{"id":29580,"date":"2015-05-13T01:01:00","date_gmt":"2015-05-13T01:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/05\/13\/la-folle-volata-di-strasburgo-1973\/"},"modified":"2015-05-13T01:01:00","modified_gmt":"2015-05-13T01:01:00","slug":"la-folle-volata-di-strasburgo-1973","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/05\/13\/la-folle-volata-di-strasburgo-1973\/","title":{"rendered":"La folle volata di Strasburgo, 1973"},"content":{"rendered":"<p>Il 21 maggio 1973 la carovana compatta dei ciclisti imbocca la strada che entra nel cuore di Strasburgo, dopo una tappa di ben 239 km. coperti a velocit\u00e0 turistica, perch\u00e9 la \u00abMolteni\u00bb, squadra della maglia rosa Eddy Merckx, non vuole sorprese, e le squadre che mettono in lizza dei buoni velocisti, come la \u00abRokado\u00bb e la \u00abBrooklyn\u00bb, l&#8217;hanno ingabbiata affinch\u00e9 possa risolversi in volata. Cos\u00ec, i pochi tentativi di fuga sono ripresi uno dopo l&#8217;altro e il gruppone giunge a ranghi serrati all&#8217;imbocco del grande viale in vista del traguardo, i cui ultimi 250 metri sono in temibile pav\u00e9. C&#8217;\u00e8 stata qualche caduta nel corso della giornata, niente di grave, indice per\u00f2 di un diffuso nervosismo; il tempo \u00e8 grigio, freddino, come capita talvolta, in questa stagione, nell&#8217;Europa centrale.<\/p>\n<p>Il Giro d&#8217;Italia, quest&#8217;anno, \u00e8 caratterizzato da un percorso atipico: \u00e8 partito da Verviers, in Belgio, ha attraversato il Lussemburgo, \u00e8 entrato in Germania fino a Colonia, passando poi nella la Francia nord-orientale, quindi sconfiner\u00e0 in Svizzera, entrer\u00e0 in Italia da Aosta, scender\u00e0 fino a Benevento, risalir\u00e0 a Forte dei Marmi, a Verona, si arrampicher\u00e0 ad Auronzo di Cadore e si concluder\u00e0 sul lungomare di Trieste, dopo 20 tappe e un prologo, per complessivi 3.800 km. La partenza dal Belgio si spiega con la forte presenza belga fra gli iscritti e soprattutto con la strapotenza dell&#8217;astro del momento, il belga Eddy Merckx, detto il Cannibale per la sua smania di vincere tutto senza lasciare nulla agli altri: indosser\u00e0 la maglia rosa, infatti, dalla prima all&#8217;ultima tappa, senza mai levarsela, neanche per un giorno.<\/p>\n<p>Ed eccoci all&#8217;imbocco del viale conclusivo di Strasburgo, sotto le fronde fitte degli alberi: i velocisti hanno gi\u00e0 guadagnato le posizioni strategiche, tenendosi il pi\u00f9 possibile al riparo del vento, pilotati dai compagni di squadra meno veloci, che si sacrificano per loro: questi gregari non hanno solo il compito di tirare la volata agli &quot;sprinters&quot;, ma anche quello &#8211; inconfessabile, ma non meno importante &#8211; di &quot;chiudere&quot; gli spazi ai velocisti delle squadre avversarie, di ritardarli in ogni maniera possibile, di tagliar loro la strada a qualsiasi costo, anche a rischio di qualche capitombolo. C&#8217;\u00e8 nell&#8217;aria un&#8217;atmosfera da resa dei conti: si capisce subito che sar\u00e0, come si dice in gergo, una volata con il coltello sotto la sella delle biciclette, senza riguardi per nessuno. Chi ha qualcosa da perdere si tiene indietro, tira prudentemente i freni per non lasciarsi coinvolgere nella bagarre, anche se nessuno potrebbe immaginare l&#8217;inferno che sta per scatenarsi.<\/p>\n<p>Quando parte lo &quot;sprint&quot;, par quasi di trovarsi a una corrida: Merckx dir\u00e0 di non aver mai visto niente del genere nella sua carriera e minaccer\u00e0 di ritirarsi dalla corsa, perch\u00e9, parole sue, in volate come questa si rischia l&#8217;osso del collo, prima o poi ci scappa il morto; cos\u00ec non \u00e8 possibile andare avanti, gli organizzatori devono fare qualcosa, prendere severi provvedimenti. C&#8217;\u00e8 chi afferra l&#8217;avversario per la maglia e cerca di tirarlo indietro; chi prende la spinta, appoggiandosi sulla spalla del compagno di squadra; chi prende a gomitate i concorrenti, e chi si butta nella mischia come un kamikaze, sfiorando le transenne, quasi avesse voglia di suicidarsi. Qualcuno cade, e altri cadono sopra le biciclette e i corpi stesi a terra: \u00e8 un miracolo che nessuno ci lasci la pelle; evidentemente c&#8217;\u00e8 un Dio pietoso che veglia sui pazzi, gli ubriachi e i velocisti scatenati.<\/p>\n<p>Tre uomini della \u00abRokado\u00bb hanno guadagnato le posizioni migliori: Gustaaf Van Roosbroeck, Gerben Karstens e Rik Van Linden: belgi il primo e il terzo, olandese il secondo. \u00c8 quasi una partita giocata in famiglia, anche se altri velocisti son riusciti a infilarsi nei varchi giusti e appaiono decisi a disputare la vittoria a questo terzetto: Marino Basso della \u00abBianchi\u00bb, Roger De Vlaeminck della \u00abBrooklyn\u00bb, Pierino Gavazzi della \u00abJolly Ceramica\u00bb. Ma De Vlaeminck, pi\u00f9 che un vero &quot;sprinter&quot;, \u00e8 un passista veloce; Gavazzi \u00e8 un giovane ancora un po&#8217; inesperto; Basso, invece, \u00e8 il campione del mondo in carica, ha vinto il titolo l&#8217;anno prima, a Gap, bruciando sul filo di lana il connazionale Franco Bitossi, con un &quot;rush&quot; finale memorabile, roba da lasciare allibiti.<\/p>\n<p>E tutti sono in cerca di affermazione o di rivincita: per ciascuno di loro il traguardo di Strasburgo \u00e8 un obiettivo irrinunciabile, chi ha una fama da difendere, chi una posizione da conquistare: tutti si sentono chiamati alla vittoria, a nessuno pare che il prezzo da pagare per raggiungerla sia troppo alto, che il rischio sia eccessivo. Sono dei &quot;desperados&quot;, nel senso letterale del termine, specialmente i due leoni ruggenti della \u00abRokado\u00bb, Karstens e Van Linden: due velocisti &quot;puri&quot; che non vanno tanto per il sottile in fatto di correttezza, l&#8217;uno classe 1942, dunque gi\u00e0 trentunenne (e trent&#8217;anni non son pochi, in questo sport), rotto a tutte le astuzie e gi\u00e0 in guerra aperta coi controlli antidoping; l&#8217;altro appena ventiquattrenne, astro fiammingo in ascesa, destinato a una brillante carriera di &quot;sprinter&quot;; armati entrambi di una estrema ambizione, quella del professionista ormai verso la fine e quella della giovane promessa impaziente di farsi un nome, due galli nel medesimo pollaio i quali, per\u00f2, stranamente, sembrano filare di perfetta intesa.<\/p>\n<p>Il loro nemico dichiarato \u00e8 Marino Basso: hanno giurato di non farlo mai vincere, sostengono che l&#8217;italiano \u00e8 &quot;antipatico&quot;; evidentemente non gli perdonano il fatto di portare sulle spalle quella maglia di campione del mondo, della quale, forse, si sentono altrettanto degni, e dunque defraudati nel loro buon diritto. Una grande corsa ciclistica a tappe \u00e8 un po&#8217; come la scolaresca d&#8217;un collegio: vi prosperano amicizie e inimicizie memorabili, ripicche, invidie, gelosie; sono cose che si capiscono bene solo dall&#8217;interno, vivendo nell&#8217;ambiente, condividendo il sudore e la fatica, i sogni e le speranze, ma anche le cocenti delusioni e le amare sconfitte. E pur di non far vincere Basso, i due sprinter della \u00abRokado\u00bb sembrano disposti a tutto.<\/p>\n<p>Mentre Walter Riccomi capitombola sull&#8217;asfalto (l&#8217;ambulanza lo porter\u00e0 dritto all&#8217;ospedale), ecco che Karstens, dopo aver &quot;chiuso&quot; il francese Ducreux, ripete l&#8217;impresa ai danni di Basso e, come se non bastasse, prende la spinta puntandosi con la mano sulla spalla del compare Van Linden, poi catapultandosi letteralmente verso il traguardo, che taglia per primo in mezzo a urla e maledizioni, con Dierickx che impreca contro Borgognoni e lo stesso Karstens che, fermatosi oltre la linea bianca, sferra un pugno a un tecnico che l&#8217;ha rimproverato per lo scherzetto fatto a Ducreux. Ma Basso non sta nella pelle, ha subito alzato il braccio per segnalare le scorrettezze di cui \u00e8 stato vittima e lancia bestemmie contro Karstens: vuol fare a pugni con lui, che per\u00f2 si tiene a distanza; intervengono altri corridori e li separano prima che i due giungano alle mani.<\/p>\n<p>Tutti brontolano e protestano: Van Linden, che ha tagliato il traguardo al quarto posto, fa l&#8217;indiano e dice ai giornalisti che lui non sapeva nulla, che a un certo punto si \u00e8 sentito afferrare per la maglia da Karstens; Merckx si dice indignato e sconcertato, annuncia che non intende rischiare oltre il collo per colpa di quei pazzi scatenati; Basso non si d\u00e0 pace, il suo sistema nervoso \u00e8 in crisi e in una delle prossime tappe, dopo la volata di Milano, in cui Karstens vincer\u00e0 di nuovo su di lui, scoppier\u00e0 a piangere di rabbia, e De Vlaeminck un po&#8217; lo consoler\u00e0, un po&#8217; lo sfotter\u00e0, dicendogli: \u00abMa cosa vuoi piangere, va&#8217; l\u00e0!\u00bb, e lui dovr\u00e0 rimangiarsi le lacrime e fare lo spavaldo. Invece \u00e8 proprio sconsolato, lo hanno visto tutti.<\/p>\n<p>Mentre sul traguardo infuriano ancora le polemiche, diversi corridori tagliano la linea bianca a piedi, trascinando le biciclette fracassate, con i corpi pesti e sanguinanti, uno addirittura senza le scarpette: eppure, miracolosamente, nessuno si \u00e8 fatto troppo male.<\/p>\n<p>Comunque la volata folle di Strasburgo \u00e8 stata troppo banditesca, bisogna dare un esempio, frenare un po&#8217; i bollenti spiriti degli &quot;sprinters&quot;, altrimenti, la prossima volta, chiss\u00e0 cosa succeder\u00e0 e come andr\u00e0 a finire: la giuria non pu\u00f2 far finta di nulla, e poi ci sono innumerevoli reclami. Pertanto, nel giro di pochi minuti, la decisione \u00e8 presa: tanto Karstens che Van Linden vengono retrocessi agli ultimi due posti del plotone di testa per le evidenti scorrettezze compiute (si vede che le improbabili giustificazioni di Van Linden non hanno convinto nessuno) e multati di 50.000 lire &#8212; che all&#8217;epoca sono pure qualcosa &#8211; mentre la vittoria \u00e8 tolta a Karstens ed assegnata a tavolino al secondo arrivato. Ma qui scatta la beffa: perch\u00e9 il secondo \u00e8 Van Roosbroeck, l&#8217;altro uomo della \u00abRokado\u00bb: la vittoria, pertanto, resta sempre in casa della squadra di Karstens e Van Linden; e Marino Basso, col suo terzo posto, passa al secondo, il che \u00e8 quasi una beffa, anzi, \u00e8 proprio una beffa in piena regola, visto che, in una volata regolare, quasi certamente avrebbe vinto lui&#8230; Seguono Gavazzi, Parecchini e De Vlaeminck. Questa, la salomonica decisione dei giudici d&#8217;arrivo: e la partita \u00e8 chiusa.<\/p>\n<p>Questa la conclusione della terza tappa; ora bisogna raggiungere Ginevra, a 400 km. di distanza, con una trasferta fuori gara; domani la quarta tappa partir\u00e0 di l\u00ec per giungere ad Aosta e, finalmente, iniziare il percorso in territorio italiano. Sar\u00e0 sempre Gerben Karstens a vincere, in volata, la quinta tappa, con arrivo al velodromo di Milano; Van Linden si aggiudicher\u00e0 la settima, sul traguardo del Lido delle Nazioni, e la diciassettesima, a Verona; anche De Vlaeminck far\u00e0 sue due tappe, a Benevento ed a Bolsena (alla fine, gli italiani vinceranno solo cinque tappe), e l&#8217;altro velocista belga, Patrick Sercu, ne vincer\u00e0 un&#8217;altra, ad Alba Adriatica. Tanta gloria per i velocisti, dunque: con Karstens impegnato a farsi perdonare dal socio Van Linden lo strattone di Strasburgo, pilotandolo con successo in altre due memorabili volate; e sempre con una spregiudicatezza ai limiti del regolamento.<\/p>\n<p>E Marino Basso? Di sconfitta in sconfitta, pare che la linea del traguardo sia diventata, per lui, tutt&#8217;uno con la barriera dei sogni. Davanti ai suoi tifosi delusi e amareggiati, deve inventarsi ogni volta una nuova scusa: gli \u00e8 uscita la catena della bicicletta, i compagni di squadra non l&#8217;hanno favorito nella maniera giusta, mentre Karstens e Van Linden, pi\u00f9 Van Roosbroeck, quelli s\u00ec che si tirano la volata l&#8217;un con l&#8217;altro&#8230; Che cosa pu\u00f2 dire, che c&#8217;\u00e8 una congiura contro di lui per non farlo vincere? La congiura c&#8217;\u00e8, ma un vero &quot;sprinter&quot; i varchi li trova lo stesso: non ha bisogno della cavalleria degli avversari, li mette tutti quanti in riga e, soprattutto, non fa mai la vittima, per nessun motivo al mondo. Il guaio \u00e8 che Basso \u00e8 un passionale e un orgoglioso: dopo la vittoria ai mondiali aveva promesso sfracelli e adesso la parte del perdente gli va stretta, lo rende malinconico e un po&#8217; patetico: un velocista deve credere in se stesso, non accampare scuse; ma per credere in se stesso, deve vincere, vincere contro tutto e contro tutti: se no, che razza di velocista \u00e8? Un velocista a scartamento ridotto, un eroe mortificato dalle impietose e beffarde risatine degli avversari: ruolo che assolutamente non si addice al ventottenne vicentino, guascone per istinto e per senso teatrale, che ormai guarda al podio del vincitore con un misto di rancore e d&#8217;incredulit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma ecco che arriva anche per lui, finalmente, il gran giorno della rivincita: la pi\u00f9 plateale, la pi\u00f9 solenne delle rivincite: quella nell&#8217;ultima tappa del Giro, sul traguardo che vale pi\u00f9 di tutti gli altri, in riva al lungomare di Trieste, dopo i tapponi dolomitici che hanno definitivamente incoronato Eddy Merck, &quot;il cannibale&quot;, re del Giro anche quest&#8217;anno (lui ancora non lo sa, ma la sua straordinaria carriera sta per finire: non senza aver vinto cinque volte al Giro d&#8217;Italia, cinque volte al Tour de France, una alla Vuelta spagnola, tre volte ai Campionati del mondo, due volte al Giro delle Fiandre, sette volte alla Milano-Sanremo, tre alla Parigi-Roubaix, tre alla Gand-Wevelgem e tre alla Freccia Vallone). Sar\u00e0 l\u00ec, a Trieste, il 9 giugno, al termine della ventesima tappa partita da Auronzo di Cadore, dopo quasi 200 km. di corsa, che Marino Basso riuscir\u00e0 ad aggiudicarsi la vittoria, mettendo in fila tutti quanti con una progressione prepotente, bellissima, da album, levando il braccio destro come a schiaffeggiare l&#8217;aria: secondo Sercu, terzo Van Linden, quarto Pietro Gambarotto, quinto Gianni Motta, sesto quel diavolo di Karstens. E che soddisfazione, per Basso, avere umiliato la coppia Karstens-Van Linden, proprio nell&#8217;ultimo &quot;sprint&quot;: lui, che aveva dovuto mandar gi\u00f9 tanti bocconi amari, al punto da non osare quasi pi\u00f9 fare promesse a quanti ancora credevano nella sua resurrezione; lui, che aveva mancato tante, troppe occasioni, una dopo l&#8217;altra, a cominciare da quella volata folle e stregata di Strasburgo, lass\u00f9 in Alsazia, venti giorni prima, col Giro appena incominciato!&#8230;<\/p>\n<p>E la cosa si sarebbe ripetuta anche nel Giro dell&#8217;anno successivo, il 1974: di nuovo una serie di sfortune, di beffe, d&#8217;insuccessi; di nuovo una occasione mancata dietro l&#8217;altra, anche se non ci saranno pi\u00f9 n\u00e9 Karstens, n\u00e9 Van Linden, cui poterne attribuire la colpa; e, di nuovo, la rivincita superba nell&#8217;ultima tappa, quella di Milano, con una volata magistrale. Poi, la sua carriera non far\u00e0 che declinare. Cosa strana: anche il suo arcinemico, Gerben Karstens, sta ormai sparando le ultime cartucce, e i suoi successi si fanno sempre pi\u00f9 radi. Ma anche lui riuscir\u00e0 a chiudere in bellezza, nel Tour del 1976, vincendo due tappe: l&#8217;ultima delle quali, quella del trionfo conclusivo, sui mitici Champs Elys\u00e9es&#8230; E Rik Van Linden? Il fiammingo continuer\u00e0 a macinare vittorie su vittorie per suo conto, ovunque: al Tour, al Giro, alla Vuelta, alla Gand-Wevelgem, alla Freccia Vallone; per chiudere infine la sua carriera, nel 1980, con un palmar\u00e8s degno d&#8217;un autentico asso dello &quot;sprint&quot;&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 21 maggio 1973 la carovana compatta dei ciclisti imbocca la strada che entra nel cuore di Strasburgo, dopo una tappa di ben 239 km. coperti<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30196,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[61],"tags":[92],"class_list":["post-29580","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-sport","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-sport.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29580","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29580"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29580\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30196"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29580"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29580"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29580"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}