{"id":29557,"date":"2016-09-24T12:17:00","date_gmt":"2016-09-24T12:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/24\/voce-del-verbo-esultare\/"},"modified":"2016-09-24T12:17:00","modified_gmt":"2016-09-24T12:17:00","slug":"voce-del-verbo-esultare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/24\/voce-del-verbo-esultare\/","title":{"rendered":"Voce del verbo esultare"},"content":{"rendered":"<p>Io esulto; tu esulti; egli esulta; noi esultiamo; voi esultate, essi esultano: voce del verbo esultare, intransitivo. Il quale \u00e8 formato da <em>ex<\/em> pi\u00f9 <em>saltare<\/em> (nel senso di ballare, danzare gesticolando) e significa provare grande allegrezza; raggiare; tripudiare alla notizia di; essere allegro; essere felice; gioire; godere; entusiasmarsi; essere euforico; essere ebbro di gioia; gongolare. Cos\u00ec il vocabolario.<\/p>\n<p>Nella storia della letteratura, \u00e8 un verbo che s&#8217;incontra nei poemi epici, quando la vittoria arride ai guerrieri sotto le mura della citt\u00e0 nemica; quando gli esploratori raggiungono la meta desiderata, o i navigatori superano un difficile braccio di mare; quando i campioni vincono una gara sportiva. Non \u00e8 un&#8217;azione che si incontra spesso, quella di esultare; \u00e8 riservata a poche, solenni occasioni: in un poema come l&#8217;<em>Iliade<\/em>, che pure \u00e8 tutto un risuonare di armi e un clamore di gesta guerresche, lo s&#8217;incontra qualche volta. Ma colui che si abbandona all&#8217;esultanza deve stare bene attento: perch\u00e9 essa deve essere proporzionata, anche nel giudizio altrui, alla difficolt\u00e0 della prova che \u00e8 stata affrontata; pena il ridicolo. Esultare per una impresa da poco, per aver superato un piccolo ostacolo, per aver trionfato di un nemico striminzito, sarebbe come segnare un autogol: farebbe cadere l&#8217;ombra del ridicolo su colui che esulta con troppa facilit\u00e0. Si rischia di apparire non gi\u00e0 come Ettore o Achille, giustamente fieri delle proprie imprese di valore, ma come il conte di Culagna della <em>Secchia rapita<\/em> di Alessandro Tassoni: buffi, grotteschi, patetici, millantatori. Infatti, non si esulta fra s\u00e9 e s\u00e9; si esulta sotto gli occhi di tutti, ci si vanta del proprio successo e si inneggia alla propria vittoria; e, per ci\u00f2 stesso, ci si espone al giudizio del pubblico. In un certo senso, esultare \u00e8 un&#8217;azione che si basa sulla comunicazione: non si esulta da soli; o, se lo si fa, lo si fa solo mentalmente: ma i gesti, la mimica, le grida, questo \u00e8 teatro allo stato puro, cio\u00e8 una forma di comunicazione.<\/p>\n<p>In altre parole, l&#8217;esultanza deve essere un&#8217;azione rara, quasi come l&#8217;oro: non si trova l&#8217;oro ad ogni pie&#8217; sospinto, in ogni greto di torrente; e non si pu\u00f2 esultare ad ogni minima occasione, perch\u00e9, in tal caso, l&#8217;azione perderebbe valore, diverrebbe banale, ridicola. Questo, per\u00f2, \u00e8 precisamente quel che accade, quel che si vede continuamente, ad ogni passo, sempre pi\u00f9 sovente: tutti che esultano, che si abbandonano a sfrenate manifestazioni di tripudio. Una squadra di calcio vince la partita: ed ecco che i giocatori balzano letteralmente l&#8217;uno nelle braccia dell&#8217;altro, si stringono, si baciano, urlano a squarciagola la loro felicit\u00e0, stringono il pugno e agitano il braccio al cielo. Due giocatrici di tennis vincono un &quot;doppio&quot; ad un torneo, pi\u00f9 o meno importante: ed ecco che gettano in terra la racchetta, si stringono, si avvinghiano, si rotolano per terra, si coprono il collo e il volto di baci appassionati, come due amanti che una lunga separazione abbia reso pi\u00f9 ardenti e incuranti dell&#8217;universo mondo. Uno studente ha superato l&#8217;esame di stato, si \u00e8 diplomato, oppure si \u00e8 laureato: ed ecco che lui, i suoi amici, i suoi parenti si abbandonano a manifestazioni di gioia incontenibile, straripante, furiosa, quasi che avesse piantato, lui per primo, lui solo, la bandiera in cima al Monte Everest, o nella posizione esatta del Polo Sud. Eppure, i diplomi di liceo e le lauree universitarie, oggi, sono certo assai meno sudati che una o due generazioni fa: non c&#8217;\u00e8 nemmeno da fare un paragone. Solo che i nostri genitori e i nostri nonni non esultavano a quel modo; non urlavano e non piangevamo di gioia a quella maniera; e i loro amici e parenti, era gi\u00e0 tanto se trovavano il tempo di far loro i complimenti, di stringer loro la mano o festeggiarli con un abbraccio estremamente sobrio, del tutto simbolico, quasi sfiorandoli.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 successo? Perch\u00e9 oggi la gente ha una tale facilit\u00e0 ed esultare? A giudicare dal fragore degli applausi, si direbbe che perfino i funerali siano divenuti delle occasioni di esultanza: esultanza di che cosa o per che cosa, non \u00e8 ben chiaro, probabilmente, neppure a coloro che si spellano le mani ad applaudire, invece di tributare al morto un pensoso silenzio, e di rivolgere a Dio una preghiera per la sua povera anima peccatrice e bisognosa d&#8217;indulgenza. Per\u00f2, intanto, si applaude: lo fanno tutti; che cosa si stia applaudendo, non si sa.<\/p>\n<p>Per capire meglio questo fenomeno, bisogna partire da una considerazione e da una osservazione. L&#8217;osservazione \u00e8 che i nostri nonni, appunto, non esultavano: conservavano, in ogni circostanza della vita, una certa quale <em>gravitas<\/em> da persone serie e moderate; un forte pudore dei propri sentimenti. L&#8217;esultanza \u00e8 una forma di gioia; la gioia \u00e8 un sentimento molto forte, che dice tante cose su colui che lo manifesta: dunque, manifestare ostentatamente, sguaiatamente, scompostamente la propria esultanza, \u00e8 come mettersi nudi davanti a tutti, e ballare nudi per farsi ammirare. \u00c8 una forma estrema di narcisismo, una totale mancanza di pudore. Inoltre, si esulta per le proprie vittorie, non per il successo di qualcun altro, di un amico, ad esempio: perci\u00f2 \u00e8 anche una ostentazione del proprio io, della propria vanit\u00e0, del proprio orgoglio. Non si sa bene perch\u00e9 gli altri debbano sorbirsi questo spogliarello inverecondo, sovente non solo metaforico, che consiste nello sbandierare al massimo, nel gridare dai tetti, la propria gioia per aver avuto successo, per aver vinto. I nostri nonni ci avevamo insegnato che l&#8217;uomo di valore sa contenersi, ma moderarsi, sa controllarsi, anche e soprattutto nella lieta fortuna; e che ostentare le proprie vittorie \u00e8 una cosa non bella, n\u00e9 giusta.<\/p>\n<p>La considerazione \u00e8 che, in una societ\u00e0 &#8212; come la nostra &#8212; basata sull&#8217;apparire e non sull&#8217;essere, l&#8217;ostentazione di una cosa, ad esempio di un sentimento, \u00e8 inversamente proporzionale al suo valore intrinseco, e, in particolare, alla fatica e ai sacrifici fatti per conseguire quel tale risultato. Quanta maggiore \u00e8 stata la fatica, quanto pi\u00f9 gravi i sacrifici, tanto pi\u00f9 sobria sar\u00e0 la reazione davanti al successo; quanto minore la fatica e tanto pi\u00f9 lievi i sacrifici, tanto pi\u00f9 ostentata sar\u00e0 la vittoria. \u00c8 la legge dell&#8217;apparire: una legge cos\u00ec forte e pervasiva, che quanti ne subiscono il potere neanche si rendono conto di mentire a se stessi, allorch\u00e9 gonfiano e ingigantiscono, ai propri occhi, le fatiche sopportate e i sacrifici affrontati, e si auto-rappresentano come degli eroi, mentre invece hanno ricevuto tutte le facilitazioni possibili, e il loro impegno \u00e8 stato decisamente modesto. Ma riconoscere una cosa del genere, equivarrebbe a riconoscere la propria mediocrit\u00e0, la propria piccolezza: e il nano vuol sempre apparire un gigante; sempre: fa parte della sua natura; quanto pi\u00f9 e nano, tanto pi\u00f9 s&#8217;immagina di essere diventato un gigante. \u00c8 la vecchia favola della rana e del bue.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 dell&#8217;apparire \u00e8 anche, necessariamente, la societ\u00e0 della menzogna. Mentono tutti, sistematicamente; e il bello \u00e8 che ciascuno sa che la menzogna regna universale e sovrana: ci\u00f2 non toglie che ognuno continui a mentire, come se gli altri non vedessero la sua menzogna, e come se le menzogne fossero diventate, chi sa come, altrettante verit\u00e0 sacrosante. Tutti sanno che i mulini non sono pi\u00f9 bianchi e che i prodotti alimentari non sono pi\u00f9 quelli sani e naturali di una volta; per\u00f2 tutti quanti, e per primi gli industriali che ne curano la produzione e il commercio, fingono di credere, e pretendono di far credere a tutti, che i mulini sono tornati bianchi e che i loro prodotti sono sani e nutrienti come quelli del nonno. Tutti mentono e tutti sanno di mentire, ma, nello stesso tempo, tutti rifiutano di credere alla propria menzogna, e fingono di non vedere le menzogne altrui, Tutti sanno &#8212; basta dare un&#8217;occhiata a internet &#8212; che il seno dell&#8217;attrice tal dei tali \u00e8 completamente rifatto; lei, per\u00f2, nega la cosa, e intanto lo ostenta, scoperto, per farne ammirare la perfezione e anche, guarda un po&#8217;, la &quot;naturalezza&quot;: e quel che fa lei, fanno tutte le altre. Il pubblico, i lettori di <em>gossip<\/em>, sanno che non \u00e8 cos\u00ec; nondimeno, non c&#8217;\u00e8 quasi pi\u00f9 una donna di spettacolo che non si rifaccia chirurgicamente il seno, le labbra, il viso, il naso, i polpacci, e Dio sa cos&#8217;altro. Tutti sanno che quei corpi sono pieni di silicone, che sono fasulli, che sono costruiti; ma tutti lo negano e giurano il contrario. La menzogna \u00e8 palese, eppure va avanti; e l&#8217;ipocrisia dominante riesce a far procedere le cose in questo modo, come se nulla fosse. In un mondo sano, l&#8217;evidenza della menzogna squalificherebbe il mentitore; cio\u00e8, nel nostro caso, farebbe passare la voglia a quelle signore di continuare a rifarsi, e le indurrebbe ad accettare i segni naturali dell&#8217;et\u00e0: insegnerebbe loro, magari, come sapevano fare le loro madri e le loro nonne, a puntare sul fascino, che dura molto pi\u00f9 della bellezza legata alla giovinezza, perch\u00e9 pu\u00f2 mostrare anche le rughe e farne addirittura un elemento interessante. Tutto questo, per\u00f2, sarebbe saggezza; e la saggezza \u00e8 figlia della sincerit\u00e0: dunque, una cosa impossibile nella societ\u00e0 della menzogna. Abbiamo costruito un labirinto di menzogne dal quale non sapremmo pi\u00f9 uscire, neanche se lo volessimo (e non lo vogliamo). Qualcuno s&#8217;immagina un impiegato di banca che dica, onestamente, al vecchio cliente: \u00abGuardi, veda un po&#8217; lei: ma sappia che tutti questi prodotti finanziari che le proponiamo, sono nel nostro interesse, non nel suo; siamo costretti a proporli, a nostra volta: per\u00f2 non si fidi\u00bb? No, \u00e8 una cosa impensabile.<\/p>\n<p>Esultare con troppa facilit\u00e0, dunque, \u00e8 cosa poco bella e, sovente, disdicevole: primo, perch\u00e9 rappresenta uno sfogo incontrollato di narcisismo, che potrebbe infastidire gli altri, e, soprattutto, che mette a nudo la nostra piccolezza, la sproporzione che esiste fra i meriti che pensiamo di avere, e il nostro valore effettivo, generalmente modesto; secondo, perch\u00e9 crea una spirale inflazionistica, che, come tutte le manifestazioni della societ\u00e0 consumista, richiede dosi sempre maggiori, via, via che ci si abitua ad un simile stile; e allora, se si esulta in maniera scomposta e pacchiana per un diploma, per una vittoria sportiva (con tanto di pubbliche dichiarazioni, nelle quali si mettono in piazza, bellamente, i propri sentimenti e gli affetti pi\u00f9 intimi, magari con la scusa di dedicare alla persona amata la propria medaglia), che cosa si dovrebbe fare per il successo in un concorso statale, o per un matrimonio, o per un grosso avanzamento di carriera? Bisognerebbe forse tappezzare la citt\u00e0 con le proprie fotografie, con il proprio nome, o noleggiare delle automobili munite di megafoni, che vadano su e gi\u00f9 per le strade, a pubblicizzare la nostra gioia; oppure, ancora, acquistare &#8212; avendone la possibilit\u00e0 &#8212; una pagina intera di un giornale quotidiano, e mettere nero su bianco, per la gioia dei lettori, il tripudio che si agita nel nostro cuore? E perch\u00e9 non noleggiare un aereo da turismo che passi sopra la citt\u00e0 a bassa quota, o che sorvoli una spiaggia affollatissima, per far sapere a tutti, ma proprio a tutti, che la buona sorte ci ha baciati in fronte, e che noi siamo ebbri di esultanza?<\/p>\n<p>Difatti, queste sono cose che gi\u00e0 si fanno: e la dicono lunga sul grado di banalit\u00e0, di ostentazione, di narcisismo che abbiamo raggiunto nella gestione pubblica dei nostri sentimenti privati. La gioia \u00e8, o dovrebbe essere, il pi\u00f9 privato di tutti i sentimenti: perch\u00e9 gioire di qualcosa significa anche rivelare al mondo il nostro pi\u00f9 intimo segreto. Ma siamo sicuri che la cosa giusta da fare sia comunicarlo, o meglio, gridarlo e sbandierarlo a tutto il mondo? Non sarebbe pi\u00f9 giusto condividere la nostra gioia con pochissimi amici e con i nostri familiari, che ci conoscono, ci apprezzano, ci stimano e sanno se abbiamo fatto dei sacrifici, oppure no, per raggiungere quel determinato traguardo? Che cosa pu\u00f2 importare agli altri, agli estranei, a quelli che non ci conoscono, quel che abbiamo fatto ed i risultati che abbiamo raggiunto? Ma, soprattutto, perch\u00e9 dovrebbero essere interessati allo spettacolo della nostra esultanza scomposta e pacchiana? La mancanza di autocontrollo e di senso del limite, l&#8217;ostentazione, il narcisismo, l&#8217;assenza di pudore e discrezione, sono tipiche espressioni dell&#8217;animo infantile: sono i bambini che si comportano cos\u00ec. Ma gli adulti non sono bambini; al massimo, sono dei bambocci, cio\u00e8 degli adulti rimbambocciti. Non c&#8217;\u00e8 nulla di cui gloriarsi, dunque. L&#8217;esultanza pubblica ed esagerata non \u00e8 che la confessione pubblica ed eloquente dello stato di rimbambimento generalizzato che affligge la nostra societ\u00e0. Lo aveva capito bene lo scrittore polacco Witold Gombrowicz: si legga il suo romanzo <em>Ferdydurke<\/em> per esserne convinti. Il libro venne pubblicato nel 1937: prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Sono passati circa ottant&#8217;anni: eppure, quanta verit\u00e0 in esso! Abbiamo avuto anche dei profeti laici di questo tipo, ma non li abbiamo compresi. E siamo scivolati nella palude del ridicolo; quel ridicolo che avremmo potuto benissimo risparmiarci. Ci consoliamo riflettendo che, se tutti si rendono ridicoli, nessuno appare ridicolo: miserabile consolazione, e, oltretutto, falsa. In un mondo siffatto, pu\u00f2 darsi che nessuno <em>appaia<\/em> ridicolo: ma <em>essere<\/em> ridicoli, questo non potrebbe togliercelo di dosso neppure il Demiurgo di Aristotele. Almeno, se il concetto di verit\u00e0 non \u00e8 stato archiviato anch&#8217;esso, una volta per tutte.<\/p>\n<p>Tuttavia, c&#8217;\u00e8 un terzo motivo per cui dovremmo imparare ad esultare un po&#8217; meno, a controllarci nella buona fortuna, ad astenerci dalle clamorose manifestazioni, ed ostentazioni, del nostro tripudio. Si dice &#8212; lo racconta lo storico greco Polibio &#8212; che Scipione Emiliano, davanti alle rovine di Cartagine, finalmente presa e distrutta dai Romani, invece di gioire, invece di tripudiare, invece di esultare, sia scoppiato in pianto. La ragione \u00e8 che, in quel momento, anzich\u00e9 assaporare la fine della guerra da lui condotta vittoriosamente contro quella citt\u00e0, non pot\u00e9 fare a meno di pensare che lo stesso amaro destino, prima o dopo &#8212; magari in un futuro cos\u00ec lontano, che a stento lo si sarebbe potuto immaginare, come un realt\u00e0 fu &#8212; avrebbe subito il medesimo destino. Chi oggi trionfa, domani cadr\u00e0: tale \u00e8 la legge delle cose umane. <em>Chi di spada ferisce, di spada perisce<\/em>, avrebbe detto Qualcuno. Pi\u00f9 in generale: tutto ci\u00f2 che ha un inizio, avr\u00e0 anche una fine; tutto ci\u00f2 che sorge, dovr\u00e0 tramontare; tutti coloro che oggi vincono, domani saranno vinti. \u00c8 il <em>Qoelet<\/em>, il libro forse pi\u00f9 pensoso e severo dell&#8217;Antico Testamento, a ricordarci la grande massima che, nella vita terrena, <em>tutto \u00e8 vanit\u00e0<\/em>. Non dovremmo scordarcene mai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io esulto; tu esulti; egli esulta; noi esultiamo; voi esultate, essi esultano: voce del verbo esultare, intransitivo. 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