{"id":29525,"date":"2016-06-02T11:57:00","date_gmt":"2016-06-02T11:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/02\/la-vita-e-vocazione-cioe-scegliere-di-essere-quel-che-si-e-chiamati-ad-essere\/"},"modified":"2016-06-02T11:57:00","modified_gmt":"2016-06-02T11:57:00","slug":"la-vita-e-vocazione-cioe-scegliere-di-essere-quel-che-si-e-chiamati-ad-essere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/02\/la-vita-e-vocazione-cioe-scegliere-di-essere-quel-che-si-e-chiamati-ad-essere\/","title":{"rendered":"La vita \u00e8 vocazione: cio\u00e8 scegliere di essere quel che si \u00e8 chiamati ad essere"},"content":{"rendered":"<p>Quando Luigi Pirandello affermava che ciascuno di noi \u00e8 <em>uno, nessuno e centomila<\/em>, non sapeva di dire una cosa pi\u00f9 profonda di quel che potesse immaginare. Nel significato che lui dava a questa espressione, l&#8217;uomo, che non ha una sua essenza, dunque non ha un io, \u00e8 costretto dalla pressione della societ\u00e0 e delle circostanze ad indossare tutta una serie di maschere, al di sotto delle quali c&#8217;\u00e8 il nulla; in compenso, egli deve fingere di essere &quot;uno&quot;, cio\u00e8 di avere un io, anche se tutti sanno che cos\u00ec non \u00e8, e che pretendere da lui questa compattezza ontologica \u00e8 ingiusto e crudele, perch\u00e9, inevitabilmente, le sue numerose maschere sono destinate a venire in conflitto tra di loro, e questo proprio in conseguenza dello sforzo, necessariamente fallimentare, di vivere come se un io ci fosse e come se quel&#8217;io immaginario fosse &quot;responsabile&quot; di tutto quel che vivono, provano, pensano e fanno gli altri &quot;io&quot;, cio\u00e8, in effetti, le altre maschere.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la concezione antropologica di Pirandello; ed \u00e8 gi\u00e0, di per s\u00e9, una visione cupamente pessimistica, perch\u00e9 \u00e8 facile dedurne che un siffatto uomo \u00e8 destinato alla totale infelicit\u00e0, essendo costretto ad oscillare, come un pendolo insensato, fra il non essere del proprio &quot;nessuno&quot; e i troppi &quot;io&quot; fasulli che si affollano nel suo spazio interiore, e che gli altri si aspettano, anzi, pretendono, che egli impersoni, di volta in volta, secondo le convenzioni della &quot;trappola sociale&quot;. Tuttavia, il pessimismo di Pirandello si spinge fino a profondit\u00e0 &#8212; se possibile &#8211; ancora pi\u00f9 sconfortanti, dal momento che, secondo lo scrittore siciliano, vi sono delle persone, in genere le pi\u00f9 sensibili, oppure quelle che il caso ha portato a fare certe esperienze particolarissime, le quali hanno la rivelazione improvvisa dell&#8217;assurdit\u00e0 cui si riduce la condizione umana: \u00e8 come se si verificasse uno strappo nel &quot;cielo di carta&quot; di quel teatrino, malinconico e grottesco, che \u00e8 la vita stessa, ed apparisse loro, in maniera evidentissima e sconvolgente, tutta la falsit\u00e0, l&#8217;ipocrisia e il velleitarismo che stanno a fondamento della nostra vita. Si verifica allora una folgorazione, paragonabile alla scoperta che tutto poggia sul vuoto, e che ogni cosa, che credevano solida e certa, a cominciare dal nostro stesso io, e perfino dal nostro aspetto fisico (il famoso &quot;naso che pende&quot; di Vitangelo Moscarda, protagonista di <em>Uno, nessuno e centomila<\/em>), \u00e8, in realt\u00e0, elusiva, evanescente, illusoria: dopo di che, altro non resta che estraniarsi in una condizione di sopravvissuti a se stessi (come fa il &quot;fu&quot; Mattia Pascal) o nella &quot;filosofia del lontano&quot;, ironico e distaccato contemplare dal di fuori quel mondo di pazzi e d&#8217;illusi che \u00e8 la cosiddetta vita &quot;vera&quot;. Concetto, quest&#8217;ultimo &#8212; si noti &#8211; non troppo lontano dalla &quot;divina indifferenza&quot;, che \u00e8 l&#8217;unico possibile atteggiamento con cui Eugenio Montale tenta di dare una &quot;risposta&quot; al <em>male di vivere<\/em>, una volta accertato che l&#8217;anello mancante della prigione chiamata vita, non esiste, che non esistono vie di fuga, e nemmeno donne-angelo che possano salvarci (anche perch\u00e9 la donna-angelo \u00e8 una messaggera di Dio; ma nel mondo di Montale, Dio non c&#8217;\u00e8: pertanto la donna-angelo \u00e8 una impossibilit\u00e0 in termini).<\/p>\n<p>Tuttavia, a ben guardare, c&#8217;\u00e8 pur sempre qualcosa di valido, c&#8217;\u00e8 una intuizione felice, in tutto questo cupo sprofondare nel nulla del pessimismo pirandelliano. In fondo, la constatazione di fondo \u00e8 giusta: davanti a noi ci sono infinite possibilit\u00e0, fra le quali dobbiamo scegliere (e anche il non scegliere equivale a una scelta, perch\u00e9 il mondo, intono a noi, non sta fermo ad aspettare che ci decidiamo). Questo, per\u00f2, \u00e8 vero solo all&#8217;inizio, al momento della nascita, anzi, del concepimento; poi, necessariamente, l&#8217;arco delle possibilit\u00e0 incomincia a restringersi, e noi soffriamo, in misura maggiore o minore, di quelle che non abbiamo scelto, dei sentieri che non abbiamo percorso; li sentiamo pesare su di noi come un rimpianto, ma non possiamo farci nulla: dobbiamo andare avanti e continuare a scegliere, fino a quando i petali della margherita non siano stati tutti sfogliati. Quel che Pirandello non ha saputo vedere, \u00e8 l&#8217;aspetto positivo, e perfino gioioso, di tutto questo: \u00e8 rimasto come ipnotizzato dall&#8217;aspetto negativo, dall&#8217;impotenza, dalla frustrazione, dalla rabbia (perch\u00e9 i suoi personaggi, anche i pi\u00f9 tranquilli in apparenza, sono pieni di rabbia e desiderio di rivalsa) che le vite non vissute, le possibilit\u00e0 non espletate, generano nell&#8217;uomo. Non ha visto che ogni decisione \u00e8 una scelta, e ogni scelta \u00e8 un&#8217;avventura gioiosa, un s\u00ec alla vita, con tutti i suoi rischi e pericoli, senza i quali la vita sarebbe simile a un sonno letargico, senza sogni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero, per\u00f2, che l&#8217;uomo sia, in ultima analisi, &quot;nessuno&quot;; anche se il suo &quot;io&quot; si riducesse a un complesso di operazioni mentali sempre mutevoli, resterebbe comunque la coscienza che riflette su questo, che s&#8217;interroga, che si stupisce: e questo \u00e8 ci\u00f2 che, in senso cristiano, sta a indicare l&#8217;anima. In fondo, l&#8217;anima non \u00e8 altro che il sigillo divino impresso nell&#8217;uomo: e quanto pi\u00f9 forte \u00e8 la sete di Dio, la nostalgia di ritornare a Lui, di ritrovare, in Lui, tutte le cose pi\u00f9 belle e pure cui aspiriamo, e che non troviamo nella vita terrena, tanto pi\u00f9 chiaro e inequivocabile \u00e8 quel sigillo, segno della nostra filiazione divina. I personaggi di Pirandello sono infelici e disperati, come lo sono gran parte di quelli concepiti dagli scrittori della modernit\u00e0, e come teorizzato dalla maggior parte dei filosofi moderni, perch\u00e9 cercano l&#8217;infinito nel finito, il che impossibile. Nemmeno Leopardi lo aveva capito: partendo da un errore filosofico, quello di identificare il piacere con la felicit\u00e0, egli lo aggrava con un secondo errore, esistenziale: concludendo che, il piacere infinto essendo impossibile, noi tutti siamo condannati all&#8217;infelicit\u00e0. Laddove \u00e8 evidente che, nella dimensione del finito, l&#8217;infinito non \u00e8 mai esperibile, tanto meno potrebbe divenire un possesso certo e definitivo. Ecco: gli intellettuali moderni hanno operato un vero capovolgimento di prospettiva, intestardendosi a cercare la Verit\u00e0 e l&#8217;Assoluto l\u00e0 dove non sono, n\u00e9 potrebbero essere, cio\u00e8 nel finito, nell&#8217;umano: hanno tentato di divinizzare ci\u00f2 che \u00e8 fragile e perituro, e hanno disconosciuto ci\u00f2 che \u00e8 realmente assoluto e veritiero: Dio. Qualunque contadino, fornaio o ciabattino del passato, erano in possesso di questa consapevolezza fondamentale, che \u00e8 completamene sfuggita dalle menti cos\u00ec sofisticate, colte ed esigenti degli intellettuali moderni. Come dice San Paolo (nel primo capitolo della <em>Epistola ai Romani<\/em>), avendo voltato le spalle al vero Dio per adorare le cose finite, opera dell&#8217;uomo stesso, essi sono impazziti e hanno sovvertito l&#8217;ordine della natura, degradandosi e ricevendo in se stessi il giusto castigo della loro superbia e della loro follia.<\/p>\n<p>La vita, dunque, \u00e8 un percorso verso la Verit\u00e0; ma la Verit\u00e0 \u00e8 Dio: dunque, la vita \u00e8 il pellegrinaggio dell&#8217;anima verso Dio, dal quale essa ha tratto l&#8217;esistenza. Per andare nella giusta direzione, e non lasciarsi sviare dai falsi sentieri e dalle apparenze di bene, bisogna, in primo luogo, alleggerirsi del fardello del proprio ego: perch\u00e9 l&#8217;ego \u00e8 un peso che non permette di volare in alto, ma trattiene tutti i pensieri e tutti i desideri verso ci\u00f2 che \u00e8 piccolo, limitato, circoscritto. Noi siamo fatti per le altezze, ma non lo sappiamo: ce lo ricorda la nostalgia dell&#8217;infinito, che portiamo dentro di noi, e che diventa la nostra maledizione (come avviene in Leopardi) solo se ci ostiniamo a guardare il dito invece del cielo, che esso indica. Ma se impariamo a levare lo sguardo al cielo, allora ci ricordiamo di chi siamo veramente, del perch\u00e9 siamo qui e quale sia la nostra meta: e subito ci mettiamo in cammino, come l&#8217;assetato che ode un lontano scrosciare d&#8217;acque, simile ad una cascata o ad una fonte viva che sgorga dalla roccia, in mezzo al deserto.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che, sovente, siamo talmente immersi e sprofondati nel nostro piccolo io, capriccioso e tirannico, che sempre brama e sempre teme qualcosa, senza pace, senza respiro, da aver completamente smarrito il senso dell&#8217;udito: non udiamo lo scorrere dell&#8217;acqua, con la quale potremmo spegnere la nostra sete, e continuiamo ad aggirarci nel deserto, inutilmente, sempre pi\u00f9 stancamente, con rabbia, con improvvise illusioni e altrettante, amare delusioni, come anime in pena, incapaci di trovare il riposo e la pace, tormentate da mille fantasmi che noi stessi abbiamo evocato, sia pure senza rendercene conto. Vittime delle nostre stesse illusioni, non di rado ci arrabbiamo con la vita e con il mondo e accusiamo Dio per le nostre amare delusioni; ma la verit\u00e0 \u00e8 che dovremmo biasimare noi stessi, perch\u00e9 noi, e soltanto noi, portiamo la responsabilit\u00e0 dell&#8217;essere ciechi, sordi e torpidi davanti allo splendore incomparabile e misterioso dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Scriveva don Mario Albertini (Valdagno, Vicenza, 2 febbraio 1925-Vittorio Veneto, 26 giugno 2013), un prete dell&#8217;Unione sacerdotale San Raffaele, che visse una vita buona, semplice, modesta, intelligente, piena di sollecitudine e amorevolezza per il prossimo; una vita che qualcuno ha definito &quot;quietamente straordinaria&quot; (in: M. Albertini,\u00a0<em>Ho messo dell&#8217;amore in tutto questo<\/em>, a cura di Ermanno Crestani e altri, Roma, Edizioni Studium, 2014, pp. 254-255):<\/p>\n<p><em>Per prima cosa: anche se \u00e8 vero che la vocazione coinvolge totalmente la vita del chiamato, LA SINGOLA VOCAZIONE NON ABBRACCIA TUTTO. Essendo fatta di scelte, \u00e8 anche rinuncia. Scrive Paul Val\u00e9ry: &quot;Io sono nato molteplice&quot;; e Chesterton: &quot;Sono nato mille&quot;. Ciascuno di noi sente una attrattiva a scegliere &quot;tutto&quot;, ma di fatto questo \u00e8 un sogno impossibile che sarebbe pigrizia (e non generosit\u00e0) voler inseguire. Momento per momento dobbiamo scegliere una tra le tante possibilit\u00e0 che ci si presentano, e la scelta che faccio oggi indirizza e limita le possibilit\u00e0 di domani, e giorno dopo giorno la gamma delle possibilit\u00e0 scelte si va restringendo (mentre il contenuto si arricchisce), finch\u00e9 in punto di morte sar\u00e0 un s\u00ec o un no a una definitiva adesione a Dio, punto di arrivo di tutta la vita. Chesterton completava la frase: &quot;Sono nato mille, morir\u00f2 uno&quot;. \u00a0Ora, se \u00e8 vero che si sente l&#8217;attrattiva per il tutto, vuol dire che ogni scelta comporta quasi sempre una certa oscurit\u00e0, e che non c&#8217;\u00e8 vocazione che non comporti una nostalgia per un&#8217;altra vocazione [&#8230;]. Ogni vera vocazione \u00e8 sacrificio, cio\u00e8 \u00e8 rinuncia a qualche cosa in una offerta che le d\u00e0 valore divino. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La vocazione non riguarda l&#8217;essenziale della partecipazione alla vita divina, bens\u00ec un modo particolare \u00a0di partecipazione pi\u00f9 immediata ed esclusiva. Quindi \u00e8 libera. La vocazione \u00e8 \u00a0&quot;la voce di una perfezione possibile per me, che risuona in me, senza obbligarmi, e lasciandomi la gloria della libert\u00e0&quot; (J. Guitton). Se \u00e8 dono gratuito di Dio, un forte senso di riconoscenza deve sgorgare dalla vita del chiamato. E se \u00e8 libera, la vocazione rientra nella categoria della fedelt\u00e0: posso dire di s\u00ec a questa o a quella vocazione, senza costrizioni; ma quando ho detto di s\u00ec, impegno me stesso; ecco la fedelt\u00e0 che diventa un dovere, perch\u00e9 allora la vocazione diventa la strada per realizzare la propria santificazione al seguito di Cristo.<\/em><\/p>\n<p>La cosa veramente essenziale, dunque, non \u00e8 il contenuto specifico della vocazione, della chiamata, ma il fatto della chiamata in se stesso. Se siamo chiamati, ci\u00f2 significa che vi \u00e8 qualcuno che ci sta chiamando: fino a quando resteremo sordi alla sua voce? Fino a quando i nostri occhi resteranno chiusi davanti al suo incomparabile splendore? Ogni giorno, ogni ora, ogni minuti la voce ci chiama: e continuer\u00e0 a chiamarci fino all&#8217;ultimo istante della nostra vita. Poi, sar\u00e0 troppo tardi. Ma fino a quell&#8217;ultimo istante, infinitamente prezioso, ci sar\u00e0 ancora tempo: perch\u00e9 il nocciolo della questione (<em>the heart of the matter<\/em>, come direbbe Graham Greene) non \u00e8, e non \u00e8 mai stato, la quantit\u00e0 del tempo che abbiamo a disposizione, e delle cose che decidiamo di fare o di non fare; bens\u00ec la dimensione qualitativa della nostra consapevolezza e della nostra ricerca. Un istante pu\u00f2 valere una vita intera, se in quell&#8217;istante diciamo <em>s\u00ec<\/em>: fosse anche l&#8217;ultimo della nostra vita. Dire di s\u00ec alla Verit\u00e0, \u00e8 dire il <em>s\u00ec<\/em> che conferisce valore e significato a una intera esistenza, indipendentemente da quello che, dall&#8217;esterno, pu\u00f2 apparire agli altri. Gli altri non sanno nulla; solo noi sappiamo, nel nostro intimo, se la nostra vita \u00e8 stata un successo o un fallimento, un trionfo o una disfatta; e lo sappiamo perch\u00e9 la voce dell&#8217;essere ce lo rivela con chiarezza inequivocabile, se noi impariamo a riconoscerla, e ad ascoltarla, fra mille altri rumori banali e insignificanti.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 piena di rumori banali, di luci fasulle, di miraggi di beni i quali, dopo averci attirati e sedotti, si rivelano avvelenati, come altrettante code di scorpioni. Ma noi non siano qui per questo: la nostra vocazione non \u00e8 di perderci dietro a sciocchezze, a miraggi, a inganni, ma di andare con passo sicuro verso l&#8217;essenziale. Solo l\u00ec troveremo il bene, solo l\u00ec troveremo la pace e potremo finalmente spegnere la nostra sete ardente. \u00c8 una cosa buona che siamo tormentati dalla sete: se cos\u00ec non fosse, ci fermeremmo davanti alle pozze d&#8217;acqua sporca e infetta, e berremmo di quella, dimentichi del fatto che vi \u00e8 una fonte purissima che scaturisce dalla roccia, la quale \u00e8 l\u00ec proprio per noi, in attesa di ciascuno di noi. Prima ancora che noi fossimo, quella fonte ci stava gi\u00e0 aspettando&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando Luigi Pirandello affermava che ciascuno di noi \u00e8 uno, nessuno e centomila, non sapeva di dire una cosa pi\u00f9 profonda di quel che potesse immaginare.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[132,192],"class_list":["post-29525","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-eugenio-montale","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29525","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29525"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29525\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29525"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29525"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29525"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}