{"id":29528,"date":"2008-05-16T06:35:00","date_gmt":"2008-05-16T06:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/16\/vita-mancata-come-problema-filosofico\/"},"modified":"2008-05-16T06:35:00","modified_gmt":"2008-05-16T06:35:00","slug":"vita-mancata-come-problema-filosofico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/16\/vita-mancata-come-problema-filosofico\/","title":{"rendered":"Vita \u00abmancata\u00bb come problema filosofico"},"content":{"rendered":"<p>Vita inautentica; vita mancata; vita fallita: sono espressioni che ci capita di udire abbastanza spesso, da diverse parti e in differenti circostanze, fatte ormai proprie dal linguaggio comune. D&#8217;istinto, afferriamo ci\u00f2 che vogliono dire, anche se non sempre \u00e8 facile spiegarlo in maniera precisa e razionale.<\/p>\n<p>Ma che cosa vuol dire, esattamente, che una vita \u00e8 \u00abmancata\u00bb? mancata, rispetto a che cosa? E a giudizio di chi? E fino a che punto?<\/p>\n<p>Il verbo \u00abmancare\u00bb fa pensare, oltre naturalmente all&#8217;essere privo di qualche cosa, a un bersaglio che non viene colpito, a un affare che non giunge a buon fine o ad un appuntamento che &quot;salta&quot; per qualche ragione imprevista. Ma si pu\u00f2 anche \u00abmancare\u00bb, ossia venir meno, a un impegno preso o alla parola data; e si pu\u00f2 \u00abmancare\u00bb in senso assoluto, cio\u00e8 comportarsi in modo totalmente inadeguato rispetto a una determinata circostanza.<\/p>\n<p>Ma quando si parla di una intera vita mancata, non \u00e8 pi\u00f9 questione di singole scelte dell&#8217;io, non \u00e8 pi\u00f9 questione di circostanze e situazioni: lo spettro che incombe \u00e8 quello di un fallimento totale, irrimediabile, senza appello.<\/p>\n<p>Scrive Vittorio Possenti in <em>Terza navigazione. Nichilismo e metafisica<\/em>, Roma, Armando Editore, 1988, pp. 350-351):<\/p>\n<p><em>Che dire poi delle vite fallite? Degli io sciupati per sempre? Ah! Nell&#8217;esistenza quotidiana quanto frequentemente si conversa di vite fallite, un punto in cui si concentra la tristezza di non poter pi\u00f9 cambiare il ilo conduttore di un&#8217;esistenza largamente trascorsa, e la nostalgia per qualcosa di diverso. Se la conversazione modana parla con abbondanza delle molteplici forme di vita sciupata, conosce a sufficienza ci\u00f2 di cui si occupa? Non potrebbe essere vita sciupata quella dell&#8217;uomo che non divent\u00f2 consapevole di s\u00e9 stesso come interiorit\u00e0? \u00abSciupata \u00e8 soltanto la vita di quell&#8217;uomo che la lasciava passare, ingannato dalle gioie o dalle preoccupazioni della vita, in modo che non divent\u00f2 mai , in una decisione eterna, consapevole di se stesso come spirito, come io\u00bb (S. Kierkegaard,<\/em> La malattia mortale<em>, p. 29). Forse l&#8217;eternit\u00e0 \u00e8 offerta alla persona umana, perch\u00e9 possa, in vario modo e secondo diversi cammini, divenire pienamente cosciente di essere un io e un&#8217;interiorit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo \u00e8 colpito nel centro dell&#8217;anima se, entro un&#8217;intuizione anche fuggitiva, comprende di non aver vissuto nella coscienza di essere un io. Ci\u00f2 resta comunque una possibilit\u00e0 nel tempo dell&#8217;esistenza mondana, quand&#8217;egli, preferendo la distrazione, pu\u00f2 rifiutare la propria interiorit\u00e0. Non pu\u00f2 per\u00f2 distruggerla, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;interiorit\u00e0 di un io eterno, e perci\u00f2 in-ammissibile, non-toglibile. Essere inchiodati al proprio io eterno, questo \u00e8 lo scandalo che la filosofia fatica a comprendere, questa \u00e8 la croce contro cui si spuntano i facili pensieri della fenomenicit\u00e0 dell&#8217;io.<\/em><\/p>\n<p><em>Mai completamente sottoposta alla presa della filosofia, l&#8217;interiorit\u00e0 deve rimanerne al centro come uno stimolo e un segno di contraddizione&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Per comprendere a pieno il significato dell&#8217;espressione \u00abvita mancata\u00bb, bisogna &#8211; ovviamente &#8211; definire quale sia lo scopo della vita umana. Riferita all&#8217;animale o alla pianta, una simile espressione non avrebbe senso, e non perch\u00e9 essi non abbiano uno scopo, ma perch\u00e9 non ci si aspetta che a realizzarlo debba concorrere la volont\u00e0 cosciente degli individui. Quindi, se una vita umana risulta \u00abmancata\u00bb, ci\u00f2 pu\u00f2 avere il significato di una doppia beffa e di un doppio fallimento: perch\u00e9 non attesta, di per s\u00e9, l&#8217;assenza di uno <em>scopo<\/em> nella vita umana <em>in generale<\/em>, bens\u00ec l&#8217;assoluta insufficienza di quella determinata vita umana a trovarlo, perseguirlo e realizzarlo.<\/p>\n<p>Il lettore che ci abbia gi\u00e0 seguito in alcune precedenti riflessioni, specialmente <em>Che cosa hai fatto nella vita che ti sembri sufficiente?<\/em>; <em>La persona \u00e8 un mistero perch\u00e9 la sua essenza \u00e8 essere<\/em>; e <em>La persona si realizza se riconosce e segue la propria vocazione<\/em> (tutti consultabili sul sito di Arianna Editrice), potr\u00e0 meglio comprendere da quali basi di carattere generale prende le mosse la nostra linea di ragionamento. Pertanto rimandiamo a quei lavori chi desideri capire bene il quadro di riferimento della presente riflessione; e ad essi aggiungiamo anche <em>Per essere persone e non pecore nel gregge \u00e8 necessaria una visione unificatrice della vita<\/em>.<\/p>\n<p>Ora, senza ripetere dettagliatamente cose gi\u00e0 trattate a suo tempo, ci limiteremo a ricordare che l&#8217;essere umano, secondo noi &#8211; cos\u00ec come ogni altro essere &#8211; non \u00e8 frutto del caso, ma il risultato di una chiamata all&#8217;esistenza da parte dell&#8217;Essere; che la sua vita \u00e8 preziosa perch\u00e9 gli viene data allo scopo di decidere liberamente se rispondere, oppure no, a una vocazione ben precisa; e che, per poter rispondere alla vocazione, sono necessari due elementi: la forza soprannaturale, che i cristiani chiamano Grazia; e la disponibilit\u00e0 a corrisponderla, da parte della persona, che scaturisce non solo da una generica &quot;buona volont\u00e0&quot;, ma anche dalla capacit\u00e0 di elaborare una propria visione unificatrice della vita, dei suoi scopi e del suo termine ultimo.<\/p>\n<p>Il primo elemento, la Grazia, non dipende da noi; semmai dipende da noi il fatto di non voltargli le spalle, rifiutandolo deliberatamente; ci\u00f2 che pu\u00f2 benissimo accadere e che corrisponde, propriamente, alla categoria del demoniaco (cfr. specialmente i nostri scritti <em>Voltar le spalle alla grazia: il peccato d&#8217;origine della modernit\u00e0<\/em> e <em>La fuga di Giona, parabola dell&#8217;uomo contemporaneo<\/em>).<\/p>\n<p>Il secondo elemento, ossia la nostra capacit\u00e0 di elaborare una sorta di mappa spirituale che ci consenta di affrontare con saldo cuore e limpida visione la <em>navigatio<\/em> della vita terrena, come il marinaio che affronti le grandi onde del mare aperto &#8211; e, talvolta, con l&#8217;insidia della nebbia e degli scogli a fior d&#8217;acqua -, \u00e8 interamente affidato alla nostra iniziativa.<\/p>\n<p>Ci sia consentito riprendere alcuni brevi concetti del precedente lavoro <em>Per essere persone e non pecore nel gregge \u00e8 necessaria una visione unificatrice della vita<\/em>.<\/p>\n<p>Una volta che la visione unitaria della vita, coi suoi scopi e il suo senso di responsabilit\u00e0, sia germogliata nell&#8217;animo, nella fase iniziale della sua crescita essa \u00e8 esattamente nelle condizioni di una tenera piantina che deve irrobustirsi attraverso le dure prove delle piogge eccessive o della prolungata siccit\u00e0. In altre parole, allorch\u00e9 il bambino e, poi, l&#8217;adolescente, siano riusciti a forgiarsi quello formidabile strumento di orientamento nella vita, che \u00e8 la visione unitaria di essa, devono affrontare e superare la prova dello scontro dei propri ideali con la realt\u00e0 concreta. Uno scontro dal quale non tutti escono vittoriosi e dal quale tutti, comunque, riportano cicatrici pi\u00f9 o meno dolorose, pi\u00f9 o meno permanenti.<\/p>\n<p>Si badi che la posta in gioco, allorch\u00e9 l&#8217;adolescente e il giovane devono mettere alla prova il proprio scopo di vita ed i propri ideali, non \u00e8 il fatto di riuscire ad affermare integralmente questi ultimi, cosa del resto impossibile a causa della loro inevitabile indeterminatezza. Se tale fosse la posta in gioco, potremmo anzi dire che <em>nessuno<\/em>, ma proprio nessuno, riesce a superare la prova. Quando mai la vita ha fatto degli sconti a qualcuno in misura tale, da consentirgli di realizzare <em>integralmente<\/em> i propri ideali e le proprie ambizioni?<\/p>\n<p>No: la posta in gioco non \u00e8 l&#8217;affermazione vittoriosa e integrale degli ideali e delle aspirazioni individuali; ma il fatto di mettere alla prova le proprie capacit\u00e0, il proprio coraggio, la propria perseveranza, al fine di trasformare le aspirazioni e gli ideali dell&#8217;adolescenza, pi\u00f9 o meno vaghi e velleitari, in un abito permanente, in una struttura di carattere, in un esercizio della volont\u00e0 e, al tempo stesso, in una matura e realistica capacit\u00e0 di valutare il rapporto tra mezzi e fini, tra le proprie possibilit\u00e0 e capacit\u00e0 e gli obiettivi di massima che ci si \u00e8 dati. La posta in gioco, in una parola, non \u00e8 qualche cosa di esterno all&#8217;individuo, ma qualche cosa che fa parte della sua realt\u00e0 pi\u00f9 intima e fondamentale: la coscienza di s\u00e9 e l&#8217;autostima.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 chiaro che per quelle filosofie le quali considerano l&#8217;uomo come fine a s\u00e9 stesso e che vedono nell&#8217;esistenza di un Essere auto-sussistente una minaccia alla sua libert\u00e0 e alla sua sovranit\u00e0, la vita umana in se stessa non pu\u00f2 che apparire qualche cosa di \u00abmancato\u00bb: mancato, perch\u00e9 gli impedisce di dispiegare la sua volont\u00e0 esclusiva e immanente. Per tali filosofie &#8211; l&#8217;esistenzialismo di Sartre, ad esempio &#8211; non occorre che un Essere che sia <em>causa sui<\/em> esista effettivamente; \u00e8 sufficiente che l&#8217;uomo vi creda, perch\u00e9 ci\u00f2 renda inautentica e fallita la sua propria esistenza, alienandola verso un fine trascendente che \u00e8 irraggiungibile.<\/p>\n<p>Come osserva giustamente Giuseppe Semerari in <em>Scienza nuova e ragione<\/em> (Milano, Silva Editore, 1966, pp. 76-77):<\/p>\n<p><em>La contraddizione della ontologia esistenziale di Sartre \u00e8 che essa assume a suo orizzonte, in linea di fatto, l&#8217;<\/em>Ens causa sui <em>che le religioni chiamano Dio, com&#8217;\u00e8 detto ne<\/em> L&#8217;Essere e il nulla<em>, e, in linea di diritto, la esistenza umana. Il conflitto \u00e8, allora, la impossibilit\u00e0 che l&#8217;uomo realizzi l&#8217;essere assunto come orizzonte della sua esistenza. Per questo, l&#8217;uomo si perde in quanto uomo perch\u00e9 Dio nasca e, nella constatazione del fatto che Dio non nasce, nonostante l&#8217;autoannullamento dell&#8217;uomo come uomo, si rivelano fatalmente la inutilit\u00e0 assoluta dell&#8217;appassionarsi dell&#8217;uomo ai suoi progetti e, quindi, la equivalenza delle scelte, quali che siano. Il criterio dell&#8217;<\/em>Ens causa sui<em>, che non pu\u00f2 comunicare con alcuno, perch\u00e9 \u00e8 silenzio, assenza e solitudine, \u00e8 la distruzione delle possibilit\u00e0 di valore delle scelte, perch\u00e9 \u00e8 la inibizione assoluta di qualsivoglia relazione. La esistenza di Sartre si perde, perch\u00e9 si carica di una libert\u00e0 di tipo assoluto, che non le pu\u00f2 competere se essa si tiene al suo significato proprio. Le alternative puramente negative del fare il male assoluto o dell&#8217;essere il nulla di una illusione ottica sono le sole a dischiudersi alla esistenza umana, dal momento che il suo criterio di valore viene ricercato e posto non in essa stessa, nella sua struttura, bens\u00ec nell&#8217;assoluto<\/em> Ens causa sui <em>al cui confronto la esistenza non pu\u00f2 che restare paralizzata e ridotta a pura negazione. Tale negativit\u00e0 \u00e8, da un lato, il disconoscimento della natura finita della esistenza, e, dall&#8217;altro, la impossibilit\u00e0 di un criterio di valore o norma tale da difenderla dalla indifferenza delle scelte. La malafede nasce dall&#8217;aver compreso esistenzialmente la esistenza nell&#8217;orizzonte non esistenziale dell&#8217;<\/em>Ens causa sui.<\/p>\n<p>Secondo le filosofie nichiliste, dunque, l&#8217;uomo si trova come preso in trappola in questo assurdo dilemma: tutto quel che pu\u00f2 fare \u00e8 andare a sbattere, monotonamente, contro le sbarre della natura finita dell&#8217;esistenza, cosa che non riesce ad accettare (come in Leopardi); oppure compiere delle scelte esistenziali che egli sa essere tutte vane, perch\u00e9 tutte prive di un criterio di verit\u00e0 che le renda significative le une rispetto alle altre.<\/p>\n<p>Per uscire da un simile punto morto, all&#8217;essere umano \u00e8 necessario ricordarsi di essere non un semplice aggregato casuale di atomi, ma <em>persona<\/em>, ossia apertura, possibilit\u00e0, perfettibilit\u00e0, vocazione e capacit\u00e0 dialogante, con s\u00e9 e con l&#8217;Altro.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che dare una definizione &quot;scolastica&quot; del concetto di persona, ci piace evidenziarne la valenza di autonomia, dignit\u00e0 e libert\u00e0, cos\u00ec come \u00e8 stato fatto da Emanuel Mounier e dal nostro Luigi Stefanini (cfr. Francesco Lamendola, <em>L&#8217;arte come &quot;parola assoluta&quot; della persona finita nel pensiero di Luigi Stefanini<\/em>, pubblicato negli <em>Atti<\/em> del Convegno su L. Stefanini a Treviso del 2006, e consultabile anche sul sito di Arianna Editrice). E lo faremo prendendo a prestito le parole di Giuseppe Faggin in <em>Dizionario di filosofia<\/em> a cura di Andrea Biraghi, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0, 1957, p. 285, alla voce <em>Personalismo<\/em>):<\/p>\n<p><em>(&#8230;) la persona non solo non si definisce mediante l&#8217;incomunicabilit\u00e0 e il ripiegamento, ma di tutte le realt\u00e0 dell&#8217;universo \u00e8 la sola che sia propriamente comunicabile, che sia<\/em> verso altri <em>e anche<\/em> in altri, verso il mondo <em>e<\/em> nel mondo<em>, prima di essere<\/em> in s\u00e9. <em>L&#8217;uomo personale non \u00e8 un uomo desolato, ma un uomo attorniato, assistito, chiamato.<\/em><\/p>\n<p>Appunto: chiamato. Anzi, doppiamente chiamato: chiamato all&#8217;esistenza (come tutti gli altri enti) e chiamato al <em>senso<\/em> da dare alla propria esistenza (a differenza di tutti gli altri enti, o almeno di quelli esperibili mediante i sensi).<\/p>\n<p>A questo punto, risulter\u00e0 chiaro che cosa si debba intendere, secondo noi, quando si adopera l&#8217;espressione \u00abuna vita mancata\u00bb. Una vita mancata (o fallita, o inautentica) \u00e8 una vita che non ha saputo rispondere alla chiamata. E se poi qualcuno pensasse di poter liquidare la domanda sul perch\u00e9 di una tale mancata risposta, adducendo il richiamo smodato per il potere, il possesso, il piacere e simili, noi replicheremmo che ci\u00f2 non fa altro che spostare i termini della domanda, che diventerebbe: per qualche ragione l&#8217;attrazione smodata verso il potere, il possesso, ecc. pu\u00f2 impedire ad un essere umano di udire la chiamata e di rispondervi positivamente?<\/p>\n<p>Per noi, non vi sono dubbi circa il fatto che, al di l\u00e0 dei <em>modi<\/em> in cui una vita pu\u00f2 fallire, la causa ultima \u00e8, sostanzialmente, sempre una ed una sola: l&#8217;incapacit\u00e0, da parte dell&#8217;essere umano, di ri-conoscersi come persona, ossia &#8211; direbbe il buon vecchio Kierkegaard &#8211; come singolo e come interiorit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 quando l&#8217;essere umano si scorda, o non si accorge, di essere molto di pi\u00f9 che un aggregato di molecole e un prodotto di cause <em>naturali<\/em>, che si vengono a configurare le condizioni per il fatale ottenebramento della coscienza, che lo porter\u00e0 a divenire sordo e cieco alla voce della chiamata e a rinchiudersi in un orizzonte esistenziale sempre pi\u00f9 circoscritto ed asfittico, sempre pi\u00f9 penosamente insufficiente; fino a morire &#8211; letteralmente &#8211; per mancanza di ossigeno.<\/p>\n<p>Un ulteriore elemento di tristezza &#8211; una tristezza nella tristezza &#8211; \u00e8 che l&#8217;essere umano, quando si rinchiude in un orizzonte disperatamente immanentistico, che non lo appaga e che lo induce a rivolgere <em>contro se stesso<\/em> quelle energie spirituali che gli sono state date per realizzarsi e per trascendersi &#8211; giacch\u00e9 l&#8217;uomo, paradossalmente, si realizza solo andando oltre se stesso &#8211; non di rado tenta di comprimere la ferita che incessantemente lo fa sanguinare, reagendo con un accresciuto e mal diretto desiderio di potenza, grazie al quale sentirsi grande ed eroico.<\/p>\n<p>La <em>volont\u00e0 di potenza<\/em> di Nietzsche \u00e8 un tipico esempio di questo tipo di reazione patologica e distruttiva: come se un essere, che non ha saputo riconoscersi e realizzarsi, potesse acquietare la propria disperazione, proiettandola in una qualche forma di dominio sulla realt\u00e0 esterna. E, in generale, ben sappiamo quali danni e disastri abbia operato, ed operi, nella storia umana &#8211; e non solo nella grande storia, ma anche nella piccola storia di tante esistenze &quot;ordinarie&quot; &#8211; l&#8217;esercizio dissennato di una cieca volont\u00e0 di potenza.<\/p>\n<p>Osserva ancora, a tale proposito, Vittorio Possenti (<em>Op. cit.,<\/em> p. 288):<\/p>\n<p><em>\u00c8 domanda degna della pi\u00f9 accurata attenzione se l&#8217;uomo voglia un di pi\u00f9 di potenza, o invece una pi\u00f9 alta attuazione dell&#8217;esistere. Sarebbe una catastrofe confondere i due aspetti, perch\u00e9 nella volont\u00e0 di essere in modo pi\u00f9 pieno non si cerca un incremento di potenza, quanto l&#8217;attuazione del desiderio di esistere secondo un pi\u00f9 perfetto compimento della propria essenza. \u00abEssere atto di tutto l&#8217;esistere consentito dalla propria essenza\u00bb, ha scritto F. Balbo, con piena misura, e non c&#8217;\u00e8 nulla da aggiungere.<\/em><\/p>\n<p>Siamo giunti, cos\u00ec, a formulare una risposta &#8211; provvisoria e niente affatto compiaciuta di s\u00e9 &#8211; alla domanda che ci eravamo posti, sul significato delle vite \u00abmancate\u00bb.<\/p>\n<p>Di nuovo, qualcuno potrebbe obiettare che una vita mancata non \u00e8 necessariamente una vita disperata, a condizione che essa sia &#8211; e rimanga &#8211; inconsapevole del proprio fallimento, ad es. ignorando la dimensione della propria interiorit\u00e0 e della propria singolarit\u00e0. A tale obiezione rispondiamo che ignorare la vera natura del proprio essere \u00e8 possibile &#8211; forse -, ma solo a livello cosciente; mentre nelle zone pi\u00f9 profonde dello spirito, il malessere e la disperazione si agitano e ribollono tanto pi\u00f9 freneticamente, quanto pi\u00f9 intuiscono che la coscienza si rifiuta di guardare in faccia la realt\u00e0 e di aprire, con ci\u00f2, un orizzonte di speranza.<\/p>\n<p>Non invidiamo, del resto, la situazione di colui che voglia reprimere il grido che sale dalle profondit\u00e0 della propria anima, allorch\u00e9 questa si sente tradita nel riconoscimento della sua natura e dello scopo della vita umana.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quel grido liberatorio potrebbe riuscire a farsi strada e ad emergere, nella piena luce della consapevolezza, allorch\u00e9 &#8211; forse &#8211; \u00e8 diventato troppo tardi per fare qualcosa, per recuperare il tempo perso e le occasioni sistematicamente ignorate e \u00abmancate\u00bb.<\/p>\n<p>Gran brutto momento, quello.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 vero che la persona, riconoscendosi, pu\u00f2 realizzare il suo fine trascendente anche nell&#8217;ultimo istante della propria vita terrena. Ma \u00e8 altrettanto certo che, a quel punto, dovr\u00e0 fare i conti con il peso di un dovere sistematicamente eluso, di un impegno sistematicamente disatteso e con la mole penosa del male, o del non bene, fatto a s\u00e9 stessa e agli altri.<\/p>\n<p>Fare il male, o non fare il bene che sarebbe possibile, per s\u00e9 e per gli altri, significa non rendere giustizia al mondo. Significa, anche, disprezzare l&#8217;amore di quell&#8217;Altro che si suole scrivere con la lettera maiuscola, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico Essere che <em>ha<\/em> l&#8217;essere nella propria natura, e non lo riceve da alcuno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vita inautentica; vita mancata; vita fallita: sono espressioni che ci capita di udire abbastanza spesso, da diverse parti e in differenti circostanze, fatte ormai proprie dal<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[103],"class_list":["post-29528","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-biografia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29528","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29528"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29528\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29528"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29528"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29528"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}