{"id":29558,"date":"2015-07-29T07:30:00","date_gmt":"2015-07-29T07:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-voce-della-coscienza-e-la-voce-di-dio\/"},"modified":"2015-07-29T07:30:00","modified_gmt":"2015-07-29T07:30:00","slug":"la-voce-della-coscienza-e-la-voce-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/la-voce-della-coscienza-e-la-voce-di-dio\/","title":{"rendered":"La voce della coscienza \u00e8 la voce di Dio"},"content":{"rendered":"<p>Per generazioni innumerevoli, per i nostri e bisnonni, per i nostri trisavoli e antenati, vigeva una semplice, chiara, intuitiva verit\u00e0: la voce della coscienza \u00e8 la voce di Dio; se vuoi ascoltare la voce di Dio, ascolta la tua coscienza; se ascolti la tua coscienza e metti in pratica ci\u00f2 che ti dice di fare, allora stai vivendo nell&#8217;amore e nel timore di Dio. E se no, no.<\/p>\n<p>Poi, gradualmente, ma, in effetti, nel corso di sole due o tre generazioni, tutto \u00e8 cambiato. \u00c8 venuto fuori qualcuno, qualche intellettuale, a dirci che bisogna diffidare delle cose semplici ed evidenti, a spiegarci che esse, il pi\u00f9 delle volte, nascondono una insidia, un inganno, un trucco; che noi non abbiamo affatto una coscienza, ma una quantit\u00e0 di cosciente fittizie, o meglio di maschere, che indossiamo di volta in volta, per reggere la nostra parte su pi\u00f9 fronti, per farci credere quel che non siamo &#8212; ma, sostanzialmente, per coprire il vuoto, la miseria, il nulla del nostro io, l&#8217;assoluta inconsistenza del nostro essere.<\/p>\n<p>Niente pi\u00f9 coscienza, dunque: roba vecchia, credenza ingenue d&#8217;una volta. E allora, neppure niente Dio. Dio, ci hanno spiegato sempre quei tali sapientoni, non \u00e8 che la proiezione illusoria, nevrotica, patologica, della figura paterna, amata e odiata, dalla quale vorremmo emanciparci, pur desiderando segretamente possedere, nello stesso tempo, alcune sue caratteristiche, prime fra tutte la sicurezza e l&#8217;autorevolezza.<\/p>\n<p>Del resto, come possiamo essere certi che quella che noi crediamo la voce della coscienza non sia, invece, la voce di qualche autorit\u00e0 interessata, di qualche interesse costituito, di qualche subdola manovra mirante a strumentalizzarci, a sottometterci, a ingannarci, a manipolarci, a lusingarci, a deriderci; oppure che non sia, semplicemente, un inganno, un&#8217;allucinazione, un miraggio, cui a torto attribuiamo una qualche forma di consistenza ontologica, mentre \u00e8 null&#8217;altro che fumo, nebbia, sogno, delirio, fantasma?<\/p>\n<p>La coscienza, la coscienza: bisogna andarci piano, dicono gli intellettuali contemporanei; chi mai l&#8217;ha vista e conosciuta, in realt\u00e0, codesta coscienza? Chi pu\u00f2 dire d&#8217;averne fatto reale, immediata, concreta esperienza? Se pure riusciamo a imporre un minimo di silenzio alle mille voci e ai mille suoni discordi della vita moderna, quel che si sente, a tratti, e quasi per caso, non \u00e8 detto che sia la coscienza, perch\u00e9 la coscienza, se pure esiste, \u00e8 uno stato, un modo del&#8217;essere, non un soggetto, non un ente attivo; e allora, come potrebbe mai avere una sua voce, parlarci, istruirci, indicarci la via da seguire? Chi potrebbe farsene garante, chi potrebbe avvalorarla, esserne buon testimonio?<\/p>\n<p>E ancora: non ci ha forse mostrato, la cultura contemporanea, che bisogna diffidare di tutti i maestri, di tutti coloro i quali hanno la pretesa d&#8217;insegnarci qualcosa, di tutte le verit\u00e0 assolute? Non ci ha forse raccomandato, la cultura contemporanea, di basarci solo su quello che scientificamente pu\u00f2 essere visto e toccato, misurato e sperimentato, dimostrato e infine, se possibile, riprodotto a piacere in laboratorio? Si pu\u00f2 forse riprodurre in laboratorio quella cosa chiamata &quot;coscienza&quot; No? Dunque, bisogna relegarla fra le cose vecchie e senza pi\u00f9 valore, in soffitta, tra la polvere di altri arnesi ormai sorpassati, di altre credenze superate, delle quali si parla, se mai se ne parla ancora, con un sorriso d&#8217;imbarazzo e di bonaria condiscendenza.<\/p>\n<p>Ha scritto il cardinale Pietro Pavan, nato a Povegliano, in provincia di Treviso, nel 1903 e morto a Roma nel 1994, che fu docente e rettore della Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, e che scrisse o ispir\u00f2 le due famose encicliche \u00abMater ef Magistra\u00bb (1961; il pi\u00f9 importante documento pontificio di argomento sociale, dopo la \u00abRerum Novarum\u00bb) e \u00abPacem in terris\u00bb (1963), considerato uno dei maggiori studiosi della dottrina sociale della Chiesa (in: P. Pavan, \u00abScritti\u00bb, Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, 1992, vol. 4, pp. 124-6):<\/p>\n<p>\u00abLa legge, propria della persona umana, immanente al suo essere esistenziale, \u00e8 la legge MORALE: la quale si caratterizza per la sua AMPIEZZA e per il suo accento IMPERATIVO. Per la sua ampiezza:: copre tutto lo spazio dell&#8217;agire UMANO, e cio\u00e8 lo spazio INTERIORE in cui si agisce consapevolmente, liberamente, responsabilmente; e copre quello spazio in tutti i rapporti con ogni ordine di realt\u00e0: nei confronti dell&#8217;universo; nei riguardi di tutti gli esseri umani nella convivenza civile; nel rispetto a se stessi, e in ordine a Dio. Ma la legge morale si caratterizza pure, e pi\u00f9 ancora, per il suo ACCENTO IMPERATIVO. L&#8217;aspetto che maggiormente contraddistingue la persona umana \u00e8 la sua interiore apertura sull&#8217;infinito: per cui la sua tendenza pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 qualificante, \u00e8 quella che la sollecita a muoversi verso Iddio. La legge o l&#8217;ordine morale, inteso in tutta la sua ampiezza, \u00e8, soprattutto, la traduzione in termini di conoscenza di quella apertura e di quella tendenza; e indica, IMPERATIVAMENTE, la direzione di fondo che si \u00e8 chiamati a seguire nel proprio operare: qualunque sia l&#8217;oggetto immediato e specifico, in cui si concreta o il fine contingente che attraverso esso ci si propone di conseguire. In sintesi san Tommaso: &quot;A ciascuno si addicono per natura quegli atti con i quali tende al suo fine naturale; mentre quelli opposti sono per lui naturalmente disdicevoli. Ebbene, sopra noi abbiamo dimostrato [cc. 17, 25] che l&#8217;uomo per natura \u00e8 ordinato a Dio come a suo fine. Perci\u00f2 gli atti con cui l&#8217;uomo viene portato alla conoscenza e all&#8217;amore di Dio sono naturalmente retti; mentre quelli che tendono all&#8217;opposto sono per lui naturalmente cattivi&quot; (&quot;Contra gentes&quot;, III, c. 129\/7). Ne segue che alla base della legge e dell&#8217;ordine morale sta la natura del rapporto tra persona umana e Dio. Rapporto che si caratterizza per la sua ASSOLUTEZZA: scaturisce infatti da quello che ogni persona \u00e8 e NON pu\u00f2 non essere: creatura di Dio; e da quello che Iddio \u00e8 e NON pu\u00f2 NON essere; il suo Creatore: fonte prima da cui attinge il suo essere e da cui dipende totalmente nel suo esistere e nel suo operare; il fine ultimo a cui tende dal pi\u00f9 profondo di se stessa.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9 la persona umana &#8212; come del resto ogni altra realt\u00e0 &#8212; trae dalla NATURA del suo essere la NORMA del suo operare: Operari sequitur esse. Per cui vi \u00e8 un nesso INTRINSECO tra l&#8217;assolutezza di quel rapporto sul piano esistenziale e l&#8217;assolutezza della legge morale sul piano operativo. Nell&#8217;agire umano il rapporto tra uomo e Dio si sviluppa in due momenti: il delinearsi nell&#8217;animo della legge morale; l&#8217;affiorare in esso della voce della coscienza. La legge morale \u00e8, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, la traduzione in termini di conoscenza della tendenza, dell&#8217;esigenza, dell&#8217;aspirazione di muoversi verso Iddio; la coscienza \u00e8 l&#8217;applicazione di quella legge alle singole situazioni concrete in cui si svolge la vita: situazioni che si succedono incessantemente l&#8217;una all&#8217;altra. La legge \u00e8 la strada che indica all&#8217;operare umano la direzione di fondo; la coscienza \u00e8 la individuazione e la indicazione dei singoli passi che si chiamati a fare in quella direzione in ogni momento della vita. La legge morale \u00e8 la mediazione tra essere UMANO E L&#8217;OPERARE UMANO: la coscienza \u00e8 l&#8217;imperativo morale ad operare nella luce di quella mediazione.<\/p>\n<p>Nell&#8217;epoca moderna &#8212; soprattutto nell&#8217;Occidente -, in coincidenza pi\u00f9 che a motivo del processo di secolarizzazione, sono sorte e si sono diffuse correnti di pensiero e ideologie nelle quali si tende a considerare o si considera la legge morale come promanante dal di dentro di quella realt\u00e0 vivente che \u00e8 ogni singola persona. \u00c8 una legge &#8212; si afferma &#8212; che NASCE DALL&#8217;UOMO E FINISCE NELL&#8217;UOMO SENZA ALCUN RIFERIMENTO A DIO: guardare ad essa in una prospettiva che trascende l&#8217;uomo \u00e8 cadere nel mito; anzi \u00e8 spogliarla del suo autentico valore. Certo la legge morale promana dall&#8217;uomo: \u00e8 la SUA legge. Ma l&#8217;uomo, nel suo profondo, \u00e8 egli stesso una ESIGENZA D&#8217;INFINITO. La sua legge quindi gli chiede e non pu\u00f2 non chiedergli che, mentre opera, si muova SEMPRE in armonia con quell&#8217;esigenza, si muova cio\u00e8 verso Iddio; e renda sempre pi\u00f9 luminoso e sempre pi\u00f9 vivido il suo rapporto di comunione con lo stesso Iddio. E si ritiene che in ci\u00f2 trovi la sua spiegazione il fatto universale, o quasi, che attraverso secoli e millenni nella storia di tutti i popoli &#8212; per quanto diverse fossero o siano le diverse culture &#8212; innumerevoli esseri umani sono vissuti nella persuasione che LA LEGGE E L&#8217;ORDINE MORALE SI FONDINO SU DIO. Ed \u00e8 stato pure diffuso, e lo \u00e8 ancora, il considerare VOCE DI DIO IL DETTAME DELLA COSCIENZA: dettame attraverso il quale, come si \u00e8 gi\u00e0 osservato, la legge morale, viene concretamente applicata ai singoli atti umani.<\/p>\n<p>&quot;Nell&#8217;intimo della coscienza l&#8217;uomo scopre una legge che non \u00e8 lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce che lo chiama sempre ad amare ed a fare il bene ed a fuggire il male, quando occorre, chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa questo, fuggi quest&#8217;altro. L&#8217;uomo ha in realt\u00e0 una legge scritta da Dio dentro il suo cuore; obbedire ad essa \u00e8 la dignit\u00e0 stessa dell&#8217;uomo, e secondo questa egli sar\u00e0 giudicato (cf. Rm. 2, 14-16). La coscienza \u00e8 il nucleo pi\u00f9 segreto e il sacrario dell&#8217;uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell&#8217;intimit\u00e0 propria. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge, che trova il suo compimento nel&#8217;amore di Dio e del prossimo (cf. Mt. 22, 37-40); Gal. 5, 14). Nella fedelt\u00e0 alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per risolvere secondo verit\u00e0 tanti problemi morali, che sorgono tanto nella vita dei singoli quanto in quella sociale&quot; (&quot;Gaudium et spes&quot;, n. 16; &quot;Dignitatis humanae&quot;, n. 3).\u00bb<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la voce della coscienza esiste e corrisponde ad una legge morale naturale; la legge positiva non \u00e8 che un tentativo di oggettivare e universalizzare quella voce, tenendo conto di tante circostanze esterne, di tanti fatti collaterali che, nella vita concreta, inevitabilmente s&#8217;intrecciano e si sovrappongono a quelle semplici norme, a quelle limpide e chiare indicazioni.<\/p>\n<p>Invano i cattivi maestri e i ciechi che vorrebbero farsi guida delle masse si sforzano di confonderci, di sminuire o deformare questa semplice, immediata verit\u00e0: perch\u00e9 vera \u00e8 la cosa che si accorda al giudizio, e il nostro giudizio sa e sente e riconosce che quella voce che viene dal fondo dell&#8217;anima, purch\u00e9 noi le facciamo un po&#8217; di silenzio intorno e ci prendiamo il disturbo di ascoltarla &#8212; ma sovente, ammettiamolo, anche se quel disturbo non vorremmo prendercelo affatto, poich\u00e9 non ci conviene &#8212; \u00e8 proprio la voce di Dio che risuona in noi, nel santuario del nostro spirito.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non \u00e8 veramente uomo se ignora la propria parte spirituale, la propria parte divina; se misconosce o finge di non vedere quella spinta, quell&#8217;anelito, quel bisogno imperioso dell&#8217;anima &#8212; che Pietro Pavan chiama &quot;esigenza&quot;, ma noi preferiamo chiamarlo proprio &quot;bisogno&quot;, e, se ci \u00e8 consentito, vorremmo indicare con una parola pi\u00f9 forte ancora, come &quot;fame&quot;, per indicarne l&#8217;imperiosa immediatezza e la prepotente vitalit\u00e0 &#8212; di slanciarsi verso le regioni superiori, di trovare fuori di s\u00e9 la spiegazione e soprattutto la ragione del proprio esistere e della propria inesausta nostalgia: vale a dire nell&#8217;Essere da cui noi, come tutti gli altri enti, traiamo origine, e verso il quale siamo impazienti, pur senza saperlo, di fare ritorno.<\/p>\n<p>Solo tenendo presente questa sua componente essenziale, ontologica, l&#8217;uomo \u00e8 veramente uomo: allora egli non &quot;\u00e8&quot; solamente uomo, ma lo diventa, vale a dire che realizza la propria umanit\u00e0 mediante una partecipazione volontaria, sofferta, sincera. Molti sembrano uomini, e non lo sono; per dire meglio: paiono uomini, ma rimangono al di qua del loro essere uomini, della loro umanit\u00e0. Pwre realizzare pienamente la propria vocazione ad essere umani, bisogna diventare persone: la persona \u00e8 l&#8217;uomo che si realizza, che si modella secondo l&#8217;archetipo divino in lui presente, e che, divenendo quel che ha da essere, trova la risposta alle sue due domande, l&#8217;appagamento alla propria nostalgia, il nutrimento che placa la sua fame e la sua sete d&#8217;infinito. La persona, dice ancor Pavan, \u00e8 sempre qualcosa di pi\u00f9 grande dei propri errori: giustissimo; perch\u00e9 la persona non \u00e8 un uomo qualsiasi, non \u00e8 un semplice uomo come dato statico, biologico, ma \u00e8 la realizzazione di quel disegno superbo, ammirevole, di cui la condizione umana \u00e9 potenzialmente depositaria e che ciascuno di noi ha la facolt\u00e0 di realizzare, oppure no.<\/p>\n<p>Realizzare la propria missione umana, costituire la propria umanit\u00e0 sviluppando l&#8217;elemento personale: significa ascoltare la voce della coscienza e lasciarsi guidare dall&#8217;invito dell&#8217;Essere che a s\u00e9 vuole ricondurre ogni cosa, ciascuna secondo la propria natura e ciascuna in base alla propria vocazione trascendentale. Non siamo semplicemente uomini, siamo chiamati ad esserlo; e, per farlo, dobbiamo trasformarci in soggetti coscienti e volenti, dotati di libero arbitrio e chiamati ad osare, a rischiare, a mettersi in gioco. Non si diviene persone restando nella bambagia, giocando al risparmio, ma assumendo sino in fondo la bellezza e anche i rischi e i sacrifici che il nostro destino finale comporta, per potersi pienamente inverare.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 quanto siamo chiamati a fare, sfrondato di ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale; e nient&#8217;altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per generazioni innumerevoli, per i nostri e bisnonni, per i nostri trisavoli e antenati, vigeva una semplice, chiara, intuitiva verit\u00e0: la voce della coscienza \u00e8 la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117],"class_list":["post-29558","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29558","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29558"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29558\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29558"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29558"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29558"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}