{"id":29531,"date":"2012-10-23T09:33:00","date_gmt":"2012-10-23T09:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/23\/se-la-vita-quotidiana-e-rappresentazione-come-difendere-lautenticita-del-se\/"},"modified":"2012-10-23T09:33:00","modified_gmt":"2012-10-23T09:33:00","slug":"se-la-vita-quotidiana-e-rappresentazione-come-difendere-lautenticita-del-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/23\/se-la-vita-quotidiana-e-rappresentazione-come-difendere-lautenticita-del-se\/","title":{"rendered":"Se la vita quotidiana \u00e8 rappresentazione, come difendere l\u2019autenticit\u00e0 del S\u00e9?"},"content":{"rendered":"<p>Anche se non \u00e8 conosciutissimo presso il grande pubblico, il nome del sociologo canadese Erving Goffman meriterebbe di esserlo, perch\u00e9 le sue riflessioni e le sue tesi circa la vita quotidiana come rappresentazione, specialmente nell&#8217;ambito delle societ\u00e0 urbane, costituiscono un punto di svolta del pensiero antropologico contemporaneo e sono una fonte pressoch\u00e9 inesauribile di ulteriori riflessioni, anche per chi voglia criticarle o si rifiuti di condividerle.<\/p>\n<p>Nato in Canada, ma formatosi nell&#8217;ambiente universitario di Chicago, egli ha messo a rumore l&#8217;ambiente dell&#8217;antropologia accademica con i suoi studi e le sue tesi innovative e un po&#8217; provocatorie; come antropologo, ha condotto solo tre ricerche &quot;sul campo&quot;: presso i contadini delle Isole Shetland, in Scozia, poi in un ospedale psichiatrico di Washington e infine nelle sale da gioco di Las Vegas; tuttavia le sue pubblicazioni, e specialmente \u00abLa vita quotidiana come rappresentazione\u00bb, fanno di lui soprattutto un teorico dell&#8217;antropologia e, in un certo senso, un filosofo sociale, pi\u00f9 che un antropologo o un sociologo nel senso stretto dei termini, nel senso che si prestano a riflessioni e dibattiti di portata estremamente ampia.<\/p>\n<p>La tesi di fondo di quel libro di Goffman, come suggerisce il titolo, \u00e8 che nella vita quotidiana delle persone, e specialmente nell&#8217;ambiente urbano, vi \u00e8 una larghissima percentuale di rappresentazione, ossia di gestione intenzionale del proprio apparire nei confronti degli altri; e ci\u00f2 sia per le esigenze medesime della vita associata, come avviene nel commercio, negli uffici dell&#8217;amministrazione pubblica, nelle professioni, nei servizi, sia per la tendenza a presentare di s\u00e9 la &quot;maschera&quot; che ciascuno ritiene pi\u00f9 desiderabile, al fine di influenzare l&#8217;opinione altrui in senso favorevole alla propria persona e al proprio ruolo.<\/p>\n<p>Un notissimo uomo politico italiano, proveniente dal mondo dell&#8217;impresa privata, all&#8217;approssimarsi dell&#8217;appuntamento elettorale, aveva spedito per posta, nelle case di milioni di famiglie, un libro in carta patinata e corredato da grandi fotografie a colori, nel quale si raccontavano la storia della sua vita, i suoi successi, la sua smagliante felicit\u00e0 coniugale e familiare; in cui egli appariva sempre fiducioso e sorridente, sullo sfondo di ville con giardini bellissimi e con piscine da sogno, evidentemente per suggerire l&#8217;idea che un uomo cos\u00ec ricco, cos\u00ec abile e cos\u00ec fortunato avrebbe portato tali caratteristiche anche nella propria azione pubblica e, quindi, sarebbe stato il candidato ideale a svolgere le funzioni di capo del governo.<\/p>\n<p>Certo, si tratta di un caso limite; ma sappiamo bene che tutti gli uomini politici, anzi, tutti gli uomini che hanno pubbliche responsabilit\u00e0, o aspirano ad averne, come i candidati sindaci di qualunque cittadina di provincia, adottano volentieri delle strategie auto-promozionali solo di poco pi\u00f9 raffinate di quelli dei vecchi imbonitori da fiera; e, se in tali casi \u00e8 piuttosto palese la rappresentazione che di s\u00e9 vogliono dare, in altri, specie quando si tratta di normali rapporti privati fra due o pi\u00f9 persone, la cosa non \u00e8 altrettanto evidente.<\/p>\n<p>La vita stessa, per Goffman &#8212; idea che sarebbe piaciuta a Pirandello, e ci chiediamo, anzi, quanto la concezione delle &quot;maschere nude&quot; dello scrittore siciliano possa aver influenzato l&#8217;antropologo canadese, cos\u00ec come certamente lo ha influenzato la sociologia di Durkheim -, \u00e8, sostanzialmente, una specie di teatro, anche nel senso tecnico e materiale dell&#8217;espressione. Si prenda il casi di un locale pubblico, di un ristorante, di un ufficio, di un negozio: esistono un &quot;dentro&quot; e un &quot;fuori&quot;; il primo riservato esclusivamente a chi lavora in tali ambienti, proprio come le quinte di un teatro, il secondo destinato alle relazioni con il pubblico, come lo \u00e8, per un attore, lo spazio &quot;aperto&quot; del palcoscenico. Il cameriere, per esempio, passa dalla cucina alla sala da pranzo, e il suo contegno nei due diversi ambienti \u00e8, normalmente, assai diverso: nel primo, non osservato, egli pu\u00f2 concedersi di apparire stanco o rilassato; nel secondo, quando si muove sotto gli sguardi di tutti gli avventori, si impone un comportamento professionale e sicuro di s\u00e9.<\/p>\n<p>Oltre a quella che Goffman chiama la &quot;facciata personale&quot;, ciascun individuo ha la possibilit\u00e0 di giocare la propria maschera (ma quest&#8217;ultimo termine lo adoperiamo noi, per maggiore chiarezza) anche sfruttando l&#8217;&quot;ambientazione&quot;, ossia scegliendo il tipo di spazio in cui collocarsi. Possiamo rendere questo concetto pensando alle vecchie fotografie eseguite negli studi fotografici, nelle quali il ritratto del cliente veniva eseguito sullo sfondo di un particolare ambiente. Oggi, per un professionista, la strategia della &quot;ambientazione&quot; consiste nello sfruttare l&#8217;effetto che pu\u00f2 produrre l&#8217;arredamento della sala d&#8217;aspetto del suo ufficio o del suo ambulatorio, e soprattutto quello dello studio: una biblioteca fornita di bei volumi e di enciclopedie rilegate in pelle e con il dorso inciso in caratteri dorati, si presta a suggestionare gli estranei, suggerendo che il proprietario di tali locali deve essere una persona colta e ben preparata, uno studioso, un intellettuale (anche se, magari, quei libri sono finti e di essi esiste solo la &quot;facciata&quot; di cartone).<\/p>\n<p>Oppure si pensi alla visita nella casa di un amico, in cui ci si reca per la prima volta. Molte persone ci tengono a fare buona impressione di s\u00e9, offrendo al visitatore l&#8217;immagine di una casa perfettamente pulita e ordinata, oltre che arredata con gusto e con &quot;personalit\u00e0&quot;, ossia con un certo qual tocco originale. Vi sono persone che si rifiutano di ricevere l&#8217;ospite giunto senza preavviso, per non farsi sorprendere con la casa in disordine: non tollerano che quei vestiti gettati sulle spalliere delle sedie, quei libri ammucchiati sul tavolo, quei piatti e quelle stoviglie non rigovernati, che ingombrano il secchiaio, depongano a sfavore del decoro dell&#8217;abitazione e che, indirettamente, possano incrinare l&#8217;immagine &quot;perfetta&quot; che il padrone o la padrona di casa vogliono che tutti abbiano di loro.<\/p>\n<p>E, se questo \u00e8 vero per la casa, per l&#8217;ufficio o, in generale, per l&#8217;ambiente di lavoro, a maggior ragione lo \u00e8 per la persona stessa, in quanto essa dice agli altri circa il carattere, il buon gusto, la sicurezza di s\u00e9 molte cose che, se possibile, si desidera indirizzare in un senso prestabilito: a ci\u00f2 servono le lunghe ore dal parrucchiere o dall&#8217;estetista, la scelta accurata degli abiti da indossare, perfino l&#8217;espressione del viso o l&#8217;andatura della camminata, che, spesso, non sono affatto casuali, anche se si vorrebbe che appaiano tali.<\/p>\n<p>Uno degli espedienti pi\u00f9 diffusi, infatti, secondo Goffman, \u00e8 appunto quello di presentare i propri atteggiamenti come casuali, in modo che depongano a favore della autenticit\u00e0 di chi li assume, mentre sono frutto di una lunga e minuziosa preparazione: ci\u00f2 dipende dal fatto che le persone desiderano influenzare positivamente l&#8217;immagine di s\u00e9 che danno agli altri, e, per riuscirci, pensano che sia pi\u00f9 efficace lasciarsi &quot;sorprendere&quot; in situazioni e modi di fare che paiono scaturire dal caso, anche se cos\u00ec non \u00e8, anzi se \u00e8 vero il contrario, perch\u00e9 si presume che la spontaneit\u00e0, per definizione, debba testimoniare la lealt\u00e0 di un essere umano.<\/p>\n<p>Tutti sanno che nei teatri, nei salotti delle trasmissioni televisive, nei dibattiti pubblici, nelle conferenze e nelle &quot;dimostrazioni&quot; di tipo commerciale, in mezzo al pubblico si insinuano dei personaggi che fingono di essere l\u00ec per caso, come tutti gli altri, mentre invece si tratta di soggetti che agiscono occultamente d&#8217;intesa con colui che parla, applaudono al momento giusto, fanno commenti favorevoli nei suoi confronti, gli pongono le domande pi\u00f9 utili per lui, avendole concordate in precedenza: tutto questo per creare intorno a lui una atmosfera complice ed amichevole e, cos\u00ec facendo, per suggestionare e influenzare la percezione altrui.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un altro esempio del fatto che non possiamo essere troppo ingenui allorch\u00e9 ci poniamo davanti a una persona che vuole trasmetterci di s\u00e9 una determinata immagine, perch\u00e9 dovremmo sempre domandarci se egli non stia adottando delle raffinate strategie, esplicite o implicite, per influenzarci favorevolmente nei suoi confronti.<\/p>\n<p>La cosa diventa pi\u00f9 difficile da riconoscere allorch\u00e9 ci si trova non davanti ad una singola persona, ma ad un gruppo organizzato: una ditta commerciale, un comitato di redazione, la sezione o il comitato di un partito politico. In tal caso si assiste a una rappresentazione collettiva, sincronizzata, diretta ad un unico fine: non smentire mai la linea del gruppo; convincere e influenzare positivamente il pubblico; fornire l&#8217;immagine di un insieme coeso, sereno, efficiente.<\/p>\n<p>Ulf Hannerz, docente di Antropologia sociale all&#8217;Universit\u00e0 di Stoccolma, tratta le tesi di Goffman nella sua notevole monografia \u00abEsplorare la citt\u00e0. Antropologia della vita urbana\u00bb (titolo originale: \u00abExploring the City. Inquiries Toward an Urban Anthropology\u00bb, Columbia University Press, 1980; traduzione dall&#8217;inglese di Antonella Meo nella edizione italiana a cura di Arnaldo Bagnasco, Bologna, Il Mulino, 1992, pp. 353-58):<\/p>\n<p>\u00abNel momento in cui entrano in contatto, le persone possono gi\u00e0 avere qualche idea, pi\u00f9 o meno fondata, su chi sia l&#8217;altro e a chi assomigli. In altri casi, le persone dipendono esclusivamente dai flussi di comunicazione che si verificano nella situazione in cui si trovano. Con termini correnti, si pu\u00f2 distinguere, nell&#8217;ambito delle informazioni su se stesso che un individuo mete a disposizione degli atro, ci\u00f2 che \u00e8 intenzionale da ci\u00f2 che non lo \u00e8; ovvero, con le parole di Goffman, ci\u00f2 che egli &quot;esprime&quot; intenzionalmente e ci\u00f2 che &quot;lascia trasparire&quot;. La distinzione \u00e8 per\u00f2 troppo semplicistica, in quanto una persona pu\u00f2 fornire un&#8217;informazione in modo che possa apparire non intenzionale. Il vantaggio di tale comportamento deriva dal fatto che spesso gli individui danno maggior fiducia alle informazioni che non appaiono totalmente controllate da chi le fornisce. Ai fini del controllo delle impressioni, questa \u00e8 dunque una risorsa strategica. Goffman \u00e8 interessato a descrivere in dettaglio gli sforzi compiuti dagli individui, pi\u00f9 o meno consapevolmente, per presentare un&#8217;immagine di s\u00e9 che sia al contempo vantaggiosa per loro e credibile per gli altri. Questi ultimi presumibilmente penseranno di essersi formati una propria opinione in base a quanto hanno potuto vedere.<\/p>\n<p>Tutte le attivit\u00e0 svolte da un individuo durante il lasso di tempo in cui si trova in presenza di altri, e tali da esercitare una certa influenza su di essi, sono definiti con il termine &quot;rappresentazione&quot; (&quot;performance&quot;). Il repertorio espressivo che l&#8217;individuo utilizza in tali situazioni costituisce la sua &quot;facciata&quot;, che a sua volta comprende &quot;l&#8217;ambientazione&quot; e la &quot;facciata personale&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il controllo delle impressioni \u00e8 in parte una questione individuale; talvolta per\u00f2 accade che un gruppo di persone collabori nell&#8217;inscenare una rappresentazione destinata ad altri. Il successo della rappresentazione richiede attori che si conoscano bene fra loro e come gruppo, e che si siano accordati su ci\u00f2 che deve essere nascosto o minimizzato, e, almeno tacitamente, su quali informazioni devono essere trasmesse. [&#8230;]<\/p>\n<p>Considerare la vita sociale intermini di impressioni \u00bbtrasmesse esplicitamente e in termini di impressioni lasciate trasparire, di rappresentazione, ambientazione, facciata personale, palcoscenico e quinte, compagnie di attori e pubblico, significa anche avere un&#8217;idea precisa di ci\u00f2 che conta per conseguire il successo. Nell&#8217;ultima parte de &quot;La vita quotidiana come rappresentazione&quot;, Goffman enumera tre tipi principali di attributi e di tecniche necessari per ottenere un controllo delle impressioni soddisfacente. Si tratta in primo luogo della lealt\u00e0 drammaturgica. Gli attori di una compagnia non devono tradire la linea d&#8217;azione concordata sia durante la rappresentazione, che nell&#8217;intervallo tra una rappresentazione e l&#8217;altra. Ci si deve rivolgere con prudenza alle persone cui non si pu\u00f2 affidare un segreto, come i bambini nel gruppo familiare. Allo stesso modo, la compagnia non pu\u00f2 tollerare gli attori che, durante la rappresentazione, decidono di mettere in scena un loro spettacolo a scapito di quello comune. Pi\u00f9 importante ancora \u00e8 la necessit\u00e0 di impedire agli attori di sviluppare una simpatia per gli uditori tale da svelare loro tutto sulla rappresentazione.<\/p>\n<p>In secondo luogo \u00e8 necessaria la disciplina drammaturgica. Un attore deve conoscere la sua parte e attenersi a essa. Deve essere in grado \u00bbdi evitare per quanto possibile gli incidenti di scena e, nel caso in cui si verifichino, riappropriarsi del ruolo assegnatogli il pi\u00f9 rapidamente possibile. Egli inoltre non deve lasciarsi assorbire dalla sua parte al punto da dimenticare di essere in scena. Ancora una volta, il cameriere non deve essere solo un buon cameriere, ma anche accertarsi di essere percepito come tale.<\/p>\n<p>Per ultimo, \u00e8 necessaria la circospezione drammaturgica. L&#8217;attore deve sapere quando \u00e8 in scena e quando pu\u00f2 invece rilassarsi. Deve saper valutare la rappresentazione: \u00e8 utile ai suoi fini, in caso di successo? Offre una ragionevole possibilit\u00e0 di uscirne? Dispone della compagnia e del pubblico giusti? Per essere ragionevolmente sicuro del successo \u00e8 consigliabile che la rappresentazione non sia troppo complicata e difficile da condurre.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede anche da queste poche righe, una delle parole-chiave che ricorrono nel vocabolario di Goffman \u00e8 &quot;successo&quot;, ci\u00f2 che la dice lunga sulla vicinanza del suo punto di vista con quello delle agenzie di marketing, cio\u00e8 con la volont\u00e0 di vendere al pubblico una quantit\u00e0 sempre maggiore di prodotti, siano essi beni o servizi.<\/p>\n<p>Peraltro, concetti come quello della &quot;fedelt\u00e0 drammaturgica&quot;, che pure sono piuttosto scontati se si assume un&#8217;ottica eminentemente commerciale, sollevano questioni etiche di non lieve momento: fino a che punto deve spingersi tale fedelt\u00e0 verso i propri compagni di &quot;recitazione&quot;? Possiamo capire facilmente, ad esempio, che, in una certa azienda, lo spionaggio industriale a favore di un&#8217;azienda concorrente sia una pratica inammissibile e che essa debba tutelarsi, allontanando i propri collaboratori infidi e disonesti, pronti a vendere, per denaro, i segreti di fabbricazione. Ma tale fedelt\u00e0 al gruppo deve precedere ogni altra considerazione, deve scavalcare ogni altro senso del dovere verso terzi o verso la comunit\u00e0? Ad esempio, se un membro del gruppo viene a sapere che l&#8217;azienda immette sul mercato prodotti dannosi per la salute dei consumatori, deve tacere e tenersi per s\u00e9 il compromettente segreto, al fine di non danneggiare gli interessi dell&#8217;azienda? Se cos\u00ec fosse, ci troveremmo in presenza di un codice di fedelt\u00e0 alla rovescia, simile, in tutto e per tutto, a quelli che sono propri delle organizzazioni criminali.<\/p>../../../../n_3Cp>Inoltre, il fatto che il gruppo debba agire come una compagnia di attori ben affiatati, mostrando all&#8217;esterno solo quella parte di realt\u00e0 che ritiene utile ai suoi interessi, pu\u00f2 dar luogo a delle situazioni ambigue e moralmente discutibili: infatti, il principio della manipolazione della propria immagine \u00e8 in se stesso un principio che si presta ad essere usato nel bene come nel male, essendo prevalente, in esso, non il valore del fine, ma il raggiungere quest&#8217;ultimo con qualunque mezzo e, preferibilmente, al minor prezzo possibile.<\/p>\n<p>Nel film \u00abLa stangata\u00bb, diretto dal regista George Roy Hill nel 1973, due truffatori organizzano una gigantesca &quot;stangata&quot; ai danni di un boss della malavita, mettendo in scena una finta agenzia di scommesse, nella quale la loro vittima, venuta in possesso di informazioni riservate, crede di realizzare un grosso guadagno, mentre invece viene ripulita di una somma ingente e si trova con un pugno di mosche in mano. In un certo senso, la tecnica della &quot;rappresentazione di gruppo&quot; si basa su un modello comportamentale dello stesso genere: chi ci assicura di non essere continuamente esposti ad abili raggiri, a truffe ben organizzate e curate fin nei minimi particolari, per farci cadere in inganno e lasciarci turlupinare?<\/p>\n<p>Le questioni morali sono solo un aspetto delle problematiche che scaturiscono dalla teoria di Goffman della vita come rappresentazione. Ancora pi\u00f9 rilevanti sono le implicazioni filosofiche: se la vita \u00e8 una continua rappresentazione, nella quale tutti cercano di far passare una immagine ritoccata e, in ultima analisi, inautentica di se stessi, che spazio rimane alla lealt\u00e0, alla sincerit\u00e0, alla trasparenza, nei rapporti interpersonali? Bisogna sempre stare in guardia e sospettare una possibile truffa, anche nei momenti di maggiore intimit\u00e0 ed abbandono, per esempio nell&#8217;ambito delle relazioni di amicizia e di amore? E se, per uniformarsi all&#8217;andazzo generale e per non fare la fine dei vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro, tutti quanti finiscono per adottare la strategia della rappresentazione di se stessi, non succeder\u00e0 che, un poco alla volta, ci si dimentichi di essere quel che si \u00e8 e si finisca per identificarsi con la propria maschera? In altre parole, come difendere l&#8217;autenticit\u00e0 del proprio S\u00e9?<\/p>\n<p>Sono domande difficili, domande scomode. In teoria, tutti magnificano il valore della sincerit\u00e0; ma in pratica, secondo Goffman, pi\u00f9 o meno tutti finiscono per adottare delle strategie onde manipolare l&#8217;immagine che gli altri hanno di loro, perch\u00e9 egli d\u00e0 per scontato che tutti mirino al successo.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 il successo? E pu\u00f2 darsi il successo, laddove venga ignorata, sepolta, anestetizzata la propria parte pi\u00f9 autentica, occultato il proprio vero S\u00e9, e laddove vengano sistematicamente manipolati gli altri, comprese le persone pi\u00f9 care, allo scopo di poterne controllare meglio le reazioni e, in ultima analisi, i loro sentimenti verso coloro di cui si fidano?<\/p>\n<p>In realt\u00e0, come sempre, il successo o l&#8217;insuccesso non dovrebbero essere considerati come concetti astratti e buoni per tutte le stagioni, ma calati nella realt\u00e0 concreta del mondo dei valori e delle convinzioni che \u00e8 proprio a ciascun essere umano.<\/p>\n<p>Per una persona spiritualmente poco evoluta, riuscire ad imbrogliare il prossimo, a fargli credere quel che non \u00e8, a manipolarlo in senso a lei favorevole, sar\u00e0 considerato un successo; ma non cos\u00ec per la persona evoluta.<\/p>\n<p>Per quest&#8217;ultima, la sincerit\u00e0 e la lealt\u00e0 vengono sempre prima del proprio vantaggio personale, anche se vi \u00e8 un prezzo da pagare per mantenersi fedeli ad esse e anche se si dovesse andare incontro a quello che, per il giudizio della gente comune, \u00e8 un &quot;insuccesso&quot;.<\/p>\n<p>Ma chi, se non la nostra coscienza illuminata dal mondo dei valori, ha il diritto di giudicare se il risultato che abbiamo raggiunto debba considerarsi un successo, oppure no?<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare una strada troppo malagevole, troppo idealistica; eppure si rifletta un momento: non \u00e8 forse questa la sola via che ci permetta, in un mondo di recite e di apparenze, di preservare il nostro vero S\u00e9, la parte pi\u00f9 intima e preziosa di noi stessi, alla quale dobbiamo comunque fedelt\u00e0 e rispetto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche se non \u00e8 conosciutissimo presso il grande pubblico, il nome del sociologo canadese Erving Goffman meriterebbe di esserlo, perch\u00e9 le sue riflessioni e le sue<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[92],"class_list":["post-29531","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29531","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29531"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29531\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}