{"id":29585,"date":"2021-09-30T05:05:00","date_gmt":"2021-09-30T05:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/30\/volonta-sana-e-volonta-malata\/"},"modified":"2021-09-30T05:05:00","modified_gmt":"2021-09-30T05:05:00","slug":"volonta-sana-e-volonta-malata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/09\/30\/volonta-sana-e-volonta-malata\/","title":{"rendered":"Volont\u00e0 sana e volont\u00e0 malata"},"content":{"rendered":"<p>Siamo profondamente convinti che uno dei mali fondamentali della civilt\u00e0 moderna e del suo sistema di vita, se non addirittura il male fondamentale, sia l&#8217;impazzimento della volont\u00e0, che si manifesta da un lato in una debolezza cronica, ossia nell&#8217;incapacit\u00e0 di perseguire ci\u00f2 a cui tende, dall&#8217;altro in una folle estensione ed assolutizzazione, per cui essa vuole tutto ci\u00f2 che le \u00e8 possibile volere, non avendo di mira il fine ultimo, ma soffermandosi nel volere anche tutti i fini intermedi, molti dei quali non sono necessari in se stessi, ma andrebbero considerati come delle semplici tappe verso il raggiungimento del fine. A monte di ci\u00f2, appare chiaro che il problema fondamentale \u00e8 lo smarrimento del fine ultimo: perch\u00e9 \u00e8 palese che se la volont\u00e0 non vuole ci\u00f2 che vuole in vista di esso, ma vuole qualsiasi cosa, a casaccio e a capriccio, solo perch\u00e9 sul momento appare desiderabile all&#8217;intelletto, o alla sensibilit\u00e0, ma poi si rivela chiaramente nel suo carattere effimero o addirittura dannoso, allora ci si trova in presenza d&#8217;una volont\u00e0 malata, che gira a vuoto come una pompa idraulica che continua a pompare anche se non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 acqua ma solamente aria, e quindi sta eseguendo un lavoro inutile e pazzesco, che prima o poi finir\u00e0 per danneggiarla e per renderla inutilizzabile quando sar\u00e0 necessario pompare veramente l&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il fine ultimo della volont\u00e0? Diciamo che il fine ultimo della volont\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che le si addice naturalmente e senza il quale l&#8217;individuo, cui la volont\u00e0 appartiene, si riduce a vivere male, ossia in maniera innaturale e sofferente. E cosa si addice naturalmente alla volont\u00e0, che sia anche essenzialmente necessario all&#8217;individuo, e non accidentalmente? Evidentemente il bene supremo. Ora, qual \u00e8 il bene supremo per l&#8217;essere umano? Il bene supremo \u00e8 la felicit\u00e0: perch\u00e9 solo quando \u00e8 felice l&#8217;essere umano dispiega tutta la sua potenza vitale e gode intensamente della propria condizione. Ma come si pu\u00f2 raggiunge la felicit\u00e0? Realizzando il proprio fine. Dunque \u00e8 felice l&#8217;uomo che ha realizzato il proprio fine, ed \u00e8 sana e ben diretta la volont\u00e0 che tende con tutte le sue forze verso di esso, mentre \u00e8 malata e deviata la volont\u00e0 che si dirige verso fini artificiali o innaturali, che non l&#8217;avvicinano di un passo a quel fine, oppure che l&#8217;avvicinerebbero, ma essa si ferma e indugia sulle tappe intermedie e sui fini secondari che sono necessari solo nella misura in cui permettono di giungere alla meta ultima. Se, per esempio, diciamo che il fine dell&#8217;organismo \u00e8 la salute, \u00e8 chiaro che l&#8217;assunzione di medicinali \u00e8 un atto che si rende necessario in vista del raggiungimento o il ristabilimento della salute; ma se l&#8217;assunzione di medicinali tende a divenire una met\u00e0 in s\u00e9, vale a dire se essi vengono assunti per una sorta di automatismo, senza vera necessit\u00e0, allora ci troviamo in presenza di una deviazione del volere, che non tende al fine naturale che gli \u00e8 proprio, ma ad un fine intermedio che cessa di essere necessario nella misura in cui finiscono le condizioni che lo avevano reso tale. Perci\u00f2 nel malato immaginario che si ingozza di farmaci pensando che solo cos\u00ec potr\u00e0 tenere a bada le malattie, vi \u00e8 una sostituzione dei fini della volont\u00e0: mentre in un primo tempo essa voleva assumere i farmaci per godere della salute, ora assume i farmaci per la paura di non poter conseguire o mantenere la salute, e in tal modo perde di vista il fine vero, che \u00e8 la salute, per impigliarsi in un fine secondario, la cura mediante i farmaci, che da oggetto temporaneo e strumentale diviene lo scopo finale.<\/p>\n<p>Si pone perci\u00f2 la domanda: quando la natura umana realizza il proprio fine? Quando sviluppa al pi\u00f9 alto grado possibile ci\u00f2 che le \u00e8 essenziale e conforme a se stessa, ci\u00f2 che \u00e8 pienamente e specificamente umano. Pienamente specificamente umana \u00e8 la ragione, la facolt\u00e0 che distingue la natura umana da quelle dei bruti e delle creature vegetative. E la ragione, a sua volta, pu\u00f2 essere usata per conoscere diversi gradi di realt\u00e0; ma \u00e8 chiaro che tocca la vetta pi\u00f9 alta quando si rivolge alla ricerca delle causa prima e del fine ultimo dell&#8217;esistente, ci\u00f2 che in termini religiosi si chiama Dio. Pertanto \u00e8 felice e realizzata la natura umana allorch\u00e9 cerca e trova Dio, e si appaga nella conoscenza e nella contemplazione di Lui: tale \u00e8 il suo naturale fine ultimo, che coincide con il bene spremo, ossia con la felicit\u00e0. Conoscere, amare e adorare Dio \u00e8 sia il bene pi\u00f9 grande che la natura umana possa raggiungere, conformemente a ci\u00f2 cui essa \u00e8 ordinata, cio\u00e8 l&#8217;uso della ragione; sia il conseguimento della massima felicit\u00e0. Ma, per far questo, ha bisogno della volont\u00e0: perch\u00e9 non basta vedere e capire, bisogna anche volere, cio\u00e8 dirigersi consapevolmente verso il fine.<\/p>\n<p>La volont\u00e0, dice san Tommaso d&#8217;Aquino, \u00e8 inclinazione verso lo scopo: dunque \u00e8 dirigere la potenza del volere verso l&#8217;atto dell&#8217;agire, secondo un obiettivo determinato, in vista di un fine preciso individuato dalla ragione.<\/p>\n<p>Scrive il Dottore Angelico (<em>Summa Theologica<\/em>, I, q. XXIXII, a. 1 e q. XXXII, a. 2; traduzione di Niola Petruzzellis, Brescia, La Scuola Editrice, 1959, pp. 64-66):<\/p>\n<p><em>[LA VOLONT\u00c0 \u00c8 SOTTOPOSTA SOLAMENTE ALLA NECESSIT\u00c0 DEL FINE SUPREMO]<\/em><\/p>\n<p><em>La parola necessit\u00e0 ha sensi molteplici. \u00c8 necessario ci\u00f2 che non pu\u00f2 non essere. Ora la necessit\u00e0 pu\u00f2 imporsi ad un essere o in virt\u00f9 di un principio intrinseco materiale, come quando diciamo che \u00e8 necessario che un composto formato di elementi contrari si dissolva, o in virt\u00f9 di un principio intrinseco formale, come quando diciamo che \u00e8 necessario che un triangolo abbia la somma degli angoli interni eguale a due retti. Questa \u00e8 la necessit\u00e0 strutturale e assoluta. Ma pu\u00f2 anche avvenire che un essere non possa essere se non in forza di un agente estrinseco, sia esso una causa finale o una causa efficiente. Si verifica il primo caso, quando non si pu\u00f2 raggiungere un fine o non lo si pu\u00f2 raggiungere pienamente senza far uso di un determinato mezzo. In tal senso diciamo che il cibo \u00e8 necessario alla vita e il cavallo per il viaggio. Questa \u00e8 la necessit\u00e0 proveniente dal fine, che alle volte si dice anche utilit\u00e0. Si verifica il secondo caso, quando la necessit\u00e0 proviene da un altro essere agente, come quando uno \u00e8 costretto da un altro, in guisa da non poter agore altrimenti Questa si chiama necessit\u00e0 di coazione e ripugna totalmente alla volont\u00e0. Noi definiamo forzato ci\u00f2 che \u00e8 contrario all&#8217;inclinazione di una cosa. Ora, l&#8217;atto di volont\u00e0 \u00e8 una certa inclinazione verso uno scopo. Come si dice naturale ci\u00f2 che \u00e8 conforme all&#8217;inclinazione della natura, cos\u00ec si dice volontario ci\u00f2 che corrisponde alla tendenza della volont\u00e0; come, dunque, impossibile che alcunch\u00e9 sia violento e naturale insieme, \u00e8 del pari impossibile che un atto sia coatto, o violentato, e volontario insieme. Ma la necessit\u00e0 del fine non ripugna alla volont\u00e0, quando non si pu\u00f2 giungere al fine se non in un determinato modo: per esempio, dalla volont\u00e0 di attraversare il mare scaturisce la necessit\u00e0 di volere una nave. Similmente neppure la necessit\u00e0 naturale ripugna alla volont\u00e0: anzi necessario che come l&#8217;intelletto aderisce ai primi principi, cos\u00ec la volont\u00e0 aderisca al fine ultimo, che \u00e8 la felicit\u00e0. Il fine, infatti, corrisponde nella sfera pratica a ci\u00f2 che \u00e8 il principio nella sfera speculativa. Ci\u00f2 che conviene naturalmente e immutabilmente ad un essere \u00e8 necessariamente il fondamento e il principio di tutto il resto, perch\u00e9 la natura \u00e8 in ogni cosa il principio ed ogni movimento parte da un punto iniziale immobile.<\/em><\/p>\n<p><em>[LA VOLONT\u00c0 NON VUOLE NECESSARIAMENTE TUTTO CI\u00d2 CHE VUOLE]<\/em><\/p>\n<p><em>La volont\u00e0 non vuole necessariamente tutto ci\u00f2 che vuole. Per comprendere ci\u00f2 chiaramente, bisogna considerare che, come l&#8217;intelletto naturalmente e necessariamente aderisce ai primi principi, cos\u00ec aderisce la volont\u00e0 all&#8217;ultimo fine. Vi sono tuttavia delle conoscenze che non sono in necessaria connessione coi primi principi, come, ad esempio, le proposizioni contingenti, la cui negazione o ignoranza non comporta la negazione o l&#8217;ignoranza dei primi principi. L&#8217;intelletto non d\u00e0 necessariamente l&#8217;assenso a queste proposizioni. Ma altre proposizioni, che hanno una necessaria connessione coi primi principi, come le conclusioni dimostrative, sono necessarie: la negazione di esse importa la negazione dei primi principi. L&#8217;intelletto d\u00e0 necessariamente l&#8217;assenso a queste proposizioni, dopo aver conosciuto per mezzo della deduzione dimostrativa la connessione necessaria che le ricollega i primi principi: prima di ci\u00f2 l&#8217;assenso non \u00e8 necessario. Lo stesso si verifica per la volont\u00e0: vi sono infatti certi beni particolari che non hanno una connessione necessaria con la felicit\u00e0, perch\u00e9 si pu\u00f2 esser felici anche senza di essi; perci\u00f2 la volont\u00e0 non aderisce necessariamente a beni siffatti. Ma ve ne sono altri che hanno una connessione necessaria con la beatitudine e son quelli mediante i quali l&#8217;uomo si congiunge a Dio, nel quale soltanto si torva la vera felicit\u00e0. Tuttavia, prima che la certezza intrinseca alla visione di Dio riveli questa necessaria connessione, la volont\u00e0 non aderisce necessariamente a Dio e ai beni che ne dipendono e che a Lui conducono.<\/em><\/p>\n<p>Alla luce delle considerazioni di san Tommaso, appare che la volont\u00e0 non si dirige indifferentemente in qualsiasi direzione, o meglio, se ci\u00f2 avviene significa che \u00e8 subentrato un disordine, un&#8217;anomalia, sicch\u00e9 quella volont\u00e0 non sta seguendo la legge fondamentale di tutto ci\u00f2 che esiste in natura, ossia l&#8217;attrazione verso ci\u00f2 che \u00e8 necessario. Necessario all&#8217;uomo \u00e8 rivolgere a Dio la propria facolt\u00e0 sovrana, la ragione, e la volont\u00e0 esprime questo movimento naturale. \u00c8 sana, pertanto, questa \u00e8 la deduzione che traiamo noi, la volont\u00e0 che si dirige verso il fine naturale della ragione, poich\u00e9 la volont\u00e0 \u00e8 lo strumento della ragione: ossia verso Dio, sommo bene e somma felicit\u00e0. \u00c8 malata, viceversa, la volont\u00e0 che non si dirige verso tale fine e che, invece di essere strumento della ragione, si fa strumento dei bassi appetiti; oppure si fa strumento della ragione, ma di una ragione deviata, la quale invece di cercare la sua pi\u00f9 alta realizzazione, che \u00e8 la conoscenza di Dio, si rivolge verso altri fini, ad esempio la conoscenza di un sapere occulto che si oppone a Dio e che pretende di fare dell&#8217;uomo qualcosa di pi\u00f9 di quel che comporta il suo statuto ontologico di creatura, cio\u00e8 quasi un rivale del suo Creatore. Sia che la volont\u00e0 sia deviata quanto all&#8217;oggetto, sia che sia deviata quanto all&#8217;impulso, che serve la sfera appetitiva anzich\u00e9 la sfera razionale; sia, infine, che sia patologicamente debole e incapace di perseguire il proprio scopo per un difetto di forza e di perseveranza, la volont\u00e0 malata costituisce una degenerazione della persona umana sviluppata e orientata in maniera sana e normale. E a quanti obiettano, in ossequio a uno dei sacri principi della cultura moderna, che il concetto di &quot;normale&quot; \u00e8 illegittimo, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che esiste, e quindi tutti i comportamenti umani, devono essere considerati normali fino a prova contraria, e comunque pianamente legittimi e meritevoli di essere accettati dalla societ\u00e0, rispondiamo con la sintetica e folgorante definizione di san Tommaso: <em>si dice naturale ci\u00f2 che \u00e8 conforme all&#8217;inclinazione della natura.<\/em> Per fare un esempio, come non \u00e8 conforme alla natura che un cavallo desideri volare, o un pipistrello cerchi la luce, cos\u00ec non \u00e8 normale che un essere umano cerchi la propria realizzazione in una vita simile a quella di un bruto, mirando solamente a soddisfare gl&#8217;istinti inferiori, e a ci\u00f2 rivolga tutta la sua volont\u00e0: perch\u00e9 la volont\u00e0 esiste per servire l&#8217;intelletto, e se l&#8217;intelletto non cerca quello che gli \u00e8 proprio, ma quello che gli \u00e8 dissimile, ci\u00f2 vuol dire che l&#8217;ordine naturale \u00e8 stato sovvertito in maniera grave.<\/p>\n<p>La seconda riflessione che scaturisce dalla lettura di san Tommaso \u00e8 che la volont\u00e0 non vuole tutto ci\u00f2 che vuole, perch\u00e9 a volte vuole delle cose che sono necessarie per giungere al fine, e non perch\u00e9 siano dei fini in se stesse, e quindi le vuole solo in quanto rappresentano dei passaggi necessari per giungere al fine vero. L&#8217;esempio della nave \u00e8 molto chiaro: se uno vuole attraversare il mare, ha bisogno di una nave e quindi desidera avere una nave o procurarsi un passaggio a bordo di una nave; ma non desidera la nave per se stessa, non la desidera in quanto fine della propria volont\u00e0, ma solo in quanto mezzo per un fine ulteriore, quello vero. Qui per\u00f2 sorge il grosso problema della cultura moderna, che, essendo basata sull&#8217;idea di progresso illimitato, esalta tutto ci\u00f2 che \u00e8 fare, agire, possedere e consumare, e quindi si disperde in cento e cento direzioni, verso cento e cento fini, molti dei quali artificiali, oppure naturali, ma artificialmente ingigantiti e assolutizzati. Confuso e abbagliato da tutti questi stimoli, sottoposto a una pressione incessante, che lo spinge quasi come un forzato a non fermarsi mai, a non riflettere, a non chiedersi verso cosa stia andando, ma ad esaltarsi per il fatto di andare e di andare sempre pi\u00f9 velocemente e sempre pi\u00f9 confortevolmente (anche se su questo ci sarebbe molto da dire), l&#8217;uomo moderno sembra aver smarrito del tutto il senso dello scopo, della direzione, del fine, e quindi sembra in balia di una volont\u00e0 impazzita, che invece di servirlo, lo obbliga a servirla, ad esempio disperdendo gran parte delle sue energie in un dinamismo fine a stesso, trascurando i suoi bisogni pi\u00f9 veri e profondi. E ci\u00f2 vale anche e soprattutto per il grande idolo della modernit\u00e0, la Scienza, che sembra lanciata verso sempre nuovi traguardi, senza mai fermarsi a riflettere se ci\u00f2 che sta facendo \u00e8 buono e utile, ma si inebria all&#8217;idea di poter oltrepassare tutti i confini, ad esempio dando un figlio a una donna il cui uomo \u00e8 morto da anni grazie alla tecniche di fecondazione artificiale. Ma dove ci condurr\u00e0 mai, una scienza siffatta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo profondamente convinti che uno dei mali fondamentali della civilt\u00e0 moderna e del suo sistema di vita, se non addirittura il male fondamentale, sia l&#8217;impazzimento della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-29585","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29585","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29585"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29585\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29585"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29585"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29585"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}