{"id":29606,"date":"2022-09-25T01:32:00","date_gmt":"2022-09-25T01:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/25\/wedekind-e-teatro-satanico-fra-vitalismo-e-nichilismo\/"},"modified":"2022-09-25T01:32:00","modified_gmt":"2022-09-25T01:32:00","slug":"wedekind-e-teatro-satanico-fra-vitalismo-e-nichilismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/25\/wedekind-e-teatro-satanico-fra-vitalismo-e-nichilismo\/","title":{"rendered":"Wedekind e teatro satanico fra vitalismo e nichilismo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;opera del drammaturgo Frank Wedekind (Hannover, 24 luglio 1864-Monaco di Baviera, 9 marzo 1918), fra naturalismo, decadentismo ed espressionismo, offre un esempio diremmo da manuale per illustrare quanto le torbide filosofie di fine Ottocento e primi del Novecento, che imperversarono e la fecero da padrone, specialmente in area mitteleuropea, impregnate di gnosticismo, cabalismo ed hegelismo, e fortemente segnate dal darwinismo sociale, dal vitalismo e da ogni forma possibile d&#8217;irrazionalismo ribellistico, individualistico e pessimistico, da Schopenhauer a Eduard von Hartmann, e da Nietzsche a Max Stirner. Senza tralasciare gl&#8217;innumerevoli movimenti <em>W\u00f6lkisch<\/em> (a loro volta incardinati sul concetto di <em>Wolksturm<\/em>, ossia del <em>carattere nazionale<\/em>), i quali, come altrove abbiamo cercato di mostrare (vedi il nostro recente saggio: <em>I mille volti della gnosi: la religione pagana di Jung<\/em>) costituirono il rumore di fondo e il denominatore comune d&#8217;innumerevoli tendenze ed esperienze culturali di quegli anni, oltre a far da ponte tra la filosofia in senso stretto e il dilagare sotterraneo, o parzialmente mascherato, di pseudo religioni allora assai di moda, come la teosofia e l&#8217;antroposofia.<\/p>\n<p>In questo clima assai pi\u00f9 eterogeneo, per non dire confuso, e assai pi\u00f9 angoscioso e angosciante, per non dire disperato, di quel che in genere ci s&#8217;immagina allorch\u00e9 si parla di decadentismo, estetismo, <em>art nouveau<\/em> e <em>belle \u00e9poque<\/em> (la quale di certo bella non fu, anche se tale dovette apparire, retrospettivamente, in confronto all&#8217;immane disastro del 194-18 e del dopoguerra), vi fu la parabola scandalosa del teatro drammatico di Frank Wedekind, implacabile nemico dell&#8217;ordine borghese, che mise al centro la forza degl&#8217;istinti primordiali e quindi, indirettamente, un po&#8217; come Schnitzler, ma in forme assai pi\u00f9 veementi e provocatorie, volle mettere a nudo quella dimensione subconscia che giace ben nascosta sotto il mondo dell&#8217;educazione, dei valori socialmente accettati e in genere delle buone maniere. Lo fece con veemenza estrema e con la chiara volont\u00e0 di provocare ed <em>\u00e9pater les bourgeois<\/em>, tanto pi\u00f9 che aveva intinto la penna nel pi\u00f9 velenoso dei calamai: un lungo soggiorno a Parigi, la metropoli di tutti i disordini e tutti gli eccessi, dove egli, tedesco del Nord che si lascia andare all&#8217;ebbrezza di un nuovo tipo di vita (come il professor Aschenbach di <em>Morte a Venezia<\/em>: l&#8217;arte che \u00e8 sempre indietro rispetto alla vita) e frequent\u00f2 circhi, ballerine, prostitute e divenendo lui stesso un <em>chansonnier<\/em>.<\/p>\n<p>Enorme fu l&#8217;influenza che esercit\u00f2 sull&#8217;avanguardia tedesca, specialmente a Monaco di Baviera, ma un po&#8217; in tutta la Germania e anche fuori di essa. In drammi come <em>Risveglio di primavera<\/em>, del 1891 (in tre atti), mise in scena l&#8217;inquietudine dell&#8217;adolescenza parlando apertamente, e in modo intenzionalmente provocatorio, d&#8217;ipocrisia educativa, rapporti sessuali fra giovanissimi, gravidanze indesiderate, aborti clandestini e &#8212; naturalmente, non poteva mancare &#8212; omosessualit\u00e0, con tanto di due ragazzi che si scambiano il primo bacio sul palcoscenico. In poche parole, fu un drammaturgo che mise i piedi nel piatto, come si dice, della rispettabilit\u00e0 borghese, della decenza e del pudore; in tal senso dobbiamo vedere in lui, al di l\u00e0 delle (supposte) nobili intenzioni di smascherare i filistei, un cattivo, anzi un pessimo maestro. In anticipo di una generazione sui Cocteau e i Genet, ma negli stessi anni di Andr\u00e9 Gide e Marcel Proust i quali ebbero solo, in fin dei conti, un maggiore riserbo e un&#8217;arte pi\u00f9 raffinata, ma diffusero la stessa confusione esistenziale e lo stesso relativismo etico, contribuendo, ciascuno a suo modo, a quel crollo spirituale e morale, oltre che intellettuale, che a ben guardare fu il presupposto, e non l&#8217;effetto, della catastrofe del 1914 e prepar\u00f2 il terreno ad altre, sempre pi\u00f9 gravi aberrazioni.<\/p>\n<p>Non bisogna scambiare gli effetti per le cause. E se l&#8217;Europa, tra la fine del XIX e l&#8217;inizio del XX secolo, era pronta per un salto nella barbarie e una discesa nei gorghi infernali dell&#8217;auto-dissoluzione (che non fu solo la guerra in se stessa, contro la quale Wedekind si era prontamente schierato, ma tutto il clima malato che la rese possibile e forse inevitabile), ci\u00f2 lo si deve anche e soprattutto all&#8217;opera devastante di molte, troppe intelligenze, non solo di artisti ma anche di filosofi, che si scatenarono nella distruzione delle fondamenta della civilt\u00e0, senza minimamente curarsi, anzi senza neppure porsi il problema di ricostruire, n\u00e9 come farlo, con quali materiali, con quali progetti e intenzioni. Il che \u00e8 proprio dei demoni, pi\u00f9 che degli esseri umani: il piacere della distruzione per la distruzione.<\/p>\n<p>A proposito dell&#8217;influenza che esercitarono su Wedekind i filosofi nichilisti del suo tempo, specie Eduard von Hartmann e Max Stirner, ma anche Nietzsche, ha osservato il germanista e critico letterario Ferruccio Masini nel saggio <em>Frank Wedekind: uomo del circo e nudit\u00e0 tragica<\/em>, posto come introduzione al volume: <em>Wedekind, i drammi satanici<\/em> (titoli originali: <em>Fr\u00fclings Erwachen, Erdgeist, Die B\u00fcchse von Pandora, Marquis von Kaith<\/em>, traduzione di F. Masini, E. Pocar, C. Rossi Jannone, Bari, De Donato Editore, 1972, pp. XV-XVIII):<\/p>\n<p><em>Sono proprio gli elementi pessimistici di una smagata e freddamente distaccata &quot;Lebensphilosophie&quot; a costituire &#8212; in Wedekind &#8212; il reagente scettico ad una mistica della vita cos\u00ec pericolosamente indifferenziata nel suo arsenale di immagini preziosisticamente decadenti o di frasi enfatiche da poter coincidere con una &quot;mistica della potenza&quot;, carica di tensioni aggressive e di occulti richiami panteistico-romantici. Come c&#8217;informa il pi\u00f9 documentato biografo di Wedekind, Artur Kutscher, \u00e8 possibile che i tramiti di questo pessimismo siano costituiti, oltrech\u00e9 dalle lezioni del professor Uphues, corrispondente epistolare di Eduard von Hartmann e maestro del giovane Frank (il nome Benjamin Franklin rimanda alle simpatie del padre, Friedrich Wilhelm, emigrato a San Francisco dopo la rivoluzione del &#8217;48, per la giovane democrazia americana), dalle opere di un&#8217;amica della madre, Olga Pl\u00fcmacher, la &quot;philosophische Tante&quot;, autrice di numerosi scritti filosofici d&#8217;ispirazione hartmanniana, ma anche immediata di Hasrtmann sulla formazione pessimistica di Wedekind, non a caso chiamato in famiglia &#8216;der Denker&#8217;, sono rilevato da Kutscher in rapporto alle idee di quest&#8217;ultimo sull&#8217;egoismo, abbastanza radicate gi\u00e0 negli anni di Aarau.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre per Hartmann \u00e8 lo stesso pessimismo a imporre la rinuncia all&#8217;egoismo, questo &#8216;superamento&#8217; non ha luogo in Wedekind che considera l&#8217;egoismo incidibile dalla realt\u00e0 stessa del mondo umano, costituita appunto da un&#8217;inarrestabile lotta per la vita. Ma la semplice constatazione della diversa portata del pessimismo wedekindiano non ci d\u00e0 ancora il necessario chiarimento sull&#8217;importanza decisiva che ha nel pensiero e quindi nella poetica drammaturgica di Wedekind il tema dell&#8217;egoismo. Le premesse del distacco di Wedekind da Hartmann a questo riguardo si potrebbero forse ritrovare nella critica che nella sua &quot;Philosophie des Unbewussten&quot; (1869) quest&#8217;ultimo muove a Max Stirner e precisamente alla sua riconosciuta sovranit\u00e0 dell&#8217;Io, concepito &#8212; scrive Hartmann &#8212; come \u00abDas Stichwort eines universellen Instinktes, des Egoismus\u00bb. In questa stessa opera [&quot;La filosofia dell&#8217;Inconscio&quot;] Hartmann affermava, a proposito del \u00abterzo stadio dell&#8217;illusione\u00bb, che col crescere dell&#8217;intelligenza cosciente a misura del progresso cosmico, le illusioni, e quindi quella stessa del godimento egoistico, tendono a vanificarsi con il conseguente aumento della sofferenza, essendo la ricerca filosofica della verit\u00e0 del tutto indifferente al fatto che questa verit\u00e0 soddisfi o meno il giudizio del sentimento (&quot;Gef\u00fchlsurtheil&quot;) impigliato nell&#8217;illusione dell&#8217;istinto. Poich\u00e9 la follia del volere, cui appartiene, per Hartmann, l&#8217;egoismo, provoca un eccesso di dolore, l&#8217;unico procedimento razionale per estirpare la causa profonda dell&#8217;errore e quindi della sofferenza \u00e8 troncare alle radici quest&#8217;autoaffermazione dell&#8217;illusione egoistica mediante una negazione del volere, una rinuncia totale al mondo e alla vita. \u00c8 la negazione della vita la via pi\u00f9 agevole &#8211; aggiunge Hartmann &#8212; per giungere alla negazione di s\u00e9 (&quot;Selbstverl\u00e4ugnung&quot;) e quindi ad una morale, gi\u00e0 storicamente espressa nel Cristianesimo e nel Buddismo, in cui si risolve \u00abil valore eroico del pessimismo\u00bb. Il pessimismo metafisico di Hartmann si oppone dunque all&#8217;idea dell&#8217;Io (egoismo) esclusivo e onnivalente, nientificandola come momento della coscienza destinato ad essere superato, poich\u00e9 \u00abl&#8217;unica essenza corrispondente all&#8217;idea della causa interna della mia attivit\u00e0 \u00e8 qualcosa di non-individuale, l&#8217;unico ed esclusivo Inconscio, che corrisponde tanto al&#8217;idea che Pietro ha del suo Io, quanto a quella che ne ha Paolo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 evidente che il pessimismo di Wedekind ha ben poco a che fare cin quello metafisico di Hartmann e non soltanto per la probabile mediazione antischopenhaueriana e quindi anche antiharmanniana di Nietzsche, da cui discende evidentemente il carattere radicale e irrazionalista del pessimismo antimetafisico wedekindiano, ma anche per la riluttanza, propria dell&#8217;epoca dello storicismo relativista delle &quot;Lebensphilosophien&quot;, a prefigurare una visione totalizzante del processo mondiale come quella di Hartmann, in cui \u00able finalit\u00e0 dell&#8217;Inconscio sono divenute finalit\u00e0 della coscienza\u00bb, cos\u00ec da assicurare quell&#8217;adesione, o meglio quella dedizione del singolo al processo assoluto da cui scaturir\u00e0 la finale &quot;Welterl\u00f6sung&quot;. Determinante per valutare lo sfondo materialistico-tragico del &#8216;pessimismo&#8217; wedekindiano in rapporto alla &#8216;religiosa&#8217; conciliazione metafisica di ottimismo e pessimismo nella prospettiva storico-cosmica di Hartmann \u00e8 la considerazione del ruolo che per esempio lo stesso Hartmann assegna all&#8217;agiatezza economica nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 civile. Questa &quot;Wohlhabenheit&quot; troverebbe la sua unica utilit\u00e0 nel fatto che le forze una volta destinate a lottare per il soddisfacimento dei bisogni elementari nella lotta per l&#8217;esistenza sono ora, grazie a quell&#8217;agiatezza, rese libere \u00abper il lavoro dello spirito\u00bb, con la conseguente benefica accelerazione del processo mondiale.<\/em><\/p>\n<p>Processo mondiale che, si badi, per Hartmann reca una sempre maggiore consapevolezza, e quindi avvicina la meta della liberazione dal dolore (quanto buddismo e schopenhauerismo mal digeriti!), vale a dire una sorta di auto-annichilazione cosmica, che avr\u00e0 luogo allorch\u00e9 il mondo, resosi pienamente conto della vanit\u00e0 del tutto, e anche dell&#8217;egoismo e della lotta per la vita, sceglier\u00e0, per cos\u00ec dire, di non perpetuare la ruota della sofferenza, ovvero, in altre parole, sceglier\u00e0 di cessare di esistere.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che, se il pessimismo radicale di Hartmann pu\u00f2 avere esercitato un influsso generico sulla concezione del mondo (<em>Weltanschauung<\/em>) di Wedekind, e quindi sul suo teatro drammatico, quasi tutto il resto era fatalmente destinato a misurare una distanza incolmabile fra i due: a cominciare dall&#8217;idea, in fondo mistica e ascetica, e sia pure d&#8217;un misticismo morboso e d&#8217;un ascetismo malato, che gli uomini devono spogliarsi del proprio egoismo per godere i benefici della soppressione della volont\u00e0 di vivere. In questo senso siamo lontanissimi, per non dire agli antipodi, del febbrile vitalismo di Wedekind (che ricorda molte altre forme di vitalismo presenti nelle letterature e nel teatro scandinavi, da Ibsen a Strindberg, ad Hamsun) e che prende le mosse, se non andiamo errati, dalla grande problematica dostoevskiana sul senso dell&#8217;esistenza, peraltro offrendo soluzioni che contrastano frontalmente con quella del grande romanziere russo, che vede nel ritorno al cristianesimo e nella redenzione divina dal male la sola speranza di salvezza anche e soprattutto per l&#8217;uomo moderno, reso folle dall&#8217;orgoglio e dalla <em>hybris<\/em> (dismisura) causata in lui dallo sviluppo scientifico e tecnico.<\/p>\n<p>Lontanissimo da Hartmann e dal suo pessimismo cosmico, titanico e, a suo modo, religioso (in certo qual modo accostabile a quello leopardiano) \u00e8 anche il radicale egotismo stirneriano, il quale, senza dubbio, esercit\u00f2 un&#8217;influenza cospicua sulla formazione del mondo wedekindiano, tanto per quanto riguarda il vitalismo, quanto per il nichilismo: i due aspetti del resto essendo profondamente intrecciati e complementari.<\/p>\n<p>Per convincersene \u00e8 sufficiente rileggersi il paragrafo conclusivo dell&#8217;opera maggiore del caposcuola del pensiero anarchico individualista (da: Max Stirner, <em>L&#8217;unico e la sua propriet\u00e0<\/em>; titolo originale: <em>Der Einzige und sein Eigentum<\/em>, Leipzig, 1893; traduzione di L. Marchetto e C. Berto, Bologna, P\u00e0tron Editore, 1982, p. 365):<\/p>\n<p><em>L&#8217;ideale &quot;l&#8217;uomo&quot; \u00e8 REALIZZATO solo se l&#8217;intuizione cristiana si trasformer\u00e0 nella tesi: \u00abIo, questo unico, sono l&#8217;uomo\u00bb. La questione concettuale: \u00abChe cos&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo?\u00bb &#8211; si \u00e8 trasformata in quella personale: \u00abChi \u00e8 l&#8217;uomo?\u00bb. Nel &quot;che cosa&quot; si cercava il concetto per realizzarlo; nel &quot;chi&quot; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcuna questione, ma la risposta \u00e8 data in modo personale gi\u00e0 da colui che interroga: la risposta a quella domanda viene da s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Si dice di dio: \u00abNon ci sono nomi per definirti\u00bb. Ci\u00f2 vale per me stesso: nessun CONCETTO esprime l&#8217;essere me stesso, nessuna cosa che sembra essere la mia essenza esaurisce l&#8217;essere me stesso; sono solo nomi. Si dice inoltre di dio che \u00e8 perfetto e che non ha alcuna vocazione di aspirare alla perfezione. Anche questo vale per me.<\/em><\/p>\n<p><em>Io sono PROPRIETARIO della mia forza, e lo sono quando so di essere UNICO. Nell&#8217;UNICO il proprietario ritorna nel suo nulla creatore, dal quale \u00e8 nato. Ogni essere sopra di me, sia dio, sia l&#8217;uomo, indebolisce il senso della mia unicit\u00e0 e impallidisce al sole di questa coscienza. Se io ripongo la mia causa su me stesso, l&#8217;unico, essa poggia sul passeggero e mortale creatore di s\u00e9, il quale consuma se stesso, e io posso dire:<\/em><\/p>\n<p><em>Io ho riposto la mia causa su nulla [\u00abauf Nichts\u00bb e non \u00abauf das Nichts\u00bb, cio\u00e8 &quot;sul nulla&quot;].<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il canto di morte della civilt\u00e0 europea.<\/p>\n<p>La stessa che, nel momento del suo massimo vigore (e del massimo amore per la vita) aveva eretto, con l&#8217;opera monumentale di san Tommaso d&#8217;Aquino, l&#8217;edificio possente e mirabile di una metafisica dell&#8217;essere destinata a durare per secoli.<\/p>\n<p>Mentre l&#8217;anti-metafisica del nulla di Stirner e Wedekind, per la sua stessa natura fondamentalmente sterile e auto-distruttiva, non poteva che estinguersi da s\u00e9 stessa nello spazio di alcune generazioni d&#8217;uomini sempre pi\u00f9 soli e disperati, perseguitati senza tregua dai fantasmi di cento rimpianti e di cento rimorsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;opera del drammaturgo Frank Wedekind (Hannover, 24 luglio 1864-Monaco di Baviera, 9 marzo 1918), fra naturalismo, decadentismo ed espressionismo, offre un esempio diremmo da manuale per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30152,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[98,148],"class_list":["post-29606","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esoterismo-e-occultismo","tag-arthur-schopenhauer","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-esoterismo-e-occultismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29606","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29606"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29606\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30152"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29606"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29606"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29606"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}