{"id":29618,"date":"2016-08-29T08:25:00","date_gmt":"2016-08-29T08:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/29\/wojtyla-rivendicava-leredita-del-concilio-in-cio-chessa-ha-di-piu-ambiguo-e-opinabile\/"},"modified":"2016-08-29T08:25:00","modified_gmt":"2016-08-29T08:25:00","slug":"wojtyla-rivendicava-leredita-del-concilio-in-cio-chessa-ha-di-piu-ambiguo-e-opinabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/29\/wojtyla-rivendicava-leredita-del-concilio-in-cio-chessa-ha-di-piu-ambiguo-e-opinabile\/","title":{"rendered":"Wojtyla rivendicava l\u2019eredit\u00e0 del Concilio in ci\u00f2 ch\u2019essa ha di pi\u00f9 ambiguo e opinabile"},"content":{"rendered":"<p>A torto, l&#8217;immagine di Giovanni Paolo II \u00e8 passata nell&#8217;immaginario collettivo come quella di un Papa restauratore, e quindi, in qualche misura, &quot;conservatore&quot; (per quel che pu\u00f2 valere una terminologia ispirata al mondo profano e, pi\u00f9 specificamente, alla politica). Per vedere quanto ci\u00f2 sia lontano dal vero, si rilegga cosa diceva Karol Wojtyla, a proposito del Concilio Vaticano II, ma trent&#8217;anni dopo di esso, parlando con il giornalista Vittorio Messori (da: Giovanni Paolo II, <em>Varcare la soglia della speranza<\/em>, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1994, pp.171-177, <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p><em>IL CONCILIO VATICANO II \u00c8 STATO UN GRANDE DONO PER LA CHIESA, per tutti coloro che vi hanno preso parte; \u00e8 stato un dono per l&#8217;intera famiglia umana, un dono per ciascuno di noi. [&#8230;] Sulla base dell&#8217;esperienza conciliare scrissi &quot;Alle fonti del rinnovamento&quot;. All&#8217;inizio del libro affermavo che voleva essere un TENTATIVO DI ESTINGUERE IL DEBITO contratto da ogni vescovo nei riguardi dello Spirito Santo, partecipando al Concilio. S\u00ec, il Concilio ebbe in s\u00e9 qualcosa della Pentecoste: indirizz\u00f2 l&#8217;episcopato di tutto il mondo, e quindi la Chiesa, proprio sulle vie lungo le quali occorreva procedere al termine del secondo millennio. [&#8230;] IL CONCILIO ERA UN&#8217;OCCASIONE SINGOLARE PER ASCOLTARE GLI ALTRI, MA ANCHE PER PENSARE CREATIVAMENTE. [&#8230;] S\u00ec, dunque, gi\u00e0 durante la terza sessione mi trovai nell&#8217;\u00e9quipe che preparava il cosiddetto Schema XIII, il documento che sarebbe poi diventato la Costituzione pastorale &quot;Gaudium et Spes&quot;; potei in tal modo partecipare ai lavori estremamente interessanti di questo gruppo, composti dai rappresentanti della Commissione teologica e dell&#8217;Apostolato dei laici. [&#8230;] Molto devo in particolare a padre Yves Congar e a padre Henri De Lubac. [&#8230;] Il Concilio fu UNA GRANDE ESPERIENZA DELLA CHIESA, oppure &#8212; come allora si diceva &#8212; il &quot;SEMINARIO DELLO SPIRITO SANTO&quot;. Al Concilio lo Spirito Santo parlava a tutta la Chiesa nella sua universalit\u00e0, che era determinata dalla partecipazione dei vescovi del mondo intero. [&#8230;] Ci\u00f2 che lo Spirito Santo dice costituisce sempre una penetrazione pi\u00f9 profonda dell&#8217;eterno Mistero, e insieme un&#8217;indicazione della strada da percorrere agli uomini che hanno il compito di trasferire tale Mistero nel mondo contemporaneo. Il fatto stesso che quegli uomini vengano convocati dallo Spirito Santo e costituiscano, durante il Concilio, una particolare comunit\u00e0 che insieme ascolta, insieme prega, insieme pensa e crea, ha un&#8217;importanza fondamentale per l&#8217;evangelizzazione, per quella NUOVA EVANGELIZZAZIONE CHE PROPRIO CON IL VATICANO II HA AVUTO IL SUO INIZIO. Tutto ci\u00f2 \u00e8 in stretto collegamento con una nuova epoca nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 e anche nella storia della Chiesa. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; il Concilio Vaticano II si distingue dai concili precedenti per il SUO PARTICOLARE STILE. Non \u00e8 stato uno stile difensivo. Neanche una volta nei documento conciliari s&#8217;incontrano le parole &quot;anathema sit&quot; (sia scomunicato). \u00c8 stato uno STILE ECUMENICO, caratterizzati da grande apertura al dialogo, che il papa Paolo VI qualificava come &quot;dialogo della salvezza&quot;. Tale dialogo non doveva limitarsi soltanto all&#8217;ambito cristiano, ma aprirsi anche alle religioni non cristiane, e raggiungere l&#8217;intero mondo della cultura e della civilt\u00e0, compreso quello di coloro che non credono. La verit\u00e0, infatti, non accetta alcun limite. \u00c8 per tutti e per ciascuno. E se tale verit\u00e0 viene realizzata nella carit\u00e0 (cfr. Ef 4, 15), allora diventa ancor pi\u00f9 universalistica. Proprio questo \u00e8 stato lo stile del Concilio Vaticano II, lo spirito in cui s&#8217;\u00e8 svolto.<\/em><\/p>\n<p>Si potrebbe continuare; ma \u00e8 sufficiente. Giovanni Paolo II si vanta d&#8217;aver partecipato al l Concilio dal primo all&#8217;ultimo giorno, rivendica di avervi svolto un ruolo non secondario, rivolge un caloroso ringraziamento a Yves Congar ed Henri De Lubac; e gi\u00e0 da questo si vede come nulla sia pi\u00f9 lontano da lui di una valutazione spassionata, di un ripensamento critico. Neppure la costatazione che alle &quot;splendide&quot; promesse del Concilio non ha fatto seguito una stagione di fioritura, ma un autentico inverno &#8212; l&#8217;immagine \u00e8 proprio di Paolo VI &#8212; lo sollecita a interrogarsi, almeno con la saggezza del poi, e a cercar di capire che cosa, in mezzo a tanto splendore, non abbia funzionato. Nossignori: neanche una mezza parola di ammissione che i risultati furono ben diversi dalle speranze, esce dalla sua bocca; al contrario, solo lodi e celebrazioni (che poi, dati gli incisi personali, inevitabilmente suonano come auto-celebrazioni). Non ci furono errori, non ci furono fughe in avanti, non ci furono equivoci: tutto and\u00f2 benissimo, con l&#8217;ispirazione dello Spirito Santo.<\/p>\n<p>E sia. In questo modo, per\u00f2, non si fa una riflessione storica: si fa solo dell&#8217;apologetica a buon mercato. Quel che andava chiarito, \u00e8 rimasto oscuro; le zone d&#8217;ombra che si dovevano illuminare, son rimaste immerse nelle tenebre fitte. Eppure, c&#8217;\u00e8 qualcosa che non torna. Da come Wojtyla parla del Concilio, si direbbe che esso sia stato il primo e l&#8217;unico concilio &quot;vero&quot;, e che l\u00ec soltanto, o l\u00ec di preferenza, fosse anche lo Spirito Santo; non negli altri. Egli esalta il fatto che, per la prima volta, i Padri non minacciarono la scomunica ad alcuno: s\u00ec, scomunicare \u00e8 un&#8217;azione poco simpatica (peraltro, proprio lui non avrebbe esitato, nel 1988, a scomunicare monsignor Marcel Lefebvre, e per la sola ragione che aveva voluto restare fedele alla Chiesa di &quot;prima&quot;, cio\u00e8 alla Chiesa di sempre); resta per\u00f2 il fatto che una Chiesa dove tutti possono parlare a piacer loro, non \u00e8 pi\u00f9 una Chiesa, ma una Repubblica caotica e tumultuosa, in cui regna sovrana l&#8217;anarchia; e tale \u00e8 diventata la Chiesa cattolica, un po&#8217; alla volta, dopo il Vaticano II. Non c&#8217;\u00e8 vescovo, prete, frate o suora che non si sentano in diritto di dir la loro, di fare a modo loro, d&#8217;infischiarsene sia del Magistero, sia degli interventi dei diretti superiori: e tutti, naturalmente, affermando di essere ispirati dallo Spirito Santo e richiamandosi, alla maniera protestante, direttamente al Vangelo.<\/p>\n<p>Peraltro, in mezzo a tanta enfasi, Wojtyla adopera espressioni contraddittorie: dice che il Concilio fu ispirato dallo Spirito Santo (e gli altri, invece, no?), ma anche che i vescovi, grazie al Concilio, ebbero l&#8217;occasione di estinguere il debito nei confronti dello Spirito Santo. Di quale debito parla? Non si sa. Pare che vi sia un circolo vizioso. Poi paragona il Vaticano II alla Pentecoste; ma, di nuovo: ci\u00f2 non equivale a svalutare tutti gli altri concili? Il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano I presero, in materia teologica e disciplinare, delle risoluzioni diametralmente opposte a quelle del Vaticano II, l&#8217;uno minacciando la scomunica ai nemici della Verit\u00e0, l&#8217;altro assumendo una posizione molto netta nei confronti degli errori della civilt\u00e0 moderna: si deve allora pensare che su essi non era sceso lo Spirito Santo? E che dire delle eresie e degli eretici, oggi: sono scomparsi? Perch\u00e9, se la Chiesa non scomunica pi\u00f9 nessuno, allora \u00e8 chiaro che tutte le verit\u00e0 diventano legittime. In tal caso, per\u00f2, che ne \u00e8 dell&#8217;unica, santa, immodificabile Verit\u00e0?<\/p>\n<p>Wojtyla, inoltre, sembra tradire una concezione quantitativa e democratica del Concilio, quando afferma che al Vaticano II <em>lo Spirito Santo parlava a tutta la Chiesa nella sua universalit\u00e0, che era determinata dalla partecipazione dei vescovi del mondo intero.<\/em> Sembra trascurare il piccolo dettaglio che, nella Chiesa, la Verit\u00e0 non dipende dal numero dei vescovi che aderiscono a un concilio, ma dalla loro fedelt\u00e0 al <em>Depositum Fidei<\/em> e alla Rivelazione. Se quel che conta fosse il numero e la provenienza geografica dei Padri, allora sarebbe confermato che la Chiesa non \u00e8 pi\u00f9 una monarchia teocratica, ma una repubblica parlamentare. In tal caso, per\u00f2, domandiamo: quando e come \u00e8 avvenuto il cambiamento? Chi ne ha assunto la decisione, e perch\u00e9? Oppure si \u00e8 trattato di una tacita svolta, ufficialmente mai avvenuta, ma, di fatto, non solo effettiva e operante, ma anche irreversibile e insindacabile, secondo la formula: <em>indietro non si<\/em> torna? Evidentemente, quando a prendere le decisioni era il Papa, e quando i concili si occupavano esclusivamente &#8212; come \u00e8 stato dal primo, quello di Nicea, al penultimo, il Vaticano I &#8212; di gravi e immediate questioni dogmatiche, le cose andavano in altro modo; e le stesse questioni teologiche erano discusse e stabilite dai vescovi, sotto la guida del Papa, non dai professori di teologia. Se nella Chiesa cattolica, oggi, prevale il conciliarismo, come mai nessuno ce lo ha detto? E se la Verit\u00e0 cristiana \u00e8 definita dai professori di teologia e non dai pastori, chi lo ha stabilito? Questo non sarebbe un aggiornamento della Tradizione, ma un suo radicale rovesciamento. E la Tradizione, che \u00e8 di origine divina, pu\u00f2 essere cos\u00ec modificata, per giunta senza che ci\u00f2 sia formalmente stabilito, ma solo sottinteso?<\/p>\n<p>Wojtyla, cos\u00ec come sempre hanno fatto, e fanno, i paladini dello &quot;spirito conciliare&quot; (cio\u00e8 non dei documenti ufficiali del Concilio, ma di ci\u00f2 che i Padri conciliari avevano in animo di fare, ma non hanno potuto fare sino in fondo, evidentemente perch\u00e9 ostacolati dalle mene dei &quot;conservatori&quot;, e dunque deve essere fatto dai loro successori), si serve della formula dell&#8217;<em>approfondimento<\/em>. La sacra dottrina non \u00e8 stata <em>modificata<\/em>, bens\u00ec <em>approfondita<\/em>: oh, beninteso, sempre per grazia dello Spirito Santo (ci pare, per\u00f2, che lo Spirito Santo sia chiamato in causa ogni volta che si vuol rafforzare una decisione o una affermazione teologicamente debole: altra inquietante somiglianza con il modo di procedere delle varie chiese protestanti). Egli afferma, testualmente: <em>Ci\u00f2 che lo Spirito Santo dice costituisce sempre una penetrazione pi\u00f9 profonda dell&#8217;eterno Mistero, e insieme un&#8217;indicazione della strada da percorrere agli uomini che hanno il compito di trasferire tale Mistero nel mondo contemporaneo.<\/em> Parole suggestive, ma un po&#8217; troppo misteriose, perfino ambigue: che cosa significano, esattamente? Forse che i cristiani del nostro tempo sono pi\u00f9 fortunati di quelli di duemila anni fa, perch\u00e9 lo Spirito, che ha animato il ventunesimo concilio nella storia della Chiesa, ha permesso loro di &quot;approfondire&quot; maggiormente la Verit\u00e0? La Verit\u00e0 del Vangelo, se non andiamo errati, non pu\u00f2 essere <em>approfondita<\/em>, per il semplice fatto che \u00e8 gi\u00e0 chiarissima cos\u00ec come \u00e8 stata formulata nei Vangeli, e fissata dalla Tradizione; Ges\u00f9 stesso ha dichiarato che neppure uno iota, <em>iota unum<\/em>, cadr\u00e0 dalla Legge che Lui stesso ha annunziato. Pertanto, non \u00e8 lecito giocare con le parole: se l&#8217;approfondimento di cui parlano i laudatori del Concilio \u00e8 una modificazione, allora \u00e8 eretico e apostatico, perch\u00e9 pretende di cambiare la dottrina cristiana e la Verit\u00e0 di Dio; se non lo \u00e8, allora essi non possono sostenere che, con il Concilio, vi \u00e8 stata una maggiore penetrazione del Mistero di Dio, e meno ancora che la Chiesa non potr\u00e0 lasciare la strada nuova cos\u00ec tracciata, e che dovr\u00e0 restare nel solco delle nuove prospettive conciliari., perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 falso.<\/p>\n<p>Tuttavia, se l&#8217;utilizzo del concetto di &quot;approfondimento&quot; \u00e8 gi\u00e0, di per se stesso, ambiguo, Wojtyla ne adopera un altro che \u00e8 addirittura sconcertante: quello di &quot;creativit\u00e0&quot;. I Padri conciliari, egli sostiene, sono stati chiamati dallo Spirito ad essere &quot;creativi&quot;. La frase completa dice cos\u00ec: <em>Il fatto stesso che quegli uomini vengano convocati dallo Spirito Santo e costituiscano, durante il Concilio, una particolare comunit\u00e0 che insieme ascolta, insieme prega, insieme pensa e crea, ha un&#8217;importanza fondamentale per l&#8217;evangelizzazione&#8230;<\/em> Concetto ben ribadito: <em>il Concilio era un&#8217;occasione singolare per ascoltare gli altri, ma anche per pensare creativamente.<\/em> Ora, si suppone &#8212; fino a prova contraria &#8212; che anche nel Vaticano I, o nel Concilio di Trento, e in tutti gli altri concili della storia, i Padri siano stati divinamente ispirati; che abbiano condiviso un orizzonte di speranze, ma anche di gravi e impellenti responsabilit\u00e0 nei confronti della Chiesa e dei suoi membri, clero e laici; che tutti insieme abbiano &quot;ascoltato, pregato e pensato&quot;. Non ci risulta, per\u00f2, che abbiano &quot;creato&quot; qualcosa. Proviamo a immaginare il mandato di Ges\u00f9 agli Apostoli, al momento del commiato: non pare abbia fatto ricorso al concetto della creativit\u00e0. <em>Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ci\u00f2 che vi ho comandato<\/em> (<em>Matteo<\/em>, 28, 19-20). Andate, insegnate, battezzate; non disse loro: siate creativi. E ci\u00f2 per la buona ragione che &quot;creare&quot; significa elaborare qualcosa di nuovo e di diverso, non certo custodire con fedelt\u00e0 quel che si \u00e8 ricevuto.<\/p>\n<p>Ma il passo pi\u00f9 sconcertante di tutti \u00e8 quello in cui Wojtyla parla della Verit\u00e0 divina. Dopo aver esaltato l&#8217;apertura e l&#8217;ecumenismo del Vaticano II, dice: <em>Tale dialogo non doveva limitarsi soltanto all&#8217;ambito cristiano, ma aprirsi anche alle religioni non cristiane, e raggiungere l&#8217;intero mondo della cultura e della civilt\u00e0, compreso quello di coloro che non credono. La verit\u00e0, infatti, non accetta alcun limite. \u00c8 per tutti e per ciascuno. E se tale verit\u00e0 viene realizzata nella carit\u00e0 (&#8230;), allora diventa ancor pi\u00f9 universalistica.<\/em> Queste parole o sono ambigue, o, peggio, sono fuori della dottrina cattolica. La Verit\u00e0 \u00e8 per tutti gli uomini; non c&#8217;\u00e8 dubbio: il mandato di Cristo \u00e8 stato quello di portarla sino ai confini del mondo. Non ha detto, per\u00f2, che la Verit\u00e0 \u00e8 relativa. Essa \u00e8 per tutti, ma non \u00e8 di alcuno: appartiene a Dio solo. E nessuno, neanche il Concilio, ha il potere di disporne&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A torto, l&#8217;immagine di Giovanni Paolo II \u00e8 passata nell&#8217;immaginario collettivo come quella di un Papa restauratore, e quindi, in qualche misura, &quot;conservatore&quot; (per quel che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30161,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[109,216,255,262],"class_list":["post-29618","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-giovanni-paolo-ii","tag-chiesa-cattolica","tag-papi","tag-spirito-santo","tag-vaticano-ii"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-giovanni-paolo-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29618","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29618"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29618\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30161"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29618"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29618"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}