{"id":29617,"date":"2015-08-25T10:29:00","date_gmt":"2015-08-25T10:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/25\/giovanni-paolo-ii-manco-di-tatto-verso-gli-ebrei-durante-la-sua-visita-ad-auschwitz\/"},"modified":"2015-08-25T10:29:00","modified_gmt":"2015-08-25T10:29:00","slug":"giovanni-paolo-ii-manco-di-tatto-verso-gli-ebrei-durante-la-sua-visita-ad-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/25\/giovanni-paolo-ii-manco-di-tatto-verso-gli-ebrei-durante-la-sua-visita-ad-auschwitz\/","title":{"rendered":"Giovanni Paolo II manc\u00f2 di tatto verso gli ebrei durante la sua visita ad Auschwitz?"},"content":{"rendered":"<p>Alain Vincordelet \u00e8 stato professore incaricato all&#8217;Institut Catholique di Parigi; i suoi libri su Giovanni Paolo II hanno fatto il giro del mondo, tradotti in numerose lingue, al punto che \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 grandi esperti del pontificato di Karol Wojtyla. Inoltre, come cattolico, o come saggista che si muove nell&#8217;ambito della cultura cattolica, ci si potrebbe aspettare, da lui, quella indipendenza di giudizio che non si cura dei luoghi comuni, pi\u00f9 o meno consolidati, della vulgata laicista e anticlericale oggi dominante; ci si aspetterebbe che egli accompagni il lettore dritto verso il nocciolo delle questioni e che non gli faccia perdere del tempo, attardandosi nella zona grigia delle impressioni e delle sensazioni, sulla base di labili indizi o, peggio, della &quot;cultura del sospetto&quot; che scorge ovunque i segni probanti, proprio perch\u00e9 involontari, di atteggiamenti mentali desueti e deprecabili, basati su false credenze del passato, su pregiudizi, su posizioni teologiche e morali datate e sorpassate. Che li scorge ovunque, naturalmente assumendo che il modo &quot;giusto&quot; di vedere e di comprendere le cose, \u00e8 quello progressista, ecumenista, modernista, pluralista e, in fondo, relativista; che li scorge ovunque perch\u00e9 \u00e8 essa, la &quot;cultura del sospetto&quot;, che ha la coda di paglia, e presuppone l&#8217;errore e la malafede semplicemente l\u00e0 dove ancora non imperano incontrastati i suoi punti di vista, considerati come gli unici legittimi, i soli eticamente giustificati e razionalmente sostenibili.<\/p>\n<p>Invece, la biografia di Alain Vircondelet \u00abGiovanni Paolo II. La biografia del Papa che ha cambiato la storia\u00bb (ma il titolo originale \u00e8 molto pi\u00f9 sobrio e meno roboante: \u00abJean-Paul II. La biographie\u00bb, \u00c9ditions Generales, 2004; traduzione dal francese di Marco Enrico Giacomelli, Lindau srl, 2005) \u00e8, sotto questo punto di vista, una continua, cocente delusione. A cominciare dal fatto che non si scrive la biografia di un pontefice prima ancora che il suo pontificato sia giunto al termine, n\u00e9 si scrive la biografia di un personaggio prima che questi sia morto. Il punto, naturalmente, non \u00e8 che il biografo cattolico di un pontefice non possa esprimere delle riserve o anche delle critiche nei confronti del personaggio da lui studiato; ci mancherebbe: il punto \u00e8 che le riserve o le critiche dovrebbero essere, come del resto da parte di qualunque studioso e nei confronti di qualunque oggetto di studio, seriamente motivate e argomentate, e non appese all&#8217;esilissimo filo di ambiguit\u00e0 tutte da dimostrare o di sottintesi e silenzi tutt&#8217;altro che evidenti in se stessi, e dunque, come minimo, soggettivi e opinabili. Un chiaro esempio di quel che stiamo dicendo \u00e8 offerto dal modo in cui Vircondelet parla del viaggio fatto da Giovanni Paolo II in Polonia e ad Auschwitz nel 1979, poco dopo la sua elezione a pontefice, brano che riportiamo qui di seguito per intero, affinch\u00e9 il lettore possa giudicare (op. cit., pp. 262-266):<\/p>\n<p>\u00ab[Woytyla] si reca ad Auschwitz e va a pregare nel &quot;bunker della fame&quot;, dove padre Kolbe \u00e8 morto con altri prigionieri. L&#8217;esigenza del &quot;prete crociato&quot; risponde alla propria e all&#8217;idea che egli ha del sacerdozio: impegno totale, fino al martirio. Prima della deportazione nei campi della more, Kolbe ha saputo risvegliare in molti giovani polacchi, e anche al di l\u00e0 delle frontiere, numerose vocazioni mariane, ha fondato la Missione dell&#8217;Immacolata, il periodico &quot;Il cavaliere dell&#8217;Immacolata&quot; &#8212; nel quale chiedeva ai lettori di radunare le &quot;legioni&quot; di Maria &#8212; e una sorta di comunit\u00e0 mariana, autentica citt\u00e0 ideale interamente votata alla Vergine. Il proselitismo di Kolbe irrita molti cristiani, che nelle sue scelte scorgono un fanatismo e addirittura un antisemitismo confesso che, secondo i suoi avversari, \u00e8 &quot;ingiustificabile&quot;. Tuttavia i nazisti lo hanno deportati perch\u00e9 fu sospettato di aver nascosto degli ebrei. Il destino romantico ed estatico di padre Kolbe non pu\u00f2 che esaltare l&#8217;immaginazione e il desiderio di santit\u00e0 di Giovanni Paolo II, \u00e8 la ragione per cui, una volta diventato papa, far\u00e0 di tutto per beatificarlo e canonizzarlo, il 9 novembre del 1982. Nel bunker dell&#8217;infamia, il papa eleva la sua preghiera. Vuole che sia incenso che sale verso l&#8217;anima dei defunti, &quot;essiccati come tulipani&quot;. La devozione del nuovo papa non \u00e8 quella di Paolo VI, piuttosto astratta e intellettuale. \u00c8 stupefacente scoprire una tale devozione sentimentale in uno fra i migliori filosofi polacchi del XX secolo. Ma ci\u00f2 non sorprende coloro che conoscono bene monsignor Wojtyla. Anche Tyranowski e Kotlarczyk sono degli entusiasti della fede, violenti e feroci. Saperlo significa comprendere meglio la devozione di Giovanni Paolo II, in fondo assai distante dalle speculazioni intellettuali, tutta cuore e sentimento. Quando celebra la messa nel campo della morte, evoca coloro che sono morti laggi\u00f9, annichiliti, quanto uomini, e, citando Kolbe ed Edith Stein &#8212; che porter\u00e0 agli altari nel 1998, filosofa ebrea convertita al cattolicesimo e morta in deportazione -, opera un sorprendente paragone fra coloro che vi sono stati assassinati e Cristo. &quot;Mi inginocchio su questo Golgota del mondo contemporaneo&quot;. Poi, rasentando le steli commemorative, si attarda a lungo di fronte a quella che ricorda gli ebrei e dichiara: &quot;Questa iscrizione suscita il ricordo del popolo, i cui figli e figlie erano destinati allo sterminio totale. Questo popolo ha la sua origine da Abramo, che \u00e8 padre della nostra fede, come si \u00e8 espresso Paolo di Tarso. Proprio questo popolo, che ha ricevuto da Dio il comandamento: Non uccidere, ha provato su se stesso in misura particolare che cosa significa uccidere. Davanti a questa lapide non \u00e8 lecito a nessuno passare avanti con indifferenza&quot;. In seguito costeggia la stele dedicata ai deportati russi, poi ai deportati polacchi, ricordando che la Polonia ha dato sei milioni dei propri figli alla guerra. Sei milioni, fra i quali tre milioni di ebrei che Giovanni Paolo II omette di citare&#8230; &quot;Golgota del mondo contemporaneo&quot;, dimenticanza incresciosa, citazioni di Stein e Kolbe all&#8217;interno del pi\u00f9 grande memoriale ebreo mai immaginato: altrettanti segni che soprendeono il mondo e in particolar modo le comunit\u00e0 ebraiche. Di pu\u00f2 immaginare che Giovanni Paolo II abbia maldestramente parlato su un tema cos\u00ec bruciante e sensibile? Oppure le sue parole erano deliberatamente concertate? Possiamo credere a quest&#8217;ultima ipotesi, conoscendo le vicissitudini del pentimento manifestato lungo tutto il pontificato. In quel giorno di giugno del 1979 tutto \u00e8 avvenuto come se i vecchi riflessi, ancestrali e arcaici, avessero ancora soffocato l&#8217;inconscio cristiano e non avessero permesso a Giovanni Paolo II di liberarsi dalle pastoie antisemite della Polonia nati, anche se intellettualmente e con la propria esperienza (l&#8217;amicizia con Kluger, il cristianesimo fondato sull&#8217;amore per il prossimo, la sua educazione) se ne \u00e8 affrancato. La visita alla grande sinagoga di Rima nell&#8217;aprile del 1986 sar\u00e0 la prima tappa del pentimento, ostacolato ancora dal viaggio a Mauthausen nel 1988, quando durante l&#8217;omelia, assimilando la sofferenza dei martiri deportati a quella di Geremia, non citer\u00e0 mai le vittime principali dell&#8217;Olocausto. L&#8217;<em>affaire<\/em> del Carmelo di Auschwitz peggiorer\u00e0 ancor pi\u00f9 le relazioni, gi\u00e0 tese, fra ebrei e cattolici. Sar\u00e0 addirittura la pi\u00f9 grave crisi fra le due comunit\u00e0, poich\u00e9 riguarda il modo in cui si legge la storia. Il dibattito s&#8217;infiamma in merito al Carmelo, al punto che monsignor Glemp, successore di monsignor Wyszynski, dichiarer\u00e0 brutalmente agli ebrei: &quot;Il vostro potere risiede nei mass media di cui disponete. Non permettete che diffondano uno spirito antipolacco!&quot; (agosto 1989). Bisogner\u00e0 attendere i giorni crepuscolari degli ultimi anni del secolo affinch\u00e9 la chiesa, e non Giovanni paolo II, riesca infine a pronunciare parole concilianti: &quot;A termine di questo millennio la chiesa cattolica desidera esprimere il suo profondo rammarico per le mancanze dei suoi figli e delle sue figlie in ogni epoca. Si tratta di un atto di pentimento (<em>teshuva<\/em>): come membri della chiesa, condividiamo infatti sia i peccati che i meriti di tutti i suoi figli&quot; (&quot;Noi ricordiamo: una riflessione sulla <em>Shoah<\/em>). Nel 1979, Giovanni Paolo II \u00e8 ancora prigioniero di un sentimento che gli vieta di andare sino in fondo al processo di riconciliazione, che tuttavia si augura. Vi sono ancora parole impronunciabili. Al &quot;papa del silenzio&quot; che fu Pio XII, Giovanni Paolo II vuole opporre &quot;il papa della parola e della confessione&quot;. Comunque l&#8217;attitudine conservatrice e in particolare la visita ad Auschwitz saranno dannose alla sua popolarit\u00e0. Quella mancanza di tatto sar\u00e0 la premessa per un &quot;disamore&quot; e un&#8217;irritazione che cresceranno nel corso degli anni a venire.\u00bb<\/p>\n<p>Ebbene: questo \u00e8 un esempio da manuale di come <em>non<\/em> si fa la storia. L&#8217;Autore parte dai suoi pregiudizi e dalle sue riserve mentali e culturali; dopo di che, sulla base di essi, trincia giudizi che derivano da quelli, e non dalla realt\u00e0 oggettiva.<\/p>\n<p>Punto primo: Giovanni Paolo II sarebbe stato indelicato a recarsi nel bunker della morte per commemorare padre Kolbe? Semplicemente assurdo: la stranezza, e peggio, sarebbe stata il non averlo fatto. Padre Kolbe \u00e8 il simbolo della forza morale del cristianesimo che vince sulla forza bruta del nazismo. Oppure il Papa \u00e8 stato indelicato ad adoperarsi per la sua canonizzazione? E perch\u00e9, dunque: forse perch\u00e9 questo poteva offendere gli ebrei? Ecco il punto: padre Kolbe \u00e8 stato antisemita? Strano, visto che lo stesso Autore riconosce che l&#8217;arresto e la deportazione di Kolbe ad Auschwitz furono motivati dal sospetto che egli avesse nascosto degli ebrei. Oppure perch\u00e9 padre Kolbe, nel suo fervore mariano, &quot;dispiaceva&quot; ai cattolici &quot;liberali&quot;, ecumenici a senso unico, semi-protestanti, che non amano sentir parlare troppo della Madonna? Allora \u00e8 un altro discorso: viene fuori che la mossa di Wojtyla sarebbe stata inopportuna non solo, o non tanto, verso l&#8217;esterno, cio\u00e8 verso l&#8217;ebraismo, ma verso l&#8217;interno, ossia verso quei cattolici che si autodefiniscono moderni e aperti al &quot;progresso&quot;, nonch\u00e9 a un &quot;dialogo&quot; dove tutte le vacche sono nere.<\/p>\n<p>Punto secondo: il Papa \u00e8 stato indelicato a citare Edith Stein, la grande convertita ebrea, e, in seguito, a canonizzarla? Qui il discorso verte interamente sul rapporto con l&#8217;ebraismo. Se citare una grande anima cristiana, proveniente da un&#8217;altra fede religiosa, e portarla alla gloria degli altari, dopo averne riconosciuta la santit\u00e0, \u00e8 una indelicatezza verso quella certa fede religiosa di provenienza, allora tanto vale dire che il cattolicesimo si deve auto-censurare ogni qualvolta si dovesse verificare una circostanza del genere. Il che \u00e8 assurdo. Una religione ha non solo il diritto di esistere, ma anche di fare proseliti: nel caso della Stein, poi, \u00e8 stata lei stessa che, spontaneamente, si \u00e8 avvicinata al cattolicesimo. E stiamo parlando non solo di una grande anima, ma anche di una illustre pensatrice (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abEsiste una specifica missione della donna?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 22\/10\/2010). Non \u00e8 stata una conversione forzata, o dubbia, ma pienamente consapevole: e, se qualcuno ha motivo di dolersene, questo \u00e8 un problema suo, non della Chiesa.<\/p>\n<p>Punto terzo: Wojtyla ha definito Auschwitz un \u00abGolgota contemporaneo\u00bb, le cui vittime sono state assassinate cos\u00ec come lo \u00e8 stato Ges\u00f9 Cristo. Questa sarebbe stata una mancanza di tatto, perch\u00e9 il Golgota \u00e8 un concetto cristiano, e non bisognava nominarlo in quel luogo, ove perirono tanti ebrei? Oppure perch\u00e9 il Golgota ricorda il fatto storico della crocifissione di Cristo, eseguita dai Romani, ma voluta, e fermamente voluta, dal Sinedrio ebraico? Dunque, i cristiani non avrebbero il diritto di ricordare una verit\u00e0 storica: che il Sinedrio volle la morte di Cristo, lo process\u00f2 davanti al Sommo sacerdote, indi lo trascin\u00f2 davanti a Pilato e ne pretese la condanna a morte? Dovrebbero far finta che Ges\u00f9 Cristo sia morto di raffreddore, per non urtare la suscettibilit\u00e0 degli ebrei? Ci sembra davvero un chiedere troppo.<\/p>\n<p>Punto quarto: Wojtyla non ha ricordato che met\u00e0 delle vittime polacche della Seconda guerra mondiale erano ebree. Al di l\u00e0 della tragica contabilit\u00e0 dei morti (che, peraltro, non \u00e8 cos\u00ec pacifica e condivisa come Vircondelet mostra di credere: e discutere di questo <em>non<\/em> \u00e8 revisionismo), il Papa aveva appena ricordato il genocidio degli ebrei, come lo stesso Autore ricorda. E dunque, dove sarebbe stata la pretesa &quot;omissione&quot;? Del resto, poche righe pi\u00f9 avanti, Vircondelet cita Pio XII come &quot;il Papa del silenzio&quot;, come fa, abitualmente, la saggistica anticattolica &#8211; e la peggiore, la pi\u00f9 faziosa, la pi\u00f9 disonesta -, senza prendersi nemmeno il disturbo di chiedersi se una tale definizione sia appropriata. Ma i cattolici progressisti fanno cos\u00ec: prendono a prestito tutti i luoghi comuni dell&#8217;armamentario ideologico laicista e anticlericale, e se li appendono fieramente al petto, come tante medaglie: tutto quello che viene da quel pulpito \u00e8 buono, per loro; quel che viene dai Papi &quot;tradizionalisti&quot;, \u00e8 cattivo. Infatti, subito dopo, Vircondelet qualifica Wojtyla di una &quot;attitudine conservatrice&quot;. Non parla nemmeno di una &quot;teologia conservatrice&quot;, oppure di una &quot;pastorale conservatrice&quot;, ma di una &quot;attitudine&quot;: concetto molto pi\u00f9 ampio, ma anche assai pi\u00f9 indefinito e, soprattutto, pi\u00f9 soggettivo. Di chiunque si pu\u00f2 dire che ha una certa &quot;attitudine&quot;, ma questi sono discorsi da bar; lo storico deve provare le sue affermazioni, deve argomentarle.<\/p>\n<p>A questo punto, l&#8217;ottimo Vircondelet pone una alternativa: preso atto che Wojtyla manc\u00f2 di tatto (cosa, invece, tutta da dimostrare), si tratta di capire se lo fece con malizia, oppure no; e propende, bont\u00e0 sua, per la seconda ipotesi. Il Papa, nel 1979, sarebbe stato ancora &quot;prigioniero&quot; di una cultura polacca antisemita, di cui si sarebbe liberato solo in seguito, poco alla volta. Addirittura, tutto il suo pontificato non sarebbe stato altro che un approfondimento di questa &quot;liberazione&quot;, fino alla esternazione delle scuse formali all&#8217;ebraismo, a nome proprio e di tutta la Chiesa cattolica. Ma nel 1979 Wojtyla era incapace di andare sino in fondo al processo di riconciliazione. Strana idea della &quot;riconciliazione&quot;: a scusarsi devono essere solo i cristiani; le colpe sono state tutte loro. Ma \u00e8 vero, questo, storicamente? Gli ebrei non hanno nulla da rimproverarsi: n\u00e9 quando, sotto l&#8217;Impero romano, e poi all&#8217;epoca delle conquiste arabe, sobillavano il potere politico e militare contro i cristiani; n\u00e9 quando, per secoli, attraverso l&#8217;usura e, in seguito, l&#8217;alta finanza, nonch\u00e9 l&#8217;uso spregiudicato dei mass media (come il cardinale Glemp, allora appena nominato vescovo, ha ricordato), hanno oggettivamente esercitato un potere, non sempre encomiabile, sui loro vicini cristiani?<\/p>\n<p>Quanto a Vircondelet, secondo lui dalla visita ad Auschwitz iniziano il &quot;disamore&quot; e &quot;l&#8217;irritazione&quot; nei confronti di Wojtyla. Da parte di chi? Non lo dice. Ma lo si capisce anche troppo bene: da parte dei cattolici &quot;progressisti&quot;, come lui, che mal sopportano un papa tradizionalista, tanto pi\u00f9 dopo averlo scambiato per uno dei loro. Un nuovo equivoco alla Pio IX, insomma. I cattolici che speravamo di portare &quot;pi\u00f9 lontano&quot; lo spirito del Concilio (ma quale &quot;spirito&quot;, se non il loro?), sono rimasti delusi: hanno scoperto che Giovanni Paolo II, pur essendo un uomo forte e intrepido, oltre che un filosofo di notevole livello, sulle cose della fede la pensa come un qualsiasi parroco di campagna e come una qualsiasi vecchietta. Orrore! \u00c8 questo che i cattolici progressisti non possono perdonargli.<\/p>\n<p>L&#8217;accusa, velata, di antisemitismo, \u00e8 solo un elemento accessorio: serve per allungare il conto di cui costoro si sentono creditori nei confronti del papa polacco. I Polacchi, si sa, sono degli incorreggibili antisemiti. E un cattolico moderno ed ecumenico deve sapersi auto-censurare nei confronti di tutto ci\u00f2 che potrebbe provocare la suscettibilit\u00e0 degli ebrei. Sar\u00e0 per questo che la canonizzazione di padre L\u00e9on Gustave Dehon, avviata da Wojtyla, si \u00e8 arenata proprio in vista del traguardo (doveva aver luogo il 24 aprile 2005): un po&#8217; per la morte del papa, ma un po&#8217;, anche &#8211; anzi, parecchio &#8211; perch\u00e9 qualcuno ha creduto di ravvisare delle tracce inequivocabili di &quot;antisemitismo&quot; nei suoi scritti? E sar\u00e0 sempre per questo che le suore carmelitane di Auschwitz sono state costrette ad andarsene, e il loro convento \u00e8 stato chiuso, visto che la loro presenza &quot;offendeva&quot; la comunit\u00e0 ebraica mondiale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alain Vincordelet \u00e8 stato professore incaricato all&#8217;Institut Catholique di Parigi; i suoi libri su Giovanni Paolo II hanno fatto il giro del mondo, tradotti in numerose<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[103,216],"class_list":["post-29617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-biografia","tag-papi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29617"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29617\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}