{"id":29593,"date":"2012-10-12T12:49:00","date_gmt":"2012-10-12T12:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/12\/vorrei-chiederle-scusa\/"},"modified":"2012-10-12T12:49:00","modified_gmt":"2012-10-12T12:49:00","slug":"vorrei-chiederle-scusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/12\/vorrei-chiederle-scusa\/","title":{"rendered":"Vorrei chiederle scusa"},"content":{"rendered":"<p>Nemmeno Dio, afferma audacemente San Tommaso, potrebbe fare s\u00ec che una cosa, una volta accaduta, non sia stata; nemmeno lui potrebbe modificare il passato.<\/p>\n<p>Eppure ci sono delle volte in cui non si pu\u00f2 fare a meno di rammaricarsi per qualcosa che si \u00e8 fatto o che si \u00e8 detto, e ci\u00f2 accade anche a chi non \u00e8 particolarmente portato verso simili ripensamenti; accade soprattutto quando ci si rende conto di aver causato del male a qualcuno, ma senza averne avuto affatto l&#8217;intenzione.<\/p>\n<p>Quando si \u00e8 agito in un certo modo in maniera lucida e deliberata, ci si pu\u00f2 pentire, si pu\u00f2 provare rimorso, senso di colpa, angoscia, desiderio di rimediare, se possibile, al mal fatto, e, se non lo \u00e8, di espiare in qualche modo la propria colpa; ma quando tale intenzione non vi \u00e8 stata, quando non vi \u00e8 stata nemmeno la consapevolezza di aver fatto del male, non si pu\u00f2 parlare di un vero e proprio senso di colpa e neppure di un rimorso, nondimeno un sottile disagio si insinua nell&#8217;anima e sembra non volersene pi\u00f9 andare.<\/p>\n<p>Ci si rimprovera e ci si chiede: perch\u00e9 non si \u00e8 riflettuto meglio, perch\u00e9 non si \u00e8 stati pi\u00f9 attenti; perch\u00e9 ci \u00e8 lasciati scappare quel gesto, quella frase, invece di pensare alle loro possibili conseguenze? E si vorrebbe poter tornare indietro, poter cancellare quel momento della propria vita; ma, ovviamente, ci\u00f2 non \u00e8 possibile, e allora non resta che fantasticare, che immaginare le parole o le azioni che si vorrebbero dire e compiere per riparare, per medicare quella ferita, sia pure inferta inconsapevolmente.<\/p>\n<p>\u00c8 una delicata questione etica, e perci\u00f2 filosofica, quella di stabilire fino a dove si spinge l&#8217;eco della nostra responsabilit\u00e0 per quel che facciamo o che diciamo, allorch\u00e9 non pensiamo affatto di poter causare un dolore o un trauma spirituale al nostro prossimo; \u00e8 una questione delicata e, forse, insolubile, perch\u00e9 la risonanza di una parola o di un gesto non pu\u00f2 mai essere stabilita oggettivamente, ma la si pu\u00f2 solo registrare a posteriori, soggettivamente.<\/p>\n<p>Per esempio: una parola o un gesto oggettivamente gravi, possono scivolare via senza fare troppo danno al prossimo, se le circostanze complessive valgono a smorzarne l&#8217;impatto o se colui che ne \u00e8 il destinatario, o anche solo un semplice testimone, possiede in se stesso le risorse per reagire in maniera efficace e per superare positivamente la prova. \u00c8 come quando si d\u00e0 una involontaria gomitata, per la strada, a una persona anziana o malata, che magari cade a terra e patisce grosse conseguenze: ma noi non volevamo minimamente farle del male, stavamo solo correndo per non perdere l&#8217;autobus.<\/p>\n<p>Se, poi, \u00e8 stata proprio quella persona a tagliarci la strada; se \u00e8 stata proprio lei a inciampare nei nostri passi, la nostra responsabilit\u00e0 oggettiva diventa ancora minore, fino quasi a scomparire del tutto: ma, appunto, &quot;quasi&quot;. Perch\u00e9 un disagio inspiegabile, o meglio razionalmente inspiegabile, ormai \u00e8 penetrato in noi e non se ne vuole andare; nessun ragionamento serve a scacciarlo: continuiamo a dirci che avremmo dovuto fare comunque pi\u00f9 attenzione, che avremmo dovuto fare caso a quella persona e prevederne i possibili movimenti. Infatti non avevamo alcuna intenzione di farle del male; per\u00f2 gliene abbiamo fatto, questo \u00e8 innegabile.<\/p>\n<p>Noi abbiamo una responsabilit\u00e0 costante, vuoi oggettiva, vuoi soggettiva: tutto quel che diciamo e che facciamo, e persino quel che sentiamo e che pensiamo, pu\u00f2 avere una ricaduta sull&#8217;altro; perfino il non dire o il non fare assolutamente niente pu\u00f2 avere una ricaduta &#8211; per esempio, se l&#8217;altro si aspetta un gesto o una parola da parte nostra, se ci spera, se ne ha bisogno. Non esistono gesti o parole neutri, non esistono vite neutre: il nostro vivere \u00e8 sempre significativo per qualcuno; e non solo per i nostri cari, per i nostri colleghi, per i nostri compagni occasionali di strada, ma perfino per quei perfetti estranei che il caso o il destino &#8211; ciascuno la pensi come preferisce &#8211; pone sulla nostra strada e che ci fa incontrare o anche soltanto, magari, sfiorare. Una parola, un gesto possono avere conseguenze significative, sia in bene che in male, non solo se diretti a qualcuno, ma anche se recepiti da un terzo che non c&#8217;entrava affatto, che era l\u00ec per una mera coincidenza e che non conosciamo, verso il quale non avremmo mai immaginato di poter esercitare un influsso, n\u00e9 buono n\u00e9 cattivo.<\/p>\n<p>I moralisti cristiani di un tempo (moralisti nel senso di &quot;studiosi di morale&quot; e non in quello di cultori ipocriti della bont\u00e0) dicevano, proprio per questa ragione, che il non fare del bene \u00e8 gi\u00e0 un fare il male; che l&#8217;anima dovrebbe essere sempre pronta e preparata come per affrontare la prova suprema, come se dovesse presentarsi a Dio da un momento all&#8217;altro; che, non potendo prevedere ogni circostanza della vita, magari la pi\u00f9 impensabile, la cosa migliore \u00e8 quella di considerare ogni istante come se fosse il pi\u00f9 importante, ogni pensiero e ogni azione come se fossero gli ultimi, dopo di che dovremo rendere conto a Dio di ogni cosa.<\/p>\n<p>Certo era una strategia severa, ma efficace.<\/p>\n<p>Di fatto, oggi si \u00e8 scivolati nell&#8217;eccesso opposto: si vive alla giornata, si parla e si agisce senza riflessione, senza un profondo senso di responsabilit\u00e0; si gettano parole e gesti con disinvoltura, con leggerezza, anche quando il loro peso specifico \u00e8 notevole; non ci si cura di chi pu\u00f2 vedere o udire, quel che conta \u00e8 sfogarsi, soddisfare un capriccio, levarsi una soddisfazione; non si fa un bilancio della propria vita interiore, non si interroga la propria coscienza, si riparte sempre da zero, come se si dimenticasse quel che si \u00e8 appena detto o fatto, come se a dire o fare quelle cose fosse stato un altro, un altro che porta il nostro stesso nome e che ha la nostra stessa figura, ma del quale non siamo per nulla responsabili, anzi forse non siamo neppure parenti: lui \u00e8 lui e noi siamo noi; e non ci corre l&#8217;obbligo di garantire per lui o di rispondere per lui. \u00abCogli l&#8217;attimo\u00bb viene interpretato come una totale negazione della responsabilit\u00e0 individuale, perch\u00e9 ieri era ieri e quel che \u00e8 stato \u00e8 stato, bisogna vivere badando solamente all&#8217;oggi.<\/p>\n<p><strong>* * <\/strong><\/p>\n<p>Era una triste giornata di novembre, col cielo coperto da nuvole dense e una luce grigia che posava su ogni cosa un velo di invincibile malinconia. Era piovuto, e le pozzanghere riflettevano quel cielo basso, quelle nuvole pesanti, quegli alberi mezzi spogli.<\/p>\n<p>Fuori dal cimitero una venditrice di fiori aveva posato le sue cassette di legno con i mazzi di crisantemi e le piantine in vaso di sempreverdi: era una signora di mezza et\u00e0, dall&#8217;aria affaticata, con uno scialle scuro a proteggerla dall&#8217;umidit\u00e0 autunnale, il volto segnato dalla stanchezza e dalle pene di una vita certo non facile.<\/p>\n<p>Mi fermai a comperare una piantina da porre sulla tomba di una persona cara che da poco se n&#8217;era andata; avevo il cuore gonfio di dolore e questa, suppongo, era la mia unica scusante. La donna stava finendo una conversazione con un&#8217;altra persona; l&#8217;argomento, come dedussi dalle loro ultime parole, era la vita dopo la morte. Quando ebbi pagato e stavo per allontanarmi, la fioraia mi chiese: \u00abE lei, signore, che cosa pensa: c&#8217;\u00e8 qualcosa, dopo la morte?\u00bb; e nei suoi occhi, che mi scrutavano intensamente, vidi una pena profonda, insieme ad un segreto anelito di speranza.<\/p>\n<p>Capivo che la donna, per chi sa quale ragione, sembrava attribuire uno speciale valore alla mia risposta; lo capivo, ma avevo il cuore gonfio e, per giunta, stavo attraversando una profonda crisi interiore; perci\u00f2 le dissi con tono reciso, come chi non ha alcun dubbio: \u00abNo, dopo la morte non c&#8217;\u00e8 nulla\u00bb. Lei mi guard\u00f2, come se avesse visto confermati i suoi timori, e ripet\u00e9, quasi a se stessa: \u00abNulla, eh? Quando si \u00e8 morti, tutto finisce\u00bb. \u00abNulla\u00bb, confermai; e aggiunsi, credo, o forse lo pensai soltanto: \u00abChe ci sia qualcosa, \u00e8 soltanto una favola bella\u00bb.<\/p>\n<p>Poi me ne andai e la lasciai l\u00ec, con il suo scialle di lana avvolto sulle spalle, i capelli umidi di pioggia, e i suoi piccoli vasi ed i mazzi di crisantemi che rappresentavano, forse, la sua unica fonte di sostentamento. Non aveva una baracca fissa, era una fioraia ambulante; era l\u00ec per la ricorrenza dei morti: non l&#8217;avevo mai vista prima e non la rividi pi\u00f9.<\/p>\n<p>Credevo di aver dimenticato quell&#8217;episodio, di per s\u00e9 quasi insignificante; non ebbi occasione di ripensarci per molto tempo, per molti anni.<\/p>\n<p>Poi, a partire da un certo giorno, non saprei dire esattamente quando, n\u00e9 perch\u00e9, mi \u00e8 tornato in mente; fra mille altri episodi di vita quotidiana, tutti apparentemente cos\u00ec piccoli da non meritare di essere trattenuti dalla coscienza, proprio quello era tornato alla ribalta, n\u00e9 voleva pi\u00f9 andarsene. E non se n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 andato, nemmeno adesso che son passati tanti, tanti anni.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 che fine ha fatto quella fioraia; chiss\u00e0 se \u00e9 ancora viva. Doveva essere sulla cinquantina, mentre io ero giovane, allora; forse ha gi\u00e0 varcato quella soglia, oltre la quale si trova la risposta alla sua domanda. Io, per\u00f2, mi vergogno. Mi vergogno di averle detto quelle parole; vorrei non averle dette: non avevo il diritto di dirle. Nessuno di noi ha il diritto di strappare a un altro essere umano la speranza, specialmente se non \u00e8 sicuro di come stiano in realt\u00e0 le cose. E nessuno pu\u00f2 dirsi sicuro, onestamente, di sapere che dopo la morte non c&#8217;\u00e8 niente.<\/p>\n<p>Anche quella donna, forse, rimpiangeva una persona cara; anche lei, forse, si domandava se avrebbe pi\u00f9 rivisto un genitore, un marito, un figlio. Forse aveva intuito in me uno studioso o, comunque, una persona riflessiva; per questi mi aveva interrogato e per questo mi aveva scrutato con tanta intensit\u00e0, mentre formulavo la risposta. Ed io avevo dato il mio colpo di martello sulla tomba della sua speranza, avevo contribuito a distruggerle quella speranza che la teneva ancora attaccata alla vita, chiss\u00e0 con quanta fatica, chiss\u00e0 con quanta pena.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 quasi giorno, da molto tempo ormai, che quella conversazione non mi torni alla memoria, che non me ne faccia un amaro rimprovero. Il fatto che parlassi con convinzione, che credessi alle mie parole, non vale ad attenuare il mio rimorso: maledico cento volte, mille volte, l&#8217;arroganza intellettuale che ci spinge a diventare disumani, a farci giudici d&#8217;una sentenza che non avremmo il diritto di emettere, sprofondati nell&#8217;ignoranza come siamo.<\/p>\n<p>Nessuno dovrebbe permettersi di strappare la pianticella della speranza altrui; nessuno dovrebbe assumersi una responsabilit\u00e0 cos\u00ec grande. \u00c8 come dire a un naufrago che si rassegni ad annegare, che non si provi nemmeno a raggiungere la terraferma; che ogni suo sforzo sar\u00e0 comunque inutile, che deve solo prepararsi a morire. Che diritto abbiamo di farlo? Sappiamo cos\u00ec poco: di noi stessi, degli altri, del mondo, della vita, di Dio. Siamo cos\u00ec piccoli, e vogliamo essere grandi; siamo cos\u00ec ignoranti, e vogliamo recitare la parte dei sapienti.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra attenuante, se proprio me la si vuol concedere, \u00e8 che ero piuttosto giovane: e i giovani parlano impulsivamente, pensano impulsivamente, agiscono impulsivamente. \u00c8 nella loro natura. Nemmeno questa attenuante, per\u00f2, serve a lenire il mio rammarico; sento di aver parlato male, in quel lontano mattino di novembre saturo di pioggia; di aver agito in maniera irresponsabile, poco riguardosa verso il prossimo.<\/p>\n<p>Del resto, se volessimo andare in cerca di scusanti per i nostri errori, potremmo trovarne chiss\u00e0 quante, un vero prontuario: c&#8217;\u00e8 una intera scienza, la psicologia, che potrebbe offrircene a sufficienza per spiegare qualunque sbaglio madornale, per attenuare anche le responsabilit\u00e0 pi\u00f9 pesanti e disdicevoli. Tutta la cultura moderna \u00e8 pronta a volare in nostro soccorso per scusare, attenuare, giustificare: in nome di questo o quel principio, di scusanti ce n&#8217;\u00e8 una batteria in attesa, basta scegliere quella che fa pi\u00f9 al caso nostro.<\/p>\n<p>Ma noi sappiamo che la coscienza non si lascia zittire tanto facilmente, non si lascia addomesticare e abbindolare con tanta disinvoltura; la coscienza \u00e8 una creatura diffidente ed esigentissima, che sta sempre sul chi vive, che fiuta sempre qualche imbroglio, magari a suo favore &#8211; ma sa bene, con istinto infallibile, che gli imbrogli a suo favore sono poi quelli che pi\u00f9 amaramente le tocca di rimpiangere, sono proprio quelli che aggravano il suo disagio esistenziale.<\/p>\n<p>E allora non resta che fare un sincero &quot;mea culpa&quot;, non resta che domandare scusa: non importa se quella persona non \u00e8 qui presente, non importa se non la rivedremo pi\u00f9 in questo mondo di apparenze. Forse la rivedremo, invece, dopo tutto: non si sa come, non si sa quando. Forse lei ci sta gi\u00e0 ascoltando; forse ci ha gi\u00e0 letto nel cuore e perdonati. Ma non potrebbe perdonarci, se noi non le chiedessimo scusa. Perci\u00f2 dobbiamo chiedere scusa, anche se quella persona non \u00e8 qui, anche se forse ha gi\u00e0 varcato la porta dell&#8217;aldil\u00e0.<\/p>\n<p>Chi lo sa, forse sar\u00e0 proprio lei ad aprirci quella porta, quando sar\u00e0 la nostra ora. E ci sorrider\u00e0, lieta di poterci porgere la risposta che allora attendeva da noi, e che noi non abbiamo saputo darle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nemmeno Dio, afferma audacemente San Tommaso, potrebbe fare s\u00ec che una cosa, una volta accaduta, non sia stata; nemmeno lui potrebbe modificare il passato. 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