{"id":29547,"date":"2009-08-19T01:48:00","date_gmt":"2009-08-19T01:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/19\/vivere-ancora-ma-per-fare-cosa-per-evolvere-o-per-ripetere-i-vecchi-errori\/"},"modified":"2009-08-19T01:48:00","modified_gmt":"2009-08-19T01:48:00","slug":"vivere-ancora-ma-per-fare-cosa-per-evolvere-o-per-ripetere-i-vecchi-errori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/19\/vivere-ancora-ma-per-fare-cosa-per-evolvere-o-per-ripetere-i-vecchi-errori\/","title":{"rendered":"Vivere ancora, ma per fare cosa: per evolvere o per ripetere i vecchi errori?"},"content":{"rendered":"<p>Tutti, istintivamente, vogliono vivere: anche quelli che non amano la vita, anche quelli che dicono di odiarla.<\/p>\n<p>La contraddizione aveva gi\u00e0 colpito lo spirito d&#8217;osservazione degli antichi epicurei e suscitava lo sdegno di Lucrezio, che, nel \u00abDe rerum natura\u00bb, a proposito di coloro i quali si attaccano alla vita senza pi\u00f9 onore, n\u00e9 speranze, n\u00e9 valori, non poteva trattenersi dall&#8217;esclamare: \u00abDenique vivunt!\u00bb, espressione pressoch\u00e9 intraducibile, che potremmo tentare di rendere, ma assai sbiadita, con una avversativa: \u00abEppure vivono!\u00bb; o, meglio ancora, con un concitato e fremente: \u00abE a dispetto di tutto, si ostinano a voler vivere!\u00bb.<\/p>\n<p>Vivere ancora; ma per fare che cosa? Non importa: vivere, e basta. Vivere senza farsi domande, vivere ciecamente, ma vivere il pi\u00f9 a lungo possibile, e sia pure un giorno, un&#8217;ora pi\u00f9 di quanto stabilito dal Fato.<\/p>\n<p>Questo attaccamento irriflesso, cieco, alla vita \u00e8 stato molto ben descritto da Henry Furst che, in un suo racconto, narra di un uomo il quale spalanca le porte di un macello comunale per far fuggire una mucca: il povero animale viene subito inseguito, braccato per la strada, in una gran confusione; spaventato, tremante di gioia e di paura, esso corre come ubriaco qua e l\u00e0, mentre il suo liberatore esulta, pensando: \u00abNon importa se gli ho prolungato l&#8217;esistenza di pochi istanti appena; fosse anche una manciata di secondi, ma ora corre, respira, vede, sente, con gli occhi dilatati, le narici frementi, il cuore che batte all&#8217;impazzata: ed \u00e8 vita, vita, vita!\u00bb.<\/p>\n<p>Da sempre, si pu\u00f2 dire, o almeno da quando gli esseri umani hanno cominciato a porsi le domande sul senso ultimo delle cose, si confrontano due scuole di pensiero, se cos\u00ec vogliamo chiamarle: quella edonistica e vitalista, che esalta ogni singolo attimo, come una festa di bellezza e di gioia, una occasione estetica irripetibile e una scarica di energie vitali capace di irradiare tutto l&#8217;essere; e quella &#8211; come definirla? &#8211; di tendenza mistica e filosofica, secondo la quale non \u00e8 importante vivere molto, ma vivere bene; non conta nulla la quantit\u00e0 delle esperienze, ma la loro qualit\u00e0; non si vive per caso, alla ricerca del piacere, ma si \u00e8 chiamati a rispondere ad una ben precisa vocazione, onde collaborare alla realizzazione di un progetto cosmico.<\/p>\n<p>Per illustrare questo secondo punto di vista, calza a pennello una favoletta, o un apologo, di origine asiatica, non ricordiamo se indiana o mediorientale.<\/p>\n<p>C&#8217;era una volta un uomo potente, un ministro del re, che era caduto gravemente ammalato: temendo di morire, volle che gli fosse condotto un vecchio saggio, che viveva come un eremita, circondato dall&#8217;ammirazione generale. Quando lo ebbe davanti a s\u00e9, lo scongiur\u00f2 di aiutarlo a guarire dalla malattia, perch\u00e9 &#8211; disse &#8211; voleva vivere ancora.<\/p>\n<p>Il santo uomo gli chiese se era preoccupati all&#8217;idea di lasciare soli la moglie ed i figli, ma quello rispose di non essere sposato e di non avere figli.<\/p>\n<p>Allora il santo uomo gli domand\u00f2 se volesse scrivere qualche opera importante, in modo da lasciare ai posteri il frutto delle sue fatiche intellettuali; ma l&#8217;altro rispose che non aveva intenzione di scrivere nulla.<\/p>\n<p>\u00abHo capito\u00bb &#8211; disse, a questo punto, il santo uomo: \u00abtu sei un uomo d&#8217;azione, e devi portare a compimento qualche grande impresa, qualche importante spedizione militare, che possa perpetuare la tua fama\u00bb.<\/p>\n<p>Il malato, per\u00f2, rispose che non aveva mai sguainato la spada, e che non aveva in mente di realizzare alcuna impresa del genere&#8230;<\/p>\n<p>\u00abMa allora\u00bb &#8211; se ne usc\u00ec a dire il vecchio saggio, spazientito &#8211; me lo vuoi spiegare perch\u00e9 ci tieni tanto a vivere ancora? Preparati a morire, piuttosto; e non farmi perdere altro tempo!\u00bb.<\/p>\n<p>Infatti: perch\u00e9 bramare cos\u00ec ardentemente la vita, senza avere alcun progetto esistenziale, ma solo inseguendo il piacere momentaneo e ripetendo, con stolida monotonia, i vecchi, antichi errori di quando si era giovani, di quando si era ragazzi?<\/p>\n<p>Per dirla in maniera un po&#8217; brutale, ma chiara: siamo oltre sei miliardi di esseri umani, al mondo: tanti. Ciascuno di essi \u00e8 unico e insostituibile, certo; ma ciascuno di essi \u00e8 stato chiamato per realizzare un compito superiore, non solamente per lasciare dietro di s\u00e9 &#8211; l&#8217;espressione, saporosa e irriverente, \u00e8 niente meno che di Leonardo da Vinci &#8211; dei \u00abcessi pieni\u00bb.<\/p>\n<p>Sei miliardi di cessi pieni sono pi\u00f9 di quanto madre natura possa sopportare, per non parlare dei nostri stessi simili; forse \u00e8 il caso di riflettere che non per questo ci troviamo al mondo. Forse, siamo venuti qui per fare qualcosa, dopotutto; pi\u00f9 precisamente, per innalzare noi stessi ai livelli spirituali superiori e, contemporaneamente, per lasciare qualcosa di utile agli altri, che agevoli il loro procedere lungo l&#8217;impervio cammino della vita.<\/p>\n<p>Oggi, non solo per le persone comuni, ma anche e soprattutto fra gli intellettuali, prevale una visione casualistica dell&#8217;esistenza, dalla quale \u00e8 facile &#8211; anche se non automatico &#8211; cadere nell&#8217;edonismo spicciolo, nel nichilismo esistenziale e nella irrilevanza di tutto ci\u00f2 che \u00e8 serio impegno e lavoro onesto su se stessi, per il bene proprio ed altrui. I seguaci delle cosiddette scienze moderne, sia quelle che studiando il mondo esterno, sia quelle che studiano la realt\u00e0 intima dell&#8217;uomo, tendono a diffondere una tale Weltanschauung.<\/p>\n<p>Un esempio del primo gruppo \u00e8 offerto dall&#8217;astronoma Margherita Hack, la quale, con la tipica disinvoltura dello scienziato che si improvvisa filosofo (nonch\u00e9 dell&#8217;astronomo che si improvvisa biologo), sentenzia: \u00abGli elementi di cui siamo fatti, il ferro, il calcio, il silicio, il carbonio, sono stati sintetizzati all&#8217;interno di stelle pi\u00f9 massicce del Sole, che al termine della loro vita esplodono. Ma a plasmare questi elementi in forme diverse, ad agglomerarli e a formare i pianeti, \u00e8 stato soltanto il caso; poi, sempre per caso, i pianeti come la Terra, che disponevano di grandi masse d&#8217;acqua, probabilmente queste molecole si sono aggregate sino a formare agglomerati sempre pi\u00f9 complessi, e da questi agglomerati complessi si \u00e8 poi passati alle forme elementari di vita. Come, ancora non sappiamo\u00bb.<\/p>\n<p>Margherita Hack pu\u00f2 permettersi di dire queste cose grazie alla grossolana ignoranza in ambito scientifico del vasto pubblico; altrimenti si sarebbe guardata bene dal dire, con tanto semplicismo, che le molecole inorganiche si sono evolute in molecole organiche: un salto semplicemente inconcepibile, in base alle pure leggi del caso. \u00c8 stato detto, infatti, e con molta pi\u00f9 verit\u00e0, che immaginare un simile evento come frutto del caso \u00e8 tanto probabile, quanto lo \u00e8 immaginare che una scimmia possa comporre esattamente la \u00abDivina Commedia\u00bb, battendo a casaccio sui tasti di una macchina da scrivere per un tempo sufficientemente lungo.<\/p>\n<p>Quanto al secondo gruppo di scienziati, ecco il pediatra Marcello Bernardi, studioso di fama e considerato la massima autorit\u00e0, in Italia, circa la conoscenza del bambino, almeno fino a pochi anni or sono: \u00abLa vita nasce per caso, si mantiene per caso, si svolge per caso e un cerro punto si spegne per caso. Siamo stati noi a farci &quot;un Dio della vita&quot;, a istituire &quot;giornate della vita&quot;, a creare &quot;movimenti della vita&quot;, a proclamare &quot;la cultura della vita&quot;, ignorando che la vita \u00e8 davvero un incidente e nulla di pi\u00f9\u00bb (entrambe le citazioni, questa e la precedente, sono tratte dal libro di Sergio Zavoli, \u00abCredere non credere\u00bb, RAI- ERI &#8211; Piemme, 1996, pp. 12-13).<\/p>\n<p>Opinione rispettabilissima, naturalmente: ma una semplice opinione. Con quale diritto Marcello Bernardi la esprime col tono apodittico di una verit\u00e0 rivelata, di una certezza scientifica? Ecco l&#8217;inganno: spacciare delle semplici opinioni (impastate, peraltro, di un positivismo assai datato) per dei dati di fatto della scienza. Invece, quando lo scienziato parla a titolo personale, lo dovrebbe sempre specificare; dovrebbe chiarire che le sue opinioni non hanno nulla a che fare con le risultanze della scienza, per il semplice fatto che la scienza moderna, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 concepita dai suoi cultori &#8211; descrittiva, quantitativa, materialista, riduzionista &#8211; non ha nulla da dire circa il mondo dei fini e circa quello dei valori. Altrimenti, si crea l&#8217;equivoco: il pubblico pensa che lo scienziato, quando esprime simili opinioni puramente personali, parli, appunto, in veste di scienziato, ossia a nome della scienza.<\/p>\n<p>Se questi sono i nostro m\u00e2itres-\u00e1-penser (e il panorama dei filosofi \u00e8 ancora pi\u00f9 desolante, vista la loro tendenza a mettersi a rimorchio di codesta \u00abscienza\u00bb, per timore di apparire troppo metafisici e astratti), non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi che fra le giovani generazioni sia ormai largamente penetrata una tale visione del mondo, basata sul predominio del caso e sulla insignificanza della vita umana, nonch\u00e9 della vita in generale.<\/p>\n<p>Strano, ma vero: quella stessa cultura progressista, o che si autodefinisce tale, che contesta (almeno a parole) l&#8217;antropocentrismo e si tinge di verde, proclamando con enfasi i diritti degli animali e dell&#8217;ambiente, \u00e8 poi la stessa che, partendo da tali basi teoriche, arriva a legittimare, di fatto se non di diritto, ogni forma di manipolazione sulla natura, magari con la scusa del progresso (non per nulla quei signori sono \u00abprogressisti\u00bb) e, guarda caso, della scienza moderna.<\/p>\n<p>Classico esempio di circolarit\u00e0 del pensiero, per cui non si pu\u00f2 non arrivare ad approvare incondizionatamente l&#8217;esistente, in nome della pretesa superiorit\u00e0, anzi, di una radicale assolutezza, del Logos calcolante e strumentale! \u00c8 farina vecchia, questa: \u00e8 ancora l&#8217;intramontabile Sofista dell&#8217;Idealismo, il Coribante di Berlino, che proclamava dai tetti (seguito dal cinquantennale Sultano della filosofia nostrana, don Benedetto Croce), che \u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale, e tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale, \u00e8 reale\u00bb.<\/p>\n<p>Possibile che non riusciremo mai a liberarci da questa servile adorazione del dato fattuale e dalle sue proliferazioni pi\u00f9 o meno spurie, pi\u00f9 o meno dirette: a cominciare dal marxismo, che \u00e8 soltanto &#8211; per sua stessa ammissione &#8211; un hegelismo capovolto?<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che, se la casualit\u00e0 del reale e l&#8217;insignificanza della vita sono delle semplici opinioni, altrettanto lo \u00e8 la concezione opposta; che non esiste alcuna prova, scientifica o logica o di qualsiasi altro genere, del fatto che le cose esistano in base ad uno scopo, e che l&#8217;uomo sia stato chiamato a svolgere un compito.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, non esistono prove nel senso matematico del termine, anche se la metafisica classica ne ha elaborata pi\u00f9 d&#8217;una, da Platone a Plotino, da Sant&#8217;Agostino a San Tommaso; ma poi, un bel giorno, \u00e8 arrivato Kant, il quale ha deciso che la metafisica andava relegata nella soffitta delle cose inutili: e, a partire da quel momento, nessuno ha pi\u00f9 osato fiatare per sostenere il contrario. La concezione moderna del reale \u00e8 figlia della matematica &#8211; Galilei docet &#8211; e, di conseguenza, solo ci\u00f2 che si pu\u00f2 dimostrare matematicamente appare saldamente ancorato alla realt\u00e0; tutto il resto, parafrasando Kant, non sembra che il sogno di un visionario.<\/p>\n<p>Non esistono prove che le cose esistano in base a un progetto, ma ne esistono numerosi indizi; a cominciare dal pi\u00f9 significativo di tutti: quella stessa ansia trascendente che spinge gli esseri umani a porsi sempre la domanda ulteriore, a proiettarsi sempre pi\u00f9 in l\u00e0, alla ricerca di un assoluto di cui pure avvertono una intensa, bruciante nostalgia. Se ogni cosa \u00e8 frutto unicamente del caso, donde avrebbe origine una simile attitudine?<\/p>\n<p>I materialisti irriducibili ribattono che l&#8217;ansia metafisica non \u00e8 un dato originario della condizione umana, ma, tutt&#8217;al pi\u00f9, di una certa fase storica e di un certo tipo di umanit\u00e0; e che gli uomini della modernit\u00e0, emancipati da ogni soggezione verso il trascendente, non nutrono proprio nessuna ansia metafisica. In un certo senso, \u00e8 vero; ma bisognerebbe aggiungere, per onest\u00e0 intellettuale, che essa \u00e8 stata sostituita da un altro tipo di ansia, molto pi\u00f9 logorante e distruttiva, perch\u00e9 assolutamente priva di sbocco: l&#8217;ansia per la condizione finita e chiusa in se stessa, che conduce ad uno stato d&#8217;animo assai prossimo alla disperazione esistenziale.<\/p>\n<p>E quest&#8217;ultima \u00e8, ancora, una prova a rovescio, ma pur sempre una prova &#8211; anzi, la pi\u00f9 convincente di tutte &#8211; del fatto che vi \u00e8, nella natura umana, la scintilla di un principio superiore, che lotta in ogni maniera per venire alla luce e che, se si vede radicalmente negata ogni possibilit\u00e0 di sviluppo ed attuazione, non si spegne nell&#8217;indifferenza, ma urla silenziosamente tutta la propria angoscia e tutta la propria sofferenza.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, tornando alla domanda iniziale da cui aveva preso avvio la presente riflessione: \u00abperch\u00e9 desiderare di vivere ancora?\u00bb, la risposta non potr\u00e0 essere che questa: per cercare di perfezionare la nostra umanit\u00e0. Il che vuol dire, aristotelicamente, cercare di realizzare sempre pi\u00f9 la natura specifica dell&#8217;essere umano: che \u00e8 quella di cercare la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Il materialismo vorrebbe che ci accontentassimo di vivere come mucche al pascolo, le quali, sazie d&#8217;erba, non domandano pi\u00f9 nulla; il razionalismo, che ammettessimo come lecite soltanto le domande per le quali \u00e8 pensabile una risposta puramente logica.<\/p>\n<p>Ma, diceva Pascal, vi sono delle ragioni che la ragione non conosce, le quali stanno oltre la ragione stessa; \u00e8 chiaro, infatti, che se noi adottiamo il principio di accettare come legittime solo quelle domande cui il Logos strumentale e calcolante \u00e8 in grado di rispondere &#8211; magari non oggi, ma domani -, ci precludiamo in partenza la possibilit\u00e0 di trovare qualcosa di diverso. Per questo abbiamo parlato, a suo tempo, della filosofia moderna, e particolarmente del criticismo, come di una forma di autocastrazione del pensiero (cfr. il nostro saggio: \u00abL&#8217;&quot;io penso&quot; kantiano e l&#8217;autocastrazione del pensiero moderno\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Solo ammettendo il principio che esistono delle dimensioni superiori a quelle della razionalit\u00e0 pura e semplice; solo ammettendo, e sia pure in via di ipotesi, che si diano delle realt\u00e0 di ordine soprannaturale, si pu\u00f2 giungere non a dimostrare matematicamente, ma &#8211; il che \u00e8 assai pi\u00f9 importante &#8211; a sentire e a vedere chiaramente, con l&#8217;organo della seconda vista, che noi non siamo qui per caso; che nulla esiste per caso; che ogni cosa corre verso il proprio fine nel quadro di un&#8217;armonia cosmica, di un progetto superiore, il quale soltanto pu\u00f2 rendere conto delle apparenti antinomie della vita.<\/p>\n<p>Vivere sforzandosi di realizzare, tutta intera, la propria umanit\u00e0, vuol dire vivere secondo natura.<\/p>\n<p>Solo chi ha vissuto cos\u00ec, pu\u00f2 guardare in faccia la morte, e non aggrapparsi all&#8217;inutile speranza di un altro giorno o di un&#8217;altra ora di vita da strappare al destino.<\/p>\n<p>E, come diceva Platone per bocca di Socrate, tutta la filosofia dovrebbe mirare precisamente a questo: a prepararsi alla morte.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non ha paura della morte, solo chi sente di aver vissuto degnamente la propria vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti, istintivamente, vogliono vivere: anche quelli che non amano la vita, anche quelli che dicono di odiarla. 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