{"id":29581,"date":"2018-05-31T09:51:00","date_gmt":"2018-05-31T09:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/31\/volersi-bene-volersi-male\/"},"modified":"2018-05-31T09:51:00","modified_gmt":"2018-05-31T09:51:00","slug":"volersi-bene-volersi-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/31\/volersi-bene-volersi-male\/","title":{"rendered":"Volersi bene, volersi male"},"content":{"rendered":"<p>Il fatto che l&#8217;edonismo sia uno dei tratti pi\u00f9 caratteristici della civilt\u00e0 moderna, oltre che uno dei pi\u00f9 antichi e pi\u00f9 consustanziali ad essa (\u00e8, in particolare, una delle componenti pi\u00f9 specifiche della civilt\u00e0 letteraria umanistico-rinascimentale) si presta a un equivoco molto naturale e molto frequente, ossia che l&#8217;uomo moderno sia particolarmente indulgente nell&#8217;amore di s\u00e9. Il fatto \u00e8 che l&#8217;edonismo, e lo stesso narcisismo, non esprimono affatto l&#8217;amore di s\u00e9, ma semplicemente la ricerca del proprio piacere e l&#8217;esaltazione del proprio io. N\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra cosa corrispondono al vero amore di s\u00e9, ma, semmai, a una forma deviata e patologica dell&#8217;amore di s\u00e9. Pensare che la ricerca del piacere sia la stessa cosa dell&#8217;amore di s\u00e9 equivale a pensare che un uomo, malato di cancro ai polmoni, manifesti il suo volersi bene fumando due pacchetti di sigarette al giorno. Una cosa \u00e8 il piacere e una cosa \u00e8 l&#8217;amore di s\u00e9: sono due concetti profondamente diversi. Possono coincidere, ma solo nelle persone molto mature e spiritualmente evolute. Per tutti gli altri, cio\u00e8 per la stragrande maggioranza degli esseri umani, non solo sono concetti distinti, ma sono anche, il pi\u00f9 delle volte, antitetici e inconciliabili. Ed \u00e8 logico. Se non si \u00e8 sufficientemente consapevoli, si scambiano dei semplici piaceri, per giunta particolarmente grossolani, per l&#8217;amore di s\u00e9, che \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa. Quanto al narcisismo, esso per definizione \u00e8 l&#8217;espressione infantile di un desiderio infantile, quello di essere sempre al centro, ammirati e lodati da tutti, e, se possibile, anche invidiati; il che non ha niente a che fare con il vero amore di s\u00e9.<\/p>\n<p>Dunque, cominciamo col dire che l&#8217;amore di s\u00e9 non pu\u00f2 essere, per forza di cose, che amore del proprio bene, e non del proprio male. Tutte le cose che non corrispondono a un bene, ma a un male, evidentemente non giovano e quindi il fatto di ricercarle non esprime alcun amore verso se stessi, ma tutto il contrario. Resta da vedere cosa sia il proprio bene. La cultura relativista e soggettivista, che oggi va per la maggiore, vorrebbe che ciascuno determini, da se stesso, che cosa gli faccia bene e che cosa gli faccia male, senza tener conto di alcun elemento esterno all&#8217;io. A ci\u00f2 poniamo due obiezioni. La prima \u00e8 che se una cosa mi fa bene, non necessariamente essa \u00e8 il mio bene o produce il mio bene: pu\u00f2 darsi, ad esempio, che mi faccia bene in un primo momento, o, per esprimerci meglio, che produca in me una sensazione (illusoria) di bene e che poi si riveli, invece, sul medio e lungo periodo, qualcosa di altamente nocivo. Siamo esseri imperfetti, che faticano alquanto a comprendere le cose, specie quelle che ci toccano direttamente (al contrario di ci\u00f2 che in generale si pensa): nessuna meraviglia, pertanto, che abbiamo bisogno di tempo per renderci conto se una cosa \u00e8 davvero buona per noi, ossia se ci fa veramente del bene. Come ciascuno avr\u00e0 senza dubbio sperimentato, pi\u00f9 di una volta, nel corso della propria vita, succede di cadere in errore e di scambiare per un bene qualche cosa che successivamente, purtroppo, si rivela essere un male. Qualche volta capita anche di fare l&#8217;esperienza contraria, ma, probabilmente, pi\u00f9 di rado, per la semplice ragione che noi tendiamo a fuggire davanti a ci\u00f2 che, sulle prime, giudichiamo un male, e solo se le circostanze sono del tutto indipendenti dal nostro volere, subiamo quel che ci sta capitando, fino al punto di arrivare a comprendere, in un secondo momento, che quel male apparente era l&#8217;inizio di un bene futuro. La seconda obiezione \u00e8 che noi non soltanto siamo imperfetti, ma anche mutevoli: ci sembra oggi un bene quel che domani giudicheremo un male, e viceversa; la nostra incostanza ci impedisce, generalmente parlando, di tener fermo nel giudizio che diamo sulle cose: pertanto, la verit\u00e0 \u00e8 che noi stessi non sappiamo se \u00e8 bene quel che desideriamo, quel che cerchiamo e quel che facciamo; e, cos\u00ec pure, se desideriamo, cerchiamo e facciamo quel che \u00e8 bene, oppure no. In altre parole, siamo un mistero a noi stessi: e, se le cose stanno cos\u00ec, come potremmo essere delle guide affidabili nei nostri stessi confronti? In alcuni caratteri particolarmente volubili e capricciosi, la cosa \u00e8 piuttosto evidente; nondimeno, \u00e8 una caratteristica tipicamente umana quella di non sapere con chiarezza n\u00e9 quel che si vuole, n\u00e9 se quel che si vuole \u00e8 ci\u00f2 che si vuole davvero. In queste tortuosit\u00e0, l&#8217;animo femminile \u00e8 particolarmente versato; e, parlando in generale, quel che si suole definire, con una sorta di esoterica ammirazione, il <em>mistero femminile<\/em>, altro non \u00e8 che la duplicit\u00e0, e quasi la schizofrenia, del carattere della donna, la quale non sa quel che vuole e vuole quel che non sa, salvo poi lamentarsi e dolersi della dura insensibilit\u00e0 maschile, incapace di comprendere i suoi bisogni pi\u00f9 profondi. Aprendo una breve parentesi, osserviamo qui che il gran male della cultura femminista \u00e8 l&#8217;avere innalzato al livello di un &quot;diritto&quot;, nonch\u00e9 di un pregio, tale inconsapevolezza e contraddittoriet\u00e0 dell&#8217;animo femminile, sicch\u00e9 a tutti quanti, uomini e donne, \u00e8 fatto obbligo di inchinarsi con riverenza davanti ai capricci, pi\u00f9 o meno isterici, della donna che non sa, lei per prima, quel che vuole, e che non vuole quel che crede di volere, ma qualcos&#8217;altro, qualcosa di completamente diverso: qualcosa che, se arriva al punto giusto, viene salutato con gioia, come una liberazione, ma, se arriva al momento sbagliato, o nella circostanza sbagliata, viene percepito come una sopraffazione, una violenza, un&#8217;ingiustizia, ecc. e scatena una feroce volont\u00e0 di rivalsa, mentre la verit\u00e0 \u00e8 che la donna, in molte di quelle tali circostanze, dovrebbe semmai prendersela con se stessa, e con nessun altro.<\/p>\n<p>Scartata, cos\u00ec, la pretesa di stabilire il proprio bene in maniera relativistica e soggettivistica, si arriva alla necessaria conclusione che il proprio bene non \u00e8 una cosa diversa e separata dal bene in quanto tale, ossia dal bene in s\u00e9. In altre parole, non si d\u00e0 un bene individuale che sia in contrasto con il bene generale, e tanto meno che sia male per qualcun altro. Questa \u00e8 una &quot;scoperta&quot; che pu\u00f2 riuscire sorprendente solo a chi sia talmente chiuso e murato nel proprio io, e talmente abituato a considerarlo come l&#8217;ombelico dell&#8217;universo mondo, da non aver mai neanche sospettato il legame profondo che esiste, nel bene come anche nel male, fra tutti gli enti e fra tutti gli esistenti. In effetti, una tale consapevolezza si schiude solo a quanti abbiano fatto quel sia pur minimo progresso spirituale, da poter almeno sospettare, o intravedere, che esiste un mondo al di l\u00e0 del proprio io, e che lo stato di quel mondo non \u00e8 senza reciproci influssi con il mondo personale dell&#8217;io. Per chi non ha mai fatto questo sia pur minimo progresso sulla via della consapevolezza, il male \u00e8 sempre e comunque male, non perch\u00e9 sia male in se stesso, ma perch\u00e9 ostacola o disattende i desideri e le ambizioni dell&#8217;io. Per il bevitore incallito, affetto da cirrosi epatica, la mano che gli sottrae la bottiglia di vino \u00e8 comunque una mano nemica, perch\u00e9 per costui il bene coincide sempre con la soddisfazione dei capricci dell&#8217;io. Viceversa, il fatto di diventare un violento in casa sua, dopo che ha bevuto, e di costringere sua moglie e i suoi figli a una vita difficile, non lo tocca pi\u00f9 di tanto, purch\u00e9 possa soddisfare il suo vizio; o, se pure lo toccasse (nei momenti di lucidit\u00e0), resterebbe la sua incapacit\u00e0 di riconoscere il legame necessario che esiste fra il supposto bene del potersi ubriacare, e il male che ne consegue per i suoi cari: perch\u00e9, se lo vedesse, giungerebbe alla facile conclusione che bere, per lui, non \u00e8 un bene, ma un male, e dai mali ci si guarda e si fa in modo di evitarli, costi quello che costi; non li si cerca e non li si corteggia in alcun modo. Si potrebbe obiettare che questo \u00e8 un problema della volont\u00e0, e non della consapevolezza; si potrebbe cio\u00e8 obiettare che una cosa \u00e8 vedere il male, un&#8217;altra il saperlo evitare. Rispondiamo che nessuno si avvicina a una bomba inesplosa, una volta che l&#8217;abbia riconosciuta, a meno che desideri scherzare con la morte; e che avere un tale desiderio \u00e8 gi\u00e0 il segno di un volersi male, e non bene. Chi si vuol bene, non scherza con la morte, ma custodisce saggiamente la propria vita, riconoscendo in essa un gran bene, a prescindere dalla quantit\u00e0 di bene che, <em>allo stato presente<\/em>, essa gli offre. Non \u00e8 vero, pertanto, che l&#8217;alcolista \u00e8 solamente un debole, che non sa trarre le debite conclusioni dalle conseguenze del suo vizio: la verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;alcolista \u00e8 un suicida timido, che non osa togliersi la vita in un momento solo, ma preferisce farlo a piccole dosi, un poco ogni giorno. Ora, chi non s\u00ec desidera pi\u00f9 vivere \u00e8 colui che non si vuole bene, ma si vuole male: pertanto, l&#8217;uomo moderno che vede il proprio bene, ma non \u00e8 capace di farlo, e fa, invece, il proprio male, pur sapendo che \u00e8 male, non \u00e8, semplicemente, un uomo ignorante, o debole di volont\u00e0, ma \u00e8 un uomo che si odia e che vorrebbe morire, perch\u00e9 \u00e8 giunto al disgusto di se stesso.<\/p>\n<p>Ci stiamo cos\u00ec avvicinando al nocciolo del problema. Il nocciolo del problema non \u00e8 di tipo intellettuale, ma spirituale. Per Socrate, ad esempio, conoscere il bene significa anche farlo, perch\u00e9, intellettualisticamente, per lui \u00e8 impossibile che qualcuno non faccia il bene, una volta che lo abbia riconosciuto come tale. Per noi, al contrario, si pu\u00f2 benissimo riconoscere il bene come bene, e il male come male, ma non essere affatto capaci di trarne le debite conclusioni, non per un difetto dell&#8217;intelletto, e neppure, o non solo, per una debolezza della volont\u00e0, ma proprio perch\u00e9 l&#8217;anima non vede sufficienti ragioni per volersi bene, e quindi s&#8217;immerge in ci\u00f2 che \u00e8 male, o in ci\u00f2 che, comunque, l&#8217;allontana dal bene, semplicemente per noia e per disamore di s\u00e9. Questo, a nostro credere, \u00e8 il tratto pi\u00f9 tipico della civilt\u00e0 moderna. L&#8217;uomo moderno \u00e8 oppresso innanzitutto dalla noia, ossia dal <em>taedium vitae<\/em>, da uno spaventoso senso di vuoto esistenziale e d&#8217;inutilit\u00e0 del proprio vivere; poi, da un profondo disgusto di se stesso, disgusto che si sforza di celare a tutti quanti, e sovente lo fa talmente bene, che finisce per celarlo anche a se medesimo. In questo senso, la psicologia dell&#8217;uomo moderno si \u00e8 notevolmente femminilizzata: come le donne, egli vuole e non vuole, e, nello stesso tempo, non sa bene ci\u00f2 che vuole; ora vuole una cosa e fra un paio d&#8217;ore, o fra cinque minuti, ne vorr\u00e0 un&#8217;altra, magari antitetica alla prima; scambia ogni suo capriccio per una esigenza irrinunciabile, e ogni esigenza per un bisogno reale, sicch\u00e9 alla fine diventa il pi\u00f9 abile ingannatore di se stesso. E come potr\u00e0 migliorare la propria condizione, colui che vive immerso nella menzogna riguardo alla propria anima? Come potrebbe uscire dal malessere, dall&#8217;angoscia, dall&#8217;infelicit\u00e0, colui che non sa neppure distinguere quel che prova realmente, colui che \u00e8 diventato, o che \u00e8 sempre stato, un prefetto analfabeta dei propri sentimenti? Il dramma dell&#8217;uomo moderno \u00e8 tutto qui. Egli sa un mucchio di cose, ma ignora l&#8217;essenziale. Non appena soffre di qualche male, corre dallo specialista; ma nessuno specialista, per definizione, sapr\u00e0 inquadrare quel sintomo nel contesto del male pi\u00f9 grande dal quale egli \u00e8 afflitto, e che, in ultima analisi, \u00e8 riconducibile a un&#8217;unica categoria: noia, disgusto e disamore di s\u00e9. In effetti, lo specialismo \u00e8 una parte del problema complessivo dell&#8217;uomo moderno, cos\u00ec come lo \u00e8, in generale, tutta la sua medicina e tutta, o quasi tutta, la sua psicologia. Sia l&#8217;una che l&#8217;altra gli danno solo gli strumenti per agire sulla superficie delle cose, ma nessuna possiede un sufficiente spessore e una sufficiente ampiezza concettuale e spirituale per scendere e agire in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Il male da cui \u00e8 afflitto l&#8217;uomo moderno \u00e8 quindi, in sostanza, di ordine spirituale. L&#8217;uomo moderno \u00e8 smarrito, angosciato e disperato perch\u00e9 ha dimenticato le ragioni per le quali si vive. Il moltiplicarsi delle depressioni, dei comportamenti autolesionistici, dei suicidi, e anche il crollo demografico e la pratica dell&#8217;aborto, hanno qui la loro radice comune. Se l&#8217;uomo moderno ricordasse perch\u00e9 si viene al mondo, e se sapesse vivere la vita con la stessa tranquilla sicurezza dei suoi avi, i quali affrontavano senza scoraggiarsi sacrifici e privazioni che sarebbero, per lui, semplicemente inimmaginabili, desisterebbe da questi comportamenti autodistruttivi, lascerebbe da parte sia l&#8217;edonismo che il narcisismo, maschere miranti a nascondere il suo autentico disamore di s\u00e9, e tornerebbe a volersi un po&#8217; di bene. Il fatto \u00e8 che i suoi avi sapevano che il bene di ciascuno \u00e8 parte del bene in quanto tale: il loro punto di vista era assoluto, perch\u00e9 la loro etica discendeva direttamente dalla Rivelazione divina. Si viene al mondo per conoscere, amare e servire Dio in questa vita e per godere della sua eterna amicizia nell&#8217;altra: questo sapevano i suoi nonni e bisnonni, anche se avevano appena la terza elementare, mentre lui ha due o tre lauree, e quattro o cinque specializzazioni, e legge libri di filosofia e tiene conferenze in questa o quella universit\u00e0. Il problema dell&#8217;uomo moderno \u00e8 una conseguenza della natura stessa della civilt\u00e0 moderna: una civilt\u00e0 nata dall&#8217;allontanamento da Dio, allontanamento che si \u00e8 via, via, trasformato in un vero rifiuto. L&#8217;uomo moderno \u00e8 disperato perch\u00e9 ha perso il legame con Dio; e, perso il legame con Dio, ha smarrito anche il legame con se stesso. Le due cose sono inseparabili. Perso il legame con se stesso, l&#8217;uomo moderno trascina i suoi giorni inseguendo il piacere, o il successo, o il potere, quasi cercando di stordirsi e di non avvertire il grido angosciato che sale dalle profondit\u00e0 della sua anima. Non lo vuole udire, perch\u00e9 udirlo equivarrebbe a riconoscere il proprio fallimento. Dovrebbe ammettere di aver costruito una civilt\u00e0 scellerata, moralmente deviata, nella quale i valori sono stati capovolti, uno dopo l&#8217;altro, e nella quale l&#8217;assurdo diventa legge, e, quel che \u00e8 peggio, un assurdo perfettamente razionalizzato. Il matrimonio fra due uomini, o il matrimonio di una donna con se stessa, per esempio, con tanto di abito bianco, fiori d&#8217;arancio e invitati che lanciano i chicchi di riso, \u00e8 una manifestazione di tale assurdo razionalizzato. Per volersi bene, l&#8217;uomo deve ritornare a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fatto che l&#8217;edonismo sia uno dei tratti pi\u00f9 caratteristici della civilt\u00e0 moderna, oltre che uno dei pi\u00f9 antichi e pi\u00f9 consustanziali ad essa (\u00e8, in<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[202],"class_list":["post-29581","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29581"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29581\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}