{"id":29519,"date":"2008-02-25T10:34:00","date_gmt":"2008-02-25T10:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/02\/25\/la-visione-dellaltro-mondo-in-una-pagina-di-beda-il-venerabile\/"},"modified":"2008-02-25T10:34:00","modified_gmt":"2008-02-25T10:34:00","slug":"la-visione-dellaltro-mondo-in-una-pagina-di-beda-il-venerabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/02\/25\/la-visione-dellaltro-mondo-in-una-pagina-di-beda-il-venerabile\/","title":{"rendered":"La visione dell&#8217;\u00abaltro\u00bb mondo in una pagina di Beda il Venerabile"},"content":{"rendered":"<p>In realt\u00e0, non sono cos\u00ec infrequenti come si potrebbe immaginare.<\/p>\n<p>Le visioni dell&#8217;<em>altro<\/em> mondo si presentano nei momenti pi\u00f9 impensati, magari mentre il soggetto \u00e8 alla guida dell&#8217;automobile, come dei <em>flash<\/em> improvvisi, di durata indefinibile ma di straordinaria, sconvolgente intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Possono perfino cambiare la vita di un essere umano, dal momento che costituiscono l&#8217;occasione per un istantaneo, veridico e impietoso bilancio della propria vita; e generano, in questo caso, un profondo rimorso per tutte le cose buone che egli avrebbe potuto fare, ma non ha fatto, e un lancinante desiderio di poter tornare indietro nel tempo, per cogliere tutte quelle possibilit\u00e0 rimaste disattese.<\/p>\n<p>\u00c8 capitato, tra l&#8217;altro, a un nostro carissimo amico, persona di ottima cultura e forte spirito critico, assolutamente degna di fede. In un lampo, egli ha percepito l&#8217;atroce bruciore di quello che i cristiani chiamano l&#8217;inferno: un bruciore che non proveniva da alcun fuoco materiale (quella del fuoco non \u00e8, ovviamente, che una semplice immagine), ma da uno strazio interiore: quello di sapersi tremendamente separati dalla Verit\u00e0, dalla Bont\u00e0 e dalla Bellezza; quello di aver tradito il proprio scopo nella vita. Poter tornare indietro per un solo istante, ha pensato quel nostro amico: ah, come capiva, adesso, le parole del Vangelo che narrano il dialogo fra il padre Abramo e il ricco Epulone, divorato da un&#8217;arsura terribile nei tormenti infernali e che supplica, ma invano, una sola goccia d&#8217;acqua, per potersi rinfrescare le labbra! No, non erano tormenti imposti da una forza esterna: bens\u00ec nascevano direttamente dalla angosciante, irreparabile consapevolezza di aver percorso strade fallaci, e che a un certo punto \u00e8 troppo tardi per recuperare il tempo perso.<\/p>\n<p>Lo scopo di queste visioni potrebbe essere quello di ricordare agli esseri umani la necessit\u00e0 di un pi\u00f9 serio impegno spirituale nella propria vita, sia sul piano individuale, sia &#8211; mediante i racconti, magari scritti, di coloro che hanno fatto una tale esperienza &#8211; su quello collettivo.<\/p>\n<p>Questo secondo caso sembra essere quello riferito da Beda il Venerabile nella sua <em>Storia ecclesiastica degli Angli<\/em> (<em>Historia ecclesiastica gentis Anglorum<\/em>), la sua opera pi\u00f9 nota, scritta nel 731, monumentale compendio della storia delle isole Britanniche &#8211; e non solo in ambito religioso &#8211; dall&#8217;epoca di Cesare al tempo dell&#8217;autore.<\/p>\n<p>Nel capitolo dodicesimo del quinto e ultimo libro (traduzione italiana di Giuseppina Simonetti Abbolito, Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, 329-335), infatti, san Beda riferisce, con ricchezza di particolari, un caso di visione dell&#8217;altro mondo particolarmente lucida e realistica, narratogli dalla viva voce di un confratello di colui che ne fu protagonista.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rende questo caso particolarmente impressionante \u00e8 che il soggetto si trovava in stato di morte apparente, allorch\u00e9 fu colpito dalla visione dell&#8217;al di l\u00e0; per cui potremmo accostare il suo caso a quelli di cui ci siamo gi\u00e0 occupati nel precedente articolo: <em>Che cosa hai fatto nella tua vita che ti sembri sufficiente?<\/em> (sui siti di Edicolaweb e di Arianna Editrice). Anche qui, vi sono elementi tipici di quelle visioni, in particolare la presenza di un &quot;essere di luce&quot; che funge da guida e da punto di riferimento; verrebbe da dire che tale presenza ricorda da vicino quella di Virgilio (e, poi, di Beatrice) nella <em>Divina Commedia<\/em>, se non fosse che il racconto di Beda si colloca ben sei secoli <em>prima<\/em> del capolavoro di Dante Alighieri.<\/p>\n<p><em>&quot;In quei tempi avvenne in Britannia un miracolo memorabile simile a quelli dei tempi antichi. Infatti, perch\u00e9 gli uomini fossero incitati a risorgere dalla morte dell&#8217;anima, un tale, che era morto gi\u00e0 da un po&#8217; di tempo, risuscit\u00f2 alla vita del corpo e raccont\u00f2 molte cose degne di memoria, che aveva visto; tra le quali ho ritenuto opportuno riassumerne qui alcune brevemente. Nella regione della Northumbria che si chiama In Coneningun, vi era un padre di famiglia che con i suoi fu colpito devotamente; egli fu colpito da una malattia che si accrebbe di giorno in giorno in giorno, portandolo agli estremi, finch\u00e9 egli mor\u00ec nelle prime opre di una notte. Ma sul far del giorno improvvisamente torn\u00f2 in vita e si rizz\u00f2 a sedere, s\u00ec che tutti quelli che si erano raccolti in lacrime intorno al suo corpo, presi da grandissimo terrore, scapparono via; solo la moglie, che lo amava di pi\u00f9, bench\u00e9 tutta pallida e tremante, rimase l\u00e0. Egli cerc\u00f2 di consolarla: &#8211; \u00abNon temere &#8211; disse -, perch\u00e9 sono veramente risuscitato dalla morte che mi aveva ghermito, e ho avuto il permesso di tornare a vivere tra gli uomini, anche se da questo momento debbo vivere non secondo il solito modo di vita ma in maniera del tutto diversa\u00bb. Si alz\u00f2 subito in piedi e and\u00f2 all&#8217;oratorio del villaggio e rimase in preghiera per tutto il giorno; poi divise tutti i beni che aveva in tre parti, delle quali una dette alla moglie, una ai figli una terza riservandola a s\u00e9 distribu\u00ec subito ai poveri. Poco dopo, liberatosi dalle cure del mondo, and\u00f2 nel monastero di Mailros, che \u00e8 circondato in gran parte dal corso del fiume Tuidi; ricevuta la tonsura, entr\u00f2 in un luogo che l&#8217;abbate gli aveva riservato per risiedervi in gran segreto; e qui visse fino al giorno della sua morte in tanta contrizione di copro e di mente da rivelare col modo di vita , anche se la lingua taceva, che aveva visto molte cose che agli altri rimangono nascoste, alcune spaventose, altre desiderabili,<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec narrava quello che aveva visto: \u00abEra risplendente nell&#8217;aspetto e fulgido nella veste colui che mi guidava. Procedevamo in silenzio, in direzione, cos\u00ec mi sembrava, del punto in cui sorge il sole nel solstizio d&#8217;estate; e camminando giungemmo a una valle molto larga e profonda, di infinita lunghezza. Era posta alla nostra sinistra; un lato era terrificante per ribollire di fiamme, l&#8217;altro non lo era meno per una furiosa tempesta di grandine e neve, che soffiava con violenza e portava via ogni cosa. L&#8217;uno e l&#8217;altro erano gremiti di anime, che erano sbattute alternativamente di qua e di l\u00e0 come dalla violenza della tempesta. Quando infatti non potevano sopportare l&#8217;enorme calore, le misere anime si gettavano a capofitto in mezzo al gelo terribile e poich\u00e9 neppure l\u00e0 potevano trovare pace, balzavano di nuovo via per bruciare in mezzo alle fiamme inestinguibili. Poich\u00e9 una moltitudine innumerevole di spiriti deformi veniva tormentata da questa alternanza di dolore in lungo e un largo senza neppure un momento di tregua, cominciai a pensare che questo doveva essere l&#8217;inferno, dei cui intollerabili tormenti spesso avevo sentito parlare. Rispose ai miei pensieri la guida che mi precedeva &#8211; Non crederlo, non \u00e8 questo l&#8217;inferno che pensi -.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E mentre mi conduceva man mano avanti, sempre pi\u00f9 atterrito da questo spettacolo orrendo, vidi improvvisamente il posto davanti a me cominciare a oscurarsi e a coprirsi tutto di tenebre. Penetrati dentro, queste si infittirono gradualmente, tanto che non vedevo altro che la figura e la veste della mia guida. E mentre avanzavamo<\/em> nell&#8217;ombra della notte solitaria <em>(Virg.,<\/em>Aen., _3Cem>VI, 268), ecco che d&#8217;un tratto appaiono davanti ai nostri occhi molti globi di fiamme oscure, che vi ricadevano dentro. Dopo avermi condotto l\u00e0, all&#8217;improvviso la mia guida disparve e mi lasci\u00f2 solo nel mezzo delle tenebre e dell&#8217;orrenda visione. E mentre i globi di fuoco ininterrottamente prima salivano in alto e dopo precipitavano gi\u00f9 nel baratro, vedo che tutte le lingue di fuoco che salivano erano piene degli spiriti di uomini che, simili a scintille che volano su col fumo, ora erano proiettati verso l&#8217;alto, ora quando si ritraevano le esalazioni del fuoco erano rigettati in basso. Inoltre un fetore irrespirabile, che ribolliva con i vapori, riempiva tutti quei luoghi avvolti nelle tenebre. E dopo che per parecchio tempo ero restato l\u00e0 non sapendo che fare, dove andare, quale fine mi aspettasse, sento all&#8217;improvviso dietro di me il clamore di un pianto disumano e miserevole e poi come il riso sguaiato del popolaccio, che deride i nemici fatti prigionieri. Quando il clamore avvicinandosi mi giunse pi\u00f9 chiaro, vedo una schiera di spiriti maligni che trascinava cinque anime di uomini che si lamentavano e piangevano, mentre quelli saltavano e sghignazzavano trascinandoli nelle tenebre. Di questi uomini, per quanto potei scorgere, uno aveva la tonsura come un chierico, uno era un laico una era una donna: trascinandoli, gli spiriti maligni discesero in mezzo al baratro ardente, s\u00ec che allontanandosi essi sempre pi\u00f9, io finii per non distinguere con chiarezza il pianto degli uomini e il riso dei demoni, e tuttavia avevo ancora nelle orecchie un clamore confuso. Intanto alcuni spiriti oscuri salirono dall&#8217;abisso che vomitava fiamme; accorsero, mi circondarono e mentre fiammeggiavano con gli occhi, sputavano fuoco puzzolente dalla bocca e dalle narici appestandomi. Minacciavano di infilzarmi colle forche infuocate che tenevano in mano, anche se non volevano toccarmi ma solo terrorizzarmi. Chiuso da tutte le parti dai nemici e dalle tenebre oscure, giravo gli occhi di qua e di l\u00e0 per vedere se da qualche parte mi venisse un aiuto per tirarmi in salvo, quando apparve dietro, per la via per la quale ero venuto, il fulgore come di una stella che risplendeva fra le tenebre, che crescendo a poco a poco e avvicinandosi a me velocemente, quando fu vicino disperse e mise in fuga tutti gli spiriti maligni che cercavano di portarmi via con le forche.<\/em><\/p>\n<p><em>Quello che con il suo arrivo li aveva messi in fuga era lo stesso che prima mi aveva fatto da guida. Egli subito devi\u00f2 il cammino verso destra e cominci\u00f2 a condurmi in direzione del sorgere del sole invernale. Senza indugio mi port\u00f2 via dalle tenebre e mi condusse dove il cielo era illuminato da una luce serena; e condotto all&#8217;aperto, vidi davanti a me un grandissimo muro che sembrava non aver fine n\u00e9 in altezza n\u00e9 in lunghezza. Cominciai perci\u00f2 a chiedermi meravigliato perch\u00e9 ci avvicinassimo al muro, dato che da nessuna parte si vedeva porta o finestra o scala. Ma quando fummo arrivati al muro, non so come ci trovammo sulla sua sommit\u00e0. Ed ecco che l\u00e0 c&#8217;era un campo larghissimo e bellissimo, pieno di tanta fragranza di fiori sbocciati che la soavit\u00e0 di questo profumo straordinario scacci\u00f2 via tutto il fetore della tenebrosa fornace, che mi aveva investito. La luce che pervadeva quei luoghi era cos\u00ec intensa da superare lo splendore del giorno e anche i raggi del sole a mezzogiorno. C&#8217;erano sparsi in questo campo molti gruppi di uomini biancovestiti e molte schiere di persone in festa. Mentre la guida mi conduceva in mezzo ai cori di questi lieti abitanti, cominciai a pensare che forse questo era il regno dei cieli, del quale spesso avevo sentito parlare, ed egli rispose al mio pensiero: &#8211; Non \u00e8 questo il regno dei cieli che credi. &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Procedendo oltrepassammo anche queste sedi degli spiriti beati ed ecco, scorgo davanti a noi uno splendore di luce molto maggiore di prima: anche in questo sento voci dolcissime che cantavano. E da quel luogo si effondeva tanta fragranza di profumo che quello che avevo gustato prima e che avevo ritenuto il pi\u00f9 intenso di tutti, ora mi sembrava profumo quanto mai tenue. E cos\u00ec anche la straordinaria luce del campo in fiore, a paragone di quella che mi apparve ora, mi sembrava assolutamente tenue e modesta. Ma proprio quando speravo che saremmo entrati in questo luogo tanto ameno, all&#8217;improvviso la mia guida si ferm\u00f2 e senza indugio, voltandosi indietro, mi ricondusse per la stessa via per la quale eravamo venuti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando tornando indietro arrivammo alle sedi beate degli spiriti biancovestiti, egli mi chiese: &#8211; Sai che cos&#8217;\u00e8 tutto ci\u00f2 che hai visto? &#8211; . Io risposi: &#8211; No -. E quello disse: &#8211; La valle che ai visto, orrida di fiamme ribollenti e freddo raggelante, \u00e8 il luogo ove debbono essere esaminate e punite le anime di coloro che, procrastinando la confessione e il pentimento dei peccati, che hanno commesso, si sono ridotti a pentirsi proprio al momento della morte e in questo stato escono dal corpo; costoro tuttavia, poich\u00e9 almeno al momento della morte si sono confessati e pentiti, tutti nel giorno del giudizio giungeranno al regno dei cieli. Le preghiere dei vivi, le elemosine, i digiuni e specialmente la celebrazione delle messe giovane a che molti siano liberati anche prima del giorno del giudizio. Quel pozzo poi che hai visto vomitare fiamme e fetore \u00e8 proprio la bocca dell&#8217;inferno, dal quale una volta che uno ci cade dentro, non sar\u00e0 mai pi\u00f9 liberato in eterno. Il luogo invece pieno di fiori, nel quale vedi gioiosa e risplendente questa bellissima giovent\u00f9, \u00e8 il luogo dove sono accolte le anime che escono dal corpo dopo aver compiuto buone opere ma non sono cos\u00ec perfette da meritare di essere introdotto subito nel regno dei cieli; tuttavia nel giorno del giudizio saranno ammessi tutti alla visione di Cristo e alla gioia del regno celeste. Tutti quelli invece che sono perfetti per parola, opera, pensiero, usciti dal corpo entrano subito nel regno dei cieli, cui \u00e8 vicino il luogo dove hai sentito risuonare il dolce canto, accompagnato dal profumo e dallo splendore luminoso. Quanto a te, dato che ora devi tornare di nuovo nel corpo e vivere tra gli uomini, se ti adopererai a sorvegliare le tue azioni con la massima cura e a conservare retto e semplice il tuo modo di agire e di parlare, riceverai anche tu dopo la morte un posto in mezzo a queste schiere felici di spiriti beati, che ora vedi. Io infatti, quando mi sono allontanato da te per un po&#8217; di tempo, l&#8217;ho fatto proprio per conoscere che cosa sar\u00e0 di te -. Dopo che mi disse questo, mi rincresceva molto tornare nel corpo, perch\u00e9 traevo gran diletto dalla dolcezza e dalla bellezza di quel luogo che scorgevo e insieme dalla compagnia di quelli che vedevo l\u00e0. Non osavo chiedere niente alla mia guida, ma mentre ero in questi pensieri, non so come all&#8217;improvviso mi sono ritrovato a vivere tra gli uomini\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questo e tutto il resto che aveva visto quest&#8217;uomo di Dio lo riferiva non a tutti indiscriminatamente i perdigiorno che non hanno cura della propria vita, , ma solo a coloro che, atterriti dai tormenti e rallegrati dalla speranza del gaudio eterno, volevano ricavare dalle sue parole giovamento per la loro devozione. Vicino infatti alla sua cella dimorava un monaco di none Haemgisl, che si segnalava parimenti per la seriet\u00e0 del presbiterato e le buone opere, e che ancora oggi \u00e8 in vita e trascorre in Irlanda i suoi ultimi anni cibandosi di pane e acqua. Egli, che si recava molto spesso dal nostro uomo per interrogarlo, si sent\u00ec ripetere da lui quali e di quale specie fossero le visioni che aveva visto quando era uscito dal corpo, e grazie alla sua relazione sono venuto a conoscerle anch&#8217;io e le ho qui riassunte. Narr\u00f2 le sue visioni anche al re Aldfrith, uomo dottissimo in ogni campo, e questi lo ascolt\u00f2 con piacere e interesse a punto tale che lo fece ammettere nel monastero che ho sopra ricordato, e tonsurare come monaco. Non mancava inoltre di recarsi ad ascoltarlo spesso, quando si recava da quelle parti. In quel tempo era a capo di quel monastero l&#8217;abbate e prete Ethelwald, di vita devota e modesta, che ancora oggi regge la cattedra episcopale della chiesa di Lindisfarne con modo di vita degno del suo grado.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quell&#8217;uomo nel monastero viveva in un posto molto appartato, dove si poteva dedicare pi\u00f9 liberamente con preghiere continue al servizio del suo Creatore. E poich\u00e9 il luogo era situato sulla riva del fiume, spesso entrava nell&#8217;acqua per il gran desiderio di infliggere un castigo al suo corpo. Di frequente vi si immergeva quando le onde salivano, cercando di resistere l\u00ec il pi\u00f9 a lungo possibile fra canti e preghiere, e aspettava fermo fino a che l&#8217;acqua gli saliva fino ai fianchi e a volte anche fino al collo. Quando tornava a terra, non si curava di togliersi i vestiti bagnati e gelati ma aspettava che si riscaldassero e asciugassero addosso a lui. D&#8217;inverno, mentre scorrevano intorno a lui lastre di ghiaccio spezzato che egli stesso aveva rotto per avere un luogo dove stare fermo o immergersi nel fiume, quelli che lo vedevano gli dicevano: &#8211; \u00c8 straordinario, fratello Drythelm (questo infatti era il suo nome) come tu possa sopportare un freddo cos\u00ec pungente -. E quello rispondeva semplicemente &#8211; infatti era un uomo semplice e modesto: &#8211; Ho visto luoghi ben pi\u00f9 freddi -. E quando gli dicevano: &#8211; \u00c8 straordinario che tu voglia vivere in tale austera continenza -, rispondeva: &#8211; Ho veduto luoghi ben pi\u00f9 austeri -. E cos\u00ec fino al giorno della sua chiamata, spinto dall&#8217;indefettibile desiderio dei beni celesti, dom\u00f2 il vecchio corpo con digiuni quotidiani e contribu\u00ec alla salvezza di molti con la parola e con l&#8217;esempio.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Anche nei due capitoli successivi, il tredicesimo e il quattordicesimo del quinto libro, Beda riporta fatti analoghi, relativi a visioni dell&#8217;al di l\u00e0 presentatesi a dei viventi; ma quello che abbiamo riportato \u00e8 l&#8217;episodio riferito con maggior cura di particolari ed efficacia espressiva, s\u00ec che non stentiamo a credere che l&#8217;autore ne abbia avuto conoscenza diretta.<\/p>\n<p>Ma chi era Beda, detto il Venerabile e poi santificato dalla Chiesa cattolica?<\/p>\n<p>Era un monaco ed erudito inglese di alte virt\u00f9 morali, nato nel 672 ed entrato, all&#8217;et\u00e0 di soli sette anni, nel monastero di Wearmouth, per poi farsi diacono a diciannove anni e sacerdote all&#8217;et\u00e0 di trenta. La sua educazione era stata curata dagli abati Benedetto Biscop e Ceolfrid e, nel 682, egli entr\u00f2 nel monastero in cui avrebbe trascorso, pregando e scrivendo, praticamente tutta la su vita, che si concluse il 25 maggio del 735.<\/p>\n<p>La sua vasta produzione letteraria si pu\u00f2 dividere in tre gruppi principali: quello delle opere scientifiche, quello delle opere storiche e quello delle opere teologiche. Al primo appartengono, fra l&#8217;altro, un trattato sui fenomeni naturali, <em>De Rerum Natura<\/em>, e due sulla cronologia, <em>De temporibus<\/em> e <em>De temporum ratione<\/em>, nonch\u00e9 alcuni trattati di grammatica scritti, sul modello di Cassiodoro, per i suoi confratelli e studenti; al secondo la gi\u00e0 citata <em>Historia ecclesiastica gentis Anglorum<\/em>, nonch\u00e9 le biografie degli abati di Wermouth e di Jarrow e quella di san Cutberto di Lindisfarne; al terzo, che \u00e8 anche il pi\u00f9 consistente, una serie di commenti sia al <em>Nuovo<\/em> che all&#8217;<em>Antico Testamento<\/em>, omelie e trattati esegetici su brani delle Sacre Scritture.<\/p>\n<p>La sua cultura era, specialmente per quei tempi e quei luoghi, semplicemente sbalorditiva: conosceva, oltre al latino, il greco e, in qualche misura, l&#8217;ebraico; e si muoveva a suo agio fra i classici pagani, a cominciare da Virgilio, non meno che fra gli autori cristiani. Ad essa egli univa un&#8217;indole straordinariamente semplice e mite, qualit\u00e0 non meno eccezionali in una persona cos\u00ec colta. Secondo Charles Phipps Brutton (cfr. <em>Encyclopaedia Britannica,<\/em> edizione 1961, vol. III, pp. 296-297), la sua piet\u00e0, umilt\u00e0 e gentilezza traspaiono da ogni singola pagina della sua opera. Ma su tutto il resto prevale la sua profonda fede: sicch\u00e9, anche quando tratta di argomenti storici o scientifici, \u00e8 sempre il fervente cristiano che scrive per altri cristiani, in una prospettiva intensamente religiosa.<\/p>\n<p>Egli, pertanto, \u00e8 stato un monumento vivente di quella cultura monastica la quale, per secoli, ha rischiarato l&#8217;Europa dell&#8217;alto Medioevo e che, lungi dal chiudersi nella chiostra dei conventi, permeava di s\u00e9 l&#8217;intera societ\u00e0 civile. Questo tratto \u00e8 particolarmente evidente nella opera maggiore opera storiografica di Beda il Venerabile, la quale, pur essendo, nelle intenzioni, una storia ecclesiastica dell&#8217;Inghilterra (e, in minor misura, delle isole vicine), abbraccia senza soluzione di continuit\u00e0 anche la sfera politica: specchio di un tempo in cui i due ambiti, religioso e temporale, potevano coesistere e perfino coincidere senza scosse n\u00e9 traumi; come poi, invece, sarebbe avvenuto, a partire dalla lotta per le investiture fra papato e Impero.<\/p>\n<p>Pur con tutti i limiti propri alla storiografia altomedioevale (limiti, del resto, che a noi paiono tali a causa del <em>nostro<\/em> particolare punto di vista: laico, razionalista e sostanzialmente materialista), l&#8217;opera di Beda rivela pertanto una intelligenza vivace e un&#8217;apertura intellettuale a trecentosessanta gradi. Non esistono quindi ragioni, a nostro parere, per accogliere il racconto della visione del monaco, che pi\u00f9 sopra abbiamo riportato, come il frutto delle ingenue fantasticherie di persone sprovvedute e troppo facilmente suggestionabili.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che esperienze mistiche &#8211; se cos\u00ec vogliamo chiamarle &#8211; del genere di quella riferita da Beda, sono sempre accadute, ovviamente non solo nell&#8217;ambito della cultura cristiana (anche se, naturalmente, con differenti connotazioni specifiche) e tuttora continuano ad accadere, a migliaia e migliaia di esseri umani.<\/p>\n<p>Riteniamo, in conclusione, che ogni persona libera da pregiudizi, sia essa credente o non credente in una determinata fede religiosa, dovrebbe porsi nei confronti di simili esperienze in un atteggiamento di apertura spirituale o, quanto meno, di sana curiosit\u00e0 intellettuale. Tutti possiamo imparare da tutti, se ci spogliamo dai pregiudizi e dalla superbia che offuscano la nostra visione delle cose. In fin dei conti, la Verit\u00e0 \u00e8 una, anche se molte sono le strade per avvicinarsi ad essa o, almeno, per non allontanarsene troppo.<\/p>\n<p>E che cosa suggeriscono le esperienze mistiche del tipo sopra descritto?<\/p>\n<p>Che esistono stati di coscienza che vanno non <em>contro<\/em>, ma <em>oltre<\/em> lo strumento della ragione ordinaria; che esiste la possibilit\u00e0 che i racconti sull&#8217;<em>altra dimensione<\/em> riguardino un tipo di esperienza che tutti, al momento di quella che Ernesto Bozzano chiamava &quot;la crisi della morte&quot;, dovremo affrontare; che il fatto di riflettere su tali cose pu\u00f2 comportare delle enormi conseguenze sul nostro modo di vedere la vita, su quello di viverla e su quello di concluderla.<\/p>\n<p>A noi non sembrano cose di poco conto.<\/p>\n<p>Se possiamo considerarle, quanto meno, una ragionevole ipotesi di lavoro per ci\u00f2 che riguarda il processo della nostra evoluzione spirituale, fin da qui e fin da ora, allora significa che una nuova, ricca prospettiva esistenziale si apre davanti a noi, con tutte le conseguenze che ci\u00f2 comporta per noi e per coloro in mezzo ai quali viviamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In realt\u00e0, non sono cos\u00ec infrequenti come si potrebbe immaginare. 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