{"id":29598,"date":"2010-02-04T10:56:00","date_gmt":"2010-02-04T10:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/04\/vuoto-vuoto-e-una-nozione-profondamente-estranea-al-pensiero-e-alla-cultura-occidentali\/"},"modified":"2010-02-04T10:56:00","modified_gmt":"2010-02-04T10:56:00","slug":"vuoto-vuoto-e-una-nozione-profondamente-estranea-al-pensiero-e-alla-cultura-occidentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/04\/vuoto-vuoto-e-una-nozione-profondamente-estranea-al-pensiero-e-alla-cultura-occidentali\/","title":{"rendered":"Vuoto \u00abVuoto\u00bb \u00e8 una nozione profondamente estranea al pensiero e alla cultura occidentali."},"content":{"rendered":"<p>\u00abVuoto\u00bb \u00e8 una nozione profondamente estranea al pensiero e alla cultura occidentali.<\/p>\n<p>Nella nostra cultura, essa si associa all&#8217;idea di privazione, di mancanza e quindi, in ultima analisi, di indigenza ed impotenza. Si usa dire: \u00abOggi mi sento vuoto\u00bb, per indicare uno stato d&#8217;animo di triste apatia, di scoraggiamento e di inerzia. Si dice anche: \u00abuna testa vuota\u00bb, per indicare una persona incapace di ragionare, del tutto negata al pensiero razionale, ma anche priva di valori, di ideali, di autentici punti di riferimento; insomma, una persona sulla quale non si potrebbe mai fare alcun affidamento. Oppure si dice: \u00abQuella \u00e8 una persona vuota\u00bb, per emettere un giudizio definitivo e inappellabile sull&#8217;intero modo di essere di un individuo, intendendo qualificarlo come totalmente superficiale, frivolo e insensibile. Si dice anche, di una certa giornata, che \u00e8 stata \u00abvuota\u00bb, per significare che in essa non \u00e8 accaduto niente di bello o di desiderabile, niente di interessante o di stimolante, niente di ci\u00f2 che avrebbe potuto renderla diversa e farla emergere dal grigiore di tante altre giornate, tutte ugualmente opache.<\/p>\n<p>Nella storia dell&#8217;arte occidentale si parla anche (con particolare riferimento alla scultura in bassorilievo tardo-antica ed altomedievale) di un vero e proprio \u00abhorror vacui\u00bb, di un orrore del vuoto, che consiste nella tecnica di riempire ogni spazio, ogni superficie, anche la pi\u00f9 piccola, con figure, elementi geometrici o naturalistici di carattere decorativo; una vera e propria ossessione da riempimento, come se il vuoto fosse un fattore negativo da neutralizzare ad ogni costo, con fervore quasi religioso. Ne esistono innumerevoli esempi, tanto che si avrebbe l&#8217;imbarazzo della scelta nell&#8217;indicarne uno quale caso esemplare: il primo che ci viene in mente \u00e8 la cosiddetta Ara di Ratchis, opera longobarda conservata nel Duomo di Cividale. Ma si tratta, ripetiamo, non di uno stile, bens\u00ec di una particolare sensibilit\u00e0 estetica che, dal piano formale, sembra alludere a pi\u00f9 profondi significati spirituali. Insomma, l&#8217;Occidente rifugge dal vuoto; ne ha un istintivo ribrezzo, quasi una atavica paura.<\/p>\n<p>Se, poi, ci interroghiamo sulle ragioni di questo ribrezzo e di questa paura, che pervadono la filosofia e l&#8217;arte, fino alle varie correnti attivistiche e vitalistiche del pensiero moderno e fino alle pi\u00f9 recenti manifestazioni (pseudo) artistiche, come la sedicente Pop Art &#8211; che non ha proprio nulla di \u00abpopolare\u00bb ma \u00e8, semmai, una furba speculazione sui riti e miti dell&#8217;anonimit\u00e0 industriale, portata ai fasti del riconoscimento internazionale dall&#8217;ebreo americano Roy Lichtenstein &#8211; non tarderemo ad accorgerci che esse sono strettamente legate alla supervalutazione dell&#8217;io, tipica della cultura occidentale.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;io che campeggia al centro di tutto, anche quando acconsente a stendersi sul lettino dello psicanalista dell&#8217;ebreo austriaco Freud, \u00e8 l&#8217;io arrogante e presuntuoso di origine veterotestamentaria, il quale afferma che il mondo intero gli \u00e8 stato dato in signoria da Jhw\u00e9, e che si \u00e8 unito con una particolare deformazione dell&#8217;io greco, severamente condannata dalla cultura ellenica, vale a dire la \u00abhybris\u00bb, la dismisura del voler trascendere il limite umano. Non \u00e8 il S\u00e9 liberato e consapevole, ma il &quot;piccolo io&quot; di cui parla il Buddhismo, il falso Ego che ci tiene avvinti alla catena delle rinascite e che ci spinge a reiterare, con stolida monotonia, sempre le stesse dinamiche dispersive e distruttive, sempre le stesse illusioni e gli stessi errori.<\/p>\n<p>Questo piccolo io, ottuso e narcisista (anche quando non si piace) \u00e8 il responsabile della dimensione illusoria nella quale ci muoviamo e alimenta incessantemente i nostri falsi pensieri, i nostri falsi sentimenti, la nostra falsa coscienza; ci fa correre dietro a mille cose, tutte superflue, e ci distoglie sistematicamente dall&#8217;essenziale; ci induce a vivere rintanati nelle oscure e maleodoranti cantine del bellissimo palazzo, pieno di aria e di luce e circondato da un profumatissimo giardino, di cui siamo gli inconsapevoli proprietari.<\/p>\n<p>Il piccolo io ci rende piccoli, ci fa pensare in piccolo e mortifica ogni nostro slancio verso le dimensioni spirituali superiori.<\/p>\n<p>Non occorre, peraltro, essere degli spiritualisti convinti per avvertirne la molesta, incessante invadenza e per deprecare i danni irreparabili che esso arreca alla nostra vera essenza. Anche un materialista radicale come Nietzsche lo aveva individuato come uno dei nostri peggiori nemici e, al tempo stesso, come quello che meglio esprime lo squallore, la banalit\u00e0 e il conformismo tipici della societ\u00e0 massificata della tarda modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, fra i tanti, un brano dello Zarathustra che parla molto chiaro in proposito (Parte terza, \u00abDella virt\u00f9 che rimpicciolisce\u00bb, 1; traduzione di A. M. Carpi):<\/p>\n<p>\u00abQuando Zarathustra fu di nuovo sulla terraferma, non si diresse subito alle sue montagne e alla sua spelonca, percorse bens\u00ec molte strade e pose molte domande, e s&#8217;inform\u00f2 di questo e di quello, tanto che disse, scherzando, di se stesso: &quot;Ecco un fiume che con molti meandri ritorna alla sorgente!&quot;. Giacch\u00e9 egli voleva fare esperienza di ci\u00f2 che nel frattempo fosse avvenuto dell&#8217;UOMO: se fosse diventato pi\u00f9 grande e pi\u00f9 piccolo. E una volta vide una fila di case nuove; allora si meravigli\u00f2 e disse:<\/p>\n<p>&#8211; Che significano queste case? In verit\u00e0, non le edific\u00f2 una grande anima, a propria immagine!<\/p>\n<p>Le tir\u00f2 fuori un bambino scemo dalla sua scatola dei giocattoli? Se un altro bambino le riponesse nella sua scatola!<\/p>\n<p>E queste calde stanzette e camere: possono entrarvi e uscirvi degli UOMINI? Mi sembrano fatte per bambole di seta e per gatte golose, che si danno volentieri al&#8217;altrui golosit\u00e0.&quot;<\/p>\n<p>E Zarathustra si ferm\u00f2 a pensare. Alla fine disse turbato: &#8211; \u00c8 diventato TUTTO pi\u00f9 piccolo!<\/p>\n<p>Dappertutto vedo porte pi\u00f9 basse: chi \u00e8 della MIA specie ci passa ancora, s\u00ec, ma deve piegarsi!<\/p>\n<p>Oh, quando ritorner\u00f2 nella mia patria, dove non mi DEVO pi\u00f9 piegare; non mi devo pi\u00f9 piegare DAVANTI AI PICCINI! -. E Zarathustra sospir\u00f2 e guard\u00f2 lontano. \u00bb<\/p>\n<p>Anche il nostro modo di porci davanti alla malattia e alla morte risente della nostra ossessione egoica.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso del cancro (e ci rendiamo conto della terribile seriet\u00e0 del&#8217;argomento). Come lo affronta la nostra sedicente scienza, se non con una crociata basata sull&#8217;aggressione militare delle cellule impazzite? Invece di domandarsi di che cosa esso sia la spia e che cosa lo produca; invece di studiare i rari, ma significativi casi di regressione spontanea, specialmente nella connessione corpo-mente, tutte le energie sono rivolte all&#8217;offensiva: bisogna distruggere il cancro, bisogna debellarlo, bisogna annientarlo! \u00c8 come se quello stesso piccolo io, che ha provocato, con la sua distorsione esistenziale e con la sua ossessione di primeggiare, l&#8217;insorgenza della malattia, o quantomeno l&#8217;ha enormemente favorita, continuasse a gridare, anche mentre sta lottando corpo a corpo con essa in una battaglia disperata per la vita e per la morte: Io, io, io!<\/p>\n<p>Ma torniamo al concetto di vuoto.<\/p>\n<p>Una volta che noi avremo incominciato a comprendere che la nostra vera essenza non si identifica, o almeno non si identifica totalmente, con il piccolo io che sempre vuole, vuole, vuole ciecamente, ma, al contrario, con l&#8217;Essere luminoso e raggiante, dal quale ogni cosa proviene e ogni cosa aspira a ritornare, ecco che l&#8217;idea del vuoto cesser\u00e0 di angosciarci e di terrorizzarci e ci apparir\u00e0, invece, come la porta che ci consentir\u00e0 di lasciare le buie cantine e di salire le scale dello splendente palazzo, per poi uscire nel tripudio di piante, di uccelli, di acque zampillanti e di libero cielo del vastissimo giardino.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la prima disposizione d&#8217;animo che si richiede a colui il quale, con animo limpido e purificato, voglia intraprendere il cammino della liberazione interiore.<\/p>\n<p>La meditazione, intesa come tecnica specifica per favorire la consapevolezza dell&#8217;unione del S\u00e9 individuale con l&#8217;Assoluto, \u00e8 certo un elemento importante; ma, come tutte le tecniche, non deve essere sopravvalutata e, soprattutto, non deve essere scambiata per il fine, mentre essa \u00e8 soltanto ed unicamente un mezzo per raggiungere il fine.<\/p>\n<p>In ogni caso, non avrebbe molto senso impadronirsi di una efficace tecnica di meditazione per sperimentare alcuni minuti di consapevolezza interiore, nel contesto di una vita che continui ad essere dominata dalla fretta, dall&#8217;inseguimento di false immagini di bene: in una parola, dall&#8217;idolo del falso Ego.<\/p>\n<p>Diciamo piuttosto che l&#8217;esercizio e la pratica della meditazione dovrebbero accompagnare, ed eventualmente coronare, tutto uno stile di vita, tutto un modo di porsi davanti a se stessi e alle persone e alle cose circostanti. Diversamente, sarebbe come aspettarsi qualche effetto benefico per la propria salute dal fatto di dedicare una mezz&#8217;ora quotidiana alla corsa o agli esercizi ginnici, per poi riprendere a fumare sigarette, a bere superalcolici e a ingozzarsi di carne, per assumere una quantit\u00e0 spropositata di calorie.<\/p>\n<p>Dunque: il vuoto.<\/p>\n<p>Quando la mente, bonificata dai pregiudizi egoici, si pone in uno stato di serena contemplazione e di equanime benevolenza, libera da brame e da timori, limpida, tranquilla, aperta e spassionata, allora essa incomincia a oltrepassare la sfera del pensiero strumentale e calcolante e, poi, la sfera del pensiero in quanto tale.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio \u00e8 difficile: i pensieri si accavallano turbinosamente e cercano, con imperiosa insistenza, di conservare la loro signoria su di noi. Non vorrebbero andarsene; e, cacciatone uno, subito un altro si affretta a prenderne il posto, come richiamato dalla potente magia di un illusionista. I pensieri rampollano l&#8217;uno sull&#8217;altro senza fine, tanto da dare l&#8217;impressione che la mente non potrebbe mai vivere senza di essi; che essi le sono necessari come lo \u00e8 l&#8217;ossigeno ai polmoni. Ma non \u00e8 vero.<\/p>\n<p>I pensieri non sono affatto indispensabili e la mente pu\u00f2 benissimo farne a meno; anzi, \u00e8 solo quando essi vengono alfine debellati, che la mente incomincia veramente a capire, a vedere e a udire. Ma non sar\u00e0 pi\u00f9 un vedere corporeo e non sar\u00e0 pi\u00f9 un udire materiale; al contrario, sar\u00e0 come entrare in un altro campo di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna solo imparare a vincere la paura. La paura che, lasciando andare i pensieri, ci perderemo; la paura che, sbarazzandoci delle illusioni del falso Ego, precipiteremo nel nulla. La paura che ci tiene attaccati, convulsamente attaccati, strenuamente, disperatamente attaccati alle nostre ingannevoli abitudini mentali.<\/p>\n<p>Si osservi la corrente di un fiume che scorre limpida all&#8217;ombra dei frassini e delle acacie, levigando i ciottoli del fondo, in un bel giorno di primavera.<\/p>\n<p>Si osservi la corrente che scorre via incessantemente, in un perenne movimento cos\u00ec leggero, cos\u00ec naturale, che d\u00e0 quasi l&#8217;impressione di coincidere con la stabilit\u00e0. Una vola che l&#8217;occhio sia rapito dal movimento veloce e sempre uguale della corrente, anche la mente verr\u00e0 rapita insieme a lui; e, per un momento, prover\u00e0 come un brivido di paura. \u00c8 il momento in cui la grande maggioranza delle persone, istintivamente, decide di rompere l&#8217;incantesimo e di staccare lo sguardo, onde recuperare la rassicurante prospettiva abituale, che restituisce l&#8217;impressione di permanenza delle cose: il fiume, le sponde, gli alberi, le nuvole, il cielo.<\/p>\n<p>Se noi, invece, resistiamo a quel senso di vertigine e al senso istintivo di paura che produce, e acconsentiamo a lasciarci trascinare via dal movimento sempre uguale della corrente, allora ci verr\u00e0 dato di vivere un&#8217;esperienza privilegiata: quella del temporaneo abbandono della prospettiva del falso Ego, basata sulla illusoria persuasione che le cose siano ferme e stabili, per entrare nella grande, meravigliosa corrente dell&#8217;Essere, ove tutte le cose si incontrano e si fondono in una esplosione di luce.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che l&#8217;esperienza del Vuoto diventa l&#8217;esperienza del Tutto; \u00e8 in questo modo che, spogliandoci del piccolo io e delle sue tenaci forme di attaccamento, possiamo scendere al centro di noi stessi: e scoprirvi il mistero dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Qualcuno disse che, per ritrovarsi, bisogna prima perdersi; che, per acquistare la ricchezza di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, occorre spogliarsi delle cose superflue.<\/p>\n<p>Noi vorremmo arrivare a capire, ad essere felici, ma senza rinunciare a nessuno o quasi nessuno dei tanti, piccoli fardelli che ci portiamo dietro, primo fra tutti il nostro piccolo io.<\/p>\n<p>Ma non si pu\u00f2; non \u00e8 dato.<\/p>\n<p>Dobbiamo fare una scelta, necessariamente.<\/p>\n<p>Forse, ne vale la pena.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abVuoto\u00bb \u00e8 una nozione profondamente estranea al pensiero e alla cultura occidentali. 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