{"id":29511,"date":"2010-02-13T08:03:00","date_gmt":"2010-02-13T08:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/13\/a-farci-volare-basso-sono-lignoranza-e-la-vilta-di-fronte-alla-nostra-verita-interiore\/"},"modified":"2010-02-13T08:03:00","modified_gmt":"2010-02-13T08:03:00","slug":"a-farci-volare-basso-sono-lignoranza-e-la-vilta-di-fronte-alla-nostra-verita-interiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/13\/a-farci-volare-basso-sono-lignoranza-e-la-vilta-di-fronte-alla-nostra-verita-interiore\/","title":{"rendered":"A farci volare basso sono l\u2019ignoranza e la vilt\u00e0 di fronte alla nostra verit\u00e0 interiore"},"content":{"rendered":"<p>La nostra anima aspira alla verit\u00e0, sia quando ne \u00e8 consapevole, sia quando non lo \u00e8: tale \u00e8 la sua natura, tale il suo destino.<\/p>\n<p>Vi sono anime che ne hanno una consapevolezza piena e completa, altre che sembrano totalmente sprofondate nella pi\u00f9 grossolana inconsapevolezza; ma, per la maggior parte, le anime oscillano fra questi due estremi, alternando momenti di risveglio e di chiarezza ad altri di ottundimento e di pesante inerzia.<\/p>\n<p>Ora, la verit\u00e0 corrisponde alle altezze: nel duplice significato del vocabolo latino &quot;altus&quot;, che indica sia la dimensione verso l&#8217;alto (altezza in senso proprio), sia quella verso il basso (e quindi profondit\u00e0); significato che si \u00e8 parzialmente conservato, nell&#8217;italiano moderno, in espressioni come &quot;alto mare&quot; per indicare il mare profondo, oppure &quot;alto ingegno&quot; per indicare una profonda intelligenza.<\/p>\n<p>L&#8217;anima umana \u00e8 fornita degli strumenti necessari sia per volare verso l&#8217;alto, sia per immergersi nelle abissali profondit\u00e0 di se medesima. Ma il grande segreto \u00e8 che le due cose, solo apparentemente opposte, in ultima analisi diventano una cosa sola: perch\u00e9, scendendo nelle profondit\u00e0 della verit\u00e0 interiore, si finisce per cadere nel cuore stesso della Verit\u00e0, vale a dire nell&#8217;Essere incorruttibile, luminoso e supremamente cosciente e beato.<\/p>\n<p>Eppure, noi facciamo l&#8217;esperienza quotidiana della nostra penosa insufficienza, della nostra lamentevole inadeguatezza; ogni giorno, ogni ora &#8211; si pu\u00f2 dire &#8211; noi tocchiamo con mano l&#8217;enorme divario, la sproporzione incolmabile che separa ci\u00f2 che siamo da ci\u00f2 che potremmo essere; la palude stagnante nella quale sguazziamo con fatica ed il mare aperto, limpido, tranquillo di cui ci giunge il lieve fruscio delle onde.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8, dunque, questa contraddizione insanabile che ci fa volare basso, mentre la nostra parte divina vorrebbe slanciarsi verso l&#8217;alto; che ci trattiene amaramente in superficie, mentre la scintilla celeste che \u00e8 in noi vorrebbe calarsi nelle abissali profondit\u00e0 dell&#8217;anima? A che cosa dobbiamo questa situazione di stallo a somma zero, per cui, come presi tra due forze contrapposte, non riusciamo n\u00e9 a progredire, n\u00e9 a rassegnarci?<\/p>\n<p>Crediamo che una osservazione il pi\u00f9 possibile spassionata ed equanime del comportamento umano, sia nostro che altrui, finir\u00e0 per condurci alla conclusione che il principale fattore responsabile di ci\u00f2 ha a che fare con la nostra profonda ignoranza e con la nostra ancor pi\u00f9 profonda vigliaccheria morale. Noi aspiriamo alla verit\u00e0, ma non lo sappiamo; o &#8211; il che \u00e8 peggio &#8211; lo sappiamo, ma non vogliamo saperlo, e facciamo di tutto per strangolare tale esigenza con la forza cieca del nostro egoismo, come una madre dalla mente ottenebrata che strangola il suo bambino nella culla.<\/p>\n<p>\u00c8 un delitto contro noi stessi quello che commettiamo quotidianamente, ogni qual volta non sappiamo o non vogliamo riconoscere che il richiamo alla nostra verit\u00e0 interiore \u00e8 una esigenza fondamentale della nostra anima, ignorando il quale essa finisce per intristire e per spegnersi lentamente, ma inesorabilmente.<\/p>\n<p>Conosciamo persone che vivono cos\u00ec: esse hanno ucciso la propria verit\u00e0 interiore, hanno strangolato il proprio bambino nella culla; e continuano a vivere, cos\u00ec, miseramente mutilate, mutilate dalle loro stesse mani; ma vivono una vita che non \u00e8 realmente vita, \u00e8 soltanto una pallida contraffazione della vita, \u00e8 un inganno e una menzogna continua, una intollerabile finzione e una lunga, segreta agonia.<\/p>\n<p>Ne conosciamo; e forse ci\u00f2 vale anche per una parte di noi stessi; e, forse, ognuno di noi conosce tali situazioni e sa bene di che cosa stiamo parlando.<\/p>\n<p>Ma che cosa intendiamo, esattamente, quando parliamo di ineludibile richiamo alla nostra verit\u00e0 interiore? Nulla di generico o, peggio, di retorico: ma la concreta, quotidiana verit\u00e0 delle emozioni, dei sentimenti, dei pensieri.<\/p>\n<p>La nostra intima verit\u00e0, in un certo senso, \u00e8 pi\u00f9 grande di noi: il nostro io quotidiano, il nostro piccolo io fondato sul falso Ego \u00e8 un contenitore troppo esiguo per contenere la sua forza luminosa e prorompente; per cui facciamo come l&#8217;avaro, che chiude a chiave il forziere dei propri tesori: chiudiamo a chiave le porte della nostra anima.<\/p>\n<p>Intendiamoci bene: non tutto ci\u00f2 che sale alle profondit\u00e0 delle nostra anima \u00e8 buono in se stesso; non tutto deve essere accolto e portato alla luce; \u00e8 giusto e doveroso che noi operiamo una selezione, guidati dal nostro istinto morale e dalla nostra ragionevolezza. Ci\u00f2 non significa, tuttavia, che noi siamo esonerati dal sacrosanto dovere di guardare in faccia i contenuti della nostra anima, la verit\u00e0 che emerge da essa: che la guardiamo in faccia, che la riconosciamo e che la accettiamo. Dopo di che, decideremo quali contenuti dovranno guidare il nostro cammino esistenziale, e quali no, perch\u00e9 ci porterebbero fuori strada: ma abbiamo il dovere imprescrittibile di essere leali e onesti con noi stessi, di non barare al gioco.<\/p>\n<p>Chi bara al gioco con s\u00e9 stesso, lo far\u00e0 anche con gli altri; procurer\u00e0 sofferenza a se stesso e al suo prossimo: sar\u00e0 simile ad una mina vagante, capace di esplodere e di distruggere tutto ci\u00f2 che le sta all&#8217;intorno &#8211; e, quel che \u00e8 peggio, senza averne una piena e profonda consapevolezza. Sar\u00e0 un&#8217;anima persa, nel senso letterale della parola.<\/p>\n<p>Sono molte le ragioni per cui gli esseri umani sono tentati di barare al gioco; ma tutte, pi\u00f9 o meno, riconducibili ad un elemento comune: l&#8217;ignoranza di se stessi e la vigliaccheria davanti a s\u00e9 e agli altri. La paura di essere giudicati &#8211; in primo luogo da noi stessi, in secondo luogo dalla societ\u00e0 &#8211; li paralizza e li fa venire a patti con la propria coscienza; li abitua al quotidiano tradimento della propria anima, al quotidiano assassinio della propria verit\u00e0.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 che giace in noi stessi ha qualcosa di divino: perch\u00e9 in noi stessi, nelle nostre insondabili profondit\u00e0, giace una scintilla della luce divina. Quindi ignorare, tradire e soffocare la nostra verit\u00e0 significa ignorare, tradire e soffocare la nostra parte divina. Non \u00e8 solamente un delitto contro noi stessi quello che compiamo, quando cediamo alla vilt\u00e0, ma anche e soprattutto un delitto contro l&#8217;Essere, di cui noi siamo una parte o un riflesso o una emanazione.<\/p>\n<p>Emozioni, sentimenti, pensieri: cose concrete, che emergono dalle nostre profondit\u00e0, chiamate da una domanda da noi stessi formulata e poi subito, magari, soffocata e respinta. Vi sono persone, ad esempio, le quali, dopo aver evocato un sentimento di amicizia o di amore, se ne pentono, perch\u00e9 lo trovano inconciliabile con la propria posizione sociale.<\/p>\n<p>Pentirsi di un sentimento \u00e8 sempre esecrabile e indice di un basso livello morale; tuttavia, \u00e8 vero che non tutti i sentimenti possono essere vissuti e che, per un complesso insieme di ragioni, talvolta risulta necessario rinunciarvi. Ci\u00f2 non significa che li si possa trattare come dei clandestini indesiderati, perch\u00e9 siamo stati noi stessi ad evocarli; quindi, essi vanno riposti in una piega della nostra anima con la massima cura e con il massimo rispetto.<\/p>\n<p>Non solo. Se, nella fase in cui abbiamo civettato con i nostri sentimenti, altre persone sono state coinvolte nel gioco, noi abbiamo contratto un debito d&#8217;onore nei loro confronti: non \u00e8 lecito coinvolgere altre persone nelle nostre contraddizioni, lusingarle, illuderle, e poi voltare loro bruscamente le spalle, sbattendo loro la porta in faccia.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che chi agisce in tal modo, lo fa perch\u00e9 sconvolto dalla paura e non per cattiveria: per la paura di perdere se stesso, per la paura di non riuscire pi\u00f9 a controllare la situazione. Questo \u00e8 vero, ma non attenua la responsabilit\u00e0 morale di un tale comportamento. Ci\u00f2 che sarebbe perdonabile in un bambino, non lo \u00e8 pi\u00f9 quando si tratta di un adulto, pienamente responsabile delle proprie azioni perch\u00e9 in grado di comprenderne la portata e le possibili conseguenze.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che, troppo spesso, noi tendiamo a giustificarci e ad autoassolverci invocando la paura come causa di forza maggiore: ma la paura \u00e8 figlia della vilt\u00e0, e quest&#8217;ultima non ci piomba addosso alle spalle, a tradimento: siamo proprio noi, invece, con i nostri comportamenti e con i nostri pensieri quotidiani, a permetterle di stabilirsi nella nostra dimora, di invadere la nostra dimensione interiore, di ricattarci come miseri burattini e, in conclusione, di insignorirsi della nostra anima e di averci completamente in sua balia.<\/p>\n<p>Don Abbondio giustificava con se stesso la propria vilt\u00e0, dicendosi che, se uno non nasce con un cuor di leone, non se lo pu\u00f2 dare da s\u00e9: ma \u00e8 una giustificazione troppo comoda e troppo sbrigativa. Sarebbe plausibile se noi fossimo soli e abbandonati alle nostre misere risorse individuali; ma non \u00e8 cos\u00ec. Siamo molto pi\u00f9 forti di quel che crediamo: e non perch\u00e9 ci sostiene &#8211; come ritengono alcuni filosofi &#8211; un cieco attaccamento alla vita; ma perch\u00e9 le radici dell&#8217;Essere, che affondano negli abissi della nostra anima, non ci permettono di subire gli assalti di forze pi\u00f9 grandi e potenti di noi, senza fornirci, al tempo stesso, un sostegno adeguato.<\/p>\n<p>Noi lo sappiamo, lo sentiamo, lo intuiamo; ma il punto \u00e8 che preferiamo fare finta di ignorarlo, per la semplice ragione che, se nella nostra lotta contro la vilt\u00e0 potremmo ricevere un tale sostegno, nondimeno dovremmo impegnarci con tutte le nostre forze: come un inesperto rocciatore che, nel tratto pi\u00f9 difficile dell&#8217;ascensione, riceve bens\u00ec l&#8217;aiuto dell&#8217;esperto alpinista, ma deve tuttavia dare fondo a tutte le proprie risorse, perch\u00e9 solo cos\u00ec potrebbe avanzare, invece di rinunciare e tornare mestamente sui propri passi.<\/p>\n<p>E questo, molto spesso, noi non lo vogliamo: non ci piace fare fatica, specialmente se non vediamo a portata di mano una sostanziosa ricompensa.<\/p>\n<p>In questo caso, l&#8217;unica ricompensa \u00e8 il senso di giustizia morale che si pone sia come esigenza del nostro agire, sia come premio ai nostri sforzi: troppo poco per dei ghiottoni incorreggibili, per dei furbastri che sempre vorrebbero ottenere almeno il doppio di ci\u00f2 che hanno investito. Siamo abili ad inventarci mille scuse per giustificare la nostra vilt\u00e0: ma il fatto \u00e8 che essa ci fa troppo comodo perch\u00e9 siamo disposti a rinunziarvi.<\/p>\n<p>Combattere e vincere la nostra vilt\u00e0, infatti, comporterebbe delle ulteriori responsabilit\u00e0: e la prima fra tutte sarebbe la responsabilit\u00e0 di sentirci chiamati a rispondere, davanti a noi stessi, delle nostre scelte esistenziali, senza accampare scuse di alcun tipo.<\/p>\n<p>Quanti di noi sono veramente disposti a farlo?<\/p>\n<p>Quanti di noi sono capaci di vivere cos\u00ec, di adottare questo stile di vita, e non solamente di farlo a sprazzi, quando un soprassalto di orgoglio o di consapevolezza ci sferza e ci obbliga, quasi, a ritrovare un minimo di lealt\u00e0 e di onest\u00e0 con noi stessi, per poi subito ricadere nell&#8217;inerzia e nell&#8217;ignavia consuete?<\/p>\n<p>Non molti, se vogliamo essere sinceri.<\/p>\n<p>E tuttavia, \u00e8 davvero il caso di chiedersi se valga la pena di cedere alla vilt\u00e0 e di accettare una vita mancata: perch\u00e9 questo, e non altro, \u00e8 il prezzo che si paga, allorch\u00e9 deliberatamente si mette a tacere la propria verit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Se non abbiamo il coraggio dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti, non troveremo mai nemmeno il coraggio di affrontare la verit\u00e0 ultima della nostra anima: vale a dire l&#8217;aspirazione a fare ritorno all&#8217;Essere.<\/p>\n<p>E una vita mutilata di questa esigenza fondamentale non \u00e8 pi\u00f9 vita, ma una misera parodia di essa; un surrogato triste e deludente.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che vogliamo vivere: con l&#8217;eterno rimorso di aver mancato la nostra vita, il nostro scopo, la nostra ragione di essere?<\/p>\n<p>Contare gli anni, i giorni, le ore del nostro tradimento verso noi stessi, della nostra infedelt\u00e0 alla chiamata?<\/p>\n<p>Se potessimo vedere con chiarezza e mettere sui due piatti della bilancia i pro e i contro di una simile scelta, non ci sono dubbi che resteremmo colpiti dall&#8217;assurdit\u00e0 e dall&#8217;autolesionismo del nostro comportamento: perch\u00e9 vivere come stiamo vivendo ora, significa punirci molto pi\u00f9 duramente di quanto potrebbe mai farlo il pi\u00f9 severo dei giudici.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non tentare, dunque, di restituire alla nostra vita tutta la sua bellezza e tutto il suo splendore, liberandoci dal falso Ego e ritrovando la felicit\u00e0 cui siamo stati destinati fin dall&#8217;inizio?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nostra anima aspira alla verit\u00e0, sia quando ne \u00e8 consapevole, sia quando non lo \u00e8: tale \u00e8 la sua natura, tale il suo destino. 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