{"id":29538,"date":"2012-10-08T11:29:00","date_gmt":"2012-10-08T11:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/08\/vito-mancuso-velleita-ed-aporie-di-una-teologia-che-vuol-farsi-laica\/"},"modified":"2012-10-08T11:29:00","modified_gmt":"2012-10-08T11:29:00","slug":"vito-mancuso-velleita-ed-aporie-di-una-teologia-che-vuol-farsi-laica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/08\/vito-mancuso-velleita-ed-aporie-di-una-teologia-che-vuol-farsi-laica\/","title":{"rendered":"Vito Mancuso, velleit\u00e0 ed aporie di una teologia che vuol farsi laica"},"content":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 la teologia farsi laica? Pu\u00f2 un teologo cattolico rifondare la teologia in termini laici, in una prospettiva laica, fino al punto di ipotizzare una vita oltre la vita \u00abche non venga dall&#8217;alto\u00bb, per usare le sue parole, ma che scaturisca direttamente dalla vita stessa?<\/p>\n<p>Per dire una cosa del genere, e la dice fin dalle primissime righe del suo libro \u00abL&#8217;anima e il suo destino\u00bb (Milano, Raffaello Cortina Editore, 2007), Mancuso parte subito citando Teilhard de Chardin e affermando che, a suo giudizio, del gesuita francese si parler\u00e0 ancora a lungo, quando degli altri pensatori cristiani del XX secolo si sar\u00e0 perso il ricordo.<\/p>\n<p>Ma ascoltiamo le sue precise parole (op. cit., p. 1):<\/p>\n<p>\u00abIl principale obiettivo di questo libro consiste nell&#8217;argomentare a favore della bellezza, della giustizia e della sensatezza della vita, fino a ipotizzare che da essa stessa, senza bisogno di interventi dall&#8217;alto, sorga un futuro di vita personale oltre la morte.\u00bb<\/p>\n<p>Subito dopo egli getta il guanto della sfida alla coscienza contemporanea, e specialmente a quella di orientamento scettico e ateo, contro la quale sembra deciso a ingaggiare la sua buona battaglia; e pare non avvedersi &#8211; ma sembra un po&#8217; difficile da credere &#8211; che un simile esordio \u00e8 tutto tranne che religioso, \u00e8 anzi esso stesso scettico e ateo, se le parole hanno un senso. Che altro vuol dire, infatti, immaginare che la vita possa risorgere da se stessa, senza intervento dall&#8217;alto, e che possa sconfiggere la morte, la morte personale, con le sue sole forze?<\/p>\n<p>Bench\u00e9 sia il pupillo dello scomparso cardinal Martini, che gli ha indirizzato una calorosa lettera elogiativa a mo&#8217; di presentazione (o forse proprio per questo), Mancuso \u00e8 il classico teologo che vorrebbe tenere il piede in due scarpe: quella religiosa e quella laica, credendosi molto aperto, molto moderno e molto &quot;dialogante&quot; con la cultura moderna, come si usa (e abusa) dire, dopo il Concilio Vaticano II; diciamolo pure: con una furberia un po&#8217; troppo scoperta, con delle ammiccanti strizzatine d&#8217;occhio a quello scetticismo e a quell&#8217;ateismo cui dice di volersi contrapporre.<\/p>\n<p>La sua biografia \u00e8 di per s\u00e9 eloquente. Classe 1962, docente di teologia presso l&#8217;Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele di Milano, si \u00e8 formato al Liceo classico di Desio e al Seminario Arcivescovile di Milano, quindi \u00e8 stato ordinato prete dal cardinal Martini nel Duomo ambrosiano, nel 1986. Ma solo un anno dopo l&#8217;ordinazione, chiede e ottiene di essere dispensato dall&#8217;attivit\u00e0 pastorale per potersi dedicare interamente allo studio della teologia: strana vocazione. Quindi chiede, e ottiene, anche la dispensa dal celibato, si sposa e mette su famiglia. Intanto pubblica libri con varie case editrici, anche laiche (come Piemme e Mondadori) e diventa editorialista de \u00abLa Repubblica\u00bb, il giornale dei progressisti italiani. Come Petrarca: tutti i vantaggi della condizione ecclesiastica, ma pochissimi doveri o seccature derivanti da essa &#8211; per non dire nessuno.<\/p>\n<p>Insomma ha fatto carriera all&#8217;ombra della Chiesa (la sua tesi di dottorato, su Hegel, \u00e8 stata salutata entusiasticamente da Piero Coda, professore alla Lateranense, e da Virgilio Melchiorre, professore alla Cattolica di Milano), fino a imporsi come il pi\u00f9 noto teologo cattolico italiano, assiduo frequentatore di dibattiti e programmi televisivi; ma preferisce frequentare i salotti buoni della sinistra laica e benpensante, presso i quali viene accolto come valido interlocutore di esponenti dello scetticismo dichiarato come Augias, Pesce, Odifreddi, Hack. Dalla caratura intellettuale di tali interlocutori si pu\u00f2 desumere qualcosa circa la sua.<\/p>\n<p>Ma veniamo alla domanda centrale, che c&#8217;interessa ben pi\u00f9 del &quot;caso Mancuso&quot;, teologo per i perplessi che, sulla scia di Hans K\u00fcng &#8211; ma, finora almeno, con pi\u00f9 prudenza e abilit\u00e0 -, \u00e8 riuscito a barcamenarsi fra la spinta degli ambienti cattolici e le strizzatine d&#8217;occhio a quelli increduli; e cio\u00e8: \u00e8 possibile, \u00e8 pensabile una teologia laica?<\/p>\n<p>Via, non scherziamo. La teologia o \u00e8 indagine razionale sul divino, che parta dalla fede nel divino, o \u00e8 la caricatura di se stessa: cos\u00ec \u00e8 sempre stato, da Platone in poi, passando per il Medioevo cristiano e considerando anche la teologia ebraica ed islamica. Una teologia laica &#8211; se per laica si intende, come s&#8217;intende oggi in Italia, non religiosa e, anzi, tendenzialmente o esplicitamente irreligiosa &#8211; \u00e8 una contraddizione in termini. Di pi\u00f9: se viene da un teologo cattolico, da un prete cattolico (anche se dispensato tanto dalla cura d&#8217;anime, quanto dal celibato) \u00e8 una presa in giro o peggio, una disinvolta operazione culturale tutta giocata sul filo della voluta ambiguit\u00e0, per pescare consensi e riscuotere attenzione tanto dalla sponda dei credenti, quanto da quella dei non credenti: e ci\u00f2 dietro la maschera del &quot;dialogo&quot;, un vocabolo che ormai \u00e8 un &quot;passe-partout&quot; universale.<\/p>\n<p>Il vero dialogo si fa partendo dalle differenze e poi, se possibile, cercando i punti d contatto con l&#8217;altro; non imbrogliando le carte e mescolando le differenze, stemperandole, amalgamandole, allo scopo di ottenere una minestra dove \u00e8 vero tutto e il contrario di tutto e dove \u00e8 possibile darsi l&#8217;aria di essere &quot;moderni&quot;, &quot;aperti&quot; e &quot;dialoganti&quot; con il semplice espediente di insinuare dubbi, di scalzare certezze, di suscitare perplessit\u00e0, senza affatto sapere dove si andr\u00e0 a parare. Ma questo \u00e8 un antico vizio della cultura italiana: invece di confrontarsi sulla base delle proprie specificit\u00e0, si butta ogni cosa a tarallucci e vino e si fa finta che le differenze non esistano, che siano solo frutto di un malinteso, di un errore di traduzione dai differenti codici linguistici; insomma, si coltiva l&#8217;eterna, irresistibile attrazione verso l&#8217;ammucchiata, verso la grande notte dove, come diceva Hegel, tutte le vacche sono nere, non perch\u00e9 lo siano realmente, ma solo perch\u00e9 lo sembrano.<\/p>\n<p>Del resto, per rendere ancora pi\u00f9 chiaro il concetto che lui non \u00e8 un teologo di quelli cupi e reazionari, insomma che non \u00e8 un teologo cattolico, anche se da cattolico si formato, ha studiato, si \u00e8 laureato, ha insegnato e ha impostato la propria carriera universitaria, a pag. 20 non si perita di affermare che, mettendo al rogo Giordano Bruno- il quale, a suo dire, cercava un incontro fra grecit\u00e0 e cristianesimo -, la sua Chiesa (dice proprio cos\u00ec, due volte, con totale contrizione: \u00abla mia Chiesa\u00bb) \u00abha tolto all&#8217;Occidente la possibilit\u00e0 di fondare il senso della giustizia e del bene sull&#8217;ordine naturale\u00bb. Suggerisce anche che Giordano Bruno procedeva in perfetta continuit\u00e0 con la speculazione di Tommaso d&#8217;Aquino e mette nello stesso calderone, oltre all&#8217;Aquinate, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Tommaso Campanella e lo stesso Bruno, come se non vi fossero differenze sostanziali fra questi pensatori, ma una perfetta unit\u00e0 di fondo.<\/p>\n<p>Ma vediamo un po&#8217; pi\u00f9 da vicino in cosa consisterebbe la teologia laica di Mancuso.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;anima, l&#8217;oggetto del libro di Mancuso? Non \u00e8 una sostanza separata dal corpo, qualcosa che giunge dall&#8217;alto; non \u00e8 quello che ha sempre insegnato la Chiesa cattolica (l&#8217;autore lo dice chiaro e se ne vanta), cio\u00e8 qualcosa che Dio infonde nell&#8217;uomo. Che cos&#8217;\u00e8, allora? \u00c8 una realt\u00e0 naturale, coesistente al corpo, una sostanza che viene &quot;dal basso&quot; e che tutte le creature viventi possiedono; quella dell&#8217;uomo \u00e8 in continuo divenire, in continua crescita. \u00abCon anima si intende l&#8217;ordine assunto dall&#8217;energia che ci costituisce\u00bb (pag. 106). Chiaro, no?<\/p>\n<p>\u00c8 immortale, l&#8217;anima? Pare di s\u00ec, anche se non si capisce troppo bene. \u00abLo scopo della vita \u00e8 la nascita alla gioia dell&#8217;essere, che \u00e8 la porta dell&#8217;eternit\u00e0, perch\u00e9 chi la vive entra nel&#8217;eternit\u00e0, dove, una volta entrati, non si esce pi\u00f9. L&#8217;anima \u00e8 giunta a casa\u00bb (p. 148). Ma che cosa significa, esattamente, che la gioia dell&#8217;essere \u00e8 la porta dell&#8217;eternit\u00e0 e che da essa, una volta entrati, non si esce pi\u00f9? Sembra una di quelle zuccherose enunciazioni care alla cultura New Age, dove tutta la vita dell&#8217;anima si svolge senza scosse e senza sforzo; dove basta abbandonarsi alla gioia perch\u00e9 tutto fili lisci come l&#8217;olio, perfino l&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima. Oltre che poco cattolico, \u00e8 anche poco chiaro; e ha tutta l&#8217;aria di una vaghezza voluta, di una ambiguit\u00e0 studiata.<\/p>\n<p>Ancora: a che cosa serve il cristianesimo?<\/p>\n<p>Mancuso parte dalla necessit\u00e0 di riformulare, niente di meno, il dogma del peccato originale, perch\u00e9 sostiene che esso fa a pugni con quello della creazione dell&#8217;anima da parte di Dio. Svela anche il &quot;vero&quot; significato di quel dogma: la realt\u00e0 del peccato del mondo. \u00abCi\u00f2 che la teologia chiama peccato originale \u00e8 lo scacco dentro cui \u00e8 racchiusa la condizione umana, \u00e8 l&#8217;amarezza della condizione umana, la sua sete inappagata di giustizia\u00bb; e, per spiegarlo, non c&#8217;\u00e8 bisogno di miracoli o di strani influssi soprannaturali (espressione letterale dell&#8217;autore: p. 169).<\/p>\n<p>Ma Ges\u00f9 Cristo \u00e8 risorto dalla morte, oppure no? Gli \u00e8 accaduto qualche cosa di diverso da ci\u00f2 che accade o che accadr\u00e0 a tutti gli altri uomini? E Mancuso risponde: \u00abDi fronte alla resurrezione corporea di Ges\u00f9 la mia teologia, come le donne al sepolcro, ha paura. Non sa nulla\u00bb (p. 182); quindi la teologia, indagine razionale sul divino, qui cede il posto alla fede &#8211; eventualmente, si capisce. Se rimane tempo e voglia.<\/p>\n<p>A chi spetta la vita eterna? \u00abLa vita eterna spetta a chi la possiede gi\u00e0 adesso. L&#8217;eterno non \u00e8 il futuro, ma \u00e8 il presente, la dimensione pi\u00f9 vera del tempo. Chi, nel tempo che gli \u00e8 stato dato, ha raggiunto la forma sovra-naturale dell&#8217;essere, quando muore nel corpo vi permane con l&#8217;anima\u00bb (p. 205). L&#8217;anima, dunque, diviene; e chi la sviluppa sopravvive, chi no, no. Una visione evoluzionista, dunque, alla Teilhard de Chardin. Ma se l&#8217;anima umana funziona cos\u00ec, perch\u00e9 non potrebbe funzionare in tal modo anche quella divina? Di Dio, allora, non dovremmo dire che \u00e8, ma che sar\u00e0. Un Dio che diviene: interessante ipotesi, ma ben poco religiosa; perch\u00e9 un Dio del genere non sarebbe altro che la natura stessa, cio\u00e8 non sarebbe altro che una concezione panteista.<\/p>\n<p>Mancuso, per\u00f2, non lo dice: mostra di credere che Giordano Bruno sia stato bruciato per aver voluto coniugare scienza e fede e non, come \u00e8 palese, per il suo panteismo. E questo \u00e8 un indizio sulla vera natura del pensiero ultimo del nostro teologo liberal e progressista. Che sia liberal, non c&#8217;\u00e8 dubbio: giunge a fare il conto statistico delle vittime dell&#8217;Inquisizione, afferma che furono cinque o sei all&#8217;anno; e si vergogna della &quot;sua&quot; Chiesa. Non lo sfiora il dubbio che non sia corretto dire: \u00abla MIA Chiesa\u00bb, come si direbbe: \u00abLa MIA casa\u00bb, o: \u00abil MIO gatto\u00bb; e che bisognerebbe dire, semmai: \u00abla NOSTRA Chiesa\u00bb, \u00abla Chiesa in cui crediamo\u00bb. &quot;Noi&quot;, non &quot;io&quot;.<\/p>\n<p>Il Paradiso? \u00c8 il ritorno delle cose all&#8217;eterno presente, nel quale, una volta entrati, non si esce pi\u00f9 (cfr. pag. 230).<\/p>\n<p>L&#8217;Inferno? Non \u00e8 eterno, perch\u00e9 questa sarebbe una impossibilit\u00e0 logica, oltre che una incapacit\u00e0 di pensare la vera beatitudine. Potrebbe essere una annichilazione totale e definitiva dell&#8217;anima che ha peccato contro lo Spirito Santo, oppure solo una punizione temporanea, a fine di rieducazione. Non \u00e8 una differenza da poco, ma Mancuso non si turba n\u00e9 si confonde per cos\u00ec poco: essendo un liberal, ammette la piena libert\u00e0 di opinione in proposito. Basta andare al supermercato della teologia moderna e scegliere la merce che si preferisce.<\/p>\n<p>Il Diavolo? O non esiste nel tempo, come Mancuso personalmente ritiene (ma che vuol dire: &quot;nel tempo?&quot;), o \u00e8 destinato alla conversione forzata (cfr. p. p. 266). Tutto \u00e8 bene quel che finisce bene, insomma.<\/p>\n<p>La conclusone? \u00abAmare la vita. Alla fine tutto sta qui\u00bb (p. 317). Ges\u00f9 Cristo aveva detto: amare Dio e amare il prossimo come se stessi; ma Mancuso \u00e8 pi\u00f9 moderno e aggiornato, \u00e8 pi\u00f9 al passo coi tempi e con la scienza moderna: \u00abamare la vita\u00bb. Bello, no? Vago quanto basta per non compromettersi con alcuno; una affermazione cos\u00ec pu\u00f2 piacere a tutti, pu\u00f2 mettere d&#8217;accordo tutti.<\/p>\n<p>Poveri noi, uomini delle caverne, che siamo rimasti alla credenza secondo cui la teologia dovrebbe dire qualche cosa di positiva sul divino, partendo dalla ferma credenza in esso. Ora apprendiamo che la fede \u00e8 un&#8217;altra cosa, che il teologo \u00e8 un signore che pu\u00f2 fare tutte le ipotesi che vuole, che pu\u00f2 credere e pensare quello che vuole, quello che gli sembra meglio secondo ragione; per l&#8217;esattezza, secondo la SUA ragione. E, soprattutto, che si trova egualmente a suo agio in tutti i salotti, davanti a qualunque pubblico, perch\u00e9 non dice mai qualcosa che possa comprometterlo, che possa suonare come poco aggiornato o poco conforme alle mode culturali del momento.<\/p>\n<p>Resta solo una domanda: a che cosa serve, una teologia di questo genere? A fare un po&#8217; di luce sul mistero del divino, a offrire qualche appiglio ai confusi, qualche conforto ai dubbiosi? Macch\u00e9, quella \u00e8 roba sorpassata. Serve a fare bella figura nei salotti, specialmente quelli televisivi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 la teologia farsi laica? 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