{"id":29501,"date":"2011-12-03T07:07:00","date_gmt":"2011-12-03T07:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/03\/nel-viaggio-in-italia-del-marchese-de-sade-larrogante-velleitarismo-della-cultura-dei-lumi\/"},"modified":"2011-12-03T07:07:00","modified_gmt":"2011-12-03T07:07:00","slug":"nel-viaggio-in-italia-del-marchese-de-sade-larrogante-velleitarismo-della-cultura-dei-lumi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/03\/nel-viaggio-in-italia-del-marchese-de-sade-larrogante-velleitarismo-della-cultura-dei-lumi\/","title":{"rendered":"Nel \u00abViaggio in Italia\u00bb del marchese De Sade l\u2019arrogante velleitarismo della cultura dei Lumi"},"content":{"rendered":"<p>Quando il &quot;divino marchese&quot; intraprende il suo secondo viaggio in Italia, nel 1775, ha trentacinque anni e fugge dalle possibili conseguenze penali di un ennesimo scandalo sessuale, il cosiddetto \u00abaffaire des petites filles\u00bb.<\/p>\n<p>La relazione del suo viaggio, scritta in forma epistolare a una nobildonna probabilmente inesistente (tipico svolazzo galante della cultura settecentesca), rivela un aspetto poco conosciuto della personalit\u00e0 di Sade, quella del turista &quot;illuminato&quot; che si confronta con le bellezze della classica meta dei giovani nobili d&#8217;Oltralpe: l&#8217;Italia, e particolarmente la Penisola a sud degli Appennini, con le sue citt\u00e0 d&#8217;arte uniche al mondo: Firenze, Roma e Napoli.<\/p>\n<p>Nel suo bagaglio, oltre ai pregiudizi volterriani nei confronti della religione cattolica e a quelli pi\u00f9 generici dell&#8217;Illuminismo verso l&#8217;arte e la cultura medievali, nelle quali esso non sa vedere altro che rozzezza e barbarie, ci sono alcune guide per viaggiatori colti, o con pretese culturali, come quella dell&#8217;abate Richard, dalle quali attinge a piene mani per scrivere le sue note, seguendone pedissequamente tutti i giudizi e tutte le pretenziose stupidaggini; salvo poi sputare sulla mensa che ha saccheggiato e imperversare con acre sarcasmo anche nei loro confronti, ma senza originalit\u00e0 e senza avere affatto elaborato una concezione alternativa dell&#8217;arte o dell&#8217;Italia stessa.<\/p>\n<p>Per lui, l&#8217;arte bella \u00e8 quella che si ispira alla ragione, mentre \u00e8 brutta quella che scaturisce dal sentimento e particolarmente dalla fede religiosa: dunque non capisce assolutamente nulla del Medioevo e affastella quasi ogni manifestazione artistica precedente al Rinascimento in un&#8217;unica, inesorabile condanna.<\/p>\n<p>Queste mende del suo \u00abViaggio in Italia\u00bb sono, peraltro, abbastanza tipiche del tempo e non sarebbe giusto fargliene carico in maniera particolare: ammesso e non concesso che il viaggiatore imparziale e obiettivo esista, e che, pertanto, nella letteratura di viaggio si possa trovare una fedele e spassionata descrizione dei luoghi, delle persone e delle opere, \u00e8 certo che la cultura del Settecento, in se stessa, ignorava non diciamo una tale capacit\u00e0, ma anche soltanto una tale disposizione dell&#8217;animo.<\/p>\n<p>Si prendano, a titolo di confronto, le pagine della \u00abVita scritta da esso\u00bb di Vittorio Alfieri dedicate ai suoi viaggi per l&#8217;Europa: che si tratti della Prussia o della Moscovia, sempre egli si regola, nel giudizio e nella stessa osservazione, secondo i propri schemi ideologici: i Paesi retti a tirannide, cio\u00e8 quasi tutti, gli destano orrore e rifiuto, perch\u00e9 su di essi proietta i fantasmi della propria ossessione anti-tirannica.<\/p>\n<p>Il suo soggettivismo esasperato, la sua sfrenata passionalit\u00e0 e soprattutto il suo pregiudizio politico lo spingono a travisare la realt\u00e0 e ad abbandonarsi a eccessi deplorevoli: i Russi non sono altro che &quot;barbari travestiti da Europei&quot;, la Prussia \u00e8 &quot;una universal caserma&quot;; solo i luoghi solitari e i paesaggi malinconici e grandiosi lo rasserenano, come le foreste della Scandinavia e la Meseta spagnola, con i loro sovrumani silenzi.<\/p>\n<p>Non faremo carico a Sade, pertanto, di non essere stato un viaggiatore imparziale, n\u00e9 un osservatore scevro da pregiudizi; gli chiederemo conto, invece, visto che egli rivendica per s\u00e9 il titolo di filosofo, della superficialit\u00e0, della banalit\u00e0 dei suoi giudizi riguardo a fenomeni di costume, come le pratiche religiose del culto cattolico; e con pieno diritto: vedremo, cos\u00ec, che non si pu\u00f2 parlare, in senso stretto, di un pensiero sadiano, se per &quot;pensiero&quot; si intende una riflessione sul reale che sia, nello stesso tempo, critica e originale, ma solo di un groviglio confuso di luoghi comuni sensisti e materialisti, di velleit\u00e0 dissacranti e libertine, di indistinte aspirazioni a un edonismo perverso, titanico e delirante, che non ha nemmeno la sulfurea coerenza di un vero satanismo.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un precedente articolo (cfr. \u00abIl naturalismo criminale di Sade \u00e8 figlio dell&#8217;ideologia illuminista del progresso illimitato\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 02\/05\/2011), per cui ci limiteremo ora a quegli aspetti del &quot;pensiero&quot; di Sade &#8211; mettiamo la parola fra virgolette &#8211; che riguardano l&#8217;atteggiamento verso le forme devozionali popolari, quali il culto delle reliquie e la fede nei miracoli.<\/p>\n<p>Riportiamo, a tale scopo, i brani del sadiano \u00abViaggio in Italia\u00bb che riguardano la reliquia della Santa Croce, custodita nella romana Basilica di Santa Croce in Gerusalemme (da: Sade, \u00abViaggio in Italia\u00bb; titolo originale: \u00abVoyage d&#8217;Italie\u00bb; traduzione italiana di Pietro Bartalini Bigi, Newton Compton, Roma,1993, pp. 122-23):<\/p>\n<p>\u00abLa tribuna [nella Basilica di Santa Croce] rappresenta Elena sul Calvario mentre scopre la Croce del Salvatore. Alcuni malati vengono sottoposti all&#8217;esperimento dell&#8217;imposizione per scoprire quale, fra le tre ritrovate in un pozzo, fosse la vera croce. Elena la sorregge trionfante. Tutto il resto del soggetto si adatta a questa bella trovata, e ammirando il magnifico affresco il cui paesaggio rappresenta certamente la Terra Santa, ci si rammarica che l&#8217;arte si sia prestata a perpetuare cos\u00ec l&#8217;impostura! Questo pezzo \u00e8 di Pietro Perugino, maestri di Raffaello. Ma la freschezza denota che il restauro \u00e8 contemporaneo a quello della chiesa. A destra e a sinistra vi sono due affreschi piuttosto mediocri. Sotto la chiesa si trovano due cappelle comunicanti attraverso un vestibolo nel quale vi \u00e8 un mausoleo del secondo ordine appartenente al cardinale Besosi. A destra di questo monumento vi \u00e8 la cappella di sant&#8217;Elena. La si vede sull&#8217;altare sempre cinta dal suo trionfo. Assicurano che quasi tutto il suolo di questa cappella \u00e8 formato dalla stessa terra del Calvario. A sinistra, di fronte a questa cappella della santa, ve ne \u00e8 un&#8217;altra che cito soltanto per amore di esattezza, e sopra la quale non sembra vi sia assolutamente nulla da dire. Sant&#8217;Elena \u00e8 una delle sette basiliche di Roma che restano sempre aperte durante l&#8217;anno che i cattolici chiamano Santo. Non ci arresteremo qui a narrare la storia di questa santa e fruttuosa pagliacciata della cotte di Roma e continueremo la nostra descrizione! Il pavimento di questa chiesa \u00e8 a mosaico formato da pezzettini di marmo di vari colori. Tutta la decorazione esterna della chiesa, come quella dei chiostri e dell&#8217;interno, \u00e9 fra le pi\u00f9 piacevoli. Si dice che si conservino in questo tempio le preziose reliquie di una parte dell&#8217;iscrizione della vera croce, un chiodo di questa stessa croce e un ramo di spine della corona del Galileo. Senza voler disprezzare queste sacre balordaggini, proseguiamo e dimostriamo chiaramente, bench\u00e9 questo ci faccia un po&#8217; allontanare dal nostro soggetto, che vi \u00e8 da scommettere cento contro uno che questa croce trovata da sant&#8217;Elena sia verosimilmente molto lungi dall&#8217;essere quella vera e conseguentemente tutti questi pezzi che si trovano a Roma, supponendo (cosa che pure \u00e8 assai dubbiosa) che appartenessero tutti a questa croce, appartengano a quella di Ges\u00f9 non pi\u00f9 che a quella di centomila altri bricconi, che perirono con lo stesso supplizio per tutto il tempo che dur\u00f2 il regno dei Giudei, i quali, come \u00e8 noto, facevano morire i criminali soltanto in questa maniera. Il potente interesse che sembra avessero all&#8217;inizio i cristiani nel tenere in cinto la madre di un imperatore, che per di pi\u00f9 era della loro setta, non \u00e8 forse gi\u00e0 un motivo di sospetto intorno a questa pretesa reliquia? La madre di Costantino trova la vera croce. Questa stessa croce compare a Costantino la vigilia de giorno in cui si accinge a combattere il tiranno Massenzio. Quali effetti produce gi\u00e0 la croce? E quanto la politica sembra in questa occasione metterla in gioco?Ma esaminiamo il modo in cui essa si trova. Elena, visitando i luoghi santi, trova tre croci in fondo ad un pozzo. perch\u00e9 sono proprio quelle di Ges\u00f9 e dei suoi due compagni? Le iscrizioni non si trovano pi\u00f9, poich\u00e9 se si fossero trovate, non ci sarebbe stato pi\u00f9 il problema di scoprire quella buona. Cos\u00ec eccomi dunque propenso a credere che queste tre croci potevano appartenere benissimo a qualche altro scellerato, e non a Cristo e ai suoi compagni. Mi sembra che in questo caso non si sono usate per accertarsi della veridicit\u00e0 dei fati, le stesse precauzioni che furono prese per distinguere quella vera fra le altre due, qualora si fosse partiti dal principio che non si aveva nessun dubbio che le tre vere fossero proprio quelle ritrovate. Eccole dunque scelte. Ma sono senza iscrizioni. Come trovare fra esse quella vera?Questa \u00e8 la prova definitiva che bisognerebbe fare, e quella di maggior fiducia! Si fa venire un malato. Le croci si impongono alternatamente sul malato e si decide che quella delle tre che lo guarir\u00e0 sar\u00e0 quella vera. Ecco l&#8217;uomo che forza Dio a fare un miracolo. E sull&#8217;autorit\u00e0 di questo miracolo assai incerto bisogna che io ne creda un altro ancora pi\u00f9 incerto! Ma poich\u00e9 era l&#8217;uomo che aveva creato il miracolo, perch\u00e9 non l&#8217;ha scelto in maniera tale da non provocare pi\u00f9 alcun dubbio? Perch\u00e9 la croce miracolosa non si \u00e8 trasfigurata agli occhi di tre o quattromila spettatori? Perch\u00e9 scegliere proprio una guarigione, che \u00e8 il pi\u00f9 sospetto di tutti i miracoli per la facilit\u00e0 che ci \u00e8 di subornare il preteso malato e fargli recitare il ruolo che si vuole? In una parola: perch\u00e9 appoggiare un miracolo su un altro miracolo?e voler sempre indurre la natura a smentire la ragione?<\/p>\n<p>Ma non dilunghiamoci ancora su queste banalit\u00e0, signora contessa, che arrecano troppo disdoro agli uomini! Lasciamo queste miserie e queste assurdit\u00e0 al popolo che se ne alimenta, e non arriviamo a commiserarle con le nostre lamentele. I fanciulli hanno bisogno di balocchi!\u00bb<\/p>\n<p>La prima cosa che balza all&#8217;occhio, da un siffatta pagina di prosa, \u00e8 la sua bruttezza: Sade scrive male, puramente e semplicemente male.<\/p>\n<p>Questo difetto, che generalmente nelle altre opere passa quasi inosservato a causa della estrema crudezza del contenuto, qui appare in luce con evidenza impietosa: la pedante, noiosa prolissit\u00e0 del costrutto sintattico; la povert\u00e0 e l&#8217;imprecisione del lessico; l&#8217;andamento faticoso, asmatico del discorso, tutto questo si mostra in piena luce e senza alcuna attenuazione.<\/p>\n<p>Quello che fa Sade non \u00e8 altro che sciorinare elementi descrittivi uno appresso all&#8217;altro, con esasperante monotonia, con ottusa e pedissequa sistematicit\u00e0, come un rigattiere potrebbe enumerare la merce del proprio magazzino: senza un volo di fantasia, senza un alito di freschezza, senza alcuna capacit\u00e0 di intrattenere e coinvolgere il lettore con qualche variazione, con un minimo di vivacit\u00e0 e fantasia: il suo stile possiede tutti i difetti di un Baedeker &quot;avant la lettre&quot;, ma senza nemmeno i suoi unici pregi: l&#8217;esattezza e la completezza scrupolose.<\/p>\n<p>Entrando nel merito dei giudizi estetici di Sade, poi, il meno che si possa dire \u00e8 che essi appaiono gratuiti e ingiustificati, perch\u00e9 non sorretti da una salda e coerente concezione dell&#8217;arte e, soprattutto, perch\u00e9 viziati da un pregiudizio assolutamente antistorico: la teoria illuminista della perfettibilit\u00e0 delle arti e, di conseguenza, la svalutazione sistematica e preconcetta dell&#8217;arte medievale e di ogni manifestazione artistica diversa dal classicismo e dal naturalismo greco-romani, ivi comprese l&#8217;arte tardo-antica, quella paleocristiana e quella bizantina.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiungono i frequenti, continui sarcasmi anticattolici, tanto sprezzanti quanto superficiali, e, quel che \u00e8 peggio, la palese mancanza di una salda base culturale, anzi, di una seria conoscenza della materia trattata: per cui il pressapochismo, la faciloneria e la vera e propria ignoranza dell&#8217;Autore emergono di continuo, togliendo ogni seriet\u00e0 ai suoi giudizi.<\/p>\n<p>Solo per fare qualche esempio, nelle poche frasi che abbiamo riportato emerge una grossa confusione fra la Cappella di San&#8217;Elena, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, e la Chiesa di Sant&#8217;Elena; una altrettanto clamorosa confusione fra il &quot;regno&quot; dei Giudei e la provincia romana della Giudea; l&#8217;assurda affermazione che la crocifissione era la pena di morte abitualmente, anzi, esclusivamente praticata dagli Ebrei, fra l&#8217;altro dimenticando che, nella provincia di Giudea, l&#8217;esecuzione delle condanne capitali spettava alle autorit\u00e0 romane; una confusione anche fra il SIMBOLO della croce, apparso a Costantino, insieme alla scritta \u00abIn hoc signo vinces\u00bb &#8211; secondo Eusebio di Cesarea &#8211; alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, e la vera croce di Cristo, trovata, secondo la tradizione, da Sant&#8217;Elena, madre dell&#8217;imperatore.<\/p>\n<p>Le tirate anticlericali e le beffe antireligiose del Nostro, poi, debordano da ogni parte, anche laddove egli ha appena dichiarato di non voler soffermarsi su considerazioni in merito alle credenze cristiane, come se la sua foga iconoclasta gli facesse dimenticare, nel corso della stessa frase, ci\u00f2 che aveva appena affermato; inoltre i suoi sarcasmi non hanno nemmeno il pregio dello stile brillante, come in Voltaire, ma sono goffi, involuti, quasi illeggibili.<\/p>\n<p>Il libro di Sade sull&#8217;Italia ne \u00e8 addirittura pieno: altre tirate non meno sprezzanti si trovano, ad esempio, laddove, descrivendo il Duomo partenopeo, viene a parlare del miracolo dell&#8217;ebollizione del sangue di San Gennaro: anche in quel caso con parecchia esagerazione e parlando addirittura di frequenti assassin\u00ee di miscredenti da parte dei fanatici cattolici; forse un ricordo, confuso e iperbolico, della vicenda di Pietro Giannone, che aveva dovuto fuggire da Napoli allorch\u00e9 venne attribuita alla sua incredulit\u00e0 la mancata ebollizione del sangue miracoloso.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 la cultura del &quot;divino Marchese&quot;: raffazzonata, confusa, superficiale; per\u00f2, al tempo stesso, arrogante, pretenziosa, velenosamente polemica. E tale \u00e8 anche il suo modo di fare &quot;filosofia&quot;: dilettantesco, velleitario, radicalmente negato alla profondit\u00e0 e alla consapevolezza della problematicit\u00e0 del reale.<\/p>\n<p>Per Sade non vi sono nodi da sciogliere, ma solo superstizioni da irridere, che non meritano nemmeno di essere abbattute: in fondo, il popolo le vuole, dunque che se le tenga; tanto meglio per il dominio di classe dei nobili &quot;illuminati&quot; e libertini come lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando il &quot;divino marchese&quot; intraprende il suo secondo viaggio in Italia, nel 1775, ha trentacinque anni e fugge dalle possibili conseguenze penali di un ennesimo scandalo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110],"class_list":["post-29501","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29501","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29501"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29501\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}