{"id":29536,"date":"2009-12-14T08:43:00","date_gmt":"2009-12-14T08:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/14\/le-vite-che-non-abbiamo-vissuto-ci-tormentano-come-arti-amputati\/"},"modified":"2009-12-14T08:43:00","modified_gmt":"2009-12-14T08:43:00","slug":"le-vite-che-non-abbiamo-vissuto-ci-tormentano-come-arti-amputati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/14\/le-vite-che-non-abbiamo-vissuto-ci-tormentano-come-arti-amputati\/","title":{"rendered":"Le vite che non abbiamo vissuto ci tormentano come arti amputati"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa sarebbe stato di noi, della nostra vita, se venti, trenta o quarant&#8217;anni fa, giunti a un determinato bivio, avessimo imboccato una strada diversa da quella che effettivamente abbiamo preso? Se, ad esempio, avessimo trovato un altro lavoro, un&#8217;altra professione; se avessimo incontrato un&#8217;altra compagna o un altro compagno di vita; se avessimo incrociato i nostri passi con altri amici, con altre opportunit\u00e0, con altre situazioni?<\/p>\n<p>Possono sembrare domande oziose: sia coloro i quali credono fermamente che il caso domini ogni evento, sia, all&#8217;opposto, coloro i quali ritengono che ogni accadimento sia rigorosamente predeterminato (due opposti estremismi filosofici che si elidono, per cos\u00ec dire, a vicenda, poich\u00e9 convergono nella conclusione che l&#8217;uomo non \u00e8 minimamente padrone del proprio destino), alla fine concordano sul fatto che a nulla giova chiedersi se la nostra vita avrebbe potuto essere diversa, a parit\u00e0 di condizioni e di sviluppo spirituale.<\/p>\n<p>Ma siamo sicuri che sia proprio cos\u00ec? Non potrebbe darsi, invece, che una riflessione sui bivi principali del nostro percorso esistenziale, prospettandoci diverse scelte da parte nostra e aprendoci, quindi, differenti scenari, sia suscettibile di dirci alcune cose interessanti su noi stessi, su ci\u00f2 che riteniamo importante, sul dominio che sappiamo esercitare sulla nostra volont\u00e0, in vista di un determinato fine e alla luce di ben precisi valori?<\/p>\n<p>A meno di cadere nell&#8217;adorazione dell&#8217;esistente, cos\u00ec come esso \u00e8 e qualunque esso sia &#8211; posizione tipica dell&#8217;idealismo, sia hegeliano che crociano -, forse faremmo bene a conservare una distinzione tra la realt\u00e0 fattuale e la realt\u00e0 potenziale: noi non siamo solamente ci\u00f2 che siamo qui ed ora, ma anche ci\u00f2 che potremmo essere, che avremmo potuto essere e che potremo essere un domani. In ciascuno di noi vi sono molte pi\u00f9 cose di quel che non sembri in base alle nostre azioni, alle nostre parole e perfino ai nostri pensieri, sconosciuti agli altri; cose che non sempre trovano il modo di venire alla luce, di esprimersi e di realizzarsi; cose che, nondimeno, fanno parte di noi, e sia pure allo stato potenziale.<\/p>\n<p>Dove abbiamo intenzione di arrivare, con questo genere di considerazioni? \u00c8 semplice: a riconoscere che l&#8217;infinita ricchezza di possibilit\u00e0 in noi contenute, viene, per forza di cose, pi\u00f9 o meno gravemente mortificata dalle circostanze concrete della vita. Ad ogni scelta che compiamo, infatti (e non sempre si tratta di libere scelte, come ben sappiamo), i sentieri che non abbiamo percorso, le strade che abbiamo scartato, rimangono alle nostre spalle, ma non cessano per\u00f2 di esistere: continuano a sopravvivere allo stato potenziale.<\/p>\n<p>Lo scrittore americano di fantascienza Murray Leinster ha svolta una penetrante riflessione in proposito (cit. nel libro di Peter Kolosimo \u00abCittadini delle tenebre\u00bb (Torino, MEB, 1971, pp. 124), che riportiamo:<\/p>\n<p>\u00ab&quot;Immaginiamo che, giunti ad un bivio, indeciso sulla sorte da pendere, io lanci in aria il classico soldone. Qualunque sia la scelta del fato, sul sentiero che percorrer\u00f2 m&#8217;imbatter\u00f2 in determinate caratteristiche topografiche, vivr\u00f2 determinate vicende. Le une e le altre non saranno mai identiche a quelle che contraddistinguono il secondo sentiero, quello che ho scartato.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, quindi, che nel decidere fra una delle due soluzioni che mi si sono presentate, io non avr\u00f2 soltanto dato la preferenza a queste o quelle caratteristiche topografiche, ma avr\u00f2 scelto fra due diverse catene d&#8217;avvenimenti, di vicende, d&#8217;episodi. Avr\u00f2 scelto non solo quella strada tracciata sulla superficie della Terra, ma quella, e non un&#8217;altra strada, tracciata nel tempo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, come due strade diverse mi condurrebbero a due diverse citt\u00e0, due sentieri diversi aperti sul futuro mi potranno condurre a due futuri differenti l&#8217;uno dall&#8217;altro. Mentre il primo potr\u00e0 offrirmi una situazione che mi porter\u00e0 al successo, alla ricchezza, l&#8217;altro mi potr\u00e0 gettare banalmente sotto le ruote d&#8217;un autocarro, condannandomi a morire.<\/p>\n<p>In sostanza, i futuri nei quali ci possiamo imbattere sono pi\u00f9 di uno: noi ne scegliamo uno, ma quelli che non abbiamo scelto esistono veramente, come i sentieri non percorsi, sono realt\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Dobbiamo mettere bene in chiaro una cosa.<\/p>\n<p>Noi non stiamo ponendo la questione se, di volta in volta che la nostra vita giunge ad un bivio, noi avremmo potuto, oppure no, imboccare sentieri diversi da quello che effettivamente abbiamo preso; questione che, in questa sede, non ci interessa, e sulla quale, in ogni caso, ci sembra getti sufficiente luce la dottrina indiana relativa al \u00abkarma\u00bb: vale a dire che le opzioni della nostra vita sono il risultato di un certo bagaglio spirituale, determinato a sua volta dal frutto delle nostre azioni, laddove esse siano ispirate da timore, desiderio e ignoranza.<\/p>\n<p>No; quel che ci stiamo domandando \u00e8 che cosa ne sia di quei sentieri non percorsi, di quelle strade trascurate, di quelle vite non vissute, che avrebbero potuto far parte di noi e che, ad un certo punto, sono state vicinissime ad esserlo.<\/p>\n<p>Secondo la concezione materialista e pragmatica oggi largamente dominante, esistono solo le strade che vengono percorse e le realt\u00e0 che vengono concretizzate. Questa concezione presenta apparenti somiglianze con quella di George Berkeley, sostenitore del principio che \u00abesse est percipi\u00bb, l&#8217;essere \u00e8 l&#8217;essere percepito. Apparenti, per\u00f2: perch\u00e9, per il filosofo inglese, al di sopra delle menti finite, che percepiscono una data realt\u00e0 e, percependola, la fanno vivere, esiste una Mente infinita, che pensa ogni cosa in tutte le menti finite, e conferisce esistenza permanente all&#8217;universo che, altrimenti, esisterebbe solo negli intervalli in cui viene effettivamente percepito da uno o pi\u00f9 soggetti pensanti.<\/p>\n<p>Esistono, al contrario, valide ragioni per supporre che le strade della vita non incominciano ad esistere solo nel momento in cui, avanzando, per cos\u00ec dire, all&#8217;interno di essa, noi le trasformiamo da semplici possibilit\u00e0 in realt\u00e0 effettuale. Tanto per cominciare, infatti, bisognerebbe domandarsi come sia possibile che noi, inoltrandoci nella nostra vita, possediamo la capacit\u00e0 di materializzare una serie di circostanze, traendole, per cos\u00ec dire, dal nulla: \u00e8 possibile che noi siamo realmente i depositari di un potere cos\u00ec stupefacente, come se fossimo i creatori di ci\u00f2 che, prima, non esisteva? Non \u00e8 molto pi\u00f9 semplice e ragionevole supporre che noi ci limitiamo a conferire una esistenza effettuale a qualche cosa che gi\u00e0 esisteva allo stato latente?<\/p>\n<p>E, se gi\u00e0 esisteva la singola scelta che abbiamo fatto &#8211; ad esempio, quella di prendere a destra invece che a sinistra -, ci\u00f2 non \u00e8 forse un indizio eloquente del fatto che esistevano pure le altre possibilit\u00e0; che esistevano, dunque, e non soltanto che avrebbero potuto esistere? Avremmo potuto imboccare la strada di sinistra, se non fosse esistita anche quella che conduceva nella direzione opposta? Se esistono determinate opzioni, ci\u00f2 non attesta che esistono anche quelle divergenti: che esistono realmente, e non solo teoricamente?<\/p>\n<p>Un discorso analogo, del resto, si pu\u00f2 e si deve fare riguardo alla dimensione spazio-temporale, che a noi, finch\u00e9 vi siamo immersi con il corpo fisico, si presenta frammentata in unpassato, un presente ed un futuro, nonch\u00e9 in un qui e in un altrove; mentre invece, considerata da un punto di vista superiore a quello fisico, rivela sua natura unitaria e indifferenziata, onnicomprensiva ed eternamente contemporanea.<\/p>\n<p>Ebbene, se le cose stanno cos\u00ec &#8211; e noi lo riteniamo assai probabile, anche se non esistono prove inconfutabili che ci\u00f2 sia vero &#8211; non risulta affatto ozioso domandarsi che ne \u00e8 delle strade non percorse, delle vite non vissute; e soprattutto, quale ruolo esse, pur nella loro assenza, possano continuare a svolgere nella nostra vita attuale.<\/p>\n<p>Oppure qualcuno vorr\u00e0 sostenere che, una volta scartata una certa possibilit\u00e0 esistenziale, essa uscirebbe per sempre dal nostro orizzonte, lasciandoci del tutto indifferenti nei suoi confronti, come se non fosse mai esistita?<\/p>\n<p>Pensare cos\u00ec, a nostro avviso, denota una ben scarsa capacit\u00e0 di osservazione psicologica: chi non ha mai fatto l&#8217;esperienza di come le possibilit\u00e0 non scelte continuino a pesare a lungo nel nostro mondo interiore (per non dire di quello esteriore), talvolta condizionandolo, con il loro assordante silenzio, come e perfino pi\u00f9 delle cose che abbiamo scelto?<\/p>\n<p>Ha scritto al riguardo, in un suo intenso e commovente racconto del 1929, \u00abLa collezione di francobolli\u00bb, lo scrittore ceco Karel \u010capek (in: \u00abRacconti dall&#8217;una e dall&#8217;altra tasca\u00bb, p. 399; traduzione italiana di Bruno Meriggi, Milano, Bompiani, 1962; titolo originale.\u00abPov\u00eddki z jedn\u00e9 kapsy; pov\u00eddky z druh\u00e9 kapsy\u00bb, Cescoslovensky Spisovatel, 1961):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Se uno si mettesse a scavare nel proprio passato, troverebbe che in esso vi \u00e8 abbastanza materia per vite completamente differenti. Una volta&#8230; per errore, oppure per inclinazione&#8230; si \u00e8 scelta una di esse, e la si vive fino alla fine; ma quel che \u00e8 peggio \u00e8 che le altre possibili vite non sono cos\u00ec completamente morte. E capita talvolta che esse ti facciano male come ti fa male una gamba amputata.\u00bb<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una grande verit\u00e0: accade, talvolta, che le possibilit\u00e0 non esperite, i sentieri trascurati della nostra vita, ci facciano soffrire e giungano a condizionare il nostro presente, come un arto amputato, che, per alcun tempo, duole come se lo avessimo ancora, come se facesse ancora parte del nostro organismo. Ed \u00e8 bene che sia cos\u00ec, perch\u00e9 questo ci ricorda che noi non siamo solo nel qui ed ora.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, parlando di arti amputati che dolgono non ci riferiamo soltanto alla categoria del rimpianto: categoria puramente psicologica e, ovviamente, sterile. Ci riferiamo anche e soprattutto alla categoria del resto ontologico, vale a dire a quella sfera residua che permane, ineliminabile, dopo che le nostre scelte sono state fatte e dopo che la nostra vita ha imboccato una sua direzione ben precisa. Per la psicanalisi freudiana, pesantemente materialista, si tratta solamente dell&#8217;inconscio personale; per quella di tendenza junghiana, l&#8217;orizzonte si amplia fino ad includere l&#8217;inconscio collettivo; ma, forse, si tratta di qualcosa di ancora pi\u00f9 vasto: ovvero della dimensione totale dell&#8217;essere, di cui il nostro io empirico e illusorio, abbarbicato alle maschere che di volta in volta si \u00e8 scelto, non \u00e8 che una fuggevole caricatura.<\/p>\n<p>Se, dunque, in noi vi sono molte pi\u00f9 cose di quante non sappiamo gli altri e di quanto non immaginiamo noi stessi; se i nostri pensieri, parole ed atti non esprimono che una minima parte delle nostre potenzialit\u00e0: allora significa che la dimensione rimasta inespressa non \u00e8 un nulla, un non essere, ma che \u00e8 parte del nostro essere: una parte pienamente legittima, tanto quanto lo \u00e8 la parte della dimensione manifestata.<\/p>\n<p>In altre parole, non siamo costituiti solo da ci\u00f2 che abbiamo fatto e vissuto, ma anche da ci\u00f2 che non abbiamo fatto, ma che avremmo potuto fare, e da ci\u00f2 che non abbiamo vissuto, ma che avremmo potuto vivere. In ci\u00f2 sta la nostra grandezza, la nostra trascendenza, la nostra sacralit\u00e0: perch\u00e9 qui, evidentemente, siamo in presenza di un mistero, ma di un mistero che ha a che fare con la nostra stessa essenza, con la nostra struttura originaria.<\/p>\n<p>In un certo senso, la cosa in s\u00e9 che siamo noi non si lascia mai afferrare e circoscrivere: e la cosa che si manifesta, la nostra parte empirica, solo apparentemente rivela la nostra struttura ontologica, mentre \u00e8 vero, al contrario, che essa tende a velarla ed a nasconderla. Stupefacente conclusione: la nostra parte pi\u00f9 vera non \u00e8 in ci\u00f2 che siamo, ma in ci\u00f2 che potremmo essere; non \u00e8 nell&#8217;atto, ma nella potenza; e la parte che crediamo sostanziale \u00e8, in realt\u00e0 contingente, e viceversa.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 in ogni essere umano si dovrebbe rispettare e onorare quella parte, sacra e profonda, che giace allo stato potenziale, intatta, verginale, a dispetto dell&#8217;io empirico che si manifesta esteriormente, e che ci appare cos\u00ec spesso meschino e volgare.<\/p>\n<p>Parafrasando Shakespeare, potremmo dire che vi sono pi\u00f9 cose fra la terra del nostro io empirico ed il Cielo della nostra struttura originaria, di quante ne possa sognare tutta la nostra filosofia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa sarebbe stato di noi, della nostra vita, se venti, trenta o quarant&#8217;anni fa, giunti a un determinato bivio, avessimo imboccato una strada diversa da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29536","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29536","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29536"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29536\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29536"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29536"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29536"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}