{"id":29588,"date":"2013-11-23T11:00:00","date_gmt":"2013-11-23T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/11\/23\/nel-volto-di-una-donna-dai-mille-volti-si-riflette-lalienazione-dellumanita-moderna\/"},"modified":"2013-11-23T11:00:00","modified_gmt":"2013-11-23T11:00:00","slug":"nel-volto-di-una-donna-dai-mille-volti-si-riflette-lalienazione-dellumanita-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/11\/23\/nel-volto-di-una-donna-dai-mille-volti-si-riflette-lalienazione-dellumanita-moderna\/","title":{"rendered":"Nel volto di una donna dai mille volti si riflette l\u2019alienazione dell\u2019umanit\u00e0 moderna"},"content":{"rendered":"<p>Che volto ha, il volto della folla?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un racconto di Edgar Allan Poe, \u00abThe man of the Crowd\u00bb (\u00abL&#8217;uomo della folla\u00bb, pubblicato nel 1840), in cui il narratore dice di aver seguito un uomo che, in mezzo alla folla londinese, lo aveva particolarmente incuriosito, per il suo strano aspetto e per il suo modo di fare sfuggente; di averlo seguito per ore e ore, lungo le strade affollate, le piazze piene di traffico, spesso tornando curiosamente al punto di partenza, e sempre circondato da una umanit\u00e0 brulicante, instancabile, onnipresente. Alla fine il narratore racconta di aver desistito dal suo inseguimento, essendosi reso conto che non sarebbe mai riuscito a raggiungere il suo uomo, n\u00e9 sarebbe mai riuscito a comprendere il suo segreto, quel suo vagare apparentemente insensato e imprevedibile, senza una meta n\u00e9 uno scopo qualsiasi, instancabilmente, come un&#8217;anima in pena del Purgatorio.<\/p>\n<p>Ebbene, forse il grande scrittore americano aveva intuito fin d&#8217;allora e anticipato la riflessione su uno degli aspetti pi\u00f9 caratteristici, ma anche pi\u00f9 sconcertanti, della vita nelle metropoli moderne, percorse incessantemente da una folla irrequieta e come impazzita, simile alle formiche il cui formicaio sia stato distrutto a sassate e che si spargono tutto intorno, disorientate e incapaci di sostare: l&#8217;inafferrabilit\u00e0 e l&#8217;assoluta anonimit\u00e0 dell&#8217;uomo-massa. L&#8217;uomo massa non \u00e8 pi\u00f9 una persona, in un certo senso nemmeno un individuo: \u00e8 un frammento infinitesimo della massa in cui si muove e senza la quale, fuori della quale, sarebbe perduto; quella massa che costituisce il vero organismo vivente della megalopoli e, rispetto alla quale, i soggetti che la compongono non sono che dei frammenti, delle schegge, delle parti intercambiabili e senza una vera personalit\u00e0, quasi delle contraffazioni della vita vera, delle caricature degli esseri umani.<\/p>\n<p>Ma che volto ha, una di queste minuscole, insignificanti formichine: ha ancora un volto, un volto tutto suo, oppure non ha che delle maschere intercambiabili, che assume a seconda delle circostanze e con le quali si mimetizza, di volta in volta, a seconda dello sfondo sul quale si muove, diventando indecifrabile in mezzo ad altri volti indecifrabili, sorridente in mezzo ad altri volti sorridenti, triste in mezzo ad altri volti tristi, e cos\u00ec via?<\/p>\n<p>Pirandello, press&#8217;a poco, la pensava in questo modo: egli riteneva che, dietro le cento maschere che portiamo, o meglio che la societ\u00e0 ci impone di portare, non vi \u00e8 un &quot;uno&quot;, non vi \u00e8 un &quot;io&quot;, non vi siamo &quot;noi&quot;, ma vi \u00e8 il nulla: perch\u00e9 noi siamo nessuno. La vita, infatti, \u00e8 un continuo fluire, ma un fluire inconsapevole; mentre l&#8217;uomo, che \u00e8 consapevole della propria vita, la sente e vi riflette, per ci\u00f2 stesso si separa dalla vita, si esilia da essa, si pone in disparte e la guarda passare come una cosa estranea: cos\u00ec facendo egli sembra diventare &quot;qualcuno&quot;, perch\u00e9 guadagna in unit\u00e0 e coerenza (apparenti), cio\u00e8 assume una essenza; ma, in effetti, \u00e8 ancor meno reale dei personaggi creati da uno scrittore (che in realt\u00e0 non li crea, li evoca, ma questo discorso ci porterebbe troppo lontano), i quali, almeno, se non hanno l&#8217;esistenza, possiedono per\u00f2 una essenza, sono pur sempre se stessi, coesi, unitar\u00ee: non hanno bisogno di fingere d&#8217;avere un &quot;io&quot;, lo hanno sul serio, anche se si tratta di un &quot;io&quot; virtuale, perch\u00e9 nato dalla penna del loro autore.<\/p>\n<p>Ebbene, a Pirandello sarebbe piaciuto un singolare episodio che il neurologo e scrittore Oliver Sacks (guarda caso, di origine londinese, come l&#8217;uomo della folla di Poe) dice di aver vissuto in una strada di New York, in maniera assolutamente casuale; un episodio che potrebbe essere scaturito dalla fantasia di Poe, di Kafka o, appunto, di Pirandello, ma che ha invece l&#8217;aspro sapore di verit\u00e0 che \u00e8 proprio d&#8217;un fatto di vita vissuta.<\/p>\n<p>Ed ecco come lo racconta Oliver Sacks, in una pagina drammatica e altamente significativa del suo libro \u00abL&#8217;uomo che scambi\u00f2 sua moglie per un cappello\u00bb (titolo originale: \u00abThe Man Who Mistook His Wife for a Har\u00bb, 1985; traduzione dall&#8217;inglese di C. Morena, Milano, Adelphi, 1986, pp. 167-169):<\/p>\n<p>\u00abIl mio sguardo fu attratto da una donna sulla sessantina, coi capelli grigi, che a quanto pareva stava suscitando intorno a s\u00e9 un vero e proprio scompiglio, bench\u00e9 a tutta prima non riuscissi a capire che cosa stesse succedendo, che cosa in lei causasse un simile trambusto. Era un attacco di convulsioni? Che cosa mai la sconvolgeva e insieme con lei, per una sorta di &quot;simpatia&quot; o di contagio, sconvolgeva anche tutti quelli davanti ai quali passava digrignando i denti e producendosi in una serie di tic?<\/p>\n<p>Quando fui pi\u00f9 vicino capii. LA DONNA IMITAVA I PASSANTI, per quanto &quot;imitare&quot; sia forse un termine tropo scialbo, passivo. Sarebbe piuttosto il caso di dire che metteva in caricatura tutte le persone che incrociava. In un secondo, in una frazione di secondo, li &quot;coglieva&quot; alla perfezione.<\/p>\n<p>Ho visto un&#8217;infinit\u00e0 di mimi e di pantomime, di clown e di pagliacci, ma niente eguagliava l&#8217;orribile, prodigiosit\u00e0 di ci\u00f2 che stavo vedendo in quel momento: un riflesso speculare praticamente istantaneo, automatico e convulso di ogni viso e ogni figura. Ma non era una semplice imitazione, cosa che gi\u00e0 sarebbe stata straordinaria. La donna non solo assumeva e faceva propri i tratti di innumerevoli persone, ma li distorceva in modo caricaturale. Ogni riproduzione erra anche una parodia, una presa in giro, un&#8217;esagerazione in s\u00e9 non meno convulsa che intenzionale, poich\u00e9 era la conseguenza della violenta accelerazione e distorsione di tutti i suoi movimenti: un sorriso lento, mostruosamente accelerato diventava una violenta smorfia che durava un millisecondo; un gesto ampio, accelerato diventava una mossa convulsa e grottesca.<\/p>\n<p>Nel tempo impiegato a percorrere un breve isolato, la vecchia forsennata fece la caricatura di quaranta o cinquanta passanti, freneticamente, in una raffica di caleidoscopiche imitazioni mai pi\u00f9 lunghe di uno o due secondi, a volte anche meno; e tutta la vertiginosa sequenza a sua volta non durava pi\u00f9 di due minuti.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;erano le comiche imitazioni di secondo e terzo grado, perch\u00e9 la gente, sorpresa, offesa e sconcertata dalle sue imitazioni, reagiva con nuove imitazioni comiche che a loro volta venivano ri-riflesse, ri-mandate, ri-distorte dalla tourettica, suscitando una sorpresa e un&#8217;indignazione ancor maggiori. Questa grottesca e involontaria risonanza, o reciprocit\u00e0, che trascinava TUTTI in un&#8217;interazione assurdamente amplificatoria, era la fonte dello scompiglio che avevo notato da lontano. Ma la donna che, diventando tutti, perdeva il proprio s\u00e9, diventava nessuno; questa donna dai mille volti, dalle mille maschere e &quot;personae&quot; &#8212; come doveva sentirsi, LEI, in questo turbine d&#8217;identit\u00e0? La risposta non tard\u00f2 a venire, e fu la benvenuta, poich\u00e9 la tensione sua e degli altri si stava avvicinando rapidamente al punto d&#8217;esplosione. Con uno scatto improvviso e disperato la donna svolt\u00f2 in un vicolo laterale, e l\u00ec proprio come se fosse stata colta da un violento attaccio di nausea, espulse, spaventosamente accelerati e abbreviati, tutti i gesti, tutti gli atteggiamenti, le espressioni, il contegno, l&#8217;intero repertorio comportamentale delle quaranta e pi\u00f9 persone che aveva incontrato. Vomit\u00f2 uno smisurato fiotto pantomimico espellendo cos\u00ec da s\u00e9 le identit\u00e0 delle ultime cinquanta persone che l&#8217;aveva no posseduta. E se per assorbirle aveva impiegati due minuti, per liberarsene bast\u00f2 un unico rigurgito: cinquanta persone in dieci secondi, un quinto di secondo o meno per il repertorio, scorciati nel tempo, di ogni persona.<\/p>\n<p>In seguito avrei passati centinaia di ore a parlare con pazienti affetti dalla sindrome di Tourette, a osservarli, a farne registrazioni filmate, a imparare da loro. Ma nulla, credo, mi insegn\u00f2 mi insegn\u00f2 cos\u00ec tante cose, in modo cos\u00ec immediato, penetrante, travolgente, come quei due fantasmagorici minuti in una strada di New York.\u00bb<\/p>\n<p>Oliver Sacks \u00e8 un bravo scrittore e un uomo intelligente, ma \u00e8 anche un neurologo; e alla sua mentalit\u00e0 di medico-scienziato basta applicare una etichetta, basta fare ricorso alla formula magica: &quot;sindrome di Tourette&quot; (malattia che copre, in realt\u00e0, un amplissimo e quasi indefinito spettro di patologie comportamentali) per ritenersi relativamente appagato, o, quanto meno, per esorcizzare l&#8217;angoscia davanti al mistero, pur se egli conserva un atteggiamento di stupore davanti ai fenomeni della vita, cos\u00ec var\u00ee e imprevedibili, cos\u00ec elusivi e inafferrabili.<\/p>\n<p>A noi, per\u00f2, non basta, anche se non ci riteniamo pi\u00f9 &quot;bravi&quot; di lui e nemmeno pi\u00f9 &quot;curiosi&quot;; semplicemente, non pensiamo che la spiegazione scientifica del mondo possa esaurire l&#8217;enorme complessit\u00e0 del reale, n\u00e9 andare al fondo del mistero che si cela nell&#8217;anima umana. Non solo: &quot;horribile dictu&quot;, restiamo disponibili ad una spiegazione dei fenomeni che non tenga conto soltanto della natura visibile delle cose, ma anche di quella invisibile; in altre parole, non solo della dimensione naturale, ma anche di quella soprannaturale.<\/p>\n<p>Il caso della donna newyorkese descritta da Oliver Sacks, in effetti, sembra essere molto di pi\u00f9 che un &quot;semplice&quot; caso di patologia tourettica, per quanto complesso ed eccezionalmente originale. Non si tratta soltanto di &quot;tic&quot;, di smorfie, di atteggiamenti imitativi incontrollabili, di tipo violentemente compulsivo; si tratta di qualcosa che sembra molto pi\u00f9 grande e terribile: qualcosa che, forse, non si pu\u00f2 spiegare solo in termini naturalistici, e dunque scientifici, perch\u00e9 sembra rimandare alla sfera, se non del soprannaturale, almeno del preternaturale.<\/p>\n<p>Nel libro del padre Malachi Martin, \u00abIn mano a Satana\u00bb (Sperling &amp; Kupfer, 1978, p. 9 sgg.), si narra di un clamoroso, impressionante esorcismo che ebbe luogo a Nanchino, in Cina, nel 1937, alla vigilia della caduta della citt\u00e0 nelle mani dell&#8217;esercito giapponese, che vi avrebbe perpetrato crimini orrendi. Un sacerdote cattolico, Michael Strong, fu chiamato a tentare un disperato esorcismo su di un giovane cinese battezzato, Thomas Wu, che non solo si era macchiato di numerosi assassinii, ma aveva anche divorato i cadaveri delle sue vittime, facendosi cannibale; e che, circondato dalla polizia in un capannone gi\u00e0 avvolto dalle fiamme, sarebbe perito nell&#8217;incendio, portando con s\u00e9 il suo allucinante segreto.<\/p>\n<p>Prima di scomparire nel fumo, egli fece ancora in tempo a beffarsi, con voce non umana, da dietro i vetri di una finestra, del prete esorcista e a ricordargli che Thomas Wu sarebbe rimasto per sempre prigioniero del Diavolo; ma la cosa pi\u00f9 impressionante fu che, in quegli ultimi istanti di vita, sul volto del moribondo passarono innumerevoli volti, in successione inverosimile, fino a lasciar trasparire il volto dell&#8217;unico, antichissimo Nemico:<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Poi l&#8217;allucinato ghigno di Thomas scomparve, per cedere il posto a una faccia completamente diversa, a un ghigno diverso. Sul volto del morente cominciarono a comparire per un attimo, in rapida successione, innumerevoli facce che subito scomparivano. Tutte ghignanti. Tutte &quot;con l&#8217;impronta di Caino sul mento&quot;, come padre Michael defin\u00ec il segno caratteristico che lo perseguit\u00f2 per il resto della vita come un incubo. Ogni paio di labbra era atteggiato nella pronuncia della parola &quot;una!&quot;, l&#8217;ultima detta da Thomas. Facce ed espressioni che padre Michael non aveva mai visto in vita sua. Alcune gli parevano conosciute; credette di riconoscerne altre. Facce viste in libri di storia, in dipinti, nelle chiese, sui giornali, negli incubi. Facce giapponesi, cinesi, birmane, coreane, inglesi, slave. Facce vecchie, giovani, barbute, rasate, nere, bianche, gialle, maschili, femminili. A ritmo sempre pi\u00f9 veloce. Tutte atteggiate nello stesso ghigno. E ancora facce, facce. Padre Michael si vide passare davanti una fila interminabile di volti nel precipitoso susseguirsi dei decenni, secoli, millenni. Finalmente, la sfilata si fece pi\u00f9 lenta finch\u00e9 non comparve l&#8217;ultimo volto ghignante, carico di odio. Questa volta, l&#8217;impronta di Caino copriva tutto il mento&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ed ora, una rapida riflessione antropologica. L&#8217;uomo moderno ha rifiutato Dio, ha voluto farsi il Dio di se stesso; ha costruito le sue citt\u00e0 come luoghi simbolici della sua potenza, ha eretto i grattacieli come altrettante torri di Babele, quasi a sfidare il Cielo e a voler sopprimere, toccandola e profanandola, la dimensione della trascendenza. Ma in questi luoghi caotici e superbi, intrisi dello spirito della negazione, egli non \u00e8 felice: si aggira come un prigioniero, ma un prigioniero cui le sbarre del carcere abbiano provocato uno stato di follia. Il re uomo, orgoglioso del proprio dominio terreno, si \u00e8 mutato nell&#8217;osceno re buffone del Carnevale dei pazzi, che si agita scompostamente, senza pace, simile a una insonne marionetta. E il suo volto non rivela pi\u00f9 i tratti d&#8217;un volto umano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che volto ha, il volto della folla? 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