\/p>\n<p>La stessa parola Zen \u00e8 la traduzione giapponese del termine sanscrito Dhy\u0101na, ossia &quot;meditazione&quot;, il che pone l&#8217;accento sull&#8217;aspetto contemplativo che, nella cultura occidentale, fatica a trovare un proprio <em>status<\/em> fra intellettualismo e attivismo: l&#8217;uno proprio del pensiero, l&#8217;altro dell&#8217;azione. Nella nostra cultura, la categoria che pi\u00f9 si avvicina alla categoria della &quot;meditazione&quot; \u00e8 quella dell&#8217;estasi mistica; categoria guardata con una punta (o pi\u00f9 che una semplice punta) di sospetto sia dalle filosofie razionaliste, sia da quelle della <em>praxis.<\/em><\/p>\n<p>Per comprendere fino a che punto il buddismo rifugga da un dualismo fra pensiero e azione, si ponga mente al fatto che l&#8217;opera principale del monaco giapponese Shinran, scritta nel 1224, si intitola <em>Ky\u014dgy\u014dshinsh\u014d<\/em>, che significa, al medesimo tempo,&quot;dottrina&quot;, &quot;pratica&quot;, &quot;fede&quot; e &quot;risultato&quot;: una polisemia, da noi, semplicemente impensabile e che sarebbe, comunque, causa di infinite confusioni e discussioni.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 importante da sottolineare, tornando alla dottrina del Duplice Accesso esposta nel testo che abbiamo sopra riportato, \u00e8 che essa \u00e8 stata chiaramente ripresa dal <em>Vajrasamadhi s\u016btra<\/em>, mentre la teoria dei Quattro Atti \u00e8 una amplificazione della seconda forma di Accesso di cui tratta il S\u016btra. In sintesi, si pu\u00f2 dire che l&#8217;entrare per mezzo della ragione significa credere fermamente che tutti gli esseri, nella loro autentica essenza, sono identici alla vera natura, la quale \u00e8 non-duale nella sua propria essenza, non essendo n\u00e9 una, n\u00e9 molteplice. Entrare per mezzo della condotta significa non essere, nello spirito, instabili e bisognosi di appoggi e non lasciarsi confondere dal gioco mutevole delle ombre dell&#8217;esistenza materiale.<\/p>\n<p>Di particolare interesse di particolare valore etico e psicologico, a nostro parere, \u00e8 il Primo Atto, incentrato sul tema della &quot;giusta risposta all&#8217;odio&quot;; ci\u00f2 che un Maestro buddhista contemporaneo ha espresso con la formula &quot;spegnere il fuoco della propria rabbia&quot;. Si tratta di una risposta assai originale, dal punto di vista occidentale, al problema dei problemi nella sfera dell&#8217;etica: ossia come spiegare il male &#8211; e l&#8217;odio &#8211; che si riversano sul giusto o, comunque, sull&#8217;innocente. La catena del <em>karma<\/em>, frutto non solo delle nostre azioni presenti, ma anche di quelle delle nostre vite precedenti, spiega i mali che possono colpire gli esseri umani, indipendentemente dalla loro condotta attuale. In una visione profondamente olistica dell&#8217;universo, quale \u00e8 quella dello Zen, tutte le azioni &#8211; passate, presenti e future &#8211; sono intimamente collegate; n\u00e9 possiamo comprendere il bene o il male presenti, limitando la nostra prospettiva al solo presente.<\/p>\n<p>L&#8217;invito rivolto al saggio, dunque, \u00e8 quello di non angustiarsi e di non tormentarsi al pensiero dei mali che lo possono colpire, e, soprattutto, di non rispondere alla rabbia con la rabbia, all&#8217;odio con l&#8217;odio, alla violenza con la violenza, per non appesantire ulteriormente le catene del <em>karma<\/em> e per non allontanare, con le sue stesse mani, il momento della liberazione, che coincider\u00e0 con il momento della suprema illuminazione.<\/p>\n<p>In fondo, il nemico ultimo \u00e8 sempre lo stesso: <em>Avidya<\/em> (in sanscrito), ossia &quot;ignoranza&quot;: ignoranza della reale natura dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Come scrive Giuseppe Ungaretti nella poesia <em>I fiumi<\/em> (che fa parte della raccolta <em>L&#8217;allegria<\/em>, scritta nell&#8217;inferno delle trincee della prima guerra mondiale):<\/p>\n<p><em>&#8230;Il mio supplizio<\/em><\/p>\n<p><em>\u00e8 quando<\/em><\/p>\n<p><em>non mi credo<\/em><\/p>\n<p><em>in armonia&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, secondo la tradizione sarebbe stato Bodidharma a portare, per primo, la dottrina del Buddha al di l\u00e0 delle grandi montagne (l&#8217;Himalaya), verso oriente,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30159,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[43],"tags":[98,152,223],"class_list":["post-29624","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-orientali","tag-arthur-schopenhauer","tag-gautama-buddha","tag-plotino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-orientali.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29624","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29624"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29624\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30159"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29624"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29624"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29624"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}