{"id":29554,"date":"2007-11-02T08:18:00","date_gmt":"2007-11-02T08:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/02\/la-vocazione-alla-vita-degli-esseri-si-realizza-attraverso-il-paradosso\/"},"modified":"2007-11-02T08:18:00","modified_gmt":"2007-11-02T08:18:00","slug":"la-vocazione-alla-vita-degli-esseri-si-realizza-attraverso-il-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/11\/02\/la-vocazione-alla-vita-degli-esseri-si-realizza-attraverso-il-paradosso\/","title":{"rendered":"La vocazione alla vita degli esseri si realizza attraverso il paradosso"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo <em>L&#8217;ultimo nemico ad essere sconfitto sar\u00e0 la morte<\/em> abbiamo iniziato una riflessione sul mistero della morte e sull&#8217;apparente paradosso degli esseri che, chiamati alla vita, corrono tuttavia incessantemente verso la morte. Avevamo anche posto attenzione a quel passo enigmatico di San Paolo (<em>1 Corinzi<\/em>, XV, 12-28), che culmina nella affermazione:<\/p>\n<p>&quot;<em>Come tutti gli uomini muoiono per la loro unione con Adamo, cos\u00ec tutti risusciteranno per la loro unione a Cristo. Ma ciascuno nel suo ordine. Prima Cristo che \u00e8 la primizia, poi, quando Cristo torner\u00e0, quelli che gli appartengono. Poi Cristo distrugger\u00e0 ogni Principato, Dominazione e Potenza, e consegner\u00e0 il regno a Dio Padre: allora sar\u00e0 la fine. Perch\u00e9 Cristo deve regnare, finch\u00e9 Dio abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi. L&#8217;ultimo nemico a essere distrutto sar\u00e0 la morte. Infatti la Bibbia afferma: \u00abTutto ha posto sotto i suoi piedi.\u00bb Ma quando dice che tutto gli \u00e8 stato assoggettato, \u00e8 chiaro che si deve eccettuare colui che gli ha assoggettato ogni cosa. E quando avr\u00e0 assoggettato a lui tutte le cose, allora il Figlio stesso far\u00e0 atto di sottomissione a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinch\u00e9 Dio sia tutto in tutti.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ci eravamo domandati che voglia dire, in particolare, che <em>per mezzo di un uomo (cio\u00e8 Adamo) \u00e8 venuta la morte<\/em>. Forse che gli uomini, per il fatto di essere uomini, e cio\u00e8 creature viventi, non sono sempre stati soggetti alla morte? E perch\u00e9, come ci domandavamo all&#8217;inizio, Paolo chiama la morte <em>l&#8217;ultimo nemico<\/em> e afferma che esso verr\u00e0 distrutto dalla potenza di Cristo, <em>affinch\u00e9 Dio sia tutto in tutti<\/em>? Ci eravamo rivolti per aiuto alla filosofia di Gabriel Marcel, e vi avevamo trovato il profondo concetto che:<\/p>\n<p><em>\u00abAmare qualcuno significa dire: Tu non morrai&#8217;. (&#8230;) Non si afferma l&#8217;indistruttibilit\u00e0 dell&#8217;essere amato da un punto di vista noumenico: l&#8217;indistruttibilit\u00e0 riguarda un certo legame, non un oggetto. Possiamo formulare nel modo seguente l&#8217;assicurazione profetica di cui parlavo poco fa: quali siano i cambiamenti di ci\u00f2 che io ho sotto gli occhi potr\u00e0 subire, io e te resteremo insieme; l&#8217;avvenimento accidentale che pu\u00f2 sopraggiungere non pu\u00f2 rendere caduca la promessa d&#8217;eternit\u00e0 inclusa nel nostro amore&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00e8 giunto ora il tempo di approfondire questo concetto e di domandarci come avvenga che la vita, emanazione dell&#8217;Essere, abbia come destino <em>naturale<\/em> la morte; che cosa significhi la morte in tale prospettiva; se la morte, infine, sia ontologicamente legata alla struttura della vita, o se non ne sia un elemento accidentale, sopraggiunto <em>a posteriori<\/em> come risultato di un allontanamento, di una infedelt\u00e0 della vita stessa nei confronti dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Secondo il teologo Ghislain Lafont (<em>La morte, vocazione soprannaturale,<\/em> nel volume antologico <em>La morte e l&#8217;Aldil\u00e0<\/em>, Vicenza, Edizioni Paoline, 1956, pp. 84-86), che si rif\u00e0 al pensiero di sant&#8217;Agostino,<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;anima, di per s\u00e9 e per natura immortale, trae dal commercio con Dio non solo la partecipazione alla natura divina, ci\u00f2 che evidentemente \u00e8 la cosa principale, ma anche un rafforzamento, un consolidamento della sua condizione, propria di realt\u00e0 creata, in qualche modo un supplemento di essere, e questa forza nuova le permette dio dominare interamente ogni realt\u00e0 carnale, cominciando dal suo proprio corpo. L&#8217;anima, trasportata verso la sorgente di vita che \u00e8 Dio, riceve da lui quanto occorre per comunicare al corpo una perennit\u00e0 che naturalmente gli sarebbe estranea. Dio d\u00e0 all&#8217;anima, volta verso di lui, un perfezionamento che supera i limiti della sua propria natura e le permette di neutralizzare i germi naturali di corruzione latenti nella materia. Essa lotta efficacemente contro la mutabilit\u00e0 della carne. La perfezione umana dell&#8217;uomo, il cui primo grado \u00e8 evidentemente la stabilit\u00e0 nell&#8217;essere, si trova dunque strettamente legata a un problema di vita spirituale: la soggezione ontologica del corpo all&#8217;anima, dei sensi allo spirito ha per condizione la soggezione psicologica dell&#8217;anima a Dio. Aprire l&#8217;anima a Dio, accogliere la grazia divina \u00e8 esattamente l&#8217;attuazione perfetta dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sotto questo aspetto, il problema della morte appare in piena luce teologica. Sant&#8217;Agostino l&#8217;ha esposto in modo mirabile nel libro XIII della<\/em> Citt\u00e0 di Dio. <em>La morte, egli dice, \u00e8 innanzitutto la morte dell&#8217;anima: \u00abL&#8217;anima muore, quando Dio l&#8217;abbandona, e il corpo cessa di vivere, quando l&#8217;anima la lascia. L&#8217;uomo muore quando l&#8217;anima, abbandonata da Dio, abbandona il corpo: allora infatti essa non vive pi\u00f9 di Dio e il corpo non vive pi\u00f9 di lei\u00bb (13, 2). Ora questo abbandono da parte di Dio che per l&#8217;uomo \u00e8 cagione di morte, non dipende dall&#8217;arbitrio divino, ma dall&#8217;uomo stesso e dal demonio. \u00abLa morte di cui \u00e8 detto: morrete di morte (<\/em>Gen<em>., 3, 3) \u00e8 quella che ha luogo quando l&#8217;anima \u00e8 abbandonata dalla sua propria vita che \u00e8 Dio stesso. Non che sia abbandonata perch\u00e9 Dio l&#8217;abbia abbandonata, se Egli l&#8217;abbandona \u00e8 perch\u00e9 prima, essa lo ha abbandonato \u00bb (13, 15).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La ribellione della carne, che il primo uomo e la prima donna hanno provato subito dopo il peccato, non \u00e8 che il segno della rottura tra l&#8217;anima e Dio, attuata dalla colpa. Allontanata dal suo principio, l&#8217;anima non ne riceve pi\u00f9 le forze vive che le permettevano di dominare la propria carne e il mondo dei corpi. La materia reagisce tosto nel suo proprio senso, ma solo la caduta dell&#8217;anima ha permesso questo movimento di autonomia: \u00abL&#8217;anima peccatrice ha reso il corpo corruttibile\u00bb (14, 2). Qui siamo lontani dalle prospettive puramente filosofiche. Lo stato di morte \u00e8 naturalissimo all&#8217;uomo teorico, all&#8217;\u00abanimale ragionevole\u00bb, non \u00e8 connaturata alla creatura di Dio. La morte del corpo ha avuto origine dal fatto che il principio della sua vita, l&#8217;anima, si \u00e8 distaccata da Dio. Essendo abbandonata da Dio, l&#8217;anima non pu\u00f2 pi\u00f9 fornire al copro l&#8217;immortalit\u00e0. Le leggi di pura natura, scoperte dal filosofo, che mai avrebbero dovuto agire, entrano in esercizio e la vita dell&#8217;uomo non \u00e8 pi\u00f9 che il conflitto tragico di due forze ciascuna delle quali riprende, mediante la morte e nella morte, la sua autonomia a pezzo dell&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;essere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dunque, la morte corporale \u00e8 una semplice conseguenza della orte dello spirito, della sua separazione alla Vita. Ne \u00e8 anche il<\/em> segno. <em>Le numerose morti di cui siamo testimoni, tutte le forze di morte che dolorosamente sperimentiamo in noi e che, ben lo sappiamo, saranno vittoriose, sono le stimmate del peccato dell&#8217;umanit\u00e0. Il loro compito primordiale \u00e8 quello di permetterci di valutare la realt\u00e0 spirituale del peccato. Imprimono nei nostri sensi e nella nostra carene la verit\u00e0 di una separazione infinitamente pi\u00f9 terribile di quella che operano: il rigetto dell&#8217;anima da parte di Dio consecutivo alla disubbidienza.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Non svilupperemo tutte le implicazioni di questo discorso, estremamente complesso dal punto di vista teologico. Ci limiteremo a soffermare la nostra attenzione sul concetto che l&#8217;anima umana che si rivolge all&#8217;Essere ne riceve un potenziamento straordinario, superando i limiti della propria natura e neutralizzando i processi degenerativi della materia; e che, se l&#8217;allontanamento da Dio rende il corpo corruttibile, il ritorno a Lui ripristina le condizioni di vita connaturate alle Sue creature. Sar\u00e0 forse per questo che, nel corpo degli esseri umani che hanno raggiunto i vertici della santit\u00e0, sembra che le stesse leggi naturali dell&#8217;invecchiamento e della corruzione vengano, per cos\u00ec dire, contrastate e sospese? La tradizione cristiana abbonda di vicende legate all&#8217;incorruttibilit\u00e0 delcorpo dei santi defunti; mentre, nella tradizione induista (e in quella taoista, ma partendo da altri presupposti e con altre prospettive) si parla addirittura di uomini &quot;risvegliati&quot; che possono padroneggiare le funzioni vitali del proprio corpo anche per centinaia di anni.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un precedente articolo, <em>Babaji e i santi immortali dell&#8217;Himalaya,<\/em> del quale riportiamo i punti essenziali. Da tempi immemorabili le popolazioni indiane e nepalesi che vivono nelle solitarie vallate pre-himalayane parlano di santi uomini che vivono ad alta quota, in perfetta solitudine, dediti alla meditazione e alla preghiera. Non hanno fuoco per scaldarsi nelle gelide notti, anzi sono soliti fare il bagno nelle acque freddissime del sacro Gange, vicino alle sorgenti. Non hanno neanche scorte di cibo, e loro unico riparo sono anfratti e grotte naturali. Pochi li hanno visti, sebbene molti ne parlino; pellegrini diretti alle sorgenti del sacro fiumi, contadini e pastori, di tanto in tanto, ne danno notizia.<\/p>\n<p>Quello che pi\u00f9 colpisce, in tali venerabili eremiti, \u00e8 l&#8217;estremo vigore fisico, la giovinezza senza et\u00e0, talvolta una sorta di alone luminoso che sembra risplendere loro sulla fronte e che pare emani dal loro capo; e la bruciante intensit\u00e0 dello sguardo. Spesso sono poco vestiti, eppure paiono sopportare il rigido clima montano con particolare naturalezza; si dice che possano asciugare una tunica bagnata nell&#8217;acqua fredda in pochi minuti, semplicemente indossandola, col calore che si sprigiona dal loro corpo.<\/p>\n<p>Ma la cosa pi\u00f9 stupefacente e, per una mente occidentale, pi\u00f9 difficile da credere \u00e8 che a questi santoni (che, a parere di alcuni, potrebbero anche essere diverse manifestazioni di un&#8217;unica persona) viene attribuita un&#8217;et\u00e0 molto, ma molto pi\u00f9 avanzata di quella che dimostrano; anzi, molto pi\u00f9 avanzata di quella di un comune essere umano. Si parla di cento anni, ma anche pi\u00f9; si sussurra che alcuni di essi sono stati visti a intervalli di decenni, perfino di secoli, e sempre col medesimo aspetto vigoroso e giovanile. Di tutto questo si parla ampiamente nell&#8217;<em>Autobiografia di uno Yoghi<\/em> di Paramahansa Yogananda, una delle figure spirituali pi\u00f9 affascinanti del XX secolo, apostolo del dialogo interculturale fra Oriente e Occidente.<\/p>\n<p>Una possibile spiegazione del fenomeno dei &quot;maestri immortali&quot; dell&#8217;Himalaya potrebbe essere appunto quella sopra accennata. Oltre a particolari tecniche di sospensione volontaria delle funzioni vitali, a cominciare dal battuto cardiaco (per cui certi <em>yogin<\/em> possono farsi seppellire vivi per intere settimane, e uscirne poi ripristinando pienamente le attivit\u00e0 vitali) e, pi\u00f9 in generale, di assoluto dominio del corpo da parte dello spirito (levitazione, chiaroveggenza, telecinesi, viaggio astrale, ecc.), ci sembra possibile ipotizzare che il segreto ultimo di tali maestri consista in un pieno, totale, fiducioso abbandono dell&#8217;anima in Dio, dopo un lungo apprendistato di purificazione effettuato per mezzo di digiuni, penitenze, preghiera e meditazione. Anche Plotino e la sua scuola insegnavano che quando l&#8217;anima, resa pura e trasparente da una vita di ascesi e di ardente aspirazione al divino, si libera da ogni residuo di impurit\u00e0 dell&#8217;ego, essa \u00e8 pronta per ricongiungersi con il piano delle realt\u00e0 celesti, ossia la sua patria originaria della quale aveva conservato, anche nel mondo terreno, un ricordo e una nostalgia pi\u00f9 o meno consapevoli.<\/p>\n<p>Se tutto questo \u00e8 vero, o se contiene almeno una parte di verit\u00e0, allora ne consegue che la morte \u00e8 quel paradosso attraverso il quale l&#8217;essere umano realizza la sua vocazione originaria alla vita e ripristina il suo legame ontologico con l&#8217;Essere. Lungi dall&#8217;essere una fine, essa \u00e8 il vero principio; anche se, umanamente, succede che la sua realt\u00e0 ci incuta paura, cos\u00ec come incute paura al neonato l&#8217;uscita dal grembo materno, nel mondo della vita terrena.<\/p>\n<p>Scrive in proposito paolo (<em>2 Corinzi,<\/em> V, 1-5):<\/p>\n<p><em>&quot;Noi sappiamo infatti che la tende nella quale abitiamo, cio\u00e9il nostro corpo terreno, viene distrutta. Sappiamo per\u00f2 di avere in cielo un&#8217;altra abtazione costruita da Dio, che dura per sempre. Finch\u00e9 siamo in questa condizione, noi sospiriamo per il desiderio di avere quell&#8217;abitazione che viene dal cielo. Speriamo cos\u00ec di esserne rivestiti e di non essere trovati nudi. Mentre viviamo in questa tenda terrena, gemiamo oppressi da un peso. Infatti non vogliamo essere privati della tena terrena, ma ricevere anche quella celeste. Cos\u00ec, quello che \u00e8 destinato alla morte sar\u00e0 assorbito dalla vita. Dio ci ha preparati per questo, e come caparra ci ha dato il suo spirito.&quot;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo L&#8217;ultimo nemico ad essere sconfitto sar\u00e0 la morte abbiamo iniziato una riflessione sul mistero della morte e sull&#8217;apparente paradosso degli esseri che, chiamati<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[96,117,157],"class_list":["post-29554","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-anima","tag-dio","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29554","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29554"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29554\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29554"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29554"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29554"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}