{"id":29609,"date":"2009-07-22T12:04:00","date_gmt":"2009-07-22T12:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/22\/la-questione-della-weltanschauung-di-hitler-come-problema-storiografico\/"},"modified":"2009-07-22T12:04:00","modified_gmt":"2009-07-22T12:04:00","slug":"la-questione-della-weltanschauung-di-hitler-come-problema-storiografico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/22\/la-questione-della-weltanschauung-di-hitler-come-problema-storiografico\/","title":{"rendered":"La questione della Weltanschauung di Hitler come problema storiografico"},"content":{"rendered":"<p>Sebbene numerosissimi libri siano stati scritti su Hitler e sul nazismo, ben raramente essi si sono sforzati di ricostruire la Weltanschauung o concezione del mondo di Hitler dal punto di vista di Hitler medesimo e della sua originalit\u00e0 e coerenza interna: ci\u00f2 sarebbe parso come una pericolosa forma di indulgenza nei confronti del dittatore tedesco, e quasi come un venire a patti con le atrocit\u00e0 delle quali il suo regime si \u00e8 reso responsabile.<\/p>\n<p>Di conseguenza nei confronti di Hitler, e quasi solo di Hitler, si \u00e8 rinunciato ad uno dei pilastri del giusto metodo storiografico: lo sforzo di comprendere le reali motivazioni degli uomini, e di collocarle nella cornice ideologica e culturale del tempo e del luogo in cui agirono. Per lui, e solo per lui, l&#8217;enormit\u00e0 dei delitti commessi ha fatto s\u00ec che venissero sospese i criteri di ricerca universalmente accettati, partendo invece dal presupposto che egli fosse un pazzo o, nel migliore dei casi, un fanatico, di cui non era necessario comprendere le idee.<\/p>\n<p>Peggio ancora, ci si \u00e8 soffermati con malsano compiacimento su aspetti patologici, o supposti tali, della sua personalit\u00e0: ora sulla sua pretesa tendenza omosessuale, ora sul suo complesso freudiano nei confronti del padre, che lo avrebbe spinto a riversare contro gli Ebrei tutto l&#8217;odio accumulato nei confronti della autoritaria e detestata figura paterna (cfr. in proposito i nostri precedenti articoli: \u00abMa \u00e8 davvero cos\u00ec importante sapere se Hitler era omosessuale?\u00bb e \u00abPerch\u00e9 Hitler odiava gli Ebrei? Quattro passi nel delirio di una pseudoscienza: la sociopsicanalisi\u00bb, entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>In tal modo, si \u00e8 fatto di Hitler il prototipo del deviato psichico, andando a cercare nelle vicende della sua vita la conferma di una tara mentale: tipico esempio di un modo di procedere tautologico e pseudo-scientifico, che parte da una tesi precostituita e poi va in cerca delle pezze d&#8217;appoggio che la possano convalidare.<\/p>\n<p>Ebbene, a rischio di passare per revisionisti della peggiore specie, o per qualcosa di ancora pi\u00f9 esecrando, ci sembra che un atteggiamento di onest\u00e0 intellettuale esiga che si usino, nello studio del fenomeno Hitler, le stesse procedure di ricerca e si adottino le stesse prospettive storiche che si adoperano per qualsiasi altro personaggio storico, indipendentemente dal giudizio morale che si voglia esprimere su di esso (e che, ad ogni modo, non dovrebbe essere la preoccupazione prioritaria del mestiere di storico).<\/p>\n<p>Vediamo bene perch\u00e9 un tale modo di porre la questione storiografica di Hitler sia oggi cos\u00ec difficile da sostenere, nonostante la sua evidente correttezza scientifica: perch\u00e9 gli storici che ritengono il genocidio degli Ebrei un \u00abunicum\u00bb assolutamente insuperato e insuperabile sulla via del male, riterrebbero inaccettabile di porre la questione di Hitler come se non implicasse, essa pure, un \u00abunicum\u00bb nella personalit\u00e0 e nella ideologia di colui che ne fu l&#8217;artefice, cosa che renderebbe automaticamente superate le normali categorie storiografiche.<\/p>\n<p>In altri termini, chi parla dell&#8217;Olocausto come del Male Assoluto, non pu\u00f2 accettare che Hitler non sia considerato come il Diavolo in persona; il che renderebbe superflua, o perfino oltraggiosa, la velleit\u00e0 di comprendere quali furono le motivazioni &#8211; sbagliate fin che si vuole &#8211; che lo animarono, e sospette le ragioni degli storici che volessero adottare un simile punto di vista.<\/p>\n<p>A questo punto, \u00e8 chiaro che ci troviamo fuori dal terreno storico, in pieno dogma religioso: la religione dell&#8217;Olocausto, in base alla quale il Male non deve essere studiato, ma semplicemente esecrato e condannato.<\/p>\n<p>Eppure, vi sono stati personaggi storici, anche nell&#8217;ultimo secolo, che si sono resi responsabili di una pianificazione altrettanto sistematica della eliminazione dei propri oppositori politici &#8211; Stalin, ad esempio, o il triumvirato dei Giovani Turchi all&#8217;epoca del genocidio contro gli Armeni; e, quanto ad Hitler, il suo antisemitismo non era che una delle componenti della sua ideologia; senza dimenticare che gli Zingari, in cifre relative, subirono una persecuzione altrettanto sanguinosa degli Ebrei, il che fa cadere la pretesa di unicit\u00e0 dell&#8217;Olocausto.<\/p>\n<p>E innanzitutto, dobbiamo porci la questione: Hitler ebbe una sua Weltanschauung? Non \u00e8 una questione da poco, poich\u00e9 implica, a sua volta, la questione dei fondamenti ideologici del nazismo; e la grande maggioranza degli storici, cos\u00ec come &#8211; del resto, hanno fato anche per Mussolini e il fascismo &#8211; hanno risposto, invero un poco sbrigativamente, che no, egli non ne ebbe alcuna, ma si limit\u00f2 a prendere qua e l\u00e0 pezzi e bocconi del pensiero altrui, incollandoli in maniera confusa e subordinando, comunque, il proprio pensiero politico alle circostanze che di volta in volta gli si presentavano sulla scena concreta della politica europea e mondiale.<\/p>\n<p>Ci sembra, per\u00f2, che la riprovazione morale per gli effetti di quella concezione politica abbiano spinto molti storici a fraintendere gravemente la natura di essa e del carattere stesso di Hitler, del quale tutto pu\u00f2 dirsi, tranne che fosse caratterizzato da un atteggiamento di tipo opportunistico. La verit\u00e0 \u00e8 che Hitler fu un uomo politico \u00abpuro\u00bb (e usiamo questa parola tra virgolette), nel senso che mai egli subordin\u00f2 le proprie convinzioni profonde alle esigenze contingenti della politica; un uomo politico di una specie estremamente rara, come ne nascono una volta ogni mille anni. N\u00e9 Stalin, n\u00e9 Mussolini, tanto per fare un paragone, erano fatti di una simile stoffa.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che ci\u00f2 non implica affatto una valutazione positiva di quelle idee e di quella coerenza: \u00e8 semplicemente una constatazione di fatto. E la prova di quanto fossero radicate le sue convinzioni, e di quanto la sua azione concreta fosse subordinata ad esse, la troviamo proprio nella pagina pi\u00f9 oscura della vicenda hitleriana: quella della \u00absoluzione finale\u00bb del problema ebraico.<\/p>\n<p>Hitler, infatti, si decise definitivamente per la politica di sterminio totale solo a partire dal 1942, vale a dire dopo la battaglia di Mosca e il fallimento della \u00abBlitzkrieg\u00bb contro l&#8217;Unione Sovietica: ossia quando &#8211; secondo ogni evidenza &#8211; ogni uomo, ogni fucile e ogni marco sarebbero stati necessari per tentare di scongiurare il disastro militare e politico che ormai incombeva inesorabilmente sul Terzo Reich.<\/p>\n<p>Hitler, invece, proprio a partire da quel momento, riserv\u00f2 la massima cura alla realizzazione della \u00absoluzione finale\u00bb, anche a costo di indebolire lo sforzo bellico contro i numerosi nemici della Germania, che cominciavano a stringerla da ogni parte in un cerchio di ferro e di fuoco. Un politico opportunista non avrebbe agito certamente in tale modo; egli, invece, raddoppi\u00f2 gli sforzi per eliminare totalmente la presenza ebraica in Europa, con un notevolissimo dispendio di uomini e di risorse finanziarie.<\/p>\n<p>A questo proposito, \u00e8 necessario sgombrare il campo da un grosso, possibile fraintendimento. \u00c8 vero che gli Ebrei deportati nei campi di sterminio venivano fatti lavorare sino allo sfinimento, sia come manodopera nelle fabbriche di armi, sia nella rimozione delle macerie dopo i bombardamenti alleati sulle citt\u00e0 e sulla rete viaria tedesca; tuttavia, se si guarda la politica di genocidio nel suo complesso, non si tarda ad accorgersi che i nazisti spesero nella \u00absoluzione finale\u00bb, dal punto di vista materiale, molto pi\u00f9 di quanto ne ricavarono.<\/p>\n<p>Anche la confisca dei beni ebraici non deve essere scambiata per il movente principale dell&#8217;antisemitismo hitleriano; opinare diversamente, significherebbe fare di Hitler un Enrico VIII \u00abpost litteram\u00bb, interessato principalmente ad incamerare i beni dei propri avversari, come il sovrano inglese aveva fatto nei confronti della Chiesa cattolica; mentre \u00e8 vero il contrario: che, cio\u00e8, il sequestro di quei beni era la logica conseguenza e non la causa del suo odio verso gli Ebrei, e della sua volont\u00e0 di eliminarli.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 ben noto che Hitler giunse solo per gradi all&#8217;idea della \u00absoluzione finale\u00bb, e cio\u00e8, come si \u00e8 detto, quando si rese conto che non avrebbe potuto vincere la guerra: perch\u00e9 era abbastanza intelligente da capirlo, dopo l&#8217;esito della battaglia di Mosca e la probabile apertura, presto o tardi, di un secondo fronte in Occidente. In precedenza, egli aveva preso in considerazione una serie di piani assai meno drastici, fra i quali &#8211; dopo la caduta della Francia e l&#8217;instaurazione del regime collaborazionista di Vichy &#8211; la deportazione in massa degli Ebrei d&#8217;Europa nella grande isola africana del Madagascar, allora colonia francese.<\/p>\n<p>Pertanto, lo storico imparziale che prenda in esame la genesi dell&#8217;idea criminale della \u00absoluzione finale\u00bb, non pu\u00f2 non giungere alla conclusione, solo apparentemente paradossale, che il genocidio degli Ebrei fu la conseguenza dell&#8217;andamento sfavorevole della seconda guerra mondiale per le potenze del Tripartito. Se i Tedeschi avessero vinto la battaglia di Mosca e se fossero giunti, insieme agli Italiani, fino al canale di Suez e, di l\u00ec, ai pozzi di petrolio del Medio Oriente e del Mar Caspio, molto probabilmente Hitler non avrebbe deciso di porre in esecuzione la politica di sterminio nei loro confronti.<\/p>\n<p>Al contrario, egli decise di non lasciare in vita, se possibile, un solo Ebreo d&#8217;Europa, proprio quando comprese che la partita era perduta; poich\u00e9 riteneva che il suo compito principale non fosse quello di imporre il dominio germanico sul continente, o magari sul mondo (come hanno fantasticato molti storici \u00abpoliticamente corretti\u00bb), bens\u00ec quello di rimuovere quelle che, secondo lui, erano le ventose della piovra giudaica, liberando l&#8217;umanit\u00e0 dal gravissimo pericolo di cadere sotto il dominio ebraico nelle sue due varianti del bolscevismo e del capitalismo finanziario sfrenato.<\/p>\n<p>Idee deliranti, si potr\u00e0 dire; ma resta il fato che esse erano condivise, e non solo in Germania, da molti milioni di uomini del tempo, ancora sconvolti dal doppio trauma del 1917 e del 1929, ossia della Rivoluzione d&#8217;Ottobre e del \u00abgrande crollo\u00bb di Wall Street: eventi estremamente drammatici e destabilizzanti, dietro i quali &#8211; a torto o a ragione &#8211; essi vedevano la \u00ablonga manus\u00bb di un complotto giudaico internazionale.<\/p>\n<p>Dunque, per capire Hitler, bisogna tenere conto di tali circostanze; e, per tentare di capire la sua concezione del mondo (o, se si preferisce, la sua mancanza di una concezione del mondo: ma questo dovr\u00e0 essere un punto di arrivo storiografico, e non un presupposto), bisogna sforzarsi di considerarla alla stregua della concezione di qualsiasi altro uomo politico, ossia come un processo &#8211; pi\u00f9 o meno esteso nel tempo &#8211; di formazione e di consolidamento di idee capaci di trovare una eco profonda nel comune sentire del proprio popolo.<\/p>\n<p>Ora, fra gli studi dedicasti al pensiero politico di Hitler, ci sembra che sarebbe cosa utile andare a rileggersi una piccola ma intelligente monografia dello storico tedesco Eberhard J\u00e4ckel, apparsa ormai circa quarant&#8217;anni fa e passata, stranamente, quasi inosservata: \u00abLa concezione del mondo in Hitler. Progetto di un dominio assoluto\u00bb, della quale riportiamo le pagine introduttive (titolo originale: \u00abHitlers Weltanschauung. Entwurf einer Herrschaft\u00bb, T\u00fcbingen, Rainer Wunderlich Verlag Hermann Leins, 1969; traduzione italiana di Maria Donatella Ponti, Milano, Longanesi &amp; C., 1972, pp. 12-25):<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 possibile alcun dubbio [&#8230;] sul fatto che Hitler si considerasse anche profeta di una nuova Weltanschauung. Come avrebbe altrimenti potuto prefiggersi di scrivere un libro che, come si legge nella premessa, poneva le basi della sua dottrina, e &quot;per sempre&quot;? Ma \u00e8 anche certo che egli partecip\u00f2 pienamente del destino che lui stesso aveva predetto al teorico, e cio\u00e8 che &quot;lavora [&#8230;] per obiettivi che soltanto pochissimi comprenderanno&quot;.<\/p>\n<p>In effetti gi\u00e0 i contemporanei, poi la generazione successiva, e infine la ricerca storica, sono stati su pochi punti cos\u00ec d&#8217;accordo, come sull&#8217;affermazione che Hitler non abbia avuto idee proprie, n\u00e9 tanto meno una sua Weltanschauung precisa. La sua grande opera teorica fu considerata da amici e avversari semplicemente illeggibile, e divenne col tempo il bestseller meno letto della letteratura mondiale. &quot;Nessuno lo prese sul serio, n\u00e9 lo poteva;, nessuno riusciva neppure a comprenderne lo stile&quot;, scriveva nel 1938 Hermann Rauschning nel suo saggio sulla rivoluzione nazionalsocialista, nichilistica e priva di fondamenti dottrinari, che \u00e8 forse il libro che fino a oggi ha esercitato il maggiore influsso sulla letteratura sull&#8217;argomento. Non cera nessun obiettivo, cos\u00ec suona la sua tesi, n\u00e9 in politica estera, n\u00e9 in campo economico, n\u00e9 in politica interna, &quot;che il nazionalsocialismo non fosse stato pronto in ogni momento a lasciar cadere, o viceversa a proporsi, tutto per la causa del nazionalsocialismo stesso&quot;. L&#8217;unico obiettivo era piuttosto &quot;il rivoluzionamento totale di tutto l&#8217;ordinamento esistente&quot; e il potere per il potere: il dominio assoluto per se stesso o per amore dei dominatori. C&#8217;era s\u00ec una Weltanschauung, ma non era il punto di partenza teorico da quale prendeva l&#8217;avvio una data politica, ma solo uno strumento della politica stessa, l&#8217;arma di cui servirsi per il rafforzamento del potere. Perfino l&#8217;antisemitismo non era altro che tattica ed &quot;instrumentum regni&quot;. Nel secondo e ancora pi\u00f9 famoso libro di Rauschning, Hitler afferma che non distrugger\u00e0 mai gli ebrei, perch\u00e9 &quot;altrimenti dovremmo inventarli. Ci vuole un nemico visibile, non basta uno invisibile.&quot; A prescindere dal fatto che questa profezia di Hitler non corrisponde al seguito degli avvenimenti, proprio questa frase di Rauschning trov\u00f2 un&#8217;eco particolarmente vasta.<\/p>\n<p>Su questa base si svilupp\u00f2 una ricerca quanto mai singolare e sempre pi\u00f9 contraddittoria. Da una parete stava la tesi, proposta da Rauschning, di un opportunismo nichilistico. Nessuno l&#8217;ha certo espressa in modo pi\u00f9 crudo di Harold Laski che nel 1942 disse di Hitler: &quot;Del tutto privo di principi, in prima linea un opportunista, come dimostra chiaramente &quot;Mein Kampf&quot;, un opportunista per il quale la teoria non significava nulla e che ricercava semplicemente il potere per se stesso&quot;. Da qui derivava tutto il resto in progressione logica. Per il potere (non per un principio, poich\u00e9 non ne aveva) esercit\u00f2 il terrore; per il potere cre\u00f2 una macchina da guerra; e la guerra fu poi da lui condotta avanti &quot;perch\u00e9 la pace sarebbe stata fatale ala sua sovranit\u00e0&quot;. Ci\u00f2 che rodeva Hitler, come dice anche Alan Bullock nella sua biografia di Hitler del 1952, che resta ancora insuperata &quot;era la volont\u00e0 di potenza nella sua forma pi\u00f9 rozza e pi\u00f9 genuina, che non si nascondeva, come in Lenin o in Robespierre, sotto un principio, poich\u00e9 l&#8217;unico principio del nazionalsocialismo erano la potenza e il dominio per se stessi&quot;. E nella conclusone del suo libro Bullock chiamava Hitler, riferendosi esplicitamente ala &quot;rivoluzione nichilista&quot; di Rauschnung, un &quot;opportunista assolutamente privo di principi&quot;.<\/p>\n<p>Mentre da un lato si negava dunque in modo reciso che Hitler e il nazionalsocialismo avessero dei principi, degli obiettivi, e una Weltanschauung, dall&#8217;altra parte si svilupp\u00f2 una ricca letteratura sulla loro ideologia, ed \u00e8 sorprendente come per lo pi\u00f9 questa corrente non fosse neppure in vero contrasto con l&#8217;altra. In realt\u00e0 anch&#8217;essa negava o l&#8217;apporto di Hitler alo sviluppo dell&#8217;ideologia, o la vera rilevanza di quest&#8217;ultima. Anche questa tesi aveva i suoi precursori. Scriveva Edgar Alexander gi\u00e0 nel 1937 che Hitler non faceva della politica, ma della Weltanschauung; che voleva sottomettere il mondo &quot;al suo nuovo musulmanesimo&quot;; ma che questa nuova Weltanschauung non era altro che &quot;il principio dell&#8217;odio&quot; e il diritto dell&#8217;uso di ogni mezzo e di ogni arma per i propri fini: una formulazione che anche Rauschning, considerate le sue premesse, avrebbe potuto sottoscrivere. Partendo da premesse del tutto diverse anche Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs arriv\u00f2 nel 1953 a una conclusione sostanzialmente uguale: la Weltanschauung nazionalsocialista, in quanto sintesi demagogica della filosofia dell&#8217;imperialismo tedesco, non \u00e8 altro che l&#8217;applicazione in campo politico della tecnica americana della pubblicit\u00e0, un&#8217;arma senza contenuto e manipolabile a piacere contro la &quot;verit\u00e0 oggettiva&quot;. Come Luk\u00e1cs anche Eva Reichmann si richiam\u00f2 a Rauschning quando scrisse che il nazionalsocialismo non rappresentava affatto un sistema ideologico unico e coerente, anche se &quot;Hitler e i suoi gerarchi di quando in quando avevano delle idee ben precisi sui loro obiettivi politici&quot;. Ma che comunque la Weelatanschauung era completamente a servizio di questi obiettivi immediati, e non viceversa. In particolare questo libro porta avanti con pi\u00f9 decisione che altri la tesi di Rauschning del carattere soltanto strumentale dell&#8217;antisemitismo nazista, e si ricollega cos\u00ec anche alla tesi dell&#8217;opportunismo hitleriano.<\/p>\n<p>In modo soltanto leggermente diverso argomentano alcuni studi tedeschi pi\u00f9 recenti su Weltanschauung, programma e realt\u00e0 del nazionalsocialismo. \u00c8 comune a tutti la convinzione che la Weltanschauung di Hitler non sia un oggetto di ricerca interessante, i quanto Hitler non avendone posseduta alcuna, o almeno una di qualche rilievo. Perci\u00f2 le si dedicavano di volta in volta soltanto osservazioni estremamente marginali. [&#8230;]<\/p>\n<p>Friedrich Glum port\u00f2 le convinzioni di questa scuola alle estreme conseguenze. In un saggio del 1962 sull&#8217;ideologia del nazionalismo giunse addirittura a non citare quasi affatto il nome di Hitler. Tutti questi autori avevano tuttavia un atteggiamenti critico comune: e cio\u00e8 quello di risalire agli ascendenti storico-culturali . Dopo aver trattato molto concisamente di Hitler passavano immediatamente &quot;agli&quot; ideologi nazionalsocialisti, come un Alfred Rosenberg o a un Gottfried Feder, quindi ai loro precursori nella storia del pensiero, come un Anton Moeller von den Brick, e indietro fino a Gobineau, Darwin, Fichte e molti altri. Nell&#8217;ambit del nostro assunto non \u00e8 il caso che ci soffermiamo pi\u00f9 oltre sull&#8217;argomento. C&#8217;interessava unicamente indagare fino a che punto la ricerca sull&#8217;ideologia nazionalsocialista abbia pensato di poter fare a meno di considerare Hitler.<\/p>\n<p>Il dilemma fondamentale, nel quale la ricerca storica in questo modo venne a trovarsi, fu a questo punto da un lato la pretesa irrilevanza di Hitler in questioni ideologiche, dall&#8217;altro il sempre maggior peso attribuito alla sua figura storico-politica.<\/p>\n<p>A onta della sua stessa tesi, perfino Glum scrisse che &quot;senza Adolf Hitler la storia tedesca avrebbe avuto un altro svolgimento&quot;.<\/p>\n<p>Questo giudizio traeva origine soprattutto dagli studi biografici su Hitler, che portavano sempre a questa conclusione: Hitler era il personaggio dominante, decisivo del nazionalsocialismo., era l&#8217;unico anzi a reggerne le sorti. Gi\u00e0 Bullock l&#8217;aveva espresso con chiarezza, quando rifiutava recisamente &quot;l&#8217;opinione che Hitler fosse soltanto un burattino nel losco gioco di interessi di coloro che detenevano il potere effettivo in Germania&quot;; lo stesso concetto \u00e8 espresso con ancora maggior energia da G\u00f6rlitz- Quint, quando dice: &quot;il nazionalsocialismo [&#8230;] era un hitlerismo&quot;; e ritorna senza possibilit\u00e0 di equivoco in Helmut Heiber: &quot;Non vi fu e non c&#8217;\u00e8 nessun nazionalsocialismo al di fuori di Hitler. I due si identificano [&#8230;]. Tutto il resto \u00e8 stato soltanto un malinteso&quot;.<\/p>\n<p>I biografi rilevarono inoltre con sempre maggiore energia che Hitler gi\u00e0 nel &quot;Mein Kampf&quot; veniva elaborando progetti e obiettivi precisi che, come gi\u00e0 Bullock notava, mantenne &quot;con coerenza e volont\u00e0 straordinarie&quot; fino alla fine. A questi progetti di Hitler e alla sua coerenza nel portarli avanti dedica molto spazio soprattutto l&#8217;ultima biografia hitleriana in ordine di tempo, quella cio\u00e8 di Hans Bernd Gisevius. \u00c8 vero che anche qui si legge: &quot;Nella sua movimentata carriera (Hitler) non produrr\u00e0 una sola idea personale&quot;; per\u00f2 altrove lo stesso autore si esprime cos\u00ec a proposito del &quot;Mein Kampf&quot;: &quot;Se si legge attentamente, vi si trova tutto, proprio tutto ci\u00f2 che quest&#8217;uomo ha prodotto&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che ne risulta un quadro sempre pi\u00f9 discordante. Opportunismo e coerenza sembrano antinomici almeno quanto irrilevanza ideologica e importanza storico-politica. Analogamente non sembra si possa facilmente far coincidere il nichilismo con il risoluto perseguimento di un fine, tranne il caso che (e bisognerebbe dimostrarlo) il fine non sia nichilisticamente esso stesso , il che richiederebbe comunque una definizione pi\u00f9 precisa. La dittatura non \u00e8 molto compatibile con l&#8217;affidare ad altri la definizione di un&#8217;ideologia. E tutto contraddice infine la pretesa di Hitler di essere stato anche un teorico e un profeta della propria dottrina. Alcune di queste discordanze possono essere eliminate: senza dubbio \u00e8 per\u00f2 impossibile giungere a un accordo completo.<\/p>\n<p>Segn\u00f2 un notevole progresso l&#8217;ampio studio sul fascismo di Ernst Nolte, del 1963, del quale l&#8217;autore dava anche un quadro della Weltanschauung di Hitler. Nolte fu senza il dubbio il primo ad affermare che essa, &quot;vista nel suo insieme&quot;, costitu\u00ec, nonostante tutti i suoi limiti, una costruzione ideologica &quot;la cui logicit\u00e0 e consistenza tolgono il fiato&quot;. \u00c8 significativi che l&#8217;autore di questo studio biografico, sul quale dovremo ritornare, facesse a se stesso due obiezioni:. La prima era: &quot;\u00c8 giusto che Hitler &#8216;abbia ancora una volta la parola&#8217;, tanti anni dopo che il mondo intero \u00e8 dovuto entrare in guerra per ridurre finalmente al silenzio la voce roca dell&#8217;infuriato demagogo?&quot; E l&#8217;altra \u00e8: &quot;Vale la pena, non \u00e8, tutto considerato, fuorviante costruire un edificio ideologico con idee che tali non sino? Il &#8216;pensiero&#8217; di Hitler non \u00e8 forse un agglomerato d luoghi comuni senza originalit\u00e0 e senza disciplina?&quot;. Bench\u00e9 Nolte respingesse entrambe le obiezioni, aveva ragione di porsele., Esse infatti rendono bene il dilemma del dibattito precedente, che presentava da un lato prese di posizione troppo passionali, e ambiva troppo, dall&#8217;altro, a pronunciare giudizi di valore: entrambi atteggiamenti che ostacolano una visione obiettiva della realt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 naturale che il dibattito fosse appassionato. Certo nessuno ha provocato, offeso e infiammato il mondo come ha fato Hitler. Ha seminato odio e odio ha raccolto. Ha per\u00f2 incontrato anche applausi trionfali e lasciato dietro di s\u00e9 coscienze turbate. Questi diversi stato d&#8217;animo, se sono di per s\u00e9 comprensibili, non hanno evidentemente potuto favorire, n\u00e9 lo potranno mai, una franca presa di coscienza e una reale comprensione di ci\u00f2 che \u00e8 stato. Chi assume come strumento di lavoro (che non voglia o non possa far diversamente) il vocabolario di un rifiuto passionale o di una indignazione morale, chi mette continuamente le parole tra virgolette per dar loro una coloritura negativa, e penbsa di doversi ad ogni riga distanziare dall&#8217;argomento, non pu\u00f2 aspettarsi di capire qualcosa. L&#8217;odio rende ancora sempre ciechi, e il danno in questo caso, nel caso di un dibattito scientifico, va non all&#8217;oggetto dell&#8217;odio, ma a chi quell&#8217;odio esprime. Se \u00e8 vero il motto goethiano, che non si conosce nulla he non si ami, bisogner\u00e0 abbandonare ogni ricerca seria su Hitler, Ma non deve poterci una via di mezzo, quella di un&#8217;analisi obiettiva e imparziale? Il presente studio parte in ogni caso dalla convinzione che una rappresentazione spassionata di Hitler sia sufficientemente eloquente da rendere superfluo l&#8217;uso continuato di epiteti di aberrazione: intende perci\u00f2 rinunciarvi, e non gi\u00e0 per neutralit\u00e0 morale, ma per favorire un risultato serio dell&#8217;indagine.<\/p>\n<p>In secondo luogo il dibattito sembrava essersi compromesse le possibilit\u00e0 di successo (e torniamo cos\u00ec alle obiezioni di Nolte) con l&#8217;introduzione prematura di giudizi di valore. Certo pu\u00f2 esserci la giustificazione, anzi addirittura l&#8217;esigenza, di tali giudizi: per\u00f2 \u00e8 ancor sempre valido il concetto che una indagine scientifica, pr essere tale, deve in un primo tempo tenersene lontano. Dove sta scritto, a esempio, che una Weltanschauung debba aver raggiunto un determinato livello ideologico o morale per essere riconosciuta come tale? E anche se cos\u00ec fosse, che metro si potr\u00e0 impiegare per misurare questo livello minimo richiesto? Per questo il dibattito \u00e8 stato sempre troppo astratto. Non si \u00e8 mai neppure tentato di definire concretamente ci\u00f2 che si intende per nichilismo, per opportunismo, o addirittura per Weltanschauung. Nichilismo significa che Hitler non ebbe nessuna aspirazione definita, o basta che non ne abbia avuta nessuna che si potesse approvare? Opportunismo significa che Hitler cogliesse tutte le occasioni, o soltanto molte occasioni diverse, e in questo caso quali? Inoltre il dibattito non ha fatto distinzioni abbastanza chiare tra i diversi personaggi del nazionalsocialismo. Per quanto esso possa essere stato un hitlerismo, il che non \u00e8 affatto dimostrato, si deve tuttavia poter pensare, almeno in via teorica, che Hitler abbia avuto una Weltanschauung e altri nazisti un&#8217;altra. Desumere frettolosamente dall&#8217;una tutte le altre o ritenerle tutte a priori un&#8217;unit\u00e0 , sono entrambe anticipazioni arbitrarie di un risultato ancora da definire.\u00bb<\/p>\n<p>Un approccio storiografico, dunque, quello di Eberhard J\u00e4ckel, che si segnala per la sua lucidit\u00e0 e onest\u00e0 intellettuale, per la sua chiarezza metodologica, per la sua indipendenza da ricatti di tipo moralistico e ideologico, per la sua spassionata ricerca della verit\u00e0, nel solco della migliore tradizione culturale europea.<\/p>\n<p>E non sfugga quel richiamo a Goethe e alla necessit\u00e0 di amare ci\u00f2 che si desidera capire; dove, in questo caso, non si tratta &#8211; evidentemente &#8211; di amare Hitler o la sua ideologia, ma di amare la ricerca spassionata della verit\u00e0: perch\u00e9 solo da essa scaturisce un vero atto di giustizia nei confronti dei drammi della storia, nonch\u00e9 la possibilit\u00e0 di comprenderli quanto basta per rendere difficile che tornino a ripetersi con cupa monotonia.<\/p>\n<p>Dispiace constatare come l&#8217;impostazione chiara, coerente, equanime e scientificamente ineccepibile di J\u00e4cke,l sia stata pressoch\u00e9 ignorata dal mondo accademico; al punto che l&#8217;apparire delle opere di Nolte, che ha cercato di muoversi in quel solco, \u00e8 stata salutata da una levata di scudi e da un coro quasi unanime di riprovazione. Evidentemente, a distanza di circa sette decenni dai fatti, non \u00e8 ancora possibile svolgere una ricerca pacata su di essi e perseguire la verit\u00e0 \u00absine ira et studio\u00bb, come auspicavano gi\u00e0 i grandi padri della storiografia classica, Tucidide in testa.<\/p>\n<p>Non abbiamo visto e udito lo storico Luciano Canfora, ancora poche settimane fa, affermare &#8211; nel corso di una intervista televisiva &#8211; che la battaglia di Stalingrado fu per la libert\u00e0 e la salvezza del mondo civile, quello che erano state le Termopili per i Greci, dimenticando bellamente che i crimini di Stalin non furono in nulla inferiori a quelli di Hitler, anzi, a giudizio ormai quasi unanime degli studiosi, furono quantitativamente di gran lunga superiori?<\/p>\n<p>S\u00ec: a distanza di cos\u00ec tanto tempo, la storia \u00e8 pur sempre la storia dei vincitori; e lo diciamo senza sottintesi obliqui, senza, cio\u00e8, servirci di questa amara constatazione, per contrabbandare una rivalutazione strisciante del nazismo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questo il nostro scopo: i crimini del nazismo rimangono, come rimangono le pesantissime responsabilit\u00e0 morali di Hitler.<\/p>\n<p>Quel che ci preme dire, \u00e8 un&#8217;altra cosa: quando finir\u00e0 il conformismo culturale di quegli storici che continuano imperterriti a guardare alle cose con lo sguardo deformato dell&#8217;ideologia politica, e che seguitano impeterriti ad adoperare due pesi e due misure, allorch\u00e9 si tratta di esprimere la propria riprovazione morale nei confronti di determinati eventi, regimi e personaggi?<\/p>\n<p>Possibile che quasi nessuno storico abbia tuttora il coraggio di definire \u00abcrimini\u00bb, e crimini politicamente e militarmente ingiustificabili, la deliberata distruzione di Dresda mediante le bombe al fosforo, o lo sganciamento delle bombe atomiche su due inermi citt\u00e0 giapponesi, popolate ormai soltanto di vecchi, donne e bambini? E che dire del massacro di Katyn, ove i Sovietici fucilarono e gettarono nelle fosse comuni migliaia e migliaia di ufficiali polacchi presi prigionieri in seguito alla banditesca aggressione del settembre 1939, con lo scopo deliberato di decapitare l&#8217;\u00abintellighenzia\u00bb del popolo polacco e di impedire o ritardare per lo spazio di alcune generazioni la sua eventuale ripresa nazionale?<\/p>\n<p>La questione storiografica della Weltanschauung di Hitler \u00e8 legata a questa estrema difficolt\u00e0 di indagare in maniera spassionata sulle vicende della seconda guerra mondiale, e sul peso che l&#8217;ideologia dei vincitori &#8211; sia la marxista, oggi fortemente in declino ma non del tutto screditata, sia la democratico-liberale &#8211; continua ad esercitare sui ricercatori, condizionandone gravemente il lavoro e offuscando la loro equit\u00e0 di giudizio.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che Hitler non solo ebbe una sua Weltanschauung (per quanto paranoica la si possa considerare), ma seppe anche perseguirne la realizzazione con una fermezza e con una coerenza quali ben raramente si sono viste nel corso della storia. Decidere se ci\u00f2 sia stato anche un bene, per il popolo tedesco e per l&#8217;umanit\u00e0 intera, \u00e8 &#8211; ovviamente &#8211; tutta un&#8217;altra questione; ma si tratta di due problemi diversi, l&#8217;uno di carattere squisitamente storico, l&#8217;altro di giudizio morale.<\/p>\n<p>Gli storici che vestono, per partito preso, i panni del moralista, rendono un cattivo servizio alla loro professione, e &#8211; ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grave &#8211; allo stabilimento imparziale della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Come se non bastasse, la maggior parte delle volte essi agiscono in tale maniera non tanto per autentica indignazione morale, quanto per una forma di ossequio, magari vissuto come una sorta di riflesso condizionato, nei confronti di una ideologia ben precisa: ossia per la loro personale adesione ad una Weltanschauung che si pone come conflittuale e incompatibile con quella del loro oggetto di studio &#8211; cio\u00e8, nel caso specifico, del nazionalsocialismo.<\/p>\n<p>Non sono delle persone intellettualmente oneste, n\u00e9 degli studiosi seri, gli storici che trasgrediscono in questo modo alla doverosa imparzialit\u00e0 della loro professione: bisognerebbe starne alla larga, perch\u00e9 inquinano l&#8217;atmosfera culturale della societ\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sebbene numerosissimi libri siano stati scritti su Hitler e sul nazismo, ben raramente essi si sono sforzati di ricostruire la Weltanschauung o concezione del mondo di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,102,177],"class_list":["post-29609","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-benito-mussolini","tag-iosif-stalin"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29609"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29609\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}