{"id":29523,"date":"2009-10-20T08:22:00","date_gmt":"2009-10-20T08:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/20\/abbiamo-bisogno-di-una-visione-unitaria-del-reale-non-di-un-pensiero-unico-che-ci-omologhi\/"},"modified":"2009-10-20T08:22:00","modified_gmt":"2009-10-20T08:22:00","slug":"abbiamo-bisogno-di-una-visione-unitaria-del-reale-non-di-un-pensiero-unico-che-ci-omologhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/20\/abbiamo-bisogno-di-una-visione-unitaria-del-reale-non-di-un-pensiero-unico-che-ci-omologhi\/","title":{"rendered":"Abbiamo bisogno di una visione unitaria del reale, non di un Pensiero Unico che ci omologhi"},"content":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la differenza sostanziale che corre fra l&#8217;azione educativa esercitata verso i bambini ed i giovani nelle societ\u00e0 pre-moderne (compresa la nostra societ\u00e0 contadina) e la societ\u00e0 moderna nella sua fase attuale?<\/p>\n<p>Si potrebbe rispondere, con una battuta, che la societ\u00e0 odierna non esercita alcuna azione educativa, almeno a livello consapevole; che vi ha, di fatto, rinunziato; che oggi l&#8217;educazione, o la diseducazione dei giovani, \u00e8 condotta da agenzie private finalizzate al guadagno, prima fra tutte la televisione (sarebbe meglio dire: la pubblicit\u00e0 televisiva, mascherata con qualche programmino di nessuno spessore educativo, anzi, il pi\u00f9 delle volte, profondamente diseducativo).<\/p>\n<p>Certo, una battuta, ma neanche poi tanto. In ogni caso, sarebbe un modo di sottrarsi alla domanda che ci eravamo posta: quale differenza?<\/p>\n<p>Ebbene, la differenza sostanziale, a nostro avviso, risiede nel fatto che l&#8217;azione educativa delle societ\u00e0 pre-moderne &#8211; ad esempio, quella medievale &#8211; aveva quale fondamento una visione unitaria del reale, e sia pure attraverso la distinzione di un ordine naturale ed un ordine soprannaturale, collegati per\u00f2 dalla presenza del divino; mentre quella della societ\u00e0 odierna poggia su basi fragilissime, per non dire inesistenti, dal momento che la modernit\u00e0 non crede pi\u00f9 in nulla, nemmeno nell&#8217;apparato tecnoscientifico di cui va tanto fiera e del quale crede di servirsi, mentre, in realt\u00e0, si \u00e8 ridotta ad esserne il servitore.<\/p>\n<p>Ora, nessuna azione educativa \u00e8 possibile senza una base filosofica. Non si pu\u00f2 insegnare nulla ad alcuno, n\u00e9, tanto meno, trasmettere ideali e valori, se non s possiede una bussola, almeno di ordine pratico, con cui orientarsi nel groviglio dell&#8217;esistenza. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato nell&#8217;articolo intitolato: \u00abPer essere persone e non pecore nel gregge \u00e8 necessaria una visione unificatrice della vita\u00bb (consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice). E se ci\u00f2 \u00e8 vero a livello individuale, lo \u00e8 anche &#8211; e a maggior ragione &#8211; a livello collettivo: perch\u00e9 qualsiasi azione educativa \u00e8 sempre un fatto sociale, e, con buona face dell&#8217;Emilio di Rousseau, nessun bambino pu\u00f2 venire educato separatamente dai propri simili.<\/p>\n<p>Quello che vogliamo dire \u00e8 che un&#8217;azione educativa, per essere efficace, presuppone un contesto culturale di ideali e valori condivisi; presuppone, cio\u00e8, una visione unitaria del reale, che faccia da base e da fondamento all&#8217;azione educativa rivolta ai singoli individui. Tuttavia, \u00e8 chiaro che non si pu\u00f2 dare ci\u00f2 che non si possiede; e, pertanto, una societ\u00e0 priva di una visione unitaria del reale, come lo \u00e8 la nostra, non potr\u00e0 mai impostare alcuna seria azione educativa, neppure se lo volesse (e, di fatto, non lo vuole, nel senso che vi ha abdicato).<\/p>\n<p>La societ\u00e0 moderna, infatti, non possiede una filosofia del reale; ne possiede sei, sette o forse pi\u00f9; ma nessuna di esse presenta caratteri tali, da farne uno strumento di lettura complessiva del reale; tutte appaiono come delle risposte parziali, sovente faziose. Per essere pi\u00f9 precisi: non si tratta di visioni del reale, ma di pura e semplice ideologia, contrabbandata per filosofia.<\/p>\n<p>E a chi ci obiettasse che ogni filosofia \u00e8, necessariamente, anche una ideologia, risponderemmo che una tale affermazione tradisce gi\u00e0 in se stessa il proprio carattere ideologico, ossia l&#8217;assoluta impossibilit\u00e0 di pensare in termini di comprensione del reale, di TUTTO il reale: operazione, quest&#8217;ultima, che non \u00e8 affatto impossibile, come ci si vorrebbe far credere, ma che presuppone l&#8217;abbandono dell&#8217;atteggiamento giudicante e l&#8217;adozione di un atteggiamento essenzialmente contemplativo, aperto e accogliente.<\/p>\n<p>Infatti, se \u00e8 vero che nessuna cultura pu\u00f2 pretendere di porsi in posizione preminente rispetto ad altre culture, perch\u00e9 i fattori culturali sono valutabili solo all&#8217;interno del proprio sistema di riferimento, del proprio paradigma filosofico, pure \u00e8 altrettanto vero che una cultura degna di questo nome non rinuncia affatto ad elaborare una propria visione unitaria del reale; proprio come il singolo individuo non dovrebbe rinunciare a perseguire l&#8217;obiettivo della chiarificazione interiore, invocando il risibile pretesto che sarebbe sbagliato farlo, prima che tutti gli altri esseri umani siano pervenuti alla medesima soglia.<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto del nostro ragionamento, tuttavia, dobbiamo dissipare un equivoco che potrebbe facilmente generarsi. Una visione unitaria del reale non \u00e8 affatto il sinonimo di un Pensiero Unico: al contrario, ne \u00e8 praticamente l&#8217;opposto. Tra i due concetti corre la medesima differenza che esiste fra una onesta transazione commerciale e una rapina a mano armata.<\/p>\n<p>Le societ\u00e0 pre-moderne, Medioevo compreso, erano ispirate ad una visione unitaria del reale, ma non erano dominate e tiranneggiate da un Pensiero Unico, invasivo e totalitario.<\/p>\n<p>Una simile affermazione far\u00e0 certamente sobbalzare sulla poltrona (magari di barone universitario) i tanti cantori delle \u00abmagnifiche sorti e progressive\u00bb della modernit\u00e0. Ma come!&#8230; Il Medioevo: l&#8217;epoca delle streghe e dei monaci fanatici, l&#8217;epoca delle credenze superstiziose e del sonno della ragione; in una parola: l&#8217;epoca della Santa Inquisizione, non era forse dominato e tenuto in ostaggio da un ferreo Pensiero Unico, a sua volta tenuto in piedi dalla perversa commistione del potere temporale dell&#8217;Impero e da quello spirituale della Chiesa?<\/p>\n<p>Ahim\u00e9, le leggende illuministe sono dure a morire, anche per via della malafede di certi intellettuali poco scrupolosi, i quali sanno benissimo che l&#8217;epoca in cui i roghi della Santa Inquisizione sono stati accesi a ritmo febbrile, non \u00e8 stata affatto quella del \u00abbuio\u00bb Medioevo, ma il XVI e il XVII secolo: vale a dire, l&#8217;esordio della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cosa distingue, allora, una societ\u00e0 ispirata ad una visione unitaria del reale, da una che, invece, \u00e8 fondata sulla omologazione degli individui entro i rigidi schemi di un Pensiero Unico? Essenzialmente, il rispetto della diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco un&#8217;altra affermazione di quelle che potrebbero far venire un accidente ai tanti sapientoni che ci vogliono dipingere le societ\u00e0 pre-moderne come il trionfo della uniformit\u00e0 e del rifiuto del diverso. Eppure, quella immagine stereotipata si basa, a ben guardare, su di un grosso equivoco; e sar\u00e0 il caso di guardarlo bene in faccia, per dissiparlo una volta per tutte.<\/p>\n<p>Come era visto il diverso nelle societ\u00e0 pre-moderne? Certo, non possiamo generalizzare eccessivamente, bisognerebbe vedere caso per caso; e, tuttavia, a grandi linee, un atteggiamento comune \u00e8 ugualmente riconoscibile.<\/p>\n<p>Presso i Pellerossa del Nord America, ad esempio, l&#8217;omosessuale non era in alcun modo disprezzato e discriminato; la societ\u00e0 gli trovava una collocazione ben precisa: lo autorizzava a vestirsi e comportarsi da donna e perfino a sposarsi; spesso, inoltre, gli affidava il ruolo dello sciamano, per via della credenza antichissima (e universale) che l&#8217;androgino sia pi\u00f9 vicino alla perfezione, e quindi alla divinit\u00e0, dell&#8217;individuo nettamente definito sul piano sessuale.<\/p>\n<p>Presso la societ\u00e0 occidentale del Medioevo, il vagabondo, il lebbroso, il mendicante, non erano disprezzati e discriminati; non che la loro vita non fosse dura e che non vi fossero momenti di tensione con la \u00abbrava gente\u00bb; ma la loro condizione di marginali era considerata naturale e non combattuta in quanto tale, perch\u00e9, essendo la cultura medievale molto diffidente verso la ricchezza, in fondo vi era l&#8217;idea che costoro, sebbene fossero gli ultimi tra gli uomini, avrebbero potuto anche diventare i primi al cospetto di Dio.<\/p>\n<p>Presso gli antichi, ad esempio i Greci e i Romani, gli epilettici erano ritenuti prediletti della divinit\u00e0: il loro male era visto come un segno celeste.<\/p>\n<p>Gli stranieri, poi &#8211; i diversi per eccellenza &#8211; presso quasi tutte le culture pre-moderne, godevano e godono di uno status quasi sacrale: \u00e8 doveroso accoglierli con ospitalit\u00e0 e benevolenza (vedi Ulisse tra i Feaci), ed \u00e8 considerato sacrilego levare la mano contro di essi.<\/p>\n<p>Certo, sappiamo benissimo che, presso molte societ\u00e0 pre-moderne, altre forme di diversit\u00e0 non erano bene accette, o, addirittura, erano crudelmente perseguitate: tuttavia, a ben guardare, ci si accorge che si tratta di quelle forme di diversit\u00e0 che, estendendosi, avrebbero potuto minare le fondamenta della societ\u00e0 stessa (ad esempio, nel Medioevo cristiano, gli eretici), distruggendo quello che, per esse, era ed \u00e8 il valore fondamentale: la stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>A questo servivano i clan, le confraternite, le arti e le gilde del Medioevo: a dare stabilit\u00e0 al corpo sociale, assorbendo la conflittualit\u00e0 tra i singoli e le famiglie, tra gli abitanti dei quartieri e dei borghi, tra i maestri di bottega e i lavoratori salariati. Le arti, ad esempio, avevano tra i loro scopi principali quello di impedire la concorrenza tra le diverse botteghe; non la concorrenza sleale, si badi, ma proprio la concorrenza in quanto tale. L&#8217;uomo medievale non credeva che la concorrenza fosse l&#8217;anima del commercio; pensava, al contrario, che ne fosse la perversione e il sovvertimento: perch\u00e9 teneva, prima che al guadagno, alla stabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Noi, membri di una societ\u00e0 che ha fatto dell&#8217;intraprendenza e della concorrenza i propri idoli (mastro-don Gesualdo \u00e8 il prototipo dell&#8217;eroe moderno, almeno nella letteratura italiana), facciamo molta fatica a comprendere una societ\u00e0 che considera la stabilit\u00e0 sociale pi\u00f9 importante della legge del profitto; ammesso che una tale \u00ablegge\u00bb esista.<\/p>\n<p>La filosofia delle societ\u00e0 pre-moderne pu\u00f2 essere mirabilmente esemplificata da questo ragionamento degli anziani Borana, una popolazione africana di pastori, la cui sopravvivenza \u00e8 legata all&#8217;approvvigionamento dell&#8217;acqua da alcuni profondi pozzi scavati nella viva roccia. (Ne abbiamo gi\u00e0 parlato nell&#8217;articolo \u00abChe cosa stanno cercando di dirci le societ\u00e0 &quot;primitive&quot; prima di spegnersi per sempre\u00bb, inserito sul sito di Arianna il 16\/03\/2009). I giovani della trib\u00f9 invocavano il ricorso alle pompe a motore per diminuire la fatica; ma gli anziani della trib\u00f9 si opposero, dicendo che pi\u00f9 acqua avrebbe voluto dire pi\u00f9 bestiame; pi\u00f9 bestiame, avrebbe richiesto ancora pi\u00f9 acqua: e cos\u00ec via all&#8217;infinito, fino all&#8217;esaurimento sia dell&#8217;acqua, che del bestiame.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, il punto cruciale che distingue le societ\u00e0 premoderne dalla societ\u00e0 moderna: il senso del limite, il rifiuti del miraggio dell&#8217;accumulazione dei beni.<\/p>\n<p>E tutto questo, a ben guardare, \u00e8 subordinato ad un valore che le societ\u00e0 pre-moderne hanno sempre considerato irrinunciabile, nel senso che, per difenderlo, metteva conto di affrontare qualunque sacrificio, anche la morte: il valore della stabilit\u00e0. Ma non si pu\u00f2 pensare seriamente di difendere il valore della stabilit\u00e0, se non si possiede una visione unitaria del reale: il relativismo \u00e8 nemico della stabilit\u00e0, e cos\u00ec pure lo sono l&#8217;indifferentismo e l&#8217;agnosticismo.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 logico che la societ\u00e0 odierna abbia smarrito una visione unitaria del reale: perch\u00e9, per poter credere nel reale, bisogna ancora credere in qualcosa; mentre la cultura moderna non \u00e8 che una corsa nichilista verso il Nulla e la morte (cfr. i nostri precedenti articoli: \u00abLa cultura moderna sta corteggiando il Nulla perch\u00e9, in fondo, non crede pi\u00f9 nella vita\u00bb, e \u00abRequiem per una societ\u00e0 che insegue una cultura non di vita, ma di morte\u00bb, consultabili entrambi sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Una conclusione?<\/p>\n<p>Dobbiamo liberarci dal ricatto del Pensiero Unico: razionalista, materialista, meccanicista, riduzionista, scientista (non sarebbe corretto definirlo ateo: perch\u00e9 in esso la tecnoscienza fa le veci di Dio), recuperando il valore della differenza; differenza, peraltro, che non vuol dire confusione di valori, ma distinzione e confronto tra valori diversi. L&#8217;amore per la vita ed il corteggiamento del nulla, ad esempio, non giacciono sullo stesso piano e non dovrebbero godere di eguale dignit\u00e0; il primo dovrebbe essere incoraggiato, il secondo dovrebbe essere severamente condannato.<\/p>\n<p>In altre parole, dobbiamo rivalutare il valore della stabilit\u00e0: e, di conseguenza, dobbiamo riscoprire il senso del limite. Dobbiamo porre un freno alla nostra \u00abhybris\u00bb, alla nostra arroganza intellettuale e materiale, ritornando al senso della comune appartenenza all&#8217;universo vivente.<\/p>\n<p>Il diverso non va rifiutato o criminalizzato, al contrario: egli serve a definire la nostra identit\u00e0, in un confronto che sia rispettoso e reciprocamente produttivo. Non va nemmeno mitizzato: spesso si tende ad attribuirgli virt\u00f9 che non possiede, solo per stanchezza e fastidio di se stessi.<\/p>\n<p>Di questo abbiamo bisogno: di confronto; ma, per farlo, anche di teste capaci di pensare, e di cuori capaci di sentire, di emozionarsi davanti alla bellezza, di palpitare per qualche cosa di pi\u00f9 e di meglio del mero accumulo di beni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 la differenza sostanziale che corre fra l&#8217;azione educativa esercitata verso i bambini ed i giovani nelle societ\u00e0 pre-moderne (compresa la nostra societ\u00e0 contadina) e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141],"class_list":["post-29523","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29523"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29523\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}