{"id":29555,"date":"2017-04-20T08:36:00","date_gmt":"2017-04-20T08:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/20\/siamo-tutti-chiamati-sta-a-noi-rispondere\/"},"modified":"2017-04-20T08:36:00","modified_gmt":"2017-04-20T08:36:00","slug":"siamo-tutti-chiamati-sta-a-noi-rispondere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/20\/siamo-tutti-chiamati-sta-a-noi-rispondere\/","title":{"rendered":"Siamo tutti chiamati, sta a noi rispondere"},"content":{"rendered":"<p>La vocazione: un tempo &#8212; sembra che sia trascorso un millennio, invece si tratta di pochi decenni &#8211; &#8212; quando si parlava della <em>vocazione<\/em>, si intendeva, nove volte su dieci, la <em>vocazione religiosa<\/em>; nelle famiglie, ancora relativamente numerose, di una o due generazioni fa, si intendeva dire che un certo ragazzo o una certa ragazza avevano scelto d&#8217;intraprendere, rispettivamente, la via del seminario o quella del convento, qualche volta per partire come missionari, pi\u00f9 spesso per dedicarsi alla vita consacrata l\u00e0 dove i loro superiori avessero deciso.<\/p>\n<p>In effetti, almeno teoricamente, allora veniva insegnato che anche la via del matrimonio e della procreazione \u00e8 una vocazione, tanto quanto lo \u00e8 quella alla vita religiosa: tanto \u00e8 vero che anch&#8217;essa viene pienamente attuata mediante l&#8217;accesso a un Sacramento: il Matrimonio, cos\u00ec come la vocazione religiosa si realizza mediante l&#8217;Ordine sacro. Sposarsi, mettere su una famiglia, avere dei figli, allevarli, educarli e prepararli alla vita, il tutto sotto la protezione di Dio, nella prospettiva di un impegno incondizionato, senza limiti di tempo, nella buona e nella cattiva sorte, sino alla fine: tale era il progetto di vita che si prospettava alla quasi totalit\u00e0 dei giovani che non sentivano, o non seguivano, la vocazione religiosa.<\/p>\n<p>In altre parole, le strade erano sostanzialmente due: la vita consacrata o il matrimonio, anch&#8217;esso consacrato. Una terza possibilit\u00e0 esisteva, certamente, ma era considerata come un ripiego: infatti nessun giovane si prefiggeva, normalmente, qualche cosa di diverso dalla vita religiosa o dal matrimonio cristiano. Se ci\u00f2 avveniva, quasi sempre si trattava di situazioni particolari, come quella di una figlia, o di un figlio, che decidevano di assistere, fino all&#8217;ultimo, i genitori anziani e malati, invece di collocarli in una casa di riposo. Se non vi erano motivi particolari, la scelta di restare soli, o, come si dice oggi &#8211; come se la parola inglese nobilitasse, di per s\u00e9, il concetto, <em>single<\/em> -, in effetti non era quasi mai una scelta, bens\u00ec un destino, subito con una certa amarezza, e motivo di una certa vergogna nei confronti degli altri, specie per la donna, che al mancato ruolo di sposa aggiungeva lo smacco del mancato ruolo di madre. L&#8217;atteggiamento della societ\u00e0 era un po&#8217; pi\u00f9 comprensivo nei confronti dell&#8217;uomo celibe, anche se non privo, il pi\u00f9 delle volte, di una certa bonaria ironia: il pensiero che si leggeva nei volti di amici e parenti, la domanda inespressa, era pi\u00f9 o meno questa: <em>Ma con tutte le brave ragazze che ci sono al mondo, possibile che costui non ne abbia trovata una che gli piacesse, e con cui mettere su famiglia?<\/em> Insomma, l&#8217;idea largamente diffusa era che chi non si sposa, n\u00e9 sceglie la vita religiosa, deve avere un fondo di egoismo, deve essere una persona fredda, calcolatrice, incapace di donarsi, un po&#8217; arida, probabilmente anche bisbetica. E, cosa ancor pi\u00f9 importante per la storia della sociologia e del costume, a pensarla cos\u00ec erano, quasi sempre, anche i diretto interessati: infatti, gli uomini e le donne che &quot;mancavamo&quot; l&#8217;occasione del matrimonio, come pure quella della professione dei voti religiosi, vedevano se stessi in termini fallimentari, e rimpiangevano le occasioni perdute, non colte al momento giusto.<\/p>\n<p>Ovviamente, dir\u00e0 qualcuno, con il senno del poi (cio\u00e8 di adesso), questa auto-svalutazione aveva a che fare con il giudizio negativo che la societ\u00e0 dava dei rapporti pre-matrimoniali, e del fatto che, fino a non moltissimo tempo fa, una semplice convivenza fra un ragazzo e una ragazza, <em>more uxorio<\/em>, ma senza il vincolo matrimoniale, sarebbe apparsa pressoch\u00e9 inconcepibile. In effetti, per\u00f2, \u00e8 probabile che non si trattasse solo di questo, ma anche del fatto che la famiglia, allora, per quanto talvolta criticata, era vista pur sempre quale in effetti \u00e8, ossia come la societ\u00e0 fondamentale; e, pertanto, era considerata riuscita, una vita che si realizzava attraverso il matrimonio, non riuscita, invece, una vita che restava chiusa in se stessa, senza l&#8217;assunzione della doppia responsabilit\u00e0 di essere sposi e di essere genitori, cos\u00ec come tutte le generazioni precedenti avevano sempre fatto. Nella seconda met\u00e0 del Novecento, per\u00f2, \u00e8 accaduto un fatto nuovo e rivoluzionario: l&#8217;Italia \u00e8 diventata un Paese industrialmente avanzato, la quinta potenza economica a livello mondiale; la civilt\u00e0 contadina \u00e8 sparita nello spazio d&#8217;un mattino, senza commiati e senza lacrime; e gl&#8217;italiani si sono trovati, quasi da un momento all&#8217;altro, a passare da uno stile di vita improntato alla frugalit\u00e0, a quello tipico del consumismo, cio\u00e8 del superfluo e dello spreco: cosa che ha prodotto anche sconvolgimenti psicologici, spirituali e morali di portata mai vista, primo fra tutti l&#8217;ingresso dei giovani, in quanto categoria distinta, nel circuito dei consumi di massa.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede adatta per spingere oltre l&#8217;analisi; ci basti aver tratteggiato le linee essenziali del quadro: in una simile cornice storico-culturale, non solo l&#8217;idea della chiamata alla vita religiosa e quella della chiamata alla vita matrimoniale, ma l&#8217;idea della chiamata in se stessa, \u00e8 andata praticamente smarrita nel giro di pochissimi anni. In altre parole, mano a mano che il cosiddetto benessere avanzava, livellava e appiattiva ogni aspetto della societ\u00e0, andava perduta l&#8217;idea stessa che ciascun uomo \u00e8 chiamato a fare qualcosa, che ciascun uomo \u00e8 il destinatario di una particolare chiamata &#8211; altrimenti detta, se considerata dal punto di vista interno, ma per esprimere lo sesso concetto &#8211; <em>vocazione<\/em>. Vocazione viene dal latino &quot;vocare&quot;, che significa &quot;chiamare qualcuno per farlo venire&quot;, o anche &quot;chiamare per nome&quot;, ed esprime l&#8217;idea dell&#8217;essere chiamati <em>in modo personale.<\/em> Ora, se si \u00e8 chiamati in un tal modo, vuol dire che c&#8217;\u00e8 qualcuno che chiama, a meno che si tratti di una banale espressione retorica; e che colui che chiama conosce molto bene, tanto da chiamarlo per nome, colui che \u00e8 chiamato. Dunque, si tratta della manifestazione visibile di una relazione, una relazione fra due soggetti; meglio: fra due <em>persone<\/em>. Questo \u00e8 il vero significato della chiamata: a un animale domestico, a uno schiavo, si d\u00e0 un ordine: <em>Vieni qui<\/em>; a un figlio, a un caro amico, invece, si rivolge un invito: <em>Ti prego di venire, di me puoi fidarti<\/em>. La chiamata, allora, non \u00e8 solo una chiamata a presentarsi: \u00e8 anche una testimonianza d&#8217;affetto e, nello stesso tempo, una rassicurazione e un impegno: <em>Ti chiamo perch\u00e9 ti voglio bene; ti chiamo perch\u00e9 mi stai a cuore; ti chiamo perch\u00e9 desidero il tuo bene<\/em>.<\/p>\n<p>Non si chiama colui che ci \u00e8 indifferente; non cos\u00ec, almeno, ma lo si chiama solo per bisogno, o per interesse. Dunque, noi siamo dei &quot;chiamati&quot;, perch\u00e9 Qualcuno ci sta chiamando; Qualcuno che ci conosce molto bene; Qualcuno che ci conosce fin da prima che nascessimo, fin da prima che fossimo concepiti, anzi, fin da prima che il mondo incominciasse ad esistere. L&#8217;Autore di tutte le cose, il Sole che d\u00e0 luce all&#8217;intero universo, l&#8217;Intelligenza che penetra fino all&#8217;intimo del mistero di ogni singola anima, ci chiama: ci chiama per nome, perch\u00e9 ci conosce, e, conoscendoci, ci chiama in maniera conforme e perfettamente proporzionata alle nostre capacit\u00e0, alla nostra indole, alla nostra essenza pi\u00f9 profonda. Ogni essere umano \u00e8 destinatario della chiamata, nessuno escluso: dunque, la mentalit\u00e0 tradizionale, che identifica la chiamata con la vocazione religiosa, o, al massimo, con la vita matrimoniale, \u00e8 sbagliata. Piuttosto, occorre distinguere fra la chiamata universale e la chiamata particolare degli enti, cio\u00e8 dei singoli esseri umani. La chiamata universale, rivolta anch&#8217;essa a tutti e a ciascuno, chiama ogni individuo ad essere ci\u00f2 che deve essere in quanto uomo: perch\u00e9 l&#8217;uomo non \u00e8, semplicemente, colui che nasce tale, ma colui che lo diventa, realizzando le potenzialit\u00e0 umane che gli sono state date. In altre parole: mentre la tigre \u00e8, senz&#8217;altro, una tigre, e il cavallo, un cavallo, e la farfalla, una farfalla, l&#8217;uomo \u00e8 colui che deve <em>diventare<\/em> uomo, che deve compiere un percorso, che deve realizzare un&#8217;evoluzione. Non tutti gli esseri umani sono realmente tali: molti ne hanno solo le apparenze, le sembianze esteriori; ma, nell&#8217;intimo, sono delle creature mancate, irrisolte, fallimentari. Diventare uomini \u00e8 uno scopo, un impegno, uno sforzo: e il risultato non \u00e8 mai certo. Se si vuole, l&#8217;uomo \u00e8 un laboratorio, un progetto pi\u00f9 che un risultato, perch\u00e9 alla sua riuscita sono necessari due elementi: la partecipazione della creatura e la grazia che il Creatore le concede, nel suo disegno amorevole, ma per noi misterioso. Con il proprio personale impegno e con l&#8217;aiuto della grazia, l&#8217;uomo diventa realmente uomo; senza di quello o di questa, rimane inesorabilmente qualche cosa di meno: una contraffazione, una statua solamente sbozzata, un dipinto non terminato.<\/p>\n<p>Ma che cosa significa diventare uomo? Significa diventare quel che un essere umano deve essere, per essere veramente tale: portare a perfezione, nei limiti del possibile, la propria natura intelligente e spirituale, che ne fa, una volta realizzata, <em>poco meno di un angelo<\/em>. L&#8217;elemento decisivo, in quest&#8217;opera, \u00e8 <em>la libert\u00e0<\/em>, senza la quale l&#8217;uomo non potrebbe <em>realizzarsi,<\/em> ma solamente <em>essere realizzato<\/em>, subendo passivamente, e ricevendo dall&#8217;esterno, l&#8217;opera del suo Creatore. Ma il Creatore ha voluto che l&#8217;uomo fosse libero, appunto perch\u00e9 lo voleva collaboratore della propria opera, e quasi amico, pi\u00f9 che servitore, secondo le parole adoperate da Ges\u00f9 stesso verso i suoi discepoli (<em>Gv<\/em>., 15, 14-17): <em>Voi siete miei amici, se fate ci\u00f2 che io vi comando. Non vi chiamo pi\u00f9 servi, perch\u00e9 il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che ho udito dal Padre mio l&#8217;ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perch\u00e9 andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perch\u00e9 tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri<\/em>. Eletti da Dio e innalzati da Lui al livello della sua amicizia, gli uomini diventano qualche cosa di pi\u00f9, anzi, molto di pi\u00f9, che delle creature bipedi e dotate di ragione: diventano i collaboratori liberi e volontari della sua creazione, attraverso il ministero dell&#8217;amore. Dignit\u00e0 altissima, incomparabile, che non ha l&#8217;eguale in nessun&#8217;altra delle sue creature. E questa, che abbiamo brevemente ora descritto, \u00e8 la chiamata universale, che non va confusa con la chiamata particolare.<\/p>\n<p>La chiamata particolare \u00e8 quella che ciascun uomo riceve da Dio, non in quanto uomo, ma in quanto individuo particolare, unico e irripetibile, diverso da qualunque altro che sia mai vissuto, che viva o che vivr\u00e0 mai: \u00e8, per cos\u00ec dire, una chiamata ulteriore. Tutti sono chiamati ad amare Dio e il prossimo, rispondendo alla chiamata universale; e si tratta, in effetti, della <em>stessa<\/em> chiamata, cio\u00e8 di una chiamata <em>indifferenziata<\/em>. Giovani e vecchi, sani e malati, colti e ignoranti, tutti sono chiamati a diventare uomini, attraverso il libero esercizio dell&#8217;amore filiale verso Dio, e dell&#8217;amore fraterno verso il prossimo. Ma il modo in cui si risponde alla chiamata, il modo in cui la si realizza, \u00e8 diverso e particolare per ciascun singolo individuo: non vi sono due individui identici nel mondo intero, n\u00e9 mai vi sono stati o vi saranno; e cos\u00ec, allo stesso modo, non vi sono due chiamate particolari che siano identiche, perch\u00e9 la chiamata particolare \u00e8 commisurata alla natura particolare di ciascun singolo individuo. La chiamata particolare, fermo restando il fine ultimo, che \u00e8 l&#8217;amore, domanda a ciascun individuo di mettere a frutto i doni naturali della volont\u00e0, della memoria e dell&#8217;intelletto (che santa Caterina da Siena chiamava le tre porte dell&#8217;anima). Dunque, la chiamata particolare non \u00e8 solo la chiamata al sacerdozio o al matrimonio: \u00e8 la chiamata ad essere, in quanto singolo individuo, unico e irripetibile, quello che ciascuno di noi \u00e8 chiamato ad essere. Ciascuno di noi \u00e8 chiamato a diventare se stesso in una maniera sua particolare, secondo lo &quot;stampo&quot;, o idea, che Dio stesso ha di noi, e l&#8217;ha avuta sin da prima di creare il mondo: perch\u00e9 ciascuno di noi, singolarmente preso, \u00e8 sempre stato presente alla sua mente e al suo amore ineffabile, prima ancora che il mondo incominciasse ad esistere.<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, possiamo contemplare, in tutta la sua portata, l&#8217;immensa frattura che si \u00e8 venuta a creare fra la civilt\u00e0 moderna e il progetto originario di Dio riguardo alla sua creatura prediletta: cio\u00e8 all&#8217;uomo in quanto uomo, e ai singoli uomini in quanto creature uniche e irripetibili. Per udire la voce della chiamata, infatti, ossia la voce di Dio, \u00e8 necessario che l&#8217;anima sia affinata e addestrata, per cos\u00ec dire, a fare silenzio in se stessa, e a rivolgere la sua attenzione principale non alle cose di quaggi\u00f9, per quanto legittime e necessarie, ma alla dimensione divina, cio\u00e8 alla vita soprannaturale, che \u00e8 parte integrale della natura umana. L&#8217;uomo, infatti, ha una doppia natura: per un lato \u00e8 una creatura della terra, ma per l&#8217;altro \u00e8 una creatura celeste. Ora, la civilt\u00e0 moderna nasce appunto da un progetto intenzionale e deliberato di rivolta contro Dio, e la sua caratteristica pi\u00f9 appariscente \u00e8 proprio la cura che essa mette nel soffocare, con i suoi rumori incessanti, la voce della chiamata divina. Nei rumori della civilt\u00e0 moderna, nel continuo bombardamento di cose, di stimoli, di tentazioni, alcune veramente diaboliche, ma tutte, comunque, rigorosamente immanenti e contingenti, staccate dall&#8217;infinito e isolate dalla Sorgente della vita, \u00e8 divenuto difficile udire l&#8217;essenziale. Ci\u00f2 non significa che sia impossibile: la grazia di Dio non smette di effondersi nell&#8217;anima nostra, se noi lo desideriamo con cuore sincero e se non ci stanchiamo di cercarlo, servirlo e amarlo, accordando la nostra volont\u00e0 con la sua. <em>Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, Lui ve lo conceder\u00e0<\/em>. Queste parole di Ges\u00f9 Cristo dovrebbero bastare a fugare ogni dubbio, ogni scoraggiamento e ogni tristezza, a dissipare ogni tetro pensiero. Coraggio, dunque! Nessuno \u00e8 lasciato da solo, mai; ciascuno, assistito dal suo angelo custode, \u00e8 sempre amato da Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vocazione: un tempo &#8212; sembra che sia trascorso un millennio, invece si tratta di pochi decenni &#8211; &#8212; quando si parlava della vocazione, si intendeva,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[178],"class_list":["post-29555","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29555","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29555"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29555\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29555"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29555"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29555"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}