{"id":29552,"date":"2014-10-18T07:33:00","date_gmt":"2014-10-18T07:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/18\/vivere-non-e-un-mestiere-ma-unarte-che-simpara-giorno-per-giorno\/"},"modified":"2014-10-18T07:33:00","modified_gmt":"2014-10-18T07:33:00","slug":"vivere-non-e-un-mestiere-ma-unarte-che-simpara-giorno-per-giorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/18\/vivere-non-e-un-mestiere-ma-unarte-che-simpara-giorno-per-giorno\/","title":{"rendered":"Vivere non \u00e8 un \u00abmestiere\u00bb, ma un\u2019arte che s\u2019impara giorno per giorno"},"content":{"rendered":"<p>Cesare Pavese parlava, con un misto di amarezza e di rassegnazione, del &quot;mestiere di vivere&quot;, e definiva la vita, a sua volta, come &quot;un vizio assurdo&quot;: logica conseguenza di tali premesse era, per lo scrittore piemontese, un radicale pessimismo esistenziale, una concezione della vita come &quot;sofferenza inutile&quot;, al termine della quale \u00abverr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi\u00bb.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio un &quot;mestiere&quot;, quello di vivere?<\/p>\n<p>A noi sembra che questa definizione contenga una parte di verit\u00e0, ma solo una parte. \u00c8 un mestiere, ma \u00e8 ANCHE un mestiere: questa \u00e8 la precisazione necessaria, l&#8217;elemento di cui Pavese non sembra aver tenuto conto; e una mezza verit\u00e0 \u00e8 sempre un errore.<\/p>\n<p>Vivere \u00e8 un mestiere quando lo si riduce all&#8217;insieme degli obblighi e dei doveri, quando non vi si vede altro che la fatica quotidiana, la stanchezza che si accumula, gli orizzonti di speranza che si allontanano e si rimpiccioliscono giorno dopo giorno, la tristezza e la noia di un presente che si fa grigio e uggioso e di un domani che continuamente ci illude e ci delude con le sue promesse ingannevoli, con le sue aspettative deluse.<\/p>\n<p>Tutto questo, senza dubbio, fa parte della vita: negarlo sarebbe sciocco, sarebbe un atteggiamento dettato da pregiudizi idealistici; tuttavia, rimane la domanda: \u00e8 solamente questo, vivere? E poi: che cosa vuol dire: &quot;vivere&quot;? \u00c8 un dato puramente biografico, puramente biologico, oppure \u00e8 anche e soprattutto una decisione, una scelta che quotidianamente si rinnova e, dunque, un esercizio di libert\u00e0, per quanto faticoso e, talvolta, perfino drammatico?<\/p>../../../../n_3Cp>Se fosse un mestiere e soltanto un mestiere, allora basterebbe impararlo bene per rendere la vita, con ci\u00f2 stesso, relativamente soddisfacente: quando si \u00e8 di fronte a un mestiere, c&#8217;\u00e8 sempre una tecnica, o un insieme di tecniche, per apprenderlo; dopo di che, non si deve fare altro che andare avanti per forza d&#8217;abitudine, con il pilota automatico inserito. Ad ogni problema che si presenti, baster\u00e0 cercare nel cassetto giusto la soluzione opportuna, ricorrendo al prontuario che ciascuno avr\u00f2 collocato nel punto adatto della propria mappa mentale.<\/p>\n<p>Ma la vita \u00e8 molto pi\u00f9 di un mestiere, \u00e8 qualcosa di molto pi\u00f9 complesso, di pi\u00f9 imprevedibile, di pi\u00f9 creativo e anche di pi\u00f9 impegnativo. I prontuari, gli schemi preconfezionati e le mappe mentali vanno bene finch\u00e9 si deve svolgere semplicemente un mestiere; ma quando si deve realizzare un&#8217;opera d&#8217;arte, tutto ci\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente: e quella di vivere, appunto, \u00e8 anche e soprattutto un&#8217;arte, un&#8217;arte che nessun maestro ci pu\u00f2 insegnare, ma che dobbiamo imparare da noi stessi, sbagliando e riprovando, giorno dopo giorno.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 importante, importantissimo, l&#8217;esempio che si riceve dagli altri, dai genitori innanzitutto, poi dagli amici e da coloro nei quali si ripone la propria fiducia e che si prendono a modelli di vita; ma niente e nessuno potr\u00e0 mai sostituire la pratica quotidiana dell&#8217;arte di vivere, che si apprende, appunto, vivendo: vivendo a pieno, mettendosi in gioco, spendendosi per qualcosa o per qualcuno e non gi\u00e0 cercando la protezione artificiale di qualche prontuario o di qualche formuletta.<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, sorge per\u00f2 un problema: se vivere \u00e8 un&#8217;arte, come la si pu\u00f2 apprendere? L&#8217;arte non \u00e8 forse qualcosa di innato, non \u00e8 forse qualcosa che si possiede dalla nascita, oppure non si possieder\u00e0 mai? Il fatto \u00e8 che la parola &quot;arte&quot; solo in un secondo momento ha acquistato il significato di creazione del genio individuale; in origine, essa indicava semplicemente una cosa ben fatta, una cosa uscita dalla mano dell&#8217;uomo, in opposizione a ci\u00f2 che \u00e8 prodotto dalla natura e che \u00e8 dato cos\u00ec com&#8217;\u00e8, in via definitiva; ed \u00e8 in questo senso che noi parliamo di un&#8217;arte del vivere.<\/p>\n<p>Alcuni pensano che &quot;vivere&quot; sia sinonimo di provare forti emozioni, di azzardare, di spingersi oltre, insomma di &quot;vivere pericolosamente&quot;: quanti danni ha fatto una tale specie di niccianesimo male orecchiato e mal digerito; le sue vittime sono legione. Senza voler negare che una vita degna di essere vissuta comprende anche una forte sensibilit\u00e0 e una capacit\u00e0 di rischiare per qualcosa che vale, \u00e8 tuttavia certo che essa non si riduce a questo; che la sua seriet\u00e0 e la sua profondit\u00e0 hanno poco a che fare con ci\u00f2 che \u00e8 vistoso, appariscente, chiassoso, perch\u00e9 sono fatte di raccoglimento, di riflessione, di interiorit\u00e0: il che \u00e8 ben diverso dall&#8217;introspezione esasperata e inconcludente di tanti anti-eroi novecenteschi, della letteratura e anche della vita stessa.<\/p>\n<p>Si ritiene che l&#8217;uomo moderno, generalmente parlando, sia affetto da un eccesso d&#8217;introspezione e di autoanalisi: questo \u00e8 quanto si evince, appunto, da un &quot;excursus&quot; anche rapido attraverso la letteratura dell&#8217;ultimo secolo e mezzo, partendo dal dostoevskiano protagonista dei \u00abRicordi del sottosuolo\u00bb e arrivando fino ai vari allucinati e stralunati personaggi di Svevo, Pirandello, Kafka, Joyce, e oltre, fino ai giorni nostri. A ben guardare, tuttavia, ci si rende conto che l&#8217;introspezione e l&#8217;autoanalisi non sono mai, di per s\u00e9, eccessive; lo sono quando vengono impostate secondo una prospettiva sbagliata; quando si esercitano a scapito di altre cose, e soprattutto della vita concreta; e lo sono quando sfuggono di mano a colui che le esercita, diventando un gioco fine a se stesso, un labirinto di specchi in cui il soggetto si perde, dilaniato fra le opposte tentazioni di un narcisismo incontrollato e di un profondo, sotterraneo auto-disprezzo.<\/p>\n<p>La cultura moderna, profondamente permeata di freudismo, d\u00e0 come cosa scontata, e tende a volercene fare persuasi, che la condizione pressoch\u00e9 normale dell&#8217;uomo sia la nevrosi; che siamo tutti, pi\u00f9 o meno, malati; e che il malato pi\u00f9 grave di tutti \u00e8 colui che sostenga di non esserlo, di non aver subito traumi infantili, di non avere impulsi sessuali inconfessabili, di non vivere indossando una maschera tanto pi\u00f9 dolorosa, quanto pi\u00f9 posticcia. Secondo questo modo di vedere, bisogna diffidare della salute e accettare il fatto che non vi \u00e8 altra condizione, per l&#8217;uomo, fuori che quella della malattia: utile conclusione per chi si presenta, poi, come il solo capace di guarirci dalle nostre sofferenze e dai nostri turbamenti, cio\u00e8 lo psicanalista freudiano, ben s&#8217;intende in cambio d&#8217;un congruo compenso.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che la nostra condizione normale \u00e8 la malattia? Se cos\u00ec fosse, allora s\u00ec che la fatica del vivere diverrebbe la nota dominante della nostra esistenza; e l&#8217;orizzonte di speranza resterebbe affidato nelle fragili mani di improvvisati stregoni e presuntuosi ciarlatani, i quali si presentano come gli unici detentori delle chiavi che ci permettono di evadere da un s\u00ec tetro carcere. \u00c8 pi\u00f9 probabile, invece, che la malattia stia diventano la condizione &quot;normale&quot; dell&#8217;uomo moderno, nella misura in cui l&#8217;uomo moderno si \u00e8 arreso alla forza distruttiva dei propri demoni interiori, che egli stesso ha incautamente alimentato e fomentato e che ora lo posseggono e lo maltrattano senza piet\u00e0, riducendolo alla condizione d&#8217;un debole fantoccio, pi\u00f9 che mai confuso.<\/p>\n<p>In altre parole, la malattia miete le maggiori vittime l\u00e0 dove mancano i fondamenti autentici della vita, primo dei quali l&#8217;amore per la vita stessa, la fiducia nelle sue risorse, la ferma convinzione circa la sua intima bont\u00e0; l\u00e0 dove le persone, giorno dopo giorno, hanno rinunciato a praticare la sana arte del vivere, cos\u00ec come la conoscevano i nostri nonni, fatta di stupore, entusiasmo, generosit\u00e0, e si sono sempre pi\u00f9 affidate a dei miseri surrogati di tali emozioni positive, o, peggio, a delle contraffazioni demoniache: magari facendo ricorso agli alcolici, oppure alle droghe, oppure ancora a dei ritmi di vita assurdi e devastanti, a delle abitudini dannose e demoralizzanti, a delle pratiche alienanti e dissennate.<\/p>\n<p>In altre parole: prima di diagnosticare l&#8217;irrimediabile malattia dell&#8217;uomo moderno, bisognerebbe prendersi il disturbo di impostare la propria vita in un senso non distruttivo, ma costruttivo; non nichilista, ma fiducioso nella vita stessa; non casuale, ma ben determinato, in base a un piano preciso, muovendo dalla convinzione che non siamo qui per caso n\u00e9 per sbaglio, ma perch\u00e9 chiamati a svolgere un compito, e che dunque tanto vale svolgerlo nella maniera migliore possibile, dato che ne va della nostra serenit\u00e0, del nostro equilibrio, della nostra pace.<\/p>\n<p>Lasciamo, dunque, che si levi il cicaleccio degli iper-critici di professione e dei pessimisti per partito preso: essi ci accuseranno di ingenuo volontarismo e diranno che nessun entusiasmo e nessuna fede potranno cambiare un dato di fatto positivo, ossia l&#8217;assurdit\u00e0 e l&#8217;insignificanza della vita; aggiungeranno anche che chi non accetta un tale dato di partenza, necessariamente dovr\u00e0 essere uno sciocco o, peggio, una specie di manipolatore delle coscienze, animato da chiss\u00e0 quali inconfessabili scopi. Quella gente, infatti, non sa vivere se non nella cultura del sospetto e non riesce neppure a immaginare che, nella vita, si possa assumere un atteggiamento puro e disinteressato, semplicemente animati dal desiderio di perseguire il bene. Il bene, per loro, non esiste, \u00e8 il paravento di chiss\u00e0 quali inganni e manipolazioni: e sia! Lasciamoli alle loro tristi litanie e proseguiamo fiduciosi per la nostra strada. Nessuno pu\u00f2 essere liberato dalle proprie catene, se \u00e8 convinto che l&#8217;universo mondo altro non sia che un carcere nel quale ciascuno si aggira senza averne coscienza, andando sempre a sbattere contro le invisibili sbarre.<\/p>\n<p>La vita, dicevamo, \u00e8 un&#8217;arte: l&#8217;arte delle cose fatte bene, con coscienza, con amore, con dedizione; l&#8217;arte delle cose di cui ci si prende cura, perch\u00e9 si ritiene che abbiano un valore, e si vuol contribuire ad accrescerlo, a renderlo ancora pi\u00f9 significativo. Nel mondo moderno, anche a causa della sopravvalutazione dell&#8217;aiuto che la tecnica pu\u00f2 offrirci nelle questioni che contano, si tende a cercare sempre la via pi\u00f9 rapida per fare una determinata cosa: una scorciatoia, un espediente che consenta di bruciare i tempi e di diminuire la fatica. Invece bisogna avere ben chiaro che non esistono scorciatoie, n\u00e9 alcuna maniera di evitare sacrifici e fatiche, se si vuol realizzare la cosa migliore: una vita ben spesa, che sia una preghiera di lode e di ringraziamento per tutte le cose belle e buone che esistono, e che aiuti anche altri, oltre a noi stessi, ad aver fede in essa, a non scoraggiarsi davanti alle difficolt\u00e0 di cui pure \u00e8 intessuta.<\/p>\n<p>Dicevamo anche che, fondamentalmente, essa \u00e8 un&#8217;arte che s&#8217;impara giorno per giorno, provando e riprovando (a proprie spese, si capisce); ma abbiamo anche evidenziato l&#8217;importanza di una buona &quot;partenza&quot;, in particolare di un&#8217;infanzia in cui i genitori, e il mondo degli adulti in generale, abbiano saputo tenere la giusta via fra l&#8217;eccesso di protezione e lo scarso interessamento nei confronti dei figli, incoraggiandoli sempre a diventare migliori, ma senza esercitare ricatti e senza premere in maniera opprimente sulle loro personalit\u00e0 in via di formazione.<\/p>\n<p>Resta il fatto che tutti, favoriti o no dalla &quot;partenza&quot;, nonch\u00e9 dal possesso &#8212; o dalla carenza &#8212; di alcuni preziosi strumenti innati, quali salute, intelligenza, forza di volont\u00e0, hanno la possibilit\u00e0, nel corso di ripetute prove ed errori, di impadronirsi della maniera &quot;giusta&quot; di esercitare una tale arte, tenendo presente che, nella vita, non si finisce mai d&#8217;imparare e che la vera saggezza consiste nel mantenersi aperti alla possibilit\u00e0 di modificare la propria strategia, fermo restando l&#8217;orientamento fondamentale che vogliamo darle in base a dei princip\u00ee non negoziabili, che veniamo elaborando con umilt\u00e0 e pazienza ma ai quali, alla fine, dobbiamo essere capaci di rimanere fedeli, costi quello che costi.<\/p>\n<p>Aggiungiamo che gli strumenti di cui di discorrevamo sopra, salute, intelligenza, forza di volont\u00e0, sono, s\u00ec, quali li abbiamo ricevuti dalla natura e dall&#8217;educazione, ma abbiamo anche la possibilit\u00e0 di irrobustirli ed affinarli, oppure di lasciarli impigrire e impallidire, a seconda che li esercitiamo attivamente e con vigile attenzione, oppure che li trascuriamo, abbandonandoci a tutti gli impulsi e a tutti i capricci, tralasciando cos\u00ec di fare quanto sta in noi per dotarci dei mezzi idonei a svolgere l&#8217;arte del vivere nel modo migliore. La salute si pu\u00f2 coltivare con una vita sana ed una alimentazione adatta; intelligenza, con l&#8217;amore per lo studio e per la discussione ben ponderata; la forza di volont\u00e0, con l&#8217;esercizio paziente e costante, senza lasciarsi scoraggiare dagli insuccessi e dalle sconfitte, tornando sempre al punto in cui ci eravamo fermati e sforzandoci di procedere innanzi. Hai voglia di stare seduto? Alzati. Hai voglia di alzarti? Rimani seduto. La volont\u00e0 si esercita e si irrobustisce, cos\u00ec come si irrobustiscono i muscoli con l&#8217;esercizio fisico, o la memoria con l&#8217;imparare dei brani in prosa e delle poesie. Ma la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 l&#8217;amore: perch\u00e9 solo con l&#8217;amore la vita s&#8217;illumina, e tutti i sacrifici e tutti i dolori che in essa incontriamo, acquistano un senso e un valore preciso. E poich\u00e9 la natura umana \u00e8 fatta per l&#8217;amore e non per l&#8217;odio, dobbiamo amare, se vogliamo andare nella direzione della vita e non voltarle le spalle, magari inseguendo chiss\u00e0 quali miraggi. A volte le forze ci mancheranno, ci verr\u00e0 meno il coraggio: ebbene, quello sar\u00e0 il momento di chiedere aiuto all&#8217;Amore, dal quale veniamo ed al quale dobbiamo fare ritorno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cesare Pavese parlava, con un misto di amarezza e di rassegnazione, del &quot;mestiere di vivere&quot;, e definiva la vita, a sua volta, come &quot;un vizio assurdo&quot;:<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[108,179,263],"class_list":["post-29552","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-cesare-pavese","tag-james-joyce","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29552","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29552"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29552\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29552"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29552"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29552"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}