{"id":29532,"date":"2008-01-27T11:14:00","date_gmt":"2008-01-27T11:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/27\/quante-cose-puo-dire-al-filosofo-la-vita-segreta-delle-api\/"},"modified":"2008-01-27T11:14:00","modified_gmt":"2008-01-27T11:14:00","slug":"quante-cose-puo-dire-al-filosofo-la-vita-segreta-delle-api","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/27\/quante-cose-puo-dire-al-filosofo-la-vita-segreta-delle-api\/","title":{"rendered":"Quante cose pu\u00f2 dire al filosofo la vita segreta delle api"},"content":{"rendered":"<p>Ci eravamo gi\u00e0 occupati, nell&#8217;articolo intitolato <em>Virgilio e le \u00abGeorgiche\u00bb, capolavoro ispirato alle api<\/em> (sul sito di Arianna Editrice; gi\u00e0 pubblicato sulla rivista <em>Apitalia. Apicoltura, agricoltura, ambiente<\/em>, n.548, settembre 2005), dell&#8217;influenza che la vita misteriosa e affascinante dell&#8217;alveare ha esercitato sull&#8217;antica poesia latina.<\/p>\n<p>Anche uno scrittore moderno tra i maggiori del Novecento, Maurice Maeterlinck (Gand, Belgio, 1862- Nizza, 1949), premio Nobel per la letteratura nel 1911 e uno dei massimi esponenti del simbolismo europeo, si \u00e8 occupato a fondo di entomologia e ha scritto dei libri straordinariamente ricchi e interessanti sulla vita delle termiti, delle formiche e delle api, unendo lo spirito d&#8217;osservazione dello scienziato alla vivida potenza evocativa del poeta.<\/p>\n<p>Ora vogliamo dedicare alcune riflessioni alla vita delle api, e pi\u00f9 precisamente alla sciamatura primaria e secondaria, al volo nuziale dell&#8217;ape regina e all&#8217;uccisione dei maschi, considerando tutte queste fasi della vita di un alveare dal punto di vista di un filosofo che, osservando il mondo della natura, in ogni cosa si sforza di vedere e di cogliere il segreto dell&#8217;essere e, in ultima analisi, del nostro posto nel mondo.<\/p>\n<p>Gli esperti di apicoltura ci scuseranno se partiremo da alcuni dati che, per loro, sono scontati; mentre i non esperti avranno la bont\u00e0 di approfondire per proprio conto, se interessati, lo studio scientifico di questi insetti, accontentandosi, per ora, di una inquadratura generale di questo argomento, che possiede un suo strano e particolarissimo fascino, difficile da esprimere a parole, quasi quanto \u00e8 difficile esprimere l&#8217;eco che il profumo del miele, odorato nell&#8217;infanzia, suscita a distanza di tanti anni nell&#8217;uomo adulto.<\/p>\n<p>Forse nemmeno un Proust riuscirebbe a tanto; l&#8217;unica cosa che sappiamo con certezza \u00e8 che i ricordi a un certo punto, per qualche misteriosa alchimia, diventano profumi. Allo stesso modo, l&#8217;unica cosa che possiamo dire \u00e8 che avvicinarsi anche una sola volta, e sia pure per caso, alla vita segreta e fervidissima di un alveare, significa sollevare il coperchio di un vaso d&#8217;infinite meraviglie; e che tali meraviglie trovano nel nostro essere pi\u00f9 intimo, per una qualche inspiegabile ragione, le risonanze pi\u00f9 profonde e le emozioni pi\u00f9 imprevedibili e toccanti.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 fascino, tutto \u00e8 mistero nel mondo delle piccole, instancabili, laboriosissime e ordinatissime abitatrici dell&#8217;alveare. Eppure, al tempo steso, tutto &#8211; o quasi tutto &#8211; ha un sapore di cose gi\u00e0 note; e desta in noi una strana consonanza, che parte dal nostro essere primigenio, aurorale. Sar\u00e0 l&#8217;analogia fra un alveare indaffarato e una citt\u00e0 percorsa dai fremiti della vita umana, nelle sue mille forme e attivit\u00e0; sar\u00e0 il richiamo al concetto dell&#8217;impegno e del sacrificio individuale, in vista della sicurezza e del benessere collettivi: sta di fatto che pochi spettacoli sono altrettanto suggestivi; poche cose, nel vasto mondo della natura, risvegliano in noi echi altrettanto profondi del disciplinato affaccendarsi di uno sciame di api, in una bella giornata di primavera o d&#8217;estate.<\/p>\n<p>Scrive Maurice Maeterlinck nel suo splendido libro <em>La vita delle api<\/em> (titolo originale: <em>La vie des abeilles<\/em>, prima edizione, 1901; traduzione italiana di Marco Buzzi, Roma, Newton Compton Editori, 1991, pp. 158-159), uno di quegli aurei volumi che non dovrebbero mancare nella libreria di una persona di media cultura e di spiccata sensibilit\u00e0:<\/p>\n<p><em>&quot;Una volta ammessa l&#8217;evoluzione degli apoidei, o almeno degli apini &#8211; poich\u00e9 questa \u00e8 un&#8217;ipotesi pi\u00f9 verosimile di quella della fissit\u00e0 &#8211; quale direzione, generale e costante, attribuire a tale evoluzione? Sembra seguire la stessa direzione imboccata da quella umana. Essa spinge chiaramente per una diminuzione della fatica, dell&#8217;insicurezza e della miseria, e per un aumento del benessere, delle possibilit\u00e0 favorevoli alla specie, e della sua autorit\u00e0. Per raggiungere lo scopo non esita a sacrificare il singolo, risarcendo la smarrita indipendenza dei solitari, d&#8217;altronde illusoria e non felice, con la forza e il benessere garantiti dal gruppo. Parrebbe che la natura &#8211; come Pericle nel racconto di Tucidide &#8211; pensi che gli individui possano essere pi\u00f9 felici, anche se in quanto tali soffrono, quando vivono in una citt\u00e0 nel suo complesso florida. Pi\u00f9 felici che non se lo Stato fosse malridotto e il singolo stesse bene. La natura assicura protezione allo schiavo industre delle potenti citt\u00e0, e abbandona il passante privo di doveri nell&#8217;associazione precaria ai nemici informi e anonimi che affollano ogni minuto dello scorrere del tempo, e tutti i movimenti dell&#8217;universo, e tutte le pieghe dello spazio. Non \u00e8 ora il caso di stare a fare questioni su questo modo di pensare della natura, n\u00e9 di chiedersi se l&#8217;uomo farebbe bene ad imitarlo. Quello che \u00e8 sicuro \u00e8 che, dove la massa infinita si apre a lasciarci scorgere il simulacro di un&#8217;idea, tale simulacro s&#8217;incammina in questa direzione, verso una meta a noi ignota. Per quel che ci concerne, ci limiteremo a prendere atto con cui la natura si industria a preservare e a fissare, nella razza che si evolve, tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato strappato all&#8217;inerzia ostile della materia. Essa segna un punto ad ogni sforzo riuscito, e fa barriera contro le possibili risacche, fatali dopo uno sforzo, facendo leva su non si sa bene quali leggi particolari e benevole. Questo progresso, che sarebbe difficile da negare nelle specie pi\u00f9 intelligenti, ha forse come proprio unico scopo il proprio movimento, senza sapere dove lo porti. Comunque sia, in un mondo dove nulla, se si eccettua qualche fato del genere, mostra una volont\u00e0 precisa, \u00e8 piuttosto significativo l&#8217;esempio di alcune creature in grado di elevarsi con misurata costanza, dal giorno in cui noi abbiamo aperto gli occhi. E se le api non avessero altro merito che quello di averci posto di fronte a questa misteriosa spirale di luci che rischiara la notte onnipotente, sarebbe per noi gi\u00e0 sufficiente a non rimpiangere il tempo speso a studiare le loro minuscole imprese e le loro umili abitudini, cos\u00ec distanti dalle nostre grandi passioni e dai nostri destino orgogliosi, eppure anche cos\u00ec vivine ad esse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pu\u00f2 pure essere che tutto ci\u00f2 sia inutile, e che la nostra spirale di luci, come la luminaria delle api, non si illumini che per far divertire le tenebre. O pu\u00f2 accadere anche che una catastrofe originatasi in un altro mondo o in un nuovo fenomeno, imprima di colpo a tale sforzo il suo senso definitivo e lo distrugga per sempre. Proseguiamo nel frattempo il nostro cammino com ese nulla di strano dovesse accadere. Se sapessimo che l&#8217;indomani una rivelazione &#8211; per esempio un contato con un pianeta pi\u00f9 antico ed illuminato &#8211; arriver\u00e0 a sconvolgere il nostro modo d&#8217;essere, sopprimendone le passioni, le leggi e le verit\u00e0 pi\u00f9 radicali, la cosa migliore da fare sarebbe di dedicare tutto il tempo rimanente ad esaminare codeste passioni, leggi e verit\u00e0, per armonizzarle nel nostro spirito, e poter restare fedeli al nostri desino che ci spinge ad imbrigliare e ad innalzare di qualche gradino, in noi ed attorno a noi, le forze oscure della natura. Pu\u00f2 darsi che la nuova rivelazione non lasci in piedi nulla di tutto questo, ma \u00e8 impossibile che coloro che avranno seguito fino alla fine questa missione che compete all&#8217;uomo, non stiano poi in prima fila ad accogliere tale rivelazione. E quando pure questa insegnasse loro che il solo vero obbligo \u00e8 quello di mostrarsi privi di curiosit\u00e0 e rasserenarsi di fronte all&#8217;inconoscibile, essi meglio degli altri potranno comprendere in cosa consistano tale assenza di curiosit\u00e0 e tale rassegnazione definitive, e trarne profitto.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dalle altezze cosmiche e dagli abissi del tempo e dello spazio evocati in questa sublime pagine di Materlinck, torniamo alla vita quotidiana dell&#8217;alveare nella sua umile e, tuttavia, straordinariamente complessa attivit\u00e0. Per motivi pratici di chiarezza espositiva, rinunciamo a occuparci di un alveare selvatico e limitiamoci a un&#8217;arnia debitamente preparata e accudita dall&#8217;uomo. Oggi noi sappiamo che si tratta di un&#8217;attivit\u00e0 estremamente antica e che risale a qualcosa come 5.000 anni addietro; infatti, possediamo sicure testimonianze del fatto che l&#8217;agricoltura era gi\u00e0 praticata, sulle rive del Nilo, al tempo in cui i Faraoni regnavano sull&#8217;Egitto e le piramidi levavano gi\u00e0 la loro mole superba verso le lontane costellazioni celesti. N\u00e9 si trattava puramente e semplicemente di un ramo qualsiasi dell&#8217;economia agraria, poich\u00e9, oltre al valore economico dell&#8217;allevamento delle api, finalizzato alla raccolta del miele alle loro capacit\u00e0 di impollinazione e di fecondazione incrociata su svariate piante coltivate (dall&#8217;erba medica agli alberi da frutto, dal grano saraceno al trifoglio, al cotone, al girasole), i popoli antichi conoscevano bene le potenzialit\u00e0 energetiche e terapeutiche presenti nel miele d&#8217;ape.<\/p>\n<p>In particolare, vogliamo seguire le vicende che caratterizzano una ipotetica arnia di medie dimensioni, popolata da qualcosa come 10.000 operaie, una regina e qualche centinaio di maschi (fuchi), da quando essa viene abbandonata dallo sciame, all&#8217;inizio della primavera, fino all&#8217;uccisione dei maschi che si consuma dopo la fecondazione della regina e prima che l&#8217;inverno torni ad imporre una pausa alla vita laboriosa ed intensa, quasi frenetica che caratterizza i cicli stagionali di questa specie d&#8217;insetti.<\/p>\n<p>Per farlo, ci serviamo di un manuale straordinariamente ben scritto da un autore molto competente,: Melchiorre Biri, <em>L&#8217;allevamento moderno delle api. Manuale pratico<\/em> (Milano, Giovanni De Vecchi Editore, 1982), cui rimandiamo il lettore per una lettura integrale, che si presenta attraente e, nel suo realismo, quasi romanzesca, tanto da poter intrattenere con sommo diletto anche chi non si sia mai interessato particolarmente a questo argomento, n\u00e9 possieda conoscenze specifiche di apicoltura e, in genere, di entomologia.<\/p>\n<p>Ma prima, ricordiamo al lettore non specialista che le sottospecie di api pi\u00f9 diffuse in Italia sono quattro, tutte appartenenti alla specie <em>Apis mellifica<\/em> (una delle quattro che, a loro volta, formano il genere <em>Apis<\/em>), e precisamente:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>l&#8217;<em>Apis mellifica mellifica<\/em>, diffusa in tutta Europa, fino alla Scandinavia e alla Russia settentrionale; in Italia \u00e8 presente nella Pianura Padana e nella fascia prealpina. \u00c8 nota anche come&quot;ape tedesca&quot; ed \u00e8 di colore decisamente scuro;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>l&#8217;<em>Apis mellifica ligustica<\/em>, o &quot;ape italiana&quot;, che \u00e8 la pi\u00f9 apprezzata nel mondo (nonostante che l&#8217;apicoltura, in Italia, sia notevolmente trascurata rispetto alle sue potenzialit\u00e0 e rispetto, anche, allo sviluppo che ha assunto in altri Paesi europei ed extra-europei, come il Canada e gli Stati Uniti;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>l&#8217;<em>Apis mellifica sicula<\/em>, tutta nera e pi\u00f9 piccola della precedente; \u00e8 diffusa, come indica il nome, principalmente in Sicilia;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>l&#8217;<em>Apis mellifica carnica<\/em>, diffusa su tutto l&#8217;arco alpino orientale, con epicentro nella Carniola, nella Carnia e nella Venezia Giulia; si \u00e8 ibridata con l&#8217;ape ligustica, con la quale convive. Alcuni la considerano una sottorazza dell&#8217;ape germanica.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>E adesso, cediamo la parola a M. Biri (<em>Op. cit.<\/em>, pp. 47-71).<\/p>\n<p><em>&quot;[alla fine dell&#8217;inverno] La famiglia \u00e8 diventata troppo numerosa, la vecchia regina se ne rende conto perch\u00e9 s&#8217;accorge che l&#8217;equilibrio della nuova famiglia sta per rompersi e lei, la creatrice della numerosa famiglia, come ha permesso la formazione e la continuazione della popolosit\u00e0, deve ora trovare la soluzione per non danneggiare in modo grave ci\u00f2 che lei stessa ha creato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il nido si presenta florido: vi sono stati i ricambi necessari, nuove nascite hanno sostituito le vecchie operaie, vi sono presenti operaie di varie et\u00e0, fuchi, larve, ninfe, e sono state preparate le celle dove le giovani &#8216;principesse&#8217; si formeranno per are concorrenza, una volta nate, alla stessa madre ai fini della supremazia regale sulla famiglia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dobbiamo infatti pensare che in ogni famiglia di ai esiste solo una regina, e se ve ne dovessimo trovare due ci accorgeremmo che si tratta di un caso temporaneo, perch\u00e9 si verificher\u00e0 la lotta mortale fra le due regine, salvo il caso di sopravvivenza della regina-madre, vecchia e ormai sterile, che pu\u00f2 essere tollerata dalla giovane regina, anche perch\u00e9 le operaie possono trovare gli accorgimenti necessari alla protezione della vecchia regina senza turbare la suscettibilit\u00e0 della giovane nuova regnante. Ma questo caso \u00e8 assai raro, specialmente negli alveari razionali.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vi sar\u00e0 pi\u00f9 probabilit\u00e0 che la regina madre, non ancora vecchia, si trovi di fronte alla celle delle giovani future regine, cui lei stessa ha dato origine verso le giovani regine pu\u00f2 manifestarsi in vario modo, in dipendenza anche del clima, della disponibilit\u00e0 di fiori da visitare, della consistenza stessa della famiglia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le due soluzioni radicali saranno: o la sciamatura o l&#8217;uccisione delle neo-regine. La sciamatura, che corrisponde alla partenza della vecchia regina con una parte delle operaie della famiglia, si verifica quando le condizioni climatiche sono favorevoli, la famiglia \u00e8 numerosa e la fioritura in atto fa sperare in raccolti ancora abbondanti. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se non si verifica la sciamatura, per le cattive condizioni atmosferiche o per altri motivi (&#8230;), si imporr\u00e0 l&#8217;uccisione delle neo-regine. Sembra che sia la stessa regina-madre a dare l&#8217;ordine alle operaie di uccidere la discendenza regale; secondo alcuni autori pare che sia la stessa regina a iniziare l&#8217;opera per poi farla continuare alle operaie. Anche in questo caso si impone il massacro dei maschi, che si verifica dopo l&#8217;eliminazione delle larve o delle pupe delle neo-regine. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina che vuole sciamare avvisa alcuni giorni prima della data che \u00e8 stata scelta per abbandonare la colonia per riformarne una nuova; essa si muove agitata, lancia un inno di guerra, le api che la seguiranno emettono un ronzio che fa eco all&#8217;inno regale, e dentro le celle opercolate le nuove regine iniziano la loro opera di rottura dell&#8217;opercolo e rispondono all&#8217;inno di guerra della regina-madre. Le operaie che si preparano al lungo e incerto viaggio si ingozzano di miele per soddisfare le esigenze di circa una settimana, dovendo esse risolvere i problemi alimentari immediati e la necessit\u00e0 di produzione di cera, per la costruzione del nuovo edificio, raggiunta la nuova dimora. Alcune api portano seco una certa quantit\u00e0 di propoli, che verr\u00e0 usata per tappare le fessure del nuovo edificio, per verniciare le pareti, per eliminare infiltrazioni di luce nel nido, in quanto preferiscono lavorare nell&#8217;oscurit\u00e0 quasi completa, utilizzando per l&#8217;orientamento le antenne, sede ritenuta di una sensibilit\u00e0 sufficiente per poter lavorare al buio. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando il segnale viene dato dalla regina, le api sciamanti escono disordinatamente dall&#8217;alveare e vanno a deporsi su un ramo d&#8217;albero che si trova nei pressi e sul quale si \u00e8 andata a posare la regina; si verifica un momento d&#8217;agitazione, poi le varie operaie del seguito si accostano alla regina formando un tutt&#8217;uno come se si trattasse di un grappolo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il grappolo vivente delle api sciamanti rimane sospeso per un po&#8217; al ramo; \u00e8 inoffensivo, immobile, composto da migliaia d&#8217;api che aspettano il ritorno delle esploratrici che sono state spedite alla ricerca di un ricovero. Questa \u00e8 la prima tappa dello sciame primario, guidato dalla regina vecchia ma ancora fertile e vigorosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Abbiamo parlato di sciame primario, infatti cos\u00ec viene chiamato lo sciame che viene guidato dalla regina-madre, gi\u00e0 sovrana dell&#8217;alveare e madre delle sue api; comunque fertile. Possono esservi , successivamente al primo, altri sciami, secondario, terziario, ecc. Ma questi sciami (&#8230;) saranno guidati dalle regine giovani, raramente fecondate, e il seguito sar\u00e0 sempre meno numeroso di quello che \u00e8 stato messo in evidenza in occasione della descrizione riguardante lo sciame primario. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;allestimento del nido viene fatto con cura: vengono tenute presenti le leggi della ventilazione, della stabilit\u00e0, della solidit\u00e0, in particolare relazione alle caratteristiche fisico-chimiche della cera, al tipo di alimento raccolto, alla facilit\u00e0 o no degli accessi al nido, alle abitudini della razza e della regina, alla dislocazione dei viveri e dei passaggi, ecc. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se le api son lasciate senza aiuto, dovranno iniziare da zero la costruzione, e per completarla avranno bisogno di un periodo dieci volte superiore, e cio\u00e8 di un periodo di tempo che va da due mesi abbondanti a tre mesi. Allora tutta la cera che sar\u00e0 utilizzata nel nido sar\u00e0 di nuova produzione e, bench\u00e9 sia difficile seguire passo passo le operazioni di elaborazione, di produzione e di messa a dimora delle scagliette di cera, \u00e8 stato constatato tutto un lavoro preparatorio che favorisce la trasformazione, all&#8217;interno dell&#8217;ape, del miele in cera. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le celle costruite saranno di quattro tipi: le<\/em> celle reali<em>, che sono le pi\u00f9 grandi e rassomigliano a una ghianda per dimensioni e forma; le<\/em> celle per i fuchi<em>, che sono meno grandi delle celle reali ma pi\u00f9 grandi di quelle delle operaie; le<\/em> celle delle operaie <em>che sono le pi\u00f9 piccole e in numero notevole; vi sono, infine, le<\/em> celle per il deposito alimentare <em>che, nell&#8217;insieme, costituiscono il magazzino e che possono avere a disposizione una superficie anche pari agli otto decimi della superficie utile totale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ogni cella \u00e8 di forma esagonale, posta su una base piramidale; la sezione esagonale permette di far risparmiare una quantit\u00e0 notevole di cera. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina giovane, un po&#8217; per volta, di solito entro una settimana dalla partenza della vecchia regina-madre, rode il coperchio od opercolo della cella e mostra la testa, poi esce lentamente, aiutata dalle custodi, e infine viene attorniata dalle operaie che la puliscono, la accarezzano ,la aiutano a fare i primi passi sul favo. Inizialmente vacillante, dopo alcuni minuti si rinfranca e, conscia della presenza di altre possibili rivali, inizia ad agitarsi in lungo e in largo nel nido.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alle guardie si pone, a questo punto, un dilemma gravissimo: poich\u00e9 la neo-regina vorr\u00e0 distruggere le altre possibili neo-regine, Le guardie dovranno evitare il regicidio sino al ritorno della neo-regina dal volo nuziale, oppure autorizzare la distruzione delle rivali<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le guardie autorizzeranno la neo-regina a distruggere le neo-sorelle regali se, per esempio, vi sar\u00e0 scarsit\u00e0 di viveri, se la famiglia si presenta non popolosa, se il clima non d\u00e0 la tranquillit\u00e0 per una seconda sciamatura, se il tempo \u00e8 incostante. La regina, allora, trovata via libera, si lancia verso la cella opercolata di una delle sorelle e cerca di estrarre, con le zampe e con l&#8217;apparato boccale, il bozzolo che protegge la principessa nascitura. Estratta la sorella, se \u00e8 gi\u00e0 insetto perfetto per cui stava per uscire dalla cella, la regina la dardeggia col pungiglione sino a che \u00e8 certa d&#8217;averla sacrificata. Sicura dell&#8217;avvenuto decesso, la regina ritrae il pungiglione e si calma, esita un momento, poi assale un&#8217;altra sorella regale allo stesso modo, sino a che trova nelle celle regali solo le larve o le ninfe che vengono tuttavia egualmente distrutte perch\u00e9 viene interrotto il loro ciclo riproduttivo verso la formazione dell&#8217;insetto perfetto. Le api, frattanto, osservano freddamente l&#8217;operazione di &#8216;pulizia&#8217; dalle potenziali concorrenti, e alcune delle operaie si accingono a nettare il fondo dell&#8217;arnia dai cadaveri delle principesse e dai detriti di cera che man mano si vanno depositando sul fondo, in seguito all&#8217;azione cruenta della vergine regina. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Comunque pu\u00f2 prospettarsi il caso che le due regine si incontrino frontalmente: in questo caso dovr\u00e0 avvenire, fra due avversarie, un mortale duello; la natura sembra abbia fatto s\u00ec che, durante il mortale combattimento, non avvenga che entrambe contemporaneamente si dardeggino rimanendo succubi dell&#8217;odio reciproco. Il duello si verificher\u00e0 con astuzia, cio\u00e8 l&#8217;una cercher\u00e0 di sorprendere l&#8217;altra in un momento di distrazione, per ucciderla senza piet\u00e0. Se una delle due vergini principesse osa nascondersi o scappare, le operaie la bloccano e la costringono a riprendere il duello; le operaie , anzi, seguono lo scontro in qualit\u00e0 di giudici implacabili, anche se non intervengono direttamente nella lotta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A un certo punto una delle giovani regine rimane colpita; la regina vincitrice finisce in gloria assestando altri colpi mortali ala malcapitata. Da quel momento la famiglia accetta la neo-regina quale sovrana indiscussa e si appresta a manifestazioni di simpatia. Pu\u00f2 darsi che siano rimaste ancora delle celle regali da distruggere; se la regina \u00e8 stanca della lotta, desiste nell&#8217;opera di distruzione, dando mandato alle operaie di continuare l&#8217;opera di strage delle celle sovrane.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina dovr\u00e0 tuttavia eseguire il volo nuziale; sino al ritorno da esso, subir\u00e0 comunque una certa diffidenza da parte dei membri lavoratori della famiglia. Alle operaie rimane una preoccupazione: una volta distrutte le potenziali rivali e trascorso il tempo per trasformare le giovani larve di operaie in larve regali, per la sopravvivenza della famiglia occorre, in modo assoluto, che la giovane regina si accoppi con un fuco entro i primi venti giorni di vita. Dopo tale data, la verginit\u00e0 della regina rimane permanente, cio\u00e8 non si accoppier\u00e0 pi\u00f9 e non riuscir\u00e0 a possedere gli spermatozoi per distribuire uova feconde e quindi uova di operaie. Si verificher\u00e0, allora, la partenogenesi, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di far uova come se fosse feconda, ma, come abbiamo detto, si tratter\u00e0 di uova che daranno luogo a maschi. Se cos\u00ec fosse, dopo alcune settimane la famiglia vedrebbe aumentare sempre pi\u00f9 il numero di maschi e diminuire il numero di operaie, sino alla scomparsa totale, dovuta a limiti di et\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le migliaia di maschi che ronzeranno nel nido non faranno altro che consumare rapidamente le scorte alimentari, e poi si disperderanno e la stessa regina finir\u00e0 col morire indecorosamente. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ci troviamo con la giovane regina, appena uscita dalla cella, quindi ancora vergine, che si accinge a distruggere le sorelle principesse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma le operaie, anzich\u00e9 autorizzare la strage, come \u00e8 stato esposto in precedenza, si oppongono formando un cordone di guardie ostili al furore e all&#8217;odio regale della giovane regina. Il cammino le \u00e8 sbarrato; la regina vuol forzare il passaggio, ma non vi riesce anche se insiste ripetutamente. Quando s&#8217;accorge che deve desistere e deve vincere il suo odio, inizia a girovagare per l&#8217;arnia emettendo un canto di guerra che rassomiglia al suono di una tromba e che gli apicoltori conoscono e odono anche ad alcuni metri di distanza dall&#8217;arnia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il lamento di guerra, anche considerato gemito per essere la regina oltraggiata nella sua volont\u00e0 omicida, pu\u00f2 durare anche alcuni giorni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il grido di guerra potrebbe essere considerato una sfida alle principesse che stanno per venir fuori dalle loro celle; intanto queste ultime, che si avviano a maturazione completa, vogliono uscire dal loro abitacolo e si mettono a rodere l&#8217;opercolo della ella e iniziano esse stesse a emettere suoni che, essendo chiusi entro le celle, risultano sordi e soffocati. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina-vergine, vista l&#8217;impossibilit\u00e0 di far soccombere le sorelle, si accinge alla sciamatura, creandolo sciame secondario o secondo sciame; molte api la seguono, ma in numero di gran lunga inferiore a quello che rappresent\u00f2 il seguito dello sciame primario. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sembra che le numerose sciamature si verifichino dopo un inverno molto freddo , e in razze in parte degenerate.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In condizioni normali la sciamatura avviene una sola volta per famiglia, e nelle arnie popolose e ben regolate la sciamatura pu\u00f2 anche non verificarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dopo la sciamatura primaria, e a volte dopo la secondaria, le api non ritengono pi\u00f9 di stimolare la &#8216;fuga&#8217; della regina vergine e autorizzano la distruzione delle principesse che potranno esser concorrenti; in tal caso la regina-vergine si accinger\u00e0 al volo nuziale, e tutto il comportamento dei membri della famiglia sar\u00e0 diverso. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina-vergine non riesce a uccidere le sorelle principesse, e quindi si accinge alla sciamatura; oppure, riesce a essere l&#8217;unica e indiscussa sovrana di tutta la famiglia. In ogni caso deve ancora farsi fecondare per poter essere completamente accolta dalle operaie, che ancora manifestano segni di diffidenza. Nell&#8217;alveare, del resto, centinaia di fuchi infastidiscono e gironzolano attorno ai favi (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina esce dall&#8217;arnia esitante; essa non ha mai visto la luce, \u00e8 la prima volta che osserva la sua casa, il suo regno, dall&#8217;esterno: fissa nella sua memoria la posizione topografica e, quando si sente tranquilla di poter far ritorno regolare nel suo regno, si indirizza velocemente verso l&#8217;alto, raggiungendo altezze proibitive anche ai maschi; le operaie mai si sono azzardate a salire cos\u00ec in alto. I maschi, se vogliono fecondare la regina, devono provarci, e ci provano. Le migliaia di fuchi che gironzolavano oziosi, s&#8217;accorgono dell&#8217;ascesa al cielo della regina e vi s&#8217;indirizzano senza distinzione alcuna in riferimento all&#8217;alveare di appartenenza. Si vede allora salire, indirizzata verso la regina, una numerosa schiera di maschi, che sempre pi\u00f9 si assottiglia, poich\u00e9 i maschi pi\u00f9 deboli, o pi\u00f9 vecchi, o molto giovani, o mal sviluppati, o poco nutriti, man mano rimangono per strada e rinunciano all&#8217;inseguimento.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un solo maschio raggiunge la vergine regina, e questo dovr\u00e0 avere la resistenza maggiore alle difficolt\u00e0 perch\u00e9 sar\u00e0 l&#8217;unico eletto:; non succeder\u00e0 mai, per esempio, che un fuco debole o malaccorto riesca a fecondare la regina; la regina vuole unirsi al pi\u00f9 forte, al pi\u00f9 deciso, a colui che porta un bagaglio ereditario pi\u00f9 sicuro, affinch\u00e9 la continuazione della famiglia avvenga con le migliori garanzie offerte dalla natura.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il maschio &#8216;eletto&#8217; raggiunge la regina, la afferra, si accoppia con essa compiendo un volo breve, ma sufficiente per completare la copulazione. Compiuta l&#8217;unione, i due corpi cercano di staccarsi, e allora avviene lo strappo dell&#8217;organo maschile che trascina anche parte del ventre, la massa dei visceri; colpito mortalmente da questo strappo, il corpo del fuco &#8216;regale&#8217; si accascia e, mutilato, cade nel vuoto. Il sacrificio di questo maschio ha permesso la continuit\u00e0 a una famiglia di api, alla quale forse non era nemmeno imparentato. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina, con i visceri dell&#8217;amante ancora attaccati, ridiscende nell&#8217;alveare, si sbarazza rapidamente delle parti che un tempo erano dello sposo, spesso anche con l&#8217;aiuto di alcune operaie; eliminati i resti del maschio, alcune operaie li vanno a buttare lontano dall&#8217;arnia, essendo ormai solo scorie fastidiose. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dopo alcuni giorni dall&#8217;accoppiamento, la regina, rinfrancata dal suo nuovo stato di madre feconda, inizia la deposizione, seguita con cura da alcune operaie del seguito. Dal momento in cui inizia la deposizione, non lascer\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;arnia, non rivedr\u00e0 pi\u00f9 la luce, continuer\u00e0 a deporre uova, anche quando avr\u00e0 sono o avr\u00e0 fame; sar\u00e0 nutrita da apposite api, ricever\u00e0 cure minuziose perch\u00e9 rappresenta l&#8217;avvenire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La &#8216;signora&#8217; dell&#8217;alveare sar\u00e0 un&#8217;infaticabile lavoratrice, e non smetter\u00e0 la deposizione se non alla soglia della morte, quando, ormai vecchia, \u00e8 divenuta sterile oppure, e solo per breve tempo, quando riterr\u00e0 opportuno dar luogo a una nuova famiglia e si accinger\u00e0 alla sciamatura: in questo caso rivedr\u00e0 la luce, ma sar\u00e0 un altro vitale episodio nel quale si riconosce la volont\u00e0 di perpetuare, nel tempo e nello spazio, la presenza della propria famiglia. Sar\u00e0 poi ancora il caso, o la natura, a permettere che quella famiglia possa avere un avvenire teoricamente infinito, oppure abbia a cessare. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avvenuta la fecondazione della regina, i maschi son divenuti completamente inutili, e vengono tollerati ancora un poco se vi \u00e8 bel tempo e se \u00e8 ricco il bottino delle raccoglitrici. Se, invece, i fiori incominciano a diradarsi, se le scorte alimentari saranno diradate di poco, allora viene deciso il massacro. Del resto, in estate, il comportamento dei fuchi diviene sempre pi\u00f9 intollerabile perch\u00e9 essi disturbano i lavori ordinari della famiglia, interrompono il lavoro delle ventilatrici, non rispettano le sentinelle che stanno di guardia alle soglie del nido, si prendono beffa delle operaie che tornano cariche di bottino. Quando c&#8217;\u00e8 il sole caldo si adagiano sui fiori per riposarsi, e quando vien sera entrano violentemente nelle arnie e vanno a rimpinzarsi di miele, per poi adagiarsi pesantemente e godere del loro &#8216;meritato&#8217; riposo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma un mattino diverso dagli altri sar\u00e0 per loro fatale: molto presto le operaie fanno circolare la parola d&#8217;ordine, che le trasforma da pacifiche raccoglitrici di alimento in feroci giustiziere. Quel giorno non si lavora: serve per liberare la famiglia da una servit\u00f9 ormai inutile e da individui che non lavorano e consumano a ufo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I fuchi dormono ancora, spensieratamente si trovano aggrappati alle celle dei favi ricche di miele, o sono in disparte , abbandonati al sonno. Le operaie iniziano la strage con irti pungiglioni lacrimanti veleno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;le vittime rimangono sconcertate, credono forse che si stia commettendo un banale errore, cercano riparo da qualche parte, o cercano di affossare il loro dispiacere di essere trattati da nemici nutrendosi abbondantemente di miele. Del resto i fuchi non hanno pungiglione e quindi non possono difendersi, l&#8217;unica loro difesa \u00e8 la fuga.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Diverse sono le operaie che si avventano su ogni maschio, e lo colpiscono inesorabilmente, e nel modo pi\u00f9 completo. Un&#8217;operaia si accinge a segare il peduncolo addominale per troncargli il corpo, altre api si mettono all&#8217;opera per segare le ali, qualche operaia cerca di amputare le antenne, di troncare gli arti, di inserire il pungiglione tra le giunture degli anelli addominali. Le vittime, di dimensioni superiori alle giustiziere, ma inermi, si agitano senza possibilit\u00e0 di scampo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Man mano che i fuchi cadono, alcuni membri della famiglia portano fuori dell&#8217;alveare i cadaveri e i detriti di cera che si accumulano sul pavimento: dobbiamo tener presente l&#8217;alto senso di pulizia che hanno le api.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il massacro dei maschi pu\u00f2 anche avvenire contemporaneamente nelle famiglie di un apiario; la famiglia pi\u00f9 ricca inizia e d\u00e0 il segnale: tutte le altre colonie seguono il suggerimento e si pu\u00f2 notare un numero elevato di cadaveri sulla soglia delle varie arnie. Pu\u00f2 capitare che una colonia abbia la regina-madre vecchia, quasi sterile: le operaie di questa colonia possono indugiare nell&#8217;assalto ai loro maschi, ma al sopraggiungere dell&#8217;inverno anch&#8217;esse procedono alla distruzione in quanto non sarebbero, comunque, di alcuna utilit\u00e0 non avendo pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di avere una giovane regina da fecondare.<\/em><\/p>\n<p>Il lettore che ci abbia seguito sin qui, sar\u00e0 rimasto colpito, probabilmente, dall&#8217;atmosfera stranamente familiare, quasi umana della vita dell&#8217;alveare; e, pi\u00f9 precisamente, dagli echi epici, per non dire omerici, che promanano dalle vicissitudini delle api-regine, dalle loro lotte spietate e mortali; nonch\u00e9 dalla impassibile metodicit\u00e0 con cui i maschi vengono eliminati, dopo che uno di essi si \u00e8 sacrificato per fecondare l&#8217;ape-regina. Episodi famosi dell&#8217;epica e della mitologia classica sembrano rivivere nelle profondit\u00e0 misteriose dell&#8217;alveare: duelli implacabili all&#8217;ultimo sangue; odi inestinguibili tra i membri di una stessa famiglia regale; donne che, di notte, uccidono tutti i membri maschi della propria comunit\u00e0, in base a un piano prestabilito.<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 anche notato che al linguaggio dell&#8217;autore, pur nella estrema precisione e accuratezza della ricostruzione, sfuggono parole ed espressioni come &quot;odio&quot;, &quot;oltraggio&quot;, &quot;spensieratezza&quot;, &quot;sconcerto&quot;, &quot;furia omicida&quot;, &quot;grido di guerra&quot;.<\/p>\n<p>Il grido di guerra della regina-vergine, soprattutto, rimane impresso nella mente del lettore e suscita impressioni bizzarre, dalle risonanze decisamente umane: quel grido simile a una tromba, che risuona cupo, ossessionante, per giorni e giorni, frutto dello sdegno della giovane regina che si \u00e8 vista negare l&#8217;accesso alle celle ove si trovano le sue sorelle, ch&#8217;ella intendeva trafiggere a morte, sembra uscire dai versi dell&#8217;<em>Iliade.<\/em><\/p>\n<p>Un altro aspetto caratteristico della vita dell&#8217;alveare \u00e8 l&#8217;infallibile precisione con cui sembra che la natura provveda a non vanificare la lotta per la propagazione della specie. Si sar\u00e0 notato, ad esempio, che le giovani regine non nascono mai contemporaneamente, ma a qualche distanza l&#8217;una dall&#8217;altra, come se una sapiente scansione dei tempi presiedesse al fenomeno delle sciamature e, quindi, alla diffusione delle api su un territorio pi\u00f9 vasto e con una ulteriore possibilit\u00e0 di riproduzione.<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 anche notato che due giovani regine, le quali si affrontino in un duello decisivo per assicurarsi il dominio dell&#8217;alveare, non soccombono mai l&#8217;una sotto il pungiglione dell&#8217;altra. Anche in questo caso, \u00e8 come se un meccanismo misterioso provvedesse, ogni volta, a evitare che la famiglia corra il rischio di rimanere del tutto priva di regine; il che segnerebbe, irreparabilmente, la sua fine.<\/p>\n<p>E gli esempi potrebbero continuare.<\/p>\n<p>Quanto al volo nuziale, \u00e8 evidente che l&#8217;istinto spinge l&#8217;ape-regina a volare sempre pi\u00f9 in alto &#8211; nell&#8217;unico volo della sua vita &#8211; allo scopo specifico di &quot;selezionare&quot; il maschio pi\u00f9 forte ed intrepido col quale, poi, accoppiarsi, onde ricevere la migliore eredit\u00e0 genetica possibile. Lascia pensosi il destino del maschio, dopo l&#8217;accoppiamento; come pure il fatto che <em>tutti<\/em> i maschi dell&#8217;alveare non abbiano altro scopo, nella loro vita, se non quello di &quot;esprimerne&quot; uno capace di fecondare la regina (e che, magari, apparterr\u00e0 ad un altro sciame); dopo di che, stanche d tollerarne l&#8217;inutile presenza, le femmine li uccidono in massa.<\/p>\n<p>Quindi, ci troviamo di fronte non solo a una societ\u00e0 che considera il tutto come l&#8217;unica realt\u00e0 significativa, ed il singolo individuo come utile soltanto nella misura in cui serve disciplinatamente a un tale scopo; ma in cui il lavoro e il sacrificio, la pace e la guerra, la vita e la morte degli individui appaiono come funzioni necessarie, e in s\u00e9 trascurabili, di un disegno complessivo che tende unicamente alla propagazione della specie.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un qualcosa di desolante e di pessimistico, di leopardiano nel senso pi\u00f9 ampio dell&#8217;espressione, in un tale mondo; e l&#8217;estrema pulizia delle api, che si affrettano a portare fuori dall&#8217;alveare i cadaveri degli uccisi, non aggiunge un elemento di istintiva simpatia nei loro confronti, quanto di agghiacciante freddezza e impassibilit\u00e0 nel loro comportamento.<\/p>\n<p>Tuttavia, dovremmo essere molto cauti &#8211; come gi\u00e0 ammoniva Maurice Maeterlinck, che allo studio delle api dal vivo aveva dedicato molti anni della sua vita &#8211; nell&#8217;estendere al mondo degli insetti modi di pensare e di sentire tipicamente umani; e anche nel trarre, arbitrariamente, delle conclusioni di carattere filosofico generale, sul significato della vita e del mondo, sugli eterni interrogativi circa il luogo da cui veniamo e quello verso il quale siamo incamminati. L&#8217;entomologia non pu\u00f2 diventare, <em>sic et simpliciter<\/em>, epistemologia, e tanto meno ontologia, etica o teologia. Il passo dall&#8217;una alle altre \u00e8 molto, troppo lungo; e solo scienziati presuntuosi e cattivi filosofi l&#8217;hanno compiuto a cuor leggero, nell&#8217;epoca della massima ubriacatura positivista.<\/p>\n<p>Certo, la vita di un alveare presenta, guardandola e giudicandola con criteri tipicamente umani, qualche cosa di ammirevole, ma anche di spietato e quasi di sinistro. D&#8217;altra parte, l&#8217;intelligenza umana \u00e8 strutturata secondo modalit\u00e0 che non ci consentono di azzardare un punto di vista alternativo, sicch\u00e9 la nostra pretesa di giudicare il senso della vita animale \u00e8 fatalmente condannato a ridursi a un tentativo abortito. Noi non possiamo sapere veramente se le api, nella loro esistenza, siano &quot;felici&quot; (usiamo le virgolette, perch\u00e9 \u00e8 molto probabile che esse non si pongano un tale interrogativo; certo non se lo pongono alla maniera in cui ce lo poniamo noi). E lo stesso vale per i pesci, gli anfibi, i rettili, i mammiferi e gli uccelli; per i muschi, i licheni, le felci, gli alberi, i fiori; per l&#8217;acqua, per la roccia, per il Sole, la Luna e le stelle. <em>Ignoramus et ignorabimus<\/em>, questo \u00e8 tutto quel che possiamo dire.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 troppo semplice concludere, dopo aver osservato i meccanismi che spingono i membri di un alveare a sacrificarsi incessantemente per un &quot;benessere&quot; che sta sempre oltre il singolo individuo, che l&#8217;intero fenomeno <em>vita<\/em> non \u00e8 altro che la manifestazione di una cieca volont\u00e0 di sopravvivenza, come hanno fatto Schopenhauer e, con logica ancor pi\u00f9 distruttiva, Eduard von Hartmann. Ed \u00e8 troppo semplice cavarsela affermando, come hanno fato prima Voltaire e, poi, Sartre, che noi viviamo in un mondo assurdo, in balia di una natura crudele, e che la nausea \u00e8 l&#8217;unica reazione possibile davanti al nulla cosmico. Non cos\u00ec in fretta, amici! Anche un bambino di tre anni avrebbe potuto pervenire ad analoghe conclusioni, e senza un briciolo di ragionamento: solo lasciandosi trasportare dalla prima <em>impressione<\/em>.<\/p>\n<p>Ma fare filosofia (non quelle vuote litanie che si insegnano nei licei e nelle universit\u00e0 sotto il suo nome; bens\u00ec fare filosofia sul serio, ossia sforzarsi di <em>pensare<\/em>, al di l\u00e0 delle apparenze), significa andare oltre le &quot;impressioni&quot; e tentare di <em>interpretare<\/em> la realt\u00e0. Non limitarsi ad approvarla o a denigrarla; questo, lasciamolo fare ai tifosi di calcio.<\/p>\n<p>Ora, i meccanismi naturali che, nella vita dell&#8217;alveare, sembrano indicare un prevalere della logica del gruppo sull&#8217;interesse del singolo, vanno appunto interpretati. Il pessimismo di Schopenhauer e il nichilismo di Sartre non interpretano, ma riproducono un giudizio sulla realt\u00e0, che essi credono di leggere nei fatti della natura. Questo non \u00e8 fare filosofia, ma abbandonarsi a esternazioni sentimentali.<\/p>\n<p>La persona umana, dotata di ragione e volont\u00e0, \u00e8 la natura divenuta autocosciente.<\/p>\n<p>Di conseguenza, gli strumenti razionali e spirituali dei quali essa si serve per &quot;leggere&quot; la natura, di cui pure \u00e8 parte, non possono che differire in modo radicale da quelli di cui si servono un&#8217;ape, un gatto o una giraffa. Voler trarre dall&#8217;osservazione della natura delle conclusioni universali sul senso ed il fine della realt\u00e0, significa mortificare la ragione e la volont\u00e0 e regredire al livello della natura che non ha raggiunto la consapevolezza di s\u00e9 medesima. Teoderico, il re degli Ostrogoti, diceva che ogni Germano avrebbe dovuto desiderare di assomigliare a un Romano, ma che solo un Romano degenere avrebbe desiderato di somigliare a un Germano. E anche noi potremmo dire che solo un uomo degenerato potrebbe desiderare di giudicare la realt\u00e0, sulla base di una rinuncia alla propria natura specifica, ossia l&#8217;autocoscienza.<\/p>\n<p>Tutto quello che l&#8217;osservazione della natura ci autorizza a concludere, \u00e8 che nella natura esistono delle costanti, delle regolarit\u00e0; che esiste un ordine. Questo non significa n\u00e9 che la natura esaurisca l&#8217;insieme della realt\u00e0, n\u00e9 che queste regolarit\u00e0 indichino un moto universale che gira, a vuoto, su se stesso: per esempio, assicurando la sopravvivenza delle specie e non curandosi, invece, della felicit\u00e0 degli individui.<\/p>\n<p>Ragionare cos\u00ec, sarebbe fare della cattiva filosofia.<\/p>\n<p>Si tratta, infatti, di conclusioni arbitrarie, che partono da un doppio pregiudizio: materialista e riduzionista. Perch\u00e9 nulla, nello studio della natura, ci autorizza a concludere che solo la materia esiste (dal momento che le scienze della natura studiano, per definizione, <em>solo<\/em> la realt\u00e0 materiale); e perch\u00e9 nulla ci autorizza a desumere, dal funzionamento di una parte della realt\u00e0 (la piccola parte che noi studiamo in modo <em>scientifico<\/em>), che l&#8217;<em>intera<\/em> realt\u00e0 soggiace alle medesime leggi e che partecipa dello stesso significato &#8211; o della stessa mancanza di significato.<\/p>\n<p>Per cercar di abbracciare con un solo sguardo <em>tutta<\/em> la realt\u00e0, e non solo quella fisica, dobbiamo compiere un salto dalle scienze della natura alla filosofia e, pi\u00f9 precisamente, alla metafisica. Come abbiamo tentato di delineare nel corso di numerosi saggi, esistono diversi indizi &#8211; non di natura fisica, bens\u00ec metafisica &#8211; i quali sembrano suggerire che il mondo non esista a caso e che non sia autosussistente; che faccia parte, al contrario, di un progetto razionale e benevolo, del quale non \u00e8 che un riflesso relativo e contingente.<\/p>\n<p>Per dirla con Leibniz, esistono numerosi indizi i quali ci portano a credere che noi viviamo <em>nel migliore dei mondi possibili<\/em>. Non, si badi, nel migliore in assoluto (come scioccamente, o piuttosto in mala fede, Voltaire nel <em>Candide<\/em> voleva far credere ai suoi superficiali ammiratori e seguaci), ma nel migliore fra quelli possibili; o, se si preferisce, nel meno peggiore. Laddove l&#8217;imperfezione strutturale di <em>questo<\/em> mondo, che certamente esiste &#8211; e che pu\u00f2 spiegare, almeno in parte, perch\u00e9 nei disegni della natura tanto poco spazio sembri essere riservato alla &quot;felicit\u00e0&quot; dei singoli individui &#8211; ci rimane nella sua essenza misteriosa, ma non tanto da non suggerirci che abbia a che fare con la compresenza dei due elementi antitetici della <em>necessit\u00e0<\/em> e della <em>libert\u00e0<\/em>. Necessit\u00e0 come istinto: ad esempio, come l&#8217;istinto che spinge l&#8217;ape-regina a cercare di uccidere tutte le sue sorelle e possibili rivali; libert\u00e0 come possibilit\u00e0 di scegliere tra il bene e il male, tra il giusto e l&#8217;ingiusto: ad esempio, come quella forza interiore che induce a fermarsi la mano dei figli di Caino, allorch\u00e9 sta per colpire i figli di Abele.<\/p>\n<p>Certamente \u00e8 possibile immaginare molti mondi, in apparenza, migliori di questo; ma ad una condizione: che vi sia abolita la libert\u00e0. Questa \u00e8 la prima risposta alla domanda di chi chiede conto al mondo del sangue innocente di Abele versato dal suo malvagio fratello; e riguarda il male morale. La libert\u00e0, inevitabilmente, porta con s\u00e9 la possibilit\u00e0 di commettere il male, di seminare la sofferenza nel mondo.<\/p>\n<p>La seconda risposta, che riguarda invece il male fisico, \u00e8 che nulla ci impone di concepire il mondo come fatto di sola materia, e pertanto nulla ci impone di vedere in esso solo un insensato agitarsi e un perpetuo soffrire. Voltaire era convinto di aver ridicolizzato per sempre l&#8217;ottimismo leibniziano ricordando che, mentre Leibniz parlava del migliore dei mondi possibili, un terremoto spaventoso mieteva, a Lisbona, migliaia e migliaia di vittime. Questo, per\u00f2, sarebbe un argomento contro la bont\u00e0 del mondo, solo se noi avessimo l&#8217;assoluta certezza che il mondo \u00e8 solo e unicamente quello che possiamo percepire con i nostri cinque sensi, e che all&#8217;infuori di esso null&#8217;altro esiste. Ma, al contrario, esistono molti indizi che paiono condurre nella direzione diametralmente opposta; indizi che suggeriscono, come pensava Platone e come pensava e pensa la filosofia indiana del Vedanta, che questo mondo materiale \u00e8 solo una copia sbiadita della realt\u00e0 ultima; e che noi commetteremmo un gravissimo errore scambiandolo per l&#8217;Essere eterno, infinito e assoluto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci eravamo gi\u00e0 occupati, nell&#8217;articolo intitolato Virgilio e le \u00abGeorgiche\u00bb, capolavoro ispirato alle api (sul sito di Arianna Editrice; gi\u00e0 pubblicato sulla rivista Apitalia. Apicoltura, agricoltura,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141],"class_list":["post-29532","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29532","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29532"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29532\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29532"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29532"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29532"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}