{"id":29539,"date":"2016-01-22T12:58:00","date_gmt":"2016-01-22T12:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/22\/come-dichiarandosi-vittime-le-minoranze-stanno-instaurando-la-dittatura-del-rancore\/"},"modified":"2016-01-22T12:58:00","modified_gmt":"2016-01-22T12:58:00","slug":"come-dichiarandosi-vittime-le-minoranze-stanno-instaurando-la-dittatura-del-rancore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/22\/come-dichiarandosi-vittime-le-minoranze-stanno-instaurando-la-dittatura-del-rancore\/","title":{"rendered":"Come, dichiarandosi \u201cvittime\u201d, le minoranze stanno instaurando la dittatura del rancore"},"content":{"rendered":"<p>Si assiste, nel corso degli ultimi decenni, a un fenomeno sempre pi\u00f9 ampio e diffuso: la crescente, dilagante e ormai quasi incontenibile vittimizzazione di aspetti sempre pi\u00f9 rilevanti della dialettica sociale, politica, giuridica, economica, culturale. Illich parlava di una &quot;scolarizzazione&quot; della societ\u00e0; altri parlano di una sua &quot;medicalizzazione&quot;; ma nessun altro fenomeno pu\u00f2 reggere il confronto con l&#8217;attuale vittimizzazione. Il sapere obbligatorio imposto dalle scuole e la sanit\u00e0 obbligatoria imposta dai governi (con le relative sanzioni per gli inadempienti: i genitori che non mandano i figli a scuola, o che non fanno vaccinare i loro bambini) sono niente, sono giochi da dilettanti, in confronto a quel che stanno riuscendo a fare, e a ottenere, tutte quelle categorie e tutti quei soggetti sociali i quali, a ragione o a torto, riescono a ottenere lo statuto giuridico, ufficialmente riconosciuto, di &quot;vittime&quot;. Praticamente, non ci sono quasi limiti a ci\u00f2 che possono pretendere sotto forma di risarcimento per i danni, materiali o morali, che hanno subito; non solo: non ci sono limiti alla pressione morale permanente che sono in grado di esercitare, non sui colpevoli (a quelli, hanno gi\u00e0 pensato giudici e tribunali), ma sull&#8217;intera societ\u00e0, alla quale \u00e8 vietato di assumere un atteggiamento neutrale e che si vede costretta, invece, a schierarsi dalla loro parte, ogni qual volta rullino i tamburi per denunciare una violenza patita e chiamare a raccolta tutti i &quot;buoni&quot; nella crociata contro il male. In questo modo, si sposta significativamente anche il comune sentire della societ\u00e0 nei confronti di particolari tematiche.<\/p>\n<p>Questo fenomeno trae origine da parecchi fattori &#8211; e sia detto con il massimo rispetto per le vittime autentiche, le quali, l&#8217;ultima cosa di cui si preoccupano \u00e8 trasformare la loro vicenda in una storia &quot;esemplare&quot;, da consegnare ai mass-media, e pretendere un risarcimento che stabilisca un precedente <em>politically correct<\/em> per le future crociate vittimiste. Ma, fra tutti, il fattore che spicca di pi\u00f9 \u00e8 l&#8217;universale diffusione della cultura dei diritti, figlia, a sua volta, dell&#8217;individualismo democratico, sommato alla teoria giusnaturalista del diritto naturale garantito da un patto sociale originario che non pu\u00f2 mai essere rescisso, perch\u00e9 la &quot;natura&quot; \u00e8 conforme a &quot;ragione&quot; e, pertanto, negare un diritto &quot;naturale&quot; a qualcuno, equivale a macchiarsi di un&#8217;azione irragionevole (il che, in una cultura razionalista, \u00e8, evidentemente, il peccato pi\u00f9 grave). Dunque, il ragionamento \u00e8 questo: ciascuno viene al mondo con una serie di diritti; la societ\u00e0 esiste per soddisfarli o, comunque, per impedire che essi vegano violati; ma togliere a qualcuno l&#8217;esercizio dei diritti equivale a fare di costui una vittima; e la vittima di una ingiustizia ha, per definizione, il diritto di esigere, anzi, di pretendere riparazione, non solo da colui che l&#8217;ha offesa, dal colpevole, ma dalla societ\u00e0 intera, che non ha saputo vigilare, non ha saputo proteggere la vittima, chiudendosi nel proprio egoismo.<\/p>\n<p>Lo ripetiamo: non \u00e8 pi\u00f9 consentito essere neutrali, chiamarsi furori, proclamarsi insufficientemente informati per esprimere un giudizio: tutti sono tenuti alla solidariet\u00e0 obbligatoria con la vittima e tutti sono chiamati ala crociata contro il reo. Il quale pu\u00f2 essere una persona fisica, un gruppo umano, uno stato; oppure la fame, la sete, la montagna, il mare, un terremoto, un&#8217;eruzione vulcanica, uno sciogliemmo dei ghiacci, uno squalo che attacca i bagnanti, un orso che aggredisce un turista nel parco di Yellowstone; oppure pu\u00f2 essere la povert\u00e0, l&#8217;ignoranza, la superstizione, il pregiudizio, il sessismo, qualche &quot;barbara&quot; usanza sociale; o, ancora, la malattia, il cancro, il morbo di Alzheimer, la sordit\u00e0, l&#8217;artrite, l&#8217;osteoporosi, l&#8217;handicap e pi\u00f9 ancora il pregiudizio sull&#8217;handicap, la falsa e dannosa credenza nella malattia mentale, il revisionismo o il negazionismo storico.<\/p>\n<p>In tutti questi casi, \u00e8 sufficiente che chi ha subito, o ritiene di aver subito, una violazione del proprio diritto (alla salute, all&#8217;istruzione, alla libert\u00e0 di espressione, ad avere una famiglia, ad essere mantenuto a vita dai genitori, a essere promosso anche se non studia, ad avere un posto inamovibile anche se non ha voglia di lavorare) si presenti, magari con l&#8217;aiuto di un buon avvocato, nei panni della vittima, e la sua vittoria \u00e8 assicurata; non solo: il ruolo di vittima potr\u00e0 trasformarsi in una redditizia professione, in una maniera per risolvere definitivamente il problema del proprio mantenimento. Una moglie che riesca a ottenere il divorzio con una sentenza di &quot;crudelt\u00e0 mentale&quot; nei confronti dell&#8217;ex marito, vera o no che sia la cosa (ma a chi interessa pi\u00f9 la <em>cosa in s\u00e9<\/em>, a partire dal buon vecchio Kant?; ci basta ormai la cosa <em>come appare<\/em>) pu\u00f2 considerarsi sistemata per tutta la vita, specialmente se il brav&#8217;uomo sta bene a quattrini: la povera vittima non dovr\u00e0 pi\u00f9 lavorare neppure per un giorno e potr\u00e0 vivere dell&#8217;assegno mensile cui il solerte giudice femminista avr\u00e0 obbligato l&#8217;indegno ex marito.<\/p>\n<p>Oppure basta che una persona omosessuale riesca a dimostrare di essere stata licenziata, poniamo, dal posto di lavoro, non perch\u00e9 era pigra, inefficiente, o perch\u00e9 cercava in tutti i modi di farsi esentare mediante certificati medici, o, ancora, perch\u00e9 disonesta, e faceva sparire somme di denaro non indifferenti nell&#8217;esercizio della sua funzione impiegatizia: non per una di queste cose, ma perch\u00e9 il suo datore di lavoro \u00e8 &quot;omofobo&quot;, e <em>voil\u00e0<\/em>, il gioco \u00e8 fatto: otterr\u00e0 prontamente un reintegro con tante scuse, insieme, naturalmente a una cifra adeguata al danno morale patito.<\/p>\n<p>Sul piano della politica: oggigiorno le guerre si fanno per difendere le vittime, per proteggerle dai &quot;crimini&quot; del pi\u00f9 forte. Per tali motivazioni, alla fine del secondo millennio, le nazioni occidentali hanno condotto una guerra durissima contro la Serbia, accusata di non rispettare i diritti umani della popolazione albanese del Kosovo e di mirare a una pulizia etnica. In seguito all&#8217;intervento occidentale, il Kosovo \u00e8 stato, di fatto, sottratto alla sovranit\u00e0 serba, e, a riflettori spenti, la popolazione serba \u00e8 stata sottoposta a uno stillicidio di discriminazioni e violenze da parte degli albanesi, fino a rasentare, essa s\u00ec, una effettiva &quot;pulizia etnica&quot;. Ma ormai, nell&#8217;immaginario dell&#8217;opinione pubblica mondiale, e anche per gli organismi internazionali di alta giustizia, i colpevoli erano i serbi, e gli albanesi erano le vittime: i ruoli erano stati assegnati una volta per tutte e nessuno \u00e8 tornato a parlare di quella vicenda, nessun pietoso e imparziale giornalista ha riacceso le telecamere per documentare quel che le ex vittime stavano facendo agli ex colpevoli, ormai ridotti all&#8217;impotenza.<\/p>\n<p>Scrivono, su questi temi, Caroline Eliacheff e Daniel Soulez Larivi\u00e8re nel libro \u00abIl tempo delle vittime\u00bb (titolo originale: \u00abLe temp des victimes\u00bb, Paris, Editions Albin Michel, 2007; traduzione dal francese di Monica Fiorini, Milano, Adriano Salani Editore, 2008, pp.160-162):<\/p>\n<p><em>\u00abIl fatto che nella nostra societ\u00e0 si siano imposte due grandi categorie, una invidiata, quella della vittima, e l&#8217;altra fatta oggetto di riprovazione, quella del colpevole si radica, come si \u00e8 gi\u00e0 visto, nella stessa democrazia che favorendo l&#8217;individualismo implica anche un&#8217;attenzione all&#8217;altro nelle sue particolarit\u00e0 pi\u00f9 accettabili e pi\u00f9 semplici. L&#8217;elemento compassionevole \u00e8 inerente alla democrazia. La distruzione dei grandi ideali esplicativi della Storia accelera la distribuzione di tutti e di tutto nelle categorie del bene e del male che corrispondono alla griglia vittima-colpevole. E questo nonostante lo statuto di vittima non sia necessariamente acquisito per sempre, e possano avvenire improvvisi rivolgimenti, come si pu\u00f2 facilmente osservare nelle relazioni internazionali. [&#8230;] La Shoah \u00e8 il principale evento che ci permette di capire la rivoluzione della vittimizzazione alla fine del XX e all&#8217;inizio del XXI secolo. Nel corso del processo Barbie, per definire il crimine contro l&#8217;umanit\u00e0 Andr\u00e9 Frossard ha detto che le vittime erano &quot;colpevoli di essere nate&quot;. Questa innocenza del bambino, ovvero la sua assenza di responsabilit\u00e0 nei confronti del reale, ha costituito una delle basi della percezione della Shoah da parte degli ebrei , ma anche di chi \u00e8 stato costretto a guardare quelle immagini di corpi morti simili al proprio. La Shoah ha senza dubbio rappresentato uno degli elementi essenziali di una rivoluzione che tocca il grande pubblico. Per la prima volta, forse, la morte dell&#8217;altro, da cui spesso di trae un segreto godimento, quello che prova il sopravvissuto per il fatto di essere in vita, ha rinviato ala morte in s\u00e9. Dopo la Shoah, queste immagini di morte hanno raggiunto milioni di individui nelle loro case e nelle loro citt\u00e0; per identificazione, esse hanno generato in loro la paura di morire. E questo proprio in una societ\u00e0 che fa ogni sforzo per non pensare alla morte. Le persone comuni, ri faccia a faccia con la vittima espiatoria, non potevano dunque non sentirsi solidali con essa. Il crimine era cos\u00ec grande e l&#8217;innocenza cos\u00ec perfetta che la vittima \u00e8 divenuta sacra.<\/em><\/p>\n<p><em>Era dunque naturale che fosse l&#8217;ONU a introdurre il concetto e la denominazione di &quot;vittima&quot; nel diritto. L&#8217;ultima guerra ha creato in tal modo il posto occupato oggi dalla vittima e ha avuto come esito uno sviluppo dei diritti dell&#8217;uomo diverso, per natura e intensit\u00e0, rispetto all&#8217;epoca precedente. Come gi\u00e0 ricordato, queste rivoluzioni hanno portato, in particolare sul piano penale, alla creazione di una Corte penale internazionale istituita con il trattato di Roma del luglio del 1998 che prevede, per la prima volta in un&#8217;istituzione giudiziaria internazionale, una rappresentanza delle vittime. Ma al di l\u00e0 di questo aspetto istituzionale, per una sorta di disseminazione della situazione vittima ria la Sohah ha indotto una rivoluzione della mentalit\u00e0 per quel che riguarda il posto delle vittime in generale.<\/em><\/p>\n<p><em>Una buona guerra,m una guerra giusta, viene condotta ormai condotta solo per difendere vittime oppresse, perseguitate, anche se, anche se a volta, come in Africa o nei Balcani, mostra tutti i suoi limiti. Quando l&#8217;elemento umanitario si affranca troppo dalla riflessione politica, pu\u00f2 trasformarsi in una sorta di politica inconscia o in una incoscienza politica. Negli odierni conflitti mediorientali o in quelli che, in futuro, opporranno nord e sud, le posizioni vittima rie saranno sempre le migliori, perch\u00e9 offriranno agli uni la possibilit\u00e0 di conservare la propria buona coscienza attribuendo una cattiva coscienza gli altri. Non a caso sono oggetto di grandi manipolazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel dopoguerra, la divisione del mondo in due blocchi, imperialista e anti-imperialista, ricalcava parzialmente quella tra vittima e colpevole. Il crollo del blocco sovietico ha determinato la nuova divisione del mondo che si \u00e8 venuta delineando. Ma prima ancora della caduta del Muro di Berlino\u00bb, in tutte le societ\u00e0 occidentali e sul piano della comunit\u00e0 internazionale , questa distinzione \u00e8 stata considerata &#8212; compici soprattutto la diagnosi psichiatrica resa &quot;oggettiva&quot;, il movimento femminista, le rivendicazioni degli omosessuali e la giuridificazione di tutte le tragedie e gli incidenti dell&#8217;esistenza &#8212; la griglia di lettura dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza, una griglia che ha solo due entrate, vittime o delinquenti.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Il discorso rispetto alle persone affette da malattie fisiche, da handicap o da malattie e disturbi psichiatrici, \u00e8 ancora pi\u00f9 delicato, ma non possiamo passarlo sotto silenzio, a meno di sottostare al ricatto delle minoranze. Lo ripetiamo ancora una volta: siamo ben lungi dal voler negare che tali situazioni esistano; che siano dolorose; che siano meritevoli del massimo rispetto e, fin dove possibile, della massima solidariet\u00e0 sociale; che \u00e8 una vera barbarie il fatto che quelle persone ed i loro familiari siano sovente lasciati da soli alle prese con problemi di sopravvivenza e di terapia estremamente onerosi, sotto tutti i punti di vista. Ci\u00f2 non toglie che si stia diffondendo, presso una minoranza di tali persone sfortunate, una sindrome del risentimento, per cui vorrebbero &quot;farla pagare&quot; alla societ\u00e0 per le sofferenze e le difficolt\u00e0 che devono sopportare. Il risultato \u00e8 che alcune di queste persone sono portate a pretendere dei &quot;risarcimenti&quot; che mettono in difficolt\u00e0 gli altri, e che trasformano il naturale e bellissimo sentimento della solidariet\u00e0 spontanea in un duro obbligo da adempiere sotto la minaccia del codice penale. E, a volte, si lasciano andare le cose talmente avanti, che, per non violare i diritti delle presunte vittime, si finisce per negare i diritti fondamentali di altri soggetti deboli: per esempio, a costringere due anziani genitori a vivere nel terrore della violenza fisica di un figlio drogato, o psichicamente disturbato, posto che questi non voglia curarsi o disintossicarsi e che riesca a farsi passare per una vittima della loro indifferenza o durezza di cuore.<\/p>\n<p>Un discorso del tutto simile si pu\u00f2 fare per certe categorie di immigrati clandestini, i quali non si danno nemmeno il disturbo di attendere che la loro domanda di asilo politico sia stata accolta, per abbandonarsi a commettere reati nel Paese che li ospita e li mantiene. Assumere un atteggiamento severo verso di essi non si pu\u00f2, senza passare per razzisti: e il razzismo \u00e8 un crimine, punibile per legge. Inoltre, equivale alla negazione di un preteso diritto: quello dell&#8217;accoglienza indiscriminata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si assiste, nel corso degli ultimi decenni, a un fenomeno sempre pi\u00f9 ampio e diffuso: la crescente, dilagante e ormai quasi incontenibile vittimizzazione di aspetti sempre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[92],"class_list":["post-29539","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29539","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29539"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29539\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29539"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29539"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29539"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}