{"id":29616,"date":"2008-10-11T02:06:00","date_gmt":"2008-10-11T02:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/11\/ma-esiste-ancora-luomo-o-il-mondo-e-popolato-di-ex-uomini-degenerati-e-schiavi-del-nulla\/"},"modified":"2008-10-11T02:06:00","modified_gmt":"2008-10-11T02:06:00","slug":"ma-esiste-ancora-luomo-o-il-mondo-e-popolato-di-ex-uomini-degenerati-e-schiavi-del-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/11\/ma-esiste-ancora-luomo-o-il-mondo-e-popolato-di-ex-uomini-degenerati-e-schiavi-del-nulla\/","title":{"rendered":"Ma esiste ancora, l\u2019uomo? O il mondo \u00e8 popolato di ex uomini, degenerati e schiavi del Nulla?"},"content":{"rendered":"<p>Ma esiste ancora, l&#8217;uomo?<\/p>\n<p>Oppure il mondo \u00e8 gi\u00e0 entrato nella fase della tecnocrazia, ed \u00e8 popolato da ex esseri umani, degenerati e maturi per ogni forma di schiavit\u00f9 fisica e morale?<\/p>\n<p>Questi erano i tremendi interrogativi che si poneva, oltre un secolo fa, uno scrittore polacco geniale, ribelle e anarcoide: Stanislaw Ignacy Witkiewicz (Varsavia, 1885 &#8212; Jeziory, Volinia, 1939), una delle figure pi\u00f9 emblematiche (e meno conosciute dal grande pubblico) della cultura europea del XX secolo, e della generale crisi di valori e di certezze della civilt\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>Nel romanzo <em>I calzolai<\/em>, rivolgendosi ai giovani apprendisti, scriveva significativamente (cit. in Stanislaw I. Witkiewicz, <em>Insaziabilit\u00e0<\/em> (titolo originale: <em>Nienasycenie<\/em>, traduzione italiana a cura di De Donato Editore, 1970; poi Garzanti, Milano, 1973, <em>Introduzione<\/em>):<\/p>\n<p><em>Gli uomini, oggi, non siete che voi. Ma soltanto perch\u00e8 state sull&#8217;altra sponda: nell&#8217;istante stesso in cui avrete attraversato questo filo che ci divide, sarete tali e quali a noi. E d&#8217;altra parte, per\u00f2, non credo neppure in quel nuovo genere di vita che intendete creare voi.<\/em><\/p>\n<p>Egli era persuaso che la civilt\u00e0 &#8212; o, per lo meno, la civilt\u00e0 europea &#8212; fosse giunta alla fine. E riteneva che l&#8217;annuncio della fine sarebbe venuto da una nuova invasione dei \u00abMongoli\u00bb, che avrebbe spazzato via ogni traccia di un mondo ormai marcio e decadente.<\/p>\n<p>Richiamato alle armi nel 1939, mentre la tempesta della seconda guerra mondiale si andava avvicinando alla sua patria e all&#8217;Europa intera, disse all&#8217;amico Plomienski:<\/p>\n<p><em>Sta per infrangersi sotto i nostri occhi l&#8217;ultimo baluardo del mondo che tu ed io conoscevamo, e quest&#8217;agonia, che io avevo prefigurato nei miei drammi e nei miei romanzi, nessuna forza al mondo \u00e8 in grado di evitarla.<\/em><\/p>\n<p>Il devastante, rosso orrore del \u00abpanmongolismo\u00bb (dal titolo di una sua poesia) sembra concretizzarsi allorquando, il 17 settembre, i Russi invadono la Polonia da est, mentre gi\u00e0 i Tedeschi l&#8217;avevano invasa da est e avevano ridotto Varsavia a un cumulo di rovine.<\/p>\n<p>Questa volta le orde asiatiche, che ne <em>Il deserto dei Tartari<\/em> di Buzzati non compaiono mai all&#8217;orizzonte<em>,<\/em> sembrano venire avanti ed annunciare realmente la fine di una civilt\u00e0; e Witkiewicz, il giorno dopo aver appreso quella notizia, conclude disperato la sua disperata esistenza di scrittore allucinato e di profeta inascoltato: con il suicidio.<\/p>\n<p>Ha scritto di lui Odoardo Bertani (<em>Op. e loc. cit.<\/em>):<\/p>\n<p><em>La triste biografia di uno che cerca in supporti sterni la forza di vivere non deve adombrare il ritratto d&#8217;un testimone del tempo, d&#8217;una voce disperata, ma resa leggera dal filtro d&#8217;una follia eroicamente inventata, che proclamava la crisi del mondo, la dissoluzione della societ\u00e0. La logica scardinata della sua opera \u00e8 lo specchio d&#8217;una realt\u00e0 ideologica, politica, artistica, che va in frantumi sotto gli scossoni d&#8217;una violenta contestazione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il nostro &#8216;Witkacy&#8217; va accettato cos\u00ec, nella sua geniale sregolatezza, nella sua rancorosa solitudine, nel suo ghignante &#8216;rivoluzionarismo&#8217; letterario, nel suo frenetico accumulare trovate, nella sua incontinenza verbale, nel suo smontare e rimontare i personaggi, nel suo mescolare frantumi di sentenze ineccepibili in un contesto allucinato, nel predisporre dentro ogni suo dramma l&#8217;ordigno che dovr\u00e0, alla fine, distruggerlo. Come se anche la sua opera demolitrice attraverso il riso , irritante e demistificatoria, non fosse altro che un vagone carico di tutta la rigatteria e il putridume di tutta una civilt\u00e0, e gli si dovesse quindi dare una spinta, perch\u00e9 scivolasse nel baratro.<\/em><\/p>\n<p>Amaro, cinico, disperato: molti tratti della personalit\u00e0 artistica di Witkiewicz richiamano quelle di due altri notevoli scrittori dell&#8217;area decadentista, dei quali abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di occuparci: il francese Alfred Jarry e l&#8217;americano Ambrose Bierce (cfr. F. Lamendola, <em>Il teatro di Alfred Jarry fra paradosso e rivolta<\/em> e <em>La foresta insanguinata. Letture e riflessioni sull&#8217;opera di Ambrose Bierce<\/em>, entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Non molti lo sanno, fuori della sua patria; ma Witkiewicz \u00e8 stato &#8211; oltre che compagno di viaggi, nelle lontane isole dell&#8217;Oceania, dell&#8217;etnologo Bronislaw Malinowski; pittore; impresario teatrale a Zakopane e figura trainante dell&#8217;avanguardia artistica polacca &#8211; anche un pensatore, e un pensatore che rispecchia nel modo pi\u00f9 caratteristico le tortuose antinomie di una modernit\u00e0 stravolta e allucinata.<\/p>\n<p>Il suo pensiero filosofico \u00e8 affidato al saggio <em>Concetti e tesi implicate dal concetto di esistenza<\/em>, del 1935. In esso egli sostiene che, nella societ\u00e0 di massa, l&#8217;individuo finisce per perdere la propria identit\u00e0 e per trasformarsi in un passivo consumatore sia di beni materiali, sia di prodotti pseudo-culturali (per tutta la vita, Witkiewicz aveva combattuto una strenua battaglia contro il conformismo del pubblico e la demagogia degli intellettuali).Inoltre, sono venuti meno le tre colonne che, in precedenza, conferivano un significato alla vita umana: la religione, la filosofia e la cultura, travolte e sommerse dall&#8217;ondata avanzante di consumismo. L&#8217;essere umano, di conseguenza, ha perduto qualunque spazio di effettiva libert\u00e0, e si \u00e8 ridotto al livello di relitto, di ex uomo, che la marea consumista e tecnologica trascina inesorabilmente verso un&#8217;esistenza priva di emozioni e di valori spirituali.<\/p>\n<p>Illuminante \u00e8 l&#8217;interpretazione della figura e dell&#8217;opera di Witkiewicz tracciata da un altro grande scrittore polacco, Wiltold Gombrowicz, che \u00e8 stato fra quanti ne hanno subito l&#8217;influsso e riconosciuto la potenza drammatica e profetica (<em>Op. e loc. cit.<\/em>):<\/p>\n<p><em>Witkiewicz manda in frantumi la forma del romanzo, e con una mancanza di riguardi che va ben oltre quella di Virginia Woolf, di James Joyce o di Franz Kafka. Tuttavia, per me queste sue acquisizioni sono meno importanti. Devo aggiungere che non mi colpiscono particolarmente nemmeno le altre profezie e intuizioni: per esempio, in campo politico, quella Cina che emerge dalla sfondo di<\/em> Insaziabilit\u00e0 <em>come uscendo dal grembo della storia stessa, la stessa Cina che oggi riempie le prime pagine dei giornali. Non credo che queste siano state le cose pi\u00f9 importanti di Witkiewicz. Ma allora, che cosa lo rende cos\u00ec familiare al nostro presente?<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo me, il demonismo. Witkiewicz ha portato al calor bianco alcune caratteristiche dell&#8217;uomo che stava per venire. Soprattutto il gelo dell&#8217;intelletto. In<\/em> Insaziabilit\u00e0 <em>l&#8217;intelletto ricorda un medico in camice bianco che operi con fredda arte: sembra addirittura di sentire il taglio acuto dello scalpello, l&#8217;odore dell&#8217;etere, il fruscio del bisturi, e di vedere le maschere sui volti umani,. Ma questo inumano oggettivismo si trasforma subito, in lui, in qualcosa di scandalosamente umano: il cinismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo cinismo diventa, nella sua ulteriore metamorfosi, cinismo maschile. La brutalit\u00e0 oggettiva si fa allora brutalit\u00e0 sessuale. Nelle opere di Witkiewicz il sesso ha una parte gigantesca, e quello maschile, in fondo, ancor pi\u00f9 di quello femminile. &#8216;Witkacy&#8217; \u00e8 molto virile, ma per\u00f2 odia l&#8217;uomo in s\u00e9, e desidera oltraggiarlo, renderlo ridicolo, abbassarlo, immergerlo nella mostruosit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>A queste due mostruosit\u00e0 (il cinismo dell&#8217;intelletto e la brutalit\u00e0 del sesso) bisogna aggiungerne una terza: la mostruosit\u00e0 dell&#8217;assurdo. Impotente di fronte all&#8217;insensatezza del mondo, egli porta in s\u00e9 l&#8217;assurdit\u00e0 al punto da diventare egli stesso un assurdo. Infine, una quarta mostruosit\u00e0, quella della metafisica. \u00c8 il vero tema di<\/em> Insaziabilit\u00e0<em>, e in genere di tutta la sua arte.<\/em><\/p>\n<p><em>Arrivare al &#8216;brivido metafisico&#8217; che ci strappa dal quotidiano e porta la natura umana in contato col suo insondabile mistero: ecco a cosa mirano le grottesche stravaganze di Genezyp, l&#8217;emersione cupa e quasi onirica non si sa da dove, forse dagli angoli pi\u00f9 bui, dalle misteriose e clandestine trame russo-cinesi. Ma questa metafisica non eleva l&#8217;uomo, anzi lo sfigura.<\/em><\/p>\n<p>Effettivamente, tutto questo \u00e8 satanismo alo stato puro.<\/p>\n<p>Wtikiewicz, come e pi\u00f9 di altri artisti e scrittori (pensiamo ad H. P. Lovecraft, per esempio), ha testimoniato non solo la perdita di ogni distinzione fra bene e male nella societ\u00e0 contemporanea, al punto da popolare i suoi romanzi c i sinistri fantasmi della pazzia e del sadismo &#8211; ma ha annunciato la Nemesi finale, compiacendosi morbosamente del cima di decomposizione morale da lui lucidamente percepito.<\/p>\n<p>Era talmente ossessionato dai suoi fantasmi, da non distinguere pi\u00f9 fra i macabri rituali dei suoi personaggi romanzeschi (omicidi brutali, sevizie d&#8217;ogni genere, inverosimili resurrezioni) e la vita reale. Ai suoi visitatori mostrava, con puerile orgoglio, il suo personale \u00abmuseo degli orrori\u00bb, nel quale figuravano &#8211; fra le altre cose &#8211; una lingua essiccata di neonato e un capello appartenuto ad un ebreo ingiustamente condannato a morte. Vengono in mente gli odierni, demenziali \u00abgiochi di ruolo\u00bb nei quali individui dalla personalit\u00e0 fragile, specialmente adolescenti, si immedesimano interamente in personaggi fittizi, al punto di confondere completamente la loro esistenza virtuale con quella reale di tutti i giorni.<\/p>\n<p>In questo senso, Witkiewicz \u00e8 stato il testimone eloquente e sventurato di una crisi spirituale profonda, di cui un chiaro sintomo \u00e8 proprio l&#8217;abdicazione dell&#8217;intellettuale a svolgere qualsiasi ruolo positivo, a farsi guida spirituale della societ\u00e0 o, almeno, mediatore responsabile fra essa e i fantasmi di distruzione che ne minacciano l&#8217;equilibrio e, forse, la stessa sopravvivenza.<\/p>\n<p>In un mondo votato alle forze del Nulla, ci si aspetterebbe che l&#8217;intellettuale, in virt\u00f9 della sua preveggenza, della sua cultura e della sua capacit\u00e0 critica, svolga una funzione attiva, che non si limiti ad amministrare l&#8217;esistente &#8211; sia pure con lazzi e ghigni che ne testimoniano l&#8217;intima sofferenza &#8211; ma tenti, se non altro, di suggerire vie per oltrepassare la crisi e uscire dalla buia notte, in cerca della luce.<\/p>\n<p>Quando, invece, l&#8217;intellettuale si limita a descrivere l&#8217;orrore della notte popolata di mostruose presenze, soffermandosi a evocarne l&#8217;angoscia, senza mai tentare di indicare una possibile via d&#8217;uscita, bisogna concludere che egli \u00e8 caduto in potere di quelle forze del Nulla che ha bens\u00ec saputo vedere e riconoscere prima e meglio dei suoi contemporanei, ma delle quali ha subito il fascino sinistro, fino ai limiti (e, talvolta, oltre) dell&#8217;autodistruzione.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il caso di Stanislaw Witkiewicz.<\/p>\n<p>Follia eretta a sistema, cinismo e sadismo sono i tratti peculiari della sua narrativa, dalla quale non emerge mai, non diciamo un raggio di speranza, ma neppure una vera aspirazione a trovare o costruire motivi di speranza.<\/p>\n<p>E, quando uno scrittore si fa cantore della radicale mancanza di speranza, diviene, pi\u00f9 o meno consapevolmente &#8211; come il Leopardi dell&#8217;<em>Inno ad Arimane<\/em> (il dio persiano delle tenebre) n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che un satanista.<\/p>\n<p>Le forze del Nulla, infatti, non sono neutrali: esse adombrano il principio del non-essere, che \u00e8 &#8211; dal punto di vista dell&#8217;umano &#8211; il Male radicale. Per la coscienza morale dell&#8217;uomo, infatti, l&#8217;Essere \u00e8 il Bene, il non-essere \u00e8 il Male; il Nulla, quindi, \u00e8 il Male, in quanto privazione e assoluta negazione dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>E ce ne sono gi\u00e0 tanti, di cantori del Nulla, che disperdono ai quattro venti il loro messaggio velenoso, capace di inquinare le sorgenti stesse della vita (specialmente nei giovani): a cominciare da un certo tipo di musica leggera &#8211; leggera, si fa per dire! -, che imperversa oggi a tutto campo, diffondendo germi di odio, negativit\u00e0 e violenza.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, signori intellettuali, una domanda.<\/p>\n<p>Volete unirvi anche voi a questo coro di cattivi e pessimi maestri, spargendo fra i giovani il bacillo di una autentica pestilenza morale?<\/p>\n<p>Volete contribuire alla morte della speranza nella nostra societ\u00e0, alla resa alle forze del Nulla, cavalcando l&#8217;effimero consenso che &#8211; oggi &#8211; gratifica coloro che si uniscono a quel cattivo coro, deridendo e ridicolizzando tutto ci\u00f2 che \u00e8 buono, franco e onesto?<\/p>\n<p>Siete chiamati a fare una scelta: ora pi\u00f9 che mai.<\/p>\n<p>E ad assumervi le vostre responsabilit\u00e0, senza nascondervi dietro comode scusanti, come quella di dire che voi avete offerto al vostro pubblico soltanto ci\u00f2 che esso desiderava ricevere.<\/p>\n<p>No, \u00e8 troppo comodo: non potete eludere cos\u00ec il dovere insito nella vostra stessa chiamata.<\/p>\n<p>Se siete stati chiamati, lo siete stati per qualcosa: a voi decidere quale contenuto dare a questo qualcosa.<\/p>\n<p>A voi decidere se farne un messaggio di apertura, di amore, di vita, o se farvi voi pure cantori del Nulla, aprendo la porta alle forze incombenti del Male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma esiste ancora, l&#8217;uomo? 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