{"id":29543,"date":"2009-08-20T07:41:00","date_gmt":"2009-08-20T07:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/20\/una-pagina-al-giorno-perche-cristo-muore-in-croce-di-vittorio-g-rossi\/"},"modified":"2009-08-20T07:41:00","modified_gmt":"2009-08-20T07:41:00","slug":"una-pagina-al-giorno-perche-cristo-muore-in-croce-di-vittorio-g-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/20\/una-pagina-al-giorno-perche-cristo-muore-in-croce-di-vittorio-g-rossi\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Perch\u00e9 Cristo muore in croce?, di Vittorio G. Rossi"},"content":{"rendered":"<p>La cultura italiana ha la memoria corta; lo sappiamo.<\/p>\n<p>Hanno la memoria corta, sovente per invidia e meschina gelosia, la critica e il mondo degli intellettuali \u00abaffermati\u00bb (e progressisti, si capisce: i veri intellettuali sono tutti progressisti; o no?); e ha la memoria corta, per superficialit\u00e0 e conformismo, il pubblico, sempre smanioso di novit\u00e0 e sempre pronto ad applaudire qualche nuovo idolo, nell&#8217;ambito letterario cos\u00ec come in quello sportivo, musicale e dello spettacolo.<\/p>\n<p>Tuttavia, vi \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9, e di peggio, nell&#8217;oblio in cui \u00e8 stata relegata l&#8217;opera di Vittorio Giovanni Rossi; qualche cosa che oltrepassa l&#8217;ambito della semplice ingratitudine, e che sembra evocare altre ragioni e altri scenari; quasi una calcolata vendetta postuma.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 perch\u00e9 Vittorio G. Rossi, i suoi libri, li vendeva a tiratura altissime, anche se non aveva frequentato i canonici studi letterari e non aveva mai avuto a che fare con l&#8217;ambiente accademico, tanto meno si era trovato nella necessit\u00e0 (si fa per dire) di leccare le scarpe ai soliti baroni del palazzo.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 perch\u00e9 i signori critici non lo avevano mai veramente apprezzato, avevano sempre mantenuto, nei suoi confronti un atteggiamento sussiegoso e supercilioso: tanto \u00e8 vero che, in tutta la sua lunga carriera di scrittore, una sola volta si erano scomodati a concedergli un importante ricinoscimento letterario: ed era stato il Premio Viareggio, per il romanzo \u00abOceano\u00bb; e questo quasi all&#8217;inizio di essa, nel lontano 1938.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, nel 1938: vale a dire, ai tempi del Fascio. E allora &#8211; tanto vale dirlo subito &#8211; una terza possibile ragione di questo oblio, che somiglia maledettamente a un complotto, potrebbe avere a che fare con quella firma di Vittorio G. Rossi, messa l\u00ec nero su bianco e pi\u00f9 che mai politicamente scorretta (almeno dopo il ribaltone del 1943&#8230;) in calce al Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto nel 1925 da Giovanni Gentile.<\/p>\n<p>Vuoi vedere che abbiamo messo il dito sulla piaga giusta? Lorsignori sono gente notoriamente rancorosa e vendicativa, gente che non dimenticata; hanno una memoria da elefante e, come disse qualcuno a proposito dei Borboni, non dimenticano nulla e non imparano mai nulla.<\/p>\n<p>O forse sono state tutte queste cose insieme; difficile dirlo con certezza.<\/p>\n<p>Sta di fatto che si \u00e8 trattato di una presenza decisamente atipica, nel panorama delle patrie lettere: uno scrittore che non viene fuori dal mondo dei libri e dell&#8217;universit\u00e0, ma dal mare: un capitano di lungo corso, uscito dall&#8217;Accademia Navale di Livorno, che ha passato tutta la sua vita sul mare e in lontani continenti; un uomo che, quando non navigava (ed \u00e8 sua la frase che si pu\u00f2 amare una nave esattamente come si ama una donna, e sia pure con momenti di stanchezza e di rifiuto), faceva il manovale o qualche altro strano mestiere \u00aben plen air\u00bb.<\/p>\n<p>Uno che &#8211; figuriamoci il dispetto dei nostri intellettuali, tutti topi da biblioteca: spalle strette e puzzetta sotto il naso &#8211; aveva la sfrontatezza di affermare che \u00abbisogna scrivere con la propria pelle: cio\u00e8 prima vivere, e poi scrivere\u00bb. Certo che aveva tutte le carte in regola per attirarsi l&#8217;eterna inimicizia di quella consorteria di eunuchi autoreferenziali che non perdonano a un \u00aboutsider\u00bb, a un cane sciolto, tutto quel successo scandaloso, tutti quei libri venduti, tutto quel pubblico che andava pazzo per lui.<\/p>\n<p>E allora, andiamoci a rileggerci una pagina di questo scrittore ingiustamente dimenticato, con la fretta un po&#8217; indecente e con la cattiva coscienza con le quali si fa sparire dall&#8217;armadio il vestiti del morto che ci ha lasciato una grossa eredit\u00e0, senza che noi abbiamo fatto proprio niente per meritarcela.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto a bella posta un brano che sfata la leggenda di uno scrittore puramente di avventure esotiche, un Conrad in sedicesimo o, peggio, un Pierrre Loti nostrano; e dal quale, invece, emerge la statura grande di una mente lucida e pensosa, di uno spirito libero, di una autentica dimensione religiosa, nel senso pi\u00f9 ampio &#8211; e, se si vuole, pi\u00f9 \u00ablaico\u00bb (visto che oggi l&#8217;espressione va di moda) &#8211; della parola.<\/p>\n<p>Dal libro di Vittorio Giovanni Rossi \u00abMaestrale\u00bb (Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1976, pp. 22-25; 37-39):<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 Cristo muore in croce?<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una cosa che io non mi sono mai domandato; cio\u00e8 me la sono domandata, ma non ho aspettato la risposta.<\/p>\n<p>Nella vita si possono fare molte domande; nella vita si vive facendo domande; ma le risposte credibili che si possono avere sono molto poche.<\/p>\n<p>Forse non c&#8217;\u00e8 nessuna domanda a cui non si possa rispondere con un&#8217;altra domanda; e allora \u00e8 inutile continuare.<\/p>\n<p>Le risposte della politica sono risposte di questo genere; per questo la gente cerca sempre qualcosa che non siano risposte di questo genere; ma finora non \u00e8 ancora successo di avere quello che si cerca.<\/p>\n<p>Tutte le rivoluzioni fate finora, sono risposte che non hanno risposto.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 che l&#8217;uomo \u00e8 fato cos\u00ec; ma l&#8217;uomo prova sempre, perch\u00e9 l&#8217;uomo crede; e crede che l&#8217;uomo non \u00e8 fatto cos\u00ec.<\/p>\n<p>La Grande Pignatta o testa dell&#8217;uomo ha sempre trovato risposte bellissime a tutte le domande che le hanno fate; ma le risposte della Grande Pignatta sono tutte risposte che sono credibili se uno ci crede; e se non ci crede, allora no, non sono credibili.<\/p>\n<p>E non basta neanche dare una risposta come quella che d\u00e0 la scienza; cio\u00e8 dopo avere fatto le osservazioni, gli esperimenti, prese le misure, fati i calcoli; la scienza non crede mai ai suoi risultati, cio\u00e8 alle sue risposte; le stesse domande deve ripetersele continuamente, e ogni volta farle pi\u00f9 stringenti, pi\u00f9 rigorose.<\/p>\n<p>Il politico che apre la bocca e canta, non ha niente da fare con niente, \u00e8 un politico, cio\u00e8 appartiene a un&#8217;altra luna della terra.<\/p>\n<p>Ma ci sono risposte che non sono n\u00e9 vere n\u00e9 false, perch\u00e9 non si possono verificare nei modi della scienza, cio\u00e8 con la sola cosa seria che sia a disposizione dell&#8217;uomo, per sapere le poche cose che si possono sapere; se no, se piace crederle, \u00e8 meglio crederle come favole; e quelli che credono alle favole, non sono degli imbecilli, sono dei poeti.<\/p>\n<p>Le risposte della poesia nessuno le pu\u00f2 buttare gi\u00f9; le pu\u00f2 buttare gi\u00f9 solo se non \u00e8 poesia ma trucco con la faccia dipinta di poesia; ma allora si chiamano le pagliacciate.<\/p>\n<p>E la poesia, lei sola, fa gli eroi e i martiri; cio\u00e8 uomini che sono come quelle musiche che fanno piangere, e nessuno pu\u00f2 spiegare perch\u00e9 non si pu\u00f2 spiegare niente.<\/p>\n<p>E Cristo \u00e8 uno d quelli che meno si spiega, e meglio \u00e8; perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 niente da spiegare come si spiega il principio di Archimede, cio\u00e8 mettersi in una vasca da bagno, e poi uscire nudo e correre gridando: &quot;\u00e9ureka, \u00e9ureka, ho trovato&quot;, come fece lui quando scopr\u00ec il principio di Archimede; e tutti lo possono scoprire da s\u00e9, e tutti i giorni.<\/p>\n<p>Cristo si spiega solo credendoci.<\/p>\n<p>Nessuna religione \u00e8 argomenti o esperimenti; \u00e8 poesia, e se non \u00e8 poesia, non \u00e8 una religione, \u00e8 propaganda, cio\u00e8 il gallo che canta prima che faccia l&#8217;alba, ed \u00e8 un gallo meccanico.<\/p>\n<p>E quelli che vogliono togliere a una religione la poesia, perch\u00e9 dicono che la poesia \u00e8 vecchiaia, e loro sono giovani, e amano le cose giovani; quelli non tolgono ala religione la vecchiaia, le tolgono tutto.<\/p>\n<p>Una religione \u00e8 una religione perch\u00e9 essa \u00e8 fuori degli anni e fuori delle prove; invece ancora adesso si continua a verificare le equazioni di Newton e quelle di Maxwell, perch\u00e9 non si sa mai; una scienza non smette mai di verificare se stessa, se no, non \u00e8 scienza.<\/p>\n<p>Ma una religione \u00e8 senza verifiche; quando uno entra in una chiesa, e crede che quella \u00e8 una chiesa e non un osservatorio astronomico, non pensa agli insegnamenti dell&#8217;astronomia; in una chiesa non troverebbe nessuna risposta; pensa che lui \u00e8 un uomo, un piccolo uomo, e lui non sa niente, e spera che ci sia tutto quello che lui spera che ci sia; e nessuno coi calcoli e gli strumenti di un osservatorio pu\u00f2 sapere se c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Gli argomenti della Grande Pignatta umana applicati alla religione, possono provocare una scossa come quella di vedere scalare una grande montagna; ma la montagna resta dove \u00e8, e quello che \u00e8.<\/p>\n<p>I grandi cervelli cattolici continuano anche adesso a domandarsi perch\u00e9 Ges\u00f9 \u00e8 morto in croce. Si vede che non sono soddisfatti delle risposte finora date dai grandi cervelli.<\/p>\n<p>Ma la risposta c&#8217;\u00e8, \u00e8 nelle preghiere della Chiesa, quando dicono: &quot;Agnus Dei qui tollis peccata mundi&quot;, Agnello di Dio perch\u00e9 prendi su di te i peccati del mondo; e non solo i peccati gi\u00e0 fati, ma anche quelli ancora da fare; e fin che ci sar\u00e0 l&#8217;uomo sulla terra, c saranno i peccati dell&#8217;uomo sulla terra.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non lo ha lavato l&#8217;acqua; lo ha lavato il sangue; ma poi il giorno dopo l&#8217;uomo non se ne ricorda pi\u00f9.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 domandare a Cristo perch\u00e9 si \u00e8 preso lui i peccati degli uomini; quella sarebbe la sola risposta credibile; ma per parlare con Cristo, bisogna essere San Francesco, Santa Teresa d&#8217;Avila o il gran ladrone che era sulla croce acanto alla sua quel Venerd\u00ec.<\/p>\n<p>Tutte le risposte dei grandi cervelli sono prodotti dell&#8217;orto, ognuno presenta la cesta con le sue verdure; e dice, mangiate, questa \u00e8 quella buona, e si vede. E s vede lui coi suoi amici, che prendono dalla cesta, e avidamente mangiano.<\/p>\n<p>Cos\u00ec c&#8217;\u00e8 chi dice, che Cristo \u00e8 morto in croce per risarcire Dio; cio\u00e8 si \u00e8 fatto uomo per riparare lui tutte le offese che gli uomini gli hanno fatto e gli fanno e gli faranno; e c&#8217;\u00e8 chi dice che no, Dio non pu\u00f2 essere un creditore come quello della tragedia di Shakespeare; Cristo si \u00e8 fatto uomo per offrire a Dio, cio\u00e8 a se sesso, il pentimento di tutti i peccatori, e cos\u00ec salvare l&#8217;uomo dalle conseguenze dei suoi peccati.<\/p>\n<p>Non so se queste cose io le dico come vanno dette; sono cose difficili da maneggiare anche per chi le sa maneggiare; e io non sono neanche un dilettante; ma quando nella messa cantata si sentiva cantare: &quot;Agnus Dei qui tollis&#8230;&quot;, allora si capiva benissimo che cosa vuol dire, anche se non si capiva affatto. [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 annegato per cause varie in mari e oceano; \u00e8 bruciato in tutti i modi di bruciare; \u00e8 caduto come un sasso con le sue fragili ossa da tutte le altezze; \u00e8 stato avvelenato dai gas degli accumulatori elettrici nei sommergibili naufragati; per\u00f2 l&#8217;uomo ha sempre avuto e ha ancora adesso due cose che lo distinguono da tutte le altre creature della terra e del mare e dell&#8217;aria.<\/p>\n<p>Quelle due cose sono la religione e l&#8217;amore, e si pu\u00f2 mettere prima l&#8217;una o l&#8217;altra, dipende dai propri gusti personali.<\/p>\n<p>La quantit\u00e0 di animale che \u00e8 nell&#8217;uomo, nessuno la pu\u00f2 calcolare; essa \u00e8 grandissima; e continuamente essa aumenta o diminuisce, anche da un&#8217;ora all&#8217;altra, da un minuto all&#8217;altro; \u00e8 un vincere e perdere continuo, senza soste; e il combattimento l&#8217;uomo se lo sente dentro, serpeggiare come un liquido pesante e oscuro; e lui non pu\u00f2 farci niente per interromperlo o fermarlo.<\/p>\n<p>Solo pochi possono condurre al guinzaglio la loro bestia oscura; ma \u00e8 sempre una bestia al guinzaglio. I santi sono uomini come gli altri, ma con qualcosa di pi\u00f9, e quel di pi\u00f9 gli deve costare sforzi immensi.<\/p>\n<p>Essere animale \u00e8 facile; essere uomo \u00e8 difficile; e quando un soffio di animalit\u00e0 sorge dal mistero e si abbatte su un santo, lui deve soffrire sofferenze terribili, come essere nel fuoco dell&#8217;inferno o in un pasticcio del genere; e se noi in casi simili ci laviamo la faccia, lui si deve raschiare le ossa.<\/p>\n<p>Adesso dicono che la religione \u00e8 un prodotto dell&#8217;ignoranza; ma anche l&#8217;&quot;Iliade&quot; e l&#8217;&quot;Odissea&quot; sono un prodotto dell&#8217;ignoranza; in esse ci sono personaggi come Giove, Giunone, Venere, Minerva e gli altri; e adesso a sentirli nominare la gente illuminata sorride.<\/p>\n<p>Ma i nostri bravi occhi d&#8217;uomo neanche adesso sono capaci di vedere quello che non si vede. E anche la dinamo \u00e8 un prodotto dell&#8217;ignoranza; per\u00f2 se si abolisce la dinamo si torna al lume a olio e ala candela; e festeggeremo il cambiamento pensando che quei due modesti arnesi hanno illuminato i pensieri dei pi\u00f9 grandi cervelli della razza umana. Se la religione \u00e8 stata una illusione, lo scopriremo da morti, se allora saremo in rado di scoprire qualcosa; ma se mai \u00e8 stata un&#8217;illusione che ci ha portati un po&#8217; pi\u00f9 lontani dalla bestia nostra inquilina non sfrattabile. E questo \u00e8 stato un vantaggio, anche se non \u00e8 servito a portarci in paradiso, se il paradiso non c&#8217;\u00e8; ma \u00e8 servito a sognare che c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Per via della religione, uno pu\u00f2 litigare con se stesso o con Dio, oppure col diavolo.<\/p>\n<p>Tutti questi modi di litigare fanno bene ala salute; \u00e8 una specie di sport spirituale che allontana l&#8217;uomo dall&#8217;animale, anche quello di litigare col diavolo.<\/p>\n<p>Adesso il diavolo lo hanno messo in quarantena e anche i preti ci ridono sopra, lo considerano una specie di spaventapasseri; i giovani lo disprezzano, \u00e8 troppo vecchio, dicono, essi disprezzano tutto quello che \u00e8 vecchio.<\/p>\n<p>Ma forse anche il diavolo si \u00e8 stancato del mestiere. Non ci deve essere pi\u00f9 sugo, a fare il diavolo., con gli ometti di adesso, che sembrano sputati da una gallina.<\/p>\n<p>&quot;Dove sono i grandi peccatori di una volta, pieni di forza, pieni di coraggio, pieni di fuoco incendiario per incendiare i cieli?&quot;, deve dirsi il diavolo. Adesso per lui deve essere come mangiare semi di zucca.\u00bb<\/p>\n<p>La perdita del diavolo \u00e8 stata una grande perdita per l&#8217;uomo; lui aveva dato all&#8217;uomo il giusto di perdersi, ma c&#8217;era sempre il pentimento dell&#8217;ultima ora; e l&#8217;uomo aveva preso anche lui il gusto di contrastarlo, di battersi con la bestia oscura dentro di lui; e per l&#8217;uomo \u00e8 pi\u00f9 vantaggioso battersi che vincere, perch\u00e9 dopo la vittoria c&#8217;\u00e8 sempre la sconfitta.<\/p>\n<p>Ma che cosa c&#8217;\u00e8 da mettere nel posto della religione e dell&#8217;amore, e serva a fare separazione dell&#8217;uomo dalla sua bestia oscura?<\/p>\n<p>I giovani di adesso dicono che il surrogato c&#8217;\u00e8, ed \u00e8 la politica. Per essi quello \u00e8 un modo nuovo per crescere pi\u00f9 presto, per mettersi un cuscino sotto il sedere, poi dire: &quot;guardate come sono cresciuto&quot;.<\/p>\n<p>La politica \u00e8 una cosa molto vecchia; vecchia come l&#8217;uomo, pi\u00f9 vecchia della religione.<\/p>\n<p>L&#8217;ha adoperata il serpente con Eva, prima che lei e quello gnocco di suo marito avessero quel rapporto diretto con Dio. \u00c8 l&#8217;arte di convincere con l&#8217;inganno.<\/p>\n<p>Forse la ripugnanza per la politica che hanno quelli con le mani pulite o aspiranti alla pulizia viene da quella smisurata lontananza del primo contatto dell&#8217;uomo con la pelle e l&#8217;arte del serpente, quando l&#8217;uomo per via della parola perse il paradiso e cominci\u00f2 a piangere.<\/p>\n<p>La politica mette la parola nel posto dell&#8217;utensile; cio\u00e8 sentire fischiare un merlo, e dire che \u00e8 il treno.\u00bb<\/p>\n<p>Leggendo questo brano, questa prosa cos\u00ec asciutta e nervosa, cos\u00ec essenziale e scattante, tanto che \u00e8 stata paragonata ad un muro a secco, forse al lettore che ci abbia sin qui seguito saranno venute in mente le nostre considerazioni su quella corrente della teologia moderna che, con la scusa di espungere il mito dalla tradizione cristiana, vorrebbe eliminare da essa, di fatto, il soprannaturale (cfr. F. Lamendola, \u00abRudolf Bultmann, la religione e l&#8217;immagine mitica del mondo\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>O forse gli sar\u00e0 venuta in mente una quarta ragione che potrebbe spiegare l&#8217;oblio in cui \u00e8 caduta l&#8217;opera di Vittorio G. Rossi (oblio confermato dal fatto che quasi nessuno dei suoi libri \u00e8 stato di recente ristampato): il suo scetticismo nei confronti di ogni razionalismo e di ogni positivismo; la sua cautela nei confronti della scienza; non, si badi, la sua avversione alla scienza, ch\u00e9, anzi, egli \u00e8 stato uno dei primi scrittori italiani contemporanei a portare il pensiero scientifico nella letteratura: ma la sua diffidenza verso l&#8217;arroganza dello scientismo, la sua lucidit\u00e0 nel coglierne tutta l&#8217;insufficienza intellettuale ed umana.<\/p>\n<p>Oggi la divulgazione scientifica \u00e8 in mano a persona come Piero e Alberto Angela e come Enrico Bellone; persone per le quali ogni forma di conoscenza non scientifica \u00e8 ignoranza &#8211; anche se non hanno il fegato di dirlo chiaro e tondo.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 posto, forse, nelle patrie lettere, per uno scrittore come Vittorio G. Rossi.<\/p>\n<p>O meglio, sarebbe pi\u00f9 esatto dire che, uno come lui, non ce lo meritiamo pi\u00f9.<\/p>\n<p>Crediamo di fare cose utile al lettore segnalando i libri di Vittorio G. Rossi, ormai non facilmente reperibili, pur essendo passati pochi ani da quando venivano stampati a decine di migliaia di copie, e tradotti in tutto il mondo.<\/p>\n<p>\u00abLe streghe di mare\u00bb Milano, Alpes, 1930.<\/p>\n<p>\u00abTassoni\u00bb, Milano, Alpes, 1931.<\/p>\n<p>\u00abTropici\u00bb, Milano, Bompiani, 1934.<\/p>\n<p>\u00abVia degli Spagnoli\u00bb, Milano, Bompiani, 1936.<\/p>\n<p>\u00abOceano\u00bb, Milano, Bompiani, 1938.<\/p>\n<p>\u00abSabbia\u00bb, Milano, Bompiani, 1940.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abLa pelle dei marinai\u00bb, Milano, Bompiani, 1941.<\/p>\n<p>\u00abCobra\u00bb, Milano, Bompiani, 1941.<\/p>\n<p>\u00abPelle d&#8217;uomo\u00bb, Milano, Bompiani, 1943.<\/p>\n<p>\u00abAlga\u00bb, Milano, Bompiani, 1945.<\/p>\n<p>\u00abPreludio alla notte\u00bb, Milano, Bompiani, 1948.<\/p>\n<p>\u00abSoviet\u00bb, Milano, Garzanti, 1952.<\/p>\n<p>\u00abFauna\u00bb, Milano, Bompiani, 1953.<\/p>\n<p>\u00abIl granchio gioca col mare\u00bb, Milano, Mondadori, 1957.<\/p>\n<p>\u00abCristina e lo Spirito Santo\u00bb, Milano, Mondadori, 1958.<\/p>\n<p>\u00abFesta delle lanterne\u00bb, Milano, Mondadori, 1960.<\/p>\n<p>\u00abLa Terra \u00e8 un&#8217;arancia dolce\u00bb, Milano, Mondadori, 1961.<\/p>\n<p>\u00abNudi o vestiti\u00bb, Milano, Mondadori, 1963.<\/p>\n<p>\u00abMiserere coi fichi\u00bb, Milano, Mondadori, 1963.<\/p>\n<p>\u00abIl silenzio di Cassiopea\u00bb, Milano, Mondadori, 1965.<\/p>\n<p>\u00abPer\u00f2 il mare \u00e8 ancora quello\u00bb, Milano, Mondadori, 1966.<\/p>\n<p>\u00abTeschio e tibia\u00bb, Milano, Mondadori, 1968.<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;orso sogna le pere\u00bb, Milano, Mondadori, 1971.<\/p>\n<p>\u00abCalme di luglio\u00bb, Milano, Mondadori, 1973.<\/p>\n<p>\u00abIl cane abbaia alla luna\u00bb, Milano, Mondadori, 1975.<\/p>\n<p>\u00abMaestrale\u00bb, Milano, Mondadori, 1976.<\/p>\n<p>\u00abTerra e acqua\u00bb, Milano, Mursia, 1988.<\/p>\n<p>Concludiamo riportando la breve \u00abvoce\u00bb a lui dedicata nella \u00abEnciclopedia Biografica Universale\u00bb della Biblioteca Treccani (2007, vol. 16, p.p. 624-25):<\/p>\n<p>\u00abROSSI, VITTORIO G. Scrittore (Santa Margherita Ligure 1898 &#8211; Roma 1978). A lungo inviato speciale all&#8217;estero per vari giornali [specialmente &quot;La Domenica del Corriere&quot; ed &quot;Epoca&quot;, nota nostra], ne trasse spunto per numerosi racconti e romanzi (&quot;Tropici&quot;, 1934; &quot;Oceano&quot;, 1938; &quot;Alga&quot;, 1945; &quot;Il granchio gioca col mare&quot;, 1957; &quot;Maestrale&quot;, 1976) in cui notazioni impressionistiche e particolari documentari si risolvono in una sorta di favolosa rapsodia del primordiale. Scrisse anche biografie di A. Tassoni (1931) e di Cristina di Svezia (1958).\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura italiana ha la memoria corta; lo sappiamo. 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